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mercoledì 29 gennaio 2025

Peccato di omissione

 Il peccato di omissione è forse il più grave tra quelli che vengono citati nei libri che sono sacri ai cristiani. Del resto Nostro Signore fa presente, a chi chiede di entrare nel regno dei cieli, che quando era "carcerato o malato", che non si è fatto vivo, non gli ha portato né visita né conforto: quanto ho appena scritto è , ovviamente, una mia sintesi di alcuni passi del vangelo. Girarsi da un'altra parte, far finta che non ci sia niente da vedere o su cui intervenire, stile magistratura e giornalisti durante il periodo del covid, laddove si sarebbe dovuto investigare e farsi delle domande, denota come il peccato di omissione sia più diffuso di quanto si immagini. Tanto è diffuso quanti sono i danni che esso genera. Fregarsene, come faceva o diceva qualcuno durante il famigerato ventennio , ha conseguenze nefaste non solo per il menefreghista: possiamo pensare a chi ha perso il lavoro, chi costretto a vaccinarsi ha perduto invece la salute , chi sempre in conseguenza della vaccinazione è morto, chi ha visto sgretolare amicizie e frequentazioni. E' comunque sempre, in teoria, rinsavire e cercare di porre rimedio a quanto non si è fatto, tralasciando le ragioni per cui si è rimasti a guardare senza agire. Ora più che mai è importante muoversi. Da tempo , grosso modo dal 2004, invito le persone a fare qualcosa per chi fallisce, sia economicamente che personalmente, nei rapporti umani: chiedevo, già da allora, che si si facesse sapere che i dati personali non vengono distrutti dopo tot anni come prevede la legge (non ricordo quale, ma so che c'è, che esiste); non si possono tenere sine die documenti cartacei che so, su un mancato pagamento di una cambiale e neppure far leva su questo per non concedere un fido o un prestito: ma invece si fa. Ecco cosa chiedevo e chiedo: di intervenire, di fare qualcosa o, in seconda battuta, di chiedere a chine sa di più se e cosa si può fare di immediato e di efficace. Un po' quello che chiedevo all'inizio del covid, quando qualcuno con i dpcm imponeva ai cittadini italiani divieti su divieti: chiesi a chi ne sapeva o doveva sapere più di me, se si potevano adottare provvedimenti simili, se e come si potevano contrastare, e via dicendo. Ebbene ci sono voluti anni perché qualcuno si svegliasse e spiegasse come stavano le cose. Fa specie che , sempre per anni, se ne siano fregati, intendo coloro che , come giornalisti potevano indagare, fare i famosi reportage, ma non li hanno fatti: perché era meglio stare a sentire i vari virologi, seguire gli influencer , stare dietro a guri di terza categoria che quasi tutti i giorni strombazzavano quanto succedeva, ahimè , in Italia. Ovvero il numero di contagi, criticavano l'obbligo delle mascherine e del distanziamento sociale, ma mai e poi mai un invito alla disobbedienza o al "seguirli mentre loro, e ripeto loro, in prima persona depositavano una querela o qualcosa di simile". Meglio invitare a far qualcosa di simile, ma purché venga fatto da altri. Oltre al fatto che anche famosi o famigerati avvocati, di solito non aggiornavano come secondo andrebbe fatto, sull'iter delle denunce : fateci almeno sapere come stanno andando le cose. Del resto sarebbe come aspettarsi spiegazioni su come funziona l'Unione Europea, e ovviamente farcelo spiegare da chi va lì a "parcheggiarsi" per alcuni anni e dietro lauta ricompensa. O aspettarsi che un deputato eletto nella nostra zona , venga periodicamente ad aggiornarci su cosa fa o cosa non fa in parlamento: aspetta e spera. Ci ricorderanno , forse, che mancando i decreti attuativi alcune leggi rimangono lettera morta? E che i tempi quindi per vedere qualcosa di concreto, in meglio o peggio è da dimostrare, diventano biblici? E anche qui ci sono coloro che dovrebbero intervenire e fare qualcosa ma omettono di farlo, di segnalare, di investigare. Queste persone sono false, cattive d'animo, vendicative, e con i paraocchi : e non si fanno né gradiscono domande.  

lunedì 8 luglio 2019

Csm. Magistrati. Stipendio medio 142,554 euro l’anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-09.

Magistratura Csm Lotti

Gli echi di quanto accaduto al Csm stanno affievolendosi: “involve tutte cose l’oblio nella sua  notte“.

Dei magistrati che hanno passato concorsi, tutti da verificare, sarebbero chiamati ad indagare e poi, forse, chissà, anche a giudicare altri giudici che avrebbero manipolato i concorsi.

Ma alla odiosità dei reati contestati fa contraltare l’enormità degli stipendi percepiti.

martedì 18 giugno 2019

Italia. Tribunali, Tempi dei procedimenti. Ere geologiche.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-18.

Giustizia 101

La giustizia ai tempi dell’Impero Romano poteva avere molti difetti, ma non certo l’inedia.

Arrestato il giovedì, il Cristo andò a processo il venerdì mattina e quindi la sentenza fu eseguita immediatamente. Non stavano con le mani in mano.

Il tempo che intercorre tra il deposito delle accuse e l’emissione della sentenza di primo grado è un segno tangibile e facilmente misurabile della efficienza di un sistema giudiziario, cui però dovrebbero essere aggiunti il tempo necessario per addivenire alla sentenza di secondo grado, oltre a quello per l’eventuale ricorso in Cassazione.

L’articolo 27 della Costituzione dovrebbe essere chiaro:

«L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.»

*

Gli atti d’indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari.

Nei fatti, essendo oramai tutto pubblico, l’imputato è soggetto ad un pressing mediatico che spesso arriva al livello di un vero e proprio linciaggio. Non solo, al solo avviso di reato persone di alcune categorie, quali i politici, i medici, etc, sono spesso sospesi dal lavoro, quando poi non siano anche licenziati.

Un solo avviso di reato e tempi lunghi per arrivare a sentenza sono ingredienti micidiali di un tritacarne dei nemici politici.

Un caso per tutti: Calogero Mannino si ritrovò la sentenza di assoluzione ventiquattro anni dopo le prime contestazioni.

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Senza voler scendere nei dettagli, un nodo severo consta nel magistrato che per primo tratta la denuncia, che ha il potere di archiviare o di far procedere l’iter. Una gran parte di accuse che approdano nei tribunali avrebbero dovuto essere archiviate, ma per far ciò sarebbe stato necessario essere onesti, competenti e responsabili. Sarebbe sufficiente pensare a cosa stia succedendo nel Consiglio Superiore dell Magistratura per capire come questa sia merce ben rara.

Un capitolo a parte verte sulle spese, grosso modo ripartibili in spese di giudizio e spese per gli avvocati.

Gli onorari degli avvocati sono parte consistente delle spese legali in generale.

Si constata come in sentenza il giudice possa indicarne l’ammontare, che però nei fatti è solo ben misera parte del versato.

Similmente si potrebbe dire per le spese giudiziarie, anche esse lasciate al parere del giudice.

In molti paesi, ivi compresi quelli europei, chi depositasse una denuncia dovrebbe lasciare un sostanzioso diritto e, nel caso poi che soccombesse, i giudici gli addebitano costi pieni e penali.

A parte il discorso sulla intrinseca giustizia di questi atti, porgere denuncia e poi soccombere in giudizio costituisce in molti paesi un deterrente micidiale a scremare le cause fin dagli inizi.

Si pensi solo a tutto il contenzioso condominiale, che costituisce parte significativa del peso giudiziario nazionale. La stragrande maggioranza dei casi verte cifre irrisorie, questioni di principio che nascondono rancori personali e problemi giuridicamente inesistenti. Se per tale categoria di atti giudiziari il soccombente si trovasse a dover pagare centomila euro di spese giudiziarie tutto questo contenzioso svanirebbe come neve al sole, con grande dolore per i molti avvocati che vi vivono sopra.

Non a caso stiamo assistendo ad un nuovo mercato o meglio mercimonio. Tizio denuncia Caio al solo fine di transare poi una cifra minore di quelle che sarebbero le spese legali per la difesa: in altri tempi ciò era definito essere un ricatto.

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«Nel 2010 siamo stati ultimi tra tutti i membri Ocse in quanto al tempo necessario per chiudere una causa civile: 564 giorni rispetto ai 238 degli altri paesi»

«Giorni che diventavano in appello 1.113, contro una media Ocse di 236, e 1.188 in Cassazione, per un totale stratosferico di 2.866 giorni»

«La media degli altri Paesi industrializzati era di 788 giorni.»

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Che dire?

Un’ultima cosa ci sarebbe, ma non la si può dire.

La situazione migliorerebbe molto se i magistrati lavorassero, ma questo sarebbe chieder troppo.

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Su questo argomento è uscito di recente un ottimo articolo che riportiamo a seguito.

La classifica ragionata dei peggiori tribunali d’Italia.

I dati della Giustizia. A Patti 4 anni solo per smaltire l’arretrato. Disastro Napoli

La lentezza dei processi, in particolare quelli civili, è nella top 5 dei motivi per i quali la giustizia italiana non funziona.

Ecco la classifica dei peggiori tribunali

Ma cosa intendiamo per lentezza? Di cosa stiamo parlando? Innanzitutto della durata dei procedimenti civili in termini di giorni. Nel 2010 siamo stati ultimi tra tutti i membri Ocse in quanto al tempo necessario per chiudere una causa civile: 564 giorni rispetto ai 238 degli altri paesi. Giorni che diventavano in appello 1.113, contro una media Ocse di 236, e 1.188 in Cassazione, per un totale stratosferico di 2.866 giorni. La media degli altri Paesi industrializzati era di 788 giorni.

Gli indicatori dell’efficienza dei tribunali

I dati ora sono migliorati, ma dal monitoraggio effettuato dal Ministero della Giustizia emerge, per quanto riguarda la giustizia civile, un enorme divario tra tribunali del Nord e del Sud, qualunque sia l’indice che si utilizza.

Per il suo studio il Ministero della Giustizia ha usato gli stessi indicatori utilizzati a livello internazionale, per misurare le performances dei tribunali. Il primo è chiamato “Disposition Time”, ovvero i giorni necessari all’esaurimento degli stock di procedimenti pendenti nel caso in cui non sopravvenissero nuove iscrizioni.

Il secondo si chiama “Clearance Rate”, che misura il rapporto tra procedimenti definiti e procedimenti nuovi.

Infine il terzo è l’”Indicatore di sforzo”: l’incremento percentuale di procedimenti definiti necessario per raggiungere l’obiettivo teorico dell’esaurimento dello stock delle pendenze in un arco di tempo prestabilito, tenendo anche conto dei flussi dei nuovi procedimenti. Di fatto unifica i precedenti indici e aiuta a capire perché la giustizia italiana è in preda ad una cronica inefficienza. Ora possiamo vedere la classifica dei peggiori tribunali italiani.

Enormi i divari tra Nord e Sud

Ebbene, analizzando la classifica dei peggiori tribunali d’Italia in base al “Disposition Time” si scopre che  ci vogliono 16 posizioni prima di trovare un tribunale che non sia del Sud, e si tratta di quello di Latina. Bisogna scendere di 50 posizioni, su 140, prima di incontrare un tribunale del Nord, quello di Vicenza, come mostra il grafico sopra.

Al primo posto nella classifica dei peggiori tribunali del Paese in base al “Disposition Time”, c’è Patti, in Sicilia dove, anche senza nuovi casi, ci vorrebbero 1.193 giorni per smaltire il pendente. Di fatto un tribunale fallito. E questo nonostante sia piccolo e i procedimenti iscritti, 7.871 nel 2015, non siano stati superiori alla media nazionale.

A Vallo della Lucania ci vorrebbero invece 1.037 giorni, che paragonati ai 118 di Aosta e ai 152 di Rovereto danno l’idea dell’enorme differenza tra Nord e Sud.

Globalmente rispetto a due anni prima questo indice è calato in media di 7 giorni, la riduzione però non è stata uniforme. Per esempio: a Patti c’è stato un aumento percentuale del 45% circa, così come a Vallo della Lucania.

Aumenti e cali distribuiti a macchia di leopardo, con un’importante diminuzione, – 53,1% dei giorni di “Dispostition Time” nel grande tribunale di Napoli Nord che gestisce una buona fetta della giustizia in Campania.

Napoli Nord funziona ma non abbastanza

Anche per quanto riguarda il “Clearance Rate” il Sud guida la classifica dei peggiori tribunali d’Italia, con Napoli Nord, che, come mostra il grafico sotto, nonostante il recupero di efficienza del 2015 con circa 7 mila procedimenti definiti in più (21.446 contro 14.445) rispetto all’anno prima, vede solo al 68% la percentuale di questi su quelli nuovi.

Tra i 22 tribunali in cui questo indicatore è risultato inferiore a 100, ovvero le strutture dove si sono accumulati arretrati perché vi sono stati più procedimenti nuovi di quelli conclusi, 16 sono del Sud, in particolare si tratta dei tribunali di Sicilia, Calabria e Campania.

Se vogliamo trovare un elemento confortante vi è il fatto che i tribunali più virtuosi come rapporto tra casi definiti e nuovi sono al Sud. Per la precisioni: Foggia, Isernia e Lamezia Terme, dove si sono raggiunti tassi del 133%, 139% e 145% nel “Clearance Rate”.

L’indice rispetto al 2013 è comunque migliorato del 8%, anche in questo caso con grandi variazioni tra zona e zona, anche in territori attigui, soprattutto al Sud.

Accanto a grandi miglioramenti come quello di Napoli Nord (+45%, ma partiva da livelli veramente tragici) vi sono stati i peggioramenti di Catanzaro, Patti, Gela (tutti sopra il 20%).

Vercelli, Ferrara e Aosta potrebbero anche rallentare nella definizione dei procedimenti e sarebbero ugualmente in equilibrio.

Che lo sforzo sia con voi

Nel complesso, però, l’”Indicatore di sforzo” è quello più completo, perché misura di quanto dovrebbe aumentare il numero di procedimenti definiti per raggiungere la parità con quelli pendenti entro 3 anni.

Ebbene, tra i tribunali con le percentuali più alte di sforzo necessario vi sono stati sempre quelli del Mezzogiorno. Ancora una volta Patti, Vallo della Lucania, Barcellona Pozzo di Gotto sono stati in testa.

A Patti si dovrebbe quasi raddoppiare il numero di procedimenti definiti per raggiungere l’equilibrio con quelli nuovi. Una sfida chiaramente impossibile. E il contrasto è netto con i tribunali come il palazzo di giustizia di Milano: a quest’ultimo basterebbe per raggiungere lo scopo un aumento di appena l’1%.

giovedì 7 marzo 2019

Il populismo nell’Europa dei magistrati


L’altro giorno uscivo da un tribunale e mi imbatto in un manifesto di Magistratura democratica sul XXII Congresso dell’associazione dei giudici cosiddetti di sinistra. Al centro campeggiava una vignetta raffigurante un magistrato dallo sguardo da buon samaritano nell'atto di coprire con la propria toga un povero migrante appena sbarcato. Ho strabuzzato gli occhi, ho cercato di connettere quella patetica vignetta –

venerdì 14 settembre 2018

Cose difficili (?) da spiegare C

Circa la questione di Salvini e della Lega in senso lato, ci sarebbe , ne sono più che certo, da dover spiegare come stanno davvero le cose. E come è accaduto subito dopo il 4 marzo, e mi riferisco alla formazione del governo, alla storia dell'incarico, di Savona e così via, in pochi si sono presi la briga , a mente mi viene il nome di Becchi e Orizzonte 48, di rubare cinque o dieci minuti di Tg o di talk show per svelare agli spettatori l'arcano. Che sarebbe questo arcano? Per poterlo svelare bisogna sapere se si conosce, e non tutti sanno dove cercare: cerchi la spiegazione nella Costituzione? E poi ,non è che finisce come per la formazione del governo, dove c'è stato chi diceva che le cose stavano in un modo e pochi altri , come Becchi appunto, che invece sosteneva il contrario? Ecco che bisogna, e lo dico per venire al sodo, sapere se e che cosa può fare un magistrato: può avere potere ispettivo? Cioè può indagare su una persona? E in quali ambiti? E' reato visitare, che so, i siti porno che io guardo , oppure è reato visitare e commentare su siti come luogocomune o appunto orizzonte48 ? Che cosa io o altri non

sabato 8 settembre 2018

Ma che vuoi dire ...? Parla chiaro, no? I soliti amici del bar

Il modo di dire , di pronunciare il titolo del post, varia da zona a zona: per cui , come si sa, vengono pronunciate domande senza che il tono sia lo stesso che si usa quando si è alle elementari. Infatti i puntini di sospensione e i punti di domanda, li ho messi proprio a scanso di equivoci. Il motivo del post è da ricercarsi nel post che lo precede , e così chiarisco.
Colgo l'occasione per chiedermi e chiedervi se esiste un qualcosa che non dia adito a dubbi, che sia certo, ma anche verificabile o come si dice oggi monitorabile: del resto se si può seguire il viaggio di un pacco, sapere se e dove sosta e logicamente quando arriva e quando viene ritirato, sarà possibile sapere quanto dura che so, un processo per corruzione oppure per omicidio? O quanto tempo ci vuole, di norma, per riparare le buche di una strada ( Roma docet)? O quanto tempo ci vuole per un raddoppio dei binari di una linea ferroviaria? Occhio! Ci interessa conoscere quando poi è fruibile l'opera, perché dighe mai collegate o mai collaudate, ce ne sono tante, facciamo che ce ne sono diverse, giusto per non esaltarci nello scrivere di cose che ci fanno, di norma, incazzare. Proprio il guasto di un tubo d'acqua, avvenuto stanotte alle

domenica 25 marzo 2018

Germania (ma anche Italia): quando i giudici fanno quello che vogliono (bello interpretare le leggi)

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-25.

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Il problema potrebbe riempire decine di ponderosi tomi, ma in estrema sintesi potrebbe così configurarsi:

In un paese democratico governano gli eletti oppure i funzionari nominati?

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Non è problema di poco conto. Per affrontarlo sarebbe quanto mai utile rimuovere dalla mente i casi particolari,  le eccezioni.

In un sistema democratico dovrebbero essere sovrani gli Elettori, che ogni certo quale periodo di tempo - quattro fino a sei anni, solitamente - si recano alle urne e rinnovano gli organi rappresentativi, ossia chi li governa: il voto è dato secondo il programma presentato ed accordato sulla scorta di quanto fatto in passato.

Gli eletti dal popolo hanno il potere di governare perché da esso vidimati e, in ogni caso, non sono eletti a vita.

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Che una Collettività abbia bisogno di burocrati e di funzionari per fare applicare correttamente le leggi e le norme deliberate è solo un ordinario problema organizzativo, che però può degenerare sotto molte condizioni.

Ma altrettanto ovvio dovrebbe essere il fatto che tali funzionari dovrebbero restare in carica fino a tanto che dura il governo che li ha nominati: è quello che negli Stati Uniti è denominato lo spoils system. Un governo liberamente eletto dovrebbe avere la garanzia costituzionale di poter rinnovare il corpo dei burocrati e dei funzionari.

Non solo.

Qualora uno o più burocrati manifestassero visioni di vita differenti da quelli del governo, questo ultimo dovrebbe ben essere autorizzato a licenziarli, ed anche su due piedi.

Per meglio spiegarci, recentemente il Presidente Macron ha licenziato in tronco il capo di stato maggiore gen Pierre de Villiers, con questa motivazione:

«If something puts the chief of the armed forces at odds with the president of the republic, the chief of the armed forces changes» [The New York Times]

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Nei paesi occidentali vige la concezione che i poteri dovrebbero essere divisi e non interagenti tra di loro.

Ottimo enunciato teorico, ma poco più di un proclama, quasi una grida di manzoniana memoria. Alla fine i magistrati sono pubblici funzionari nominati dalla politica, legati al potere che li ha nominati e fatti progredire di carriera.

Se i magistrati fossero esseri angelici e perfetti, il problema della magistratura non esisterebbe: ma essi sono esseri umani a tutti gli effetti e, sulla scorta di quanto accade, anche oltremodo spigliati nell'adempiere a ciò che loro indicano essere il proprio dovere.

Non solo. Mentre in molti stati essi sono nominati pro tempore, con scadenze di mandato più o meno lunghe, di norma in Occidente sono nominati a vita: assolutamente inamovibili. Nemmeno Luigi XIV aveva un simile potere.

Se il generale Pierre de Villiers fosse stato un magistrato, Mr Macron dovrebbe ancora convivere con lui.

Inutile dire con quanta soddisfazione i magistrati abbiano sviluppato la teoria in base alla quale le leggi non si applicano, bensì si interpretano.

Corti di Giustizia. Cinque anni fa era tutto l’opposto.

«Stessa identica Carta Fondamentale, stessi identici codici, stessi identici giudici (si direbbe che siano eterni), stesso identico problema.

Due verdetti opposti.»

In parole poverissime: i magistrati possono fare tutto ciò che voglio, ed in più pretendono persino di essere considerati onesti e probi.

Dei funzionari nominati, non eletti, governano de facto il paese.

L'Occidente non potrà essere considerato democratico fino a tanto che continuerà a tollerare e soggiacere ad un simile potere in essere.

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Nel caso specifico, il Governo tedesco ha varato una serie di leggi, opinabili a piacere, ma pur sempre proposte dal legittimo Governo ed approvate dalla maggioranza parlamentare.

Il Germany's Federal Migration Office, applicando tali leggi e regolamenti, ha rigettato larga parte delle richieste di asilo come rifugiati inoltrate da immigrati, spesso illegali.

Costoro, appoggiati da valenti avvocati facenti capo ad un ben determinato partito politico, sono stati portati in causa ed i giudici di primo grado hanno annullato i provvedimenti.

Poi, spesso, in secondo grado:

«The BAMF ultimately won nearly all of those cases.».

Identiche leggi, identiche persone, identiche circostanze: due verdetti diametralmente opposti.

Dovrebbe essere evidente la contraddizione dei termini.

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È del tutto evidente come la maggior parte di queste sentenze sospensive i provvedimenti dell'Ufficio Federale dei Migranti siano sentenze squisitamente politiche, che spesso non si peritano nemmeno di riportare le loro proprie considerazioni partitiche persino nel corpo del verdetto.

Tutto ciò alla fine comporta

«The courts complained of enormous case load».

Il problema non sono i migranti quanto piuttosto i loro protettori ideologici.


→ Deutsche Welle. 2018-03-23. One in two rejected asylum seekers win appeal in German courts

Rejected asylum seekers in Germany almost always challenge the decision in court, and around 40 percent of them win. The number of such appeals nearly doubled from 2016 to 2017.

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Nearly half of all rejected asylum seekers win their challenge against the decision, according to a report published Friday.

Over 328,000 asylum seekers appealed the decision to deny them asylum in Germany in 2017. The new data resulted from the government's response to a query by the opposition Left party obtained by the Süddeutsche Zeitung daily.

That figure is almost double the amount in the previous year. Decsions were made on 146,000 cases.

Around half were formally decided in Germany's courts, meaning they were made without a closer examination of the content of the asylum submission. That is because plaintiffs reached a deal with Germany's Federal Migration Office (BAMF) or withdrew their claim before the verdict.

In the remaining cases, however, where the courts decide on the substance of the appeals (for instance rejection of the application to implement further asylum proceedings), some 40 percent of plaintiffs managed to overturn the BAMF's decision.

Refugees from Syria and Afghanistan were successful in over 60 percent of the cases.

Only about 1,400 asylum seekers decided to file a second appeal after losing in court. The BAMF ultimately won nearly all of those cases.

Left Party calls for better legal counsel to refugees

The data shows that around 91 percent of asylum seekers took their case to court after being rejected by BAMF in 2017. The courts complained of enormous case load, according to the newspaper.

Senior Left party lawmaker Ulla Jelpke on Friday called for the refugees to be provided with better legal counsel. According to Jelpke, there would be fewer misunderstandings if asylum seekers were better prepared for their hearings.

"Ultimately, this will also raise the quality of BAMF's decisions," she said. "There would be fewer appeals und fewer overturned decisions."

Success on appeal meant that most of the refugees received protection under the Geneva Refugee Convention, but only a few were given asylum as enshrined in the German constitution, which is a status granted only to politically persecuted people who did not come to Germany from a secure third country.

The difference in status is important, as only those who receive asylum can be legally followed to Germany by family members.

mercoledì 17 aprile 2013

Lo Stato italiano dà più ai clandestini che ai pensionati

I dati Istat ci dicono che, nel 2011, il 13,3% dei pensionati percepiva un assegno minore di 500 euro al mese, mentre il 30,8% arrivava a mille euro. A questi va aggiunto il 23,1% che riceveva tra i mille e i 1500 euro e il 32,8% che aveva una pensione superiore.

L’importo medio annuo delle pensioni nel 2011 è stato pari a 11.229 euro, circa 935 euro al mese. L’importo medio dello “stipendio” che invece lo Stato riserva ai cosiddetti “profughi” è di 45€ al giorno, 1.368,75 euro al mese, 16.425 euro l’anno. Che poi “profugo” è la versione moderna e politicamente corretta di “clandestino”, visto che alla fine, quasi nessuno di questi ottiene lo status di rifugiato proprio perché non ne ha alcun diritto. Ma intanto, è stato mantenuto.

In sostanza, l’ultimo beduino arrivato percepisce 5.000 euro in più l’anno di un Italiano che ha lavorato tutta la vita. Mediamente, il che significa che se non consideriamo i pensionati privilegiati come magistrati e politici, questa differenza si allarga ulteriormente.


http://www.meteoservice.it/forum/showthread.php/22795-Lo-Stato-italiano-d%C3%A0-pi%C3%B9-ai-clandestini-che-ai-pensionati

mercoledì 6 marzo 2013

Schulmers, il magistrato che sfidò il potere di Durnwalder


Robert Schulmers non è in ufficio. Il procuratore della corte dei conti del Trentino Alto Adige ha appreso di essere indagato dalla Procura di Roma per due reati gravissimi mentre era in vacanza con la famiglia. Il giovane magistrato rischia fino a 11 anni di galera per calunnia e offesa al Capo dello Stato per colpa delle lettere all’associazione nazionale magistrati contabili nelle quali denunciava le ingerenze del suo capo, Salvatore Nottola, nelle indagini che disturbavano il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che a sua volta aveva presentato un dossier a giugno contro l’attività della Procura della Corte dei Conti al presidente Napolitano. Schulmers ha deciso di lavare i panni sporchi descrivendo quelle che lui considera ingerenze, non solo della Procura generale della Corte dei Conti, ma anche del Quirinale, davanti ai 400 colleghi e all’associazione dei magistrati della Corte dei Conti. Forse sperava in una reazione. Il risultato è stato che il presidente dell’associazione nazionale dei magistrati, più volte contattato dal Fatto per dire una parola su questa vicenda, non si è mai degnato di richiamare. E mette ansia questo silenzio di 400 magistrati di fronte alle lettere pubblicate tra il 25 febbraio e il primo marzo sul sito dell’Anmc e solo il 3 marzo dal Fatto.

venerdì 12 ottobre 2012

Massacri ovunque, ma gli stipendi d’oro non si toccano

Che i tagli agli stipendi fossero incostituzionali lo sospettavamo da tempo. Da veri ingenui, però, pensavamo che la cosa valesse soprattutto per gli stipendi più bassi, per i sommersi, per i portatori non più sani di sacrifici necessari. Proprio pochi giorni fa abbiamo appreso con tristezza (e senza sorpresa alcuna) che in cinque anni i dipendenti pubblici hanno perso tra i seimila e gli ottomila euro di salari, tra blocco delle retribuzioni e dell’indennità di vacanza contrattuale dal 2010 al 2014. Sempre che i Maya non risolvano il problema con metodi alternativi, alla fine del 2014 mancheranno all’appello ben dieci punti del leggendario potere d’acquisto degli stipendi statali: quello che dovrebbe rilanciare l’economia inducendoci a spese gioiose nonostante l’aumento dell’Iva.

La Corte costituzionale ci ha riportati alla dura realtà, sancendo un principio sacrosanto in un contesto in cui

Sugli stipendi intoccabili

Ieri ,contrariamente a quanto mi ero ripromesso, ho commentato sul sito rischiocalcolato, un articolo che ,giustamente, sparava a zero sull'incostituzionalità dei tagli agli stipendi dei magistrati. Premesso che anche a me la cosa fa rabbia, e che posso condividere il punto messo in evidenza dall'autore del post, il prof. Giuseppe Sandro Mela, e cioè la celerità (due ore due) per emettere la sentenza (quando per le cause comuni ci vogliono giorni ,mesi e anni), a me invece premeva sottolineare come mai ci si debba meravigliare tanto. Intendo dire che chi mastica di politica dovrebbe sapere se e cosa e come si può fare e non fare: tempi e modi credo esistano per ogni idea e proposta.Pensiamo alle firme raccolte nel primo V day da Grillo: si poteva ipotizzare che le firme venissero lasciate a marcire nel cassetto. Cioè, devi pensare che possano o che abbiano i mezzi per fermarti, per stopparti e per non far esaminare le tue proposte.Così come se una legge viene promulgata, il primo che si sente a torto o a ragione danneggiato, discriminato o altro, ricorre nelle sedi, in tutte le sedi possibili e immaginabili. Ed è qui che casca l'asino: per esempio, a quanto ne so io, in materia fiscale o anche legale, quando si sente qualcuno, forse esaltato o,purtroppo vittima, che strilla che andrà al tribunale internazionale dei diritti umani o altrove,sappia che può ricorrere solo dopo che siano passati tutti i gradi di giudizio relativi alla sua causa. Non subito, quindi, ma devi pure aspettare. L'alternativa,a livello mediatico e che forse potrebbe, dico potrebbe avere un minimo di riscontro e di diffusione è un tribunale internazionale alternativo a quello dell'Aia, e che si trova in oriente, salvo errore a Kuala Lampur: in ogni caso è quello che ha condannato,in contumacia ovviamente, Blair e Bush per la guerra in Iraq.Per crimini di guerra ovviamente.

giovedì 11 ottobre 2012

Pubblica amministrazione, tagli ai maxi stipendi: no della Corte Costituzionale

ROMA – No ai tagli previsti dal decreto legge sulla manovra economica 2011-2012 per i dipendenti pubblici con stipendi superiori ai 90 mila euro lordi (-5% per la parte eccedente questo importo) e 150 mila euro (-10%). Lo ha deciso la Corte Costituzionale.
Anche i tagli sulla retribuzione dei magistrati previsti dal decreto legge sono incostituzionali.
In particolare la Corte ha stabilito l’illegittimità del decreto nella parte in cui dispone che ai magistrati non vengano erogati gli acconti 2011, 2012 e 2013 e il conguaglio del triennio 2010-2012 e nella parte in cui dispone tagli all’indennità speciale negli anni 2011 (15%), 2012 (25%) e 2013 (32%).
http://www.tzetze.it/2012/10/pubblica-amministrazione-tagli-ai-maxi-stipendi-no-della-corte-costituzionale.html