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domenica 24 agosto 2025

Certe cose non si conciliano

 O meglio, forse sono io che non capisco un tubo. Penso a quando qualcuno, in verità tanti oggi, pensano che siano gli extraterrestri a governare il mondo. Ora è possibile che sia stato così, fin dalla notte dei tempi, in quanto noi siamo stati "non creati" ma "costruiti" da queste creature misteriose. Misteriose in quanto di esse non si sa poi granché ,o quanto si sa non è sufficiente per comprendere. Allora sono giunto alla conclusione che deve essere diverso il modo in cui questi signori concepiscono il verbo "governare": come se non gliene fregasse granché se, come riportato nel post precedente di Blondet, in Sardegna, e nel mondo, riempiamo le pianure e le terre coltivabili di centrali energetiche, o se qualche tipo un po' troppo prepotente, alla Bibi o Starmer per intenderci, tira troppo la fune per portare il maggior numero di nazioni in guerra e per mantenercele. Quindi una delle conclusioni è che non c'è un vero scopo , nell'aver delegato, come qualcuno dice, alcuni semideficienti a governare al posto proprio: sono messi lì, che si chiamino appunto Starmer o Macron o Trump. uno dirà che l'importante è che non facciano troppi danni. Ma rimane da capire , per quelli come me, come mai siamo in questo stato di cose: c'è stata una creazione, non dico per noi, che saremmo stati costruiti ma dico per questi extraterrestri. Da dove vengono, come sono venuti "al mondo", e che cosa fanno o hanno intenzione di fare. E per noi che cosa ci sarà dopo la vita, così come la intendiamo? Secondo alcuni , dopo la morte fisica, niente. Ma ricordo che altri pensano ci sia qualcosa, in quanto noi saremo esseri fatti di energia e non solo di carne e ossa. Il discorso si fa difficile, soprattutto per chi come me non è molto capace di capire, e che per tale motivo cerca non la semplificazione ma quanto meno qualcosa che torni al proprio posto. Penso anche ai secoli passati, alla storia come ci è arrivata sui libri di scuola , ai cosiddetti progressi scientifici e , logicamente al resto che viene , di norma, chiamato in causa una tantum: satana, satanisti, forze oscure, spiriti o fantasmi, visioni del futuro e viaggi nel tempo, e logicamente anche extraterrestri, ma visti non come creatori ma anche soltanto come visitatori. Ecco che le cose, per me, non quadrano.

lunedì 27 febbraio 2023

Sono successe un sacco di cose

 E' passato un bel po' di tempo dall'ultimo post, e se non ho scritto la ragione è che non avevo piacere di scrivere per essere letto: intendiamoci, il primo blog aveva avuto un discreto successo, non tanto da essere inserito nelle classifiche, ma un certo riscontro sì, l'aveva avuto. Per contro le idee che allora, 2006 ad esempio, promuovevo , ritengo siano ancora attuali: al punto che pare che qualcuno, senza neanche averle lette le propone adesso, anno 2023. Il vivere la propria realtà senza coinvolgere guru, influencer, vip, politici e persone che vogliono mettersi in vista, allorquando ad esempio si organizzano feste, incontri, raduni, eventi, presentazioni di libri dischi film o altro, ne è un esempio: queste cose le avevo scritte allora, le ho anche scritte in commenti, ma furono ignorate. Come ignorati sono stati gli inviti a rendersi utili, con consigli e dritte nonché fornendo consulenze o informazioni, e ovviamente gratis: finanziamenti, aiuti pubblici, difendersi dai recuperi crediti e dagli usurai (legalizzati e non), sono solo alcuni esempi. Oggi come oggi, c'è chi ti aiuta , certamente, ma dietro lauti compensi. Dicevo nel titolo , che sono successe un sacco di cose: quasi una decina di lutti, di cui tre stretti. La maggior parte, ne sono certo perché per i tre lo so , mentre per gli altri l'ho saputo con la dovuta discrezione, la causa è il sistema immunitario che , indebolito dal vaccino maledetto, ha risvegliato tumori. Non c'è altro da aggiungere se non fosse che il personale sanitario, qui a Cagliari, non si è comportato con professionalità: sentirsi dire "portatevelo a casa perché è l'ultimo Natale che passerà con voi"; "i posti letto servono per i più giovani", e "se suo figlio avesse necessità e non ci fosse posto"? Potrei aggiungere che, facendo presente che non avrei avuto il tempo di attivare l'adi , sarebbe stato opportuno che mio padre venisse trasferito nel frattempo in un reparto geriatrico (era over 90) o in una casa di riposo: tuttavia questi signori il 13 dicembre dicono, a mia figlia che era andata a trovare il nonno, ricoverato da alcuni giorni in ospedale, che questi alzandosi dal letto era caduto e si era fratturato l'omero. Il fatto era avvenuto di mattina presto, le visite sono permesse dalle 13 alle 14: nessuno si era premurato di comunicarcelo, dato che loro avevano tante cose da fare, ma non questa evidentemente. La rabbia per questi e altri episodi, mi impedisce di continuare a scrivere, e la magra consolazione di divulgare quanto ho vissuto, mi porta al ricordo di quando è venuta a mancare, anzi userò le parole giuste , e quindi di quando mia madre è morta: dimessa mercoledì 28 aprile 2021 e morta la notte successiva ( il medico certificò morte naturale e niente covid, nonostante non fosse vaccinata né avesse mai ricevuto vaccini antinfluenzali). E quanto sopra dopo una settimana di ricovero: entrata pimpante, sveglia, e restituitaci in stato catatonico. E' meglio che mi fermi qui.  

domenica 24 aprile 2022

Argomenti proposti e, chissà perché, ignorati

 Diversi sono stati gli argomenti che, pensando fossero di interesse comune, ho via via trattato: forse in modo superficiale, ma in ogni caso non hanno stuzzicato nessuno. Per esempio la morte o le malattie degenerative, sembra che interessino solo il sottoscritto: così come parlare di religione o di creazione. Sì, so bene che ci sono dei veri e propri guru, e che spopolano in rete attraverso i loro video, e in alcuni casi proponendo l'acquisto di libri o invitando a iscriversi ai loro corsi o seminari: ma posso dirlo? Così come a suo tempo mi ero lamentato che alcuni siti di informazione fossero a pagamento, così oggi non mi trovo d'accordo sul farsi pagare per ricevere informazioni sulle nostre origini o eventuali divinità. Il motivo per cui sono in disaccordo è lo stesso di allora: se ho delle informazioni e voglio diffonderle , non mi pare giusto esigere un pagamento. Semmai posso chiedere di essere generosi, laddove sia possibile, ed effettuare una donazione, appunto volontaria e diciamo spontanea. In ogni caso non cambia di una virgola il totale disinteresse per i temi di cui sopra. Per avere risposte, almeno per la morte basta aspettare. Sì, toccatevi pure se vi è d'ausilio. 

giovedì 7 gennaio 2021

Come sempre

 Succede che anche se non vuoi, a volte, cedi e come nel mio caso "riprendi a lasciare qualche commento": stavolta però, per fortuna o forse no, qualcuno ha stranamente replicato. La cosa mi ha stupito in maniera positiva, perché in effetti con qualcuno c'è stato uno scambio di opinioni , mentre un altro mi ha insultato e "invitato a insegnare a mio figlio a morire". La sua risposta a un mio commento a un articolo su dei genitori che hanno ricorso in tribunale perché il proprio figlio stava male quando indossava la mascherina, (ricorso poi vinto): ebbene io ho scritto che "gli altri continueranno a usare la mascherina", una frase del genere se non ricordo male, e che indicava come purtroppo la maggior parte di noi è costretta a usare questa cosa ,seppure come nel mio caso (deviazione del setto nasale e , di fatto inspirazione "normale" con una sola narice) ciò mi comporti mal di testa e fatica. Costui invece di dissentire in maniera pacata, mi insulta: posso accettare, perché è giusto , un'opinione diversa, ma non chi compie un attacco ad hominem. Se vuoi discutiamo su un tema, anzi sull'argomento, ma non posso accettare che tu ti comporti come Marco Travaglio quando attaccava Berlusconi. Definirlo il caimano o il nano di Arcore, non gli fa onore, anzi secondo me dimostra che o si è a corto di argomenti o non si conosce niente di ciò che fa o no fa ,in questo caso, Berlusconi. E come sempre , per tornare per esempio proprio all'Italia, ecco che si riparla di stoccaggio di scorie nucleari: e come per magia tutti i sindaci ,e non solo loro, si piazzano in trincea, e dicono "non nel mio giardino". Peccato che finora hanno ragliato solo sul Covid e non hanno speso una parola che sia una "per il ripristino delle libertà che i dpcm hanno limitato o di fatto eliminato"; peccato che se ne infischino della mancanza di veri posti di lavoro. Intanto che cosa gliene frega degli altri cittadini, di quelli senza lavoro o che lo stanno perdendo o che si suicidano, visto che per loro lo stipendio corre e continua, almeno per adesso , a correre? E i giornaloni e i giornalini (di periferia) danno una robusta mano ... ai sindaci e a chi per loro, per aggiungere al Covid qualche altra cosa. Volevo poi spendere una parola per dire che mi infastidiscono quelle pubblicità che si concludono così : in tutta sicurezza. Dico io: mi vogliono forse accogliere in un locale fatiscente o diroccato con il soffitto simile a quello di alcune scuole italiane ? e magari per vendermi un'auto o un mobile? Anche voi, pubblicitari, invitate i vostri clienti ad avere argomenti: lo so che ripaga di più lo spot con voce persuasiva , ma poi le scarpe devono essere comode al pari di un divano fatto per esempio in Italia. Essere spiritosi o menzionare cose che non sono pertinenti col prodotto, so bene che può ripagare nell'immediato, come Betty pacchetti perfetti: però nel medio o lungo periodo...ci saranno altri spot. Avete ragione voi, lo so che sono un coglione: ma non sarò vostro cliente, del resto sono povero in canna.  

martedì 19 marzo 2019

Scrivo questo post per sfogarmi (prima parte)

Non è un post contro o per qualcosa, ma riguarda la sfera personale: se sale o scende il pil o la disoccupazione, a me o a te che leggi cambia la vita? Se ti riguardasse direttamente, tu direttore commerciale vieni licenziato oppure assunto, lasciando libero un posto oppure prendendo quello di qualcun'altro. Invece se ,come nel mio caso, un parente stretto sta male o il tuo cane sta per morire, secondo me la cosa si fa seria. Ho provato, come milioni di persone, la sofferenza, e so che oltre a non essere uguale per tutti, non viene vissuta nello stesso modo. Non c'è

giovedì 7 marzo 2019

LA MORTE VIAGGIA SU AUTO ELETTRICA: LE VERITÀ SCOMODE DELLE AUTO ECOLOGICHE

05/03/19 
Carissimo Direttore, fra pochi giorni quasi tutte le testate giornalistiche daranno notizia del salone dell’auto di Ginevra e ci parleranno del rapporto automobile-ecologia per convincerci che non c’è altro futuro automobilistico che non sia a propulsione elettrica o ibrida. Se non vengono smentiti con argomenti veri e comprovati riusciranno nel loro intento reale, che è sempre e solo quello di fare propaganda a chi li paga, mascherando da informazione parole mirate e finalizzate ad uno scopo preciso, nella migliore tradizione del giornalismo prezzolato e a libro paga dei potenti.

lunedì 10 dicembre 2018

Curiosità ovvero cose che fanno pensare

Sono cose che non stravolgono la nostra esistenza, ma la influenzano, ne ho quasi la certezza. Prendiamo il caso di una persona cara che noi conosciamo bene e che muore. Con l'aria che tira da parte dei numerosi detrattori di Bibbia e Vangelo, oltre alle altre religioni dichiaratamente ostili al cristianesimo, sarà già tanto se ci sarà un funerale in chiesa. Ma andiamo oltre, e sono quasi certo che ,magari una notte, non dico di mezza estate, ma quando una persona di solito fa un'esame di coscienza e pensa e ripensa, si chiederà: dov'è finito Mario, Marcella,

lunedì 16 aprile 2018

Buio pesto (ma forse perché interessa solo me)

Buio pesto, che purtroppo non è un tipo (nuovo) di pesto, ma ahimè si tratta del fatto che non sono ancora riuscito a capire niente su ciò che dovrà avvenire una volta che morirò. E se dentro , in effetti, mi sento già morto, oltreché distrutto , da almeno dieci anni, e cioè da quando mi è stato chiaro che mai e poi mai sarei riuscito a riprendere il lavoro per cui avevo speso la mia vita, il fatto di avere qualche soddisfazione dalla vita altrui, e cioè vedere i figli che , bene o male, ce la stanno facendo, invece che farmi star bene la cosa mi fa stare peggio. E ciò è dovuto alla consapevolezza di non sapere: il sapere di non sapere, mi innervosisce. E' un po' come non poter godere della vittoria, del sudore della propria fatica: a tutto ciò si aggiunge che mi sembra che al prossimo non gliene importi niente, che alla fine sia un problema solo mio. Che poi intorno a ciò che ci possiamo aspettare una volta morti ci sia (stato) un gran caos non è che sia di aiuto. Mi sono interrogato sul fatto che, ad esempio, sui libri della Bibbia e dei Vangeli siano sorti dubbi sulle traduzioni e sulla loro interpretazione, se cioè siano da prendere alla lettera o se si deve interpretare e se sì in che modo e chi lo dovrebbe fare: come soluzione mi sono detto che non mi interessa essere portato "fuori strada" da questioni che non mi danno, in ogni caso, risposte né su dopo la morte né sul perché siamo al mondo. La mia scarsa cultura mi ha portato anche a chiedermi come mai si sia troppo sbrigativi nell'affrontare il tema: ci sono dei cattolici, preti suore o semplici fedeli, che liquidano il problema parlando di "fede", per cui devi credere solo per fede e non in modo razionale. E mi starebbe pure bene ma, egualmente, vorrei sapere di più : non me ne frega niente se i religiosi non pagano tasse, reputo di assoluta importanza cercare e ricevere risposte su cosa ci può essere dopo. Così come accetto che mi si risponda che "non lo sappiamo" e "se ti va bene è così", altrimenti arrangiati e cercati da solo le risposte: e alla fine è ciò che sto facendo, anche se non ho trovato niente, niente che mi soddisfi o tranquillizzi. E infatti chi mi ha scritto, mi ha fatto presente che "tu non cerchi risposte o verità, tu vuoi essere tranquillizzato , perché sei in là negli anni, perché forse hai visto di recente persone care morire": sì, è vero anche questo, ma ciò che mi ha dato da pensare è l'assenza di interventi da parte di religiosi, filosofi cristiani (ce ne sono?), storici (che dimostrino che Cristo è esistito veramente) . Non mi è d'aiuto sapere che i grandi uomini, quando si rendevano conto che stava sopraggiungendo la "propria ora", se la facessero sotto e chiedessero un prete e conforto o che volessero ricevere i sacramenti. So di gente disperata, e mi dispiace , ma il mal comune non aiuta me come non ha aiutato loro. Quanto alle scommesse di Pascal o alle affermazioni di altri filosofi, posso dire che alcune delle loro affermazioni vanno viste nel contesto dei loro tempi, e non sono né possono avere valenza attuale. Per contro mio padre, over 85 come già forse sapete, non pensa certo che deve morire, nel senso che lo sa e che è conscio di essere in "dirittura d'arrivo", ma sta pensando come tanti di noi che "deve pagare la bolletta dell'Enel" o sapere se sono usciti i numeri del "million day" che lui ha giocato. Ognuno è preso dai propri problemi e ha delle priorità: sapere che cosa succederà non è importante e anzi viene liquidato,il tutto, con un "non succederà niente, quando si muore, si muore e basta". Ecco a me la cosa così non mi va bene, e come mi ha scritto un amico, vuol dire che anch'io, come altri, voglio solo essere rassicurato.

lunedì 12 febbraio 2018

Miti e Leggende sull'Immortalità - 1 - La Maledizione

11 febbraio 2018

Miti e Leggende sull'Immortalità - 1 - La Maledizione

immortalità maledizioneAnticorpi.info

Con il termine 'immortalità' si intende la capacità o possibilità di sopravvivere in eterno. Se si escludono le figure retoriche, ad esempio l'immortalità artistica e quella storica, esistono due accezioni del sostantivo: immortalità spirituale ed immortalità fisica. Chiunque avverta nella realtà in cui viviamo un misterioso elemento impercettibile ai sensi ed impossibile da collocare nel regno della materialità, tende a sperimentare una visione trascendente della vita, e sulla scorta di questa consapevolezza coltiva l'idea che l'intera macchina della creazione non potrebbe funzionare in assenza di un 'motore' spirituale. L'idea dell'immortalità spirituale scaturisce proprio dalla convinzione che per via della sua essenza immateriale lo spirito sia immune dalle leggi che governano il cosmo e la materia, quindi dalla morte.

Un'ampia parte dell'umanità tuttavia non condivide questa visione. Molti interpretano la realtà esclusivamente in termini di biologia e casualità; sono cioè convinti che qualsiasi cosa esistente in natura sia il prodotto di una serie di meccanismi naturali che si sarebbero auto-assemblati per puro caso.

A prescindere dalle convinzioni individuali, è innegabile che l'essere umano sia il solo aggregato di materia dotato di pensiero astratto, di creatività artistica, di senso dell'umorismo e di un libero arbitrio capace di elevarlo al di sopra dei propri istinti primordiali. Alcuni raggruppano queste ed altre facoltà sotto il nome di Coscienza, o Spirito. Questa esclusività denota tuttavia un rovescio della medaglia; l'uomo è anche l'unico essere vivente consapevole della propria finitezza. Il pensiero della morte - nostra ed altrui - ci addolora ed atterrisce. Perfino Gesù Cristo fu pervaso dall'angoscia nell'imminenza del proprio destino, presso l'orto degli ulivi. Coscienza, animalità e materia: elementi apparentemente inconciliabili, i quali tuttavia coesistono radicalmente in qualunque essere umano.

L'Anomalia Umana.
Concetto - quest'ultimo - che sollecita la nostra prima riflessione. Che la sia esamini attraverso la lente del pensiero scientifico oppure quella del misticismo, la commistione appena descritta denota un'anomalia che mal si combina con il contesto in cui ha luogo. Se dopo miliardi di anni di presunta evoluzione zoologica nessuna delle centinaia di migliaia di specie animali esistenti sulla Terra ha sviluppato una Coscienza ad eccezione di quella umana, ebbene questa è un'anomalia scientifica. D'altro canto, se il Creatore divino scelse di collocare l'umanità in una condizione di perpetua, consapevole, dolorosa finitezza, apparentemente dovrebbe trattarsi di un'anomalia teologica, in quanto sembra contraddire l'idea che il Creatore in quanto essere supremo e perfetto sia espressione di compassione e bontà infinite.

L'anomalia darwiniana è motivabile sia in termini di casualità che di causalità. La casualità - come già illustrato - vorrebbe che sull'unico pianeta biocompatibile attualmente noto, lo spontaneo processo evolutivo di innumerevoli specie animali avrebbe prodotto un'unica specie dotata di pensiero astratto. Si tratta di un'eventualità teoricamente possibile e comunemente accettata come una cosa ovvia, tuttavia appare quanto meno ambigua dal punto di vista probabilistico. La spiegazione causale invece ipotizza che gli esseri umani, data la loro essenziale unicità rispetto a qualsiasi altro essere vivente sulla Terra, in realtà non sarebbero originari di questo pianeta. In parole povere noialtri umani saremmo una specie 'aliena' collocata in un habitat improprio, di conseguenza avremmo causato un grave squilibrio all'interno di un ecosistema altrimenti armonioso e preciso come un meccanismo ad orologeria.

L'anomalia teologica è stata oggetto di numerose speculazioni. I testi sacri di due delle più diffuse religioni della storia, Zoroastrismo e Giudaismo, si riferiscono ad essa in termini di Peccato Originale e conseguente Caduta del genere umano. Secondo la loro versione dei fatti, nella notte dei tempi gli esseri umani si sarebbero macchiati di una gravissima trasgressione delle leggi divine, punita dal Creatore con una sorta di 'declassamento' della loro condizione esistenziale: da un primordiale status di innocenza edenica e consapevolezza della propria immortalità spirituale, all'attuale status di paura, dolore e precarietà. Talune interpretazioni sostengono che la condizione edenica includesse l'immortalità fisica, versione che tuttavia - come vedremo nella seconda parte - non combacia con il mito dell'Albero della Vita rappresentato nel Libro della Genesi.

Il misticismo cristiano tende ad affermare che la condizione riservata dal Creatore agli esseri umani non sia valutabile né comprensibile, dal momento che oltre ad essere Eterno, Immutabile, Incomparabile e Perfetto, Egli sarebbe anche imperscrutabile, ed opererebbe attraverso modi inaccessibili al pensiero umano. Tale motivazione è reputata dai razionalisti come una sorta di ridicola scappatoia dogmatica, ma in realtà - nella sua intelligente umiltà - potrebbe essere la più ragionevole.

La dottrina gnostica motiva l'anomalia umana attribuendo al Dio del cosmo il ruolo di demiurgo, divinità inferiore rispetto al Sommo, Perfetto ed Altero Creatore. Una divinità imperfetta, dunque incapace di plasmare una realtà perfetta, ed anzi artefice di un mondo mal concepito e governato da leggi brutali ed inique.

Immortalità e Longevità.
Sappiamo come nel corso dei millenni si siano susseguite dottrine esoteriche, filosofiche e religiose che hanno proposto il concetto secondo cui la mortalità del corpo non coincida - almeno non necessariamente - con quella dello Spirito. Alcune di esse si riferiscono alla sopravvivenza dello spirito come ad un qualcosa da conquistare individualmente, mediante le opere compiute nel corso dell'esistenza terrena; altre lo fanno in senso deterministico: solo chi è stato predestinato dal Creatore sopravvivrà in Spirito. Altre ancora non contemplano alcuna distinzione, asserendo che ogni singolo essere vivente sia in realtà uno spirito più o meno evoluto in rapporto alla propria anzianità ed alla qualità delle opere compiute durante le proprie reincarnazioni terrene.

Sappiamo inoltre che il fine ultimo delle avanguardie scientifiche e tecnologiche nel corso dei secoli sia stato quello di dimostrare che la mortalità del corpo fisico non debba necessariamente essere considerata come un evento inevitabile o permanente, ed in ultima analisi non debba necessariamente coincidere con quella della mente, dei ricordi, della personalità. Anche qui, abbiamo le scienze mediche e farmaceutiche che ufficialmente mirano a prolungare oltre ogni aspettativa la durata della vita umana. Abbiamo un sacco di gente che si è affidata a sistemi basati sulla conservazione dei cadaveri nell'attesa che il progresso scientifico produca soluzioni in grado di curare e resuscitare (criogenesi). Ed ultimamente abbiamo le biotecnologie, l'informatica, la genetica che si propongono di modificare la struttura biologica umana e fonderla con la tecnologia, così da prolungarne la longevità, possibilmente all'infinito.

Comparando i due approcci le differenze saltano immediatamente all'occhio. Mentre l'immortalità descritta dalle dottrine spirituali ha per oggetto una presunta entità immateriale, dunque non subordinata al regime della materia e del tempo, quella a cui fanno riferimento le discipline scientifiche interessa la corporeità, sia essa intesa sotto forma di potenziamento di un organismo biologico, ovvero di un supporto biotecnologico in grado di 'recepire' i 'dati' archiviati nel cervello di una persona defunta, così da farla 'rivivere' sotto nuove spoglie.

Questo ragionamento ha il merito di indirizzarci verso il primo caposaldo della discussione. La vera immortalità - intesa come vita realmente eterna - non potrà mai essere conseguita nel regno della materialità, e ciò a prescindere dai progressi raggiungibili da discipline quali le scienze e la tecnica. La fisica ci insegna che qualsiasi cosa esistente in natura sia ineluttabilmente destinata a deteriorarsi e morire. Dal più minuscolo insetto al più imponente corpo celeste, l'entropia non fa sconti: puoi essere molto longevo, sopravvivere centinaia, migliaia o milioni di anni, ma non puoi evitare che un giorno il tempo giunga a riscuotere il conto, trasformandoti in qualcos'altro. Apparentemente quella della biodegradazione ha tutta l'aria di essere una legge di natura, inalterabile e realmente democratica. Si può supporre - e magari augurarsi - che i progressi compiuti dalle discipline di cui sopra riescano un giorno a prolungare la longevità degli esseri umani, ma non è possibile ignorare che si tratterebbe comunque di un'esistenza destinata a scomporsi e concludersi, prima o poi.
"Stando agli studi del biologo ed evoluzionista Steven Austad, anche eliminate le cause di invecchiamento e malattia, l’uomo avrebbe comunque a che fare con un numero di possibilità di morte che ne ridurrebbero la vita media a 'soli' 5.775 anni."
Fonte
Nel caso in cui - per amor di discussione - volessimo accantonare le considerazioni di cui sopra ed ipotizzare il raggiungimento di una innaturale, magica immortalità fisica, dovremmo considerare che colui il quale ne usufruisse, alla lunga si troverebbe a vivere un destino degno dei più allucinanti romanzi di H. P. Lovecraft. Prima o poi la Terra e gli astri si estinguerebbero, e costui si ritroverebbe a fluttuare nello spazio profondo in completa solitudine, nella più fredda e completa oscurità. Destino che rispecchia l'epilogo di una famosa leggenda irlandese di cui parleremo più avanti.

Di conseguenza, possiamo affermare che quando nel corso della storia umana i miti e le scienze hanno parlato di immortalità fisica, lo hanno fatto sempre impropriamente. Il pensiero scientifico e la semplice osservazione della realtà ci dicono che la struttura della materia sia incompatibile al concetto di eternità. Ciò che l'umanità sta inseguendo grazie agli studi scientifici e tecnologici è l'allungamento della longevità; non la vita eterna.

Al contrario, il concetto di immortalità descritto da coloro i quali credono nell'esistenza di uno spirito ci sembra più appropriato quantomeno concettualmente, in quanto presuppone un'immortalità sovrannaturale, ottenuta al di fuori delle leggi della materia e del tempo.

Molti articoli pubblicati su questo blog hanno cercato di sbirciare oltre il velo della materialità; il tema dello Spirito/Coscienza è così ampio e complesso da apparire inesauribile. In questa sede però punteremo i riflettori sulla nostra componente materiale, animale, e sulla sua più che comprensibile paura dell'oblio. Era inevitabile che l'infausto destino riservato alla persona speciale che vediamo quotidianamente riflessa nello specchio animasse le gesta - e le fantasie - di tanti uomini, i quali hanno votato le loro esistenze alla ricerca di un elemento che fosse in grado di imbrigliare le leggi di natura, spezzare il ciclo del deterioramento e ritardare la morte fino ai confini del tempo.

Benedizione o Maledizione?
Tuttavia, prima di inoltrarci nei miti sorti intorno alla ricerca della vita (quasi) eterna, vogliamo sottolineare come esista una nutrita scuola di pensiero che si oppone al perseguimento dell'immortalità fisica, avendo sviluppato un'idea pessimistica circa le conseguenze che una simile conquista potrebbe produrre. Il filosofo Jean Baudrillard non usò perifrasi quando affermò che: "... ciecamente sogniamo di superare la morte attraverso l'immortalità anche se da sempre l'immortalità ha rappresentato la peggiore delle condanne, il destino più terrificante." Il giornalista Herb Caen più ironicamente considerò che: "l'unica cosa sbagliata dell'immortalità è che tende ad andare avanti all'infinito."

Se inquadrato in ottica antropologica e sociologica è innegabile che l'eventuale conseguimento di un'immortalità 'di specie' potrebbe produrre conseguenze nefaste per l'equilibrio della comunità umana.
"Con la limitazione delle nuove nascite, la nostra civiltà cesserebbe di rinnovarsi e di produrre nuove idee. I vivi farebbero di tutto per impedire ulteriori nascite; le loro idee ed i vecchi oligopoli si cristallizzerebbero. Questo, vedete, sarebbe una vera maledizione per l'intera l'umanità."
Fonte
Anche spostando il punto di vista dalla società al singolo individuo, ed elaborando il concetto fino alle sue estreme conseguenze, ci ritroviamo di fronte ad una serie di potenziali prospettive non molto allettanti.
"Immagina di dover assistere all'invecchiamento ed alla morte di tutti coloro che ami, mentre tu resti perennemente giovane. Come potrebbe una persona sperare di coltivare un qualsiasi attaccamento emotivo e personale verso un altro essere umano? A che punto smetterebbe di preoccuparsi? L'apatia sarebbe una cosa positiva o negativa?"
Fonte
Quello dell'apatia, con conseguente trasformazione o soppressione delle qualità connaturate alla nostra essenza umana e mortale, è un tema molto gettonato nelle discussioni filosofiche circa le implicazioni prodotte da un'ipotetica vita (quasi) eterna.
"Senza una scadenza esistenziale, smetteresti di fare. La percezione del tempo tende ad accelerare con l'invecchiamento. Chiunque con 10.000 anni di età vivrebbe il tempo in maniera estremamente più veloce rispetto al proprio prossimo, e ciò lo renderebbe del tutto separato dal resto del mondo. Il tempo per costui non significherebbe alcunché. La sua mente si indebolirebbe progressivamente fino a trasformarsi in una sorta di roccia, una cosa inerte, che resta immobile milioni e milioni di anni."
Fonte
Si tratta del primo dato sorprendente emerso durante questo approfondimento: le persone che temono e/o disprezzano la possibilità di prolungare indefinitamente la durata dell'esistenza fisica sembrano essere altrettanto numerose di quelle che invece farebbero di tutto per ottenerla. I detrattori sostengono che un simile destino alla lunga si rivelerebbe doloroso ed orribile ben oltre i limiti dell'umana immaginazione. Dunque è proprio da questa prospettiva che vogliamo iniziare il nostro percorso; dall'immortalità intesa come una maledizione.

L'Ebreo Errante.
Il mito più conosciuto che attribuisce all'estrema longevità una connotazione negativa è quello dell'Ebreo Errante. La leggenda cristiana narra che un uomo ebreo, reo di avere oltraggiato Gesù durante l'evento della Passione, sarebbe stato maledetto dal Messia con le seguenti parole: "attenderai fino al mio ritorno." La maledizione avrebbe reso quell'uomo immortale, condannandolo a vagare senza scopo né riposo sulla terra fino alla Seconda Venuta del Cristo.
"Le caratteristiche dell'errante variano a seconda delle differenti versioni del racconto leggendario: a volte si dice che fosse un antico ciabattino o mercante di Gerusalemme; a volte una guardia dei sommi sacerdoti oppure il custode del palazzo di Ponzio Pilato, o ancora un romano-giudeo. Per molti comunque incarnerebbe colui che, in ultima istanza, non avendo accolto, o comunque soccorso il Cristo sofferente, fu costretto a vagare per sempre."
Fonte
E' interessante notare come il mito dell'Ebreo Errante tenda a confondersi con la realtà storica. Il cronista medievale inglese Roger of Wendover riferì nel suo Flores Historiarum che un arcivescovo della Grande Armenia in visita in Inghilterra nel 1228, avesse affermato che in quel paese vivesse un uomo chiamato Cartaphilus - successivamente ribattezzato con il nome di Joseph - che sosteneva di essere stato il custode del palazzo di Ponzio Pilato e di avere schiaffeggiato Gesù mentre si dirigeva verso il Calvario, sollecitandolo ad accelerare il passo. Secondo l'uomo, Gesù gli aveva risposto: "Vado, ma tu attenderai fino al mio ritorno." E da quel momento Cartaphilus aveva smesso di invecchiare ed ammalarsi. Successivamente si era convertito al Cristianesimo ed aveva intrapreso sotto il nome di Joseph una vita irreprensibile nella speranza - infine - di essere salvato. Un'integrazione italiana della storia narra che il nome dell'Errante successivamente fosse stato ancora modificato in Giovanni Buttadeo.

ebreo errante

Il mito proseguì a confondersi con il resoconto storiografico grazie ad uno dei più famosi astronomi e astrologi italiani del XIII secolo, nonché "il più autorevole trattatista di astrologia del Medioevo italiano." Si chiamava Guido Bonatti, e riferì di un passaggio dell'Ebreo errante presso la città di Forlì, nel 1267.

Una Cronaca rimata del XIII secolo realizzata da Philippe Mousqkes, arcivescovo di Tournai, fece eco al racconto di Roger of Wendover confermando la presenza dell'Errante in Armenia, nel XIII secolo.

Nel XVI secolo l'Ebreo Errante ricomparve, citato in una lettera attribuita a Chrysostomo Dedalaeo Vestphalo, nella quale viene narrato come Paul af Eitzen, vescovo di Schleswig, in Danimarca, affermò che nel 1547 avesse incontrato l'Errante in una chiesa di Amburgo ed avesse intrattenuto con lui una lunga conversazione. In quell'occasione il nome dell'Errante era Ahasvero (o Assuero, nome persiano citato anche nel Libro di Ester della Bibbia).

Circa un secolo più tardi la leggenda fu codificata in un pamphlet di quattro pagine intitolato Kurtze Beschreibung und Erzählung von einem Juden mit Namen Ahasverus (Descrizione di Kurtze di un Ebreo di Nome Assuero), secondo alcuni stampato a Leida nel 1602 da un certo Christoff Crutzer. Tuttavia non esistono prove dell'esistenza di una tipografia presso Leida in quell'anno. Successivamente il libretto fu accusato di strumentalizzare la leggenda per propagandare sentimenti di antisemitismo. Infatti il mito fu accostato metaforicamente alla condizione delle genti ebraiche, iniziata con la presunta condanna divina che li disperse nel mondo come punizione per la crocifissione del Cristo.

Una variante della storia fu applicata anche a Longino, il soldato che trafisse il costato di Gesù mentre era appeso alla croce, e la cui lancia nel mito diventò una potente reliquia cristiana. Ancora un'altra versione dichiara che l'Errante fosse il servo Malco, al quale San Pietro mozzò un orecchio nel giardino del Getsemani (Giovanni 18:10), e che in seguito fu condannato a vagare fino alla Seconda Venuta.

Attualmente il mito dell'Ebreo Errante è più vivo che mai, dal momento che numerose opere artistiche e di fiction continuano a citarlo regolarmente. Se il racconto fosse vero, questo personaggio starebbe ancora vagando in mezzo a noi, nell'attesa del ritorno del Messia.

Miti Classici.
Torniamo indietro nel tempo fino alla Grecia classica, per dare un'occhiata a quelli che probabilmente furono i primi miti che attribuirono al concetto di immortalità un'accezione negativa.

Le storie di personaggi mitologici quali AdeSisifo Prometeo testimoniano come in effetti molta mitologia greca sollevi la questione se l'immortalità sarebbe una cosa realmente positiva per gli esseri umani. Il destino, il caso, o anche il sadismo degli deisono in grado di tramutare in un istante la più desiderabile delle benedizioni nella più tragica delle maledizioni.

Il mito greco che meglio incarna questo concetto è quello di Eos e Titone. La leggenda narra che Titone - figlio di Laomedonte e fratello di Priamo - fosse un giovane talmente bello da fare innamorare l'Aurora - la bella ed eternamente giovane Eos - la quale lo rapì conducendolo in cielo, e lo scelse come sposo. La dea ottenne per lui da Giove il privilegio dell'immortalità, ma si scordò di richiedere anche l'eterna giovinezza; fu così che Eos, eternamente giovane, fu condannata a restare unita per sempre a Titone, eternamente vecchio.

Eos e Titone

Utnapishtim.

Il mito di Eos e Titone ricorda la storia di Utnapishtim, personaggio dell'Epopea di Gilgamesh, che ricevette dagli dei il dono dell'immortalità, ma non quello dell'eterna giovinezza. Torneremo sul Gilgamesh nella seconda parte dell'articolo.

La Sibilla Cumana.
Identiche similitudini riscontrabili anche nel mito della Sibilla di Cuma. Nell'antichità il titolo di Sibilla Cumana spettava alla somma sacerdotessa dell'oracolo di Apollo (divinità solare) ed Ecate (dea lunare pre-ellenica), oracolo situato in una località della Magna Grecia chiamata Cuma, nei pressi del Lago d'Averno, in una caverna conosciuta come Antro della Sibilla. L'importanza della Sibilla nel mondo romano era pari a quella del celebre oracolo di Delfi in Grecia.

Secondo il mito, la Sibilla di Cuma grazie ai suoi poteri attirò su di se l'attenzione di Apollo, il quale in cambio di una notte con lui le offrì la possibilità di esprimere un desiderio. La donna domandò in dono tanti anni di vita quanti granelli di sabbia fosse stata capace di stringere nelle proprie mani. La richiesta indispettì il dio del sole, il quale decise di esaudire in modo beffardo il desiderio, donandole la vita eterna ma non l'eterna giovinezza. Con il trascorrere del tempo la Sibilla invecchiò, perse sostanza fisica e si ridusse lentamente ad un piccolo e fragile corpo immortale, così minuscolo da poter vivere in un vaso. Il suo contenitore fu appeso ad un albero; la Sibilla non aveva bisogno di cibo o acqua, in quanto impossibilitata a morire di fame o di sete. Per cui fu lasciata in quel vaso a fare da bersaglio allo scherno dei bambini: "Sibilla, Sibilla, perché non ci dici che cosa desideri?" Al che lei replicava debolmente sempre con le stesse parole: "Vorrei tanto morire."

La Punizione di Ashwathama.
Il Mahabharata (traduzione dal sanscrito: Grande Epopea della Dinastia Bharata) è uno dei due grandi poemi epici sanscriti dell'antica India (l'altro è il Ramayana). Si tratta di un'importante fonte di informazioni circa lo sviluppo dell'Induismo tra il 400 aC e il 200 dC. Dagli induisti è considerato sia un testo sulla legge morale che una fedele documentazione storiografica. L'epopea narra della lotta per la conquista del potere tra la famiglia Kaurava e la famiglia Pandavas. Il poema è composto da quasi 100.000 distici, pari a circa sette volte la lunghezza dell'Iliade e dell'Odissea messe insieme. Sebbene sembri improbabile che sia stato scritto da una singola persona, la sua paternità è attribuita al saggio Vyasa, che nel testo stesso appare come personaggio secondario nelle vesti del nonno comune alle due famiglie in guerra.

Il Mahabharata è talmente lungo, ed ha una trama talmente intricata, da scoraggiare la maggior parte dei lettori occasionali. Tutto ciò perché si tratta di un'epopea stracolma di personaggi, ognuno dei quali è correlato all'altro in moltissimi modi diversi. Tra i personaggi secondari della saga vi è il potente guerriero Ashwatthama.

Ashwatthama era nato con una gemma incastonata nella fronte, una pietra magica da cui scaturivano tutte le sue straordinarie abilità militaresche. Era stato allevato ed istruito affinché diventasse un valoroso guerriero ed arciere. Durante la guerra del Mahabharata, Ashwatthama combatté nel campo del Kaurava al fianco del proprio padre. Successivamente, una serie di tragici equivoci in larga parte scaturiti dal suo cieco odio nei confronti della stirpe dei Pandavas, lo indusse ad usare la terribile arma chiamata Brahmastra per uccidere il figlio non ancora nato dell'ultimo discendente dei Pandavas. In tal modo pose fine all'antichissimo lignaggio dei Pandavas.

Ashwathama.

Infuriato a causa della perdita provocata da Ashwatthama, il Signore Krishna maledisse il guerriero, gli strappò la gemma dalla fronte e lo condannò a vagare sulla Terra all'infinito, gravato dal peso dei propri peccati (secondo talune versioni, perennemente ammalato di lebbra), senza mai poter ricevere alcun amore né compassione. La leggenda narra che da quel funesto giorno Ashwatthama vaghi sulla Terra in cerca di salvezza.

Come nel caso dell'Ebreo Errante, anche qui il mito tende a confondersi con la realtà. E' infatti noto come nei secoli successivi numerose persone abbiano affermato di aver incontrato Ashwatthama in carne ed ossa. Un medico residente nel Madhya Pradesh - stato federato dell'India centrale - testimoniò di avere avuto un paziente con una ferita incurabile sulla fronte. Nessun medicamento faceva effetto su quella ferita. Quando il medico iniziò a manifestare uno spiccato interesse accademico verso quella strana ferita incurabile, il paziente fuggì e sparì senza lasciare traccia.

Una tradizione locale afferma che vicino alla corporazione municipale di Burhanpur vi sia un villaggio contenente un maniero chiamato Asirgarh. Secondo la gente del posto, ogni mattina Ashwatthama in persona si recherebbe presso il maniero per depositare dei fiori alla base di una statua di Shiva. Altri resoconti - infine - affermano che Ashwatthama viva ancora oggi tra le tribù stanziate ai piedi dell'Himalaya.

Nuovamente un mito sull'immortalità che sottolinea a chiare lettere come l'ambiguo 'dono' dell'immortalità fisica possa diventare una tragica maledizione se coniugato alla volubilità del fato e degli dei ed all'ignoranza degli esseri umani.

Questa pericolosa incompatibilità è stata resa in modo magistrale da un un racconto piuttosto recente, non mitologico ma profondamente archetipico; entrato di forza nell'immaginario collettivo sotto forma di perfetta rappresentazione degli impulsi stanti alla base della brama di vita eterna, e delle conseguenze - spesso sottovalutate - che una simile conquista potrebbe comportare.

Il Ritratto di Dorian Gray.
Stiamo parlando de Il Ritratto di Dorian Gray, primo ed unico romanzo di Oscar Wilde, pubblicato per la prima volta nel numero di luglio del 1890 sulla rivista mensile inglese Lippincott.

Il romanzo - ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo - narra di Dorian Gray, giovane di bell'aspetto che si lascia plagiare dalle idee edonistiche del mecenate Lord Henry Wotton, e diventa talmente schiavo del proprio narcisismo da sprofondare in una spirale di meschinità ed innaturalità.

Wotton e Dorian si conoscono mentre quest'ultimo sta posando come modello per un ritratto del pittore Basil Hallward. L'immagine 'immortalata' del dipinto è talmente splendida da suscitare l'invidia di Dorian, incapace di accettare che quella figura sia destinata a restare eternamente giovane e bella, mentre egli - controparte originale vivente - dovrà invecchiare e sfiorire.
"Io dovrei restare eternamente giovane, mentre è quell'immagine che dovrebbe invecchiare! Darei la mia anima affinché ciò accadesse."
In altre parole, corrotto dalla propria ossessione per la bellezza e la giovinezza, Dorian giunge a stipulare un patto col diavolo per poter rimanere eternamente giovane e bello; sarà il suo ritratto a mostrare i segni della decadenza fisica e corruzione morale.

dorian gray

Dopo aver ceduto la propria anima al diavolo Dorian acquisisce il dono dell'immortalità. Non invecchia e sembra essere immune da tutte le malattie ed infezioni. Tuttavia la sua progressiva corruzione morale, combinata all'influenza nefasta del luciferino Lord Henry, rende il giovane una persona sempre più spregevole.

Il concetto di immortalità ne Il Ritratto di Dorian Gray ha una connotazione estremamente negativa; si tratta di qualcosa che sulle prime appare inebriante e potente, la quale tuttavia con il trascorrere del tempo rivela alcune inevitabili controindicazioni. Che cosa resta, dopo aver vissuto fino in fondo qualsiasi possibile emozione? Solo apatia, noia, ed un profondo senso di colpa a causa delle scelte compiute.

L'atto finale del romanzo rappresenta il sincero desiderio di rinascita; di ricominciare per non commettere gli stessi errori. Ma questo proposito è inattuabile; non esiste alcuna possibilità di redenzione. Dorian è ormai un corpo perfetto ma completamente svuotato dall'assenza di quella Coscienza che volle usare come merce di scambio, ed il finale della storia non lascia spazio ad alcun ottimismo.

Jack o'Lantern.
Concludiamo questa rassegna di miti 'maledetti' con un'antica leggenda druidica diventata fiaba irlandese e successivamente icona della (tristemente) popolare festa di Halloween. Stiamo parlando della storia di Stingy Jack, fabbro irlandese di un'epoca imprecisata, entrato nella leggenda con il nome di Jack o' Lantern.

Stingy Jack era un uomo ormai condannato alla dannazione a causa dei propri vizi e del proprio animo avido e cinico. Un sera il diavolo si presentò nella locanda in cui Jack era solito ubriacarsi, per reclamarne l'anima. Come ultimo desiderio Jack chiese astutamente al diavolo di trasformarsi in una moneta con cui avesse potuto pagarsi un'ultima bevuta. Quando il diavolo acconsentì, Jack lestamente infilò la moneta nel proprio borsello, sigillandolo con una croce d'argento, cosicché il diavolo non potesse più uscirne. In cambio della libertà il diavolo gli promise di ritardare di una decade la 'riscossione' della sua anima; soddisfatto, Jack lo lasciò andare.

Jack O'Lantern.

Dieci anni più tardi il diavolo si ripresentò a reclamare il dovuto, e stavolta Jack lo raggirò chiedendogli di raccogliere una mela da un albero, prima di carpirgli l'anima. Il diavolo si prestò nuovamente al gioco ed acconsentì. Al che Jack incise astutamente una croce sul tronco dell'albero, in modo tale che il diavolo restasse intrappolato sulla sua cima, ed impossibilitato a ridiscenderne. Ancora una volta Jack ottenne un beneficio come prezzo per cancellare l'incisione e lasciare andare il diavolo. Il prezzo da pagare fu l'impegno a rinunciare definitivamente alla sua anima, risparmiandogli la dannazione eterna. Il diavolo accettò.

Anche qui la morale della storia ci mette di fronte ai limiti del pensiero umano. Il furbo (ma non troppo) Jack infatti non aveva pensato proprio a tutto. Quando giunse il suo momento andò a bussare alle porte del Paradiso, ma dati i suoi trascorsi non gli fu permesso di entrare. Disorientato da questa condizione di 'morto vivente' Jack decise allora di presentarsi all'Inferno, ed a quel punto il diavolo gli rammentò il patto e gli negò l'ingresso, condannandolo ad errare per sempre sotto forma di anima tormentata, in un perenne limbo fatto di solitudine, freddo ed oscurità. Di fronte alle sue rimostranze il diavolo - mosso a compassione - gli fece dono di un tizzone ardente, che Jack posizionò all'interno di una rapa (nelle versioni successive diventò una zucca). Da quel giorno Jack 'o' Lantern iniziò un infinito girovagare alla disperata ricerca di qualcuno o qualcosa che fosse in grado di donargli l'eterno riposo.

Jack 'o Lantern

Ciascuna di queste storie ha il merito di rimarcare un aspetto sottovalutato da chiunque sogni di conquistare l'immortalità fisica. Per quanto evoluti, intelligenti e furbi (ma non troppo, proprio come Jack) riteniamo di essere, noi umani siamo irreparabilmente ignoranti di fronte al Grande Mistero della vita. In altre parole nessuno può garantirci che ciò che tendiamo a considerare come la più munifica delle benedizioni, possa rivelarsi in realtà l'esatto opposto, cioè la più pericolosa ed irreparabile delle maledizioni.

Non c'è Problema.
Aspetto - questo - che è stato sottovalutato da un ampio insieme di persone, le quali hanno votato la loro esistenze alla ricerca della chiave per vivere in eterno, o per andarci vicino. Nella seconda parte dell'articolo ci occuperemo di queste persone, dei miti sorti intorno alle loro opere, e delle nozioni che hanno lasciato in eredità ai posteri.

Vai alla Seconda Parte (inattivo)

Elenco delle Fonti.
https://www.britannica.com/topic/Mahabharata
https://www.boldsky.com/yoga-spirituality/faith-mysticism/2014/legend-of-immortal-ashwatthama-alive-039278.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Jack-o%27-lantern
https://it.wikipedia.org/wiki/Pietra_filosofale
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ritratto_di_Dorian_Gray
https://listverse.com/2013/09/18/10-mythological-ways-to-become-immortal/
http://mysteriousuniverse.org/2014/11/the-quest-for-the-fountain-of-youth/
https://it.wikipedia.org/wiki/Immortalit%C3%A0
https://medium.com/vlad-mihalachi/concept-of-immortality-in-the-picture-of-dorian-gray-ec563e06af0

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fonte http://www.anticorpi.info/2018/02/miti-e-leggende-sullimmortalita-1-la.html#

venerdì 17 novembre 2017

Solo e senza nessuna speranza

Quando si può dire di essere soddisfatti della propria vita? Un tempo, leggendo un necrologio che riportava un'età over 80 o addirittura 90, uno stuolo di figli e di nipoti e di pronipoti, con la moglie o il marito ancora in vita, e circondato/a dagli affetti familiari , serenamente si spegneva: ecco, uno pensa, quell'anima sarà di certo soddisfatta del proprio operato. Sì, certo, del proprio operato e di aver magari lasciato una casa a ciascun figlio, di aver provveduto in maniera consapevole al master di uno o due nipoti, e di aver creato dei posti di lavoro attraverso l'attività che , in gioventù, subito dopo la seconda guerra mondiale aveva messo in piedi. Ma per il resto? Se , come il sottoscritto, si è mai posto alcune domande, queste hanno trovato risposta? E se sì, chi gliele ha fornite? Dove ha cercato e trovato? Perché i miei interrogativi erano e sono ancora senza una risposta? Ho cercato nei posti sbagliati? Oppure ho formulato male le mie domande? O forse sono gli interlocutori che devo cercare , nuovamente e magari a mente sgombra? Perché soffro non ne ho idea, ma non è per niente piacevole, anche perché non sono come Kierkegaard che scriveva queste parole: "tra soffrire e non soffrire, preferisco soffrire come un uomo che ha speranza". Ho sintetizzato un pensiero, un'aforisma del bravo Soren , ma che purtroppo io non riesco ad attualizzare, a fare mio: vorrei, ma sono troppe le incomprensioni che albergano nel mio cervello. Non ho forse più l'età per annullare questo dolore con una bella scopata o bevuta , né ho mai amato né usato droghe o sonniferi o cose simili: è anche vero che gli ormai quasi 15 anni fuori, quasi del tutto, dal mondo del lavoro, mi hanno impedito di trovare nelle vendite un modo di distrarre il cervello dai pensieri che, qualcuno giudica dannosi e pericolosi. Sì, perché una soluzione, già vista centinaia di volte nella storia e nelle cronache, è il suicidio: quando ti accorgi che qui non ci stai più a fare niente, e pensi di aver fatto tutto e di tutto, piuttosto che restare come il sottoscritto a chiederti se Dio esiste, che cosa c'è dopo la morte, perché si nasce qui e non altrove, se ci sono gli extraterrestri, perché dovrei accettare o credere in una religione che mi dice che mi devo reincarnare quando io, dopo morto, semmai vorrei riabbracciare le persone care e anche gli animali cui ho voluto bene...e potrei continuare con un sacco di altri interrogativi, alcuni anche ,si potrebbe dire, attuali, come ad esempio se e perché dovrei darmi da fare per la società, per migliorarla, e non solo pensare ai casi miei. Sembrerà poco e forse è così, ma questi e altri pensieri, mi stanno uccidendo: sopratutto il non riuscire a ragionarci, dato che sembra sia il solo cui interessino simili temi. 

venerdì 20 ottobre 2017

Un po' d'ordine e chiarezza non guasterebbe

Tranquilli, non mi riferisco alle città e alle strade, ma a un tema che ho ripreso nei giorni scorsi, cioè la morte. Per quanto so c'è chi parla, ad esempio, di massoni che adorano Lucifero:mi chiedo allora, se c'è qualche entità oltre noi uomini, e se questa è superiore. Poi ovviamente posso pensare: se c'è questa potrebbero essercene altre, non dico superiori a Lucifero, ma in ogni caso altre. Se questo discorso lo facessimo in stile "religioni comparate", comprese quelle sconosciute ai più, chissà dove andremo a finire: il punto è che bisognerebbe proprio farlo. E in aggiunta pensare ad almeno altri due aspetti: le presenze stile fantasmi, e ciò che viene fuori a livello invece scientifico, con la questioni delle dimensioni parallele o comunque esistenti oltre la nostra. Insomma un bel casino non c'è che dire: ed è per questo che, se ci pensiamo bene, c'è chi taglia corto in un senso, quello religioso, e pensa a inferno e paradiso e similari, chi parla solo di reincarnazione, e chi al contrario pensa che non ci sia niente e che tutto finisce. C'è anche , ed è bene precisarlo, chi alla luce di recenti scoperte scientifiche ritiene che si viene convogliati o si farà parte di un tutt'uno con l'universo. Diciamo che ,reincarnazione e scomparsa del tutto a parte, mi potrebbe star bene tutto: ciò che la mia mente non riesce ad accettare, non tanto a comprendere ma proprio a digerire al punto di stare male e non dormire e non riuscire neanche a fare le cose più elementari (con la giusta dedizione), è che dovrei non avere più gli affetti che ho avuto ,finora, in vita. I miei cari, i miei animali, le cose che ho conosciuto e che mi sono piaciute, come la musica: non gradirei nemmeno chi mi dicesse " questo che vedi e che conoscerai è meglio di ciò che hai visto e conosciuto in vita", perché lo troverei come un'imposizione, una costrizione. Ora un cervello, come ce ne sono tantissimi, migliore del mio potrebbe chiarire o provare a fare chiarezza: ma a quanto pare non ce ne sono in giro. Ho visto un video dove si dice che "arriveresti, diciamo, dall'altra parte, nella migliore condizione spirituale": tuttavia se sei stato uno stronzo,  arriveresti quindi declassato, in condizioni diciamo di purgatorio. Mi chiedo se chi decide i destini nostri, ha o non ha il senso della misericordia e del perdono o quanto meno della comprensione. Non ho voluto vedere il resto di quel video, perché ho trovato inaccettabile una simile considerazione sulla vita e le azioni delle persone: capisco far vedere a una persona, che è in condizioni di capire, (non certo come mia madre che soffre di demenza:e che oltretutto è pure cieca) ciò che ha fatto di sbagliato in una logica che non accetta o non promuove la sopraffazione tra gli individui, mentre capisco meno chi pensa che dopo la morte ci sia qualcosa di meccanico di automatico che ti spedisce o ti cambia "a prescindere", perché è così. Ecco a me non va giù: ma sarà così. Sì, ma non mi va bene lo stesso. E mi chiedo quelle persone come mia madre o altre che ho conosciuto, dementi, o ancora chi ha vissuto solo per tre anni o tre giorni, che fine costoro pensano debbano fare una volta defunti: che livello spirituale avrà chi è morto dopo tre giorni e magari, rispetto ai nostri canoni è mentalmente handicappato? Con tutto il rispetto che ho per le persone disabili mentalmente, e che hanno invece bisogno di aiuto, ma essere giudicati in base a non so quali criteri, anche se uno mi ha fatto sorridere e incazzare:in poche parole se sei un buongustaio, e percorressi numerosi chilometri per recarti a mangiare i tuoi piatti preferiti, ecco non è una buona scelta per un percorso spirituale. Percorso che non viene indicato nemmeno dopo mezz'ora di video: altra cosa che mi dà sui nervi è la lentezza nell'arrivare al sodo, al punto che la mia impazienza mi fa smettere di vedere il video. Avrei preferito qualcosa anche di schematico, ma quanto meno mi dici che nella vita bisognerebbe comportarsi così e cosà : ma non lo faranno perché ,secondo alcune filosofie e religioni, anche new age, verresti programmato. Allora mi dico, brutalmente: ma che cazzo vogliono che uno faccia? Ho letto numerosi scritti di De Mello, o se preferite ho letto le trascrizioni delle sue conferenze e discorsi: quindi so della carità interessata, so della programmazione e deprogrammazione. I dubbi in me permangono, così come mi chiedo : perché dall'aldilà nessuno ci contatta ? E questi spiriti guida chi sono? Dei robot ? E perché ci sarebbero se è tutta una cosa meccanica e non guidata, è un processo chimico e fisico? Ricordo con orrore quando lessi che l'amore è tutta una questione di reazioni chimiche: quindi, mi dicevo, non può più piacermi perché mi piace un bel seno o un bel culo? Cioè non sono io che decido se mi piace ma è una reazione chimica? E il mio cervello? Già, dimentico sempre che non ne ho.  

lunedì 16 ottobre 2017

Chissà perché

Non voglio fare un post chilometrico, del resto ciò di cui scriverò , di solito, fa scappare via i potenziali lettori: morte; cosa c'è dopo; perché si muore; cosa c'è prima di nascere. Ecco in sintesi le cose che mi attanagliano la mente. Ogni tanto si riaffacciano, prepotenti come sempre, non mi fanno dormire. La solita frase , se c'è lei non ci siamo noi, caro Epicuro, non mi dà soddisfazione. In più sono farcito di idee occidentali, cristiano cattoliche: il mio egoismo vorrebbe, se ci fosse un aldilà, che ritrovassi e per starci insieme*,mia moglie e le persone a me care. Stando ad alcune idee e opinioni lette online, non è detto che sarà così e , mi chiedo * perché il mio modo di vedere e intendere le cose dovrebbe essere stravolto in quel modo: dico che la storia di reincarnarsi, dimenticare ed avere cancellato ogni possibile ricordo, fa a pugni con chi immagina e promulga pensieri di pace e armonia, e in questo mi riferisco anche a chi crede nella reincarnazione; poi perché dovrei ricominciare da zero o sottozero? La storia che le cellule potrebbero rigenerarsi di continuo, ma non lo fanno, ecco un'altra domanda: ergo siccome ciò non avviene, zacchete , si muore. Cosa c'è prima di nascere, a parte i preliminari sessuali, spermatozoi e ovuli, non lo so. Le nonne dicevano che uno era nella “mente di Dio”: ma sono state , col tempo, definite timorate di Dio,nel migliore dei casi, ignoranti e sottomesse, nel peggiore. Tuttavia la questione mi tormenta, una tantum, ma c'è, è presente. Cerco di pensare, come fossi un professor Xavier o un Dottor Strange , ma non lo sono, per cercare di captare pensieri di un essere superiore che ,avendo pietà, mi spieghi e mi tranquillizzi. So bene che ci sarà chi mi ricorderà l'amico invisibile, il riferimento per dormire tranquillo, per vincere,appunto, il timore della morte. Ecco, questo non lo voglio. Capisco anche chi non ne vuole proprio parlare, e non tanto perché sentendone parlare si debba toccare ferro o altro. Ma vivere non sapendo non è che spiega le cose.Anzi.

sabato 4 marzo 2017

La vera paura

Qualcosa non mi torna, o meglio ancora , non ho proprio capito: i detrattori del cristianesimo, inteso in senso lato, non ne vogliono sapere né di paradiso né di inferno, giammai di purgatorio, e ancor meno di giudizio universale. E sia, ma non mi spiego la casualità della nascita dell'universo, se è infinito o se ce ne sono altri, la questione degli universi paralleli, delle dimensioni oltre le quattro (sono quattro o di più?), dei viaggi nel tempo, e di cosa c'è dopo la morte. C'è qualcosa? Ci deve essere qualcosa? Non mi interessano tanto i discorsi che uno vive finché o anche quando qualcuno lo ricorda, il mio desiderio sarebbe quello di poter stare , dopo morto, con le persone a me care, con cui mi sono ben relazionato da vivo. Poi c'è anche il desiderio, mai del tutto appagato, di voler sapere un sacco di cose su un sacco di argomenti. Uno per tutti potrebbe essere se c'è vita nell'universo, vita intelligente simile alla nostra o superiore: c'è o non c'è e com'è? C'è chi parla, non so se Jung o chi altro, del fatto che la vita vera e propria è quella che viviamo nei sogni e non il contrario: mi chiedo quindi che cosa sarebbero i sogni e se hanno una funzione che non sia quella di evitare di sovraccaricare il cervello. Infine mi dispiacerebbe se tutto, ma proprio tutto, fosse un inganno, e non fosse vero niente. Ho già superato, dato che sono presuntuoso, la fase in cui potevi credere di diventare ,dopo morto, un Dio e che ti sarebbe stata affidata una parte dell'universo da governare. La forma mentis che ho mi fa apprezzare le relazioni tra il sottoscritto e il resto dell'universo, seppure me la faccia sotto davanti a un'onda marina di due metri o abbia ,come forse anche altri, paura dei terremoti e degli tsunami: ma accarezzare un cane o un gatto, sentire il cinguettio degli uccelli, il rumore di un ruscello che scorre, vedere il sole che sorge o tramonta, il cielo stellato (senza inquinamento luminoso) credo che siano cose che non hanno prezzo e per cui vale la pena vivere e che,dopo morti, vorrei continuare a sperimentare. Per cui mi chiedo: perché tutto ciò dovrebbe finire? E perché una volta per tutte?E' facile pensare e dire “tu sei malato”, sei nella fase di paura della morte (ed è vero) e ti fa specie il sapere di non sapere: sì, è così o sarà anche così, ma se è davvero una questione importante, come mai se ne parla poco e non si è mai trovata una risposta che non sia quella religiosa (che tra l'altro è diversa da credo a credo, fino al discorso della reincarnazione)? C'è il solito amico che ti dice che “le risposte che cerchi sono tutte dentro di te”, salvo ricordarmi che dentro di me c'è il vuoto assoluto: mi manca la cultura, sono peggio di una capra (almeno lei fa anche il latte), e nell'affrontare questi temi mi sento solo, come se non interessassero a nessuno. Ovvio che ci sono i soliti che ti citano Epicuro, la lettera sulla felicità, e così, dicono, possiamo ritornare a fare quello che facevamo prima, a vivere ,secondo me, nel non sapere.
Logico che prima o poi ritornerò sull'argomento, a meno che l'argomento mi prenda prima che abbia trovato una risposta soddisfacente. Sono conscio che vorrei , che cerco, una risposta che mi appaghi, che mi tranquillizzi, che mi dia speranza, seppure ho un'età che non mi permette di accettare risposte da mille e una notte, con tutto il rispetto per chi le trova convincenti. Morire tenendo una mano altrui, mentre magari ti accarezzano la testa, non so se sia una cosa da desiderare , quando arriverà l'ora X : ma cambierebbe qualcosa se non sai se e dove andrai ?(di solito ci mettono dentro una bara o ci cremano, quindi si tratterebbe dello spirito o dell'anima, se uno crede che esistano indipendentemente dal corpo). Come avete capito io non ho capito un tubo. 

giovedì 27 agosto 2015

Equazioni , equivalenze , sillogismi , paralleli eccetera

Chi per sbaglio ha letto qualcosa che ho scritto sa bene due cose: la prima è che non so scrivere, nel senso che sbaglio i congiuntivi, e i verbi in genere, e che la punteggiatura lascia a desiderare, per non parlare poi degli accenti. La seconda è che la mia cultura è pressapoco zero o giù di lì. Tuttavia ritengo che ognuno ha diritto ad avere una propria opinione ma, cosa più importante, ha il diritto di esprimerla. Aggiungerei che ha anche il diritto di farla prendere in considerazione, almeno su fatti e questioni importanti o che possono coinvolgerlo. Purtroppo non è così. Anzi, i rischi con leggi repressive e con minacce più o meno velate, sono quelli di sapere che in tanti la pensano in maniera diversa da chi governa o decide, ma è pressoché impossibile far cambiare rotta alla nave. Infatti la questione gender , il divieto di critica, il voler andare avanti anche se si perdono dei voti (alle elezioni), fa venire in mente che non si tiene conto che in tanti la pensano diversamente e che non si ha voce in capitolo. Sulla questione dei migranti viene da pensare che per far vivere maluccio queste persone, si fa vivere male gli italiani: ma non solo, perché, e non mi stancherò mai di dirlo o ricordarlo, si deve fare in modo che chi (italiano) oggi (e da tempo) sta economicamente e psicologicamente male, sia messo in condizioni di affrancarsi da queste situazioni. Invece se si continua a permettere l'arrivo di immigrati, clandestini o profughi poco importa , succede che i nuovi arrivati stanno male e chi sta peggio sono gli italiani. E fa ancora più rabbia vedere che i problemi veri vengano , giorno dopo giorno, accantonati per lasciare posto a quelli presentati dall'immigrazione. Chi dà voce ai nuovi arrivati sono le stesse persone che avrebbero dovuto tutelare i diritti dei lavoratori e, nel contempo, trovare nuovi posti di lavoro o aiutare (gli italiani) a crearne. Le start up dei miei stivali ( o dei miei coglioni)! A questo punto uno ha o non ha ragione di incazzarsi? E si deve incazzare perché è preso per il culo. Quando uno come Silvio dei bei tempi , non ha affrontato la questione del commercio al dettaglio, delle piccole e medie imprese, perché aveva i suoi problemi da risolvere, dimostra di non meritare il voto. Non solo: non è più credibile. Al pari di un Salvini che a parole dice di voler inserire l'aliquota fissa, ma non indica né i tempi né i modi. Questo invece vale per tutti: manca un programma che indichi cosa e come e in quali tempi. Sottinteso che si parla di lavoro, occupazione, sviluppo economico sociale e culturale: cioè vivere secondo un modo nostro e non diventare la fotocopia di altre città o paesi cui, stando alle foto e ai filmati, le nostre città stanno sempre più somigliando. E' sufficiente vedere i gruppi di persone, per lo più di colore , che affollano e occupano gli angoli delle strade, le panchine dei parchi, per farsi un'idea. Ma non è solo una questione di programma, è anche 

giovedì 11 luglio 2013

Riusciamo a capire ciò che gli animali ci dicono?

Tonara, se la fedeltà vince la morte
La lezione del cucciolo senza nome

Tonara, se la fedeltà vince la morte La lezione del cucciolo senza nome Il cagnolino "Senza nome"
Per mesi ha fatto la guardia davanti alla tomba in cui era stato sepolto il suo padrone. Poi il cagnolino fedele è stato investito e ucciso da un'auto.
La storia del cagnolino di Tonara, fedele sino alla morte, s'incrocia con quella del padrone di cui ha vegliato la tomba. Peppe Zucca, una vita di sfortuna e solitudine alle spalle, aveva trovato proprio nel bastardino color miele e in altri quindici animali (tra cani e gatti) fonte di consolazione e compagnia. Per tutti, a Tonara, l'animale era Senza nome.
Letizia Zucca racconta la storia di suo fratello e del suo fedele compagno di vita sull'inserto Estate dell'Unione Sarda. L'intervista è di Piera Serusi.
Giovedì 11 luglio 2013 09:25                                               unionesarda.it
Da non dimenticare il caso ,mi pare di ieri, a Milano dove un cane, mi pare di nome Charlie, è fuggito via allorché il padrone , un certo Damiano (s.e.) cui faceva compagnia, è stato investito da una Ferrari (con targa tedesca) e che, ovviamente, non si è fermata (non se ne sarà accorto il guiditore?).Il padrone, pare senza fissa dimora, era così disperato che i vigili urbani si sono prodigati fintanto che non sono riusciti a ritrovare la bestiolina.

domenica 2 giugno 2013

Misteri della vita quando si va verso la morte

Quando si va verso la morte, anche per questioni di età, si cerca in tutti i modi di ritardarne l'incontro.Ma a me invece preme sottolineare quanto in teoria dovrebbe accadere alle persone facoltose, a quelle sole che possono permettersi di pagare i servigi della medicina e,in senso lato, degli specialisti.
Mi chiedo in sostanza se un Little Tony, che secondo la cronaca era malato di cancro, abbia pensato di rivolgersi o si sia rivolto a medicine alternative. La madre di un mio conoscente pare si fosse rivolta a cure diverse per un tumore: ma senza risultati. La ragione addotta a giustificare l'esito negativo è sempre la solita: è arrivata tardi. Ma prescindendo dal momento, sono curioso e mi farebbe piacere sapere se una persona come Franca Rame o i suoi familiari si siano adoperati per curare l'ictus e i suoi effetti, soltanto alle medicina tradizionale: non sono un esperto quindi non so se per l'ictus o altre malattie come quelle cardiache , ci siano o meno dei metodi, delle cure, che non siano legate agli ospedali che tutti conosciamo. Quindi da un lato è possibile che 

venerdì 31 maggio 2013

Rino Gaetano: assassinio di un cantautore

una mia piccola nota in coda
Rino Gaetano non è deceduto per un casuale incidente stradale. La sua morte era stata progettata da tempo. Ad ucciderlo un'organizzazione massonica. La tesi, di quelle destinate a far discutere, è di Bruno Mautone, avvocato agropolese ed ex sindaco della città sul finire degli anni '90, che in un libro dal titolo "Rino Gaetano, assassinio di un cantautore", rivela con dovizia di particolari il perché della sua tesi, partendo proprio dai testi delle canzoni dell'artista crotonese. "La morte di Rino Gaetano - spiega Bruno Mautone - fu deliberatamente procurata poichè nelle sue canzoni, in modo criptico ma comunque decifrabile, rivela una serie di terribili segreti legati ai fatti più inquietanti dell'Italia nei decenni che vanno dagli anni cinquanta agli anni settanta.

mercoledì 23 gennaio 2013

La vita dopo la morte. Metafora

-Luca Consonni-

Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto?
- Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci a quello che saremo più tardi.
- Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?
- Non lo so, ma sicuramente… ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca.
- Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione… Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto.
- Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.
- Però nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla.
- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.
- Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora?
- Dove? Tutta in torno a noi! E’ in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
- Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista.
- Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai?… Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa…
Anonimo

http://www.losai.eu

mercoledì 9 gennaio 2013

Carolina, morta di virtuale

Caro diario, non ti nascondo che la vicenda di Carolina, morta suicida a 14 anni per una brutta storia di bullismo ( http://www.lastampa.it/2013/01/08/italia/cronache/ragazzina-suicida-ora-cresce-la-rabbia-contro-l-ex-fidanzato-BUa4TCjc3xyRxLHKDvLSqJ/pagina.html ) , mi sta facendo riflettere parecchio in questi giorni.

La fine brusca e innaturale di una vita così giovane è sempre qualcosa che scuote; ma più si va avanti con gli anni e più la scossa scava nel profondo. Così, penso agli anni della mia adolescenza e ai ragazzi di allora, e non ricordo nessun suicidio, ma qualche morte violenta sì: Ugo — ci salutammo davanti ai tabelloni della seconda liceo, e il primo giorno della terza lui non c’era più, annegato nel lago delle sue vacanze dopo un volo con la macchina;

mercoledì 12 dicembre 2012

Argomenti tabù

Il post precedente affronta un tema che , di solito, è tabù allorchè viene ulteriormente approfondito: infatti le esperienze vengono spiegate dal punto di vista medico e scientifico, ritenendo queste come valide e certe. Ma c'è anche l'esperienza singola che è l'unica che dovrebbe essere valida.E' anche vero che troppo speso dubitiamo di noi stessi e delle nostre azioni: come prova è più che sufficiente verificare le testimonianze relative a un incidente o anche farsi raccontare la trama di un film. Il vero tabù tuttavia lo incontriamo quando, per dirla con Melinda Gordon, andiamo o passiamo oltre: di quello in pochi vogliono davvero parlarne. Chi ne parla lo fa, in numerosi casi perchè affascinato proprio dal tema morte: spesso ne vuole sapere di più perchè ha raggiunto, inconsapevolmente forse, un livello di serentià interiore per cui è, per così dire, pronto ad affrontarla. Da un'altra angolazione invece c'è la scienza che ,purtroppo invece liquida il tutto con le solite frasi di circostanza: non essendoci riscontri oggettivi, la cosa non tanto non esiste ma non se ne può nemmeno parlare,almeno in termini scientifici.