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domenica 20 ottobre 2019

Da sapere (da ricordare):UNA VERA E PROPRIA ASSOCIAZIONE PER NEGARE IL GRANO CAPPELLI ALLA SARDEGNA

PREZZI ALLE STELLE E SARDI ESCLUSI DALLA SPARTIZIONE

Agricoltori schedati, o meglio targati, altrimenti niente "Grano senatore Cappelli".
Il ricatto "appartenenza" è il primo dei requisiti per essere ammessi alla spartizione del grano duro Cappelli salvato 30 anni fa dall'estinzione con il sapiente lavoro del produttore sardo Santino Accalai e poi scippato, con una procedura da procura della Repubblica, da un colosso nazionale, la Sis, Emilia Romagna, braccio operativo della Coldiretti Italiana!

giovedì 22 marzo 2018

L’Unione Europea dice sì alle nozze Bayer-Monsanto, nient’altro che una squallida operazione finanziaria sulla pelle degli agricoltori, della biodiversità e della Gente!

“Un matrimonio infernale” così le associazioni ambientalistiche e di agricoltori hanno ribattezzato la sempre più probabile fusione tra Monsanto e Bayer, i due colossi del biotech, dopo l’ok con riserva da parte dell’Unione europea. le due società, una americana e l’altra tedesca, porteranno in dono per le nozze 66 miliardi di valore, anche se Bruxelles ha chiarito che per dare il suo assenso definitivo, Bayer dovrà cedere attività per circa 6 miliardi di euro. Come riporta Repubblica, la compagnia tedesca dovrà cedere buona parte del settore sementi “tra cui quelle del cotone e della soia e l’intero comparto ortofrutta, della piattaforma di ricerca per il grano ibrido e di alcuni erbicidi a base di glifosasto nel Vecchio continente”. La fusione tra le due società ha ottenuto il via libera da 30 autorità nazionali, adesso manca solo l’ok dal parte del Dipartimento di giustizia degli Usa.

Bayer-Monsanto, un’operazione finanziaria sulle spalle degli agricoltori

La Commissione Ue ha approvato l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer, a condizione che si attuino «gli ampi rimedi» proposti per eliminare i dubbi dell’Ue rispetto alle sovrapposizioni su sementi, pesticidi e agricoltura digitale. «La nostra decisione assicura concorrenza e innovazione, perché i rimedi delle parti, che valgono più di sei miliardi di euro, soddisfano pienamente i nostri problemi di concorrenza» ha detto la Commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, che adesso dovrà verificare il rispetto degli impegni presi dall’azienda di Leverkusen. Fino a quel momento la fusione è approvata, ma non potrà concretizzarsi.
Siamo contenti che la commissaria Vestager sia tranquilla. In effetti, noi lo siamo un pochino meno. Ecco cosa succederà in concreto:
Un fertilizzante su quattro sarà venduto dal nuovo colosso industriale
Un pacchetto di semi su 3 sarà prodotto da Bayer-Monsanto
Un fitofarmaco su 4 avrà il logo Bayer
Non possiamo che ribadire la preoccupazione di Carlo Petrini: «Una concentrazione del genere in un settore strategico come quello della produzione alimentare non si è mai vista. Senza contare che, parallelamente, anche altri colossi chimici si stanno avventurando in fusioni della medesima portata. Questo significa, senza mezzi termini, una pericolosa perdita di sovranità. Significa che per produrre il cibo saremo sempre più dipendenti da decisioni prese nel chiuso di consigli di amministrazione che hanno come mandato la massimizzazione di fatturati, profitti e dividendi. Nulla di nuovo, se non le proporzioni di questa concentrazione, è il mercato globale alla sua massima espressione».
«Continueremo a vigilare sui comportamenti dei giganti del mercato. Una tale concentrazione di potere non può che indurre alla massima prudenza»: questo il primo commento di Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. La questione è tutt’altro che ristretta alle sue conseguenze sui mercati finanziari, fa notare Pascale: «La fusione Bayer-Monsanto, ultima di una serie di mega-acquisizioni nel settore agrochimico, chiama in causa il confronto sugli organismi geneticamente modificati nonché la questione glifosato, rispetto alla quale tutto si è fatto tranne che chiarezza. Anche a causa dello strapotere di Monsanto sulla ricerca scientifica».
Se le prime fusioni potevano essere comprese in una logica di razionalizzazione dei costi, conclude il presidente di Slow Food Italia, ora non c’è nemmeno questa giustificazione: «La ricerca procede ormai su segmenti molto specializzati. Qui siamo di fronte a mere operazioni finanziarie, che non apportano alcun beneficio al progresso scientifico e puntano semmai a ricavare ulteriori margini di guadagno a scapito degli agricoltori e dei consumatori».

Il Grande Fratello sorveglia i contadini

C’è poi un aspetto, sottolineato nella lettera aperta alla commissaria europea Margrethe Vestager inviata ieri da Slow Food e altre associazioni, che vale la pena di ricordare.
Oltre a consegnare più di un quarto del mercato mondiale di sementi e pesticidi nelle mani di un’unica multinazionale, la fusione Bayer-Monsanto pone interrogativi preoccupanti sulla quantità di dati che il neonato colosso si troverà a maneggiare: «Bayer-Monsanto – si legge nella lettera – diventerà il principale protagonista della raccolta di dati, esponendo gli agricoltori a rischi e problematiche simili a quelli che stanno interessando piattaforme come Google, Amazon e Facebook».
In assenza di un quadro giuridico preciso, mettono in guardia le associazioni, l’operazione consentirà all’azienda di accumulare, controllare e monetizzare enormi quantità di dati, anche a discapito dell’innovazione di settore e dei concorrenti.

L’inciucio Basf-Bayer

Come dicevamo all’inizio, il sì della Ue è condizionato: per ottenere l’ok definitivo di Bruxelles, il gruppo tedesco dovrà cedere attività per circa 6 miliardi, ovvero parte del settore sementi, l’intero comparto ortofrutta e la piattaforma di ricerca per il grano ibrido e per erbicidi a base di glifosato. La Commissione infatti temeva un monopolio, e allora Bayer ha dovuto indicare un soggetto cui indirizzare le misure correttive della proposta di fusione. Il soggetto in questione è stato individuato nella tedesca Basf, cui Bayer si impegna a trasferire le linee di ricerca per gli erbicidi non selettivi, in modo da permettere alla società concorrente di trovare prodotti alternativi al glifosato e immettere sul mercato erbicidi non selettivi. Non aspettavamo altro…
Anche in questo caso la commissaria Ue si dice soddisfatta: «Basf è un acquirente adatto» dice Vestager, perché «al momento non vende semi o erbicidi non selettivi, è proprietaria di un pesticida globale complementare a quelli prodotti da Bayer-Monsanto e ha la forza finanziaria necessaria per competere». Contenta lei.

I prossimi passi

Ora la Commissione dovrà stabilire se le garanzie offerte funzioneranno nella pratica: Bayer e Basf devono fornire ulteriori prove alla Commissione sulla capacità di Basf di gestire e sviluppare l’attività ceduta da Bayer e diventarne concorrente vero, soprattutto per quanto riguarda diserbanti e prodotti derivati dai semi. Solo allora Bayer potrà procedere alla fusione con Monsanto. La Commissione si pronuncerà sull’accordo Bayer-Basf entro il 16 aprile.
Con il consenso definitivo dell’Europa, la fusione otterrebbe il via libera da 30 autorità nazionali, la metà di quelle necessarie. L’ultimo ostacolo consistente da superare diventa quindi l’approvazione dal parte del Dipartimento di giustizia degli Usa.
A cura di Michela Marchi e Andrea Cascioli
m.marchi@slowfood.it
a.cascioli@slowfood.it
Fonti
http://www.stopeuro.news/lunione-europea-dice-si-alle-nozze-bayer-monsanto-nientaltro-che-una-squallida-operazione-finanziaria-sulla-pelle-degli-agricoltori/

martedì 31 dicembre 2013

Semi proibiti e nuovi vincoli per l'orticoltura: colpa dell'Ue, ovviamente


Semi proibiti e nuovi vincoli per l’orticoltura. L’11 dicembre è scaduto il termine che i deputati del Parlamento Europeo avevano per presentare emendamenti al testo con il quale la Commissione di Barroso intende introdurre una nuova regolamentazione per il mercato delle sementi. Un testo molto criticato dalle associazioni che raccolgono le realtà contadine di base che si battono per un’agricoltura sostenibile, per la libera circolazione dei semi e per la preservazione della biodiversità. Il nuovo regolamento, infatti, punta a sostituire 12 precedenti direttive europee. Secondo l’associazione europea “Seed Freedom”, sono in arrivo «condizioni ancora più limitative e ulteriore standardizzazione delle sementi». Lo scambio dei semi «conoscerà nuove restrizioni». Conseguenza: «Ciò che costituisce la base del nostro cibo diventerà parte di regole di mercato». Per le varietà locali, gli ortaggi rari e i frutti antichi, il nuovo regolamento «significherà barriere burocratiche ed economiche che saranno molto difficili da oltrepassare», mentre «diventerà più complicato anche l’accesso alle varietà biologiche».

giovedì 16 maggio 2013

L’Ue: piccoli ortaggi fuorilegge, vietato prodursi il cibo

Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee”. Si chiama “Plant Reproductive Material Law”, e tenta di far gestire al governo la regolamentazione di quasi tutte le piante e i semi. Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale. Questa legge, protesta Ben Gabel del “Real Seed Catalogue”, intende stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala. «Come qualcuno potrà sospettare – afferma Mike Adams su “Natural News” – questa mossa è la “soluzione finale” della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta».

sabato 11 maggio 2013

Il signoraggio sui semi, sempre più una realtà

Ecco provata la mia tesi del perché questo massacro generale di piante nel verde pubblico.
Traduzione dal francese a cura di Nicoletta Forcheri di un articolo tratto da http://www.blogapares.com/la-commission-europeenne-va-criminaliser-presque-toutes-les-semences-et-plantes-non-enregistrees-aupres-des-gouvernements/ 10 maggio 2013
La Commissione europea sta per criminalizzare quasi tutte le sementi e le piante non registrate….
Le magagne di alcuni venditori di sementi antiche, che sono messe in ginocchio dalle lobby delle sementi, assumono tutto il significato alla luce delle elucubrazioni dei tecnocrati non eletti a Bruxelles. Il peggio ci era stato promesso dalle proposte di brevettare la materia viva di Monsanto and Co… e il peggio sta per essere accettato a nostra insaputa…Vogliono fare dei popoli, per quanto degenerati, le loro chimere transgeniche… Resistenza!!!

sabato 28 luglio 2012

UE vieta sementi tradizionali

MAURIZIO BLONDET
Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato, di colpo, un delitto. Piante che hanno nutrito la popolazione europea per secoli stanno scomparendo: «Più dell’80% della biodiversità». Lo scopo, ovviamente, è di eliminare le varietà di dominio pubblico, liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili. È il bello della nuova forma di governo, la tecnocrazia pan-europea: nozze culattoni legali. La lattuga no. 
Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto (il matrimonio fra omosessuali è invece legale). Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – ne esistono di benemerite anche in Italia – che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.
fonte effedieffe.com
Purtroppo l'articolo intero è disponibile solo per gli abbonati, e io non sono tra quelli: l'argomento è interessante e da far approfondire ,nei dettagli legali, da chi può intervenire. La disobbedienza è d'obbligo in questi casi e, in attesa che coldiretti o il nostro rappresentante in parlamento o il consiglio regionale intervengano, si deve disobbedire.