Che i tagli agli stipendi fossero
incostituzionali lo sospettavamo da tempo. Da veri ingenui, però,
pensavamo che la cosa valesse soprattutto per gli stipendi più bassi,
per i sommersi, per i portatori non più sani di sacrifici necessari.
Proprio pochi giorni fa abbiamo appreso con tristezza (e senza sorpresa
alcuna) che in cinque anni i dipendenti pubblici hanno perso tra i
seimila e gli ottomila euro di salari, tra blocco delle retribuzioni e
dell’indennità di vacanza contrattuale dal 2010 al 2014. Sempre che i
Maya non risolvano il problema con metodi alternativi, alla fine del
2014 mancheranno all’appello ben dieci punti del leggendario potere
d’acquisto degli stipendi statali: quello che dovrebbe rilanciare
l’economia inducendoci a spese gioiose nonostante l’aumento dell’Iva.
La Corte costituzionale ci ha riportati alla dura realtà, sancendo un
principio sacrosanto in un contesto in cui