E forse anche di più: parafrasando il buon Isaac Asimov, allorché ci si poneva come domanda "quale fosse il numero più grande", rispondeva che a qualunque numero si fosse riusciti a pensare, sarebbe stato sufficiente "aggiungerne uno". Per quanto riguarda i colori del titolo, mi riferisco ai casini, alle rotture di scatole, alle preoccupazioni e anche alle azioni che compiamo e di cui ,al contrario, siamo vittime. Prendiamo il "Fatto Quotidiano", che nei giorni scorsi esalta, non sia
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martedì 5 novembre 2019
domenica 25 marzo 2018
I “bruciatori di confini” algerini e quei selfie scattati dai migranti diretti in Italia
Roma, 25 mar – “C’è un’alleanza strategica fra l’Italia e l’Algeria sulle grandi sfide che abbiamo di fronte oggi nel campo della sicurezza, dell’immigrazione e dello sviluppo. Avevamo già rapporti eccellenti tra i nostri due Paesi, oggi possiamo dire che li abbiamo ulteriormente migliorati”. Era il settembre del 2017 quando il ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, pronunciava queste parole in visita ad Algeri, dove aveva incontrato il suo omologo, Noureddine Bedoui. Poche settimane dopo, ai primi d’ottobre, i frutti di questa “alleanza strategica” e di questi “rapporti eccellenti” era già palpabile: “Migranti, diminuiscono le partenze dalla Libia ma crescono quelle dall’Algeria”, titolava il Fatto Quotidiano, tanto per citare il primo risultato che si trova in rete.
In tutto il 2017, sono arrivate in Sardegna 884 persone in più di quante non ne fossero venute nel 2016. Nel 2018, secondo i dati del ministero dell’Interno, sono già 171 in pochi mesi, abbastanza per fare degli algerini la nona nazionalità per numero di immigrati arrivati in Italia. In Algeria li chiamano harraga, “bruciatori di confini”, termine piuttosto eloquente tanto della condizione esistenziale di chi migra, quanto, forse involontariamente, di ciò che accade al Paese di destinazione, le cui frontiere, e quindi la cui sovranità, vengono quindi “bruciate”, polverizzate, cancellate. Come al solito, si emigra per una serie di motivi. La corruzione endemica e la caduta del prezzo del petrolio hanno messo il governo del primo ministro Ahmed Ouyahia con le spalle al muro. L’inflazione galoppa, il potere d’acquisto viene dimezzato e i servizi vengono tagliati. Per molto tempo, la religione ha fatto da ammortizzatore sociale, al prezzo, tuttavia, di una islamizzazione crescente. La primavera araba, qui come altrove, non ha risolto nulla, anzi, forse ha peggiorato le cose.
In tutto il 2017, sono arrivate in Sardegna 884 persone in più di quante non ne fossero venute nel 2016. Nel 2018, secondo i dati del ministero dell’Interno, sono già 171 in pochi mesi, abbastanza per fare degli algerini la nona nazionalità per numero di immigrati arrivati in Italia. In Algeria li chiamano harraga, “bruciatori di confini”, termine piuttosto eloquente tanto della condizione esistenziale di chi migra, quanto, forse involontariamente, di ciò che accade al Paese di destinazione, le cui frontiere, e quindi la cui sovranità, vengono quindi “bruciate”, polverizzate, cancellate. Come al solito, si emigra per una serie di motivi. La corruzione endemica e la caduta del prezzo del petrolio hanno messo il governo del primo ministro Ahmed Ouyahia con le spalle al muro. L’inflazione galoppa, il potere d’acquisto viene dimezzato e i servizi vengono tagliati. Per molto tempo, la religione ha fatto da ammortizzatore sociale, al prezzo, tuttavia, di una islamizzazione crescente. La primavera araba, qui come altrove, non ha risolto nulla, anzi, forse ha peggiorato le cose.
L’emigrazione verso l’Italia – la Sardegna dista appena 200 chilometri – è quindi diventata una sorta di rito generazionale, con tanto di risvolto social. Su Facebook esiste addirittura una pagina che aggiorna costantemente i propri utenti sui viaggi compiuti dall’Algeria verso la Sardegna, chiamata per l’appunto “HaRaGa Dz”, al cui interno si possono notare selfie scattati dai migranti durante le traversate, così come post scritti in arabo dagli amministratori in cui vengono postate informazioni e dettagli sia sui viaggi appena effettuati che su quelli che ancora devono essere intrapresi. Molti di loro poi puntano alla Francia, con cui c’è un ancestrale rapporto di amore e odio a causa della colonizzazione (anche se, come dice Renaud Camus, è bizzarro che si metta tanta energia per cacciare un nemico tanto odiato e poi, una volta liberi, si faccia di tutto per tornare a voler convivere con lui). Ma quel conta è intanto mettere piede in Europa, poi si vedrà. Parallelamente all’emigrazione “ufficiale”, anche se pur sempre illegale, gli algerini battono tuttavia anche la strada di quella “fantasma”: barchini più piccoli, più sicuri e più veloci, costo della traversata più alto, con la tendenza a sparire nel nulla una volta attraccati. A febbraio, la relazione annuale dell’intelligence ha segnalato che «rispetto agli arrivi dalla Libia, quelli originati dalla Tunisia e dall’Algeria presentano caratteri peculiari: sono entrambi essenzialmente autoctoni e prevedono sbarchi <occulti>, effettuati sotto costa per eludere la sorveglianza marittima aumentando con ciò, di fatto, la possibilità di infiltrazione di elementi criminali e terroristici».
Non ci sono solo giovani senza speranze, quindi, ma anche altri migranti, non meglio identificati, dalle intenzioni losche e, forse, sanguinarie. Una chiosa finale: ma queste terre d’emigrazione, saranno almeno solidali con i “poveri migranti” che invece giungono da loro? Se guardiamo alla condizione dei subsahariani in Algeria non si direbbe. Due settimane fa, un gruppo di uomini arrestati a Ghardaia, a 600 chilometri a sud della capitale, è stato espulso verso il Mali. Erano più di 120 persone: maliani, ma anche guineani, ivoriani, senegalesi, gambiani, burkinabè. Gente arrestata senza tanti complimenti sui luoghi di lavoro e deportata al confine. Alla faccia del buonismo.
Adriano Scianca
http://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/82121-82121/
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sabato 11 novembre 2017
Da paolobarnard.info : post interessante per non dimenticare "certe cose" come la moneta ad esempio
PARADISE PAPERS? L’ULTIMO MOTIVO AL MONDO PER ODIARE I MILIARDARI.
C’era una volta un grande Paese che stava all’ombra di un’immensa catena di montagne innevate. L’acqua fluiva eternamente a valle, quel Paese la usava. Il governo capiva l’importanza dell’acqua, e aveva fatto una legge: usatela ma non rubatela, l’acqua è di tutti.
Naturalmente molti cittadini disubbidivano, alcuni ne nascondevano in cantina delle damigiane, altri con maggiori mezzi si fecero grandi piscine o addirittura laghi privati. Ma ok, le grandi cime fornivano tanta di quell’acqua che gli acquedotti dello Stato potevano essere sempre pieni, e dunque acqua abbondante per tutti, anche se quelli che ho citato prima facevano le marachelle.
Un brutto giorno uno Spirito malvagio discese sul quel Paese. Sbarrò con dighe i grandi fiumi che scendevano dalle montagne, spazzò via persino le nubi che facevano piovere sul Paese, quindi divenne lui il padrone dell’acqua, e fece una regola perfida: ve ne lascerò passare pochissima. Il Paese, da quel momento in poi, soffrì un’orribile carenza di acqua, per le case, per i campi, per vivere. Di colpo, quindi, quella gente che nascondeva l’acqua in cantina, che aveva riempito le piscine o addirittura i laghi privati, furono visti non più come complici di marachelle, ma come dei criminali, visto che ora regnava la siccità drammatica.
Punto. A dopo. Play it cool.
I media da sempre strillano come aquile non appena esplode uno scandalo di evasione fiscale, nazionale, o internazionale come di recente i Panama e Paradise Papers. Ecco che compaiono i nomi dei multi-milionari o miliardari che nascondono fortune nei Paradisi Fiscali. Rock Star, Re e Regine, attori, super imprenditori, finanzieri, mega banche, politici e ministri… ecc. E il pubblico digrigna i denti, bava alla bocca, gli sputerebbe in faccia (poi fa solo urli al bar ma di fatto un cazzo, sto bestiame, nda). Ecco che piomba odio, condanna a 360 gradi da media, intellettuali, politici integerrimi su quegli evasori. Ma…
… mi scusino lor signori, per quale cazzo di motivo? L’evasione fiscale? Quello? E chissenefrega, mica ci fa del male. Scusate, basta fare l’aritmetica di Stato, e in 5 minuti capiamo che l’evasione fiscale anche di pile di miliardi non ci cambia la vita di quasi nulla, c’è molto di peggio.
Torniamo all’acqua.
Il Pianeta Terra ha l’atmosfera, e lì ci sono le nubi, le nubi fanno piovere e nevicare, e ci danno acqua. O sbaglio? Come dite voi del Fatto Quotidiano? Come dite voi del Ministero del Tesoro? Ehhh??? Sono i cittadini e le aziende che portano l’acqua alle nubi per farle poi piovere e nevicare? Ehhh???? Dite questo alla gente voi? Ma dai!
Io non ho mai visto miliardi di umani arrampicarsi su altissime scale per portare secchi d’acqua alle nubi, per farle poi piovere e nevicare. Ma voi sostenete che funziona così. No, cari, impossibile. Le nubi producono la pioggia e la neve SPONTANEAMENTE E PRATICAMENTE DAL NULLA (qualche 'gas'), E NE PRODUCONO ALL’INFINITO DA MILIONI DI ANNI. Punto. NON NECESSITANO DI CITTADINI E AZIENDE CHE GLIELA PORTINO IN SECCHI PER POI FAR NEVICARE O PIOVERE, E QUINDI DARE A QUEI CITTADINI ACQUA.
Sostituite la parola ‘acqua’ con ‘moneta’. Secchi d'acqua con 'tasse'. Nubi con Stato a Moneta Sovrana. Devo continuare? Ok, va bene.
Lo Stato e solo lo Stato crea la moneta, lui è il Monopolista della moneta, e in epoca moderna la crea ‘stampandola’ dal (quasi) nulla, come il cielo è il monopolista di pioggia e neve e le produce dal (quasi) nulla. I cittadini, le aziende e i miliardari o le banche NON possono creare la moneta. La possono guadagnare e spendere; prestarla ma poi restituirla all’altra banca che l’accetta andando sempre a conto 0; possono accumularla con trucchi da una parte, ma ci deve sempre essere un’altra parte che se ne priva per permetterglielo, conto a 0 di nuovo. Punto, fine.
Lo Stato con Moneta Sovrana E’ PRECISAMENTE COME IL CIELO DI CUI SOPRA, non rimarrà mai senza pioggia o neve, cioè senza moneta, perché la fa lui dal (quasi) nulla. Se dunque in Terra qualcuno di nascosto prende secchiate di milioni e li nasconde alle isole Tombo Tamba, o secchiate d’acqua e le nasconde in cantina… ma chissenefrega. Non è che lo Stato ha bisogno di secchiate di moneta dei cittadini (tasse) per poi crearla e spenderla, come il cielo non necessita dei secchi d'acqua dei cittadini per darci la pioggia e la neve, non ripeto la metafora. Quindi…
… cari cittadini, quando il Fatto Quotidiano o il Ministero del Tesoro vi dicono che se avete pensioni subumane, se vi chiudono gli ospedali, se non ci sono fondi per i terremoti, se la scuola fa schifo e cade a pezzi, se la ricerca la devono fare con le zappe, che se i contratti non si rinnovano, se il lavoro manca...... è soprattutto colpa di chi ha nascosto pile di miliardi alle isole Tombo Tamba o di chi evade le tasse in genere... sappiate che il Fatto Quotidiano o il Ministero del Tesoro…
… VI STANNO PRENDENDO PER IL CULO.
E voi ci cascate sempre, anche se io da anni vi ho detto, anche in Tv, che è una presa per il culo orrenda.
Se lo Stato con Moneta Sovrana non spende per voi, è perché NON VUO-LE. E’ perché SCE-GLIE di ridurvi alla disperazione. Punto. Esattamente come quando il cielo decide di non far piovere o nevicare, non è colpa dei cittadini che non gli hanno portato dei secchi d’acqua o hanno nascosto l’acqua alle isole Tombo Tamba. Ok?
Ma ora torniamo a quel Paese ai piedi delle grandi montagne innevate. E’ chiaro che se quello Spirito cattivo gli tappa tutte le fonti dell’acqua, di proposito, allora sì che anche chi nasconde in cantina o alle Tombo Tamba un solo secchio d’acqua diventa un criminale…, immaginate poi se ne nasconde un intero lago, lo capite? Ma non lo è in realtà, lo diventa solo di rimbalzo dallo Spirito cattivo. Il vero criminale è lo Spirito, che qui da noi si chiama Eurozona e Trattati UE, quelli che hanno tappato le sorgenti di spesa di moneta italiana creata dal nulla (come pioggia o neve), ammazzandola, e dandoci invece la moneta euro fatta solo da loro, ma DANDOCENE POCHISSIMA DA SPENDERE PER IL PUBBLICO. Ok? Chiaro? Questo sì che ammazza la società, ma nulla a che fare davvero con l’evasione dell’imbianchino o del miliardario.
Le tasse in un Paese SANO, ed è sano solo un Paese che ha una sua Moneta Sovrana, non servono MAI MAI MAI MAI MAI MAI MAI MAIIIIIIII a pagare la spesa pubblica per noi. Le tasse di uno Stato a Moneta Sovrana servono SOLO come un ‘termostato’, servono allo Stato per regolare alcuni parametri monetari (lungo discorso), che sono importanti, ma NON VITALI COME LA SPESA PUBBLICA. Ok? La spesa pubblica di uno Stato a Moneta Sovrana è come la pioggia o la neve del cielo. Se si arresta, o se è miserabilmente povera, ripeto, non è mai colpa dei miliardi o trilioni o fantastiliardi ficcati alle isole Tombo Tamba, ma è solo colpa:
1) DI UNA DECISIONE SCELLERATA DELLO STATO SOVRANO DI NON SPENDERE, INDOTTA DA CHI HA INTERESSE A RENDERCI TUTTI SERVI PRECARI.
2) OPPURE DI CHI DALL’ESTERNO PRIVA LO STATO DELLA SUA MONETA E GLIENE IMPONE UN’ALTRA ESTERNA, CHE PERO’ GLI SMOLLA A PICCOLI RIVOLI.
E allora, che cazzo di idiozia è sto odio per gli evasori? E c’è dell’altro che il Fatto Quotidiano o il Ministero del Tesoro o voi gggènte non capite. Non è che i Paradisi Fiscali siano posti dove, invece delle colline di terra, si trovano colline fatte con pile di lingotti d’oro e bigliettoni, che se ne stanno là a marcire al sole. Mille miliardi alle isole Tombo Tamba sono identici a mille miliardi depositati in conti o fondi a New York, Tokio o Milano. Prima o poi il riccone ne prende un po’ e li spende.
Quando li spende, crea economia, vendite di cose o servizi, quindi posti di lavoro, ok? Bene, no? Per farla breve, immaginate quanta gente semplice lavora attorno a uno Yacht di 80 metri, quanto indotto di operai e piccole aziende ecc. è coinvolto. Ok, bene. Questa catena si chiama ‘creare Domanda Aggregata’, ed è il modo migliore al mondo per garantire salari ed economia. Perfetto.
L’unica cosa sbagliata che c’è - ma sbagliata solo di un poco - nel comprare quel 80 metri con soldi trafugati alle Tombo Tamba, è che non sono state pagate delle tasse. Ma vale quando detto con assoluta autorevolezza sopra: è un danno TECNICO per lo Stato. Ma mai, ripeto MAI, quelle tasse evase si traducono in letti d’ospedale rubati a chi soffre, in scuole a secco di fondi, in pensioni da fame, o in salari scheletrici, mondo del lavoro da incubo, servizi al cittadino strangolati. NO, NO, e poi NO, mai. Ok? Se accade, rileggete i due ultimi punti sopra per capire il perché.
Allora, ecco una proposta che ha senso. Invece di perdere fiato e tempo a ragliare contro 4 miliardari del cazzo evasori, o contro l'evasore di strada, vanno fatte due cose, due:
1) OVVIO, RIPRENDERSI UNA MONETA SOVRANA, come dire: riprendersi il controllo delle fonti d’acqua eterne dal cielo e dalle montagne per garantire la Spesa Pubblica sempre (tasse o non tasse chissenefrega).
2) E se proprio vogliamo far leggi per i miliardari, allora piuttosto che tassarli a sangue (tanto NON serve a pagare la spesa pubblica), li obblighiamo per legge a SPENDERE IN GIRO UNA PERCENTUALE X DEI LORO PROFITTI ogni anno. Che s’affoghino di Rolex, Yacht, piscine, palazzi, auto, vestiti, jet privati, ristoranti, giocattoli, e di ogni sorta di servizi, e di tutto e di più… Pompino cioè la Domanda Aggregata = economia = impiego, e PER LEGGE, grazie. Questo ha senso.
Play it cool miei lettori, che tutti gli altri di tasse ed evasione non hanno mai capito un cazzo. Salvo quei tecnocrati criminali dell’Eurozona che sanno esattamente tutto quello che ho appena scritto, ma vi fottono la vita apposta. THINK.
fonte http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1945
lunedì 24 luglio 2017
Inutile soddisfazione
Come ho scritto in recenti commenti e anche il qualche recente post, mi fa pure piacere che adesso, in questi giorni, si parli di argomenti di cui avevo , a suo tempo e cioè anni fa, oltre dieci anni, invitato a discutere: però è una vittoria di Pirro. In questi giorni, il Corriere della Sera fa presente che i migranti sarebbero poco istruiti, almeno quelli che vengono sbarcati nel Bel Paese: è da tempo che segnalavo la questione, o meglio mi ponevo la domanda. Chiedevo: ma non erano tutti laureati e cazzuti rispetto a noi italiani, sempre ultimi nelle classifiche sul livello di istruzione scolastico? Intendiamoci: nessuno si è filato i miei articoli e ancor meno i miei commenti. Vengo ora dal sito Rischiocalcolato.it, laddove uno si lamenta perché viene insultato da un altro lettore e chiede che, chi lo sta insultando , venga bannato: beato te, vuol dire che qualcuno ha letto i tuoi commenti, mentre i miei non li ha cagati nessuno. E sai una cosa,amico mio? Che se li avessero cagati, sarebbero arrivati, i grandi soloni che scrivono sul quel sito, ben prima del Corsera a domandarsi, se quel coglione del Lupodeicieli non
mercoledì 6 marzo 2013
Schulmers, il magistrato che sfidò il potere di Durnwalder
Robert Schulmers non è in ufficio. Il procuratore della corte dei conti del Trentino Alto Adige ha appreso di essere indagato dalla Procura di Roma per due reati gravissimi mentre era in vacanza con la famiglia. Il giovane magistrato rischia fino a 11 anni di galera per calunnia e offesa al Capo dello Stato per colpa delle lettere all’associazione nazionale magistrati contabili nelle quali denunciava le ingerenze del suo capo, Salvatore Nottola, nelle indagini che disturbavano il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che a sua volta aveva presentato un dossier a giugno contro l’attività della Procura della Corte dei Conti al presidente Napolitano. Schulmers ha deciso di lavare i panni sporchi descrivendo quelle che lui considera ingerenze, non solo della Procura generale della Corte dei Conti, ma anche del Quirinale, davanti ai 400 colleghi e all’associazione dei magistrati della Corte dei Conti. Forse sperava in una reazione. Il risultato è stato che il presidente dell’associazione nazionale dei magistrati, più volte contattato dal Fatto per dire una parola su questa vicenda, non si è mai degnato di richiamare. E mette ansia questo silenzio di 400 magistrati di fronte alle lettere pubblicate tra il 25 febbraio e il primo marzo sul sito dell’Anmc e solo il 3 marzo dal Fatto.
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