Una volta , tempo fa, un uomo non certo saggio, cioè il sottoscritto, disse che la memoria, ricordare, è una cosa che può essere pericolosa. Avevo anche specificato che un'aspetto non trascurabile sarebbe stato che, mentre io ricordavo e riferivo certe cose, gli altri, non ricordandole avrebbero potuto metterle in dubbio , fino a giudicarmi inattendibile, falso, complottista eccetera. E ciò che io ricordavo, alla fine sarebbe stato valido e vero solo per me. Pensate alla parole dette da un presidente della repubblica che è andato , a inizio di questo secolo , in visita in Cina, e una volta lì ha invitato gli imprenditori italiani ad andare lì a investire. Ecco : che cosa ne pensate? Anche oggi a distanza di anni, qual è il vostro giudizio, il vostro pensiero su costui e su quelli che la pensano, ancor oggi, come lui? Il mio giudizio potete immaginarlo ma, vi invito a rivedere video e ancor meglio a leggere, le famose perle di alcuni che adesso sono al governo ma anche all'opposizione, e poi traetene voi le conclusioni. Leggerle e dire poi, vabbè sono tutti uguali, non è di conforto per nessuno di noi che, direttamente o meno, ha subìto le conseguenze di delocalizzazioni e di assenza e privazione di investimenti nelle propria nazione. Non credo che altri presidenti di altre nazioni si siano mai rivolti, quando sono stati in visita in Italia, ai propri connazionali invitandoli a venire a investire qui da noi: semmai sono venuti a piantare, gratis, pale eoliche, pannelli solari, o a trivellare e a rubare; come quando pescano in aree marine che il nostro governo ha regalato.
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venerdì 10 ottobre 2025
sabato 2 marzo 2019
Krugman contro MMT.

Non capita tutti i giorni di veder parlare di MMT su un giornale ultraliberista come Bloomberg e che questo avvenga in un faccia a faccia con Paul Krugman, noto economista e premio Nobel, ma anche questo è successo e possiamo vederlo, da un certo punto di vista, come un’accettazione di una teoria economica sinora tenuta in secondo piano.
Per chi lo desidera e il link all’articolo completo è qui presente. A rispondere alle pressanti domande di Krugman è stata Stephanie Kelton che insegna Politica Economica in
mercoledì 20 febbraio 2019
Italia. Crisi in vista. Liquidità bancarie salite al 32%, 1,371 miliardi.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-02-20.
Bankitalia ha rilasciato un interessante report, ripreso da un media di tiratura nazionale.
martedì 8 maggio 2018
Bangladesh. Cina ed il ponte sul Padma. (Sempre attivi , i cinesi)
Giuseppe Sandro Mela.
2018-05-07.
Il Bangladesh è un paese disperatamente povero. Disperatamente.
Tuttavia qualcosa sembrerebbe iniziare a muoversi.
Se nel 2000 il pil procapite era 412 Usd, a fine 2016 era salito a 1,446. Negli ultimi cinque anni il pil è cresciuto al ritmo di qualcosa di più del 10% all’anno.

«On 4 October 2000, the Government of Bangladesh issued a postal stamp marking the 25th anniversary of the establishment of Bangladesh-China diplomatic relations. By this time, China had provided economic assistance totaling US$300 million to Bangladesh and the bilateral trade had reached a value mounting to a billion dollars. In 2002, the Chinese Premier Wen Jiabao made an official visit to Bangladesh and both countries declared 2005 as the “Bangladesh-China Friendship Year.” ….
The two countries signed nine different bi-lateral agreements to increase there mutual relationship. ….
On Bangladesh Nationalist Party PM Begum Khaleda Zia’s invitation China was added as an observer in the South Asian Association for Regional Cooperation (SAARC). After Cyclone Sidr hit Bangladesh in 2007, China donated US$1 million for relief and reconstruction in cyclone-hit areas. ….
Bangladesh is third largest trade partner of China in South Asia. But, the bilateral trade between them is highly tilted in favour of Beijing. Bilateral trade reached as high as US$3.19 billion in 2006, reflecting a growth of 28.5% between 2005 and 2006. China has bolstered its economic aid to Bangladesh to address concerns of trade imbalance; in 2006, Bangladesh’s exports to China amounted only about USD 98.8 million. Under the auspices of the Asia-Pacific Free Trade Agreement (AFTA), China removed tariff barriers to 84 types of commodities imported from Bangladesh and is working to reduce tariffs over the trade of jute and textiles, which are Bangladesh’s chief domestic products. China has also offered to construct nuclear power plants in Bangladesh to help meet the country’s growing energy needs, while also seeking to aid the development of Bangladesh’s natural gas resources. China’s mainly imports raw materials from Bangladesh like leather, cotton textiles, fish, etc. China’s major exports to Bangladesh include textiles, machinery and electronic products, cement, fertiliser, tyre, raw silk, maize, etc» [Fonte]
*
Bangladeshi, Chinese firms sign joint venture pacts to build railway
«Two Bangladeshi and two Chinese firms have signed two joint venture pacts to build over 100 km rail lines and required infrastructure in the country’s southeastern Cox’s Bazar district bordering Myanmar.
Officials of Bangladesh Railways and joint venture China Railway Group Limited (CREC) of China and Toma Construction and Company Limited of Bangladesh; and China Civil Engineering Construction Corporation (CCECC) and MAX JV (joint adventure of CCECC of China and MAX international Ltd of Bangladesh) signed the deals on behalf of their respective sides here on Saturday. …. the project is part of the Asian Development Bank (ADB) support»
China EximBank to fund Padma Bridge rail link project
«The Export-Import Bank of China is going to fund the rail connection in Bangladesh’s largest infrastructure project till date, the Padma Bridge. …. Once in operation, it will only take about three and a half hours to travel to Khulna from Dhaka …..
This will help expansion of the transport sector, trade and commerce. This route will also be connected with the trans-Asian railway ….
Project sources said the principal works involve constructing 169 kilometres of main line, 43.33km loop and siding, laying down 215.22km broad gauge rail truck, 23.37km viaduct and 1.98km ramps.
Other works include constructing 66 big bridges, 244 small bridges and culverts, a highway overpass, 29 level crossings, 40 underpasses, 14 new station building, development of six existing stations, and arranging computer-based railway interlock system signalling at 20 stations»
*
«The Padma Bridge is a multipurpose road-rail bridge across the Padma River under construction in Bangladesh. It will connect Louhajong, Munshiganj to Shariatpur and Madaripur, linking the south-west of the country, to northern and eastern regions. Padma Bridge is the most challenging construction project in the history of Bangladesh. The two-level steel truss bridge will carry a four-lane highway on the upper level and a single track railway on a lower level. With 150 m span, 6150 m total length and 18.10 m width it is going to be the largest bridge in the Pawdda-Brahmaputra-Meghna river basins of country in terms of both span and the total length» [Fonte]
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Il ponte sul Padma costerà alla fine 3.8 miliardi di dollari americani.
Basta solo guardare la carta geografica per comprendere quanto sia essenziale un ponte degno di tal nome sul Padma, un fiume di portata quasi eguale a quella del Rio delle Amazzoni.
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Orbene.
Lasciamo i Lettori alla lettura dell’articolo comparso su Project Syndicate.
«To what does Bangladesh owe its quiet transformation? As with all large-scale historical phenomena, there can be no certain answers, only clues. Still, in my view, Bangladesh’s economic transformation was driven in large part by social changes, starting with the empowerment of women.»
Elementare, si direbbe.
Gli investimenti cinesi, strade, ponti, infrastrutture, etc, a ben poco sarebbero serviti, se non quasi a nulla.
È stata la liberazione femminile a generare l’inizio di questa ripresa economica.
Il farsesco è che il Project Syndicate è letto anche in Cina ed in Bangladesh.
*
Una sola domanda.
Il Bangladesh sarà più riconoscente all’Occidente oppure alla Cina?
lunedì 26 marzo 2018
CGIA DI MESTRE: L’ITALIA PER COLPA DELLA UE E’ IL PAESE PIU’ TARTASSATO D’EUROPA E CON IL WELFARE PIU’ STRIMINZITO
Con tasse record in Ue e con una spesa sociale tra le più basse d’Europa, in Italia il rischio povertà o di esclusione sociale ha raggiunto livelli di guardia molto preoccupanti. L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA. In questi ultimi anni di crisi, infatti, alla gran parte dei Paesi mediterranei sono state “imposte” una serie di misure economiche di austerità e di rigore volte a mettere in sicurezza i conti pubblici. In via generale questa operazione è stata perseguita attraverso uno smisurato aumento delle tasse, una fortissima contrazione degli investimenti pubblici e un corrispondente taglio del welfare state.
“Da un punto di vista sociale – fa sapere il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – il risultato ottenuto è stato drammatico: in Italia, ad esempio, la disoccupazione continua a rimanere sopra l’11 per cento, mentre prima delle crisi era al 6 per cento. Gli investimenti, inoltre, sono scesi di oltre 20 punti percentuali e il rischio povertà ed esclusione sociale ha toccato livelli allarmanti. In Sicilia, Campania e Calabria praticamente un cittadino su 2 si trova in una condizione di grave deprivazione. E nonostante i sacrifici richiesti alle famiglie e alle imprese, il nostro rapporto debito/Pil è aumentato di oltre 30 punti, attestandosi l’anno scorso al 131,6 per cento”.
In questi ultimi anni la crisi ha colpito indistintamente tutti i ceti sociali, anche se le famiglie del cosiddetto popolo delle partite Iva ha registrato, statisticamente, i risultati più preoccupanti. Il ceto medio produttivo, insomma, ha pagato più degli altri gli effetti negativi della crisi e ancora oggi fatica ad agganciare la ripresa. “A differenza dei lavoratori dipendenti – fa notare il Segretario della CGIA Renato Mason – quando un autonomo chiude l’attività non beneficia di alcun ammortizzatore sociale. Perso il lavoro ci si rimette in gioco e si va alla ricerca di una nuova occupazione.
In questi ultimi anni, purtroppo, non è stato facile trovarne un altro: spesso l’età non più giovanissima e le difficoltà del momento hanno costituito una barriera invalicabile al reinserimento, spingendo queste persone verso impieghi completamente in nero”. Ritornando ai dati della ricerca, In Italia la pressione tributaria (vale a dire il peso solo di imposte, tasse e tributi sul Pil) si attesta al 29,6 per cento (anno 2016). Tra i nostri principali paesi competitori presenti in Ue nessun altro ha registrato una quota così elevata. La Francia, ad esempio, ha un carico del 29,1 per cento, l’Austria del 27,4 per cento, il Regno Unito del 27,2 per cento i Paesi Bassi del 23,6 per cento, la Germania del 23,4 per cento e la Spagna del 22,1 per cento.
Al netto della spesa pensionistica, il costo della spesa sociale sul Pil (disoccupazione, invalidità, casa, maternità, sanità, assistenza, etc.) si è attestata all’11,9 per cento. Tra i principali paesi Ue presi in esame in questa analisi, solo la Spagna ha registrato una quota inferiore alla nostra (11,3 per cento del Pil), ma la pressione tributaria nel paese iberico è 7,5 punti inferiore di quella dell’Italia. Tutti gli altri, invece, presentano una spesa nettamente superiore alla nostra. In buona sostanza siamo i più tartassati d’Europa e con un welfare “striminzito” il disagio sociale e le difficoltà economiche sono aumentate a dismisura.
http://www.stopeuro.news/cgia-di-mestre-litalia-per-colpa-della-ue-e-il-paese-piu-tartassato-deuropa-e-con-il-welfare-piu-striminzito/
martedì 23 ottobre 2012
Evasione, tassazione e corruzione: il danno e l'inganno
Le esportazioni di capitali sono un danno diretto
in termini di deprivazione monetaria, di perdita secca di mezzi da
parte del sistema-paese, che si ritrova con meno mezzi monetari per i
pagamenti dei debiti, gli investimenti produttivi, i consumi… Invece,
non sono un danno e una perdita secca i fatti (come il prelievo dei
tributi e l’evasione dei tributi) che determinano solo uno spostamento
di capitali da un soggetto A a un soggetto B all’interno del
sistema-paese. Se tali fatti facciano bene o male al paese, dipende da
un fattore diverso, ossia se il modo in cui spende il denaro il soggetto
B fa crescere l’economia di più o di meno rispetto al modo in cui lo
spenderebbe il soggetto A. In ogni caso, si è visto che, se il prelievo
fiscale effettivo supera stabilmente il 40% del pil, esso ha effetti
depressivi sull’economia. In Italia è al 55%.
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