mercoledì 20 febbraio 2019

IL POTERE LEGISLATIVO TROPPO VILE PER AFFRANCARSI DAL GIUDIZIARIO

“Caso Diciotti. Una consultazione on line per stabilire se il potere legislativo deve consegnare il potere esecutivo al potere giudiziario” (Bruno Vespa). Ben detto, bisogna riconoscerlo:  scolpisce l’aberrazione del cosiddetto “voto” sulla cosiddetta Piattaforma Rousseau, senza alcun controllo terzo  sulla  sua regolarità, dove –  sulla parola   –  un tal  Casaleggio ci ha assicurato che sì, per questa volta,  59 contro 41,  il potere legislativo non consegnerà il  potere  esecutivo al potere giudiziario.
Ma che dire della cultura politica dei piddini? Nello stesso momento scherniscono  e 
insultano  i grillini perché non hanno consegnato Salvini  a un giudice palesemente di parte  –  essi   giudicano di parte, “giustizia a orologeria” , “coincidenza sospetta”  l’arresto dei genitori di Renzi.  Sospettano che sia per distrarre dal voto grillino sul caso Diciotti e la salvazione di Salvini. Usano gli stessi argomenti usati da Berlusconi  e dai suoi forzitalioti  quand’era sotto la mitraglia di decine di processi, e loro replicavano  che la magistratura va rispettata che ci si difende “nel” processo, non “dal” processo, che  le sentenze non si discutono….
Vero è che i genitori di Renzi sono “due cittadini settantenni  incensurati”   e che la detenzione preventiva è –  sempre –  una abnormità politica e morale, perché punisce per un reato  che deve essere ancora provato,   persone innocenti dunque fino a prova contraria. Strano però che questo argomento non è parso decisivo  ai piddini nei lunghi anni in cui le procure colpivano  i democristiani, Craxi e i craxiani fino a eliminare per loro ogni avversario politico; e ancor meno quando su Berlusconi, allora temibile oppositore, s’è rovesciata la grandinata di centinaia di processi.
Guarda un po’ oggi Renzi (e i suoi nel PD) dice:
“Se qualcuno pensa che si possa utilizzare la strategia giudiziaria per eliminare un avversario dalla competizione politica sappia che sta sbagliando persona”.  Ma come? Dubita della oggettività  di un magistrato? Mette in dubbio che agisca per  purissimo senso di giustizia ed  unicamente in ossequio alla obbligatorietà della legge penale?  Ma questo è mancare di rispetto alla sacra magistratura!
Il PD per Patronaggio. Invece sui genitori di Renzi, Ettore Rosato, deputato Pd e vicepresidente della Camera – comunque, un provvedimento di carcerazione preventiva per bancarotta a carico di due settantenni incensurati è una cosa che non ricordo di aver mai visto”. “
Però invece certo, per lui e compari bisognava che  i grillini lasciassero  processare il ministro dell’Interno del loro governo per un reato da bandito  del  Supramonte  – sequestro  di persona – perché lì non c’era alcuna faziosità.  Nel caso specifico,  il ministro dell’Interno   ha vietato che  scendessero dalla nave persone prive di passaporto  ed altro documento :  cosa che le guardie di frontiera fanno regolarmente in ogni porto ed  aeroporto.   Ma in quel caso Salvini  deve essere giudicato perché “è  un razzista”,  è “disumano” come ha detto in tv  il sindaco di Napoli, che è un ex  magistrato…
Ex, poi? Magari in aspettativa. In ogni altro paese civile  la magistratura è  un ordine rigidamente separato dalla politica: qui da noi, un procuratore  si presenta alle elezioni come e quando vuole,  resta in aspettativa dall’ordine  giudiziario per decenni, ritorna in magistratura quando gli pare dopo aver fatto il politico di parte, di fazione. E giudica avversari politici.
Renzi: “Se non fossero stati i miei genitori, non sarebbe successa questa cosa”. Come osa? Sta insinuando che un sacro magistrato sta colpendo i padri per colpire il figlio? Ma si rende conto dell’enormità?  E’ quasi da “aprire un fascicolo” per diffamazione dell’ordine .
“Giustizia a orologeria” (parlare come Berlusca)
Matteo Renzi, dopo questo fulmine,  è impossibilitato a strillare contro i grillini che “venendo meno ai loro principi” (!) hanno sottratto Salvini al processo  – lui non può, ma i suoi compagni di partito mica si fanno scrupolo:  insomma agitano le ideali manette,  mentre contemporaneamente deplorano “le manette ai genitori”.  Usando gli stessi argomenti che ritorcevano contro Berlusconi, e prima ancora contro Craxi e Andreotti o Forlani, o contenti quando “il pool di Milano” sbatteva in galera per estorcere confessioni  po chiamate di correo,   Di Pietro gridava “Io quello lo sfascio!”, e Borrelli si proponeva al capo dello Stato  (Scalfaro) come capo di un governo di magistrati, se lui lo chiamava.  Fu un golpe, ma  nessun  partito politico obiettò, tanto meno il Pci poi PDS e ora PD, perché quel modo di fare giustizia lo favoriva  – certo, nella misura in cui il  partito stesso si adattava a restare  il “collaboratore di  giustizia” per cui  aveva ottenuto  “il  trattamento premiale” di  non essere indagato sul serio.
La volta che, di rado, il metodo usato contro Craxi, Andreotti, Berlusconi, sfiora uno  di loro, eccoli ripetere gli argoment per i quali schernivano gli altri: giustizia a orologeria, complotto, abnormità di parte.
Sarà sempre così, cari italiani. Perché il mondo politico si è  messo nelle mani del partito dei magistrati fino a lasciare ai PM un potere ispettivo sulla società, la politica e l’amministrazione, come fosse normale che la magistratura giudichi tutti senza essere giudicabile da alcuno. I grillini, che sono gli ultimi arrivati,  barbari non educati alla civiltà, lo trovano normalissimo  infatti.
Ma l’auto-dichiarazione   dei giudici di essere “al disopra delle parti”  – nota  Mauro Mellini –   non è solo menzognera; è in sé “allarmante e pericolosa, perché significa negare  la legittimità  agli altri (partiti o persone) di porsi come parte, di parteggiare e di confrontarsi con altre parti –  significa cioè negare la dialettica della libertà”.
E’ per questa pretesa  che un giudice  può incriminare Salvini per  aver vietato lo sbarco a individui senza  documenti; egli ha preso una decisione “di parte”,  dunque  “inferiore” e soggetta al giudizio di un qualunque magistrato, che  si sente e  si situa  “sopra le parti”. Ciò è, puramente e semplicemente, negare la sovranità popolare che si è espressa democraticamente, di prendere decisioni “di parte”. Queste decisioni possono essere sagge o imprevidenti, buone o no;  ma per il giudice, sono “illegittime”  e punibili per legge.
Questa è l’aberrante sistema a cui i grillini hanno dato la loro adesione, perfino  senza saperlo. Metter Salvini nelle mani dei giudici, significa mettersi loro stressi sotto i loro stivali,riconoscerle l’indebito potere antidemocratico che si sono presi con Mani Pulite.
La soluzione? Era stata data dal popolo italiano coi referendum: separazione delle carriere (fra accusatori e giudicanti) e responsabilità civile dai magistrati, che pagassero un prezzo per i loro errori.
Queste chiare volontà popolari non sono stati attuate. I partiti – tutti, nessuno escluso –  non hanno dato seguito.  Per viltà e paura dei giudici. E qualcosa di peggio: per attuare provvedimenti che avrebbero scatenato su di loro la rappresaglia del corpo giudiziario, avrebbero dovuto agire in modo assolutamente bi-partisan. Con una chiara coscienza che si trattava di riconquistare la libertà politica da cui l’insieme dei partiti (Anche quello che ne aveva goduto) s’erano lasciati togliere. Non l’hanno fatto. Non lo faranno mai.  E appena i giudici vorranno  arrestare uno dei loro, strilleranno che è giustizia ad orolgeria, mentre quando arrestano un avversario, che deve sotto porsi al giudizio, che ci si  difende “nel” processo e non “dal processo”, che deve rinunciare all’”immunità”  – immunità che (qualcuno li avverta) non esiste più, perché il “parlamento degli inquisiti” ai tempi di Mani pulite votò per abolire l’autorizzazione a procedere – all’unanimità. Salvo uno, Vittorio Sgarbi. Il solo capace del beau geste.

Grillini, quando capirete?


Il papà di Di Battista. Il figlio: “Sono orgoglioso di mio padre, non è come il padre di Renzi, non è indagato”».
L’impresa del papà di Alessandro ha 53mila e 370 euro di debiti verso i dipendenti, 151.578 euro di debiti verso le banche; 135.373 euro di debiti verso i fornitori; 60.177 euro di debiti tributari, dunque verso lo Stato.
Il papà di Di Maio è indagato per questo. Matteo Renzi: ” Renzi a proposito: «Fico con la colf in nero in casa. Di Maio prestanome di un’azienda che scappa dal fisco. Di Battista che semina debiti come fossero post. Ma con quale faccia parlano di onestà?»,

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