Fratelli d’Italia ha sollevato lo scandalo del trattato di Caen. Nel marzo 2015 il governo Renzi per mano dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ha firmato di soppiatto un trattato con la Francia con il quale, senza nessun motivo, l’Italia cede alla Francia zone di mare molto ricche di pesce e di risorse naturali. Grazie alla denuncia di Fratelli d’Italia quel trattato non è stato ratificato dal Parlamento.
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giovedì 26 settembre 2019
mercoledì 5 giugno 2019
RENZI AIUTO’ OBAMA CONTRO TRUMP – Nel Russiagate
Se volete capire perché Trump è atterrato a Londra ed ha preso a male parole la premier May (“nasty”, cattiva), il sindaco e la Meghan, dovete ricordare quale servizio segreto ha fabbricato e diffuso il Rapporto Steele, della spia britannica Chris Steele, che con false informazioni e diffamazioni cercò di dimostrare la collusione di Trump con Putin. https://www.repubblica.it/esteri/2017/01/12/news/spia_inglese_steele_trump-155878877/
Se volete capire perché Matteo Renzi è stato invitato al Bilderberg con la Lilli e Stefano Feltri, bisogna leggere l’articolo di Millenium Report. Il titolo dice già tutto:
The OCCHIONERO CONSPIRACY: come Obama e Renzi hanno colluso per incastrare Trump strumentalizzando l’innocente Giulio Occhionero
Se volete capire perché Matteo Renzi è stato invitato al Bilderberg con la Lilli e Stefano Feltri, bisogna leggere l’articolo di Millenium Report. Il titolo dice già tutto:
The OCCHIONERO CONSPIRACY: come Obama e Renzi hanno colluso per incastrare Trump strumentalizzando l’innocente Giulio Occhionero
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mercoledì 30 gennaio 2019
E nel frattempo?
Quando una persona non riesce (i motivi li vedremo più avanti nel post) a onorare un impegno preso , che cosa fa? Di solito sposta, più avanti, il suo mantenimento. Tipico, a memoria del mio vissuto personale, di chi ti dice "ci sentiamo lunedì , così poi passi e ti saldo il tutto": salvo poi, lunedì sentirsi dire di richiamare mercoledì o a fine settimana. E così via fino ad allungare i tempi, a dilatarli di mesi e mesi. Questo esempio si adatta alla nostra situazione politica, sia nazionale che locale: si era partiti dal voler mandare a casa Gentiloni e il PD, e al non volere FI, ma sopratutto si parlava di euro e di Europa entrambi da cambiare. Invece? Adesso si parla delle elezioni di maggio, e ci spostiamo di 4 mesi, e per quanto si doveva e poteva fare, ecco pronte le priorità e gli imprevisti: un po' come il papà che , non avendo tutti i soldi in tasca, ma essendosi impegnato a comprare un giocattolo o una pizza al taglio al proprio figlio, ecco che dice "peccato, si è fatto tardi e ormai è chiuso". Vedrò domani o dopo di accontentarti. Psicologicamente Fromm o Carotenuto
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martedì 27 marzo 2018
Solo un’élite illuminata ha il diritto di governare il popolo
Sarkozy e la Hathor Pentalpha, superloggia del terrorismo
La lapidazione pubblica di un politico di rango non ha mai un’unica paternità: di solito sono tante le nubi che, a un certo punto, si trasformano in tempesta. E per un ex presidente della Francia, cioè di una delle cinque potenze atomiche con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il solo fatto di essere trattenuto in stato di fermo in una stazione di polizia, alla stregua di un criminale comune, costituisce l’atto d’inizio – il più eclatante – di una vera e propria demolizione a reti unificate. I giornali parlano di vendetta a distanza da parte degli ex fedelissimi di Gheddafi: prima di essere assassinato “su ordine dei servizi francesi”, il raiss di Tripoli avrebbe finanziato sottobanco, in modo cospicuo, la campagna elettorale di Sarkozy per le presidenziali del 2007 (in cambio di cosa?).
Gli italiani ricordano ancora l’irridente impudenza con cui l’allora capo dell’Eliseo, insieme ad Angela Merkel, seppellì in mondovisione il moribondo Berlusconi, incalzato da mille inchieste e travolto dallo scandalo delle “olgettine”. Un sinistro preludio, per l’Italia, all’austerity di lì a poco imposta con il diktat della Bce firmato Draghi e Trichet, corroborato dal crollo delle azioni Mediaset e dall’esplosione pilotata dallo spread. «Gli italiani sono dei bambinoni deficienti, non si sono nemmeno accorti che siamo stati noi a inviargli il “fratello” Mario Monti, il nostro uomo», con l’incarico di sabotare l’economia del Belpaese, precipitandolo nel baratro della crisi: legge Fornero, pareggio di bilancio in Costituzione.
Lo dicono, nell’appendice del bestseller “Massoni” (edito da Chiarelettere a fine 2014), quattro pesi massimi della supermassoneria internazionale, protetti dall’anonimato ma «pronti a manifestarsi, nel caso qualcuno ne contestasse le affermazioni». Non ce n’è stato bisogno: Monti, Napolitano e gli altri si sono ben guardati dal chiedere all’autore del saggio, Gioele Magaldi, di rendere pubblica l’identità di quei quattro “vecchi saggi” del massimo potere in vena di rivelazioni. Accanto a un mediorientale e a un asiatico, a parlare sono uno statunitense (che ricorda da vicino lo stratega Zbigniew Brzezinski, da poco scomparso) e un francese, il cui identikit di eminenza grigia potrebbe benissimo corrispondere a quello di Jacques Attali, già plenipotenziario di Mitterrand e poi “padrino” e king-maker di Emmanuel Macron.
La tesi del libro, assolutamente dirompente, è stata oscurata dai media mainstream: da decenni, il mondo sarebbe nelle mani di 36 Ur-Lodges, potentissime superlogge massoniche sovranazionali. Dopo l’iniziale dominio delle organizzazioni di ispirazione progressista, dall’era Roosevelt fino ai Kennedy, il potere sarebbe passato all’ala neo-conservatrice (Kissinger, Rockefeller, Rothschild) dopo il duplice omicidio di Bob Kennedy e del “fratello” Martin Luther King.
A seguire: una guerra segreta senza risparmio di colpi – da un lato il Cile del massone Pinochet e la Grecia dei colonnelli, ma anche i ripetuti tentativi di golpe in Italia con la complicità della P2 di Gelli, e dall’altro la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo scattata non a caso il 25 aprile (del ‘74). Poi, lo sciagurato patto “United Freemansons for Globalization” per spartirsi la torta mondiale sdoganando il neoliberismo. Con in più una scheggia impazzita: la Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”, nella quale – secondo Magaldi – figura anche il nome di Sarkozy, accanto a quelli del turco Erdogan, protagonista degli odierni orrori in Medio Oriente, e del britannico Tony Blair, l’indimenticato inventore delle inesistenti “armi di distruzone di massa” di Saddam Hussein, ovvero “la madre di tutte le fake news”.
Saddam e la guerra in Iraq, cioè Bush junior, dopo la prima Guerra del Golfo scatenata da Bush senior. Il Rubicone è stato varcato con l’opaco, devastante maxi-attentato dell’11 Settembre (e la conseguente invasione dell’Afghanistan, seguita dalle guerre in Iraq e in Libia, dalla “primavera araba”, dall’atroce conflitto in Siria).
Terrorismo “false flag”, sotto falsa bandiera – da Al-Qaeda all’Isis – secondo un copione basato sulla più accurata disinformazione, fotografato alla perfezione dall’immagine di Colin Powell che, alle Nazioni Unite, agita una prova falsa come la celebre “fialetta di antrace” per raccontare che il regime di Baghdad sarebbe stato pronto a sterminare l’umanità. Non fu solo una drammatica sterzata politica imposta dai “neocon” Usa, sostiene Magaldi: la strategia della tensione internazionale, che produce guerre in Medio Oriente e leggi speciali negli Usa e in Europa per rispondere agli attentati “islamici”, corrisponde alla sanguinosa strategia della “Hathor Pentalpha”, la «loggia del sangue e della vendetta» creata da Bush (padre) dopo la bruciante sconfitta alle primarie repubblicane inflittagli nel 1980 da Ronald Reagan.
In questo modo, Magaldi spiega anche i due attentati simmetrici che seguirono, nel 1981: qualcuno sparò a Reagan il 30 marzo, e – per rappresaglia – i sostenitori occulti di Reagan armarono la mano di Ali Agca, che il 13 maggio sparò a Papa Wojtyla, eletto al soglio pontificio con il determinante appoggio di Brzezinski, allora vicino a Bush. Due minacciosi avvertimenti, con firme opposte ma identico stile: né a Washington né a Roma si sparò per uccidere.
Fantapolitica? Ne ha tutta l’aria: a patto di rassegnarsi all’idea che sia proprio la geopolitica a esser diventata “fanta”, rendendo possibile l’impensabile. «Dispongo di 6.000 pagine di documenti che comprovano quanto affermato nel mio libro», ribadisce Magaldi, a scanso di equivoci. Il problema? Nessuno, finora, gliene ha chiesto conto: meglio la congiura del silenzio, di fronte a pagine così sconcertanti e imbarazzanti. Le grandi scelte strategiche del pianeta – sottolinea l’autore – sono state messe a punto negli ultimi 30-40 anni da superlogge storicamente neo-aristocratiche come la “Three Eyes” e la “Compass Star-Rose”, insieme alla “Edmund Burke”, alla “Leviathan”, alla “White Eagle”. Sono loro a dominare ministeri, banche, università, istituzioni internazionali finanziarie “paramassoniche” come il Fmi e la Bce. Obiettivo: sdradicare Keynes dalla politica economica dell’Occidente: via il welfare e i diritti del lavoro, guerra alla sinistra sindacale, demonizzazione del debito pubblico, privatizzazione universale, fine dello Stato sociale come garante del benessere diffuso. Svuotare la democrazia, per restituire il potere all’oligarchia – finanza, industria, multinazionali – secondo un modello neo-feudale: solo un’élite “illuminata” ha il diritto di governare il popolo. E la tenebrosa “Hathor Pentalpha”?
«Semplicemente, la “Hathor” ha ritenuto che tutto questo non bastasse. Non era sufficiente il lavoro della Trilaterale, del Bilderberg, del Council on Foreign Relations: il nuovo ordine antidemocratico (come già in Italia durante gli anni di piombo, ma stavolta su scala mondiale) andava imposto con il terrorismo, a partire proprio dall’11 Settembre». Specchietto per le allodole, il saudita Osama Bin Laden reclutato dalla Cia in Afghanistan negli anni ‘70, in funzione anti-sovietica. «Bin Laden fu iniziato alla “Three Eyes”: me lo confidò proprio l’uomo che lo affilò, Brzezinski». Lo stesso Brzezinski, aggiunge Magaldi, rimase deluso dalla scelta di Bin Laden di passare poi alla “Hathor Pentalpha”, la superloggia dei Bush. Simboli eloquenti: Hathor è uno dei nomi della dea egizia Iside, cara ai massoni, e il suo nome in inglese è, appunto, Isis.
«Anche l’uomo che si fa chiamare Abu Bakr Al-Baghdadi, stranamente rilasciato nel 2009 dal campo di prigionia iracheno nel quale era detenuto, è stato affiliato alla “Hathor Pentalpha”». Al-Baghdadi, il presunto capo del sedicente Isis: organizzazione terroristica che, quando ha perso terreno in Siria sotto il colpi dell’offensiva militare russa, ha cominciato a colpire l’Europa. Charlie Hebdo e Bataclan, Bruxelles, la strage di Nizza. «Tutti attentati spaventosamente stragistici, “firmati” con una simbologia nacosta e nient’affatto islamica, ma saldamente ancorata alle date-simbolo del martirio dei Templari nel 1300».
Chi ha premuto sul tasto del neo-terrorismo interno – è la sua tesi – l’ha fatto per intimidire quegli elementi che, in seno all’oligarchia, si erano mostrati titubanti di fronte alla “linea dura”, quella delle stragi nelle piazze europee. Un allarme ripetuto più volte, nel 2017: «E’ in corso un’escalation, prepariamoci al peggio: in Europa potrebbe verificarsi un maxi-attentato come quello dell’11 Settembre».
Previsione fortunatamente inesatta: «E’ vero», ammette Carpeoro, «le stragi sono cessate». Ma questo – spiega – dipende dal fatto che, “lassù”, si sono rimessi d’accordo su come agire, a cominciare proprio dalla Francia.
Ieri, all’Eliseo c’era Hollande, un politico da intimidire (come socialista ma anche come supermassone “di sinistra”, esponente della Ur-Lodge progressista “Fraternité Verte”), a capo di un establihment incalzato dal “populismo” di Marine Le Pen. Poi invece le elezioni hanno incoronato Macron, «che a differenza di Hollande – sostiene Carpeoro – è espressione diretta di quei circoli, responsabili della “sovragestione”», fino a ieri anche terroristica, all’occorrenza. E’ lo stesso Macron che, a giorni alterni, fa l’amicone dell’Italia, promettendo a Gentiloni – in cambio di cospicue cessioni di italianità – di difendere il Belpaese dai “cattivi” tedeschi. E’ cronaca: soldati italiani spediti in Niger a far la guardia all’uranio per conto dei francesi, voci sul ridisegno delle acque territoriali a favore dei pescatori francesi, vistosa ascesa del management transalpino nel cuore del “made in Italy”.
Con Gentiloni e Macron, sostiene Federico Dezzani, l’Italia si auto-declassa al rango di neo-colonia francese, nell’illusione di trovare riparo dal rigore imposto dall’ordoliberismo teutonico. Sta davvero succedendo qualcosa di strano, “lassù”, se un big come Sarkozy finisce sotto interrogatorio in un commissariato di Nanterre? Significa che la famigerata superloggia “Hathor Pentalpha” è in discesa libera, nei piani alti della “sovragestione”? Inutile sperare in spiegazioni esaurienti: il mainstream si limiterà alle fonti giudiziarie sul caso Libiagate, mentre il pubblico assiste alla strana caduta di un ex superpotente come Sarkozy, in una Francia senza più attentati né stragi, dove l’oligarca Jacques Attali ha battezzato il nuovo regno di Macron, l’ex ragazzo prodigio della Banca Rothschild.
Fonte> http://www.libreidee.org/
https://ningizhzidda.blogspot.it/2018/
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domenica 25 marzo 2018
Il governo italiano, nel totale silenzio mediatico, ha approvato il CETA
Il premier canadese Justin Trudeau si trova in visita a Roma. Come al solito, sui media nazionali e sui Tg la notizia verrà trattata come un fatto di folklore: gli abiti della first lady, la visita ai monumenti, le solite dichiarazioni di facciata sul terrorismo. Il quotidiano La Repubblica ha già cominciato con un articolo che lo ritrae in una foto con la maglietta di Francesco Totti. Aprite l’articolo in questione e cercate nel testo la parola “Ceta”: nessun risultato. Non è un caso.
IL TRATTATO APPROVATO NEL SILENZIO STAMPA. Il Ceta è il nuovo trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada. Il Consiglio dei Ministri italiano, guidato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, lo ha approvato pochi giorni fa. Ne avete sentito parlare? Se non ne sapete niente non è perché vi siete distratti, ma perché nessun giornale e nessun Tg ne hanno parlato. Per averne conferma ufficiale bisogna andare sul sito del governo e scorrere verso fondo pagina il comunicato del 24 maggio, così a un certo punto si trova questo breve comunicato: «Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha approvato un disegno di legge di ratifica […] dell’Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016». È tutto.
I MOTIVI DELLA VISITA DI TRUDEAU A ROMA. Ovviamente a questo punto è facile capire che il premier canadese non si trova a Roma per rendere omaggio a Francesco Totti, come si potrebbe pensare leggendo La Repubblica. All’approvazione del Consiglio dei Ministri deve seguire infatti quella del Parlamento, e la delegazione canadese si trova in Italia per parlare con il governo innanzitutto di questo passaggio politico. Per averne conferma bisogna però consultare qualche articolo sulla visita scritto sui media canadesi, dove si leggeche il premier canadese «si è trattenuto a Roma dopo aver partecipato al G7 di Taormina per promuovere l’approvazione dell’accordo di libero scambio Ceta». Finalmente la verità.
COSA PREVEDE L’ACCORDO “CETA”. Il trattato di libero scambio tra Canada e Ue, è in tutto e per tutto analogo all’ormai naufragato Ttip, e stabilisce le nuove regole commerciali tra gli stati che lo ratificano. Il Ceta contiene alcuni dei punti più controversi del Ttip (elencati in maniera completa in questo articolo), come l’introduzione dell’Investment Court System (Ics): la corte bilaterale a protezione degli investimenti che dà alle imprese la facoltà di fare causa ai governi che legiferano contro i loro interessi, ad esempio aumentando il costo e le tutele sul lavoro o decidendo di limitare la circolazione o la pubblicità di determinati beni per la tutela della salute (come già avvenuto in passato sulle sigarette, con la Philip Morris che fece causa alla Norvegia). Inoltre molte multinazionali americane, tra le quali Walmart, Chevron, Coca Cola e Monsanto, hanno delle società controllate canadesi, e quindi il Ceta permetterà loro di operare nei mercati dell’Ue in condizioni più favorevoli anche in assenza del Ttip.
UN TRATTATO VOLUTO DALLE MULTINAZIONALI. Il Ceta blocca i mercati canadese ed europeo agli attuali livelli di liberalizzazione dei servizi privati e pubblici, rendendo difficile impedire alle aziende canadesi di entrare nei servizi pubblici dell’Ue e rendendo di fatto molto difficile la ripubblicizzazione dei settori già privatizzati. Se è vero che, grazie alla battaglia di allevatori, coltivatori e associazioni europee, l’accordo finale prevede la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici, secondo i molti detrattori dell’accordo le clausole dell’accordo garantiscono comunque ampie possibilità di manovra alle multinazionali dell’agroalimentare (e non solo), le quali godranno dell’abbattimento di ogni dazio doganale, portando la loro concorrenza a basso prezzo per mettere in ulteriore difficoltà le aziende e i produttori locali. Secondo uno studio della Tufts University di Boston il CETA potrebbe costare circa 200mila posti di lavoro solo in Europa, specie nelle piccole imprese.
LA MOBILITAZIONE SI COSTRUISCE DAL BASSO. Nonostante il silenzio imposto dai media l’opposizione popolare contro il Ceta si sta strutturando in tutto il continente. E come già avvenuto per il Ttip (l’equivalente del Ceta che era in discussione tra Usa e Ue) può rivelarsi fondamentale per portare il tema all’attenzione dei cittadini e costringere i parlamentari a non votarne la ratifica. Tante le campagna che sono state promosse in questi mesi in Italia attraverso la piattaforma “Stop Ttip e Ceta“. Gli attivisti per oggi, in occasione della visita di Trudeau hanno organizzato anche una campagna di sensibilizzazione attraverso i social network .
http://www.ninconanco.info/il-governo-italiano-nel-totale-silenzio-mediatico-ha-approvato-il-ceta/
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domenica 18 marzo 2018
PERCHÉ GENTILONI HA REGALATO GIACIMENTI DI GAS E PETROLIO ALLA FRANCIA?
Claudio Antonelli per la Verità
Nove giorni e poi il trattato di Caen entrerà in vigore anche se il nostro Parlamento non l’ ha ratificato. Nel 2015 l’ allora ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, incontra in Francia il suo omologo Laurent Fabius. Sottoscrivono un accordo per ridefinire i nuovi confini marittimi tra i due Paesi. Le acque territoriali francesi in prossimità della Corsica passano da 12 a 40 miglia, mentre il confine al largo della parte nordoccidentale della Sardegna si allarga addirittura fino alle 200 miglia. Tutto mare in più che finisce a Parigi con tutto ciò che c’ è dentro: soprattutto il pesce.
L’ accordo ha già fatto scandalo. Soprattutto perché non se ne comprende in alcun modo la logica sottostante. Quale è la contropartita? Apparentemente non si vede. Ma la notizia ancor più scandalosa l’ ha riportata ieri il quotidiano Italia Oggi. Dentro il trattato c’ è un cavillo che – di fatto – regala ai cugini d’ Oltralpe anche lo sfruttamento di gas, petrolio e idrocarburi.
Al largo della costa sarda è stata da tempo individuata una mega riserva di gas da 1,4 trilioni di metri cubi di gas e 0,42 miliardi di barili di petrolio. Per avere un’ idea delle dimensioni, il giacimento egiziano Zohr (in mano all’ Eni) è considerato il più grande al mondo e ha una riserva potenziale di 5,5 miliardi di barili equivalenti di petrolio. In pratica 11 volte tanto la scoperta fatta nelle acque italiane. L’ articolo 4 del trattato prevede che nel caso sia possibile accedere alla riserva presente sotto il fondale italiano, avviando la trivellazione direttamente dal versante francese, a Parigi sarà concesso il semaforo verde alle estrazioni.
La clausola non è di semplice interpretazione. Resta infatti da chiarire se a fronte della concessione al nostro Paese arriverebbero almeno delle royalty. Per il resto lo scippo appare chiaro. Anzi trasparente, visto che è addirittura autorizzata dal governo di Roma. Al momento il giacimento potenziale (presente nella zona marina E) è congelato. L’ azienda norvegese che aveva chiesto l’ autorizzazione ai carotaggi ha ricevuto l’ alt circa due anni fa.
Ma quando sarà entrato in vigore l’ accordo sarà possibile aggirare il confine e procedere. Sommando alla prima fregatura economica quella ambientale. Il nostro Paese avrebbe solo i rischi (limitati a dire il vero) senza potere aggiungere i benefici per le casse dello Stato. L’ unico in grado di bloccare il meccanismo è in questi giorni lo stesso Gentiloni.
La Francia infatti, vedendo l’ ostruzionismo del Parlamento italiano, ha avviato con un semplice decreto una procedura amministrativa unilaterale, nata a sua volta da una consultazione pubblica consentita da Bruxelles. L’ iter del procedimento scade il prossimo 25 marzo. In caso di silenzio-assenso e quindi di mancato ostruzionismo da parte di Roma sarà persino inutile che il prossimo Parlamento intervenga. Lo scippo si consumerà automaticamente. Tanto più che è davvero difficile sperare che il sottoscrittore dell’ accordo – adesso nelle vesti di presidente del Consiglio – possa cambiare idea. Resta da sperare che i movimentisti sardi trovino eco anche lungo la penisola.
In prima fila c’ è Mauro Pili, ex presidente della Regione Sardegna, ex deputato di Forza Italia, ora leader del movimento Unidos, che si batte per la libertà del popolo sardo. È sempre Italia Oggi a riportare le sue dichiarazione: «La Francia sta tentando un’ operazione simile a quella di due anni fa, scongiurata dopo una grande mobilitazione e una incisiva azione parlamentare.
Questa volta, però, il governo francese ha avviato una procedura amministrativa che sta trovando l’ Italia spiazzata. In pratica con un decreto avviene l’ annessione di porzioni di acque internazionali direttamente connesse con il mare sardo». La preoccupazione della politica sarda si concentra, ovviamente, sui danni del comparto ittico. E potrebbe nelle prossime ora riuscire a trovare alleati anche in Toscana e Liguria, regioni che a loro volta si vedrebbero costrette a cedere pezzi di mare.
L’ anno scorso era intervenuto l’ assessore fiorentino all’ agricoltura, Marco Remaschi, avanzando preoccupazioni per i pescatori professionisti che vivono a Viareggio e all’ isola d’ Elba.
Al di là dei fatti, resta un grande mistero da risolvere. Perché cedere a Parigi porzioni di mare e concessioni (indirette) sui nostri idrocarburi senza nulla in cambio. Oppure se c’ è qualche contropartita, il governo dovrebbe esplicitarla. I dossier tra Italia e Francia sono numerosi. Dalla condivisione della cantieristica navale, alla difesa comune, arrivando fino al pattugliamento del Sahel. Un tema quest’ ultimo molto delicato, visto che il governo del Niger ci ha definito indesiderati e ciò rafforza l’ idea che la missione militare italiana nasceva appunto da una specifica richiesta dell’ intelligence parigina.
L’ accordo di Caen avrebbe avuto un senso se la controparte fosse stata il controllo totale dei cantieri di Stx, un colpo grosso per Fincantieri. Solo che Emmanuel Macron ha prima nazionalizzato l’ azienda di Saint Nazaire e poi l’ ha lasciata al nostro Paese mantenendo il controllo di fatto. Prendersi anche mare e idrocarburi sarebbe anche una beffa.
CLAUDIO ANTONELLI
via ImolaOggi
http://www.stopeuro.news/perche-gentiloni-ha-regalato-giacimenti-di-gas-e-petrolio-alla-francia/
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lunedì 12 marzo 2018
Ogni volta ce n'è una
Come quando si parlava di accoglienza e sbarchi, e invitavo i conduttori dei vari talk show e i giornalisti a porre delle domande specifiche, che erano ovviamente le mie, adesso con la storia di chi deve formare il governo e quali sarebbero le priorità, si scopre che non si sa niente e si aspettano i porci comodi del presidente della repubblica. Capisco i tempi tecnici, ma c'è l'amico Gentiloni che continuerà a governare e quindi a prendere decisioni, tra cui la presentazione e approvazione del Def a metà aprile. Ora passi pure tutto quanto ho scritto sopra: ma è logico che nessuno abbia i coglioni quadrati per rivolgere domande precise a questi somari? Dico: fai le domande, rivolgiti al politico responsabile, fai come faceva una volta Paragone o altri che , dopo aver invitato Tizio e questi declinato l'invito, di fronte ai telespettatori, rivolgi ugualmente le domande e, oggi più che mai le metti on line e inviti i tuoi telespettatori a inviare mail contenenti le domande rimaste senza risposta a Tizio. Così chi rifiuta il confronto, chi si sottrae alle domande sa che c'è gente, molta gente, che si è rotta i coglioni di non ricevere risposte. Ora nel merito c'è da dire: il reddito di cittadinanza, come funziona? E' vero come dice qualcuno che ci vogliono tre anni o giù di lì? Oppure circa il ridiscutere i trattati europei: quanto tempo ci vuole? E nel frattempo che cosa facciamo? Le seghe? Non so perché si continua a pensare e a parlare di chi deve fare il governo, e non si parla più di cose concrete: come per i migranti, che continuano ad arrivare, qui fanno i porci comodi, e non mi ricordo quante case vanno all'asta ogni minuto in Italia, come non so più quante attività chiudono baracca, e intanto qui a Cagliari apre a fine mense un nuovo centro commerciale e altri due entro l'anno. Poi uno non si deve incazzare!
martedì 6 marzo 2018
La sbronza non è finita
Forse non è ancora finita o non è mai finita. Diversamente ci sarebbero in agenda, in quella di Gentiloni e dei vari candidati premier italiani, sia l'argomento del post su Selmayr , sia quello che riguarda lo scippo di tratti di mare nel nord Sardegna: e questo solo per restare ai miei post, che come sapete non sono "farina del mio sacco" (non mi piace vestirmi con le penne del pavone: compio delle ricerche sul web e se trovo temi interessanti o che ritengo importanti, li posto). Da dire poi , per restare in casa nostra, che fino al 23 marzo non ci sarà nessuna proclamazione degli eletti in parlamento, e che poi si dovranno eleggere i presidenti della Camera e del Senato, e poi ci dovranno essere gli incontri con il presidente della repubblica e ...mi fermo qui perché, a occhio e croce, siamo arrivati a fine mese o inizio di aprile. E intanto? Intanto non sarà cambiato niente, visto che di certo Gentiloni sarà ancora servo della Francia e non farà valere le nostre ragioni su tratti di mare nazionali. Se poi mettiamo in conto che , Salvini a parte, tutti si cagano addosso davanti alla Merkel e ai suoi giannizzeri, in Europa ci continueranno a tiranneggiare e ci impediranno di crescere e migliorare la qualità della vita. Perché alla fine ciò che conta, o che secondo me conta, è vivere bene, aver desiderio di stare al mondo, e poterlo fare nel paese che ci ha dato i natali: qui ci stanno invitando ad andarcene, offrono le case a 1 euro ma le danno agli stranieri, stendono il tappeto rosso a chi vuole aprire attività nel nostro paese ma, guarda caso, chi viene qui è straniero e a lui o a lei concedono finanziamenti. Piccoli particolari che passano inosservati, ma che chi è attento riesce a scorgere anche se poi approfondire non è facile: una signora francese apre un negozio qui in città, un altro tizio apre un ristorante nel nord dell'isola, dei cinesi fanno altrettanto sempre qui in città. Loro i soldi o li hanno o li trovano. A me non li hanno dati né sono riuscito a trovarli: anche gli usurai mi evitano.
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lunedì 5 marzo 2018
Blitz sul mare sardo : Macron scippa le acque della Sardegna del nord
NEL SILENZIO PIÙ ASSOLUTO DI GOVERNO E REGIONE LE PREFETTURE FRANCESI AVVIANO UFFICIALMENTE IL PASSAGGIO DEL MARE SARDO ALLA FRANCIA
LE PROCEDURE SCADONO IL 25 MARZO
PRONTI ALLA MOBILITAZIONI PER BLOCCARE QUESTO NUOVO ASSALTO
LE PROCEDURE SCADONO IL 25 MARZO
PRONTI ALLA MOBILITAZIONI PER BLOCCARE QUESTO NUOVO ASSALTO
“Un blitz francese in piena regola per scippare il mare sardo cambiando confini e governo del mare. Con un’operazione degna di una guerra fredda il governo francese di Macron, attraverso il ministro del Mare, ha emanato un decreto che punta all’annessione di porzioni di acque internazionali direttamente connesse con il mare sardo.
L’operazione è analoga a quella di due anni fa, scongiurata dopo una grande mobilitazione e ad una incisiva azione parlamentare. Questa volta, però, il governo francese sceglie la strada subdola di fare tutto in casa, avviando una procedura amministrativa che troverà l’Italia spiazzata davanti al contesto europeo. Il Ministero del Mare di Macron ha, infatti, avviato una procedura richiesta dai trattati europei per il governo delle politiche della pesca e delle zone economiche speciali. Dunque i francesi, con atti e decreti, stanno precostituendo con il silenzio, complice o colpevole, del governo italiano tutti i presupposti per appropriarsi di immense e pescosissime porzioni di acque internazionali a ridosso della Sardegna.
Due anni fa eravamo stati costretti con i pescatori del Nord Sardegna a bloccare le Bocche di Bonifacio con decine di grosse imbarcazioni ora la battaglia si fa ancora più dura proprio perché i tempi sono ristretti e il governo italiano deve intervenire entro il 25 marzo per bloccare una procedura unilaterale che ha pianificato e predisposto tutto per il grande scippo. Ancora una volta saremo in trincea per difendere un mare che non può essere sottratto all’economia del nord Sardegna già duramente provata dall’incapacità di governo del settore sia da parte di Roma che della Regione Sardegna. La reazione sarà dura e decisa”. Lo ha denunciato poco fa il leader di Unidos Mauro Pili divulgando gli atti del governo francese e le procedure delle prefetture delle varie regioni del sud della Francia interessate a compiere gli atti previsti.
“Le cartine adottate dal governo francese riprendono integralmente quelle dell’accordo di Caen che aveva scippato importanti porzioni di mare sia a nord est che a nord ovest, proprio in quelle aree ritenute da sempre di maggior pescosità e che le batimetriche indicano come le più prospere. Per questo motivo deve essere urgentemente bloccata la procedura francese e lo Stato italiano deve avviare immediatamente tutte le procedure per contrapporre analoghi atti a quelli francesi. E’ impensabile che la giunta regionale sia incapace, assente e inerme dinanzi ad un fatto di una gravità inaudita. Questo scippo deliberato dai francesi provocherebbe un danno economico al mondo della pesca sarda senza precedenti. Far diventare francesi i mari a nord della Sardegna fregandosene della Sardegna e dei Sardi è semplicemente inaccettabile”.
“E’ inaccettabile – ha detto Pili – che una partita così delicata sia stata gestita per la seconda volta nel giro di due anni con il silenzio del governo italiano che fregandosene sta lasciando fare ai francesi che con un blitz senza precedenti si stanno appropriando delle acque più pescose del Nord della Sardegna. Le autorità francesi stanno, dunque, aggirando l’accordo internazionale che non era mai stato ratificato dal parlamento italiano proprio per la nostra durissima opposizione. E’ gravissimo che tale modifica di confini si stia concretizzando per una via internazionale che vede l’Italia assente o complice considerato che il primo accordo di Caen era stato siglato dal Ministro degli esteri francese Fabius e da quello italiano Gentiloni”.
“Le autorità francesi – ha detto Pili – stanno compiendo un abuso senza precedenti e il governo italiano e la regione Sardegna tacciono vergognosamente. Si tratta di un blitz di una gravità inaudita compiuta in dispregio non solo degli operatori economici sardi ma anche delle istituzioni e delle norme costituzionali. Il governo italiano ha scambiato la Sardegna come una colonia che si può cedere senza alcun pudore addirittura ad un’altra nazione. L’accordo siglato a Caen il 21 marzo del 2015 bloccato dal parlamento ora lo si vuole attuare attraverso percorsi internazionali. Le marinerie da Alghero a Golfo Aranci hanno sempre utilizzato quelle aree a mare senza alcun limite. Ora, secondo gli atti decretati dai francesi, su quel versante il limite della Corsica passa dalle 12 miglia ad oltre le 40 miglia. Un’operazione gravissima – ha concluso Pili – sia sul piano economico che giuridico. Un danno incomprensibile e inaccettabile per le marinerie sarde per il quale occorre reagire con determinazione e fermezza”.
IL DECRETO FRANCESE IN SINTESI
Ecco cosa prevede in sintesi la procedura francese che scade il 25 marzo prossimo.
La consultazione preliminare è condotta dallo Stato (Ministro del Mare), Ente appaltante per lo sviluppo di documenti strategici per il lungomare e rappresentato dai Prefetti Coordinatori a livello di ciascuna delle quattro facciate marittime.
Consultazione preventiva del pubblico dal 26 gennaio al 25 marzo.
La consultazione preliminare è aperta da venerdì 26 gennaio a domenica 25 marzo 2018, ruotando attorno a due modalità:
– Una piattaforma partecipativa è impostata su Internet che consente al pubblico di conoscere le questioni, di inviare commenti sulla visione proposta per il futuro, di condividerli e scambiare con altri contributori. – L’organizzazione di quattro workshop per cittadini per approfondire alcuni temi, che saranno scelti dai partecipanti durante questi workshop. La partecipazione è limitata a 50 persone per workshop per approfondire la riflessione. Il pubblico può registrarsi individualmente in un workshop dalla piattaforma partecipativa o scrivendo a: Delegazione al mare e alla costa, 244 boulevard Saint-Germain 75007Paris. Il pubblico può registrarsi individualmente in un workshop dalla piattaforma partecipativa o scrivendo a: Delegazione al mare e alla costa, 244 boulevard Saint-Germain 75007 Parigi.
Al fine di garantire lo stato un migliore valore economico e sociale del mare e del mare, a
La strategia nazionale è stata annunciata a febbraio 2017.
La strategia nazionale per il mare e il mare ha fissato gli obiettivi a lungo termine:
1 la necessaria transnologia,
2 la sfida di sviluppare un progetto sostenibile,
3 l’obiettivo di uno stato ecologico dell’ambiente
4 l’ambizione di una Francia che ha influenza come nazione marittima.
Fornisce un quadro per l’azione attraverso quattro questioni strategiche:
1 fare affidamento sulla conoscenza e sull’invecchiamento,
2 sviluppare territori marittimi e terrestri sostenibili e resilienti,
3 mantenere e convalidare iniziative e rimuovere i freni,
4 fare un tour francese all’interno dell’Unione Europea e nei Negociati
5 questioni internazionali e affrontare questioni nazionali.
Per ognuna delle facciate marittime della Francia metropolitana e per ciascuno dei bacini marittimi ultravioletti, un documento di pianificazione – il documento strategico per la facciata del bacino marittimo oltremare – per chiarire l’attuazione della strategia nazionale, tenendo conto delle specificità locali. Comporterà una pianificazione spaziale sotto forma di una mappa spazi marittimi. In questo caso, il documento di facciata strategico è elaborato dallo Stato in cooperazione con gli attori marittimi e letterari del Consiglio facciata marittima. È l’oggetto di una consultazione preventiva con il pubblico.
L’implementazione dei documenti di facciata strategica è a livello europeo in due iniziative comuni nell’ambito delle direttive quadro sulla strategia marina e “Pianificazione delle aree marittime”.
La consultazione pubblica con il pubblico definisce la visione futura della facciata marittima Mediterraneo. È preliminare alla definizione della strategia della facciata marittima. Si svolge per due mesi dal 26 gennaio 2018. Il progetto di strategia di fronte marittimo sarà iniziato a metà del 2018 ed è dovuto al pubblico, prima di essere approvato all’inizio del 2019.
La consultazione preliminare è condotta dallo Stato (Ministro del Mare), Ente appaltante per lo sviluppo di documenti strategici per il lungomare e rappresentato dai Prefetti Coordinatori a livello di ciascuna delle quattro facciate marittime.
Consultazione preventiva del pubblico dal 26 gennaio al 25 marzo.
La consultazione preliminare è aperta da venerdì 26 gennaio a domenica 25 marzo 2018, ruotando attorno a due modalità:
– Una piattaforma partecipativa è impostata su Internet che consente al pubblico di conoscere le questioni, di inviare commenti sulla visione proposta per il futuro, di condividerli e scambiare con altri contributori. – L’organizzazione di quattro workshop per cittadini per approfondire alcuni temi, che saranno scelti dai partecipanti durante questi workshop. La partecipazione è limitata a 50 persone per workshop per approfondire la riflessione. Il pubblico può registrarsi individualmente in un workshop dalla piattaforma partecipativa o scrivendo a: Delegazione al mare e alla costa, 244 boulevard Saint-Germain 75007Paris. Il pubblico può registrarsi individualmente in un workshop dalla piattaforma partecipativa o scrivendo a: Delegazione al mare e alla costa, 244 boulevard Saint-Germain 75007 Parigi.
Al fine di garantire lo stato un migliore valore economico e sociale del mare e del mare, a
La strategia nazionale è stata annunciata a febbraio 2017.
La strategia nazionale per il mare e il mare ha fissato gli obiettivi a lungo termine:
1 la necessaria transnologia,
2 la sfida di sviluppare un progetto sostenibile,
3 l’obiettivo di uno stato ecologico dell’ambiente
4 l’ambizione di una Francia che ha influenza come nazione marittima.
Fornisce un quadro per l’azione attraverso quattro questioni strategiche:
1 fare affidamento sulla conoscenza e sull’invecchiamento,
2 sviluppare territori marittimi e terrestri sostenibili e resilienti,
3 mantenere e convalidare iniziative e rimuovere i freni,
4 fare un tour francese all’interno dell’Unione Europea e nei Negociati
5 questioni internazionali e affrontare questioni nazionali.
Per ognuna delle facciate marittime della Francia metropolitana e per ciascuno dei bacini marittimi ultravioletti, un documento di pianificazione – il documento strategico per la facciata del bacino marittimo oltremare – per chiarire l’attuazione della strategia nazionale, tenendo conto delle specificità locali. Comporterà una pianificazione spaziale sotto forma di una mappa spazi marittimi. In questo caso, il documento di facciata strategico è elaborato dallo Stato in cooperazione con gli attori marittimi e letterari del Consiglio facciata marittima. È l’oggetto di una consultazione preventiva con il pubblico.
L’implementazione dei documenti di facciata strategica è a livello europeo in due iniziative comuni nell’ambito delle direttive quadro sulla strategia marina e “Pianificazione delle aree marittime”.
La consultazione pubblica con il pubblico definisce la visione futura della facciata marittima Mediterraneo. È preliminare alla definizione della strategia della facciata marittima. Si svolge per due mesi dal 26 gennaio 2018. Il progetto di strategia di fronte marittimo sarà iniziato a metà del 2018 ed è dovuto al pubblico, prima di essere approvato all’inizio del 2019.
Capitolo 1: L’accordo preliminare Il principio della precedente certificazione
La consultazione preliminare è uno strumento di democrazia partecipativa per alleviare il pubblico preparare le decisioni che hanno un impatto sull’ambiente e presentare le questioni chiave. Il suo scopo è far emergere un pescato della città e promuoverlo con intelligenza. L’implicita di noi in questi progetti di terra migliora la qualità di Le decisioni prese attraverso la valutazione dei valori e dei valori degli stakeholder.
A causa dell’importanza del documento di facciata strategico, il confronto è organizzato dalla Commissione per il dibattito pubblico, autorità amministrativa indipendente.
La sfida consiste nel dedurre i cittadini e assicurarsi che le loro opinioni siano prese in considerazione.
E questo è il caso nel processo decisionale.
La fase di pre-certificazione è un elemento chiave nella preparazione del documento approccio strategico consentendo al pubblico di partecipare attivamente alla costruzione di obiettivi strategici.
Sulla base delle poste identificate con i membri del Consiglio del Fronte Marittimo, lo Stato e discute una visione per il futuro della costa mediterranea nell’anno 2030.
L’intenzione è quella di raggiungere, al termine della consultazione obbligatoria, una visione condivisa, sulla definizione degli obiettivi strategici. Un set di risorse documentarie è anche disponibile al pubblico.
La consultazione preliminare è svolta dallo Stato (Ministro del Mare), maestro del lavoro di la preparazione di documenti strategici di fronte al mare e rappresentati dai prefetti I revisori dei conti alla scala di ciascuna delle quattro facciate marittime (mappa in alto). Per il Facciata mediterranea, prefetti del Mar Mediterraneo e del Mediterraneo Prefetto della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
La consultazione preliminare è uno strumento di democrazia partecipativa per alleviare il pubblico preparare le decisioni che hanno un impatto sull’ambiente e presentare le questioni chiave. Il suo scopo è far emergere un pescato della città e promuoverlo con intelligenza. L’implicita di noi in questi progetti di terra migliora la qualità di Le decisioni prese attraverso la valutazione dei valori e dei valori degli stakeholder.
A causa dell’importanza del documento di facciata strategico, il confronto è organizzato dalla Commissione per il dibattito pubblico, autorità amministrativa indipendente.
La sfida consiste nel dedurre i cittadini e assicurarsi che le loro opinioni siano prese in considerazione.
E questo è il caso nel processo decisionale.
La fase di pre-certificazione è un elemento chiave nella preparazione del documento approccio strategico consentendo al pubblico di partecipare attivamente alla costruzione di obiettivi strategici.
Sulla base delle poste identificate con i membri del Consiglio del Fronte Marittimo, lo Stato e discute una visione per il futuro della costa mediterranea nell’anno 2030.
L’intenzione è quella di raggiungere, al termine della consultazione obbligatoria, una visione condivisa, sulla definizione degli obiettivi strategici. Un set di risorse documentarie è anche disponibile al pubblico.
La consultazione preliminare è svolta dallo Stato (Ministro del Mare), maestro del lavoro di la preparazione di documenti strategici di fronte al mare e rappresentati dai prefetti I revisori dei conti alla scala di ciascuna delle quattro facciate marittime (mappa in alto). Per il Facciata mediterranea, prefetti del Mar Mediterraneo e del Mediterraneo Prefetto della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
La Francia è in prima linea nelle nazioni per la ricchezza dei suoi ecosistemi marini. L’eccellenza della sua ricerca oceanografica grafica è riconosciuta in tutto il mondo. costruzione navale, trasporto merci e yachting Il padiglione è rinomato per la qualità, la tecnicità e l’affidabilità delle sue navi e dei suoi equipaggi, la sua flotta nazionale è presente su tutti i mari, su mutanti e su impulsi sono stati lanciati per settori storici emergenti ed emergenti. Infine, la sua capacità di La gestione degli spazi naturali marini è ampiamente nota nel mondo. L’obiettivo è uno sviluppo sostenibile delle attività marittime e letterarie e la salvaguardia dell’ambiente marino, così come una migliore articolazione tra terra e mare.
La strategia marittima e costiera litoranea ha la responsabilità di fornire un quadro per riferimento per le politiche pubbliche sul mare e sul mare. È articolato con la strategia nazionale per la transizione allo sviluppo sostenibile, il Strategia nazionale di ricerca e strategia nazionale per la diversità biologica, a cui si riferisce è il riferimento e il riferimento al mare e al mare. La strategia nazionale per il mare e il mare (adattata dal decreto del 26 febbraio 2017) risolve quattro obiettivi del termine, complementare e indissociabile: – transitiologia per il mare e il mare; – lo sviluppo della mappa blu sostenibile; – lo stato ecologico dell’ambiente marino e la conservazione di un litorale attraente; – la regione marittima francese.
La strategia marittima e costiera litoranea ha la responsabilità di fornire un quadro per riferimento per le politiche pubbliche sul mare e sul mare. È articolato con la strategia nazionale per la transizione allo sviluppo sostenibile, il Strategia nazionale di ricerca e strategia nazionale per la diversità biologica, a cui si riferisce è il riferimento e il riferimento al mare e al mare. La strategia nazionale per il mare e il mare (adattata dal decreto del 26 febbraio 2017) risolve quattro obiettivi del termine, complementare e indissociabile: – transitiologia per il mare e il mare; – lo sviluppo della mappa blu sostenibile; – lo stato ecologico dell’ambiente marino e la conservazione di un litorale attraente; – la regione marittima francese.
via ImolaOggi
http://www.stopeuro.news/blitz-sul-mare-sardo-macron-scippa-le-acque-della-sardegna-del-nord/
mercoledì 21 febbraio 2018
Gli aiutini
Non c'è un minuto in tv dove non passi un messaggio che invita a votare il Pd o comunque chi , volente e silente, vorrebbe un Gentiloni bis. Dai ringraziamenti di Frontex all'Italia per il lavoro svolto, al modello di colore che , ospitato ai "fatti vostri" su Rai 2, ci ha raccontato le sue peripezie per arrivare in Italia, ma non senza che il mediatore culturale e socio o dipendente della Coop di Termini Imerese facesse in tempo a dire ciò che "di buono fa per l'accoglienza, dei risultati positivi": quindi, vuol dire, che se abbiamo fatto bene, anche il governo ha fatto bene, ed è giusto e logico che questo governo o chi lo ha guidato, riceva un altro mandato. Del resto si sente e si legge che non ci sarà una maggioranza che uscirà dalle urne, quindi, perché scapicollarsi? Se poi sentiamo il rapporto sul pericolo attentati ma sopratutto sulla possibilità che l'estrema destra acquisti consensi, vediamo che l'invito è quello di non votare per la destra ,neanche se fosse moderata. Per concludere ci sono il Papa e i vari comunicati provenienti da istituti di ricerca, agenzie di rating , commissioni europee , studi di chissà quale università, che sono tutti pronti a sponsorizzare e invitare a votare Pd e partiti pro Europa. Spero che succeda come con la Brexit, Trump, la repubblica Ceca ecc.
ps. Dimenticavo che è stato strombazzato da tutti i media che gli arrivi di migranti sono diminuiti. Invece , secondo me, non è vero: almeno in Sardegna sono aumentati sia gli arrivi con navi delle Ong, sia quelli con i barchini . Questi ultimi di solito sono immigrati algerini, e di costoro si sa solo qualcosa quando vengono intercettati. E quando ciò non avviene?
ps. Dimenticavo che è stato strombazzato da tutti i media che gli arrivi di migranti sono diminuiti. Invece , secondo me, non è vero: almeno in Sardegna sono aumentati sia gli arrivi con navi delle Ong, sia quelli con i barchini . Questi ultimi di solito sono immigrati algerini, e di costoro si sa solo qualcosa quando vengono intercettati. E quando ciò non avviene?
giovedì 25 gennaio 2018
Lei può
Giuseppe Sandro Mela.
2018-01-25.
Comme d'habitude, il titolo del Deutsche Welle riporta una mezza verità.
Germany's cabinet approved record-breaking arms exports.
Fatto vero ed incontestabile, ma riportato in modo non completo.
«Germany's current government has approved massive arms exports to countries in conflict areas ... to dictatorships»
Sono due cose totalmente differenti.
I dittatori sanguinari che pagano bene le armi con le quali reggersi al potere sono benefattori dell'umanità, intendendo ovviamente per 'umanità' Frau Merkel, Herr Schulz e loro sodali.
*
È anche vero che i tedeschi esportano bare cingolate.
Siria, Leopard 2 decimati dall'ISIS: la Turchia dimentica la Storia e riceve una dura lezione
Erdogan fa la guerra ai curdi con i carri armati venduti dalla Germania: polemica
Focus: i politici tedeschi sono indignati per i carri armati americani in Germania
*
«Germany's current government has approved massive arms exports to countries in conflict areas, according to a new report»
*
«Angela Merkel's government has approved over €25.1 billion ($30.9 billion) worth of weapons sales since taking power in 2014»
*
«This puts the current administration, a coalition of Merkel's center-right Christian Democrats (CDU) and the center-left Social Democrats (SPD), above any other German government in modern history»
*
«Ahead of the 2013 coalition agreement, the SPD had pledged to impose strict rules on exporting weapons»
*
«it was "unbelievable" that Germany would deliver weapons to dictatorships»
*
«The top-ten list also features three Middle Eastern nations involved in the Yemen conflict – Egypt, Saudi Arabia, and the United Arab Emirates»
* * * * * * * *
Alcune considerazione diventano a questo punto mandatorie.
- Per anni la Germania è andata predicando quanto fosse disetico ed immorale fornire armamenti a paesi in guerra: aveva fatto il sermone a destra e manca, ergendosi a giudice severo morale.
- La Große Koalition aveva più volte fatto approvare al Bundestag mozioni di fuoco contro i venditori di armi, che aveva etichettato con termini alieni all'usuale linguaggio diplomatico.
- Adesso, per raccattare 31 miserabili miliardi di dollari, vende di tutto a paesi belligeranti. E questo sarebbe ancora il meno.
- Vende armamenti a paesi "dictatorships": ossia a regimi dittatoriali che ignorano cosa sia la umana pietas. Ma vendendo loro armamenti, ed in dovizia, altro non fa che sostenere proprio quei regimi dittatoriali che a parole dice di combattere.
*
Ma la cosa più scandalosa di tutte è che questa decisione non è stata presa da un governo lecitamente eletto.
Frau Merkel è in regime di prorogatio, ossia per le leggi tedesche potrebbe gestire solo la ordinaria amministrazione: e sicuramente la vendita di tali quantità di armamenti esula di gran lunga dall'ordinaria amministrazione.
Non solo.
Leggi e procedure avrebbero imposto un passaggio parlamentare: mentre invece, quella che il Deutsche Welle pudicamente denomina "current administration" ha deciso in modo autonomo, alla chetichella.
* * * * * * * *
Nessuno intende usare parole forti e dure senza un adeguato motivo.
Tuttavia questa situazione richiederebbe invero parole dure, durissime.
→ Deutsche Welle. 2018-01-24. Germany's cabinet approved record-breaking arms exports
Germany's current government has approved massive arms exports to countries in conflict areas, according to a new report. The CDU-SPD cabinet also set new records for selling weapons, despite pledges to reduce it.
*
Angela Merkel's government has approved over €25.1 billion ($30.9 billion) worth of weapons sales since taking power in 2014.
This puts the current administration, a coalition of Merkel's center-right Christian Democrats (CDU) and the center-left Social Democrats (SPD), above any other German government in modern history, public broadcaster ARD reported on Tuesday.
The most drastic change comes in exports to nations outside EU and NATO – Berlin approved €14.48 billion in arms between 2014 and 2017. This marks a 47 percent increase compared to the 2010-2013 cabinet, which was also run by Merkel.
Ahead of the 2013 coalition agreement, the SPD had pledged to impose strict rules on exporting weapons. The deal also placed the SPD's Sigmar Gabriel at the head of Germany's economy ministry, giving him key oversight of the exports.
Left accuses the cabinet of 'moral decay'
Germany's ARD said their report was based on data provided by the economy ministry, following an inquiry by the Left party. The broadcaster said the data was preliminary and that the numbers could still rise.
"Four years ago, the SPD promised to turn away from export policy that was purely based on economy," Stefan Liebich from the Left party told ARD. "In reality, the floodgates were not closed, but opened even wider."
The Left's parliamentary leader Dietmar Bartsch went a step further on Wednesday, saying it was "unbelievable" that Germany would deliver weapons to dictatorships.
"The numbers that have now been published show that there also a measure of moral decay which I have not thought possible," Bartsch said, describing the exports as a "total failure" of the ruling coalition.
The leftist politician also said Germany's weapons deliveries to Turkey needed to "stop right away."
Germany's Greens also bluntly criticized the government, describing their failure to rein in arms exports as a "statement of bankruptcy."
The cabinet has been violating its own rules on exporting arms, said the party's foreign policy expert Omid Nouripour, despite Sigmar Gabriel's "sermonizing."
Weapons go to conflict zones
The top importer of German arms is Algeria, which imported €1.36 billion in recent years. The top-ten list also features three Middle Eastern nations involved in the Yemen conflict – Egypt, Saudi Arabia, and the United Arab Emirates.
The report comes at a difficult time for the German government, amid the uproar sparked by photos of German-build tanks deployed by Turkey in Syria. They also cast doubt on the current talks between CDU and SPD on forming then next government, which also include a pledge to "toughen" the rules on arms exports.
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Chissà se e come hanno riportato la notizia di cui sopra, quella delle armi per intenderci,i media che ,soltanto ieri, hanno riportato alcune parole e pensieri che la Merkel ha pronunciato a Davos (per me, Davos, ha l'accento sulla "a": così come si è sempre pronunciato, forse sbagliando). Infatti ieri , la signora Tosta e Dura, ne avrebbe dette di cotte e di crude a Trump: ergo è un'eroina, da portare in trionfo. Peccato che ciò che dice è solo nel suo interesse, e di quello del suo paese e dei paesi "satelliti" della Germania. So bene anch'io, che il Trump non è uno stinco di santo e che fa gli interessi del proprio paese (schiacciando il nostro e l'Europa e chiunque sia di ostacolo ai suoi progetti): siamo solo noi italiani che lecchiamo piedi e parti sporgenti del corpo di questi individui, che poco hanno da invidiare ai dittatori e ai vari Erdogan o a Putin o Maduro, e non sono certo esempi da imitare o da indicare. L'unica cosa buona che fanno, di solito, è fare gli interessi della propria nazione, precisando che trattasi di norma di denaro e favori e potere che va verso gli industriali e verso coloro che poi finanziano campagne elettorali o,come nel caso di Lula in Brasile, regalano appartamenti in cambio di appalti. Purtroppo, come si sa, la culona andava bene quando c'erano le elezioni in Francia, affinché lei parlasse male dei populisti, di chi criticava (allora come oggi) l'Ue e i suoi meccanismi ; così come oggi mettono il naso negli affari nostri, dicendo che ci vuole più Europa. Ci vuole lavoro e vita degna di essere vissuta: tutto ciò che loro, Merkel e Gentiloni o Macron, non possono né vogliono dare. Guarda caso, tutte persone che non hanno messo al mondo eredi: senso della famiglia e del futuro ZERO!
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