Macron riceve Mattarella il 2 maggio. Non a Parigi ma ad Amboise, paesetto della Loira, con la scusa di onorare la tomba di Leonardo. Gli abitanti non dovranno guardare dalle finestre (decreto comunale). Il traffico sarà vietato dalle 7 alle 5 pomeridiane alle auto, dalle 7 alle 13 ai pedoni. Mobilitati 300 gendarmi.
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martedì 30 aprile 2019
lunedì 29 aprile 2019
Cina. 130 milioni hanno viaggiato all’estero.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-04-29.
How Chinese tourists are changing the world
«135 million travellers a year, spending US$261 billion – numbers that will soon be smashed: Chinese tourists are having a huge impact on destinations everywhere, which welcome the money they pay but not always their ways»
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«While much public discourse in the U.S. focuses on things like steel prices and cheap manufactured goods, the really dominant theme in Chinese economics is the power of consumer spending and services»
*
«According to the United Nations World Tourism Organization, Chinese outbound tourism expenditure grew to $261 billion in 2016 (21 percent of the world market), an increase of 12 percent from 2015 and 11 times of the amount spent a decade earlier.»
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Ricapitoliamo.
135 milioni di cinesi si sono mossi all’estero per turismo, spendendo 261 miliardi di dollari americani. La spesa media è di 1,933 dollari a testa. Una famiglia di padre, madre e due figli ha speso 7,733 Usd.
mercoledì 24 aprile 2019
Unione Europea. Iva. Nel Regno Unito quella ridotta è al 5%. Noi, ovviamente ....
Giuseppe Sandro Mela.
2019-04-24.
L’Iva, imposta sul valore aggiunto, è un’imposta indiretta sui consumi. Il valore aggiunto rappresenta il contributo alla formazione del prodotto (reddito) nazionale di ciascun operatore economico. Il PIL altro non è che la somma dei valori aggiunti generati nell’economia in un dato periodo.
Con l’obbligo di rivalsa si impone a ogni soggetto economico di addebitare, attraverso la fattura, un’imposta proporzionale al corrispettivo nel momento in cui cede un bene o presta un servizio; con la detrazione si riconosce al medesimo la facoltà di versare all’erario soltanto la differenza fra quanto acquisito e quanto assolto a titolo IVA sugli acquisiti di beni o di servizi inerenti alla propria attività economica.
martedì 19 marzo 2019
Turchia: senza le banche di stato sarebbe proseguita la stretta creditizia. Ecco perché serve la banca pubblica

La crisi dei paesi emergenti ha colpito duramente Turchia ed Argentina, e soprattutto il primo è stato duramente colpito da una riduzione del PIL, come si può vedere:

In trimestrale non è un ritocco di un più o un meno 0,1% qui abbiamo dei numeri ben diversi, molto pesanti Alla base di tutto c’è una crisi congiunta legata all’aumento dei tassi di interesse che ha fatto scoppiare la bolla immobiliare. Questo ha portato ad una stretta monetaria molto forte, esattamente come accadde negli USA nel 1929 o nel 2007. Vediamo come questo problema creditizio è stato risolto:
I VANTAGGI DI ESSERE IN GUERRA (invece che nell’euro)
di Maurizio Blondet
Abbiamo perduto il 25% delle industrie.
E la gente non lo sa. Fossimo stati in guerra,si vedrebbero le macerie ingombrare le strade, le fabbriche diroccate, i macchinari perduti e si capirebbe: “La situazione è grave, la patria è in pericolo”.
Lo stato di guerra – io l’ho visto in Croazia e a Sarajevo – instilla nella popolazione la condizione di “mobilitazione” psicologica: la società si fa’ più compatta nel pericolo comune. “In tempo di guerra, ogni cittadino avverte la scarsezza delle sue possibilità individuali, la drammatica ristrettezza sua, e la sua radicale dipendenza dalle capacità di tutti gli altri; la sua sensibilità per il tutto sociale si fa più acuta; ansiosamente e con non poco sforzo passa in rivista quel che possa sperare dalle altre classi e professioni, quali eccellenze sulle quali possa basare la prospettiva di vittoria”.
Fossimo in guerra, tutti sentirebbero come una fortuna avere ancora una grande acciaieria
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lunedì 11 marzo 2019
Gli undici paesi in cui le famiglie sono più indebitate (Spoiler, non c’è l’Italia)

Quali sono i paesi al mondo in cui le famiglie sono più indebitate? Non sicuramente l’Italia, dove il tasso di indebitamento privato è fra i più bassi d’occidente. Se pensate che gli USA siano il primo posto, allo stesso modo vi state sbagliando: la crisi finanziaria ha portato ad un forte deleveraging privato. Ricordiamo che il debito famigliare è più pericoloso di quello pubblico perché il privato non ha potestà monetaria, ma , nello stesso tempo, è anche indice di una fiducia nel futuro, nella possibilità di poterlo ripagare con redditi crescenti .
venerdì 8 marzo 2019
Unione Europea risultato di una dirigenza inetta. I numeri della débâcle.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-03-08.
Il Wall Street Journal è lapidario nella constatazione dei fatti.
«the European Commission cut the 2019 eurozone growth forecast from an already anemic 1.9% to 1.3%. Economic output in the eurozone was lower in 2017 than it was in 2009; over that same period, gross domestic product grew 139% in China, 96% in India, and 34% in the U.S.».
La colpa di un simile disastro è da imputarsi in toto all’attuale dirigenza.
martedì 5 marzo 2019
Canada. Trudeau. Crisi di governo sugli scandali. I numeri del fallimento.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-03-05.
Nel 2013 il pil canadese era 1,842.627 miliardi Usd ed a fine 2017 era 1,853.043 Usd.
Nel 2013 il pil procapite ammontava a 52,497 Usd mentre a fine 2017 era 45,095 Usd.
Per paragone, nel 2013 il pil cinese era 9,635.025 miliardi Usd, ed a fine 2017 ammontava a 12,237.701miliardi Usd.
lunedì 4 marzo 2019
Cina : il mercato interno (curiosità e cose da sapere)
Noi siamo abituati a pensare in termini eurocentrici, ma il mondo non è l’europa, e lo sarà sempre meno se non capiamo politiche economiche che noi stessi abbiamo inventato, ma abbiamo abbandonato.

In Cina c’è una festa salariale, il governo ha deciso di non tassare stipendi fino a 5000 Yuan.
Ha deciso di inserire detrazioni fiscali importanti se si hanno figli a scuola o genitori a carico
Ha deciso di poter detrarre spese mediche fino a 60000Yuan l’anno. (7500 euro)
Facciamo degli esempi:
- Un operaio da 4500Y ne prenderà 5000 Y (prima era tassato al 10%)
CINA: per la prima volta cala la popolazione attiva

La Cina sta invecchiando e sta subendo un cambiamento epocale che avrà ricadute di lungo termine sia su quel paese, sia su tutto il mondo occidentale. Per la prima volta la popolazione in età lavorativa viene a calare:
Grecia. A maggio cambierà governo. È quello che sarà l’Europa tra qualche anno.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-03-04.
La Grecia di oggi è quello che sarà l’Europa tra qualche anno.
Ora che è quasi interamente distrutta si appresta ad un drastico ribaltone politico.
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giovedì 21 febbraio 2019
Boom economico di un deserto – Israele il paese dove non scorre solo latte e miele (di Tanja Rancani)

Debito pubblico su PIL sotto al 60%, PIL pro capite in costante aumento, reddito pro capite superiore a quello della Germania, disoccupazione attorno al 4% e tutto in un paese dove non ci sono risorse naturali, scarse risorse minerarie e poca acqua! Se immaginiamo che Israele spende ben 40% del proprio PIL per spese militari, tutto questo appare strabiliante e pensare che non hanno nemmeno una moneta forte come l’Euro, solo il fiacco Shekel che vale 25 centesimi di Euro. Come ce l’ha fatta lo stato ebraico, che è grande come la Puglia, ad arrivare dov’é?
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martedì 18 dicembre 2018
Cina. Dopo 30 anni di crescita ambirebbe alla leadership mondiale.
Giuseppe Sandro Mela.
2018-12-18.
Mentre negli ultimi trenta anni l’Occidente ha proseguito a baloccarsi con le ideologie, la Cina è passata da un pil procapite di 349$ nel 1990 agli 8,663$ del 2017: è aumentato di venticinque volte.
Ma se si desse una sbirciata al futuro prossimo, le sorprese sarebbero ancora maggiori.
International Monetary Fund World Economic Outlook (October – 2017)
Le proiezioni al 2022 danno la Cina ad un pil ppa di 34,465 (20.54%) miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505 (14.01%), e l’India di 15,262 9.10%) Usd. Seguono Giappone con 6,163 (3.67%), Germania (4.932%), Regno Unito 3,456 (2.06%), Francia 3,427 (2.04%), Italia 2,677 (1.60%). Russia 4.771 (2.84%) e Brasile 3,915 (2.33%).
I paesi del G7 produrranno 46,293 (27.59%) mld Usd del pil mondiale, mentre i paesi del Brics renderanno conto di 59,331 mld Usd (35.36%).
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La ricetta economica messa in opera da Mr Deng Xiaoping è di una semplicità sconcertante:
venerdì 14 dicembre 2018
AUSPICHIAMO SANZIONI ALL’ITALIA DA PARTE UE DI GLG
So che mi si potrebbe obiettare che sono per il “tanto peggio tanto meglio”. Tuttavia, sarei contento se la UE comminasse le sanzioni minacciate all’Italia senza sconti. Credo che si arriverà a qualche compromesso, ma mi piacerebbe che ciò non accadesse. Si metterebbe in piena luce che cos’è questa UE, che lascia passare il deficit francese ormai ben più alto (e oltre il “mitico” 3%), condannando invece l’Italia malgrado le sue “convulsioni” (a mio avviso meschine) per andare perfino sotto il 2,4%. I “traditori” del paese (politicanti, giornalisti, imprenditori inetti) già mettono le mani avanti a favore della UE: la Francia ha un debito pubblico inferiore e lo spread basso. Lo schifo che fanno è indescrivibile. La Francia
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sabato 24 novembre 2018
Interessante. Romania: I gerarchi EU la odiano per motivi di sordida bottega.
Giuseppe Sandro Mela.
2018-11-24.
«Romania: GDP increases 7.3%
Gross Domestic Product of Romania grew 7.3% in 2017 compared to last year. This rate is 25 -tenths of one percent higher than the figure of 4.8% published in 2016.
The GDP figure in 2017 was $210,000 million, Romania is number 50 in the ranking of GDP of the 196 countries that we publish. The absolute value of GDP in Romania rose $22,193 million with respect to 2016.
The GDP per capita of Romania in 2017 was $10,756, $1,252 higher than in 2016, it was $9,504. To view the evolution of the GDP per capita, it is interesting to look back a few years and compare these data with those of 2007 when the GDP per capita in Romania was $8,326.
If we order the countries according to their GDP per capita, Romania is in 64th position of the 196 countries whose GDP we publish.» [Country Economy]
*
Un giudizio sommario sui governi che si sono succeduti in Romania potrebbe essere lo constatare che il pil era 42.815 mld Usd nel 1998 passati ai 210 mld Usd nel 2017: è quintuplicato in venti anni. Il pil procapite è passato nello stesso periodo da 1,897 Usd a 10,765 Usd: si può opinare come 10,000 dollari all’anno non siano una cifra entusiasmante, ma se si tiene conto che la partenza era poco meno di 2,000 Usd la differenza in tenore di vita è stridente.
Se poi si considera il pil procapite per potere di acquisto, si ha la sorpresa di trovarlo a 26,499 Usd. In altri termini, una cifra che consente una vita del tutto dignitosa, sempre migliorabile, ovviamente, ma che pone i rumeni ben fuori dalla fascia della povertà
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Il massimo comun denominatore dei governi rumeni potrebbe essere trovato nel fatto che prima di esprimere una qualche teoria politica oppure economica erano ardenti patrioti: non lo sbandieravano, ma si comportavano da tali.
Difficile la convivenza con i gerarchi dell’Unione Europea. Questi ultimi si erano illusi di poterli manipolare facendo forza sulla leva economica, ma cinquanta anni di comunismo avevano ben forgiato il carattere dei rumeni.
Adesso i motivi di contesa si sono ingigantiti, ma uno è davvero ben grande.
Sulle coste rumene, e nelle acque di competenza economica, si trovano grandi giacimenti di gas naturale, che la Romania decise di sfruttare appieno.
Romania seeking energy independence [2014-04-28]
«Romania is said to be sitting on Europe’s second-largest shale gas reserves. It’s turned to controversial hydraulic fracturing or “fracking” in a big way to unlock that gas and guarantee energy independence. But local residents are worried about damage to the environment.»
Tutte fandonie. I residenti se ne facevano un baffo, pur di avere energia a basso costo: corrente elettrica e riscaldamento di inverno. I pruriti ambientalisti erano alimentati dalla EU ed da uno schieramento di ngo, tutti tesi ad impedire alla Romania di arrivare all’autosufficienza.
Greenpeace campaigners protest Chevron fracking in Romania
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martedì 29 maggio 2018
Cina. Arabia Saudita accetta i petro-yuan
Giuseppe Sandro Mela.
2018-05-28.
Tutta questa complessa problematica sarebbe facilmente comprensibile rileggendo, e meditando, questi scarni dati pubblicati dall’International Monetary Fund World Economic Outlook (October – 2017).
Le proiezioni al 2022 danno la Cina ad un pil ppa di 34,465 (20.54%) miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505 (14.01%), e l’India di 15,262 9.10%) Usd. Seguono Giappone con 6,163 (3.67%), Germania (4.932%), Regno Unito 3,456 (2.06%), Francia 3,427 (2.04%), Italia 2,677 (1.60%). Russia 4.771 (2.84%) e Brasile 3,915 (2.33%).
I paesi del G7 produrranno 46,293 (27.59%) mld Usd del pil mondiale, mentre i paesi del Brics renderanno conto di 59,331 mld Usd (35.36%).
– Gli Stati Uniti non sono più la prima potenza economica mondiale, contano il 14.01% quando la Cina raggiunge il 20.54%.
– Ma assieme agli Stati Uniti tutto il sistema economico occidentale non funziona più come in passato: i paesi afferenti il G7 costituiscono il 27.59% del pil ppa mondiale contro il 35.36% dei paesi del Brics.
Dimenticate Russia, Arabia, Iran, Opec. È la Cina che fa i prezzi del petrolio.
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Volenti o nolenti si sta chiudendo il periodo in cui il dollaro americano era l’unica valuta usata per gli scambi internazionali. Questo non significa certo che lo yuan abbia soppiantato già il dollaro, ma la strada è questa.
La convivenza non sarà certo facile.
The Risks of the China-Saudi Arabia Partnership
Lead Story: China acts to make petro-yuan a reality
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«Già nel 2015 la Cina è diventata il primo importatore di greggio saudita e ha scavalcato gli Stati Uniti. Il trend si è consolidato.»
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«Nel 2017 l’Arabia Saudita, primo esportatore al mondo con una media 7 milioni di barili al giorno, ne ha venduti 1.070.000 alla Cina e soltanto 950.000 agli Usa»
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«E’ una «spinta verso Est» che rende sempre più importanti i rapporti fra i due Paesi: sono su fronti geopolitici diversi ma complementari dal punto di vista economico»
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«Per cementare gli scambi Pechino e Riad hanno deciso di lanciare contratti denominati in yuan, e ancorati all’oro, sullo Shanghai Energy Stock Exchange. I contratti in «petro-yuan» hanno debuttato il 26 marzo e i contratti futures sono stati subito trattati da giganti finanziari come Glencore e Trafigura.»
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«A maggio gli Shanghai crude oil futures sono arrivati a coprire il 12 per cento del mercato mondiale, in crescita dall’8 per cento di marzo e con un raddoppio degli scambi settimanali. Il prezzo del barile denominato in yuan ha oscillato in questi due mesi fra i 429 e 447 yuan»
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Le conseguenze non sono però solo contabili oppure economiche: potrebbero essere anche politiche, e di gran peso.
«l’Iran potrebbe aggirare le sanzioni vendendo il greggio in Asia senza usare la valuta americana»
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In una simile situazione, il peso di eventuali sanzioni imposte, per esempio, all’Iran potrebbe essere sostanzialmente ridotto, per non dire vanificato.
Si dovrebbe prendere atto come l’Occidente non abbia più la possibilità di imporre le sue scelte né con mezzi militari né con mezzi economici.
Restano aperte le strade maestre della diplomazia, questo sicuramente, ma questa via presupporrebbe una reciproca accettazione, punto nodale sul qual l’Occidente è troppo spesso andato oltre il lecito.
→ La Stampa. 2018-05-28. I petrodollari tramontano, lo yuan cinese conquista Riad
E l’Iran potrebbe aggirare le sanzioni vendendo il greggio in Asia senza usare la valuta americana.
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La Cina si avvicina all’Arabia Saudita e lancia la sfida al cuore dell’egemonia statunitense nell’economia mondiale, i petrodollari. Una svolta che potrebbe anche rendere meno efficaci le sanzioni all’Iran. Dal giugno 1974, dopo la prima crisi petrolifera, un patto di ferro siglato dall’allora presidente Richard Nixon e Re Faisal d’Arabia, ha stabilito che gli acquisti di greggio sul mercato del Golfo dovessero essere effettuati con il biglietto verde. Da quei Paesi arriva un quarto della produzione e metà delle esportazioni di petrolio al mondo e questo ha dato alla moneta di Washington un vantaggio su tutte le altre. Ma lo scorso dicembre, in un incontro fra il nuovo ministro delle Finanze saudita, Mohammed Al-Jadaan, e il governatore della Banca centrale cinese Zhou Xiaochuan, per la prima volta si è affacciato un concorrente. Pechino.
Già nel 2015 la Cina è diventata il primo importatore di greggio saudita e ha scavalcato gli Stati Uniti. Il trend si è consolidato. Nel 2017 l’Arabia Saudita, primo esportatore al mondo con una media 7 milioni di barili al giorno, ne ha venduti 1.070.000 alla Cina e soltanto 950.000 agli Usa. La Cina, primo importatore al mondo con acquisti per 8,6 milioni di barili al giorno, ne ha comprati 1,1 milioni da Riad, scavalcata l’anno scorso dalla Russia con 1,2 milioni. E’ una «spinta verso Est» che rende sempre più importanti i rapporti fra i due Paesi: sono su fronti geopolitici diversi ma complementari dal punto di vista economico. Per cementare gli scambi Pechino e Riad hanno deciso di lanciare contratti denominati in yuan, e ancorati all’oro, sullo Shanghai Energy Stock Exchange. I contratti in «petro-yuan» hanno debuttato il 26 marzo e i contratti futures sono stati subito trattati da giganti finanziari come Glencore e Trafigura.
E’ stato un debutto con i fuochi di artificio. A maggio gli Shanghai crude oil futures sono arrivati a coprire il 12 per cento del mercato mondiale, in crescita dall’8 per cento di marzo e con un raddoppio degli scambi settimanali. Il prezzo del barile denominato in yuan ha oscillato in questi due mesi fra i 429 e 447 yuan, con una quotazione a metà strada fra il prezzo del Brent europeo e il Wti americano, come ha notato il portale geopolitico francese Leap. Il vantaggio per la Cina è che non deve più acquistare dollari per comprare greggio mentre per l’Arabia Saudita la scelta riflette la nuova realtà del mercato, con due terzi delle esportazioni che vanno oramai verso l’Asia. La Cina è poi un partner «più accomodante» dal punto di vista politico, non chiede rispetto dei diritti umani o riforme in senso liberale dell’economia. Ed è per questo che il Fondo sovrano China Investment Corporation è visto come favorito per l’acquisto del 5 per cento della compagnia petrolifera saudita, l’Aramco, un affare da 100 miliardi.
Ma il boom dei petro-yuan è legato anche alle nuove sanzioni americane all’Iran. Già nel 2012, all’inizio del nuovo round di restrizioni durate fino all’accordo sul nucleare del 2015, Pechino aveva cominciato a comprare greggio iraniano in yuan. Ora gli scambi che potrebbero arrivare all’equivalente di 30-40 miliardi all’anno perché Teheran cercherà di sostituire i mercati europei con quello cinese, sempre più assetato, tanto che nel primi mesi del 2018 le importazioni hanno superato i 9 milioni di barili al giorno. E’ probabile quindi che l’esperimento dei petro-yuan sia esteso all’Iran, in modo da aggirare le sanzioni americane, che si applicano ai contratti denominati in dollari. Questo spiega l’effervescenza della Borsa petrolifera di Shanghai, partita con «un rombo di tuono», come ha commentato l’agenzia broker di Singapore Oanda. Shanghai potrebbe presto rivaleggiare «con i due mercati di riferimento» per il greggio, il Brent a Londra e il Wti americano. E il re petrodollaro rischia di perdere lo scettro.
martedì 8 maggio 2018
Bangladesh. Cina ed il ponte sul Padma. (Sempre attivi , i cinesi)
Giuseppe Sandro Mela.
2018-05-07.
Il Bangladesh è un paese disperatamente povero. Disperatamente.
Tuttavia qualcosa sembrerebbe iniziare a muoversi.
Se nel 2000 il pil procapite era 412 Usd, a fine 2016 era salito a 1,446. Negli ultimi cinque anni il pil è cresciuto al ritmo di qualcosa di più del 10% all’anno.

«On 4 October 2000, the Government of Bangladesh issued a postal stamp marking the 25th anniversary of the establishment of Bangladesh-China diplomatic relations. By this time, China had provided economic assistance totaling US$300 million to Bangladesh and the bilateral trade had reached a value mounting to a billion dollars. In 2002, the Chinese Premier Wen Jiabao made an official visit to Bangladesh and both countries declared 2005 as the “Bangladesh-China Friendship Year.” ….
The two countries signed nine different bi-lateral agreements to increase there mutual relationship. ….
On Bangladesh Nationalist Party PM Begum Khaleda Zia’s invitation China was added as an observer in the South Asian Association for Regional Cooperation (SAARC). After Cyclone Sidr hit Bangladesh in 2007, China donated US$1 million for relief and reconstruction in cyclone-hit areas. ….
Bangladesh is third largest trade partner of China in South Asia. But, the bilateral trade between them is highly tilted in favour of Beijing. Bilateral trade reached as high as US$3.19 billion in 2006, reflecting a growth of 28.5% between 2005 and 2006. China has bolstered its economic aid to Bangladesh to address concerns of trade imbalance; in 2006, Bangladesh’s exports to China amounted only about USD 98.8 million. Under the auspices of the Asia-Pacific Free Trade Agreement (AFTA), China removed tariff barriers to 84 types of commodities imported from Bangladesh and is working to reduce tariffs over the trade of jute and textiles, which are Bangladesh’s chief domestic products. China has also offered to construct nuclear power plants in Bangladesh to help meet the country’s growing energy needs, while also seeking to aid the development of Bangladesh’s natural gas resources. China’s mainly imports raw materials from Bangladesh like leather, cotton textiles, fish, etc. China’s major exports to Bangladesh include textiles, machinery and electronic products, cement, fertiliser, tyre, raw silk, maize, etc» [Fonte]
*
Bangladeshi, Chinese firms sign joint venture pacts to build railway
«Two Bangladeshi and two Chinese firms have signed two joint venture pacts to build over 100 km rail lines and required infrastructure in the country’s southeastern Cox’s Bazar district bordering Myanmar.
Officials of Bangladesh Railways and joint venture China Railway Group Limited (CREC) of China and Toma Construction and Company Limited of Bangladesh; and China Civil Engineering Construction Corporation (CCECC) and MAX JV (joint adventure of CCECC of China and MAX international Ltd of Bangladesh) signed the deals on behalf of their respective sides here on Saturday. …. the project is part of the Asian Development Bank (ADB) support»
China EximBank to fund Padma Bridge rail link project
«The Export-Import Bank of China is going to fund the rail connection in Bangladesh’s largest infrastructure project till date, the Padma Bridge. …. Once in operation, it will only take about three and a half hours to travel to Khulna from Dhaka …..
This will help expansion of the transport sector, trade and commerce. This route will also be connected with the trans-Asian railway ….
Project sources said the principal works involve constructing 169 kilometres of main line, 43.33km loop and siding, laying down 215.22km broad gauge rail truck, 23.37km viaduct and 1.98km ramps.
Other works include constructing 66 big bridges, 244 small bridges and culverts, a highway overpass, 29 level crossings, 40 underpasses, 14 new station building, development of six existing stations, and arranging computer-based railway interlock system signalling at 20 stations»
*
«The Padma Bridge is a multipurpose road-rail bridge across the Padma River under construction in Bangladesh. It will connect Louhajong, Munshiganj to Shariatpur and Madaripur, linking the south-west of the country, to northern and eastern regions. Padma Bridge is the most challenging construction project in the history of Bangladesh. The two-level steel truss bridge will carry a four-lane highway on the upper level and a single track railway on a lower level. With 150 m span, 6150 m total length and 18.10 m width it is going to be the largest bridge in the Pawdda-Brahmaputra-Meghna river basins of country in terms of both span and the total length» [Fonte]
*

Il ponte sul Padma costerà alla fine 3.8 miliardi di dollari americani.
Basta solo guardare la carta geografica per comprendere quanto sia essenziale un ponte degno di tal nome sul Padma, un fiume di portata quasi eguale a quella del Rio delle Amazzoni.
*
Orbene.
Lasciamo i Lettori alla lettura dell’articolo comparso su Project Syndicate.
«To what does Bangladesh owe its quiet transformation? As with all large-scale historical phenomena, there can be no certain answers, only clues. Still, in my view, Bangladesh’s economic transformation was driven in large part by social changes, starting with the empowerment of women.»
Elementare, si direbbe.
Gli investimenti cinesi, strade, ponti, infrastrutture, etc, a ben poco sarebbero serviti, se non quasi a nulla.
È stata la liberazione femminile a generare l’inizio di questa ripresa economica.
Il farsesco è che il Project Syndicate è letto anche in Cina ed in Bangladesh.
*
Una sola domanda.
Il Bangladesh sarà più riconoscente all’Occidente oppure alla Cina?
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