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domenica 25 marzo 2018

Il governo italiano, nel totale silenzio mediatico, ha approvato il CETA

Il premier canadese Justin Trudeau si trova in visita a Roma. Come al solito, sui media nazionali e sui Tg la notizia verrà trattata come un fatto di folklore: gli abiti della first lady, la visita ai monumenti, le solite dichiarazioni di facciata sul terrorismo. Il quotidiano La Repubblica ha già cominciato con un articolo che lo ritrae in una foto con la maglietta di Francesco Totti. Aprite l’articolo in questione e cercate nel testo la parola “Ceta”: nessun risultato. Non è un caso.
IL TRATTATO APPROVATO NEL SILENZIO STAMPA. Il Ceta è il nuovo trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada. Il Consiglio dei Ministri italiano, guidato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, lo ha approvato pochi giorni fa. Ne avete sentito parlare? Se non ne sapete niente non è perché vi siete distratti, ma perché nessun giornale e nessun Tg ne hanno parlato. Per averne conferma ufficiale bisogna andare sul sito del governo e scorrere verso fondo pagina il comunicato del 24 maggio, così a un certo punto si trova questo breve comunicato: «Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha approvato un disegno di legge di ratifica […] dell’Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016». È tutto.
I MOTIVI DELLA VISITA DI TRUDEAU A ROMA. Ovviamente a questo punto è facile capire che il premier canadese non si trova a Roma per rendere omaggio a Francesco Totti, come si potrebbe pensare leggendo La Repubblica. All’approvazione del Consiglio dei Ministri deve seguire infatti quella del Parlamento, e la delegazione canadese si trova in Italia per parlare con il governo innanzitutto di questo passaggio politico. Per averne conferma bisogna però consultare qualche articolo sulla visita scritto sui media canadesi, dove si leggeche il premier canadese «si è trattenuto a Roma dopo aver partecipato al G7 di Taormina per promuovere l’approvazione dell’accordo di libero scambio Ceta». Finalmente la verità.
COSA PREVEDE L’ACCORDO “CETA”. Il trattato di libero scambio tra Canada e Ue, è in tutto e per tutto analogo all’ormai naufragato Ttip, e stabilisce le nuove regole commerciali tra gli stati che lo ratificano. Il Ceta contiene alcuni dei punti più controversi del Ttip (elencati in maniera completa in questo articolo), come l’introduzione dell’Investment Court System (Ics): la corte bilaterale a protezione degli investimenti che dà alle imprese la facoltà di fare causa ai governi che legiferano contro i loro interessi, ad esempio aumentando il costo e le tutele sul lavoro o decidendo di limitare la circolazione o la pubblicità di determinati beni per la tutela della salute (come già avvenuto in passato sulle sigarette, con la Philip Morris che fece causa alla Norvegia). Inoltre molte multinazionali americane, tra le quali Walmart, Chevron, Coca Cola e Monsanto, hanno delle società controllate canadesi, e quindi il Ceta permetterà loro di operare nei mercati dell’Ue in condizioni più favorevoli anche in assenza del Ttip.
UN TRATTATO VOLUTO DALLE MULTINAZIONALI. Il Ceta blocca i mercati canadese ed europeo agli attuali livelli di liberalizzazione dei servizi privati e pubblici, rendendo difficile impedire alle aziende canadesi di entrare nei servizi pubblici dell’Ue e rendendo di fatto molto difficile la ripubblicizzazione dei settori già privatizzati. Se è vero che, grazie alla battaglia di allevatori, coltivatori e associazioni europee, l’accordo finale prevede la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici, secondo i molti detrattori dell’accordo le clausole dell’accordo garantiscono comunque ampie possibilità di manovra alle multinazionali dell’agroalimentare (e non solo), le quali godranno dell’abbattimento di ogni dazio doganale, portando la loro concorrenza a basso prezzo per mettere in ulteriore difficoltà le aziende e i produttori locali. Secondo uno studio della Tufts University di Boston il CETA potrebbe costare circa 200mila posti di lavoro solo in Europa, specie nelle piccole imprese.
LA MOBILITAZIONE SI COSTRUISCE DAL BASSO. Nonostante il silenzio imposto dai media l’opposizione popolare contro il Ceta si sta strutturando in tutto il continente. E come già avvenuto per il Ttip (l’equivalente del Ceta che era in discussione tra Usa e Ue) può rivelarsi fondamentale per portare il tema all’attenzione dei cittadini e costringere i parlamentari a non votarne la ratifica. Tante le campagna che sono state promosse in questi mesi in Italia attraverso la piattaforma “Stop Ttip e Ceta“. Gli attivisti per oggi, in occasione della visita di Trudeau hanno organizzato anche una campagna di sensibilizzazione attraverso i social network .
http://www.ninconanco.info/il-governo-italiano-nel-totale-silenzio-mediatico-ha-approvato-il-ceta/

giovedì 22 marzo 2018

CETA: AL VIA IL COMITATO SEGRETO SUI PESTICIDI, RIGOROSAMENTE A PORTE CHIUSE

“Una discussione che può indebolire le norme su pesticidi e qualità del cibo”, controbatte così la campagna Stop TTIP/Stop CETA che pubblica un documento interno dell’UE con l’agenda dei lavori e lancia un appello:
“La prossima settimana a Ottawa i nostri diritti saranno messi in discussione da un comitato tecnico non trasparente. I nuovi parlamentari intervengano subito”.

CETA:cosa sta succedendo?

Il 26 e il 27 marzo a Ottawa si terrà la prima riunione del Comitato congiunto sulle misure sanitarie e fitosanitarie creato dal CETA, l’accordo di libero scambio concluso tra Unione Europea e Canada e in via di ratifica nei Parlamenti degli Stati membri, Italia compresa.
Un comitato composto da rappresentanti della Commissione Europea, del Governo canadese, delle imprese e degli enti regolatori, senza alcuna traccia di organismi eletti. Per denunciare la scarsa trasparenza di questi meccanismi, la campagna StopTTIP/StopCETA pubblica un documento ad accesso ristretto trapelato dagli uffici della DG Sante della Commissione UE, che contiene l’agenda del meeting a porte chiuse.
Il problema è, dunque, che ci sono molti temi che interessano cittadini e produttori agricoli che però verranno affrontati in segreto e fuori dal controllo diretto dei Parlamenti o della società civile.
“I tecnici europei e canadesi, insieme ai rappresentanti del settore privato, si scambieranno informazioni sulle nuove leggi che riguardano la salute animale e delle piante, così come sulle ispezioni e sui controlli. Discuteranno anche di linee guida che determineranno l’equivalenza tra prodotti europei e nordamericani, così come dell’impatto sulle importazioni causato dai limiti per le sostanze chimiche”, scrivono da StopCETA.
Non solo, da chiarire c’è anche il mancato rinnovo da parte dell’UE per i prodotti contenenti Picoxystrobin, un fungicida considerato altamente rischioso per animali terrestri e acquatici. E ancora tutto il capitolo glifosato.
Dopo il rinnovo dell’autorizzazione per altri 5 anni da parte della Commissione Europea, infatti, alcuni Paesi hanno deciso, entro i loro confini, di varare norme più stringenti per l’uso di questo diserbante, accusato di essere probabilmente cancerogeno per l’uomo. Regole più dure, in definitiva, sono viste come un problema per il libero commercio, anche se tutelano consumatori ed ecosistemi.
Toccherà al comitato tecnico capire come superare l’ostacolo del principio di precauzione. Stesso discorso per il commercio di animali vivi e carni, con la richiesta dei nordamericani di semplificare la certificazione dei loro prodotti.
“Il rischio che abbiamo preannunciato in questi anni di mobilitazione alla fine si realizza”, sottolinea Monica Di Sisto, portavoce della campagna italiana che coordina più di 200 organizzazioni nazionali e 50 comitati locali.

Cosa chiede la campagna StopCETA

Due richieste urgenti: la prima ai parlamentari europei più impegnati, perché convochino la Commissione Ue in audizione chiedendo spiegazioni sui contenuti di questo incontro e la piena trasparenza degli argomenti trattati; la seconda ai neoeletti parlamentari italiani, che prenderanno posto nelle Camere rinnovate il 23 di marzo.
“Molti di loro hanno firmato il decalogo “#NoCETA – #Nontratto”, per la costituzione di un gruppo interparlamentare Stop CETA. Ora esercitino il diritto al controllo in nome e per conto degli italiani, chiedendo conto al Governo ancora in carica e al Ministero dell’Agricoltura di quali indicazioni, richieste ed eventuali veti si è fatto interprete davanti alla Commissione Europea”.

Dominella Trunfio – GreenMe