E forse anche di più: parafrasando il buon Isaac Asimov, allorché ci si poneva come domanda "quale fosse il numero più grande", rispondeva che a qualunque numero si fosse riusciti a pensare, sarebbe stato sufficiente "aggiungerne uno". Per quanto riguarda i colori del titolo, mi riferisco ai casini, alle rotture di scatole, alle preoccupazioni e anche alle azioni che compiamo e di cui ,al contrario, siamo vittime. Prendiamo il "Fatto Quotidiano", che nei giorni scorsi esalta, non sia
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martedì 5 novembre 2019
lunedì 20 maggio 2019
IL PRIMO ” PUTSCH DEGLI ONESTI”
E’ stato nel numero del 3 febbraio 1993 di “L’Italia Settimanale”, direttore Marcello Veneziani, e per cui lavoravo anch’io. L’articolo rivelava per primo che meno di un anno prima, il 2 giugno 1992, “a bordo del regio yacht Britannia (che si trova “per caso” nelle nostre acque territoriali) dei rappresentanti della BZW (la ditta di brocheraggio della Barclay’s), della Baring § Co., della S.G. Warburg , e dai nostri rappresentanti dell’ENI, dell’AGIP, di Mario Draghi del ministero del Tesoro, Riccardo Gallo dell’IRI, Giovani Bazoli dell’Ambroveneto, Antonio Pedone del Crediop e da alti funzionari della Comit, delle Generali e della Società Autostrade [danno] il via alla svendita dello Stato. Prime vittime annunciate, i patrimoni industriali e bancari più prestigiosi. Il nome dell’operazione è“privatizzazione”. Formula magica presentata alla collettività come unica cura per
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venerdì 15 febbraio 2019
L’INDIPENDENZA DI BANKITALIA E’ SACRA. TRANNE UNA VOLTA.
Per apprezzare la notizia, il lettore tenga presente la deificazione in corso da anni, ed ora all’apice, di Mario Draghi, la sua sacralizzazione mediatica e politica: l’infallibile, il perfetto, depositario di una carica eccelsa, pontificale, a cui nessuno deve mancare di rispetto. Tenga presente le urla e le minacce di tutti gli ambienti politici e mediatici quando il governicchio ora presente ha provato a discutere le nomine direttive a Bankitalia (per poi rimangiarsi vilmente il tutto): scandalo! Orrore sui media nazionali e negli enti internazionali,nella Europa di Verhofstadt e di Emma Bonino. La “indipendenza” della banca centrale è stata violata! Essa era vergine e pura, ed ora i populisti l’hanno macchiata! Essa non deve essere criticata, nemmeno sfiorata con un petalo di rosa! Essa è sacra nella sua intangibilità …eccetera.
Ebbene, ci fu una volta in cui tutta questa inviolabilità, di colpo, sparì. Ed un direttore della Banca d’Italia – si chiamava Paolo Baffi – fu incriminato per favoreggiamento e se sfuggì all’arresto, fu solo per la tarda età; ma il suo vice, si chiamava Sarcinelli, fu effettivamente tradotto a Regina Coeli per ordine di un giudice istruttore (Alibrandi) e un semplice sostituto procuratore, Infelisi.
Avvenne nel 1979, i giovani non possono ricordare. Ebbene: ecco qui sotto un rapporto della
Ebbene, ci fu una volta in cui tutta questa inviolabilità, di colpo, sparì. Ed un direttore della Banca d’Italia – si chiamava Paolo Baffi – fu incriminato per favoreggiamento e se sfuggì all’arresto, fu solo per la tarda età; ma il suo vice, si chiamava Sarcinelli, fu effettivamente tradotto a Regina Coeli per ordine di un giudice istruttore (Alibrandi) e un semplice sostituto procuratore, Infelisi.
Avvenne nel 1979, i giovani non possono ricordare. Ebbene: ecco qui sotto un rapporto della
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mercoledì 28 febbraio 2018
LA TRISTE STORIA DI UN ATTIVISTA M5S NO EURO E DEL FUTURO MINISTRO PER L’ECONOMIA GIGGINIANO: MARCO GIANNINI E PIER LUIGI CIOCCA
Maurizio GiustinicchiOggi vi presento la TRISTE storia di uno dei tanti attivisti no euro che si sono dati da fare per spingere il movimento verso posizioni antitetiche a quelle attuali. Egli, come noi del resto, voleva un movimento per la gente comune (e quindi antieuro), essi lo hanno, invece, trasformato nel cavallo di troia dei panzern tedeschi.Buona lettura.***********************************************************************************************************************************************************************************Riassunto: Dopo 5 anni di militanza M5s, io Marco Giannini, ho pubblicato nel 2015 un saggio economico anti euro per Andromeda, con prefazioni di Anna Variato (UNIBG) e di diversi Europarlamentari e Parlamentari M5S, presentandolo nel 2016 alla Camera (invitato dagli stessi parlamentari del movimento M5s).Saluti l’Orso….ps ho cambiato 3 profili dall’ultima volta stando anche 3 mesi fuori da fb perché ero giù per vicende private (la mia ex)…Nonostante ben 5 anni di esperienza nelle Istituzioni e di evidenze empiriche il M5s come proposta di “punta” ha ancora oggi quella sui vitalizi immediatamente “fagocitata” dalla protesta come “Dio Marketing” vuole.Facendo credere al cittadino medio “conti qualcosa” lo si è portato a inveire contro questioni secondarie ma comprese da tutti e volutamente distratto. E’ stato portato a credere che 70 milioni di euro di vitalizi (quanto potrebbe costare il cartellino di Alex Sandro della Juventus) siano più odiosi delle decine e decine di miliardi che lo Stato annualmente paga a pochi soggetti della finanza internazionale. Una speculazione parassitaria (cioè ottenuta senza dietro un “lavoro”), imposta ai nostri contribuenti mediante leggine da abolire presenti tanto nell’Italia pre moneta unica, quanto in quella post moneta unica; nel secondo contesto la situazione è divenuta critica perché causante perdita di competitività e debito estero.Trasformando quindi la materia “Economia” in un reality, il M5s ha potuto compiere un’opera di trasformismo senza precedenti, proponendo per il relativo Ministero Pier Luigi Ciocca senza essere praticamente notato.Chi è Ciocca?Per capirlo partiamo dalla Germania: dal dopoguerra in poi i tedeschi hanno percorso una strada di costante “austerity sostenibile” mantenendo i salari bassi rispetto ai profitti delle imprese (“quota salari”). Invece di alimentare politiche di domanda interna spesso poco etiche (e di aumento dei prezzi), i teutonici hanno conquistato fette di mercato estero incamerando ricchezza: in tal modo si sono ritrovati un salario reale molto più alto senza deprezzare o svalutare la propria moneta.L’Italia, tuttavia, riusciva ad essere altamente competitiva grazie ai cambi flessibili e ad una struttura produttiva in parte differente.Quando l’Italia sull’onda emotiva di Mani Pulite(…) chiese di far parte della moneta unica,la Germania, che per 50 anni era stata “austera” chiese al nostro paese di pagare un dazio di altrettanta “sobrietà” immediatamente: competizione al ribasso dei diritti e dei salari mediante alta disoccupazione (ed ingresso di manodopera a basso costo dall’Africa), taglio dei servizi anche essenziali, totale separazione della moneta rispetto all’economia, distruzione delle economie locali.Per ottenere tale risultato serviva come “precursone” un valore di ingresso (nell’Euro) Marco/Lira che non rispecchiasse il reale rapporto di forza tra le due economie (1 Marco = 1200 Lire circa) ma ipervalutasse la nostra valuta (mettendo così in difficolta la nostra bilancia commerciale, prodromo di tutte le crisi economiche, con tutti i sacrifici annessi).Ad accordarsi per un valore di 1 Marco = 990 Lire furono proprio Prodi, Ciampi, Draghi e… Ciocca!Per legittimare questo rapporto “drogato”, nei mesi precedenti la decisione, ci avevano pensato i mercati finanziari “drogando” il rapporto cioè vendendo appositamente Marchi e comprando Lire.Una volta compreso il contributo storico di Ciocca per il proprio paese, quello che va rimarcato è che il M5s è riuscito a proporre un simile prospetto senza essere notato dall’opinione pubblica. Per fare un esempio eloquente se i pentastellati avessero cercato un ex di Forza Italia per quel Ministero (senza responsabilità sulla crisi rispetto ai summenzionati) ci sarebbero state le barricate.Secondo la stessa logica tocca sentire un Prodi (cui affidammo il futuro dei nostri figli e nipoti) dichiarare “abbiamo svalutato la Lira sul Marco del 600% rispetto a quando ero uno studente universitario” confondendo moneta ed economia sempre profittando della totale ignoranza (in materia) del cittadino medio.In questo contesto quindi ha buon gioco chi riesce a far passare inosservate, insieme a figure come Ciocca, le pericolose carenze di un programma economico confusionario ed impraticabile.Alcuni media hanno espresso preoccupazione per l’estrema fragilità interna del M5S, una fragilità che, secondo loro, si andrebbe a ripercuotere sul paese una volta al governo; altri hanno ravvisato nella ricetta M5S numerosi copia incolla eseguiti da programmi di altre forze politiche e da Wikipedia (inquietanti indizi di incompetenza) ma nessuno si è cimentato nell’analisi della proposta economica.A prima vista parrebbe che a dettare la linea economica sia sempre Beppe Grillo visto il suo “innamoramento” per il default, eppure non credo che stiano così le cose: inizialmente fu la “decrescita felice”, una teoria rudimentale, di pochi capitoletti, che durante la stagnazione ci costerebbe il default; successivamente fu il turno del default stesso, auspicato da Grillo; poi fu la volta del referendum sull’euro che avrebbe portato sempre al fallimento; adesso è il turno di questa proposta che favorirebbe una speculazione internazionale senza precedenti con “scenari greci” (cioè il dimezzamento dei livelli pensionistici) o addirittura “argentini” cioè il… default!Come noto, se si escludono le persone che hanno conti all’estero, il default comporta l’immediata evaporazione di tutti i risparmi degli italiani: una crisi debitoria in Italia a qualche soggetto estero conviene sempre…Per uscire dalle recessioni, secondo l’approccio keynesiano, è opportuno “fare deficit” per incrementare la domanda aggregata (acquisto di beni e servizi da parte dei cittadini) dando lavoro, infrastrutture, detassando ecc. In questo modo tornano a circolare danari, l’economia riparte, i contribuenti aumentano di numero e con essi le entrate dello Stato che vanno a ripianare non solo il nuovo deficit ma anche a ridurre lo stock debitorio.In altre parole si va ad incidere sul denominatore del rapporto Debito/PIL incrementandolo e non sul numeratore (cercare di ridurlo significa fare austerità). Purtroppo l’economia non è una materia da affrontare in modo virtuale bensì chirurgico, considerando in primo luogo in che contesto ci si muove: al minimo errore si rischia una macelleria sociale senza precedenti.Su un piano strettamente economico, nell’ambito dell’eurozona, se espandiamo la domanda aggregata ed i partner europei non fanno altrettanto, la conseguenza è il peggioramento dei conti verso l’estero e della bilancia commerciale, a causa dell’impennata dell’import rispetto all’export con probabile crisi debitoria (di tipo economico).Il Candidato Premier pentastellato pare quindi mettere il carro davanti ai buoi visto che i principali partner europei optano senza titubanze verso dinamiche ultra competitivie e marcatamente mercantiliste.Di Maio insistendo sullo sforamento del parametro del 3% denota che a sfuggirgli è pure un importante dettaglio: “fare deficit” non significa erogare beni e servizi aggiuntivi rimanendo scoperti ma vuol dire ottenere un prestito da un investitore (sotto forma di Bot, Btp ecc) per poterli pagare. Successivamente lo Stato, per evitare il fallimento, è obbligato a saldare il debito col creditore quando egli chieda indietro i soldi o alla scadenza prestabilita del prestito con interessi annessi.Se uno Stato paventa la violazione di regole comunitarie, perde credibilità e diviene costosissimo per esso ottenere finanziamenti, visto che una simile prospettiva può comportare dinamiche punitive da parte di numerosi soggetti finanziari (compresi gli Stati creditori).Di Maio è corso ai ripari evidenziando come anche Francia e Spagna in passato abbiano disatteso il 3% ma non ha tenuto conto del fatto che questi Stati possiedono un debito pubblico minore del nostro. Poco importa ai partner dell’eurozona che il concetto di debito pubblico sia emotivamente enfatizzato e confuso con il debito estero.Un altro punto estremamente critico del candidato premier è dare per scontato che i propri interventi siano “ad altissimo moltiplicatore” e che in brevissimo tempo comportino una crescita del PIL tale da ottenere maggiori entrate fiscali (utili ad onorare le scadenze con vecchi e nuovi creditori e quindi ad evitare il default).Al netto del fatto che le dinamiche di questo tipo sono estremamente imprevedibili, il moltiplicatore si esprime in tutta la sua forza quando il danaro “gira” cioè quando proviene da capitali fino ad allora giacenti e finisce nelle tasche di chi consuma fino all’ultimo euro di stipendio per poter vivere. Se va ad accumularsi nei forzieri delle multinazionali che stanno dietro larga parte della Green Economy, della Virtual Economy e delle infrastrutture, l’effetto è contrario (al netto del fatto che se sono capitali esteri la moneta “emigra” peggiorando ancor più lo stato delle cose).In altre parole è lecito attendersi che i licenziamenti presenti nel piano Cottarelli e gli investimenti nei settori auspicati da Di Maio e dal suo staff economico, comportino una riduzione degli effetti del moltilicatore nel breve/medio periodo (e con essa una riduzione dei livelli occupazionali, proprio secondo Keynes!), una contrazione del PIL, minori entrate e tagli ai servizi ed alle infrastrutture che nelle intenzioni si vorrebbero potenziare.Per quanto eticamente auspicabile, la “moralizzazione” della spesa pubblica nel breve può comportare al massimo un incremento della soddisfazione dei cittadini che, se si rivolgono a un fannullone, non ottengono un servizio pronto e decente. Solo nel medio-lungo periodo una burocrazia efficiente, un paese sicuro e ricco di infrastrutture possono attrarre investimenti sensibili ma finché ciò non avviene, di effetti moltiplicatori “nemmeno l’ombra”, quindi non si hanno maggiori entrate mentre i creditori, aumentati di numero, pretendono subito il pagamento delle scadenze pena il fallimento dello Stato e questo contesto innesca fenomeni speculativi.Non saper “moltiplicare” l’economia e prospettare la violazione di norme comunitarie (perdita di credibilità) è il viatico certo per ritrovarci con il cappio al collo delle scadenze verso i creditori.Quando uno Stato è nell’urgenza di ottenere finanziamenti, i potenziali “prestatori” (detti “investitori” ma anche detti “speculatori”) chiedono interessi sempre più alti (speculazione/spread), il paese sotto attacco finisce per avvitarsi nei debiti e per onorare scadenze sempre più pressanti ed evitare il default è costretto a svendere assets strategici a prezzi di saldo (con ulteriore desertificazione dell’economia), di norma proprio ai soggetti che hanno compiuto questa aggressione.E’ l’azione della tipica “finanza volatile” con sede a Londra che non comporta un incremento dell’economia reale (industrie, lavoro) bensì emorragia di benessere verso l’estero e deflazione salariale.In questo caso la crisi debitoria ha tratti più finanziari che economici e di nuovo il M5S pare incamminato in quella direzione.Di Maio è reduce da incontri con non ben definiti “investitori” a porte chiuse quando in gioco c’è l’interesse nazionale: perché questo gap in termini di trasparenza proprio quando la posta in gioco è così alta?Ricordo che nel 1992 il Governo italiano optò per l’uscita dallo SME e consapevole che la grande svalutazione che ne sarebbe seguita avrebbe comportato un pari sconto sui “gioielli di Stato”, sul Panfilo Britannia, si accordò con soggetti esteri per la svendita degli stessi.A completare un quadro di estrema incertezza la salita agli onori della cronaca di Fioramonti come responsabile della politica economica pentastellata, per i legami (da lui smentiti) con lo speculatore internazionale Soros, con i Rockefeller, i Rothschild ed Anspen Institute.Egli insegna economia in Sud Africa ma è laureato in Scienze Politiche (quindi non è un economista) ed è un teorico della della “decrescita felice”. Superfluo rimarcare come tale teoria non scopra niente (è lapalissiano che gli sprechi vadano ridotti e che il PIL non sia un indice della felicità ma economico) ma viene percepita da creditori e partner europei (che spesso coincidono) come indizio di approssimazione e come indice di un potenziale disimpegno sul lato dei conti pubblici da parte degli “italiani”.Insomma più che il “Moltiplicatore di Di Maio” e di un clima alla Mani Pulite 2.0 (utile a difendere la Religione della Moneta Unica) questo paese necessita di maggiore lealtà nei confronti di chi non “mastica” economia: volendo esprimere un giudizio nazional popolare, si dichiari chiaramente che dal punto di vista della “crisi” il problema del nostro paese non sono tanto i “corrotti”, che evidenze scientifiche mostrano pesare tra un 5% e un 10% alla voce “debito”, ma i “venduti” (a soggetti esteri) che hanno approvato una Maastricht irriformabile.
https://scenarieconomici.it/la-triste-storia-di-un-attivista-m5s-no-euro-e-del-futuro-ministro-per-economia-gigginiano-marco-giannini-e-pier-luigi-ciocca/
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lunedì 29 giugno 2015
O si capisce oppure no : però se ne può parlare
Ancora una volta, senza tema di smentite, pochi hanno raccolto il mio invito a meditare sul fatto che le priorità vengono disattese, concentrando le energie verso attività che non consentono ai cittadini di vivere bene.
Per essere più precisi vale la pena fare qualche esempio, anche senza entrare nei dettagli che ,semmai seguiranno: chi oggi ha 30 anni, ai tempi di Monti ne aveva circa 26, e in questi quattro anni per lui le cose come sono cambiate?
Dico solo che se fosse stato in Sardegna avrebbe sperato nel nuovo treno SS Ca, e col cavolo che lo avrebbe visto in funzione (se Dio vuole sarà roba di settembre o giù di lì). Forse che in quattro anni,se fosse vissuto a Taranto, ha o avrebbe visto attuare le bonifiche? Credo proprio di no.
E questo per dire che non abbiamo visto treni viaggiare veloci, non abbiamo visto realizzate bonifiche ambientali, ma abbiamo visto altre cose che non hanno portato lavoro e neppure benessere alla maggior parte dei cittadini.
Senza dubbio c'è chi non se la passa male e ,anzi come ben dimostrato, con la crisi e con le imposizioni del'unione europea ha guadagnato e guadagna:anzi direi che mette solide radici creando nuove e diverse condizioni nelle quali e per le quali è difficilissimo,se non impossibile, riuscire a districarsi e quindi a lavorare e vivere bene.
Continuare ora a parlare di immigrazione serve ,secondo me, solo a incazzarsi ulteriormente, come se non bastasse, per un sardo, sapere che un Cagliari Linate ti costa 200 euro a/r: puoi sperare di poterti spostare per cercare lavoro o crearti nuove opportunità? Col cazzo che puoi ,a meno di non avere una discreta disponibilità e che,se anche l'avessi, ti stringe il cuore dover sborsare tutto quel denaro (cui aggiungere pernottamento e spostamenti vari) sapendo bene che, oltre ciò ritroverai tutta una serie di incombenze cui sottostare.
Può interessarti così tanto la storia di Isis , la Siria e Assad o la Turchia o i due fuggiaschi americano (di cui uno ucciso e l'altro ferito e catturato)? O che Kate soffre di sindrome post partum?
Credo che non ci portino acqua al nostro mulino: potrei capire i rapporti con Putin e la Russia, ma se fossi un industriale, se avessi un'azienda che esporta e si ritrova gabbata da quattro conigli che eseguono gli ordini degli Usa.
Ma proprio qui sta anche la differenza tra milioni di italiani e qualche centinaia di altri italiani (o forse sono di più?): si sentono nei notiziari voci che parlano di ripresa dell'export, del fatto che l'industria va avanti con un più eccetera eccetera. Sì, ma poi che cosa cambia per il negozio sotto casa? Che cosa per l'operaio di una di quelle aziende? E per il corriere che consegna qualche plico o pacco per o a quelle aziende esportatrici? Per queste persone non cambia niente, a meno che non vengano licenziate, hanno un potere di acquisto basso, eppure credo siano abbastanza flessibili, proprio come chiedeva Ciampi quando invitava gli imprenditori italiani a investire in Cina (spero che chi lo ha fatto non abbia fatto la fine di certi industriali tedeschi, messi in minoranza nelle aziende create laggiù, e costretti a cedere il know how e tutto il resto ai soci ,ormai, di maggioranza).
Ecco che sentire che c'è la ripresa ma che questa è, per i media e i politici, un più x o y % rispetto all'anno passato, mi lascia perplesso e anche incazzato: quando vedrò chiudere i centri commerciali che legano la propria attività a supermercati stranieri e al franchising , e contemporaneamente vedrò aprire negozi e attività commerciali fatte da persone e che vendono sopratutto italiano o che comunque investono poi in Italia , allora penserò che forse la ripresa è in arrivo.
Logico che si può parlare di tante idee per rilanciare lo sviluppo della nazione, ma anche su questi punti occorre creare, scrivere, uno schema e dimostrare, dati alla mano, che ciò si può fare e si fa così e cosà : diversamente sarebbe come il milione di posti di lavoro di Silvio o la tassazione secca al 15% di Salvini.
Tutte cose belle ma che hanno bisogno di essere sostenute dai fatti.E ne riparlerò.
Per essere più precisi vale la pena fare qualche esempio, anche senza entrare nei dettagli che ,semmai seguiranno: chi oggi ha 30 anni, ai tempi di Monti ne aveva circa 26, e in questi quattro anni per lui le cose come sono cambiate?
Dico solo che se fosse stato in Sardegna avrebbe sperato nel nuovo treno SS Ca, e col cavolo che lo avrebbe visto in funzione (se Dio vuole sarà roba di settembre o giù di lì). Forse che in quattro anni,se fosse vissuto a Taranto, ha o avrebbe visto attuare le bonifiche? Credo proprio di no.
E questo per dire che non abbiamo visto treni viaggiare veloci, non abbiamo visto realizzate bonifiche ambientali, ma abbiamo visto altre cose che non hanno portato lavoro e neppure benessere alla maggior parte dei cittadini.
Senza dubbio c'è chi non se la passa male e ,anzi come ben dimostrato, con la crisi e con le imposizioni del'unione europea ha guadagnato e guadagna:anzi direi che mette solide radici creando nuove e diverse condizioni nelle quali e per le quali è difficilissimo,se non impossibile, riuscire a districarsi e quindi a lavorare e vivere bene.
Continuare ora a parlare di immigrazione serve ,secondo me, solo a incazzarsi ulteriormente, come se non bastasse, per un sardo, sapere che un Cagliari Linate ti costa 200 euro a/r: puoi sperare di poterti spostare per cercare lavoro o crearti nuove opportunità? Col cazzo che puoi ,a meno di non avere una discreta disponibilità e che,se anche l'avessi, ti stringe il cuore dover sborsare tutto quel denaro (cui aggiungere pernottamento e spostamenti vari) sapendo bene che, oltre ciò ritroverai tutta una serie di incombenze cui sottostare.
Può interessarti così tanto la storia di Isis , la Siria e Assad o la Turchia o i due fuggiaschi americano (di cui uno ucciso e l'altro ferito e catturato)? O che Kate soffre di sindrome post partum?
Credo che non ci portino acqua al nostro mulino: potrei capire i rapporti con Putin e la Russia, ma se fossi un industriale, se avessi un'azienda che esporta e si ritrova gabbata da quattro conigli che eseguono gli ordini degli Usa.
Ma proprio qui sta anche la differenza tra milioni di italiani e qualche centinaia di altri italiani (o forse sono di più?): si sentono nei notiziari voci che parlano di ripresa dell'export, del fatto che l'industria va avanti con un più eccetera eccetera. Sì, ma poi che cosa cambia per il negozio sotto casa? Che cosa per l'operaio di una di quelle aziende? E per il corriere che consegna qualche plico o pacco per o a quelle aziende esportatrici? Per queste persone non cambia niente, a meno che non vengano licenziate, hanno un potere di acquisto basso, eppure credo siano abbastanza flessibili, proprio come chiedeva Ciampi quando invitava gli imprenditori italiani a investire in Cina (spero che chi lo ha fatto non abbia fatto la fine di certi industriali tedeschi, messi in minoranza nelle aziende create laggiù, e costretti a cedere il know how e tutto il resto ai soci ,ormai, di maggioranza).
Ecco che sentire che c'è la ripresa ma che questa è, per i media e i politici, un più x o y % rispetto all'anno passato, mi lascia perplesso e anche incazzato: quando vedrò chiudere i centri commerciali che legano la propria attività a supermercati stranieri e al franchising , e contemporaneamente vedrò aprire negozi e attività commerciali fatte da persone e che vendono sopratutto italiano o che comunque investono poi in Italia , allora penserò che forse la ripresa è in arrivo.
Logico che si può parlare di tante idee per rilanciare lo sviluppo della nazione, ma anche su questi punti occorre creare, scrivere, uno schema e dimostrare, dati alla mano, che ciò si può fare e si fa così e cosà : diversamente sarebbe come il milione di posti di lavoro di Silvio o la tassazione secca al 15% di Salvini.
Tutte cose belle ma che hanno bisogno di essere sostenute dai fatti.E ne riparlerò.
mercoledì 17 aprile 2013
La dittatura europea: intervista alla d.ssa Ida Magli
Qual è l’origine di quella che Lei ha definito “la dittatura europea”?
Le origini vengono da molto lontano. Un progetto di “pace perpetua” fondato sull’omogeneizzazione di tutti i popoli e di tutti gli Stati, in primis di quelli europei, risale al primo Umanesimo ed è passato poi ai Filosofi del Settecento fino a Kant che ha scritto appunto un “Progetto di pace perpetua”. Si trattava con tutta evidenza di un discorso filosofico, un’ipotesi teorica priva di qualsiasi aggancio con la realtà, ma i politici e i finanzieri anglo-americani se ne sono serviti, alla fine della prima guerra mondiale, per lanciare, sotto l’ideale della pace, l’idea di un’unione degli Stati europei.
Un’unione federale a guida americana che in realtà doveva dare inizio ad una economia e ad un mercato mondiale.
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