Su libero.it scrivono : l'Iran ha un nuovo dittatore.
E spiegano, ma non l'ho letto, chi sarebbe costui: peccato perché io avrei invece proseguito nel titolo spiegando che , noi occidentali, purtroppo abbiamo sempre gli stessi dittatori. E avrei citato "la commissione europea", giusto così a caso, mentre avrei fatto presente come esistano , sempre in Europa, ancora i regni. Ora mi domando se sia giusto che si inciti, sobillando popoli di altre nazioni, a scendere in piazza per cacciare via chi lì governa, mentre si applaudono il re del Marocco o si fanno affari e ci si complimenta con i sauditi o gli emiri . Del resto, sempre per restare in Europa ma spostandoci in Africa, non possiamo non ricordare che ancora oggi aziende europee, sostenute da regnanti, gestiscono le risorse delle ex colonie: ex solo di nome. Poi in giro ci sono false democrazie, e l'elenco è lungo. Giusto qualche nome, Italia, India, Brasile, Francia, Germania eccetera. Poi ci sono paesi dove le autorità compiono azioni riprovevoli, come in Australia o in Canada durante il covid ad esempio, dove non scorderemo le persone portate via di casa o i c/c dei camionisti che venivano bloccati, mentre da noi si usavano gli idranti per evitare le proteste (poi hanno fatto il dl sicurezza per risparmiare sugli idranti). Però, tornando al titolo, fa sorridere il servilismo verso il potere. Gente ignobile.
Mi viene segnalato che non avrei rispettato le regole della comunity : non so in quale post avrei commesso simile crimine. Da parte mia non mi sovviene di aver chiamato alle armi qualcuno, ma solo di aver chiesto forse la collaborazione , gratis et amore dei , di chiunque se la senta di offrire consigli e dritte per aiutare il prossimo ad affrontare e superare i momenti bui e difficili. Se questo è un crimine, allora sì, sono colpevole e non mi pento e lo rifarei e, se dovessi restare ospite su questa piattaforma lo rifarò. Se al contrario mi si chiede se son favorevole a immigrazione clandestina, a mettere gli abitanti italiani in Italia allo stesso livello di chi , tra mille difficoltà e inganni, arriva nella nostra nazione, allora dico "prima gli italiani", senza voler mandare via nessuno: a meno che, chi arriva qui , spinto da consigli sinistri e opportunisti, voglia imporre il proprio modo di vivere, tradizioni comprese, ai nostri cittadini, o pretenda di scavalcare gli italiani in graduatorie per case popolari o asili. Insomma chi vuole capire capisce e ha capito. Se un Konarè sostiene che gli africani devono restare in casa propria e aiutare la propria patria, non capisco perché noi italiani dobbiamo emigrare e non aiutare, invece, la nostra nazione: forse perché si continua a svendere ogni piccola realtà quando è ancora buona? Forse perché i politicanti da strapazzo e venduti , non hanno alcun interesse a che in patria si riprendano le produzioni di beni che abbiano regalato dai tempi del Britannia? Beh, penso di aver ragione se abbiamo gente che manda soldi e armi in Ucraina, invece di raddoppiare i binari dei treni, crea produzioni agricole all'estero invece di migliorare le condizioni di lavoro degli agricoltori magari collegando i mille e più laghetti e invasi artificiali che sono presenti in tutta Italia. O forse dobbiamo continuare a spendere denaro per produrre armi da regalare (anche se in realtà poi i soldi rientrano nelle tasche giuste, come dimostrato da ciò che hanno fatto i dem in Usa) o invece è meglio comprare vaccini o pseudo vaccini inutili, mentre sarebbe meglio costruire case popolari o acquistarne da destinare ai cittadini italiani? Vogliamo parlare di come sono ridotte le scuole ? No, aspettiamo la riapertura delle scuole, magari con l'arrivo di piogge di computer e altre diavolerie che non sono indispensabili. E voi che censurate, dovete spiegare perché fate le parti ai cornuti, invece di invitare i vostri utenti a riflettere su temi simili a quelli che ho esposto, ma anche spingere le persone a fare qualcosa per il proprio paese che, mi dispiace per chi sta al colle, il mio paese è l'Italia e non l'Europa, e i miei rappresentanti sono , ahimè , i politici che siedono in parlamento o in regione o nei comuni, non certo quelli della commissione europea o del parlamento europeo che, ricordiamolo, conta come l'asso di bastoni, dato che non ha nessun potere. Poi se volete , cancellate pure questo post ,censori dei miei stivali.
Dalla faccenda del deep learning e dell’interesse manifestato dalle autorità europee per gli sviluppi dell’intelligenza artificiale c’è veramente molto da imparare. Il fatto che la Commissione europea abbia “reagito” al ritardo scientifico accumulato rispetto a USA e Cina elaborando un papello di “linee guida etiche” elaborato addirittura da “52 esperti” ci fa, intanto, capire una delle tare forse irrimediabili del modello politico inter-statuale in cui si concretizza la UE: la tara della burocratizzazione bizantina, il baco del legislatore folle, l’idea malata che si possa governare una società, il suo immenso territorio e l’avvenire dell’una e dell’altro, attraverso una minuziosa ed esasperante regolamentazione.
Sessanta professori hanno firmato un appello contro “ le politiche fiscali del governo” il quale, irresponsabilmente, ha avviato iniziative come il reddito di cittadinanza e “quota 100” che “incrementano le prestazioni sociali di oltre 48 miliardi di euro”, con coperture insufficienti. Ciò, a loro parere, farà inevitabilmente lievitare il deficit. Orrore! Inoltre, le cose potrebbero persino peggiorare con l’introduzione della flat tax che porterebbe il disavanzo a livelli ancora più incontrollabili. Doppio orrore senza libidine! Chi sono questi insigni luminari della triste scienza così preoccupati per le casse dello Stato? Alcuni di loro, in questi anni, hanno ricoperto incarichi ministeriali eppure i loro contributi non hanno invertito la situazione disastrosa (Brunetta e Padoan), altri hanno amministrato aziende o organismi di
Il Giudice Franklin Dehousse della Suprema Corte si pone il problema se questa istituzione stia distruggendo la trasparenza politica nell’Unione Europea.
È una domanda retorica.
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Volendo andare alla radice del problema, questo diventa stupefacentemente semplice.
L’Unione Europea non è dotata di una Costituzione, una Carta Fondamentale od un documento analogo approvato dal Popolo sovrano con un referendum
Nel 2007 fu fatto un tentativo, ma il testo di allora fu bocciato da referendum tenuti in Francia e nei Paesi Bassi: da allora non se ne parlò più.
Nel contempo l’Unione Europea è dotata di una Suprema Corte, ossia di un organo composto da persone nominate, non elette, che dovrebbe applicare una costituzione che non esiste.
Se non fosse materia seria, sarebbe facile argomento di battute sferzanti.
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All’epoca sia il Consiglio Europea, sia l’Europarlamento sia di conseguenza la Commissione europea erano tutte e tre totalmente dominate dalla componente liberal socialista.
«The General Court of the EU said Thursday the European Commission was not allowed to change nitrogen oxides limits for cars when it introduced a new, more realistic, test. It ruled in favour of the cities Paris, Brussels, and Madrid, which had challenged the decision by national governments to accept a commission proposal to allow a 168 mg/km limit while EU law had set a 80 mg/km limit»
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«The General Court in Luxembourg sided with the capitals on Thursday, ruling the Commission did not have the power to change the emissions limits as it had done»
In parole poverissime.
La Commissione Europea non può cambiare le leggi europee in atto.
Eppure per cinque lunghi anni questa è stata la tradizione operativa di codesta Commissione Europea, che si è comportata come se fosse stata al di sopra di ogni legge.
Fine di un delirio di onnipotenza. Si auspica che a maggio questi esseri rimangano a casa loro.
Poi si arrovellano per capire come mai la gente li voglia mandare a casa.
Il problema della fake news è scottante. Pensate che ci sono persino persone che dicono che la Commissione Europea lavori in segrete conventicole invece che alla luce non si dice del sole, ma almeno di un moccolo.
Ogni riunione il relativo gettone di presenza: presenza del resto inutile se la riunione fosse stata debitamente registrata.
Notizie artatamente false, calunniatrici, che diffamano galantuomini tutto loggia e lavoro, stanno circolando con sempre maggiore insistenza. Voci che influenzeranno i risultati elettorali, che vada bene.
Per difendere il proprio buon nome, nome nel quale bacchettano quei monelli degli italiani che sforano i budget come fossero panna montata, i gerarchi hanno agito come loro solito: hanno costituito delle commissioni, dei gruppi.
«Earlier this year, the European Commission set up an expert group on fake news. It is one of more than 700 expert groups»
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«Of the 775 groups set up by the European Commission to receive advice from outside experts, no more than 12 have decided to conduct their meetings in public»
’Unione Europea dichiara guerra al vino italiano. Ok ai falsi made in italy‘ Titolano così diversi giornali in questi giorni commentando la modifica del regolamento europeo 607/09 da parte della Commissione, che toglie l’obbligo di origine delle uve per il vino da tavola. Una situazione che ha fatto emergere una lunga serie di “atti di guerra” dell’Unione Europea ai prodotti italiani, l’arma più efficace per colpire a morte il Bel paese. “Disconoscere il diritto alla comunicazione del marchio “made in” comporta soprattutto la progressiva dissipazione del patrimonio delle originalità, delle identità, delle storie, delle culture e delle tradizioni generatosi anche attraverso il mercato nel corso di millenni”. Negare ai consumatori il diritto di distinguere in base alla reputazione dei territori diventa dunque un ulteriore strumento al servizio del progetto europeo di omogeneizzazione della società e di appiattimento delle sensibilità dei consumatori esclusivamente sulla dimensione economicistica e materialistica del prezzo. “L’immenso giacimento di umanità di cui sostanzia il patrimonio dei distretti industriali italiani unitamente alle caratteristiche e peculiarità dei nostri prodotti deve essere necessariamente vilipeso e svilito, in modo da poter essere quindi sacrificato e
L’Europa e l’ONU si accingono a mettere nero su bianco le regole definitive sull’immigrazione, che saranno valide per tutti i Paesi. E’ la costruzione di un vero sistema per la mobilità umana, che prevede società aperte, accoglienza, e zero respingimenti. Lo scopo? Nel mondo globalizzato anche gli esseri umani devono essere rapidamente spostabili come le merci. Opporsi? Non è previsto.
di Francesca Totolo
Partiamo dall’ultima trovata che arriva dalla Commissione Europea.https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/factsheet_ec_format_migration_partnership_framework_update_2.pdf
I Paesi membri dell’Unione Europea che hanno mostrato più solidarietà nell’accoglienza dei migranti, come Grecia e Italia, saranno premiati dai fondi strutturali del prossimo budget UE 2021-2027. Chi invece si mostrerà refrattario a fare la sua parte a favore degli immigranti e sul rispetto dello stato di diritto, come Ungheria e Polonia, si troverà penalizzato. Continue promesse da Jean-Claude Juncker e Frans Timmermans, sempre disattese, che sembrano piuttosto voler colpire gli Stati Visegrad e l’Austria, rei di voler difendere gli interessi dei propri connazionali invece di aprire le frontiere agli stranieri indiscriminatamente.
Le dichiarazioni della Commissione Europea arrivano in seguito all’incontro pubblico del 16 aprile scorso voluto da George Soros. Durante il meeting, lo speculatore ungherese ha esposto le sue ragioni a Timmermans (Vice Presidente della Commissione Europea) contro il governo ungherese guidato dal Premier Viktor Orbán a proposito del pacchetto legislativo “StopSoros” che ha portato alla chiusura della sede della Open Society Foundations di Budapest e a quella, che sarà definitiva nel 2021, della Central European University fondata e finanziata dalla fondazione di Soros.
I legami di amicizia e stima personale che legano George Soros, Jean-Claude Juncker e Frans Timmermans sono chiari e noti da tempo. Lo stesso Vice Presidente della Commissione Europea parla di un rapporto che lo lega al magnate da più di vent’anni e di condividere il suo impegno a favore della “società aperta”. Come sono noti i pranzi informali, che si svolgono mensilmente a Bruxelles, dove i tre eMartin Schulz condividono le proprie opinioni e le possibili soluzioni da portare in Commissione.
“Una discussione che può indebolire le norme su pesticidi e qualità del cibo”, controbatte così la campagna Stop TTIP/Stop CETA che pubblica un documento interno dell’UE con l’agenda dei lavori e lancia un appello:
“La prossima settimana a Ottawa i nostri diritti saranno messi in discussione da un comitato tecnico non trasparente. I nuovi parlamentari intervengano subito”.
CETA:cosa sta succedendo?
Il 26 e il 27 marzo a Ottawa si terrà la prima riunione del Comitato congiunto sulle misure sanitarie e fitosanitarie creato dal CETA, l’accordo di libero scambio concluso tra Unione Europea e Canada e in via di ratifica nei Parlamenti degli Stati membri, Italia compresa.
Un comitato composto da rappresentanti della Commissione Europea, del Governo canadese, delle imprese e degli enti regolatori, senza alcuna traccia di organismi eletti. Per denunciare la scarsa trasparenza di questi meccanismi, la campagna StopTTIP/StopCETA pubblica un documento ad accesso ristretto trapelato dagli uffici della DG Sante della Commissione UE, che contiene l’agenda del meeting a porte chiuse.
Il problema è, dunque, che ci sono molti temi che interessano cittadini e produttori agricoli che però verranno affrontati in segreto e fuori dal controllo diretto dei Parlamenti o della società civile.
“I tecnici europei e canadesi, insieme ai rappresentanti del settore privato, si scambieranno informazioni sulle nuove leggi che riguardano la salute animale e delle piante, così come sulle ispezioni e sui controlli. Discuteranno anche di linee guida che determineranno l’equivalenza tra prodotti europei e nordamericani, così come dell’impatto sulle importazioni causato dai limiti per le sostanze chimiche”, scrivono da StopCETA.
Non solo, da chiarire c’è anche il mancato rinnovo da parte dell’UE per i prodotti contenenti Picoxystrobin, un fungicida considerato altamente rischioso per animali terrestri e acquatici. E ancora tutto il capitolo glifosato.
Dopo il rinnovo dell’autorizzazione per altri 5 anni da parte della Commissione Europea, infatti, alcuni Paesi hanno deciso, entro i loro confini, di varare norme più stringenti per l’uso di questo diserbante, accusato di essere probabilmente cancerogeno per l’uomo. Regole più dure, in definitiva, sono viste come un problema per il libero commercio, anche se tutelano consumatori ed ecosistemi.
Toccherà al comitato tecnico capire come superare l’ostacolo del principio di precauzione. Stesso discorso per il commercio di animali vivi e carni, con la richiesta dei nordamericani di semplificare la certificazione dei loro prodotti.
“Il rischio che abbiamo preannunciato in questi anni di mobilitazione alla fine si realizza”, sottolinea Monica Di Sisto, portavoce della campagna italiana che coordina più di 200 organizzazioni nazionali e 50 comitati locali.
Cosa chiede la campagna StopCETA
Due richieste urgenti: la prima ai parlamentari europei più impegnati, perché convochino la Commissione Ue in audizione chiedendo spiegazioni sui contenuti di questo incontro e la piena trasparenza degli argomenti trattati; la seconda ai neoeletti parlamentari italiani, che prenderanno posto nelle Camere rinnovate il 23 di marzo.
“Molti di loro hanno firmato il decalogo “#NoCETA – #Nontratto”, per la costituzione di un gruppo interparlamentare Stop CETA. Ora esercitino il diritto al controllo in nome e per conto degli italiani, chiedendo conto al Governo ancora in carica e al Ministero dell’Agricoltura di quali indicazioni, richieste ed eventuali veti si è fatto interprete davanti alla Commissione Europea”.
“Un matrimonio infernale” così le associazioni ambientalistiche e di agricoltori hanno ribattezzato la sempre più probabile fusione tra Monsanto e Bayer, i due colossi del biotech, dopo l’ok con riserva da parte dell’Unione europea. le due società, una americana e l’altra tedesca, porteranno in dono per le nozze 66 miliardi di valore, anche se Bruxelles ha chiarito che per dare il suo assenso definitivo, Bayer dovrà cedere attività per circa 6 miliardi di euro. Come riporta Repubblica, la compagnia tedesca dovrà cedere buona parte del settore sementi “tra cui quelle del cotone e della soia e l’intero comparto ortofrutta, della piattaforma di ricerca per il grano ibrido e di alcuni erbicidi a base di glifosasto nel Vecchio continente”. La fusione tra le due società ha ottenuto il via libera da 30 autorità nazionali, adesso manca solo l’ok dal parte del Dipartimento di giustizia degli Usa.
Bayer-Monsanto, un’operazione finanziaria sulle spalle degli agricoltori
La Commissione Ue ha approvato l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer, a condizione che si attuino «gli ampi rimedi» proposti per eliminare i dubbi dell’Ue rispetto alle sovrapposizioni su sementi, pesticidi e agricoltura digitale. «La nostra decisione assicura concorrenza e innovazione, perché i rimedi delle parti, che valgono più di sei miliardi di euro, soddisfano pienamente i nostri problemi di concorrenza» ha detto la Commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, che adesso dovrà verificare il rispetto degli impegni presi dall’azienda di Leverkusen. Fino a quel momento la fusione è approvata, ma non potrà concretizzarsi.
Siamo contenti che la commissaria Vestager sia tranquilla. In effetti, noi lo siamo un pochino meno. Ecco cosa succederà in concreto:
Un fertilizzante su quattro sarà venduto dal nuovo colosso industriale
Un pacchetto di semi su 3 sarà prodotto da Bayer-Monsanto
Un fitofarmaco su 4 avrà il logo Bayer
Non possiamo che ribadire la preoccupazione di Carlo Petrini: «Una concentrazione del genere in un settore strategico come quello della produzione alimentare non si è mai vista. Senza contare che, parallelamente, anche altri colossi chimici si stanno avventurando in fusioni della medesima portata. Questo significa, senza mezzi termini, una pericolosa perdita di sovranità. Significa che per produrre il cibo saremo sempre più dipendenti da decisioni prese nel chiuso di consigli di amministrazione che hanno come mandato la massimizzazione di fatturati, profitti e dividendi. Nulla di nuovo, se non le proporzioni di questa concentrazione, è il mercato globale alla sua massima espressione».
«Continueremo a vigilare sui comportamenti dei giganti del mercato. Una tale concentrazione di potere non può che indurre alla massima prudenza»: questo il primo commento di Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. La questione è tutt’altro che ristretta alle sue conseguenze sui mercati finanziari, fa notare Pascale: «La fusione Bayer-Monsanto, ultima di una serie di mega-acquisizioni nel settore agrochimico, chiama in causa il confronto sugli organismi geneticamente modificati nonché la questione glifosato, rispetto alla quale tutto si è fatto tranne che chiarezza. Anche a causa dello strapotere di Monsanto sulla ricerca scientifica».
Se le prime fusioni potevano essere comprese in una logica di razionalizzazione dei costi, conclude il presidente di Slow Food Italia, ora non c’è nemmeno questa giustificazione: «La ricerca procede ormai su segmenti molto specializzati. Qui siamo di fronte a mere operazioni finanziarie, che non apportano alcun beneficio al progresso scientifico e puntano semmai a ricavare ulteriori margini di guadagno a scapito degli agricoltori e dei consumatori».
Il Grande Fratello sorveglia i contadini
C’è poi un aspetto, sottolineato nella lettera aperta alla commissaria europea Margrethe Vestager inviata ieri da Slow Food e altre associazioni, che vale la pena di ricordare.
Oltre a consegnare più di un quarto del mercato mondiale di sementi e pesticidi nelle mani di un’unica multinazionale, la fusione Bayer-Monsanto pone interrogativi preoccupanti sulla quantità di dati che il neonato colosso si troverà a maneggiare: «Bayer-Monsanto – si legge nella lettera – diventerà il principale protagonista della raccolta di dati, esponendo gli agricoltori a rischi e problematiche simili a quelli che stanno interessando piattaforme come Google, Amazon e Facebook».
In assenza di un quadro giuridico preciso, mettono in guardia le associazioni, l’operazione consentirà all’azienda di accumulare, controllare e monetizzare enormi quantità di dati, anche a discapito dell’innovazione di settore e dei concorrenti.
L’inciucio Basf-Bayer
Come dicevamo all’inizio, il sì della Ue è condizionato: per ottenere l’ok definitivo di Bruxelles, il gruppo tedesco dovrà cedere attività per circa 6 miliardi, ovvero parte del settore sementi, l’intero comparto ortofrutta e la piattaforma di ricerca per il grano ibrido e per erbicidi a base di glifosato. La Commissione infatti temeva un monopolio, e allora Bayer ha dovuto indicare un soggetto cui indirizzare le misure correttive della proposta di fusione. Il soggetto in questione è stato individuato nella tedesca Basf, cui Bayer si impegna a trasferire le linee di ricerca per gli erbicidi non selettivi, in modo da permettere alla società concorrente di trovare prodotti alternativi al glifosato e immettere sul mercato erbicidi non selettivi. Non aspettavamo altro…
Anche in questo caso la commissaria Ue si dice soddisfatta: «Basf è un acquirente adatto» dice Vestager, perché «al momento non vende semi o erbicidi non selettivi, è proprietaria di un pesticida globale complementare a quelli prodotti da Bayer-Monsanto e ha la forza finanziaria necessaria per competere». Contenta lei.
I prossimi passi
Ora la Commissione dovrà stabilire se le garanzie offerte funzioneranno nella pratica: Bayer e Basf devono fornire ulteriori prove alla Commissione sulla capacità di Basf di gestire e sviluppare l’attività ceduta da Bayer e diventarne concorrente vero, soprattutto per quanto riguarda diserbanti e prodotti derivati dai semi. Solo allora Bayer potrà procedere alla fusione con Monsanto. La Commissione si pronuncerà sull’accordo Bayer-Basf entro il 16 aprile.
Con il consenso definitivo dell’Europa, la fusione otterrebbe il via libera da 30 autorità nazionali, la metà di quelle necessarie. L’ultimo ostacolo consistente da superare diventa quindi l’approvazione dal parte del Dipartimento di giustizia degli Usa.
A cura di Michela Marchi e Andrea Cascioli m.marchi@slowfood.it a.cascioli@slowfood.it
Ancor prima di inaugurare il suo quarto mandato, Angela Merkel ha messo a segno un altro colpo decisivo per l’assoluto potere tedesco in Europa: la nomina di Martin Selmayr, suo uomo, del CDU, feroce anti-italiano, a Segretario Generale della Commissione Europea. Una elevazione per mezzo di trucchi all’apice della burocrazia burocratica insindacabile, vero governo e “deep state” della UE: Selmayr ha sotto di sé 33 mila dipendenti; “duro, invasivo, autoritario, prevaricatore”, per le sue mani passano obbligatoriamente tutti i dossier che contano; ovviamente è anche lui che fa le pulci ai bilanci nazionali, e il nostro non gli piace. Sua caratteristica, l’arrogante e continua ingerenza e sconfinamento nella politica propriamente detta: basta dire che questo burocrate da nessuno eletto sta imponendo come capolista del PPE (Partito Popolare Europeo) il politico francese Michel Barnier, di cui lui stesso ha favorito l’ascesa (facendone il negoziatore della Brexit), con la scusa che Barnier è Macron-compatibile, ma in realtà perché è un burattino nelle sue mani.
(Il nuovo Hitler è il giovane dietro l’alcolista).
Come sempre quando il potere tedesco sconfina nell’illegalità, anche in questo caso la Merkel non si è sporcata le mani direttamente; ha fatto “promuovere” Selmayr da Juncker. L’illegalità sta nel fatto che Juncker dovrebbe nominare il segretario generale scegliendolo fra i direttori generali o aggiunti; invece Selmayr era il suo capo di gabinetto, non aveva titolo di direttore. Un caso di nepotismo, ma in qualche modo a rovescio: Juncker, deve alle trame di Selmayr la sua ascesa a capo della Commissione, il “governo” della UE; lo ha letteralmente “inventato” come candidato nel 2014. In cambio, Juncker – che sappiamo spesso ubriaco – ha sempre lasciato dirigere al suo servo-padrone l’istituzione: infatti Juncker “non ha mai presieduto una sola volta le riunioni di gabinetto”, ha rivelato Libération: “e tutti quelli che vogliono accedere al presidente, compresi i capi di Stato e di governo, devono passare per Selmayr” .
E’ stato un golpe da harem ottomano
La presa di potere nella UE ha avuto il carattere di un putsch,fra trame occulte, scambi di favori fra eurocrati e colpi di mano che definire “da basso impero” è offensivo per il basso impero; bisogna evocare qui la corte imperiale cinese o l’Harem ottomano, il che rivela il punto di marcescenza e corruzione cui è giunto il potere incontrollato e anti-giuridico dell’eurocrazia di Bruxelles, fra giannizzeri ed eunuchi di corte. Solo un caso fra tanti: Selmayr ha scavalcato i direttori generali (aventi titolo) con la complicità della direttrice generale alle risorse umane, la greca Irene Souka, che lui, diventato segretario generale, ha subito ricompensato in questo modo: tenendola nella lucrosa e influente carica anche dopo l’età di pensione, e prolungando ugualmente oltre la pensione quella del marito della Souka, il direttore generale all’energia,il francese Dominique Ristori. In pratica, il Segretario sta rendendo a vita le poltrone eurocratiche, una trasformazione della burocrazia sovrannazionale in sistema feudale-familiare da impero germanico, dove l’imperatore regala sinecure e feudi a vita a vassalli e valvassori fedeli.
E che fanno i politici? I gruppi dell’euro-parlamento hanno incaricato di indagare sulla promozione di Selmayr una commissione, quella del controllo del budget (sic) che però, guarda caso, è presieduta da una tedesca; e alla richiesta non si è accodato il PPE, il più potente dei gruppi, egemonizzato dalla la CDU della Merkel, che ne è il deus ex machina. Sapendosi intoccabile, l’arrogante super-eurocrate ha spostato il suo ufficio di Segretario Generale presso quello di Juncker: in modo che continuerà anche a presiedere le riunioni di gabinetto al posto dell’alcolista suo burattino. A giocare su due tavoli: insieme segretario generale e capo dello staff di Juncker, che , lui, nel 2019 non si candiderà e sparirà nel nulla.
“Una concentrazione di potere senza precedenti nella storia dell’istituzione – ha scritto Libération – dove il livello politico e il livello amministrativo sono stati separati da porte stagne [sì, come no]. Peggio: intende porre anche il servizio giuridico, fino ad oggi indipendente, sotto la sua tutela e nominarvi la sua creatura, Clara Martinez Alberola, nominata da Juncker proprio adesso suo numero due.
Il nonno di Selmayr, Josef, era un generale di brigata di Hitler, condannato a 15 anni per crimini nei Balcani.
Insieme con l’avvenuta scelta di Luis De Guindos come vicepresidente della Banca Centrale Europea, che serve poi per mettere alla presidente della BCE un tedesco, ovviamente il capo della Bundesbank, è una vero e proprio totalitarismo compiuto quello che Berlino ha instaurato sopra i paesi e popoli europei.
La dittatura totalitaria, che gli ingenui antifascisti immaginano di essere pronti a rintuzzare – purché si presenti con stivali, divisa militare e baffetti – si presenta invece così, con una concentrazione di potere illegale e inaudita di un burocrate di cui non conosciamo la faccia, e se la vediamo in foto, non ci dice niente.
E anche questa volta, i nostri politici, le nostre opinioni pubbliche, e media, gliel’hanno lasciato fare. I giornali ne hanno parlato, anche se nelle pagine interne, ma i governanti, i parlamentari europei e nazionali, i Macron Gentiloni e i Rajoy, le Mogherini e i Tajani, silenzio: segno di una complicità profonda fra i “politici” – che vanno e vengono – e il superburocrate, inamovibile. Selmayr ha 47 anni. Resterà in carica almeno 20.
Germania, solo paese sovrano nella UE
E’ appena il caso di ricordare che la dittatura tedesca sulla Comunità Europea, e la complicità degli altri a questa deriva, non data da oggi.
Nasce negli anni 1990, quando un funzionario tedesco della Commissione Europea, probabilmente con le migliori intenzioni di opporsi al dirigismo e burocratismo ani-popolare, accusò davanti alla Corte Costituzionale di Karlsruhe il trattato europeo sulla moneta unica , sostenendo che era contrario alla Costituzione tedesca. La Corte di Karlsruhe sancì, invece, che il trattato non infrangeva la Costituzione tedesca – ossia la sovranità tedesca. Ma così, la Corte di Karlsruhe si è dichiarata anche la responsabile di ultima istanza per giudicare se un trattato europeo vincolante per lo Stato tedesco, e se potesse o no essere inserito nel sistema giuridico della federazione.
Un cambiamento epocale, dopo 40 anni di giurisprudenza europeista, che riteneva le leggi della Comunità superiori alle leggi nazionali, Di fatto, in tal modo, la Germania si dichiarava il solo stato sovrano dell’Europa. E mentre tutti gli altri stati europei, in particolare dopo il trattato di Maastricht nel 1993, accettavano di essere soggetti senza condizioni alle leggi UE. “Solo la Germania dichiarava così che il proprio diritto, in caso di conflitto, doveva prevalere”, ha scritto John Laughland: “Questo poneva la Germania, nei confronti del resto dell’Europa, in posizione non dissimile da quella che aveva la Prussia all’interno del Reich germanico dopo il 1871”.
Anche la nostra Corte Costituzionale, bastava facesse lo stesso. Che i nostri governi, esigessero l’uguaglianza giuridica di tutti i paesi membri: o anche la Germania soggetta alle normative europee, o nessuno. Stupidità, servilismo, “europeismo” angelistico, fiducia nella “bontà” tedesca? Idiozia pura. Ed eco la Germania di oggi
“il suo dominio è assoluto sull’Europa, mi scrive Nicolas Bonnal: “252 miliardi di eccedente commerciale. La Germania domina e controlla il continente rovinato dal suo euro, controlla le elezioni che non le piacciono (Portogallo e Grecia), le sopprime (Italia), o ordina per chi votare (Macron in Francia). Come ha ben visto Emmanuel Todd, la Germania dirige l’offensiva ad Est contro la Russia, perfino più di Donald Trump”, allineata col Deep State, mentre fa il doppiogioco mantenendo con la Russia rapporti economico-energetici di primo piano, mentre obbliga noi ad applicare le sanzioni americane.
Dal 1814, da quando ha sconfitto Napoleone, dice Bonnal, “la mira tedesca è liquidare la Francia, poi cacciare la Russia e la Gran Bretagna dal continente europeo sotto dominio tedesco. L’appetito ai tedeschi viene divorando. Balthazar Graciàn: è il difetto dei tedeschi, hanno un appetito divorante” ( Anche Dante vide soprattutto, come proprio del carattere tedesco, l’ingordigia: “tedeschi lurchi”).
Se un giorno l’armata dei russi invaderà l’Europa, dovremo salutarli come liberatori – noi schiavi non essendo stati capaci, per viltà, di liberarci da soli.