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giovedì 3 luglio 2025

Sarebbe ora di dire basta |

 Leggere post o articoli di giornale, vedere servizi o inchieste in tv, e anche ascoltare dibattiti, può essere una buona cosa, soprattutto se si tratta di informazioni vere . Allora che cos'è che non va? Non va, come ripeto da anni e anni, da oltre 20 per essere precisi, che non sufficit indicare o elencare le cose che non vanno, le malefatte , o far sapere chi sono i grassatori e filibustieri: è determinante indicare o trovare soluzioni per contrastare e affrontare queste situazioni. Leggere oggi, 3 luglio 2025, quanto riportano Maurizio Blondet o Come Don Chisciotte, e non avere una riga una di idea, di richiesta di idee da parte di chi legge i loro post, non è una cosa buona. Mi dispiace perché stimo entrambi i siti, e soprattutto negli anni passati ho riportato nel mio blog alcuni articoli che reputavo utili. Per essere chiari, la mia battaglia, forse inutile e persa in partenza, per far sapere a chi non lo sa, cosa vuol dire fallire e che cosa comporta il fallimento , soprattutto per le ditte individuali, per le persone in carne e ossa, questa impresa l'ho compiuta: ho chiesto aiuto e idee, ma nessuno si è fatto avanti. Ultimamente scopro che un sito, un noto sito di contro informazione, pare abbia lanciato qualche idea simile alle mie: ovverosia ha chiamato in soccorso, ha chiesto in poche parole a chi è competente in determinate materie, di aiutare il prossimo. Sarà perché io chiesi di dare una mano gratis et amore dei, che i soloni della ragionieri e della giurisprudenza , commercialisti e avvocati, non si sono fatti avanti? nel mio piccolo, mi sono anche dato da fare per dire come comportarsi con chi fa recupero crediti : sappiamo bene che allora come oggi ci sono sgherri e aguzzini che mandano mail, messaggi o telefonano tutti i santi giorni, e fanno anche di peggio. Non entro in merito su nessun tema: qui è il concetto che conta. Basta con chi elenca i peccati e i peccatori, e non ci dce che cosa farebbe lui.

mercoledì 29 gennaio 2025

Peccato di omissione

 Il peccato di omissione è forse il più grave tra quelli che vengono citati nei libri che sono sacri ai cristiani. Del resto Nostro Signore fa presente, a chi chiede di entrare nel regno dei cieli, che quando era "carcerato o malato", che non si è fatto vivo, non gli ha portato né visita né conforto: quanto ho appena scritto è , ovviamente, una mia sintesi di alcuni passi del vangelo. Girarsi da un'altra parte, far finta che non ci sia niente da vedere o su cui intervenire, stile magistratura e giornalisti durante il periodo del covid, laddove si sarebbe dovuto investigare e farsi delle domande, denota come il peccato di omissione sia più diffuso di quanto si immagini. Tanto è diffuso quanti sono i danni che esso genera. Fregarsene, come faceva o diceva qualcuno durante il famigerato ventennio , ha conseguenze nefaste non solo per il menefreghista: possiamo pensare a chi ha perso il lavoro, chi costretto a vaccinarsi ha perduto invece la salute , chi sempre in conseguenza della vaccinazione è morto, chi ha visto sgretolare amicizie e frequentazioni. E' comunque sempre, in teoria, rinsavire e cercare di porre rimedio a quanto non si è fatto, tralasciando le ragioni per cui si è rimasti a guardare senza agire. Ora più che mai è importante muoversi. Da tempo , grosso modo dal 2004, invito le persone a fare qualcosa per chi fallisce, sia economicamente che personalmente, nei rapporti umani: chiedevo, già da allora, che si si facesse sapere che i dati personali non vengono distrutti dopo tot anni come prevede la legge (non ricordo quale, ma so che c'è, che esiste); non si possono tenere sine die documenti cartacei che so, su un mancato pagamento di una cambiale e neppure far leva su questo per non concedere un fido o un prestito: ma invece si fa. Ecco cosa chiedevo e chiedo: di intervenire, di fare qualcosa o, in seconda battuta, di chiedere a chine sa di più se e cosa si può fare di immediato e di efficace. Un po' quello che chiedevo all'inizio del covid, quando qualcuno con i dpcm imponeva ai cittadini italiani divieti su divieti: chiesi a chi ne sapeva o doveva sapere più di me, se si potevano adottare provvedimenti simili, se e come si potevano contrastare, e via dicendo. Ebbene ci sono voluti anni perché qualcuno si svegliasse e spiegasse come stavano le cose. Fa specie che , sempre per anni, se ne siano fregati, intendo coloro che , come giornalisti potevano indagare, fare i famosi reportage, ma non li hanno fatti: perché era meglio stare a sentire i vari virologi, seguire gli influencer , stare dietro a guri di terza categoria che quasi tutti i giorni strombazzavano quanto succedeva, ahimè , in Italia. Ovvero il numero di contagi, criticavano l'obbligo delle mascherine e del distanziamento sociale, ma mai e poi mai un invito alla disobbedienza o al "seguirli mentre loro, e ripeto loro, in prima persona depositavano una querela o qualcosa di simile". Meglio invitare a far qualcosa di simile, ma purché venga fatto da altri. Oltre al fatto che anche famosi o famigerati avvocati, di solito non aggiornavano come secondo andrebbe fatto, sull'iter delle denunce : fateci almeno sapere come stanno andando le cose. Del resto sarebbe come aspettarsi spiegazioni su come funziona l'Unione Europea, e ovviamente farcelo spiegare da chi va lì a "parcheggiarsi" per alcuni anni e dietro lauta ricompensa. O aspettarsi che un deputato eletto nella nostra zona , venga periodicamente ad aggiornarci su cosa fa o cosa non fa in parlamento: aspetta e spera. Ci ricorderanno , forse, che mancando i decreti attuativi alcune leggi rimangono lettera morta? E che i tempi quindi per vedere qualcosa di concreto, in meglio o peggio è da dimostrare, diventano biblici? E anche qui ci sono coloro che dovrebbero intervenire e fare qualcosa ma omettono di farlo, di segnalare, di investigare. Queste persone sono false, cattive d'animo, vendicative, e con i paraocchi : e non si fanno né gradiscono domande.  

giovedì 29 agosto 2024

Persone e persone

 Nella vita incontriamo persone e persone. Intendiamoci : anche noi siamo persone ma, c'è un ma. Da come ci comportiamo siamo percepiti in un modo , positivo, o al contrario siamo visti come un pericolo, come persone malvage. Si dice anche che, in fondo in fondo, non esisterebbero persone, appunto, cattive, e che dentro ogni persona c'è del buono: bisogna chiedere a un cannibale se le cose stanno proprio così. Per certo c'è che ognuno di noi fa i propri interessi, pensa ai casi suoi, e non gliene importa un tubo degli altri: si interessa degli altri se questi fanno qualcosa che li danneggia o gli da fastidio, mettiamo un'auto parcheggiata male o musica ad alto volume. Sennò, pensano solo a vivere come meglio possono e , logicamente, senza guardare in faccia nessuno. Se poi questi signori per caso, dico solo per caso, svolgono la propria professione nel settore pubblico, che Dio ci aiuti: ufficiali giudiziari, esattori, avvocati , giudici, appartenenti alle forze dell'ordine ... chi più ne ha, più ne metta. E' la nostra fine! Tutto questo nel caso uno ha a che fare con gente simile, direttamente: esempio tipico il vigile urbano, tutto d'un pezzo, che si accanisce su di voi, e che invece di capire, applica il codice alla lettera. Ma ci sono persone, che ignorano proprio la nostra esistenza, hanno già venduto l'anima al diavolo, e curano interessi che neanche loro forse hanno chiari: costoro fanno gli interessi di aziende straniere che spolpano gli italiani, favoriscono la installazione di pale eoliche, agevolano con leggi leggine e disposizioni varie l'immigrazione, tagliano le spese sociali per far quadrare i conti eccetera eccetera eccetera. Penso che sia chiaro il concetto, ma aggiungo solo due cosette: pensate alla città in cui vivete o dove lavorate. Pensate sia più logico installare pannelli luminosi e di messaggi vari, o è meglio invece installare autovelox tutor semafori t red ? Ricordo che esistono anche i semafori con i contasecondi, ma che non piacciono tanto ai grassatori di stato. Non c'è nessuno riferimento diretto a chi governa male le città e la nazione: basta un poco per capire con chi si ha a che fare.

martedì 18 giugno 2019

Italia. Tribunali, Tempi dei procedimenti. Ere geologiche.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-18.

Giustizia 101

La giustizia ai tempi dell’Impero Romano poteva avere molti difetti, ma non certo l’inedia.

Arrestato il giovedì, il Cristo andò a processo il venerdì mattina e quindi la sentenza fu eseguita immediatamente. Non stavano con le mani in mano.

Il tempo che intercorre tra il deposito delle accuse e l’emissione della sentenza di primo grado è un segno tangibile e facilmente misurabile della efficienza di un sistema giudiziario, cui però dovrebbero essere aggiunti il tempo necessario per addivenire alla sentenza di secondo grado, oltre a quello per l’eventuale ricorso in Cassazione.

L’articolo 27 della Costituzione dovrebbe essere chiaro:

«L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.»

*

Gli atti d’indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari.

Nei fatti, essendo oramai tutto pubblico, l’imputato è soggetto ad un pressing mediatico che spesso arriva al livello di un vero e proprio linciaggio. Non solo, al solo avviso di reato persone di alcune categorie, quali i politici, i medici, etc, sono spesso sospesi dal lavoro, quando poi non siano anche licenziati.

Un solo avviso di reato e tempi lunghi per arrivare a sentenza sono ingredienti micidiali di un tritacarne dei nemici politici.

Un caso per tutti: Calogero Mannino si ritrovò la sentenza di assoluzione ventiquattro anni dopo le prime contestazioni.

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Senza voler scendere nei dettagli, un nodo severo consta nel magistrato che per primo tratta la denuncia, che ha il potere di archiviare o di far procedere l’iter. Una gran parte di accuse che approdano nei tribunali avrebbero dovuto essere archiviate, ma per far ciò sarebbe stato necessario essere onesti, competenti e responsabili. Sarebbe sufficiente pensare a cosa stia succedendo nel Consiglio Superiore dell Magistratura per capire come questa sia merce ben rara.

Un capitolo a parte verte sulle spese, grosso modo ripartibili in spese di giudizio e spese per gli avvocati.

Gli onorari degli avvocati sono parte consistente delle spese legali in generale.

Si constata come in sentenza il giudice possa indicarne l’ammontare, che però nei fatti è solo ben misera parte del versato.

Similmente si potrebbe dire per le spese giudiziarie, anche esse lasciate al parere del giudice.

In molti paesi, ivi compresi quelli europei, chi depositasse una denuncia dovrebbe lasciare un sostanzioso diritto e, nel caso poi che soccombesse, i giudici gli addebitano costi pieni e penali.

A parte il discorso sulla intrinseca giustizia di questi atti, porgere denuncia e poi soccombere in giudizio costituisce in molti paesi un deterrente micidiale a scremare le cause fin dagli inizi.

Si pensi solo a tutto il contenzioso condominiale, che costituisce parte significativa del peso giudiziario nazionale. La stragrande maggioranza dei casi verte cifre irrisorie, questioni di principio che nascondono rancori personali e problemi giuridicamente inesistenti. Se per tale categoria di atti giudiziari il soccombente si trovasse a dover pagare centomila euro di spese giudiziarie tutto questo contenzioso svanirebbe come neve al sole, con grande dolore per i molti avvocati che vi vivono sopra.

Non a caso stiamo assistendo ad un nuovo mercato o meglio mercimonio. Tizio denuncia Caio al solo fine di transare poi una cifra minore di quelle che sarebbero le spese legali per la difesa: in altri tempi ciò era definito essere un ricatto.

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«Nel 2010 siamo stati ultimi tra tutti i membri Ocse in quanto al tempo necessario per chiudere una causa civile: 564 giorni rispetto ai 238 degli altri paesi»

«Giorni che diventavano in appello 1.113, contro una media Ocse di 236, e 1.188 in Cassazione, per un totale stratosferico di 2.866 giorni»

«La media degli altri Paesi industrializzati era di 788 giorni.»

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Che dire?

Un’ultima cosa ci sarebbe, ma non la si può dire.

La situazione migliorerebbe molto se i magistrati lavorassero, ma questo sarebbe chieder troppo.

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Su questo argomento è uscito di recente un ottimo articolo che riportiamo a seguito.

La classifica ragionata dei peggiori tribunali d’Italia.

I dati della Giustizia. A Patti 4 anni solo per smaltire l’arretrato. Disastro Napoli

La lentezza dei processi, in particolare quelli civili, è nella top 5 dei motivi per i quali la giustizia italiana non funziona.

Ecco la classifica dei peggiori tribunali

Ma cosa intendiamo per lentezza? Di cosa stiamo parlando? Innanzitutto della durata dei procedimenti civili in termini di giorni. Nel 2010 siamo stati ultimi tra tutti i membri Ocse in quanto al tempo necessario per chiudere una causa civile: 564 giorni rispetto ai 238 degli altri paesi. Giorni che diventavano in appello 1.113, contro una media Ocse di 236, e 1.188 in Cassazione, per un totale stratosferico di 2.866 giorni. La media degli altri Paesi industrializzati era di 788 giorni.

Gli indicatori dell’efficienza dei tribunali

I dati ora sono migliorati, ma dal monitoraggio effettuato dal Ministero della Giustizia emerge, per quanto riguarda la giustizia civile, un enorme divario tra tribunali del Nord e del Sud, qualunque sia l’indice che si utilizza.

Per il suo studio il Ministero della Giustizia ha usato gli stessi indicatori utilizzati a livello internazionale, per misurare le performances dei tribunali. Il primo è chiamato “Disposition Time”, ovvero i giorni necessari all’esaurimento degli stock di procedimenti pendenti nel caso in cui non sopravvenissero nuove iscrizioni.

Il secondo si chiama “Clearance Rate”, che misura il rapporto tra procedimenti definiti e procedimenti nuovi.

Infine il terzo è l’”Indicatore di sforzo”: l’incremento percentuale di procedimenti definiti necessario per raggiungere l’obiettivo teorico dell’esaurimento dello stock delle pendenze in un arco di tempo prestabilito, tenendo anche conto dei flussi dei nuovi procedimenti. Di fatto unifica i precedenti indici e aiuta a capire perché la giustizia italiana è in preda ad una cronica inefficienza. Ora possiamo vedere la classifica dei peggiori tribunali italiani.

Enormi i divari tra Nord e Sud

Ebbene, analizzando la classifica dei peggiori tribunali d’Italia in base al “Disposition Time” si scopre che  ci vogliono 16 posizioni prima di trovare un tribunale che non sia del Sud, e si tratta di quello di Latina. Bisogna scendere di 50 posizioni, su 140, prima di incontrare un tribunale del Nord, quello di Vicenza, come mostra il grafico sopra.

Al primo posto nella classifica dei peggiori tribunali del Paese in base al “Disposition Time”, c’è Patti, in Sicilia dove, anche senza nuovi casi, ci vorrebbero 1.193 giorni per smaltire il pendente. Di fatto un tribunale fallito. E questo nonostante sia piccolo e i procedimenti iscritti, 7.871 nel 2015, non siano stati superiori alla media nazionale.

A Vallo della Lucania ci vorrebbero invece 1.037 giorni, che paragonati ai 118 di Aosta e ai 152 di Rovereto danno l’idea dell’enorme differenza tra Nord e Sud.

Globalmente rispetto a due anni prima questo indice è calato in media di 7 giorni, la riduzione però non è stata uniforme. Per esempio: a Patti c’è stato un aumento percentuale del 45% circa, così come a Vallo della Lucania.

Aumenti e cali distribuiti a macchia di leopardo, con un’importante diminuzione, – 53,1% dei giorni di “Dispostition Time” nel grande tribunale di Napoli Nord che gestisce una buona fetta della giustizia in Campania.

Napoli Nord funziona ma non abbastanza

Anche per quanto riguarda il “Clearance Rate” il Sud guida la classifica dei peggiori tribunali d’Italia, con Napoli Nord, che, come mostra il grafico sotto, nonostante il recupero di efficienza del 2015 con circa 7 mila procedimenti definiti in più (21.446 contro 14.445) rispetto all’anno prima, vede solo al 68% la percentuale di questi su quelli nuovi.

Tra i 22 tribunali in cui questo indicatore è risultato inferiore a 100, ovvero le strutture dove si sono accumulati arretrati perché vi sono stati più procedimenti nuovi di quelli conclusi, 16 sono del Sud, in particolare si tratta dei tribunali di Sicilia, Calabria e Campania.

Se vogliamo trovare un elemento confortante vi è il fatto che i tribunali più virtuosi come rapporto tra casi definiti e nuovi sono al Sud. Per la precisioni: Foggia, Isernia e Lamezia Terme, dove si sono raggiunti tassi del 133%, 139% e 145% nel “Clearance Rate”.

L’indice rispetto al 2013 è comunque migliorato del 8%, anche in questo caso con grandi variazioni tra zona e zona, anche in territori attigui, soprattutto al Sud.

Accanto a grandi miglioramenti come quello di Napoli Nord (+45%, ma partiva da livelli veramente tragici) vi sono stati i peggioramenti di Catanzaro, Patti, Gela (tutti sopra il 20%).

Vercelli, Ferrara e Aosta potrebbero anche rallentare nella definizione dei procedimenti e sarebbero ugualmente in equilibrio.

Che lo sforzo sia con voi

Nel complesso, però, l’”Indicatore di sforzo” è quello più completo, perché misura di quanto dovrebbe aumentare il numero di procedimenti definiti per raggiungere la parità con quelli pendenti entro 3 anni.

Ebbene, tra i tribunali con le percentuali più alte di sforzo necessario vi sono stati sempre quelli del Mezzogiorno. Ancora una volta Patti, Vallo della Lucania, Barcellona Pozzo di Gotto sono stati in testa.

A Patti si dovrebbe quasi raddoppiare il numero di procedimenti definiti per raggiungere l’equilibrio con quelli nuovi. Una sfida chiaramente impossibile. E il contrasto è netto con i tribunali come il palazzo di giustizia di Milano: a quest’ultimo basterebbe per raggiungere lo scopo un aumento di appena l’1%.

lunedì 16 luglio 2018

VAFFANCOOL


Ho partecipato alla presentazione di una piattaforma web studiata apposta per gli avvocati. Ciò che mi ha colpito non è tanto il contenuto dell’offerta veicolata, quanto piuttosto il linguaggio utilizzato da chi aveva concepito, ideato, realizzato l’applicazione. Non parlavano la lingua italiana, in senso propriamente detto, ma piuttosto un suo imbarazzante imbastardimento infarcito di termini inglesi. A un certo punto, un po’ per divertimento un po’ per ingannare la noia, ho cominciata a contarli. Fluivano con una regolarità sconcertante: ogni sei o sette parole indigene – zac – te ne piazzavano una inglese, con l’effetto del sale nel caffè. E non erano solo i classici vocaboli multiuso che, ormai, li senti pure nei nostri mercati rionali: espressioni parassite come ‘step’ o ‘password’ non sono manco più straniere per quanto le abbiamo abusate fino all’usura allo stesso modo di un vecchio paio di scarpe da tennis (anche ‘tennis’, in effetti, è un vocabolo immigrato, a ben pensarci).
 
Nel caso della riunione di cui sopra – studiata da ingegnosi programmatori italiani per intraprendenti avvocati italiani, si badi bene –, grandinava solo roba fresca di giornata. Ecco una breve cernita della mia vendemmia di pochi minuti: knowledge transfer, sharing, best practice, peer, scientific committee, delivery, claim, permission, owner, note wireframe, compliance, smart contract; per non parlare dei neologismi verbali anglo-italianizzati tipo l’orrendo ‘uplodare’. Ora, la questione dell’imbarbarimento di una lingua ‘indigena’ è vecchia come il cucco. C’entrano l’imperialismo militare (il latino era la lingua madre dell’Europa romanizzata), oppure culturale (il greco era l’idioma principe dell’età ellenistica) o, infine, mercantile (l’inglese è lo slang dell’Evo competitivo odierno tutto tarato sui consumers, sul business, sul marketing). Tuttavia, c’è anche un sottile risvolto psicologico, mai approfondito, in questo fenomeno. E risiede nel fondamentale complesso d’inferiorità che ci ha ‘abituati’ anche a questo aspetto del mondo globalizzato: accettare, e digerire senza batter ciglio, una terminologia così ‘gratuita’, perché sganciata da una reale necessità, ed ‘esibita’, perché pronunciata con l’affettazione insopportabile dei nuovi tipi umani english style, da apparire stupida se non volgare.
 
E ciò persino in un consesso di professionisti avvezzi ad impiegare tutt’oggi, nei loro atti, meravigliose locuzioni bimillenarie come: in re ipsa, res ipsa loquitur, inaudita altera parte. E invece finiamo per organizzare meeting dove si fanno breefing per parlare british; parliamo così, ci facciamo parlare così, perché stiamo perdendo financo l’ultimo residuo brandello di senso d’appartenenza patrio costituito dal comune patrimonio linguistico. Insomma, esprimersi in un ricco e fluente italiano è diventata una roba da sfigati (scusate, volevo dire da nerd), mentre infarcire il proprio flusso discorsivo con le orrende parole chiave (scusate, volevo dire keywords) di cui sopra è davvero fico (scusate, volevo dire cool). Peccato: proprio rivendicare un fiero utilizzo del nostro immenso, multiforme ed incisivo bagaglio lessicale, potrebbe rappresentare il primo passo per ritrovare anche l’orgogliosa sensazione della nostra smarrita identità nazionale.
 
Francesco Carraro

domenica 25 marzo 2018

Germania (ma anche Italia): quando i giudici fanno quello che vogliono (bello interpretare le leggi)

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-25.

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Il problema potrebbe riempire decine di ponderosi tomi, ma in estrema sintesi potrebbe così configurarsi:

In un paese democratico governano gli eletti oppure i funzionari nominati?

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Non è problema di poco conto. Per affrontarlo sarebbe quanto mai utile rimuovere dalla mente i casi particolari,  le eccezioni.

In un sistema democratico dovrebbero essere sovrani gli Elettori, che ogni certo quale periodo di tempo - quattro fino a sei anni, solitamente - si recano alle urne e rinnovano gli organi rappresentativi, ossia chi li governa: il voto è dato secondo il programma presentato ed accordato sulla scorta di quanto fatto in passato.

Gli eletti dal popolo hanno il potere di governare perché da esso vidimati e, in ogni caso, non sono eletti a vita.

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Che una Collettività abbia bisogno di burocrati e di funzionari per fare applicare correttamente le leggi e le norme deliberate è solo un ordinario problema organizzativo, che però può degenerare sotto molte condizioni.

Ma altrettanto ovvio dovrebbe essere il fatto che tali funzionari dovrebbero restare in carica fino a tanto che dura il governo che li ha nominati: è quello che negli Stati Uniti è denominato lo spoils system. Un governo liberamente eletto dovrebbe avere la garanzia costituzionale di poter rinnovare il corpo dei burocrati e dei funzionari.

Non solo.

Qualora uno o più burocrati manifestassero visioni di vita differenti da quelli del governo, questo ultimo dovrebbe ben essere autorizzato a licenziarli, ed anche su due piedi.

Per meglio spiegarci, recentemente il Presidente Macron ha licenziato in tronco il capo di stato maggiore gen Pierre de Villiers, con questa motivazione:

«If something puts the chief of the armed forces at odds with the president of the republic, the chief of the armed forces changes» [The New York Times]

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Nei paesi occidentali vige la concezione che i poteri dovrebbero essere divisi e non interagenti tra di loro.

Ottimo enunciato teorico, ma poco più di un proclama, quasi una grida di manzoniana memoria. Alla fine i magistrati sono pubblici funzionari nominati dalla politica, legati al potere che li ha nominati e fatti progredire di carriera.

Se i magistrati fossero esseri angelici e perfetti, il problema della magistratura non esisterebbe: ma essi sono esseri umani a tutti gli effetti e, sulla scorta di quanto accade, anche oltremodo spigliati nell'adempiere a ciò che loro indicano essere il proprio dovere.

Non solo. Mentre in molti stati essi sono nominati pro tempore, con scadenze di mandato più o meno lunghe, di norma in Occidente sono nominati a vita: assolutamente inamovibili. Nemmeno Luigi XIV aveva un simile potere.

Se il generale Pierre de Villiers fosse stato un magistrato, Mr Macron dovrebbe ancora convivere con lui.

Inutile dire con quanta soddisfazione i magistrati abbiano sviluppato la teoria in base alla quale le leggi non si applicano, bensì si interpretano.

Corti di Giustizia. Cinque anni fa era tutto l’opposto.

«Stessa identica Carta Fondamentale, stessi identici codici, stessi identici giudici (si direbbe che siano eterni), stesso identico problema.

Due verdetti opposti.»

In parole poverissime: i magistrati possono fare tutto ciò che voglio, ed in più pretendono persino di essere considerati onesti e probi.

Dei funzionari nominati, non eletti, governano de facto il paese.

L'Occidente non potrà essere considerato democratico fino a tanto che continuerà a tollerare e soggiacere ad un simile potere in essere.

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Nel caso specifico, il Governo tedesco ha varato una serie di leggi, opinabili a piacere, ma pur sempre proposte dal legittimo Governo ed approvate dalla maggioranza parlamentare.

Il Germany's Federal Migration Office, applicando tali leggi e regolamenti, ha rigettato larga parte delle richieste di asilo come rifugiati inoltrate da immigrati, spesso illegali.

Costoro, appoggiati da valenti avvocati facenti capo ad un ben determinato partito politico, sono stati portati in causa ed i giudici di primo grado hanno annullato i provvedimenti.

Poi, spesso, in secondo grado:

«The BAMF ultimately won nearly all of those cases.».

Identiche leggi, identiche persone, identiche circostanze: due verdetti diametralmente opposti.

Dovrebbe essere evidente la contraddizione dei termini.

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È del tutto evidente come la maggior parte di queste sentenze sospensive i provvedimenti dell'Ufficio Federale dei Migranti siano sentenze squisitamente politiche, che spesso non si peritano nemmeno di riportare le loro proprie considerazioni partitiche persino nel corpo del verdetto.

Tutto ciò alla fine comporta

«The courts complained of enormous case load».

Il problema non sono i migranti quanto piuttosto i loro protettori ideologici.


→ Deutsche Welle. 2018-03-23. One in two rejected asylum seekers win appeal in German courts

Rejected asylum seekers in Germany almost always challenge the decision in court, and around 40 percent of them win. The number of such appeals nearly doubled from 2016 to 2017.

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Nearly half of all rejected asylum seekers win their challenge against the decision, according to a report published Friday.

Over 328,000 asylum seekers appealed the decision to deny them asylum in Germany in 2017. The new data resulted from the government's response to a query by the opposition Left party obtained by the Süddeutsche Zeitung daily.

That figure is almost double the amount in the previous year. Decsions were made on 146,000 cases.

Around half were formally decided in Germany's courts, meaning they were made without a closer examination of the content of the asylum submission. That is because plaintiffs reached a deal with Germany's Federal Migration Office (BAMF) or withdrew their claim before the verdict.

In the remaining cases, however, where the courts decide on the substance of the appeals (for instance rejection of the application to implement further asylum proceedings), some 40 percent of plaintiffs managed to overturn the BAMF's decision.

Refugees from Syria and Afghanistan were successful in over 60 percent of the cases.

Only about 1,400 asylum seekers decided to file a second appeal after losing in court. The BAMF ultimately won nearly all of those cases.

Left Party calls for better legal counsel to refugees

The data shows that around 91 percent of asylum seekers took their case to court after being rejected by BAMF in 2017. The courts complained of enormous case load, according to the newspaper.

Senior Left party lawmaker Ulla Jelpke on Friday called for the refugees to be provided with better legal counsel. According to Jelpke, there would be fewer misunderstandings if asylum seekers were better prepared for their hearings.

"Ultimately, this will also raise the quality of BAMF's decisions," she said. "There would be fewer appeals und fewer overturned decisions."

Success on appeal meant that most of the refugees received protection under the Geneva Refugee Convention, but only a few were given asylum as enshrined in the German constitution, which is a status granted only to politically persecuted people who did not come to Germany from a secure third country.

The difference in status is important, as only those who receive asylum can be legally followed to Germany by family members.

venerdì 13 ottobre 2017

Sempre per la serie "non ci facciamo mai mancare niente": Sulcis, intercettati due barchini: a bordo 26 migranti

Nuovi sbarchi di migranti in Sardegna nelle ultime ore.
È stato un velivolo britannico operante nell'ambito dell'operazione Frontex a segnalare al Centro locale di coordinamento di Cagliari, inserito nel Gruppo aeronavale della Guardia di finanza di Porto Canale, la presenza di due natanti, con diverse persone a bordo, ad alcune miglia dalle coste dell'Isola.
Sul posto è stato indirizzato il pattugliatore veloce "S. Ten. Paolini": i finanzieri hanno intercettato nelle acque davanti a Capo Teulada un barchino che, tra l'altro, rischiava di entrare nell'area del poligono che in quel momento era attiva per tiri a fuoco.
I 12 migranti sono stati trasbordati e portati al porto di Sant'Antioco per le procedure di identificazione e accompagnamento: hanno dichiarato tutti nazionalità algerina.
Poche ore dopo, è stata individuata la seconda imbarcazione con 14 persone, tutte algerine e tutte portate a Sant'Antioco.
Alle operazioni, avvenute tra il pomeriggio e la tarda serata di ieri, ha partecipato anche un elicottero.
(Redazione Online/s.s.)
http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/10/13/sulcis_intercettati_due_barchini_a_bordo_26_migranti-68-655086.html
Logicamente resteranno qui, logicamente ci saranno avvocati coop e altri che ringrazieranno il buon Dio di aver fatto arrivare, qui in Sardegna, queste persone: evviva il gratuito patrocinio, evviva finalmente posso dare in affitto i miei immobili, evviva potrò ricevere dei soldi perché sono tutor, urrà la coop risorgerà.

martedì 2 febbraio 2016

Per noi, niente :Cagliari, uno sportello per i migranti: offrirà assistenza amministrativa e legale

Da domani (oggi, per la cronaca), a Cagliari, uno sportello offrirà gratis assistenza amministrativa e legale ai migranti (e non solo).
Si trova nella sede sindacato Usb, in via Maddalena 20, e sarà attivo ogni giorno dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle19. Un'iniziativa voluta dalla Rete Iside insieme alle associazioni Asce e Yakahaar.
All'incontro non ha potuto partecipare, a causa di impegni istituzionali, il prefetto Giuliana Perrotta, che era stata invitata.
C'erano, invece, diversi migranti. Le loro esigenze sono tantissime: dalla casa alla dichiarazione dei redditi, ma anche la lingua e la burocrazia possono apparire come barriere insormontabili.
Ad aiutarli, per fortuna, i mediatori culturali.
di Marco Noce 
http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/02/01/cagliari_uno_sportello_per_i_migranti_offrir_assistenza_amministr-68-464252.html
Come già sapevamo, chi si sta impoverendo siamo noi, mentre chi guadagna sono i vari avvocati (gioiscono per il gratuito patrocinio), caf e sindacati (altri iscritti, tesserati), commercialisti (altri clienti.. per fortuna), mediatori, associazioni e onlus, senza dimenticare che alcuni immigrati già stabilizzati e qui da tempo, offrono intermediazioni a pagamento (pur essendo dipendenti e pagati dai sindacati:ne volete conoscere uno? Andate in un'agenzia viaggi in via Bacaredda, di pomeriggio verso le 14 o le 15, e se siete fortunati vedrete con i vostri occhi; è un tale che ,dirà, lo fa per amicizia, ma non è così, prende denaro per fare qualcosa per cui è già pagato): pare che tra identificazioni, opposizioni, ricorsi e simili, si arriverà al 2020. Del resto siamo abituati già ,noi italiani, a vedere procrastinate le date per avere un primo saggio della giustizia che dobbiamo o vogliamo ottenere: ben diverso succede quando tocca a noi ricevere una multa, una diffida, una convocazione, un atto ingiuntivo, un atto di precetto, una cartella esattoriale, perché cose del genere vengono recapitate in tempo reale (si fa per dire, ma è così: una mia amica ha presentato richiesta, attraverso gli ufficiali giudiziari, per entrare dentro un locale, ed è da dicembre che aspetta ...sapere quando andrà l'ufficiale giudiziario e il fabbro!). Come si vede anche ci sono i "figli della gallina bianca":chi , italiano, ha sportelli gratuiti, per avviare nuove imprese, ricevere le indicazioni giuste, sapere che cosa può o non può fare? In un paese che non accetta quasi mai l'autocertificazione...questo e altro, sopratutto per gli altri. 

lunedì 7 maggio 2012

Diciamo la verità, per quanto possa servire

E mi riferisco ai suicidi , il cui numero pare sia in netto aumento. Vorrei ricordare che alcuni tristi episodi hanno oggi maggiore risalto in quanto con la rete e i media più moderni, come radio e tv, si raggiunge, con una qualsiasi notizia, importante o meno che sia, un gran numero di persone. In passato invece doveva esserci una sagra o una fiera, dovevano arrivare persone "da fuori" per portare