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giovedì 9 ottobre 2025

Fmi, Georgieva: ‘in Europa fare meno vacanze e spendere di più in armamenti’

In Europa bisogna fare meno vacanze per poter spendere di più in difesa e armamenti

E’ la tesi sostenuta dalla direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva durante il dibattito seguito alla sua conferenza stampa di presentazione, oggi a Washington, delle assemblee autunnali che si svolgeranno la prossima settimana

.”L’Europa è un posto così meraviglioso. Nel mio precedente lavoro alla Banca mondiale abbiamo scritto un rapporto sull’Europa in cui la catalogavano come una ‘superpotenza dello stile di vita’”, ha detto.”È bello vivere in Europa, mi ricordo che arrivando dalla costa Est (Usa), dalla Banca mondiale per diventare commissario europeo, chiedendo ai miei collaboratori di pianificare gli appuntamenti, portarono il calendario era pieno di caselle rosse.

Ho chiesto cosa fossero e mi hanno risposto ‘vacanze di Pasqua’, ‘vacanze estive’, ‘vacanze di Natale’. E io ho detto: guardate da dove vengo pianifichiamo le vacanze in base al lavoro e non il lavoro in base alle vacanze“, ha sostenuto l’economista bulgara.

“Se mi chiedete qual sia la sfida più grande per l’Europa è entrare in questa realtà, sul fatto che hanno pressioni per spendere di più in difesa. La guerra della Russia in Ucraina è stata devastante, con ricadute rilevanti per la spesa pubblica in Europa. Devono creare più spazio per imprese private, specialmente quelle piccole e il capitale di rischio per crescere. E devono riconoscere che ci saranno dei sacrifici su questa strada – ha detto -. Devono adattarsi a questa nuova realtà”.

In Europa “hanno opportunità di fare meglio e sono convinta che l’Europa possa essere una forza competitiva, un motore di crescita per loro e per il resto del mondo. Ma devono superare questa tradizione del ‘non abbiamo tanto da spendere in difesa’ e ‘dobbiamo fare le vacanze’. Questi tempi sono finiti, mi dispiace per i miei amici europei. Lo dico dal cuore – ha concluso – i miei familiari sono in Europa”.  ASKANEWS

fonte https://www.imolaoggi.it/2025/10/08/fmi-georgieva-in-europa-fare-meno-vacanze-e-spendere-di-piu-in-armamenti/

Che cosa rispondere alle affermazioni di questa signora?

Un bel vaffanculo non basta, bisogna farsi venire in mente qualcosa. Non sopporto più queste persone e il modo in cui agiscono e intervengono nella mia vita (ma penso anche in quella della maggior parte di noi).

giovedì 6 marzo 2025

I veri delinquenti

 Se pensiamo a chi ci toglie la libertà, ecco non possiamo non pensare a Cedu che priva i rumeni del diritto di voto: ma anche a noi italiani è stato impedito di votare con diverse scuse e in diversi periodi. Ma con l'informazione complice e asservita ai poteri che , di fatto, decidono le sorti del paese, che cosa possiamo aspettarci? Forse di produrre armi per guerre che non sono nostre, oltre a dover diventare come gli israeliani e i palestinesi, cioè a vivere nell'attesa di qualche attentato e a dover quindi, come vuole l'uomo francese messo in minoranza e non più gradito, ossia Macron, cambiare le nostre abitudini . Mi chiedo se è mai possibile poter solo denunciare questi e altri fattacci, senza proporre mai e poi mai qualche cosa da fare. Ricordando che spesso , molto spesso, i post non vengono letti perché dei sistemi che non conosco impediscono la diffusione, nonostante le famose parole chiave. Possiamo quindi accettare che si trovino soldi e idee per darle a Kiev, e non si sistemino i tetti delle scuole, non si trovino idee e soldi per i trasporti interni, non si riqualifichi la sanità: e queste sono solo le prime cose che mi sono venute in mente, ma di certo ce ne sono molte altre, come la mancanza di lavoro . Per tornare ai delinquenti, come dimenticare e quindi non ricordare l'esercito di persone che ha favorito delocalizzazioni ed esternalizzazioni ? Quelli che costruivano prima qui in Italia e poi invece trasferivano armi e bagagli oltre i confini, quelli sì che erano bravi e intelligenti. E che dire degli stipendi super bassi e nettamente inferiori a quelli degli altri europei? Si può quindi continuare nell'elencare i misfatti e i malfattori, ma credo che occorra proporre e suggerire rimedi e cose da fare.  

lunedì 30 settembre 2024

La Russia non è mio nemico

Articolo di Valeria Casolaro e comparso su L'Indipendente online e qui riproposto: condivido pienamente l'avversità a guerre , confische, sanzioni, invio di armi a qualunque paese, oltre a militarizzazioni varie, stile "vaccini coperti da segreto militare o esercitazioni militari a gogò ".

Nelle ultime settimane, in decine di città italiane sono comparsi manifesti che chiedono uno stop al coinvolgimento italiano nelle guerre in corso: «La Russia non è un nemico», recita una scritta in nero apposta sopra l’immagine di una stretta di mano. La mano sulla sinistra è dipinta con i colori della bandiera italiana, quella a destra con i colori della bandiera russa. Sotto l’illustrazione, un’altra scritta: «Basta soldi per le armi in Ucraina e Israele. Vogliamo la pace e ripudiamo la guerra (articolo 11 della Costituzione)». La notizia ha subito fatto il giro del mondo, finendo su canali internazionali come la CNN e spingendo due senatori di Italia Viva, Ivan Scalfarotto ed Enrico Borghi (quest’ultimo anche membro del COPASIR), a presentare un’interrogazione parlamentare sulla questione. In tempi rapidi, è stato possibile leggere di dubbi e preoccupazioni riguardanti il fatto che potesse essere arrivato un «sostegno economico da parte di soggetti o enti esteri» ed è stata riaperta la caccia ai presunti finanziamenti di Putin. I promotori hanno tuttavia sottolineato che i fondi per l’iniziativa sono arrivati da una raccolta pubblica, mentre l’affissione è stata «pubblicizzata da varie associazioni apartitiche pacifiste».

Ad esprimere «preoccupazione» per la « propaganda russa» nella Capitale italiana è stata anche l’ambasciata ucraina, che ha chiesto al Comune di Roma di «riesaminare la concessione dei permessi per tali manifesti, che hanno il chiaro scopo di riabilitare l’immagine dello Stato aggressore». Pochi giorni dopo, la CNN ha ripreso la notizia, sottolineando come i «poster di propaganda russa» non hanno causato particolare sconvolgimento tra il pubblico italiano, probabilmente perché «sono apparsi durante l’estate, mentre in molti erano in vacanza». Moltissime testate italiane hanno successivamente ripreso un articolo de Linkiesta, il quale cita come tra i principali promotori della campagna vi fosse Domenico Aglioti, ex M5S e consigliere municipale a Roma, definito «generoso committente della campagna pro-Putin» (che sarebbe costata tra i 30 e i 50 mila euro, secondo «esperti» non meglio specificati citati dalla testata), oltre che «animatore dei movimenti no-Vax, anti 5G e putiniano». Secondo la replica del diretto interessato, tuttavia, la campagna sarebbe costata appena 3 mila euro e sarebbe stata finanziata da oltre 200 cittadini provenienti da tutta Italia, che hanno versato ciascuno una piccola quota a titolo volontario. Tuttavia, lo «scoop» del giornale online avrebbe dato il via a un’ondata di indignazione istituzionale, con interrogazioni presentate persino alla Commissione europea da deputati francesi.

Ancora prima che alle istituzioni stesse, l’idea che gruppi di cittadini possano organizzarsi per andare contro alle posizioni dominanti (che si tratti di vaccini contro il Covid o di critiche a Israele e Ucraina) sembra proprio non andar giù alle testate giornalistiche di orientamento libertario, che si dicono custodi e promotrici della libertà di stampa e di parola. È il caso, nemmeno a dirlo, di Repubblica, che, in un articolo a firma di Tommaso Ciriaco e Giuliano Foschini, scrive come «la campagna sembra troppo organizzata per arrivare da gruppetto di cittadini organizzati», come se l’affissione di cartelli pubblicitari costituisse chissà quale tipo di azione sovversiva di inaudita complessità. C’è da dire che Foschini non è nuovo alle ipotesi complottistiche stiracchiate: solamente pochi mesi fa aveva (nemmeno troppo velatamente) accusato proprio L’Indipendente di essere promotore della campagna di disinformazione di Mosca e i suoi donatori di essere agenti pagati dal Cremlino.

Chiunque esprima posizioni diverse da quelle ufficiali in merito alla guerra tra Russia e Ucraina è tacciato di «filoputinismo» sin dal giorno in cui il conflitto è iniziato. Non sono esenti da tale etichetta nemmeno coloro che si limitano a sostenere posizioni pacifiste, chiedendo che l’Italia rispetti l’articolo 11 della sua stessa Costituzione, che ripudia la guerra in ogni sua forma. Già due anni fa, il COPASIR (Comitato per la Sicurezza della Repubblica) stilò una lista di nomi di personalità della politica e del giornalismo (e non solo) accusati di tali posizioni. Lo schema si ripropone identico oggi, con il senatore Enrico Borghi (membro del COPASIR) che ha presentato una interrogazione parlamentare in merito alle affissioni insieme al senatore Ivan Scalfarotto (Italia Viva). «Perché questa iniziativa?» si chiede preoccupato il senatore. L’idea che i cittadini siano semplicemente contrari alla guerra, evidentemente, non appare plausibile.

[di Valeria Casolaro]

https://www.lindipendente.online/2024/09/30/manifesti-la-russia-non-e-un-nemico-media-e-copasir-riaprono-la-caccia-ai-putiniani/

mercoledì 25 settembre 2019

L’EUROPA VILE CHE CRIMINALIZZA IL COMUNISMO.

Il crimine non scocca mai alla stessa ora per tutti i popoli. Per questo, nella Storia, criminali e vessati, vittime e carnefici finiranno, più o meno, per scambiarsi i ruoli, anche più volte. Il momento dei delitti e delle ingiustizie arriva in ogni casa. Inutile precisare troppo ma, solo per fare un esempio, i perseguitati della II Guerra mondiale sono diventati spesso persecutori dei tempi successivi di “pace”.
Teniamo primieramente presente un dato oggettivo. Lo scontro tra Paesi (o individui che ricoprono funzioni) e’ pressoché inevitabile anche se nei loro intenti questi anelano alla cooperazione, alla collaborazione e ad altre cose belle. Esiste una corrente squilibrante del

martedì 19 marzo 2019

I VANTAGGI DI ESSERE IN GUERRA (invece che nell’euro)

di Maurizio Blondet

 Abbiamo perduto il 25%  delle industrie.

E la gente non lo sa.  Fossimo stati in guerra,si vedrebbero le macerie  ingombrare le strade,  le fabbriche diroccate, i macchinari perduti  e si capirebbe:  “La situazione è grave, la patria è in pericolo”.
Lo stato di guerra – io l’ho visto in Croazia e a Sarajevo –   instilla  nella popolazione  la  condizione di “mobilitazione”  psicologica:  la società si fa’ più compatta nel pericolo comune.   “In tempo di guerra, ogni cittadino  avverte la scarsezza delle sue possibilità individuali, la drammatica ristrettezza sua,    e la sua radicale dipendenza  dalle capacità di tutti gli altri; la sua sensibilità per il tutto sociale si fa più acuta;  ansiosamente e con non poco sforzo passa in rivista  quel che possa  sperare dalle altre classi e professioni,   quali eccellenze sulle quali possa basare  la prospettiva di vittoria”.
Fossimo in guerra, tutti sentirebbero come una fortuna avere  ancora una grande acciaieria

venerdì 15 giugno 2018

Craxi nel ‘90: soldi ai poveri, e il mondo guarirà entro il 2020

«Proporre ai paesi poveri del mondo un “contratto di solidarietà” che rompa, entro il 2020, il ciclo infernale della miseria e della fame». Così parlava Bettino Craxi a Parigi nel lontanissimo 1990. La proposta: cancellare il debito del Terzo Mondo. Noi cos’abbiamo fatto, in trent’anni, su quel fronte? Meno di zero. Il 2020 è praticamente arrivato, e quei paesi (sempre più poveri) vomitano disperati sulle sponde del Mediterraneo. Rileggere oggi le parole di Craxi – riportate all’epoca dai quotidiani – fa semplicemente piangere: qualcuno ricorda una sola sillaba, di tenore paragonabile, pronunciata negli ultimi decenni da uno qualsiasi dei famosi campioni dell’Unione Europea? Siamo sgovernati da infimi ragionieri e grigi yesmen al servizio del capitale finanziario neoliberista che i tipi come Craxi li ha esiliati in Tunisia, trasformandoli in profughi politici – corsi e ricorsi, nell’amara ironia della storia: importiamo derelitti, dopo aver cacciato leader autorevoli e dotati di visione strategica. Nel ‘90, Craxi intervenne nella capitale francese in qualità di rappresentante personale del segretario generale dell’Onu per i problemi del debito del Terzo Mondo, dinanzi alla Conferenza parigina dei 41 paesi più poveri del pianeta.
Un discorso, scrisse Franco Fabiani su “Repubblica” – nel quale Craxi ha ripercorso quelli che ha definito «i sentieri statistici della povertà che solcano il globo con la loro sfilata di drammatici indici della miseria e del sottosviluppo, dall’America latina Bettino Craxiall’Asia, dal Medio Oriente all’Africa subsahariana». Circa un miliardo di persone definite povere nelle statistiche ufficiali della Banca Mondiale (senza comprendere la Cina) costrette a fare i conti con risorse inferiori a quelle che occorrono per il minimo vitale. Erano quattro, per Craxi, i maggiori problemi da affrontare: nodi che – ieri come oggi – turbano, in questo contesto drammatico, «la ricerca dell’equilibrio e della prosperità di tutto il nostro pianeta: le guerre, la povertà, il debito, il degrado ecologico e ambientale». Africa e Asia, Medio Oriente, America Latina: aree tormentate negli anni ‘80 da guerre, guerriglie tra Stati e popoli e gruppi di diverse ideologie. Tragedie che hanno prodotto «distruzioni e persecuzioni, ma anche e soprattutto costi economici enormi, che hanno aumentato a dismisura l’indebitamento». Di qui la ricetta di Craxi, proposta alle 150 delegazioni presenti a Parigi: sviluppare una cooperazione con questi paesi per mettere fine ai conflitti e alleviare il debito, cominciando dai paesi che rispettano i diritti umani.

mercoledì 7 marzo 2018

Ci sarà un modo per evitare di essere fottuti?

Se avete letto il post precedente, di Federico Dezzani, o leggete il post di Marco Mori sugli "stati uniti d'Europa", avete già un'idea di dove voglio andare a parare. Mi chiedo se c'è un modo per evitare di essere fottuti da chi, come chi ci ha svenduto in passato, tipo Napolitano o Prodi o Mattarella, insieme ai vari personaggi del Pd o di forza Italia, sta cercando di impedire che alcune decisioni importanti possano essere prese. Da chi dovrebbero essere prese queste decisioni? Da chiunque vada al governo ma che abbia ,nel programma, la voglia di fare il bene dei cittadini, prima ancora di far quadrare i conti. Intanto occorre che si impedisca di svendere ciò che resta dei beni del paese, intesi come risparmi, immobili e aziende: in seconda battuta liberarsi dai vincoli che impone l'Ue e altri trattati di merda. Tuttavia per fare o per non far fare certe cose, c'è bisogno di tempo e di persone capaci e decise, oltre a dover ricevere l'incarico da parte del presidente e avere i numeri in parlamento. Poi c'è anche da dire che se ci fosse qualcuno che, come Dezzani o Mori o chi per loro, invitasse a vedere le cose anche da altre angolazioni, ne guadagnerebbe la comprensione e, forse qualcuno potrebbe diventare illuminato o fulminato. Il vero pericolo, torno a ripetermi, è quello di sentirsi dire che "non potevamo fare diversamente o , peggio ancora, che ce lo chiede l'Europa": perfetto stile Piddino ma anche grillino. A conferma di ciò basta vedere cosa è stato fatto nelle città che governano i 5 stelle: mi ricordano quei bambini cui viene estorta o strappata una promessa e, al genitore o educatore che gli fa presente che hanno fatto una cazzata, rispondono che "ho dato la mia parola". Una promessa o un impegno presi sotto una minaccia o intimazione, non dovrebbero essere validi, né andrebbero rispettati.
Se a questo aggiungiamo le distrazioni possibili e immaginabili, tipo sbarchi, attentati, pazzi furiosi che sparano e altrettanti che scippano o rubano o bivaccano, possiamo ben capire che se anche qualcuno cercasse di spiegarci gli arcani e , cosa strana, la maggior parte di noi capisse, la tragedia sarebbe come ai tempi di Monti che, dopo che le categorie che si credevano protette e tutelate hanno compreso che pure loro sarebbero state oggetto di privazioni e tassazioni e spogliazioni, hanno dovuto aspettare anni per poter avere l'illusione,con il voto, di poter rimediare o arginare i danni della troika. Oggi sta avvenendo la stessa cosa: molti di noi hanno ragionato e sono giunti alla conclusione che ,secondo come si mettono le cose, siamo spacciati: alcuni auspicano perfino una guerra di quelle che hanno conosciuto i nostri genitori o avi, con tanto di palazzi distrutti e morti e feriti e cazzi vari. Perché ? Perché questi figli di puttana non hanno intenzione di effettuare nessuna cosa che sia di interesse e rimedio per l'Italia. C'è poco da girarci intorno. E' sufficiente, per confermare il tutto, la pochezza nelle analisi che gli esperti, i giornalisti e i diretti interessati, hanno detto, a parte il fatto che domande precise non sono state rivolte. Se poi avete notate, nessuno dei cosiddetti vincitori, ha manifestato fretta nel voler attuare il programma. Ma come, fino a ieri eravamo con l'acqua alla gola e adesso possiamo permetterci il lusso di aspettare il cadavere del nemico o di ricevere la telefonata o la leccata da parte di un possibile alleato? 
Solo per ricordare che l'altro ieri una persona si è suicidata per debiti, e sempre nella stessa data chi voleva fare altrettanto ha,invece, ucciso un altra persona. E questo solo ciò che viene alla luce: sappiamo che alcune info non si devono dare, non devono arrivare ai media, però se proprio volete potete o fare un salto al pronto soccorso, o fare un giro in rianimazione o paraggi, o nelle camere mortuarie. So che se avete le giuste antenne o siete scaltri, e avete tempo e voglia o se fa parte del vostro lavoro investigativo, insieme a qualche dritta da amici delle forze dell'ordine e del tribunale, avrete il vero quadro e conoscerete il polso della situazione: smetterete di credere alla notizie dei tg e anche dei blog.

sabato 25 novembre 2017

Quando un capo di stato si fa voler bene, e quando vuoi bene alla tua patria (cosa impossibile da noi)

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-25.

2017-11-23__Lo Cazr Imperatore Alessandro I entra a Parigi il 30 marzo 1814.

Lo Cazr Imperatore Alessandro I entra a Parigi il 30 marzo 1814.


«Il testo della canzone fa discutere».

Tradotto in un linguaggio come si mangia, il testo della canzone fa discutere i liberal democratici ed i socialisti ideologici, mica la gente comune che tanto se ne guarda bene dal continuare a votarli. Liberal e socialisti incominciano a vedersi in Siberia, sopra il circolo polare artico, a coltivar prezzemolo.

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«There is no opinion of its own in the European Union

 And we are - from our northern seas to southern borders, from the Kuril islands to the Baltic shore The Samurais will never get this line of islands,

We'll stand up and protect the amber capital,

We'll keep our Sevastopol and Crimea for our descendants,

We'll bring Alaska back home.»

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«Pronti ad morire in guerra per la Russia, se ce lo chiederà Vladimir Putin»

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«l’Ue è descritta come insignificante»

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«il presidente americano è senza potere»

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«tra le varie belligeranti promesse c’è quella di riprendersi l’Alaska dagli Usa»

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«Vorremmo che nel mondo ci fosse la pace, cantano, ma se il comandante supremo ci chiama per l’ultima battaglia, Zio Putin, noi saremo con te»

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«The song in the video footage shared online is seen as an opening shot in Vladimir Putin's bid for another six years in the Kremlin - and references Japan, the Middle East and EU»

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Russia. Capire un popolo per capire una nazione.

Capire la Russia. Dmitri Hvorostovsky – Katyusha.

КАТЮШA (Katyusha) - Дмитрий Хворостовский

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La storia ci insegna fino a qual punto i russi se la leghino al dito quando si cerca di calpestarli.

Quando Napoleone si era illuso di piegare la Russia nel 1812 imparò la lezione sulla Beresina, poi fece il ripasso a Leipzig, ed infine i russi vinsero la battaglia di Parigi del 31 marzo 1814, e se ne entrarono nella capitale francese, mentre Napoleone se ne andava a Sant'Elena. Ebbero 18,000 tra morti e feriti in quella sola battaglia, ma alla fine vinsero, e vinsero in modo completo. Ed usarono una mano ben pesante.

Centotrenta anni dopo ci riprovarono i tedeschi. Alla fine i russi parcheggiarono i loro carri armati sulla verticale della cancelleria tedesca: subirono quasi venti milioni di morti, ma chiusero la partita.

I russi sono pazienti, ma quando si mettono in moto finiscono il loro compito in modo definitivo. Non hanno mezze misure.

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Negli anni novanta, dopo la implosione dell'Unione sovietica l'Occidente impose severe condizioni alla Russia. Fece quello che mai un Richelieu oppure un Bismarck si sarebbe mai sognato di fare: li umiliarono.

La storia insegna che o si annienta oppure si tratta.

Chi si illudesse che i russi se ne siano dimenticati sarebbe davvero galatticamente ingenuo.

Bene.

Ora l'Unione Europea sta disgregandosi, non ha nessun esercito degno di quel nome, è debosciata nel cuore e nella mente. Rigurgita di islamici infidi e le sue donne sono in gran parte depravate.

È forse questa l'Europa per cui andare a morire?

È forse questa la donna che dovrei difendere in battaglia?

L’America fa sbudellare Mr Putin dalla esultanza.

Perché Mr Putin dovrebbe temere un esercito di malati di mente, depravati dall'uso di droga, miscela di femmine petitive che credono che la guerra sia una sfilata di moda?

Ma ci siamo dimenticati quanto è successo pochi giorni or sono?

Regno Unito. Sommergibile atomico con a bordo nove cocainomani.

Nella sala attivazione e lancio dei missili ad armamento atomico i nove addetti erano ebbri di cocaina e si scopavano le colleghe femmine, o facenti funzioni, sbalzandole/i sulla plancia dei comandi di lancio. Ed i russi dovettero avvisare gli inglese che avevano un bordello a bordo del loro sommergile nucleare: di bloccare quegli incoscienti.

*

La crisi tedesca innesca inevitabilmente quella dell'Unione Europea.

Sarà un periodo di chaos ove tutto potrebbe accadere.


→ Aska. 2017-11-22. I cadetti-bambini di Putin cantano pronti alla guerra per lui [Video]

Il video canoro iniziativa di una deputata putiniana "di ferro".

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Pronti ad morire in guerra per la Russia, se ce lo chiederà Vladimir Putin: la canzone ‘Zio Vova” – dove Vova è un affettuoso diminutivo per Vladimir – è una iniziativa della devota deputata putiniana Anna Kuvychko, eseguita da un coro di ragazzi che studiano nella scuola di polizia della regione di Volgograd, ovvero di quella che fu Stalingrado, città eroe che ancora oggi per i russi simboleggia la resistenza, il sacrificio e infine la vittoria sull’esercito nazista.

Il testo della canzone fa discutere – l’Ue è descritta come insignificante, il presidente americano è senza potere e tra le varie belligeranti promesse c’è quella di riprendersi l’Alaska dagli Usa – ma per il Cremlino è una semplice “dimostrazione di simpatia” nei confronti di Putin. Il messaggio dei giovanissimi cadetti è certamente gradito all’uomo forte che ha fatto del patriottismo il suo manifesto: “Vorremmo che nel mondo ci fosse la pace, cantano, ma se il comandante supremo ci chiama per l’ultima battaglia, Zio Putin, noi saremo con te”.

→ Mirror. 2017-11-22. "We're ready to die for Putin" Russian child police cadets sing chilling propaganda anthem demanding return of Alaska to Kremlin

The song in the video footage shared online is seen as an opening shot in Vladimir Putin's bid for another six years in the Kremlin - and references Japan, the Middle East and EU.

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This is the moment Russian Police cadets sang a "chilling propaganda anthem" vowing to grab back the US state of Alaska - and never surrender Crimea.

The content of the song in the video footage shared online is seen as an opening shot in Vladimir Putin 's bid for another six years in the Kremlin.

Sung by cadets from a military-style college against a background of World War Two monuments in Volgograd, formerly Stalingrad, it oozes patriotism and depicts a weak, divided West.

It also cheekily borrowing a clip from a Brexit rally in the UK to justify the strongman's bid to restore Russian might.

"We want our country back", trumpet the Vote to Leave posters, mixed here with a message that the Russian young are ready to die for "Uncle Vova", aka Vladimir Putin - Vova being a fond version of his first name.

Putin, aged 65, has not yet declared if he will run or not for a six year term in the March 2018 presidential election, but meanwhile videos like this show the path being cleared for him to notch up another landslide 18 years after he first took the Kremlin helm.

One of his ultra-loyal MPs Anna Kuvychko sings along with the uniformed cadets with lyrics which seem to predict Donald Trump's impeachment and write off the European Union as of no consequence.

The song - redolent of Soviet-style propaganda - makes clear there will be no concessions to Japan in the disputed Kuril Islands, several of which Tokyo claims, nor 11 time zones away to NATO over the Baltic Sea exclave of Kaliningrad, an amber-rich region bristling with Russian military firepower.

The first verse takes a swipe at America's perceived role as a superpower seeking global hegemony with the EU painted as its supplicant:

The 21st century is here - the Earth has got weary of wars,

The population of the planet is sick and tired with hegemony.

There is no opinion of its own in the European Union,

The Middle East is groaning from troubles,

Across the ocean the president was stripped of his power.

Then comes a refrain, making clear the obedience of these cadets to Putin if he orders them into action in the 'final battle':

And we are - from our northern seas to southern borders, from the Kuril islands to the Baltic shore,

We wish for peace in this land, but if the main commander calls us up for the last battle -

Uncle Vova, we are with you!

The anthem goes on:

And what will be left for my generation? If we are weak, we will lose the whole country.

And our devoted friends - these are the army and navy,

And a red star of a grandfather as a memory of friendship.

Then comes the Uncle Vova refrain once more before the next verse vows:

The Samurais will never get this line of islands,

We'll stand up and protect the amber capital,

We'll keep our Sevastopol and Crimea for our descendants,

We'll bring Alaska back home.

As the cadets dream of grabbing America's largest state -- sold by the Romanov tsars for $7.2 million in 1867 -- they give a final stirring rendering of the refrain.

Major newspaper Moskovsky Komsomolets noted it showed "kids ready to die for Putin" and said the song - supposedly the initiative of the woman MP, an ultra-loyalist in his United Russia party - has gone viral.

The young singers are reported to be from Volgograd Police Cadet school 44, and the song comes at a time when observers note a return to pride in the military and law enforcement agencies in Russia.

Volgograd is a "hero city" for its role in pushing back the Nazis, with some two million killed in the Battle of Stalingrad as Hitler's thrust into the USSR was reversed.

Kuvychko, who represents Volgograd, said on Facebook: "The growing generation of hero city Volgograd, who are they?

"They are thinking people, and very much loving our country - the great Russia!

"They were brought up with the help of an example given by our defenders, they clearly understand that their great-grandfathers were fighting here, on Stalingrad's land, long ago for this blue peaceful sky.

"They are facing different challenges these days no less serious than before.

"But they will manage and they will win!"

Other comments are not so positive, with critics claiming it is "a chilling propaganda anthem" aimed at backing Putin's bid to keep his grip on Russia.

"Don't mix up your Motherland and Uncle Vova. Love to the big boss is not about patriotism," said one.

"We're right on the way to a new North Korea," complained another.

A critic added: "It is a pure political propaganda, dragging children into politics and teaching them from early years that war is a good thing.

"And those words about taking Alaska are hardcore.

"Where are those MPs coming from?"

senzanubi | 2017-11-25 alle 8:01 | Etichette: Putin | Categorie: Devoluzione socialismoGeopolitica MilitareProblemi militariPutinRussiaUnione Europea | 

martedì 21 febbraio 2017

Ancora guerra ai contanti

Vedere la pubblicità della “nuova moneta”, ecco che mi fa ricordare tutti i dubbi che manifesto ogni volta che la Gabanelli di turno torna alla carica su evasione e sull'uso dei contanti che lei vorrebbe tanto abolire.
Non posso non ricordare che le prime volte che fu sferrato l'attacco ai contanti, era il periodo dei lavavetri, se non erro a Firenze: mi chiedevo se e come questa persona potesse ricevere del denaro se, appunto, questo fosse sparito.
Ho pensato al pagamento in natura, tipo una mela o similare, e ho realizzato che la forma mentis stile Gabanelli, mi avrebbe chiesto, anzi ci avrebbe chiesto di tracciare il percorso che va dalla mela alle mani del lavavetri: chi ti ha dato la mela? E chi te l'ha data da chi l'ha presa? E come l'ha pagata?
Aggiungo che uno dei miei cavalli da battaglia era ed è la questua che si fa durante la messa: essendo stato ai miei tempi chierichetto, mi sono chiesto come si sarebbe potuto ovviare a questo divieto.
E la risposta è stata più semplice del previsto: si cambia , non si fa più la questua tradizionale, ma semplicemente o prima o dopo la messa, ci si reca presso un bancomat interno alla chiesa stessa o nel cortile interno, e si dona ciò che si preferisce o si può.
Certo non si potranno più elargire elemosine a chi aspetta l'ingresso o l'uscita dei fedeli, ma anzi , così si tolgono questi personaggi invadenti che tanti non gradiscono: la Gabanelli e chi per lei, fa un grosso favore a chi cerca da tempo di ripulire l'ingresso delle chiese...almeno di quelle cattoliche, perché non so se da altre sale del regno , o se fuori delle sinagoghe o delle moschee, cioè se altri luoghi di culto hanno o non hanno chi aspetta l'uscita dei fedeli.
Fuori dalle moschee, abusive o no, vedevo ieri notte a Quinta Colonna, un gran numero di scarpe, ma non gente che chiedeva denaro: deve essere ,quello di domandare soldi fuori dai luoghi di culto, un privilegio riservato alle chiese cattoliche, ma è qualcosa che è destinato a finire, se il denaro elettronico vincerà la guerra contro i contanti.
E' triste non poter più trovare monete o biglietti per terra, ma è ancora più triste vedersi pignorare il conto corrente o bloccare la carta, magari per una svista, un errore: perché se si tratta di un'azione volontaria e mirata, in parte ciò già avviene e da diversi anni.
E anche in questi casi venivano e vengono fatti figli e figliastri: una mia amica, negli anni 80, a fine anni 80, si vide il conto corrente bloccato da un giudice, in quanto un'azienda sosteneva ,con documenti alla mano, che era creditrice di non so quanti milioni di lire.
La mia amica non solo riuscì a dimostrare che non erano così le cose, ma ribaltò la cosa, al punto che era lei che doveva ricevere denaro, e chiese ma non ottenne di pignorare il conto all'azienda: potere delle industrie e di legali che lavorano ai piani alti ma, il risultato è che bloccare i conti e i soldi ,non è una pratica recente.
Il brutto è non poter più ricevere ,in forma anonima e veloce e riservata, tot soldi: cioè mio cugino non può farmi avere 5 mila euro per pagare della merce, perché deve per forza farmi un bonifico che, una volta fatto, lo viene a sapere mezzo mondo, con rischi di sputtanamento ulteriore ...almeno per me.
Lo so: questo denaro elettronico è qualcosa di utile o che va bene, per chi guadagna discrete somme ,ma non certo per chi riceve la mancia come cameriere, né per chi deve fare una colletta.

Un modo come un altro per escludere tante persone dalla possibilità di risorgere.
Alla fine chi è vecchio e superato? Non certo chi usa i contanti, mantiene se vuole l'anonimato negli acquisti e la libertà nell'uso del proprio denaro, semmai è superato e vecchio chi ha la mentalità del controllo di ciò che fanno gli altri, di chi vuole tracciare ogni movimento di denaro e non solo, del prossimo.
Quel modo di ragionare e di imporre le proprie scelte, quello è superato o da superare.Vuoi pagare con quelle carte? Paga così, ma non imporre le tue scelte agli altri.

sabato 14 dicembre 2013

Nella guerra del futuro non ci saranno vincitori

Serghei Duz, Redazione Online

Nel suo Appello al Parlamento il presidente russo Vladimir Putin ha toccato il tema di un pronto attacco disarmante. Secondo le sue parole, Mosca sta seguendo con attenzione i rispettivi piani e nessuno deve farsi delle illusioni riguardanti la possibilità di ottenere la supremazia militare sulla Russia.
Si tratta della concezione americana PGS, Prompt Global Strike (Pronto Attacco Globale). L'idea principale è di poter avere la possibilità di sferrare un attacco non-nucleare in qualsiasi punto del globo terrestre non oltre 60 minuti dopo aver preso la decisione.

La concezione PGS prevede l'impiego delle più moderne tecnologie. Di quelle già conosciute – missili balistici intercontinentali con cariche attive da guerra non-nucleari ad alta precisione. Dei moderni – sistemi ipersonici d'attacco e armi cinetiche. Sono perni resistenti alla fusione fabbricati di volframio e lunghi alcuni metri, lanciati con alta precisione da un'orbita circumterrestre. Delle tecnologie del futuro – mezzi della neutralizzazione a distanza delle cariche nucleari dell'avversario basati sulla fisica di alte tecnologie.

mercoledì 10 luglio 2013

Dopo gli F-35 arrivano 12 navi da guerra per tre miliardi

Koveos su La Notizia - Venti miliardi l’anno per le spese militari. E paghiamo noi. Miliardi che escono dalle casse dello Stato e che nessun governo ha mai tagliato. Solo per il personale il ministero della Difesa liquiderà quest’anno 9 miliardi e mezzo di euro di stipendi. E questo è niente.

La Marina ha annunciato l’acquisto di 12 nuove navi con un costo di 250 milioni a unità, per un totale di 3 miliardi. Ma la lista della spesa (dichiarata dal dicastero) è ancora lunga: un miliardo e mezzo di euro per 249 blindati freccia, 200 milioni per 4 sommergibili di nuova generazione, 655 milioni per le fregate Fremm, 60 milioni per un numero non precisato di elicotteri da combattimento, a cui vanno aggiunti esborsi per portaerei, missili
terra aria, mortai e siluri.

E per fortuna che il nostro Paese non è in guerra! Eppure, a scanso di guerre termonucleari globali, ospitiamo sul nostro territorio 70 bombe atomiche statunitensi B-61 (20 nella base di Ghedi a Brescia e 50 nella base di Aviano a Pordenone) adatte al trasporto sui nuovi 90 cacciabombardieri F35, il cui costo di acquisto – ricordiamo – si attesta sui 14 miliardi di euro.

giovedì 9 agosto 2012

Pensieri freudiani e “neofreudiani” sulla guerra

Sesso guerra morte” è un libretto molto scorrevole e stimolante pubblicato dalla www.pianobedizioni.com (2011).
“Se una metà del mondo continua a guardare l’altra metà mentre muore di fame, questa civiltà è giunta alla fine”. James Wolfenshon (ex presidente della Banca Mondiale).
In questa pubblicazione sono riuniti due saggi di Freud sul sesso e sulla guerra, e anche la famosa corrispondenza con Einstein nata su ispirazione della Società delle Nazioni. Dalla lettera che Einstein inviò a Freud, emerge che il famoso scienziato aveva già intuito i fattori che predispongono ai conflitti umani, anticipando in buona parte le risposte del fondatore della psicologia.

giovedì 7 giugno 2012

Sempre divisioni e imposizioni:ovvero la shoah e ciò che ne segue

In conconmitanza con la visita della squadra di calcio italiana ad Auschwitz, con tanto di giocatori con gli auricolari nelle orecchie (forse per la traduzione simultanea?), ecco che il portavoce o responsabile della comunità musulmana o islamica di Cagliari osserva come sarebbe doveroso che quegli stessi giocatori visitassero anche Gaza.