lunedì 23 febbraio 2026

il caso del professor Alexander Gaponenko in Lettonia

 di Gianni Ventola Danese, San Pietroburgo

 

Il 27 gennaio 2026 il tribunale distrettuale di Riga ha condannato a dieci anni di reclusione e tre anni di libertà vigilata il professor Alexander Gaponenko, economista settantaduenne e attivista per i diritti umani. Le accuse: «Assistenza a uno Stato straniero in attività dirette contro la Lettonia» e «incitamento all’odio nazionale ed etnico». Docente presso l’università della Lettonia, Gaporenko ha svolto anche attività didattica e di ricerca in qualità di Direttore dell’Istituto di Studi Europei. 

Secondo l’accusa, la partecipazione del professore a una conferenza online organizzata a Mosca dall’Istituto dei Paesi della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti, l'organizzazione intergovernativa nata nel 1991 dopo la dissoluzione dell'URSS per favorire la cooperazione tra ex repubbliche sovietiche) - intitolata “L’etnocidio della popolazione  russa nei Paesi baltici” - avrebbe contribuito agli interessi geopolitici della Russia contro la Lettonia. La difesa ha invece sempre sostenuto che si tratta di un processo politico, che punisce una documentata analisi accademica critica delle politiche linguistiche e culturali dello Stato baltico. Il caso sta rapidamente assumendo un valore simbolico che va oltre la vicenda personale: libertà di parola, libertà accademica e confini tra dissenso e reato sono oggi al centro di uno scontro che interroga l’intera Europa.

Gaponenko è stato arrestato il 13 febbraio 2025. Secondo il primo resoconto giornalistico, uomini armati e incappucciati hanno fatto irruzione nella sua abitazione di campagna in serata, immobilizzandolo e conducendolo in custodia. All’epoca aveva 70 anni. Soffre di patologie croniche: malattia renale, ipertensione e altre complicazioni legate all’età. Ha compiuto 71 anni in carcere e ora, a 72 anni, è ancora detenuto. Le immagini diffuse dal Servizio di sicurezza lo mostrano ammanettato, trattenuto contro un muro. Un trattamento che rappresenta già un primo segnale di sproporzione nell’azione repressiva dello Stato lettone.

Il cuore dell’accusa è un intervento di circa dieci minuti tenuto il 4 febbraio 2025 in videocollegamento a una conferenza organizzata dall’Istituto dei Paesi della CSI. Il contributo dell’accademico metteva in discussione la politica linguistica lettone e la relativa chiusura delle scuole russe, metteva in risalto il divieto dell’uso del russo nei media statali. La base argomentativa era di natura puramente scientifica e comprendeva svariati documenti ufficiali di organismi internazionali, quali OCSE e  ONU che avrebbero segnalato tali discriminazioni.

Tuttavia, la procura dello stato baltico avrebbe costruito un castello accusatorio secondo  il quale il professore avrebbe diffuso “dichiarazioni false” sulla persecuzione dei russofoni, descritto i lettoni come ostili alla minoranza russa, contribuito agli interessi geopolitici della Russia e fornito assistenza a uno Stato straniero attraverso una piattaforma digitale. Si deve fare presente che in base una recente statistica chi viene portato in giudizio il Lettonia con queste accuse nel 99,9% dei casi viene condannato. Un dato statistico che denuncia l’assenza di un vero dibattimento giudiziario dal momento che, in base ad ampi margini di interpretazione dei fatti e della legge, i giudici hanno facoltà di considerano automaticamente la critica politica su determinati argomento come “incitamento all’odio” e “attentato all’unità dello Stato”. 

Durante l’udienza del 23 gennaio 2026, l’avvocata Imma Jansone ha costruito la difesa attorno ai cosiddetti Principi di Rabat — adottati nel 2012 e promossi dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), forniscono linee guida fondamentali per bilanciare il diritto alla libertà di espressione con il divieto di incitamento all'odio nazionale, razziale o religioso. Pertanto sono stati forniti tutti gli elementi a dimostrazione del fatto che il contesto era accademico e non politico, e che di conseguenza la platea era ristretta. Non solo. Nel breve intervento del professore mancava qualsiasi invito alla violenza, non vi erano espressioni umilianti verso il popolo lettone e le critiche erano rivolte alle politiche statali, non a un gruppo etnico.

Il pubblico ministero ha ribadito invece l’aspetto geopolitico del caso: la Lettonia, confinante con la Russia, si troverebbe in una posizione “speciale” che impone una soglia più alta di attenzione verso narrazioni considerate ostili. Ed è proprio la cosiddetta “soglia di attenzione” ad essere un elemento non quantificabile e che potenzialmente rischia di generare una evidente arbitrarietà dell’azione penale dello Stato. Infatti, come ci si aspettava visti anche i numerosi precedenti, il tribunale ha infine accolto integralmente la richiesta dell’accusa comminando una condanna a dieci anni di carcere. Dieci anni. Non è un refuso. Dieci anni per un webinar accademico di dieci minuti.

L’Istituto dei Paesi della CSI parla apertamente di “terrorismo legale” e di “prigioniero di coscienza”. Chiede l’intervento del Consiglio d'Europa, dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e della Corte europea dei diritti dell'uomo. Lo Stato lettone, al contrario, sostiene che la libertà di parola non può essere usata come copertura per azioni che favoriscono uno Stato considerato ostile, anche se nessuno ha ancora saputo spiegare come le parole del docente abbiano potuto “favorire” un qualsiasi stato straniero.

Il caso, che nei media europei non ha praticamente avuto alcuna esposizione, riguarda una questione vitale e più ampia per la democrazia che riguarda la libertà accademica in Europa. Se un’analisi, anche dura, delle politiche linguistiche può essere qualificata come incitamento all’odio, il rischio è che il confine tra dissenso legittimo e reato penale diventi estremamente labile.

Il caso Gaponenko sembra indicare una tendenza ed un salto di qualità nel controllo delle opinioni dei cittadini europei. Criticare il governo equivale a colpire la nazione? A destabilizzarla, sovvertirla e metterne in pericolo la sua stessa esistenza? L’uso di una lingua minoritaria può essere interpretato come atto politico ostile? E soprattutto, il contesto geopolitico può giustificare restrizioni estese alla libertà di espressione, un po’ come già sperimentato con le libertà personali durante il contesto della pandemia da Covid-19?

Il messaggio implicito della sentenza sembra chiaro e inquietante: nell’Europa, nel “giardino fiorito”, partecipare a piattaforme considerate vicine alla Russia può comportare conseguenze penali severe. In questo senso, il processo assume un valore deterrente. Non riguarda solo un uomo di 72 anni, ma l’intera comunità accademica e civile che si occupa di diritti delle minoranze, di analisi geopolitica, di Storia. La pericolosa conseguenza di questo approccio è la trasformazione del diritto penale in strumento di controllo politico: non più repressione di atti violenti, ma prevenzione del dissenso.

Va ricordato che la Lettonia è membro dell’Unione Europea ed è quindi vincolata alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La sentenza potrebbe pertanto essere oggetto di un ricorso internazionale, ma se la condanna venisse confermata nei gradi successivi, il caso potrebbe consentire l’arresto e l’incarcerazione di cittadini europei per sole esigenze di sicurezza nazionale, rimandando la motivazione solo a un determinato contesto geopolitico.

ntanto, l’ora 72enne Gaponenko resta in carcere a scontare la sua condanna. Durante una delle ultime udienze è stato condotto in aula scortato da tre guardie armate in passamontagna. Ha ringraziato i presenti e ha chiesto solo di poter continuare a comunicare con colleghi e studenti.

Di fronte agli ultimi atti repressivi della libertà di pensiero avvenuti in Europa, ricordiamo ad esempio le sanzioni personali all’analista svizzero Jacques Baud con l’accusa di propaganda filorussa, in molti si aspettano una risposta della società civile, una risposta che non riguarda soltanto un anonimo tribunale di Riga. Riguarda l’idea stessa di democrazia sulla quale abbiamo deciso di costruire questa Europa.

fonte https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dieci_anni_di_carcere_per_un_intervento_accademico_il_caso_del_professor_alexander_gaponenko_in_lettonia/45289_65430/


Che cosa si può dire e che cosa no

 Da tempo , almeno dalle nostre parti e quindi anche nell'Ue , non è più permesso muovere critiche nei confronti di politici o persone in vista e, soprattutto in Italia mai e poi mai verso il presidente della repubblica. Chiunque ci volesse provare o riprovare se ne pente amaramente. E perché mai avvengono cose del genere? Ho provato diverse volte a chiedere , allorché un post viene censurato o un account direttamente cancellato, che cosa si può dire e scrivere in un post o un commento e che cosa è invece vietato o, nel migliore dei casi, è meglio non dire. Ovviamente il mio commento è stato o cancellato o ignorato, e quindi non ho ricevuto risposta. Ora ci riprovo: che cosa posso dire se voglio criticare una sentenza, una legge che viene presentata o che è approvata , o una dichiarazione del presidente della repubblica che va contro la Russia, o se non mi va la politica interna ed estera degli Usa. E dico questo visto e considerato che ,senza andare a cercare le copertine di un settimanale tedesco che, negli anni 70 se non ricordo male, mostrava un piatto con spaghetti e p38, o più recentemente potevano ascoltare chi ci diceva che spendevamo i soldi in donne e vino, o che dobbiamo accogliere i migranti a nostre spese ma non possiamo né dobbiamo aiutare le nostre aziende e migliorare le condizioni dei nostri cittadini attraverso sostegno economico. Cioè gli altri paesi, attraverso i propri politici e i media, possono e ci dicono che cosa possiamo e non possiamo fare, e noi dobbiamo accettarlo stile " è l'Europa che ce lo chiede" ( o ce lo ordina? ): ovviamente i nostri media e i politici, si uniscono al coro di questi stranieri sciagurati, e del resto l'Ue finanzia i media di regime e le prove ci sono. Quindi lasciare tutto nel vago e a rischio e pericolo di chi azzarda esprimere la propria opinione, come è anche riportato nella costituzione più bella del mondo, va più che bene.

venerdì 20 febbraio 2026

Signor Censore

 Signor Censore, è il titolo di una canzone del 1975 di Edoardo Bennato e contenuta nell'album "Io che non sono l'imperatore". Penso che ,alcune strofe , siano ancora attuali. Di seguito alcune strofe del brano che , a mio parere, vanno bene e si adattano a chi ci accusa di antisemitismo e ci vuole far sentire in colpa per cose avvenute prima che noi venissimo al mondo, a chi ci accusa di essere sovranisti, a chi ci vuole imporre il green e le città da 15 minuti, a chi vuole aumentare la videosorveglianza, a chi se lo critichiamo ci accusa di odiarlo  eccetera

Signor Censore che fai lezioni di moraleTu che hai l'appalto per separareIl bene e il male, sei tu che diciQuello che si deve e non si deve dire
Signor Censore, nessuno ormai ti fermeràE tu cancelli in nome della libertàLa tua crociataPer il bene dell'umanità
Signor Censore, da chi ricevi le istruzioniPer compilare gli elenchi dei cattivi e buoniLo so è un segretoLo so che non me lo puoi dire
Signor Censore, ma quello che nessuno saÈ che sei tu quello che ci disegna le cittàE poi ogni tantoCancella quello che non gli va
Signor Censore, tu stai facendo un bel lavoroDisegni case, strade e piazzeA tuo piacere, prima fai un ghettoPoi lo nascondi con un muro
E mentre il ghetto si continua ad allargareSignor Censore, tu passi il tempoA cancellare le frasi sconceE qualche nudo un po' volgare
Signor Censore, tu stai facendo un bel lavoroLa tua teoria e che il silenzio è d'oroPrima fai un ghettoPoi lo nascondi con un muro
E così mentre la gente continuaAd emigrare, tu sfogli i libriE passi il tempo a cancellareLe frasi sconce, e qualche nudo un po' volgare
Signor censoreSignor censoreSignor censoreSignor censoreSei tu che diciQuello che si deve e non si deve dire
Signor censoreSignor censoreSignor censoreSignor censoreSei tu che diciQuello che si deve e non si deve dire
Signor censoreSignor censoreSignor censoreSignor censore

venerdì 13 febbraio 2026

La rabbia

 Intesa non come malattia, ma come situazione in cui ci si può trovare allorché, ad esempio, un politico non mantiene quanto ha promesso in campagna elettorale. O quando ti viene detto che dobbiamo sostenere Kiev, ma a discapito delle nostre aziende in crisi , privando di aiuti e sostegno le persone in difficoltà, dismettendo la sanità e via dicendo. Volendo possiamo anche dire che riconvertire o avviare aziende che producono armi, lo facciamo ma non ripariamo le strade, non raddoppiamo i binari ferroviari: ma soprattutto non abbiamo, da decenni ormai, catalogato i beni artistici che sono "rinchiusi e soffocati" nei magazzini dei musei. Tuttavia ci sentiamo ripetere che ci sono le città d'arte o che ci sono gli eventi, secondo me sporadici, ma che non portano lustro. Ora impedirci di dire quanto sopra, soprattutto per armi e aiuti e riferendoci a Israele, ecco che diventa sacrilegio, antisemitismo, odio razziale e via dicendo: peccato che non sia così, almeno da parte mia non c'è odio verso israeliani o ucraini o , perché no, americani o cinesi. Ciò che mi interessa è il bene, in primis, di quelli "di casa", gli italiani: poi vengono gli altri. Ma senza disprezzo o altre forme di cattiveria gratuita. Invece ci sentiamo rimproverare e poi denunciare , se soltanto ci permettiamo, come nel periodo maledetto del covid , di criticare o di porre e porci domande. Oggi veniamo zittiti se facciamo osservare che l'obbligo di utilizzare l'id per ogni "pipì" è un'imposizione, e oltretutto non è né necessario né indispensabile. Come la questione dei contanti: ci si dimentica, giusto per la cronaca, che chi riceve l'assegno di inclusione, non può disporre in contanti della cifra che lo Sto gli mette a disposizione, ma c'è un limite nel prelievo che, oltretutto, può essere uno solo ogni mese. Quindi quando i nostri soloni dissertano su euro digitale, dovrebbero anche ricordare queste cose che, per chi non avesse ancora afferrato la cosa , significa che un poveraccio o uno che rimane seduto nel divano di casa senza fare un cazzo (come dicono quelli che invece scaldano le poltrone e siedono in almeno 10 consigli di amministrazione e sono pseudo industriali e falsi imprenditori che operano in regime di assenza di concorrenza: così giusto per chiarire!) non potrà mai mettere da parte dei risparmi, ma potrà al massimo spendere tutto nei vari discount o negozi che accettano la carta sociale. Infatti non tutti i pos sono abilitati a ricevere quel tipo di carta né puoi effettuare tutti i tipi di acquisti: ad esempio non puoi usare la carte per ricaricare il cellulare che, a parere loro invece è necessario che tu sia rintracciabile: non sia mai che qualche pseudo industriale da strapazzo inviti il proprio ufficio per la ricerca del personale a chiamare e convocare proprio te, per offrirti un bel lavoro da due o tremila euro mensili! Ma torniamo al titolo del post: la rabbia! Certo che sentire gente o gentaglia che non entra mai nel vivo dei problemi da risolvere e vede, per dire , un pericolo in Casa Pound, o nelle parole di un Vannacci che poi, anche lui, dovrebbe indicare un piano preciso per risollevare le sorti della nazione e , a mio parere, senza riconvertire le aziende in fabbriche di armi magari da vendere o da regalare. Così come dispiace che ci si vanti di fare accordi per estrarre petrolio o cose simili, e poi abbiamo prezzi alla pompa tra i più elevati del mondo: ma di che accordi parliamo? Ah , di quelli che fanno ingrassare gli azionisti dell'Eni o Snam o similari. Quindi quando abbiamo gente che, pur essendo in parlamento, non pensa nemmeno lontanamente ai negozi in città ma favorisce la nascita di mega centri commerciali, come adesso a Cagliari/Elmas pressi aeroporto, che ignora la situazione dei falliti e delle aziende fallite, e forse piangono, per le telecamere però, lacrime di coccodrillo quando c'è un suicida per debiti e difficoltà economiche (a proposito: come da copione, nessun giornale o giornalone o televisione riporta più le notizie di queste persone e giammai se si suicidano). Quindi, come si dice in questi tempi, di che cosa vogliamo parlare? Forse di come voi cialtroni continuate a distrarci con notizie, sia pure rilevanti ma non pertinenti per noi comuni mortali: di vedere miliardari in mutande che prendono a calci un pallone, o quattro cretini che corrono in auto o moto o colpiscono una pallina con una racchetta o che girano film che non piacciono a nessuno, ne ho le tasche piene , per non dire altro. Al pari di indottrinamento subdolo che si vede ogni giorno in tv, con lo stereotipo del solito terrorista fanatico e ,giusto per ingannare meglio il pubblico, non possono mancare le mele marce , ovverosia il solito militare o industriale deluso perché scaricato dal potere o perché un suo familiare è rimasto vittima di qualche ingiustizia. Insomma volendo ci sono quelli che vorrei ,sempreché esistano davvero, dalla nostra parte: gli hacker che tolgono ai ricchi e danno ai poveri. Ma mi sa che sono come gli alieni, e non esistono: almeno, non qui in questo pianeta.

giovedì 5 febbraio 2026

Il Decalogo del Perfetto Schiavo

 

Il Decalogo del Perfetto Schiavo

A cura di Redazione CDC
Il 6 Febbraio 2026
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Ecco un breve decalogo per imparare a riconoscere, (e riconoscerci) per quello che siamo, schiavi strettamente limitati entro una finta società virtuale, che non può essere compresa razionalmente finché non la si riesce a vedere per quello che è in realtà, una serie di fattorie in cui allevatori umani (e non) possiedono bestiame umano.

 

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Il perfetto schiavo nasce da una famiglia con una lunga tradizione di schiavitù, ama farsi chiamare “Cittadino” del suo allevamento di schiavi, e vanta fra i suoi antenati almeno un “Eroe” che si è fatto sparare, o è stato fatto a pezzi da una bomba, mentre difendeva i suoi Padroni.

 

Il perfetto schiavo viene educato con cura da una famiglia con un grado elevato di “Istruzione” certificata dai suoi Padroni, e viene programmato nel suo cervello, fin dalle prime parole balbettate, a credere a tutto quello che viene “Scritto” dai suoi Padroni nei libri, e che viene “Raccontato” dai suoi Padroni nei film e nella TV.

 

Il perfetto schiavo apprezza moltissimo i “Vantaggi” del suo stato di schiavo, impara con cura a memoria le “Leggi” del suo allevamento di schiavi, e controlla che tutti gli schiavi intorno a lui seguano le stesse “Leggi” con lo stesso entusiasmo.

 

Il perfetto schiavo non guarda mai oltre il recinto del proprio allevamento di schiavi, non dubita mai della profonda “Giustizia” delle punizioni che gli vengono imposte dai suoi Padroni, e non aspira mai a nulla che non sia previsto nelle normali “Ricompense” elargite dai suoi Padroni.

 

Il perfetto schiavo sbava come un cane guardando la ricca tavola dove si abbuffano i suoi Padroni, si siede ad uggiolare tristemente pregando per qualche briciola degli avanzi, e non oserebbe mai “Allungare la mano” per prendersi una fetta di tutta quell’abbondanza, riservata esclusivamente ai suoi Padroni.

 

Il perfetto schiavo, abbandonato a se stesso, entra in uno stato di disperazione totale, non è “Fisicamente” e “Psicologicamente” in grado di provvedere a se stesso, non è “Intellettivamente” in grado di capire nulla che non sia stato appositamente precotto e preconfezionato dai libri, dai film, e dalla TV dei suoi Padroni.

 

Il perfetto schiavo impara fin da bambino a non “Vedere”, a non “Sentire”, a non “Parlare”, e se opportunamente comandato dai suoi Padroni, entra in uno stato di “Ipnosi” totale, e spegne completamente il proprio cervello a livello vegetativo.

 

Il perfetto schiavo diffida di chiunque non porti una “Catena”, odia ferocemente chi vive al di “Fuori” del suo allevamento, e se opportunamente programmato dai suoi Padroni, non avrà alcuna esitazione a perseguitare ed uccidere gli altri Essere Umani, rei del crimine di non essere schiavi “Obbedienti”.

 

Il perfetto schiavo aspira a venire “Promosso” dai suoi Padroni al rango di carnefice e boia, non prova alcun rimorso, disprezza gli altri schiavi di rango inferiore, è instancabile nell’inventare continuamente nuove forme di obbedienza e sottomissione, per compiacere i suoi Padroni e mantenere i propri “Privilegi”.

 

Il perfetto schiavo non dubiterebbe nemmeno in punto di morte della “Giustizia” del suo stato di schiavo, aspira a vivere il più a lungo possibile nello stesso allevamento di schiavi, e spera ardentemente di poter rinascere incarnato nella vita futura, sempre al servizio dei suoi Padroni, se potesse, incatenerebbe perfino la propria anima, per non perdere il proprio “Posto” duramente conquistato all’interno dell’allevamento di schiavi.

 

 

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Vivere nella paura e nel terrore
In questo consiste l’essere uno schiavo
Se hai paura di perdere qualcosa
Ti verrà portato via comunque

Rinuncia ad ogni certezza e gioca il tutto per tutto
Vivi da Essere Umano Libero
Insorgi contro i Padroni del Mondo
O muori lentamente da schiavo baciando le tue catene

Combattiamo da tanto tempo, e tutti noi abbiamo perso molte cose e persone care, ma non siete soli! Ci sono sacche di Resistenza in tutto il Pianeta! Se state ascoltando, siete la Resistenza!

contronews.org

02.02.2026

Fonte: https://contronews.org/il-decalogo-del-perfetto-schiavo/

Un ringraziamento a owonimo per la segnalazione sul Forum di CDC