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mercoledì 12 giugno 2019
lunedì 13 maggio 2019
Sicilia. Elezioni comunali. Ottimo risultato del M5S.
Il M5S ottiene ottimi risultati alle elezioni comunali in Sicilia.
«E nel pomeriggio Di Maio sarà a Caltanissetta per festeggiare, assieme al padrone di casa Giancarlo Cancelleri, la vittoria di Gambino, che ha ottenuto il 58,85%, staccando il rivale Michele Giarratana, del centrodestra, che si è fermato al 41,15%.»
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lunedì 29 aprile 2019
Italia. Il centrodestra ha la maggioranza assoluta in Camera e Senato.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-04-29.
Secondo un sondaggio elettorale che computa le propensioni al voto collegio per collegio, il centrodestra otterrebbe alla Camera 385 seggi, il centrosinistra 113, ed il M5S 105. Il Movimento 5 Stelle nel maggioritario: passerebbe infatti dai 92 collegi conquistati nel 2018 agli attuali 16.
martedì 12 marzo 2019
Tav. Il balletto dei sondaggi. Cerchiamo di fare ordine.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-03-12.
I sondaggi forniscono risultati estratti da una particolare popolazione: sarebbe bene cercare di non confondere la platea da cui sono stati estratti.
Il sondaggio che fa tremare Di Maio: “Cinque Stelle favorevoli alla mini Tav”
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venerdì 1 marzo 2019
Sardegna. Flussi elettorali. L’Elettorato è altamente mobile.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-03-01.
L’Elettorato italiano, come peraltro quello europeo, sta dimostrando una mobilità non indifferente, dimostrandosi in grado di fare migrazioni di massa, ossia percentuali a due cifre.
Questo è un dato che ha colto alquanto impreparati i politici, abituati da decenni ad un Elettorato fidelizzato, disposto a sopportare di tutto nella sua persistenza a votare lo stesso identico partito.
Quello che una volta era definito ‘popolo bue‘ si è dimostrato essere un ‘popolo toro‘.
Nessun politico e nessun partito può permettersi di sedersi sugli allori.
martedì 26 febbraio 2019
M5S e democrazia diretta. Potenzialità e limiti.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-02-26.
All’interno dei paesi occidentali, solo la Svizzera prevede un uso estensivo della democrazia diretta, mediante lo strumento del referendum.
Ogni nazione ha una sua propria legislazione sul referendum.
mercoledì 13 febbraio 2019
Risultati delle elezioni in Abruzzo :se Mr Di Maio ha ragione, noi gliela diamo più che volentieri.
Giuseppe Sandro Mela.
2019-02-13.
Le elezioni regionali servono per eleggere il presidente della regione ed i relativi consiglieri.
Tutto il resto costituisce un interessante motivo di conversazione, ma nulla di più.
Alla fine ciò che conta sono i numeri, gli eletti.
Diamo atto a Mr Di Maio di aver riportato la discussione sui risultati ottenuti in Abruzzo nella loro corretta dimensione: quella degli eletti.
«Non corrisponde al vero la narrazione di gran parte dell’informazione secondo cui, alle elezioni regionali in Abruzzo, si sarebbe classificato terzo.»
*
« Il centrodestra ha sì raccolto il 48,03%, il centrosinistra 31,28% e i pentastellati il 20,20%, ma questi ultimi – con una lista sola – hanno ottenuto 7 consiglieri (uno in più della legislatura precedente), mentre il centrosinistra solamente 6 (4 Pd, 1 Legnini Presidente, 1 Abruzzo in Comune): 5 delle 8 liste della coalizione, infatti, hanno drenato voti al candidato presidente, ma non sono riuscite ad eleggere nessun consigliere.»
* * * * * * * *
Mr Di Maio ha ragione, e ragione da vendere.
M5S ha conseguito un numero di seggi maggiore di quello di tutte le sinistre coalizzate.
Quindi, onore al merito!
→ Paese Reale. 2018-02-12. Abruzzo, il M5S non è davvero arrivato terzo: da solo elegge 7 consiglieri, il centrosinistra (con 8 liste) 6
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giovedì 12 luglio 2018
Venerdì 13, cioè domani, su Canale Italia dalle 6 alle 9 del mattino
Venerdì 13 p.v. a Canale Italia con Vito Monaco dalle ore 6.00 alle 9.00 (Canale 83 digitale e SKY 913) ci sarà Scenarieconomici rappresentato da Antonio Maria Rinaldi e Fabio Dragoni.
Si parlerà dell’azione del governo e dell’attuazione del Contratto di governo siglato fra Lega e M5S e del ruolo dell’Italia nell’Unione Europea.
martedì 27 marzo 2018
Your beloved cage
di ALESSIA C. F. (ALKA) http://liberticida.altervista.org/
Il business sta già cambiando tramite nuove applicazioni e automatizzazioni. Immaginate di essere come Rebecca Bloomwood (https://it.wikipedia.org/wiki/I_Love_Shopping) e di soffrire di una irrefrenabile passione per lo shopping: ecco molto presto ci sarà una società – di tecnologia finanziaria – che sviluppa una app in grado di prestare denaro durante il meritato shopping. Una app che conosce la tua identità, interroga i tuoi conti bancari, la cronologia dei pagamenti e dei crediti, il tuo profilo sui social media: in un lampo ti garantisce una adeguata offerta di credito in pochi minuti. Tutta fantasia? No, la stanno già studiando veramente (andatevi a leggere gli studi di W. Brian Arthur di McKinsey.com).
Siamo ormai maturi ad applicare queste tecnologie nei trasporti, nella sanità, nelle forze armate, nel controllo del traffico aereo e anche in altri settori. E come ha scritto l’utente Ale C. “manca poco: tra un po’ sui sommergibili nucleari ci sarà, anziché l’ufficiale politico, l’ufficiale politicamente corretto”, quindi è meglio avere già una AI molto più razionale, just in case.
Le componenti AI ormai sono di pubblico dominio (siamo tutti profilati) e i dati sono anche raccolti da grandi aziende tecnologiche li incrociano con altri database. Prima di pensare a una massiccia disoccupazione è il caso di indicarvi che la rivoluzione tecnologica farà nascere nuove industrie e nuovi settori. Certamente sta cambiando l’economia della produzione e della distribuzione, ma mai come ora sto iniziando a pensare che cambieranno anche gli strumenti di misurazione e di valutazione dell’economia stessa. In futuro il PIL non sarà più l’unico strumento per misurare l’economia. Non nego che viviamo nell’era della grandi élite arroganti che ci hanno imposto il dilemma di disoccupazione, immigrazione e disuguaglianza, ma ormai siamo arrivati al nodo della questione: alle persone facciamo arrivare l’accesso a ciò che viene prodotto o no? Sarà un accesso stratificato con fasce ben catalogate e irregimentate? Cosa stanno sperimentando gli altri per decidere come suddividere le classifiche della piramide?
Analizziamo un dato, in futuro molti servizi virtuali saranno gratuiti. Ma rimane il problema di accedere ai beni materiali e ai servizi personali. Quindi si va delineando in modo chiaro il futuro: una base di inoccupati che camperà di reddito sociale di base, poi una grossa fascia composta da persone che lavorano (dove le settimane lavorative saranno più brevi) e persone che svolgono attività di volontariato retribuite (essere impiegati nella pubblica amministrazione non sarà più tanto figo e nemmeno sicuro, meglio avere tanta fantasia e inventare nuove necessità voluttuarie).
Progressivamente siamo catapultati in una nuova società dove il lavoro non sarà più al primo posto, dove saranno analizzati i dati della nostra vita e delle nostre finanze. Già adesso sanno tracciare i volti e le convinzioni politiche (DISQUS in questo senso fornisce materiale e termometri a gratis e in tempo reale!).
Ah che sbadata, a che cosa serviva il redditometro, il riccometro, lo spesometro e il risparmiometro? Per analizzarvi meglio, per poterci assistere meglio… Come nel 1800 e nel 1900 ci troveremo a combattere nuove guerre per ingiustizie: come nei secoli passati siamo di fronte a una nuova lotta sociale che almeno richiederà alcuni decenni. Insomma le nuove generazioni ritroveranno e riscopriranno la dimenticata lotta di classe in salsa moderna. A suon di sberle come storia insegna.
Il nuovo modello di economia digitale si sta sviluppando attraverso il nuovo social rating cinese, stanno valutando i cittadini attraverso le abitudini social. Cosa analizzano? Cosa fai, come vivi, il numero di infrazioni stradali, la fedeltà e l’affidabilità fiscale, l’uso della carta di credito. Analizzeranno i cinesi assegnando ad ogni cittadino un punteggio social e in base a questo sistema si controlla anche come i cittadini si comportano con quello che li circonda: nessun treno o aereo con bassi punteggi social. Un sistema creato attraverso i crediti sociali. Verrà misurata l’affidabilità di tutti i cinesi: se si comporteranno sui social in modo irrispettoso e se terranno comportamenti scorretti nei confronti della legge avranno un basso punteggio. Si verrà a creare una black list pubblica e sociale. Il blocco non è per sempre, col tempo molte cose si possono sanare, migliorare e farsi accreditare un migliore punteggio in base al ritrovato comportamento corretto, insomma solo se sei incivile vieni confinato! La Cina introduce anche un nuovo concetto: la Reputazione Social legata ad un punteggio che accumuli nel tempo.
Inutile lamentarsi del controllo sociale assoluto: in Cina è persino eccessivo, ma anche nella democratica Europa quando ci esprimiamo veniamo sottoposti a profilazione. Abbiamo e continuiamo a fornire materiale analizzabile e sensibile. Le nostre abitudini hanno aperto le porte del controllo e del consenso, dove coesistono insieme libertà e clausura sociale: molti lo fanno in libertà, altri pur di sfuggire a inutili profilazioni si muovono in punta di piedi e fanno di tutto per non lasciare nessuna traccia (questione di privacy).
Forniamo continuamente dati che permettono a società private di profilarci, poi votiamo le stesse persone che si occupano di questo e le mandiamo al governo in questo Paese. In Italia avete votato senza saperlo un partito che desidera il controllo sociale al fine di non farvi rivoltare contro quello che combattete (Oh non che gli altri non lo facciano, intendiamoci bene: lo fanno tutti). Un’analisi che non fa nessuno è che perfino Bruxelles apprezza il M5S perché è un partito profondamente Ademocratico al suo interno, un partito che ha un capo con potere di vita e di morte sui membri del movimento fuori e dentro al parlamento. E a Bruxelles piace molto mettersi d’accordo “col capo” che è quello che fa eseguire ciò che si è deciso, senza se e senza ma. Chi si azzarda ad obiettare qualcosa viene linciato internamente o direttamente, espulso e messo alla gogna a vita. In futuro potrebbe essere che i poteri forti supportino il M5S. La triste verità è che in futuro si potrà solo lanciare il sasso e nascondere la mano, ovvero si potrà manifestare il dissenso nel movimento ma di nascosto. Assomiglia molto al sistema cinese, non trovate?
Quindi ricordatevi che i media tradizionali e social media modelleranno la vostra opinione a suon di attentati false flag e con campagne per fasulle priorità/emergenze.
Anche se vivete in modo precario o non avete un futuro certo rimarrà sempre una base: Ha Stato Putin e il Terrorista Pre-segnalato Di Turno. Tra qualche anno, quando inizierete ad avere paura del Dragone Rosso, inizierà la storia Ha Stato Cina e lì forse non potrò darvi torto. Non si uscirà mai dalla gabbia, nemmeno con una guerra, anzi quella convince le masse in modo ancora più feroce rispetto agli attentati e alle supercazzole che ogni giorno ci rifilano. E ricordate la formula Ha Stato + la supercazzola di turno: in Francia il malumore sociale è forte e gli scioperi sono iniziati, Macron per distogliere l’opinione pubblica ha usato i soliti attentati terroristici per distogliere lo sguardo. Fatevi solo una FOTTUTA domanda: come mai in Italia non ci sono stati attentati terroristici? Provate a rispondervi ragionando da soli, vedrete che ne saltano fuori delle belle. OPEN YOUR MIND
https://www.rischiocalcolato.it/2018/03/your-beloved-cage.html
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venerdì 9 marzo 2018
Mettetela come volete: CasaPound ha tolto sette seggi al centrodestra (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)
Mettetela come volete: CasaPound ha tolto sette seggi al centrodestra (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)
Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero di oggi, 09/03/2018:
Alla fine è successo in parte quanto avevamo previsto. CasaPound non ha avuto un risultato esaltante, resta abbondantemente sotto la soglia prevista del 3% e quindi non entra in parlamento: è stato un voto oggettivamente inutile e non «l’unico voto utile» come diceva CasaPound nella sua campagna elettorale indirizzata a portar via voti alla Lega. Ne ha portati via pochi, ma ha finito comunque col sottrarre sette seggi al centro-destra, cinque al Senato e due alla Camera. Sette seggi che potevano tornare utili: cinque regalati al M5s e due al Pd.
Per quanto riguarda il Senato parliamo dei collegi uninominali di Modena dove CasaPound, col suo 0,45%, ha determinato la sconfitta del candidato di centrodestra a vantaggio di quello del centrosinistra con uno scarto di appena 46 voti (lo 0,01%), di Arezzo dove l’1,49 di CasaPound e Forza Nuova hanno determinato la medesima situazione, di Collatino (Roma) dove il seggio è andato al candidato dei 5Stelle con uno scarto dello 0,19% (CasaPound ha preso poco più dell’1%), di Ancona dove il candidato di centrodestra ha perso il seggio a vantaggio di quello del M5S per lo 0,1% (CasaPound 0,83%) e di Battipaglia dove il candidato pentastellato ha vinto su quello del centrodestra con uno scarto dello 0,67% (CasaPound più Forza Nuova all’1,22%).
RAPPORTI DI FORZA
Alla Camera facciamo riferimento ai collegi uninominali di Guidonia, dove per appena 18 voti il candidato del centrodestra ha lasciato il seggio a quello del Movimento (CasaPound 2.999 voti) e di Cassino dove l’1,34% del partito di Di Stefano ha determinato la sconfitta del candidato di centrodestra a vantaggio di quello pentastellato con uno scarto dello 0,13%. Congratulazioni!
I sette seggi non sarebbero stati sufficienti al centrodestra per raggiungere la maggioranza assoluta, ma in vista dell’incarico a Matteo Salvini potevano risultare utili quantomeno nei rapporti di forza. Nello specifico, a Palazzo Madama la coalizione di centrodestra ha ottenuto 135 seggi, più 2 dalla Circoscrizione Estero riesce ad arrivare a 137 (ha dunque la maggioranza relativa). Se a questi aggiungiamo i 5 scranni sottratti da CasaPound il centrodestra avrebbe oggi 142 seggi. I rapporti di forza coi 5Stelle (che al Senato hanno conquistato 112 seggi) sarebbero stati ancor più marcati. E in Parlamento i rapporti di forza fanno la differenza, soprattutto quando nessuno riesce ad ottenere la maggioranza assoluta.
LA DOMINAZIONE
In politica la ricerca di visibilità fine a se stessa può essere molto dannosa. Il Paese soffre la dominazione straniera di Bruxelles e Francoforte, quindi le forze sovraniste “minori” avrebbero dovuto pensare nell’immediato più all’interesse nazionale che non alle ambizioni personali di qualche candidato, ambizioni certo legittime, ma che possono creare danni a quella stessa Nazione che si dice di voler liberare.
Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero di oggi, 09/03/2018.
fonte http://lacostituzioneblog.com/2018/03/09/mettetela-come-volete-casapound-ha-tolto-sette-seggi-al-centrodestra-di-giuseppe-palma-e-paolo-becchi-su-libero/
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Un vero governo (qualcosa dimenticato e ignorato da tutti, in campagna elettorale...e anche dopo)
Le elezioni appena concluse hanno decretato la vittoria dei 5Stelle al sud e della Lega al Nord. Nella coalizione di centro-destra non va bene F.I., mentre si rafforza il partito della Meloni. Il Pd è crollato ovunque, anche nelle roccaforti d’antan. Leu ha superato di poco la soglia di sbarramento. Le ali estreme, Casapound e Potere al popolo, praticamente non esistono così come lo spauracchio della contrapposizione fascismo/antifascismo, con il quale i media hanno cercato di rinfocolare ataviche quanto immaginarie diatribe (con lo scopo di instradare gli elettori verso i gruppi dell’establishment).
Né i pentastellati né i centrodestri hanno la maggioranza per dare vita ad un esecutivo stabile. Si aprono i giochi per alleanze che consentano agli uni o agli altri di insediarsi a Palazzo Chigi. A Salvini e soci mancano una cinquantina di deputati ed una trentina di senatori per raggiungere l’obiettivo. Ai grillini molti di più. Quest’ultimi però sono il movimento più votato d’Italia e sembrano avere più chance di farcela orientandosi a sinistra. Renzi vuole impedire che ciò accada perché ha intenzione di farsi un partito personale spaccando il Pd. Ma se quest’ultimo entra nel governo nessuno lo seguirebbe più per cui ha mandato in scena le prime dismissioni-non dimissioni della Storia.
In ogni caso, sia Salvini che Di Maio dovranno scendere a patti con qualcuno annacquando le loro promesse elettorali, se non anche la loro visione politica che già non era un granché.
Il vero nodo della questione è questo: il mondo ha di nuovo il coltello tra i denti, trascinato dall’ondata multipolaristica. Cambiano i rapporti di forza globali. La Russia crea missili imbattibili. La Cina incrementa i propri arsenali. Gli americani non hanno mai smesso di spendere in armi e di migliorarle. Altre potenze regionali si comportano minacciosamente e mostrano i muscoli dove possono o dove ritengono di averne diritto. L’Italia ne sta pagando il prezzo, sia dentro che fuori i confini, indebolendosi su tutti i fronti. Basta una minaccia dei mercati per modificare la politica interna o una nave turca per ridimensionare quella estera.
Al cospetto di questi grandi temi che dicono grillini e leghisti? Di Maio è volato a Washington e si è accomodato con qualche trilaterale mentre Salvini non è andato più in là di critiche all’euro, all’Ue e alla Germania, ora divenute pure più “costruttive”. Il resto dei programmi è fuffa su reddito di cittadinanza, Flat tax e altre misure economicistiche ecc. ecc. che possono lenire ma non risolvere problemi che hanno natura soprattutto extra economica.
Come ha scritto invece Alberto Negri: “La Russia, Erdogan, la guerra in Siria, Cipro, Israele, Egitto, la Libia e l’Eni: un minuto per capire la strategia del gas. Le cose in sostanza stanno così. Se il gas russo va da Erdogan in pratica la Russia aggira l’Ucraina e trasferisce una quota della dipendenza europea da Mosca ad Ankara. Il progetto Tap (gas dell’Azerbiajan all’Italia) va avanti ugualmente perché interessa la Turchia anche se fa concorrenza a Mosca. Ma il gas di Cipro e del Mediterraneo orientale scompagina i piani della Turchia di diventare un hub decisivo del gas per l’Europa. Se poi a questo aggiungiamo il gas di Israele e quello dell’Egitto la posizione strategica turca si indebolisce. Peggio ancora se un giorno il gas iraniano passasse dall’Iran all’Iraq fino ai terminali in Siria: è questo uno dei motivi della guerra per procura anti-iraniana contro Assad da parte di Turchia e monarchie del Golfo. E per finire mettiamoci pure l’Algeria e la Libia già collegate da due gasdotti con l’Italia: ed ecco che si capisce bene perché hanno fatto fuori Gheddafi. L’Italia, con Eni, entra in tutti o quasi i progetti citati e questo evidentemente infastidisce diversi attori regionali e non. Nessuno di questi argomenti strategici per l’Italia è minimamente entrato nella campagna elettorale: non sono difficili da capire li ho sintetizzati qui in 18 righe, ovvero un minuto di lettura”.
E non solo di strategia energetica si tratta ma, soprattutto, di ricollocazione geopolitica dell’Italia e dell’Europa in un contesto in profonda trasformazione. Su questo i nostri cosiddetti populisti nulla hanno detto e nulla hanno da dire. Non c’è speranza. Questi signori non hanno capito il vero spirito dei tempi, per questo sono già perdenti e non potranno fare meglio (ma nemmeno peggio, credo) di chi li ha preceduti. Tuttavia, essere meglio di chi li ha preceduti non basterà a risollevare il Paese. Non fare male o fare bene non basta più, qui occorre fare qualcosa di grandioso e innovativo, revisionando il passato per costruire il futuro, guardandosi intorno dove siamo circondati da lupi.
fonte http://www.conflittiestrategie.it/un-vero-governo
Né i pentastellati né i centrodestri hanno la maggioranza per dare vita ad un esecutivo stabile. Si aprono i giochi per alleanze che consentano agli uni o agli altri di insediarsi a Palazzo Chigi. A Salvini e soci mancano una cinquantina di deputati ed una trentina di senatori per raggiungere l’obiettivo. Ai grillini molti di più. Quest’ultimi però sono il movimento più votato d’Italia e sembrano avere più chance di farcela orientandosi a sinistra. Renzi vuole impedire che ciò accada perché ha intenzione di farsi un partito personale spaccando il Pd. Ma se quest’ultimo entra nel governo nessuno lo seguirebbe più per cui ha mandato in scena le prime dismissioni-non dimissioni della Storia.
In ogni caso, sia Salvini che Di Maio dovranno scendere a patti con qualcuno annacquando le loro promesse elettorali, se non anche la loro visione politica che già non era un granché.
Il vero nodo della questione è questo: il mondo ha di nuovo il coltello tra i denti, trascinato dall’ondata multipolaristica. Cambiano i rapporti di forza globali. La Russia crea missili imbattibili. La Cina incrementa i propri arsenali. Gli americani non hanno mai smesso di spendere in armi e di migliorarle. Altre potenze regionali si comportano minacciosamente e mostrano i muscoli dove possono o dove ritengono di averne diritto. L’Italia ne sta pagando il prezzo, sia dentro che fuori i confini, indebolendosi su tutti i fronti. Basta una minaccia dei mercati per modificare la politica interna o una nave turca per ridimensionare quella estera.
Al cospetto di questi grandi temi che dicono grillini e leghisti? Di Maio è volato a Washington e si è accomodato con qualche trilaterale mentre Salvini non è andato più in là di critiche all’euro, all’Ue e alla Germania, ora divenute pure più “costruttive”. Il resto dei programmi è fuffa su reddito di cittadinanza, Flat tax e altre misure economicistiche ecc. ecc. che possono lenire ma non risolvere problemi che hanno natura soprattutto extra economica.
Come ha scritto invece Alberto Negri: “La Russia, Erdogan, la guerra in Siria, Cipro, Israele, Egitto, la Libia e l’Eni: un minuto per capire la strategia del gas. Le cose in sostanza stanno così. Se il gas russo va da Erdogan in pratica la Russia aggira l’Ucraina e trasferisce una quota della dipendenza europea da Mosca ad Ankara. Il progetto Tap (gas dell’Azerbiajan all’Italia) va avanti ugualmente perché interessa la Turchia anche se fa concorrenza a Mosca. Ma il gas di Cipro e del Mediterraneo orientale scompagina i piani della Turchia di diventare un hub decisivo del gas per l’Europa. Se poi a questo aggiungiamo il gas di Israele e quello dell’Egitto la posizione strategica turca si indebolisce. Peggio ancora se un giorno il gas iraniano passasse dall’Iran all’Iraq fino ai terminali in Siria: è questo uno dei motivi della guerra per procura anti-iraniana contro Assad da parte di Turchia e monarchie del Golfo. E per finire mettiamoci pure l’Algeria e la Libia già collegate da due gasdotti con l’Italia: ed ecco che si capisce bene perché hanno fatto fuori Gheddafi. L’Italia, con Eni, entra in tutti o quasi i progetti citati e questo evidentemente infastidisce diversi attori regionali e non. Nessuno di questi argomenti strategici per l’Italia è minimamente entrato nella campagna elettorale: non sono difficili da capire li ho sintetizzati qui in 18 righe, ovvero un minuto di lettura”.
E non solo di strategia energetica si tratta ma, soprattutto, di ricollocazione geopolitica dell’Italia e dell’Europa in un contesto in profonda trasformazione. Su questo i nostri cosiddetti populisti nulla hanno detto e nulla hanno da dire. Non c’è speranza. Questi signori non hanno capito il vero spirito dei tempi, per questo sono già perdenti e non potranno fare meglio (ma nemmeno peggio, credo) di chi li ha preceduti. Tuttavia, essere meglio di chi li ha preceduti non basterà a risollevare il Paese. Non fare male o fare bene non basta più, qui occorre fare qualcosa di grandioso e innovativo, revisionando il passato per costruire il futuro, guardandosi intorno dove siamo circondati da lupi.
fonte http://www.conflittiestrategie.it/un-vero-governo
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FATE L’INCIUCIO, VE LO CHIEDE L’EUROPA. DEI RICCHI.
“Questa è una crisi difficilissima” e bisogna pensare “all’interesse generale” e mostrare “senso di responsabilità”. Lo ha detto il presidente emerito Giorgio Napolitano: ossia il maestro del putsch che ha portato Monti al governo. “Bisogna tutti avere “senso di responsabilità” e pensare al bene generale dei cittadini, ha ripetuto il presidente della Repubblica in carica Sergio Mattarella. Nella neolingua loro, “responsabilità” significa che stanno esortando con forza il PD a smettere di fare gli offesi e mettersi a reggere il governo dei 5 Stelle. Hanno capito benissimo che è una tigre di carta, che non mette in pericolo “europeismo” e “globalismo”. Il grande vecchio Scalfari è giunto a salutare nel M5S la nuova sinistra, e a invocare lo scioglimento o fusione del PD nella nuova formazione.
Naturalmente, è la”sinistra” come la intendono a Montenapoleone a Milano: la zona 1 degli ultra-ricchi, i ricchi da generazioni, che hanno votato massicciamente PD. In un mare di “azzurro”, l’enclave della zona rossa è quelle degli aviti palazzi di lusso. Stesso fenomeno a Roma: in un mare di giallo, i Parioli sono l’isola PD.

Perché l’altro fenomeno nel voto italiano è questo: è tornato il voto di classe, ossia la propensione a votare un partito secondo la propria classe sociale; però al contrario. Più si è di classe sociale alta, più si vota PD. Più si è ricchi, più si è “de sinistra”.
L’adesione convinta al liberismo globale (e qui al “Più Europa” oligarchico) ha donato alla classe ricca la perdita di ogni “coscienza infelice”. Di più: queste classi che si vantano di essere “trasgressive” e anticonformiste, adesso, hanno formato un gruppo sociale transnazionale privilegiato che “dà estremo valore al conformismo. Hanno i loro codici, le loro regole, i loro status tribali:andare i vacanza in posti precisi, frequentare specifiche scuole, di un certo livello, allevare i figli in un certo modo, vestirsi secondo un codice particolare”, che vantava il periodico femminile di lusso Marie Claire del 26 maggio 2016.
Ormai i ricchi proclamano senza esitare che i poveri sono diventati “xenofobi”, i disoccupati sono “populisti” e anti-immigrati, gli operai sono “passati a destra”, perché sono “egoisti”; solo loro, in Montenapo, sono rimasi ad alzare il vessillo rosso della solidarietà transnazionale e del più Europa.
Quanto a Napolitano, Scalfari e Mattarella, hanno ben capito che M5S, o Lega Sud, non è un pericolo per la loro classe, che si può e si deve fare il governo con loro, perché il vero pericolo è “l’estrema destra di Salvini”.
Interessante vedere che la Chiesa “di Francesco”; la presunta Chiesa dei “poveri” e delle “periferie”, ha le stesse posizioni dei marpioni di Montenapoleone. “Il Vaticano ora guarda più a Luigi Di Maio che a Matteo Salvini. Il cardinale Parolin: “Educare contro la paura dei migranti”, ha titolato Huffington Post: “Distanze inconciliabili tra la Chiesa e la Lega sull’immigrazione”. Il segrretario Parolin dice: “Importante è riuscire a educare la popolazione a passare da un atteggiamento negativo a un atteggiamento più positivo nei confronti dei migranti”.
Come i ogni totalitarismo di sinistra, la neo-chiesa si propone di “rieducare” il popolo egoista, che vota male. Nelle periferie, guarda caso.
In tutta la campagna elettorale abbiamo visto “vescovi che si scagliavano contro sovranismi e populismi, le Boldrini e Bonino erano ospitate a parlare nelle chiese; vescovi che hanno urlato di sdegno quando Salvini ha tirato fuori il Rosario”. Eppure l’arcivescovo di Chieti Bruno Forte, “de sinistra” papale, ha lamentato il “silenzio assordante della Chiesa”; la CEI a suo dire non si è schierata abbastanza per Più Europa e più PD. Risposta dal blog cattolico Stylum Curiae: “Il silenzio assordante c’è stato durante la legislatura, quando si è parlato di divorzio breve, unioni civili, e DAT. E il collateralismo di cui parla Forte c’è stato nei fatti, ma nei confronti del partito di governo, il PD”.

Anche la Chiesa di Francesco, come i ricchi dei Parioli e Montenapo, ha scoperto che le periferie sono egoiste e vanno rieducate: con più Europa. Ed ecco la prima iniziativa della Santa Sede: “Vhacks è il primo hackaton che si terrà in Vaticano dall’8 all’11 marzo. Oggi inizierà una lunga sessione di sviluppo che coinvolgerà 120 studenti per 36 ore su temi che sono cari alla Chiesa: inclusione sociale, dialogo interreligioso e assistenza ai migranti e rifugiati”.
E’ il nuovo Vangelo, quello che Cristo non conosce , ma che è il verbo dell’ONU e di Soros. Di Mario Monti e della Boldrini, della Bonino e di “Francesco” – la pura e semplice adesione alla globalizzazione più estrema che è l’ideologia dei miliardari nomadi, della società “liberata” sessualmente e cosmopolita perché se lo può permettere.
E’ la politica che “consiste nello scambiare pseudo-diritti civili con (sottratti) diritti sociali” di cui l’editore Riccardo Ruggeri spera sia “arrivata al capolinea”.
Non condivido il suo ottimismo: la lotta è appena cominciata e sarà dura. Pende sull’Italia l’inciucio che trasformerà la tigre di Carta M5S nel nuovo patito della Sinistra globale. Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiede il Washington Post. Ce lo chiede El Papa.
El Papa più Pop che abbiamo mai avuto, però non populista. In un altro senso. “I’altra sera in pizzeria sul menù ho trovato la “pizza Papa Francesco”, mi scrive l’amico Borgognone: “Il Papa è diventato un “brand”, come ha fortemente voluto. Al prossimo giro magari si candiderà alle elezioni con la Bonino”.

https://www.rischiocalcolato.it/2018/03/fate-linciucio-ve-lo-chiede-leuropa-dei-ricchi.html
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giovedì 8 marzo 2018
Balotelli è un vero italiano

Lo ha dimostrato. Infatti:
- Sui social trincia giudizi diffamatori su persone che nemmeno conosce.
- Giudica “di pancia” su situazioni di cui non capisce nulla, perché non ci ha mai riflettuto.
- E’ razzista.
- E’ conformista e politicamente corretto.
- E’ ignorante e invidia a morte le persone più intelligenti di lui.
- Odia i negri che, invece di fare i negri, sono saliti nella scala sociale meglio di tanti bianchi.
- Essendo molto ricco, è “de sinistra”.
Di gente come Balotelli ne scopro ogni giorno fra i commentatori dei miei articoli in rete.
Claudio Borghi:
Non vi fanno MAI vedere i confronti ma nelle scorse elezioni il risultato fu:
Centrosinistra 31,6%
Centrodestra 30,7%
M5S 23,8%
Oggi
Centrodestra 37%
M5S 32,7%
Centrosinistra 22,8%
https://www.rischiocalcolato.it/2018/03/balotelli-e-un-vero-italiano.html
mercoledì 7 marzo 2018
I piani della trilaterale e l'incognita della maggioranza parlamentare
Terminati gli scrutini, è emerso il nuovo Parlamento: il Movimento 5 Stelle ha riportato, grazie alla rapida decomposizione del Partito Democratico, un risultato superiore alle previsioni, mentre la coalizione di centrodestra, pur risultando prima, è lontana dalla maggioranza. Come prevedibile, è già iniziata la manovra per defenestrare il segretario del PD, maggiore ostacolo ad un governo con i 5 Stelle: “architetti” dell’operazione sono Sergio Mattarella e Giorgio Napolitano, massimi esponenti dell’establishment liberal, talvolta chiamato “gruppo Bilderberg” o “commissione Trilaterale”. Se il progetto andasse in porto, l’Italia sarebbe sottoposta ad un ultimo saccheggio prima di essere spinta al default e/o balcanizzata. L’unica incognita è la maggioranza in Parlamento, dove una resistenza di Renzi al Senato impedirebbe la nascita dell’esecutivo M5S-PD.
La Trilaterale alla prova della maggioranza parlamentare
Il “Rosatellum” ha fatto il suo lavoro. Certo, se si fosse votato con il “Consultellum”, ossia due leggi diversi per Camera e Senato, l’effetto sarebbe stato ancora più dirompente: tuttavia, il voto non ha prodotto nessuna chiara maggioranza parlamentare ed è questo il punto cruciale. Perché un Parlamento “impiccato” implica necessariamente una grande coalizione e, nella fattispecie, implica la convergenza tra il Movimento 5 Stelle ed il Partito Democratico, come auspicato dall’establishment “liberal”, chiamato anche “gruppo Bilderberg” o “Commissione Trilaterale” in base al conciliabolo considerato. Benché M5S e PD siano rispettivamente il grande vincitore e il grande sconfitto delle politiche 2018, i due partiti sono in realtà riconducibili allo stesso corpo. È questa la raffinatezza (o la diabolicità) della manovra con cui si sta portando l’Italia alla bancarotta: presentare come alternanza (governo Monti, centrosinistra e M5S), la continuazione della stessa strategia di saccheggio e destabilizzazione dell’Italia.
Si parte nel 2011 col governo di Mario Monti, imposto all’Italia sull’onda dell’emergenza “spread”. La massiccia dose di austerità getta il Paese in recessione (PIL a -2,8% nel 2012 e -1,7% nel 2013), imprimendo nuovo slancio al debito pubblico: parallelamente le prime aziende strategiche finiscono all’estero e, un po’ alla volta, si aprono le porte all’immigrazione clandestina. I pessimi risultati macroeconomici del governo Monti non sono un “effetto indesiderato” dell’austerità: l’indebolimento dell’Italia è scientificamente perseguito ed è la missione dei “tecnici” calati da Obama, Merkel, Cameron e Sarkozy, con il decisivo avvallo di Giorgio Napolitano.
Subentrano le elezioni del 2013: il senatore Monti ha la sfacciataggine di presentarsi alle elezioni con un proprio soggetto politico (Scelta Civica) che si ferma ad un 10% per poi sciogliersi nel corso della legislatura e confluire nel PD. Poco male, a ricevere il testimone dal governo tecnico, c’è infatti proprio il centrosinistra, che porta avanti le medesima politiche economiche/migratorie, formalmente volte a “risanare il bilancio” e “salvare vite umane”, in realtà mirate al preciso scopo di sfiancare/destabilizzare l’Italia: il debito pubblico continua a crescere e tocca livelli record, i bilanci delle banche si caricano di sofferenze, le coste meridionali sono prese d’assalto dai flussi migratori poi bloccati alle Alpi, un numero crescente di aziende strategiche (Telecom ed Unicredit) passa un mano straniera. Dopo l’esperienza Monti, il M5S conosce il primo exploit (25%), ma non è ancora tempo di portarlo al governo: occorre che l’austerità indebolisca ulteriormente il Paese e, in parallelo, gonfi il partito anti-sistema creato ad hoc.
Arrivano le elezioni del 2018. Se il partito di Monti si è ormai dissolto nel nulla, tocca questa volta al Partito Democratico incassare alle urnel’onda d’urto delle politiche che stanno sfibrando il Paese: il PD subisce un vero e proprio tracollo, scendendo al 18% dal 25% di cinque anni prima. Poco male, perché a ricevere il testimone dal Partito Democratico, che a sua volta l’aveva ricevuto dal governo tecnico, c’è il Movimento 5 Stelle, che svetta col suo 32% di preferenze. Ma come, qualcuno potrebbe chiedersi, i grillini sono la continuazione dell’esecutivo Monti? Luigi Di Maio, sebbene ormai su posizioni “europeiste”, è l’epigono di Monti?
Sì, perché M5S non è soltanto la continuazione della strategia di annichilimento del nostro Paese, ma ne è addirittura il culmine: i grillini sono il virus inoculato insieme all’austerità. Traggono forza e si alimentano dalle politiche della Troika e, quando il Paese è sufficientemente esausto ed il malessere acuto abbastanza, sono infine portati al governo per terminare il lavoro iniziato da Monti: il default, il saccheggio e, se possibile, lo smembramento geografico dell’Italia.
La calma piatta sui mercati con cui è stato accolto l’esito delle elezioni non deve ingannare. I mercati rimarranno su questi livelli o saliranno persino, prima che scatti la trappola: insediato il governo M5S, alzati i tassi delle banche centrali, allora le borse inizieranno a franare ed il differenziale tra Btp e Bund schizzerà oltre i record del 2011 (dopotutto, il quadro macroeconomico italiano è peggiorato, e di molto, da allora). A quel punto, si ripeterà lo schema già sperimentato in Grecia con Syriza o nei comuni di Torino e Roma con le giunte Appendino e Raggi: di fronte all’emergenza, di fronte alle pressioni dei creditori, di fronte ad un quadro sempre più fosco e complesso, il governo M5S si sfalderà, lasciando mano libera alla speculazione. Che rimane da saccheggiare? I risparmi delle famiglie, le partecipate della Cassa Depositi e Prestiti, gli immobili dello Stato ed una miriade di municipalizzate. Dopo l’ultimo salasso, l’Italia, esangue, potrà anche essere spinta al default, come la Russia del 1998.
Come la Russia del 1998, è ormai evidente che si tenterà anche di smembrare il Paese, esasperando al massimo i “federalismi”, le “autonomie” ed i “secessionismi”. Sedici anno di euro, hanno impoverito il Nord Italia, ma hanno prodotto effetti ancora più drammatici nel Sud Italia: il Paese è oggi spaccato in due, come ha fotografato il voto del 4 marzo, e lo Stato, sempre più debole, è in fase di ulteriore destrutturazione con i vari referendum sulle autonomie, il cui scopo è ridurre ulteriormente i trasferimenti fiscali tra zone ricche e povere. La crisi finanziaria ed il probabile default del Paese saranno così accompagnati dal tentativo di inglobare il Nord Italia nei domini franco-germanici, per lasciare il resto del Paese alla deriva. È lo stesso scenario, dissesto finanziario e balcanizzazione dello Stato, che incontrò Vladimir Putin nel 1999 installandosi al Cremlino.
Se questo è il piano che l’establishment liberal, la cosiddetta “Trilaterale”, ha in serbo per l’Italia, resta però da metterlo in pratica: resta, in sostanza, da battezzare l’esecutivo M5S. Il passaggio è decisivo ed è, probabilmente, l’ultimo ostacolo che separa l’Italia dal baratro.
M5S, a distanza di nove anni dalla fondazione, è certamente pronto per assolvere al suo compito di distruzione dello Stato italiano. Per la formazione di un esecutivo grillino, come dicevamo, è però necessario l’apporto parlamentare del Partito Democratico: non si può dire che questo sia altrettanto pronto ad immolarsi col Movimento 5 Stelle. Qualche resistenza c’è.
Lungi da noi voler rappresentare Matteo Renzi come il “salvatore della patria”: resta il fatto che, fosse anche soltanto per ripicca, screzi o ambizioni personali, l’ex-premier è il maggior ostacolo alla formazione di un governo PD-M5S, i cui massimi fautori sono, al contrario, Sergio Mattarella, Giorgio Napolitano e la corrente più liberal-atlantista del PD (Sergio Chiamparino, Michele Emiliano, Francesco Boccia, Luigi Zanda, etc.).
Bisognerebbe essere più addentro al mondo massonico per conoscere la realtà, ma è ormai evidente che Renzi ed i suoi contendenti sono separati anche da diverse “osservanze”: più legato al mondo della P2 (e quindi a Berlusconi) Renzi, più legato alle grandi logge internazionali e anglofone i vari Mattarella, Monti e Napolitano. Questa divergenza è affiorata più volte nel corso della legislatura: “no” di Mario Monti al referendum costituzionale, attacco di Renzi agli “aristocratici illuminati”1, oscure manovre di servizi e magistratura per “far fuori” l’ex-premier (il caso Consip2), tenace resistenza di Renzi all’approvazione dello “ius soli”. Persino l’opposizione di Mattarella a sciogliere le camere, dopo il fallito referendum del dicembre 2016, può essere considerata una manovra tesa a indebolire Renzi, costretto a subire l’esecutivo di Paolo Gentiloni (oggi fra i fautori dell’alleanza con M5S3).
Renzi è apparentemente deciso ad impedire qualsiasi convergenza verso il Movimento 5 Stelle: in quest’ottica deve essere letta la decisione di dimettersi “formalmente” il 5 marzo, conservando però la guida del partito sino alle consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo esecutivo. È una scelta, quella di Renzi, che ha subito scatenato la reazione del mondo “liberal”, consapevole che, così facendo, il segretario uscente può bloccare la nascita dell’esecutivo PD-M5S. “Dimissioni Fake” scrive Lucia Annunziata, “Renzi finge di dimettersi e prende in ostaggio il PD” le fa eco Massimo Giannini.
Riuscirà Renzi a scongiurare l’intesa tra PD e M5S, mandando così a monte i piani di Mattarella e Napolitano? Dipenderà non tanto dalla sua capacità di conservare la segretaria del partito, ma dall’oculata scelta degli eletti al Senato, dove una robusta minoranza “renziana” sarebbe in grado di impedire la fiducia a qualsiasi esecutivo grillino-democratico (M5S e PD attualmente dispongono di 167 senatori su una maggioranza di 161).
Nel Movimento 5 Stelle si è parlato di “nascita della Terza Repubblica”. Stiamo in realtà entrando nell’ultima fase della Seconda Repubblica: l’ultima occasione per scongiurare la vittoria di quei poteri che prima hanno spazzato via un’intera classe dirigente con Tangentopoli, poi hanno portato Mario Monti al governo e ora lavorano per assestare il colpo di grazia all’Italia con l’alleanza M5S-PD.
http://www.stopeuro.news/i-piani-della-trilaterale-e-lincognita-della-maggioranza-parlamentare/
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