Silenzio e documentazione sono i principali mezzi di governo.
Solo pochi eminenti personaggi storici quali il cardinal di Richelieu oppure Klemen von Metternich seppero governare con il silenzio. La Corte Suprema del Sacro Romano Impero era il pilastro portante di tutta la struttura politica, garantendo un’equa giustizia a tutti i cittadini: fu il vero cementante dell’Impero. I giudici che la componevano avevano il divieto assoluto di parlare in pubblico.
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Da sempre i rapporti tra potere politico e potere giudiziario sono retti da sottili equilibri, altamente instabili, e la diatriba intercorsa tra Mr Trump e Sua Giustizia Roberts ne rimarca importanza ed urgenza.
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I fatti sono, o dovrebbero essere, noti. Riportiamo la versione pubblicata dalla Bbc.
Alle elezioni suppletive di Pontoise Mr Macron ha preso una solenne bastonata nei denti. La sua candidata Isabelle Muller-Quory è stata battuta in modo rocambolesco da Antoine Savignant 51.45% versus 48.55%.
Fin qui, apparentemente, nulla di particolare: le elezioni si possono vincere e si possono perdere. Poi, elezioni più o meno locali non dovrebbero essere assunte a paradigma nazionale.
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Ma il caso di Pontoise è alquanto diverso dal solito. E lo è per moltissimi motivi, che ben val la pena di considerare a fondo.
«Pontoise est une commune française située en région Île-de-France, sur la rive droite de l'Oise, à environ vingt-cinq kilomètres au nord-ouest de Paris.
Chef-lieu du département du Val-d'Oise, elle accueille une sous-préfecture, la préfecture ne se situant pas au chef-lieu mais dans la ville voisine de Cergy, depuis la création de la nouvelle ville de Cergy-Pontoise, ce qui constitue un cas unique en France métropolitaine.
La ville abrite une des plus importantes cités judiciaires du pays et est le siège du diocèse de Pontoise, détaché de celui de Versailles en 1966. Ses habitants sont appelés les Pontoisiens.»
Alle elezioni politiche del 2017 in quella circoscrizione Mrs Isabelle Muller-Quory aveva ottenuto il 35.93% dei voti, contro il 17.75% di Mr Antoine Savignant.
Cosa mai era successo?
«On 14 November 2017, the Constitutional Council heard an appeal regarding the 2017 legislative elections within Val-d'Oise's 1st constituency by the three main defeated candidates, Antoine Savignat of The Republicans (LR), Denise Cornet of the National Front (FN), and Leïla Saïb of La France Insoumise (FI), who argued that the election should be invalidated because Michel Alexeef, selected as an substitute to elected deputy Isabelle Muller-Quoy of La République En Marche! (REM), previously served as a president of an employment tribunal within the constituency from January 2016 to January 2017, rendering him ineligible to run in a legislative election under the electoral code.
The Constitutional Council annulled the election of Muller-Quoy on 16 November 2017 under article L.O. 132 of the electoral code, and a by-election was held in the constituency in 2018 to fill the vacant seat. The legislative by-election was the first to be held since the election of Emmanuel Macron, and the first to be contested by a REM candidate.
Since the 2017 legislative elections, the Constitutional Council received 298 appeals within 122 constituencies; since 21 July, 242 of these were rejected, with another forty cases outstanding when the result in Val-d'Oise was annulled» [Fonte]
In poche parole, il partito La République En Marche! aveva presentato un sostituto che aveva retto la presidenza di un tribunale all'interno del distretto dal gennaio 2016 al gennaio 2017. Proprio una gran brutta svista. Quindi, la Corte Costituzionale aveva annullato i risultati delle elezioni e bandita un nuova tornata suppletiva, alla quale parteciparono i candidati della precedente. I relativi riportati sono riportati nella Tavola.
Ancor prima di inaugurare il suo quarto mandato, Angela Merkel ha messo a segno un altro colpo decisivo per l’assoluto potere tedesco in Europa: la nomina di Martin Selmayr, suo uomo, del CDU, feroce anti-italiano, a Segretario Generale della Commissione Europea. Una elevazione per mezzo di trucchi all’apice della burocrazia burocratica insindacabile, vero governo e “deep state” della UE: Selmayr ha sotto di sé 33 mila dipendenti; “duro, invasivo, autoritario, prevaricatore”, per le sue mani passano obbligatoriamente tutti i dossier che contano; ovviamente è anche lui che fa le pulci ai bilanci nazionali, e il nostro non gli piace. Sua caratteristica, l’arrogante e continua ingerenza e sconfinamento nella politica propriamente detta: basta dire che questo burocrate da nessuno eletto sta imponendo come capolista del PPE (Partito Popolare Europeo) il politico francese Michel Barnier, di cui lui stesso ha favorito l’ascesa (facendone il negoziatore della Brexit), con la scusa che Barnier è Macron-compatibile, ma in realtà perché è un burattino nelle sue mani.
(Il nuovo Hitler è il giovane dietro l’alcolista).
Come sempre quando il potere tedesco sconfina nell’illegalità, anche in questo caso la Merkel non si è sporcata le mani direttamente; ha fatto “promuovere” Selmayr da Juncker. L’illegalità sta nel fatto che Juncker dovrebbe nominare il segretario generale scegliendolo fra i direttori generali o aggiunti; invece Selmayr era il suo capo di gabinetto, non aveva titolo di direttore. Un caso di nepotismo, ma in qualche modo a rovescio: Juncker, deve alle trame di Selmayr la sua ascesa a capo della Commissione, il “governo” della UE; lo ha letteralmente “inventato” come candidato nel 2014. In cambio, Juncker – che sappiamo spesso ubriaco – ha sempre lasciato dirigere al suo servo-padrone l’istituzione: infatti Juncker “non ha mai presieduto una sola volta le riunioni di gabinetto”, ha rivelato Libération: “e tutti quelli che vogliono accedere al presidente, compresi i capi di Stato e di governo, devono passare per Selmayr” .
E’ stato un golpe da harem ottomano
La presa di potere nella UE ha avuto il carattere di un putsch,fra trame occulte, scambi di favori fra eurocrati e colpi di mano che definire “da basso impero” è offensivo per il basso impero; bisogna evocare qui la corte imperiale cinese o l’Harem ottomano, il che rivela il punto di marcescenza e corruzione cui è giunto il potere incontrollato e anti-giuridico dell’eurocrazia di Bruxelles, fra giannizzeri ed eunuchi di corte. Solo un caso fra tanti: Selmayr ha scavalcato i direttori generali (aventi titolo) con la complicità della direttrice generale alle risorse umane, la greca Irene Souka, che lui, diventato segretario generale, ha subito ricompensato in questo modo: tenendola nella lucrosa e influente carica anche dopo l’età di pensione, e prolungando ugualmente oltre la pensione quella del marito della Souka, il direttore generale all’energia,il francese Dominique Ristori. In pratica, il Segretario sta rendendo a vita le poltrone eurocratiche, una trasformazione della burocrazia sovrannazionale in sistema feudale-familiare da impero germanico, dove l’imperatore regala sinecure e feudi a vita a vassalli e valvassori fedeli.
E che fanno i politici? I gruppi dell’euro-parlamento hanno incaricato di indagare sulla promozione di Selmayr una commissione, quella del controllo del budget (sic) che però, guarda caso, è presieduta da una tedesca; e alla richiesta non si è accodato il PPE, il più potente dei gruppi, egemonizzato dalla la CDU della Merkel, che ne è il deus ex machina. Sapendosi intoccabile, l’arrogante super-eurocrate ha spostato il suo ufficio di Segretario Generale presso quello di Juncker: in modo che continuerà anche a presiedere le riunioni di gabinetto al posto dell’alcolista suo burattino. A giocare su due tavoli: insieme segretario generale e capo dello staff di Juncker, che , lui, nel 2019 non si candiderà e sparirà nel nulla.
“Una concentrazione di potere senza precedenti nella storia dell’istituzione – ha scritto Libération – dove il livello politico e il livello amministrativo sono stati separati da porte stagne [sì, come no]. Peggio: intende porre anche il servizio giuridico, fino ad oggi indipendente, sotto la sua tutela e nominarvi la sua creatura, Clara Martinez Alberola, nominata da Juncker proprio adesso suo numero due.
Il nonno di Selmayr, Josef, era un generale di brigata di Hitler, condannato a 15 anni per crimini nei Balcani.
Insieme con l’avvenuta scelta di Luis De Guindos come vicepresidente della Banca Centrale Europea, che serve poi per mettere alla presidente della BCE un tedesco, ovviamente il capo della Bundesbank, è una vero e proprio totalitarismo compiuto quello che Berlino ha instaurato sopra i paesi e popoli europei.
La dittatura totalitaria, che gli ingenui antifascisti immaginano di essere pronti a rintuzzare – purché si presenti con stivali, divisa militare e baffetti – si presenta invece così, con una concentrazione di potere illegale e inaudita di un burocrate di cui non conosciamo la faccia, e se la vediamo in foto, non ci dice niente.
E anche questa volta, i nostri politici, le nostre opinioni pubbliche, e media, gliel’hanno lasciato fare. I giornali ne hanno parlato, anche se nelle pagine interne, ma i governanti, i parlamentari europei e nazionali, i Macron Gentiloni e i Rajoy, le Mogherini e i Tajani, silenzio: segno di una complicità profonda fra i “politici” – che vanno e vengono – e il superburocrate, inamovibile. Selmayr ha 47 anni. Resterà in carica almeno 20.
Germania, solo paese sovrano nella UE
E’ appena il caso di ricordare che la dittatura tedesca sulla Comunità Europea, e la complicità degli altri a questa deriva, non data da oggi.
Nasce negli anni 1990, quando un funzionario tedesco della Commissione Europea, probabilmente con le migliori intenzioni di opporsi al dirigismo e burocratismo ani-popolare, accusò davanti alla Corte Costituzionale di Karlsruhe il trattato europeo sulla moneta unica , sostenendo che era contrario alla Costituzione tedesca. La Corte di Karlsruhe sancì, invece, che il trattato non infrangeva la Costituzione tedesca – ossia la sovranità tedesca. Ma così, la Corte di Karlsruhe si è dichiarata anche la responsabile di ultima istanza per giudicare se un trattato europeo vincolante per lo Stato tedesco, e se potesse o no essere inserito nel sistema giuridico della federazione.
Un cambiamento epocale, dopo 40 anni di giurisprudenza europeista, che riteneva le leggi della Comunità superiori alle leggi nazionali, Di fatto, in tal modo, la Germania si dichiarava il solo stato sovrano dell’Europa. E mentre tutti gli altri stati europei, in particolare dopo il trattato di Maastricht nel 1993, accettavano di essere soggetti senza condizioni alle leggi UE. “Solo la Germania dichiarava così che il proprio diritto, in caso di conflitto, doveva prevalere”, ha scritto John Laughland: “Questo poneva la Germania, nei confronti del resto dell’Europa, in posizione non dissimile da quella che aveva la Prussia all’interno del Reich germanico dopo il 1871”.
Anche la nostra Corte Costituzionale, bastava facesse lo stesso. Che i nostri governi, esigessero l’uguaglianza giuridica di tutti i paesi membri: o anche la Germania soggetta alle normative europee, o nessuno. Stupidità, servilismo, “europeismo” angelistico, fiducia nella “bontà” tedesca? Idiozia pura. Ed eco la Germania di oggi
“il suo dominio è assoluto sull’Europa, mi scrive Nicolas Bonnal: “252 miliardi di eccedente commerciale. La Germania domina e controlla il continente rovinato dal suo euro, controlla le elezioni che non le piacciono (Portogallo e Grecia), le sopprime (Italia), o ordina per chi votare (Macron in Francia). Come ha ben visto Emmanuel Todd, la Germania dirige l’offensiva ad Est contro la Russia, perfino più di Donald Trump”, allineata col Deep State, mentre fa il doppiogioco mantenendo con la Russia rapporti economico-energetici di primo piano, mentre obbliga noi ad applicare le sanzioni americane.
Dal 1814, da quando ha sconfitto Napoleone, dice Bonnal, “la mira tedesca è liquidare la Francia, poi cacciare la Russia e la Gran Bretagna dal continente europeo sotto dominio tedesco. L’appetito ai tedeschi viene divorando. Balthazar Graciàn: è il difetto dei tedeschi, hanno un appetito divorante” ( Anche Dante vide soprattutto, come proprio del carattere tedesco, l’ingordigia: “tedeschi lurchi”).
Se un giorno l’armata dei russi invaderà l’Europa, dovremo salutarli come liberatori – noi schiavi non essendo stati capaci, per viltà, di liberarci da soli.
“Chi uccide il tiranno è lodato e merita un premio”
san Tommaso d’Aquino
“L’albero della libertà deve essere annaffiato di tanto in tanto dal
sangue dei patrioti e dei tiranni. E’ il suo concime naturale”.
Thomas Jefferson
Signori, abbiamo dato come “diritto acquisito” la libertà
dall’oppressione. Invece , si tratta di una conquista che si deve
strappare agli oppressori, facendo loro paura. Ed anche peggio: Tommaso
d’Aquino, un santo, non considera omicidio l’uccisione del tiranno.
Oggi, i tiranni e oppressori sono numerosissimi e insaziabili del nostro
denaro: sono i politici che abbiamo votato e i loro compari imbucati
nel settore pubblico. Con mezzi legali non è possibile cacciarli dal
potere, perchè costoro hanno “occupato” la legalità: si aumentano gli
stipendi “per legge” (la votano loro), rigettano i tagli “per legge”,
tormentano noi cittadini con la burocrazia, ci perseguitano
chiamandoci evasori, ed è tutto legale. Noi cittadini, che li paghiamo,
siamo sottoposti a soprusi, punizioni arbitrarie intollerabili.
Che i tagli agli stipendi fossero
incostituzionali lo sospettavamo da tempo. Da veri ingenui, però,
pensavamo che la cosa valesse soprattutto per gli stipendi più bassi,
per i sommersi, per i portatori non più sani di sacrifici necessari.
Proprio pochi giorni fa abbiamo appreso con tristezza (e senza sorpresa
alcuna) che in cinque anni i dipendenti pubblici hanno perso tra i
seimila e gli ottomila euro di salari, tra blocco delle retribuzioni e
dell’indennità di vacanza contrattuale dal 2010 al 2014. Sempre che i
Maya non risolvano il problema con metodi alternativi, alla fine del
2014 mancheranno all’appello ben dieci punti del leggendario potere
d’acquisto degli stipendi statali: quello che dovrebbe rilanciare
l’economia inducendoci a spese gioiose nonostante l’aumento dell’Iva.
La Corte costituzionale ci ha riportati alla dura realtà, sancendo un
principio sacrosanto in un contesto in cui
ROMA – No ai tagli previsti dal decreto legge sulla manovra economica 2011-2012 per i dipendenti pubblici con stipendi
superiori ai 90 mila euro lordi (-5% per la parte eccedente questo
importo) e 150 mila euro (-10%). Lo ha deciso la Corte Costituzionale. Anche i tagli sulla retribuzione dei magistrati previsti dal decreto legge sono incostituzionali.
In alcuni recenti interventi (ndr: "Uscire dall'Europa si può" e "Euro, lasciate ogni speranza o voi che entrate"),
mi sono chiesto se uscire dall’Euro e dall’Europa fosse davvero
impossibile. Uscire è possibile, ne ho concluso. Ma, rispondendo a
quest’ultima domanda, un’altra ne è immediatamente seguita: ed entrarne?
Come siamo entrati in Europa e, soprattutto, era possibile entrarvi nel modo in cui lo abbiamo fatto?