sabato 17 febbraio 2018

Quei paradisi fiscali chiamati Germania, Lussemburgo, USA…


Dimenticate Vanuatu, Antigua e Bermuda: sì, sono i paradisi fiscali più chiusi, “riservati” per i loro clienti  e coi prelievi fiscali minimi (o zero). Però,  se alle loro legislazioni di opacità fiscale  concepite per attrarre capitali sporchi   unite anche  la loro importanza nella finanza mondiale – come ha fatto un centro studi chiamato Tax Justice Network (TJN) questi minuscoli paradisi tropicali scendono molto nella classifica. E al primo posto sale la Svizzera. Al secondo, gli Stati Uniti,  per cui passa  il 22,3% dei flussi internazionali di capitale.
(Si noti: l’Olanda, satellite della sfera economica tedesca è 14ma in questa classifica dei paradisi fiscali. L’Italia, al 43mo posto)
E al sesto posto troviamo il Lussemburgo (chi l’avrebbe mai detto?), che ci ha dato generosamente il capo morale e legale commissione eurocratica, seguito immediatamente dalla Germania: sì, Germania. Secondo la valutazione del TJN,  la Germania è più paradiso fiscale del Dubai. Decimo paradiso fiscale, l’isola di Guernsey, che è pur sempre Europa.
Strano che questi paesi non compaiano nella “Lista Nera” che l’Unione Europea, misura di ogni eticità, ha approntato e che aggiorna spesso (per lo più riducendo il numero dei dannati: nella lista UE sono rimasti solo 9 paesi; Panama ha ringraziato).  “Contrariamente ad altre, la nostra lista non è basata su decisioni politiche”, spiega TJN
E’ discutibile aver messo la Svizzera al primo posto, chiunque sa che se un italiano o un francese  apre un conto là, lo stato francese o italiano ne riceve comunicazione obbligatoria.  TJN riconosce che la Svizzera  è aperta coi paesi dell’OCSE; ma, dice, rifiuta di fornire i dati ai paesi del Terzo Mondo. Usa due pesi e due misure.  Però   si riconosce che la Confederazione si sta regolarizzando.
Anche come evasori, niente male.
Molto più interessante il secondo posto assegnato agli Stati Uniti: la fonte stessa della Moralità Occidentale,  l’unica superpotenza necessaria, che giudica  e punisce tutti coloro che trasgrediscono al suo diritto commerciale e fiscale, colpendo stati e individui e aziende con sanzioni e sequestri dei beni.  Qui,addirittura, il TJN afferma che Washington ha aggravato la sua natura di paradiso fiscale negli ultimi anni.   L’America si è rifiutata di unirsi allo scambio automatico dei dati bancari vigente dell’OCSE . Con l’alta motivazione che si è dotata della propria legge, FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), la quale  è più nobile e morale di  tutte le altre. Il punto, spiega il centro studi, è che il FATCA obbliga sotto minacce (eseguite) di sanzioni,  i paesi esteri a inviare a Washington tutti i dati sui cittadini americani che hanno attività e conti all’estero; però non fornisce le stesse informazioni su cittadini stranieri che hanno conti in USA.
Un tipico diritto talmudico, diremmo: fai agli  altri quel che non vuoi gli altri facciano a te.  Un vertice della civiltà giuridica.
Ci sono stati americani, Delaware, Wyoming,Nevada, che lasciano registrare  ditte presta-nome e “trust” completamente anonimi, per attrarre capitali esteri sporchi. Non solo: “hanno montato un marketing molto aggressivo all’estero, sottolineando che il FATCA non implica reciprocità”.  Decisamente, jus talmudicum.
Grazie  a questo “marketing” (il centro studi lo chiama “il Far West”), gli Stati Uniti hanno visto aumentare i flussi di capitali mondiali transitanti nel loro  Far West fiscale dal 19,6 per cento nel 2016, al 22,3 % oggi.
Passiamo alla Germania: perché solo al settimo posto fra i primi dieci paradisi fiscali del mondo? Non è solo che a Bruxelles  opera sottobanco per evitare l’instaurazione di un registro dei beneficiari dei veicoli finanziari, e che ancora non ha firmato gli accordi di scambio-dati coi paesi emergenti. E’ che se  la consideriamo un tutt’uno con il Lussemburgo con cui forma   effettivamente un compatto sistema “europeo”, dovrebbe salire molto più in alto nella lista: congiuntamente, il flusso di capitali mondiali che attraggono  supera il 17% mondiale, quasi al livello USA; molto distante dal  povero 4,5 % svizzero: molti capitali della UE ovviamente  che vengono  ospitati molto volentieri lì, sfuggendo ai regimi fiscali degli altri paesi della (cosiddetta)  Unione Europea,  meno generosi.  Ecco perché Bruxelles fa finta di non vedere il semi-furto delle risorse fiscali degli Stati UE senza voce in capitolo  verso gli stati fiscalmente generosi coi ricchi;e come mai gli europei si vedono imporre austerità senza fine dal padrino del “dumping fiscale” lussemburghese, questo Juncker messo lì dalla Merkel.
Germania Paradiso Fiscale”
Sebbene la Germania non pratichi il segreto bancario al modo della  Svizzera, molte scappatoie nelle leggi fiscali, la loro applicazione di manica larga per i non residenti, un informale ma fortissima riservatezza sulle informazioni fiscali, hanno reso la Germania  molto attraente per i capitali illeciti.
La sua stessa anormale crescita economica attrae sostanziose  quantità di capitali da riciclare: lo stesso ministero Finanze tedesco l’ha calcolati in  100 miliardi nel 2014. Nel 2010  la Germania “ospitava” depositi di non-residenti per 1,8 trilioni  di dollari; nel   solo mese di agosto 2013, l’autore del saggio “Tax Haven Germany”  Markus Meinzer  ha valutato l’ammontare delle attività  fruttifere esenti da imposta  dei non-residenti, tra i 2,5 e i 3 trilioni di euro.  Piove sul bagnato, potremmo dire.
Mi raccomando, Più Europa.
fonte https://www.rischiocalcolato.it/2018/02/quei-paradisi-fiscali-chiamati-germania-lussemburgo-usa.html

IL CONTRO-CONTATORE: I SOLDI DELL’ITALIA REGALATI A L’EUROPA.

Una perla dal Pedante: il contro – contatore: i soldi dell’Italia regalati a Leuropa.
In questi giorni i viaggiatori di alcune grandi stazioni ferroviarie italiane, già ridotte a Sodoma pubblicitarie e suk in franchising, sono accolti da un contatore su maxi-schermo che li aggiorna «in tempo reale» sull’incremento del debito pubblico italiano. L’idea è dell’Istituto Bruno Leoni, già autore di un widget sullo stesso tema.
Il senso di angoscia che questa inesorabile caduta nel gorgo dell’indebitamento genera in coloro che, tra l’obliterazione di un biglietto e un caffè, si scoprono vieppiù schiacciati dal «macigno» dei soldi dovuti, si spiega solo omettendo ciò che nei maxi-schermi non è spiegato. Cioè, che ad esempio:
  1. il’Italia si indebita perché è obbligata a farlo. Diversamente da quanto accade nei Paesi che hanno una banca centrale di Stato (quasi tutti), il Trattato di Maastricht (artt. 7 e 21.1) non prevede altri strumenti per immettere liquidità nell’economia pubblica;
  2. spende regolarmente meno di ciò che incassa (saldo primario positivo), sicché si indebita solo per pagare i debiti non potendoli onorare in altro modo (vedi punto precedente);
  3. ha il debito pubblico più sostenibile d’Europa;
  4. il debito pubblico italiano è un credito, cioè ricchezza, per due terzi in mano a imprese e cittadini italiani.
I numerini che dovrebbero ossessionare pendolari e capitreno non sono quindi altro che la conferma sintetica e un po’ pacchiana di un sistema di finanza pubblica disfunzionale. E del fatto che, nonostante quel sistema e nonostante gli appelli di chi identifica la «virtù» con la serenità degli speculatori, il nostro Paese si sforza ancora di mantenere livelli di spesa compatibili con la propria civiltà. A ciascuno scatto del contatore dell’Istituo Bruno Leoni corrisponde infatti un mancato «taglio» a cure mediche, scuole, forze dell’ordine, strade, ricerca e altri servizi pubblici già drammaticamente sottofinanziati.
Ogni aumento del contatore leonino, stanti le attuali norme di finanza pubblica, è quindi un’ottima notizia.
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Ma siccome ldemagogipopulismsono contagiosi, anche noi abbiamo voluto cimentarci nel giuoco del contatore. Qui proponiamo una prima versione relativa ai versamenti dello Stato italiano all’Unione Europea al netto dei contributi ricevuti. Contrariamente ai dati leonini, trattasi di soldi effettivamente sottratti al circuito economico nazionale per alimentare un apparato e un progetto politico che ad oggi ci ha restituito solo vincoli, sanzioni e schiaffi morali, oltreché un assetto monetario distruttivo per le nostre produzioni.
Il controcontatore lo potete visualizzare qui http://ilpedante.org/app/counter_ue/



fonte http://www.stopeuro.news/il-contro-contatore-i-soldi-dellitalia-regalati-a-leuropa/

venerdì 16 febbraio 2018

Oxfam: guardiamo i bilanci, vediamo i proventi

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-16.

2018-02-18__Oxfam__001

Questa pagina estratta dal bilancio della Oxfam Italia indica al meglio come le ngo si finanzino con fondi pubblici, che poi gestiscono a piacer loro.


«mette a rischio 32 milioni di sterline in finanziamenti pubblici.»

Ma queste sono le briciolette.

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Sul sito italiano di Oxfam si rinviene il bilancio di esercizio dal 1° aprile 2016 al 31 marzo 2017.

Riportiamo in fotocopia la pagina 25, da cui si evince come la sola Oxfam Italia abbia percepito fondi pubblici per 14,678,668 euro.

Ossia, in altri termini, il Contribuente paga le tasse, lo stato le percepisce e con queste finanzia, inter alias, anche questa ngo.

Si faccia attenzione!

Mentre il denaro pubblico è sottoposto ad un qualcosa che potrebbe vagamente assomigliare ad un qualche controllo della spesa, le spese delle ngo non sono controllabili da parte del pubblico che ha ‘donato‘. La ngo ne dispone a piacere.

Per esempio, donne e champagne, per non parlare del resto.

Con stipendi da capogiro, nemmeno che i dipendenti delle ngo fossero il Governatore della banca centrale europea.

Guardate nel bilancio gli accontonamenti per il Tfr. Ma il bilancio della Oxfam UK è quasi cento volte maggiore. Non parliamo poi della gestione a livello mondiale.

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If the Government doesn’t cut all funding to Oxfam, nothing will change

«Far too many people are looking for reasons not to give to charity or not to support the UK devoting 0.7 per cent of its national income to the world’s poorest people. We must show that we will not accept corruption in foreign aid. The resignation of deputy chief executive Penny Lawrence will not be enough.

If we want to be sure that the organisation will reform and rebuild itself, and not damage the reputation of aid and development work permanently, then the Government has to cut off its funding. The replacement of deputy chief executive Penny Lawrence with another boss will not guarantee changes in behaviour thousands of miles away.

Thus, there should be an immediate announcement that the £32m a year Oxfam currently receives will be wound down in an orderly fashion.»

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Oxfam told to show ‘moral leadership’ or lose government funds

«Mordaunt said the government would cut its funding for the charity unless executives could prove in a meeting with her on Monday that they had the moral leadership for it to continue. Oxfam received nearly £32m from the government in the last financial year.»

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Oxfam warned it could lose European funding over scandal

«European commission may withhold £29m grant as charity faces statutory inquiry in UK.

Oxfam could lose £29m in European funding because of its handling of sexual misconduct by senior staff in Haiti and Chad, officials in Brussels have said.

The European commission, which provided almost as much funding as the UK government last year, said: “We are ready to review and if needed cease funding any partner who is not living up to the required high ethical standards.”»

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Reality Check: How much UK charity money goes to Oxfam?

«In 2016, that translated to a total spend of £13.4bn, according to the Department for International Development.

Some of that money went to charities.

Oxfam received £31.7m from the UK government, which is about a quarter of a percent of what the government spends on foreign aid each year.

But it is a sizeable chunk of Oxfam’s funding.

The charity had a total income of £409m last year, of which £176m came from government and other public authorities.

Of the rest, £108m came from donations and legacies and £91m from sales in its shops.»

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«The top recipient of UK multilateral aid is the International Development Association, which is part of the World Bank. It received £1.1bn from the UK last year.»

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Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Procura di Catania. Ong in combutta con gli scafisti.

Trump attacca frontalmente Mr Soros come un toro infuriato.

Soros finanzia la campagna anti-Brexit. Inglesi irritati.

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Mr Soros, con la fattiva collaborazione dei governi liberal e socialisti, ha montato un ingegnoso sistema. Le sue ngo ricevono immani quantità di denaro da parte delle pubbliche amministrazioni compiacenti ed amiche, che da quel momento ne perdono il controllo. La sola branca inglese della International Development Association ha percepito dal Governo di Sua Maestà 1.1 miliardi di sterline.

Ma ad Haiti sono arrivati fondi per poche decine di milioni di dollari.

Sembrerebbe essere lecito domandarsi dove sia finito il resto di tutto quel denaro pubblico.


→ La Sampa. 2018-02-14. Successi, lotte e passi falsi del colosso nato nelle aule di Oxford

Le ultime rivelazioni provengono da una ex dipendente, Helen Evans, che ha parlato di casi di «sesso in cambio di aiuti umanitari»

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È bufera su Oxfam: mentre si allarga lo scandalo sugli abusi sessuali (è la «punta dell’iceberg», accusa l’ex ministro britannico per lo Sviluppo Internazionale), il presidente di Oxfam International finisce in manette per un caso di sospetta corruzione in Guatemala. Episodi non legati tra di loro, ma che danno il senso della crisi in una delle organizzazioni umanitarie più grandi e rispettate a mondo.  

Juan Alberto Fuentes Knight, presidente di Oxfam International dal 2015 ed ex ministro dell’Economia nel governo guatemalteco, è stato arrestato insieme all’ex presidente del Paese, Álvaro Colom, nell’ambito di un’inchiesta sull’appropriazione di fondi pubblici destinati a progetti di infrastrutture. Da Londra, Oxfam International ha fatto sapere che Fuentes Knight «ha assicurato di aver pienamente collaborato con le indagini e si dice certo di non aver trasgredito consapevolmente a regole o procedure». Ma la notizia ha messo ulteriormente in imbarazzo Oxfam, ed è immediatamente rimbalzata nel Regno, dove lo scandalo non accenna a fermarsi. Anzi. Rischia di toccare anche l’amministratore delegato (era o meno a conoscenza dei presunti abusi?) e mette a rischio 32 milioni di sterline in finanziamenti pubblici.  

Le ultime rivelazioni provengono da una ex dipendente, Helen Evans, che ha parlato di casi di «sesso in cambio di aiuti umanitari». Ha denunciato tra gli altri un presunto caso di stupro di un’operatrice umanitaria da parte di un collega nel Sudan del Sud, e un’aggressione ad una giovane volontaria da parte di un commesso in uno dei tanti negozi di beneficenza nel Regno Unito. La Evans è stata a capo del dipartimento che gestisce presunti casi di abusi e comportamenti impropri dei dipendenti dal 2012 al 2015. «Chi era ai vertici e conosceva il problema non ha agito», accusa in un’intervista a Channel 4. E punta il dito verso l’ad Mark Goldring, accusato di aver cancellato una riunione da lei richiesta per discutere casi di molestie. Per ora Goldring resiste, e promette di «ricostruire la fiducia perduta», ma la testa della sua vice, Penny Lawrence, è già caduta. 

Lo scandalo è esploso venerdì scorso con rivelazioni del Times su festini a luci rosse e sfruttamento della prostituzione ad Haiti dopo il terremoto del 2010. Oxfam ha mandato nel Paese devastato dal sisma centinaia di operatori umanitari e raccolto fondi a favore della popolazione, ma è accusata di non aver reagito in maniera sufficientemente robusta e di aver nascosto gli abusi alle autorità. Lo scandalo ha scosso il Paese: la Oxfam impiega migliaia di persone e l’anno scorso ha raccolto qualcosa come 200 milioni di sterline tra donazioni e vendite di vestiti e oggetti di seconda mano. Il governo indaga, e lo scandalo potrebbe allargarsi ad altre Ong. «Non è un caso isolato», ha detto l’ex ministro Priti Patel. «È la punta dell’iceberg. Nel settore degli aiuti umanitari c’è il rifiuto di affrontare il problema». 

LE NUOVE DIRETTIVE UNESCO PER CORROMPERE I BAMBINI

L’UNESCO (che è l’agenzia “culturale”” dell’ONU) ha appena pubblicato le direttive globali per i nuovi standard di educazione sessuale da impartire in tutte le scuole ed asili infantili dell’Occidente. Firmata dalla direttrice generale dell’UNESCO, l’ebrea francese Audrey Azoulay, che è stata ministra della “cultura” per Hollande, che l’ha piazzata all’ONU prima della caduta.
Fra le cose curiose del testo, c’è che la direttive della “nuova educazione sessuale” , l’UNESCO dice che s’inserisce nel programma politico dell’ONU per il 2030 sullo “Sviluppo Sostenibile” (sic).
L’Unesco prescrive le conoscenze e gli atteggiamenti da inculcare nei giovani secondo ogni classe di età. Si martella sull’esigenza di informare sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate (contraccezione ovunque, l’aborto “laddove è legale”: ecco lo sviluppo sostenibile) e sui “diritti alla salute riproduttiva”; ma non meno martellante è l’insistenza sulla ‘uguaglianza di genere’ e la promozione dell’ideologia di genere. Con particolare cura per l’insegnamento gender ai bambini tra i cinque e gli otto anni.
In 139 pagine scritte in perfetta neolingua della dittatura LGBT, l’UNESCO sottolinea con forza il “rispetto” per l’orientamento sessuale, il “rifiuto degli stereotipi”, il “diritto” degli scolari di godere dei piaceri della carne, naturalmente condito con gran pedagogia “della responsabilità” da non confondere in alcun modo con la moralità tradizionale. Difatti afferma come cosa fatta che la responsabilità dell’educazione sessuale dei figli va sottratta alla famiglia e ai genitori, e deve essere data allo Stato (che veglia su tutti noi ché non insegniamo ai bambini gli “stereotipi” che mancano di rispetto ai sodomiti). L’educazione alla castità non viene evocata se non per condannarla come malsana, e contraria allo sviluppo sostenibile. Ai bambini viene insegnato a mettere in discussione e persino a rigettare i valori e le convinzioni dei loro genitori sul sesso e sul matrimonio, i bambini devono al più presto “riconoscere” che i loro “valori” possono essere “diversi” dai loro genitori.
Audrey Azoulay, ebrea francese.
Il programma pedagogico che l’UNESCO vuole estendere ai bambini del pianeta intero attraverso le sue “linee-guida tecniche” prevede che fin dalla scuola primaria (dai 5 agli 8 anni) gli scolari imparino dall’insegnante l’omosessualità nel quadro di una sessualità sostenibile. Dai 9 ai 12, ai ragazzini e ragazzine viene insegnato come individuare i segnali della gravidanza. Dai 9 anni gli scolari imparano le modalità del piacere maschile e femminile. La masturbazione viene raccomandata purché, stranamente, “in privato”: forse per scongiurare che adulti particolarmente sensibili a queste direttive vengano colti in flagrante pedofilia, insegnando in classe come “toccarsi”? Forse si suggeriscono ripetizioni private in casa? Fuori dagli occhi indiscreti?
Secondo il nostro ministero e governo, come noto, la “teoria del gender” non esiste, e non viene insegnata nelle scuole, si tratta di una allucinazione di genitori complottisti, gli stessi che credono che 12 vaccini siano dannosi, e che esistono le scie chimiche. Infatti è vero: ecco l’UNESCO prescrivere che i bambini a 5 anni imparino a “definire il genere e il sesso biologico e descrivere la loro differenza”, e vengono invitati a “riflettere sul proprio sentimento di appartenenza a un genere”. Una nozione di cui ciascuno capisce la necessità per preparare i piccini alla dura realtà della vita che li attende nel mondo globalizzato come disoccupati sostituiti da robot e “immigrati”; infatti la “riflessione” sul proprio “sentimento gender” è il preludio necessario per il corso ulteriore: a 9 anni, si chiederà agli scolari di “saper spiegare come l’identità di genere di una persona può non corrispondere al sesso biologico” – e soprattutto a “dimostrare rispetto per l’identità di genere altrui”; dai 5 anni va inculcato il rispetto per le famiglie “diverse”; dai 12, i bambini devono essere già edotti sul fatto che i rapporti omosessuali sono “piacevoli” e non portano affatto infezioni; l’uso del condom sarà insegnato approfonditamente.
Le conoscenze dei bambini in materie omosex devono essere sistematicamente valutate e tracciate (forse come preludio all’espulsione dalle scuole, come per i non-vaccinati; forse per identificare i renitenti da sottoporre a “corsi di recupero”). Ma non solo i bambini: anche gli insegnanti dovranno essere sottoposti ad un rigoroso programma di indottrinamento, e se occorre di rieducazione, in modo che apprendano a trasmettere le opinioni e i valori richiesti dall’ONU . “Questa formazione può essere inclusa come parte del curriculum degli istituti di formazione degli insegnanti (pre-servizio) o come formazione degli insegnanti in servizio”, spiega il documento dell’UNESCO: è facile capire che questo è un progetto di “selezione” di insegnanti omogenei all’ideologia LGBT e “sbarramento”, quando non licenziamento, di insegnanti non convinti dei “valori ONU”: una intimidazione e discriminazione odiosa basata sulle idee e la morale dei docenti. Possono essere bloccati nella carriera e perdere lo stipendio se non si adeguano alla nuova morale “libertaria”, così come i medici di base possono essere espulsi dal sistema sanitario se si oppongono alle 12 vaccinazioni.

IL NUOVO “JUS SODOMITICUM”

Del resto il recentemente nominato alto responsabile delle Nazioni Unite, il thailandese Vitit Muntarbhorn, che è un avvocato “dei diritti” e attivista omosessuale, ha apertamente dichiarato che la libertà religiosa è “secondaria” in confronto alla libertà LGBT; le scuole cattoliche o protestanti “devono” indottrinare sui benefici dell’omosessualità, e fin dalle più tenera età: “Quanto prima, tanto meglio”.
https://www.thenewamerican.com/culture/faith-and-morals/item/25742-un-pushing-homosexuality-gender-confusion-on-children
E’ la dittatura mondiale dei pederasti, che si attua in un nuovo jus sodomiticumobbligatorio, e contrario al diritto naturale. Non a caso la Cassazione ha tolto la faiglia ad una coppia di Casale Monferrato e l’ha resa adottabile, perché la mamma a 57 è “troppo vecchia” e incapace (si noti la neolingua: “di comprendere quali siano i bisogni emotivo affettivi e pratici” della bimba, mentre Niki Vendola, che è diventato “mammo” sodomitico per acquisto di bambino altrui, a 58 anni, non è troppo vecchio e non viene perseguito dalla stessa Cassazione, anzi. Un tipico esempio di “diritto diseguale”, favorevole ai viziosi ricchi e potenti e ostile ai poveri normali. Cosa ci vuole per riconoscere il nuovo totalitarismo?
lui 58, ma ha più diritti
lei 57 anni, le hanno tolto la figlia.
fonte https://www.rischiocalcolato.it/2018/02/le-nuove-direttive-unesco-per-corrompere-i-bambini.html

Se ne può parlare

A me non è ancora capitato, forse perché sto girando meno nelle vie della città, di essere fermato da qualche acchiappa voti, e neanche per ricevere un volantino che riporti i punti di forza di un programma. Vorrei leggere qualcosa sulla sovranità  monetaria, sulla difesa del nostro sistema industriale e agricolo, sul piccolo commercio, insomma su temi che dovrebbero riguardare un bel po' di persone. Invece niente. Tuttavia mi sorge sempre il dubbio: che i vari Salvini o Meloni o Di Maio e ,facciamo prima, tutti quanti i candidati più in vista, non siano preparati sul tema euro, eurozona, costituzione italiana. Cioè le basi non le hanno: ma non gliene faccio una colpa, dato che potrebbero se mai organizzare dei convegni, delle presentazioni, nelle varie città , e poi mettere il tutto on line. Ma nel farlo, dovrebbero anche comunicarlo: diversamente succede che su youtube trovo "roba del 2011" , e che potrebbe essere superata e antiquata . Diverso è chi, secondo me per timore, non ha voluto inserire il tema euro, uscita dall'euro e dall'Eu: e non ha messo in agenda quei temi per paura di perdere consensi o di non acquisirli. E sono proprio i tipi che , a domanda sull'euro, ripetono quanto dice il titolo del post : "se ne può parlare". Sì, ma quando? Dopo sempre dopo. Così non va, perché chi fa queste affermazioni, mostra di essere debole, quasi che non abbia la forza per sostenere quelle idee e quei pensieri. A ciò si aggiunge il dubbio che costui o costei non siano per niente convinti che l'euro, e tutto il resto, vadano messi in discussione. Del resto il dubbio che mi viene è : ma se è davvero così importante, se è uno dei motivi per cui le cose vanno male, come mai non è ai primi posti o al primo nei programmi elettorali?

giovedì 15 febbraio 2018

Ecco cosa dico a questo Signor PM della procura di Pescara

erò la non certezza della pena è anche il motivo per cui ci ritroviamo fior di imprenditori che, denunciati per bancarotta (delitto terribile perché i danneggiati sono altri imprenditori, se non gli stessi dipendenti, i quali non vedranno mai i soldi che si sono guadagnati) o per omesso versamento IVA (quindi non contribuiscono alla gestione della cosa pubblica come dovrebbero, con evidente danno economico per tutta la società), continuano a fare la bella vita, come se non avessero alcun debito con lo Stato e i cittadini. Anche perché, diciamolo chiaramente, che il nero non paghi il biglietto del treno ci rompe assai, ma l’imprenditore che non paga le tasse…..eh, quello è un figo!
Ecco, allora, domani posterò su Facebook le foto di tutti gli indagati della mia Procura per bancarotta o omesso versamento Iva mentre stanno al ristorante, in vacanza o in giro sulle loro favolose auto (tutte foto facilmente reperibili su Facebook) scrivendo “in Italia quello che manca è la certezza della pena”.
Ovviamente non posso farlo e mai lo farei. Ma sono stufo di sentire commenti beceri. E sono ancora più stufo del fatto che i social network diano voce a chi non ha nulla da comunicare se non l’odio sociale.
Un Pubblico Ministero della procura di Pescara

Fonte: www.rollingstone.it/
Caro il mio PM , mi fa piacere che se la prenda con gli imprenditori denunciati per bancarotta eccetera eccetera. Dovrebbe però ,se come credo sa fare il suo mestiere, distinguere e non dire, come ho sentito sempre ripetere da conoscenti degli uffici finanziari, tipo agenzia delle entrate o ufficio iva per intenderci, che la legge si applica e non si interpreta...sennò. Sennò che cosa? Te lo dico io, allora: intanto occorre vedere se uno, come ho cercato di dimostrare io presentando un memoriale cartaceo scritto di pugno (in stampatello,se non ricordo male : così che fosse leggibile) al curatore, bisogna vedere se e perché uno è finito , prima con un'istanza di fallimento (e nelle udienze,nel mio caso, finché c'era stato giudice un tale, di cui non faccio il nome, costui mi aveva dato ragione, e infatti aveva respinto l'istanza): vedi i conti, e ascolta le ragioni, e mira a trovare un accordo. Invece da come ha scritto e come è riportato da rollingstone.it, parte lancia in resta, con il pregiudizio, tipico di certa magistratura, che i commercianti, mi scusi, gli imprenditori, sono tutti dei truffatori e imbroglioni della peggiore specie , gente che non paga i fornitori e ,se ha dipendenti a libro paga, come minimo li sfrutta e li paga in ritardo. Ecco la buona notizia: non è sempre così, e come diceva il buon Bud Spencer, "la verità impara a cercartela da solo, invece di dare retta a certa gentaglia". Ergo, chiedi, parla a quattrocchi con l'imprenditore e senza mettergli ansia e senza registrare la conversazione: potessi, dovresti stare con lui a lavoro e vedere come cazzo fa o come cazzo non fa a fare soldi, a quadrare i conti. Pensa solo, ti do del tu, che io sono stato condannato perché avrei sottratto dei beni pignorati di cui ero stato nominato custode: e hai voglia di invitare giudice e pm a chiedere al curatore di mostrare l'elenco dei beni che avevo in magazzino, e a spiegare che mancava un tv da 14 pollici che, essendo rotto avevo buttato via. Ricordo ancora, sono passati dieci anni, che gli dissi che , è vero, forse non dovevo buttarlo nel cassonetto. In poche parole mi hanno condannato e meno male che c'era l'indulto, e ne ho dovuto approfittare. Ma vuoi sapere perché sono stato processato? No? Te lo dico lo stesso: me la sarei potuta cavare con un'ammenda, una sanzione amministrativa , di meno di 1.000 euro se, gli avvocati che avevo non mi avessero mollato lungo strada, una volta dichiarato fallito. In poche parole non mi ero presentato alle udienze, l'avvocato nominato d'ufficio non so neppure chi fosse, e come si dice "la cosa è andata avanti". Ecco perché è vero che indulti e condoni possono liberare delinquenti, ma possono anche correggere il tiro. Quindi al posto tuo o suo, non generalizzerei con la storia dei bancarottieri, anche perché il sottoscritto non ha nascosto tesori:  ha solo chiesto, inutilmente, di poter riprendere a lavorare, e che cosa dovrei fare per cercare di recuperare (anche se forse servirebbe a poco) gli anni di mancati versamenti previdenziali (non ricevo versamenti dal 2004!). Ovvio che la gente, e forse tu o lei fra questi, mi dice di andare a cagare: con tutti i problemi che ci sono e le cose da fare, vuoi o vuole che io sia in cima ai pensieri di chi, tipo Silvio Berlusconi, parlava della seconda chance? Lo diceva quando voleva imitare Bush, quando, con somma gioia forse anche di certa magistratura, voleva importare in toto il modello carcerario Usa: quindi belle carceri private, giudici che condannano di brutto la gente per il famoso "faro dell'auto spento o fulminato", ecco ci siamo capiti. Quindi quelli come me, quando leggono o sentono, certe parole, un po' ne risentono, si incazzano pure, vorrebbero rivedere chi li ha condannati e giudicati "male", e dirgliene quattro: non certo mettergli le mani addosso o rompergli il setto nasale. Però un paio di mesi in un'azienda, vedere come vanno davvero le cose, scoprire che non si è evasori perché non si paga l'iva ma solo perché si deve scegliere se pagare stipendi e utenze o versare ,appunto, l'iva . Peccato che proprio l'iva in alcuni paesi è molto più bassa: magari abbassandola, come dicono alcuni economisti e gente del mestiere*, si aumenterebbero gli acquisti e si potrebbe migliorare proprio la situazione dei commercianti o imprenditori in difficoltà. O no?
* Chissà perché quando si parla di leggi, di giustizia o di ordine pubblico, si intervistano e si sentono i pareri di giudici, di sindacati di polizia: e invece, quando si parla di iva, accise, tasse, si sentono sopratutto i commercialisti o gli economisti e qualche volta i cerchiobottisti , ossia le associazioni di categoria.

Protesta degli immigrati: affisse le loro facce sui manifesti elettorali

LE AFFISSIONI IN SARDEGNA E A TRIESTE

Protesta degli immigrati: affisse le loro facce sui manifesti elettorali

L'insolita rimostranza è stata attuata da Guerrila Art con l'obiettivo di "rispondere alla violenza verso i migranti". Forse si sono dimenticati dei nigeriani che hanno ammazzato e squartato la piccola Pamela...

Ismaele Rognoni
Protesta degli immigrati: affisse le loro facce sui manifesti elettorali
Foto repubblica.it
Accanto ai manifesti con i volti dei candidati ufficiali, sono comparsi i volti degli stranieri: una decina di immigrati che vivono a Cagliari. Sotto quelle foto di uomini e donne, le loro storie di chi non ha la possibilità di votare soprattutto dopo il tramonto, grazie alla Lega, dello ius soli

Nottetempo a Cagliari, Nuoro, Olbia, San Teodoro e Trieste si è consumata la protesta di Guerrila Art "Vota per me". Un progetto firmato dal fotografo campano Gianluca Vassallo, da tempo trapiantato in Sardegna, a San Teodoro, con l'obiettivo, spiega il promotore, di "rispondere alla violenza verso i migranti che, già prima dei fatti di Macerata, ha caratterizzato la campagna elettorale". Circa 60 persone hanno aderito all'iniziativa e durante la notte hanno affisso i manifesti occupando gli spazi lasciati liberi. 

Evidentemente, ad esempio, si sono dimenticati della violenza attuata ai danni degli italiani come il brutale omicidio e squartamento del corpo della piccola Pamela ad opera di criminali nigeriani.
fonte http://www.ilpopulista.it/news/14-Febbraio-2018/23433/protesta-degli-immigrati-affisse-le-loro-facce-sui-manifesti-elettorali.html
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