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sabato 10 marzo 2018

Una società che non comprendiamo e che non possiamo affrontare, ecco perché anneghiamo nella violenza

Chi abbiamo di fronte ogni giorno? Sono persone come noi? Oppure fronteggiamo la impostata maniera del politicamente corretto che ci vieta di analizzarli e di saperci difendere? Non è un romanzo giallo, è quello che viviamo.
Gli immigrati e i clandestini che abbiamo importato – e che ci hanno imposto di importare – sono a volte esseri umani privi di freni morali, individui che hanno pochi scrupoli a causa della società e della cultura da cui provengono. Già oltre a possedere autoctoni che hanno riempito le colonne della cronaca nera li abbiamo pure importati. Ma questa non è la sede per incendiare la polveriera xenofoba o razziale, voglio portarvi a ragionare su altri lidi.
In Europa accadono tragedie perché arrivano qua persone che appartengono a gruppi etnici che non hanno la cultura del rispetto della vita. Etnie e culture che hanno usi e costumi crudeli e che sono capaci di efferata ferocia. Parliamo di immigrati e clandestini che provengono da un mondo dove nessuno li ha mai rispettati e dove non hanno mai goduto di diritti che nella cultura occidentale sono considerati SCONTATI. Ecco analizziamo questo fatto: valori che noi diamo per scontati, che ci sono costati guerre e rivoluzioni, ma i nostri eredi li danno per scontati, non li capiscono e sono impreparati davanti a persone che non detengono i nostri scontati valori occidentali. Il danno sul danno.
Ma il politicamente corretto sapeva dove colpire, prende la giovane popolazioni che vive di immense eredità culturali, persone che vivono pacificamente e che non hanno mai combattuto, in questo ambito è stato veramente semplice introdurre il concetto di accoglienza. Accogliamoli: hanno bisogno, http://refugees-welcome.it/, ma non si sono chiesti se erano uguali o affini a noi e nemmeno se si sarebbero integrati. Una generazione che non ha MAI combattuto, che è nata e cresciuta come pacifista: se si incazzano veramente vanno a salvare ghiacciai, alghe e balene. Gente cresciuta a salvare il clima e a ripristinare il meteo, gente che accarezza la natura, ma che non sa cosa esiste davvero fuori dal loro mondo. La società occidentale protegge i pargoli e li cresce in una società non violenta che consente loro di progredire, ma ora vicino a me esistono persone non progredite, molto diverse e a me non affini.
Accettare di convivere con persone che culturalmente commettono riti di sacrificio, cannibalismo, persone che nascono in ambienti dove esistono ancora le guerre tribali, persone abituate a barbarie senza fine, ecco tutto questo adesso per me non ha veramente senso. Gli occidentali non vogliono capire che stanno ospitando migranti che sanno utilizzare il machete, persone che non provano paura o disgusto a macellare corpi vivi o cadaveri. Persone che nelle guerre tribali asportano parti di corpo, vedi la “moda” manica lunga e manica corta raccontatami da un missionario cattolico che conosco (preferisco non spiegarvi cosa vuole dire per non urtarvi), neonati che “con madri dai capezzoli asportati” sono destinati alla morte. Ragazzi volete svegliarvi per favore?
Venite a raccontarmi le solite manfrine, ma rimane sempre un fatto: quella è la loro umanità! Per noi è orrore, ma per loro è la normale umanità, che vi piaccia o meno. Lo vogliamo capire che ci siamo messi in casa disperati che nulla hanno da perdere e cercano – attraverso espedienti – di riuscire a vivere un altro giorno? Un giorno alla volta e non guardano in faccia nessuno. Sono particolarmente incazzoso e inviperito per quello che ho vissuto di recente sulla mia pelle, vi sembra normale che debba girare semi-armato per arrivare incolume alle 18 alla mia macchina in pieno centro città? Lo sapete che i corsi di Krav Maga spopolano e hanno utenze di tutte le età? Non è uno sport, è un sistema di difesa dove non si onorano le regole.
Sempre nell’ultimo periodo dovevamo decidere se pubblicare una intervista condotta presso una comunità brasiliana che vive in Italia, comunità molto ben inserita e con cui ci siamo confrontati in una lunga cena.
Le sorprese sono state tante, pure troppe. Voi credete che il razzismo non esista nella mista e multietnica società brasiliana: ERRORE! Sono terribilmente razzisti per loro stessa ammissione. Molti italo-brasiliani in Italia vivono senza problemi, ma durante gli scambi di studio in Brasile hanno dovuto compilare la carta di ingresso: Sei bianco? Sei nero? Sei Pardo? Davanti a me avevo dolcissimi nonni che erano rammaricati perché i nipoti erano tutti bianchi ma un nipote era pardo, quella stessa persona era triste di doversi definire Pardo. Gli intervistati non hanno fatto solo le superiori, sono persone di una rilevante cultura. SORPRESONA: molti di loro sono ex cattolici ora diventati evangelisti, molti di loro fuggono da un ambiente dove la discriminante razziale impera e sono arrivati qua. In Italia si sono fatti un culo al cubo, lavorano, sono molto religiosi e sono ultra incazzati per la attuale immigrazione selvaggia non controllata. Mi hanno spiegato il razzismo dilagante in Brasile e l’ossessione di avere una pelle chiara. Altri mi raccontano che in Brasile frequentavano compagnie miste, il bianco del gruppo non veniva mai fermato e controllato mentre il resto della sua compagnia passava ore “in compagnia” della polizia. Abbiamo parlato con loro della attuale immigrazione e si sono scatenati come pantere. Del resto non posso dimenticare il giorno della mia seconda laurea dove un ragazzo italo-africano discuteva animatamente perché per la festa di laurea non voleva assolutamente mettere piede in un locale “pieno di africani di un certo tipo (la frase vera era molto più frizzante)”. Ho ascoltato le sue parole, lui non voleva mischiarsi con certe persone solo perché aveva in comune il colore della pelle. Guardai dritto negli occhi A per essere sicuro che avevo sentito bene, la sua risata mi rassicurò.
Tre giorni dopo passo a ritirare il pranzo dal mio amico magrebino che si lamenta per il costante arrivo di persone che non potranno mai vivere nel nostro sistema e che nemmeno mai potranno inserirsi, lui si considera un occidentale con orgoglio.
Questi problemi rimangono e sono persistenti, mi hanno detto che dovevo immedesimarmi in un italiano che nel 1800 e nel 1900 andava in America e che dovevo capire le similitudini. Mi hanno detto che devo essere più aperto: ok una cosa è essere aperto e una cosa è analizzare chi ci mettiamo in casa. Chi ci mettiamo in casa non mi piace, parere personale. Alla fine l’etichetta è sempre la medesima: sei un razzista. Io dico solo che abbiamo in pancia un pandemonio di OSPITI ACCOLTI A SUON DI LEGNATE con cui non potremo mai integrarci, un abisso diverso che non è destinato a mescolarsi. Di certo siamo stati educati finemente e in modo decadente, tanto da estinguerci nel silenzio imperante. Ma qualcuno di loro desidera occhi azzurri, grigi e verdi. Curioso vero? Oltre la pelle… il colore degli occhi…
Paul & Ale
https://www.rischiocalcolato.it/2018/03/una-societa-che-non-comprendiamo-e-che-non-possiamo-affrontare-ecco-perche-anneghiamo-nella-violenza.html

giovedì 1 febbraio 2018

Societá troppo complessa o scuola troppo inadeguata?

di Lorenzo Marchetti , il 

lunedì 8 gennaio 2018

Gli ipocriti

Nella sua saggezza Antonio De Mello scrisse che "se tu compri un biglietto della lotteria, lo fai sperando che sia tuo il biglietto vincente, e non certo sperando che sia il tuo vicino di caso o un'altra persona". Lo stesso discorso potrebbe farcelo uno psicologo o la nostra stessa spinta ad acquistarlo, e nel caso ad esempio del superenalotto, non è che ci giochiamo per far "aumentare il montepremi", così se il mio vicino di casa vince, vincerà "di più". Questa introduzione per tornare sui cori razzisti durante la partita Cagliari Juventus: primo , sono persone strapagate quelle che giocano quelle partite; secondo, di solito si gioca per vincere, se non sbaglio, dato che il lauto stipendio serve anche per motivare il giocatore, prescindendo dai contratti di lavoro e dal minimo sindacale; terzo, se si gioca tanto per giocare, forse, dico forse, uno non si sentirà preso per il culo, sfotticchiato, anche insultato dall'avversario, ma giusto perché non c'è niente di importante in palio, della serie che "si gioca tanto per giocare o perché non c'è di meglio da fare o anche soltanto perché piace giocare". Quindi non capisco se chi si pente per le azioni altrui, cioè le società di calcio in questo caso, non dicano che "è importante partecipare e non vincere", motto che va bene per chi gioca con gli amici il sabato sera mentre le mogli vanno a fare la spesa (ahimè al supermercato: ci sono negozi "normali" aperti, frutta e verdura e macellerie). E' da ipocriti ,quindi, sostenere che i cori di buu o simili siano razzisti: ma che cavolo me ne frega se chi gioca ha la pelle scura! Semmai posso recriminare sui vivai e sulla scelta di quel giocatore a discapito di uno nostrano, forse, migliore o forse no, cosa che alla fine riguarda gli avversari. Nel mio caso posso ,come è già successo, dire a uno "della mia squadra" che è un venduto, uno smidollato, una pappa molle , e del resto il calcio scommesse c'è sempre stato o è anche quello un Gomblotto? Quindi che la piantino di essere politicamente corretti: è una cosa che va bene per chi ha la pancia piena e anche il portafoglio, e anche per chi non vuol essere criticato e non regge gli scherzi e le battute. L'arbitro non lo puoi criticare perché sennò la tua squadra perde a tavolino; se qualche infiltrato, come è successo altre volte, lancia oggetti in campo (da noi erano famose le arance) idem, più la squalifica del campo, e cioè la prossima volta invece che in casa, in trasferta; idem , con multa a carico della società,se ci sono i cosiddetti cori razzisti e di odio (ma odio di che ? a me fa piacere se la mia squadra vince e basta). In definitiva hanno proprio rotto i coglioni: ecco perché un persona non va allo stadio e ,al massimo e sperando che le partite non siano truccate, si guarda le reti e le azioni migliori. E ovviamente segue altri sport dove c'è "meno politicamente corretto": come odio quelle strette di mano , quelle mani dei giocatori di pallavolo!
Se giocassi, come ho giocato a volley, ora si deve chiamare così, quasi per legge, giocherei per murare e/o per schiacciare e fare punti, e non certo per darti la mano a fine partita e ,magari, sorridendo anche se le ho prese di santa ragione. Ma siamo matti? E' come un venditore che fosse contento anche se non ha venduto niente: certo se sei uno che prende lo stipendio sia che venda sia che non venda, e cioè hai il tuo fisso a fine mese, diciamo che ci può anche stare, seppure io una bella strigliata o lavata di capo, te la darei, magari in camera caritatis e non certo in pubblico, perché ti devo motivare e non certo umiliare, ti devo caricare e non certo deprimere, sennò venderai e renderai ancora meno. Ecco il motivo dei fischi verso gli avversari, e l'incitamento verso i propri paladini: ma questo non lo capiscono, e anche in tv i commentatori sono contenti quando ci sono gli incitamenti verso la "nazionale",ma devono anche capire i fischi e i cori contro gli avversari. 

lunedì 20 novembre 2017

Bivio : dare retta ai consigli?

Non so se mi trovi a un bivio , ma di certo dover scegliere se , ignorando le raccomandazioni del curatore, riprendere in qualche maniera a lavorare: o se, al contrario , lavoricchiare e mantenere un profilo basso. Il che vuol dire scordarsi di avere un c/c , e fin lì poco male. Lavorare in nero, cosa non sempre facile, dato che ciò vuol dire, nel settore arredamento, ricevere denaro contante che, però non sempre arriva nei tempi previsti: di solito ,questo genere di conti si regola al Salone del mobile di Milano o in sede aziendale, il che ti comporta un viaggio, costo del volo e degli spostamenti, e anche il, sempre dimenticato, tempo. Per contro ci potrebbero, o meglio ci sarebbero state altre possibilità di lavoro, ma che comportano aperture di partita iva e camerali, costituzione di società, anticipo di denaro per tutto ciò che occorre per avviare l'impresa: e quando sembrava tutto pronto, ecco che chi doveva scucire i denari, ci ripensa e fa retromarcia. Capisco che il momento non è dei migliori, che ci sono un sacco di difficoltà a reperire il denaro e sopratutto a convincersi che "l'idea è buona e può essere vincente" (almeno nel breve/medio tempo), perché dubbi ne possiamo e ne dobbiamo avere, e servono , una volta fugati, ad acquisire certezze che ci permettono di andare avanti. Ma proprio a me doveva succedere? E ancora una volta, repetita iuvant . Si perché il negozio di arredamento che dovevo avviare e seguire per conto di un appassionato (almeno a parole così mi era apparso) era già andato nel dimenticatoio, una volta che in due anni e dopo aver visto circa 5 locali uno più bello dell'altro, lui ci aveva ripensato: morale della favola, mai fidarsi e cullarsi negli allori, e mai credere che il tuo interlocutore, sia esso amico o amante, ti abbia capito o abbia compreso il tuo pensiero. Ho preparato , in questi mesi, estate compresa, tre progetti legati al mondo della ristorazione e della produzione alimentare, e due all'arredamento (mia vecchia passione). La persona che poi si è ritirata, mi ha detto che , facendo due conti ,così a mente, si è resa conto che ,oltre alle spese di locazione e le cosiddette spese vive, ci sarebbero state quelle legate agli adempimenti fiscali , tasse e balle varie che inciderebbero troppo, anche se la società fosse una  srl semplificata. Un dispiacere che si aggiunge agli altri che già mi affliggono. Le parole del curatore suonano, anzi risuonano nelle mie orecchie come una beffa: "si ricordi che lei non deve avere niente". Infatti, più niente di così ...

mercoledì 20 settembre 2017

Non so se bisogna preoccuparsi

O forse preoccuparsi oggi è troppo tardi. Ma per cosa? Quelli come me, i ragazzi del 77, credo che siano cresciuti, almeno finché sono rimasti in ambiente scolastico , con la convinzione di poter incidere sui cambiamenti che la società, secondo il loro modo di vedere, necessitava. Convinzione che è risultata nel tempo, errata. L'unico modo che si conoscesse per far sentire la propria voce, era e si pensa ancora sia il voto: le manifestazioni , i cortei, risultano agli occhi dei cittadini (da convincere) fastidiose ,allorché dannose e controproducenti. Il ricorrere alle armi, peggio che mai, dato che noi abbiamo sempre condannato gli atti di terrorismo e gli omicidi politici (e anche gli altri tipi di omicidio). Questa introduzione cerca di capire se c'è stato un blackout , mentale e culturale, che ha stoppato ogni possibile evoluzione nel modo di (credere) intervenire nella società. Per fare cosa? Le nostre necessità, al tempo, erano le solite tipiche di una scuola che ha bisogno del riscaldamento, della palestra, di una biblioteca (magari , oggi, multimediale), ma sopratutto di professori che , oltre a essere pagati il giusto , possano aggiornarsi e migliorarsi: nel contempo c'erano, e ci sono, i problemi legati alla mobilità e che , per estensione, riguardano tutti i cittadini. Concludo dicendo la solita frase che assolve e accusa tutti: chi abbiamo mandato in parlamento non ha fatto un tubo, dato che a scuola e nei giornali, non hanno spiegato come si fanno le leggi, né l'iter che hanno, e neppure come farle funzionare; non solo, perché non ci hanno detto che poi queste, anche se approvate possono poi essere bloccate e rese nulle. A ciò si aggiunge che tutti, sia chi ha proseguito gli studi universitari, sia chi ha trovato lavoro, ha dovuto pensare a portare a casa la pagnotta e ha convogliato la rabbia e il senso di colpa (per aver smesso di lottare) , prima nelle partite di calcetto o nella cura dei figli, poi oggi forse è davanti a una tastiera o con uno smartphone in mano, pronto ad aderire a gruppi di discussione, forum, social. Ma in concreto? Niente. Ecco che convincere un giovane con la metà o anche meno dei miei anni, che bisogna fare, lottare, esporsi, per attuare un cambiamento, non solo risulta difficile, ma , come è giusto che sia, uno si prende una bella tirata di orecchie. Perché non lo hai fatto tu quando lo potevi fare? Oggi tra rischio di abolizione dei contanti, superpoteri messi in atto dalle commissioni europee, diktat di quel paese o di qualche uomo alla Soros, immigrazione e femminicidi ossia problemi che esistono ma spostano l'attenzione dagli economicidi e dall'impoverimento (a tutti i livelli) della nostra società, ci ritroviamo a dover ricostruire un paese, ma senza averne culturalmente i mezzi. Sono assenti , oltre al senso di appartenenza a una nazione, anche e sopratutto a una cultura, un progetto, un'idea: se quelli come me hanno pensato a come sbarcare il lunario, perché i giovani d'oggi non dovrebbero fare la stessa cosa? Mancano in Italia, oltre a uomini e donne di spessore , un senso critico ma costruttivo. Viene da pensare a una battuta di Marcello Marchesi: 
E se i giovani di oggi fossero fessi? Può capitare, ogni tanto, una generazione di fessi. Poi, la prossima, intelligentissimi.
E , aggiungo io: la mia è stata di fessi, può essere. Ma se anche quella dopo, lo è? Come la mettiamo?
 

mercoledì 26 luglio 2017

Guardare e andare nella direzione

E' possibile che non ci si renda conto che , seppure è vero che c'è il problema dei migranti, ciò che conta sono i problemi degli italiani? Sembra di rivedere il film che abbiamo vissuto a partire dall'11 settembre 2001, con degli spin off che si sono susseguiti negli anni, fino appunto all'invasione dei migranti nella nostra nazione. Infatti , in quel film si vede chiaramente come la maggior parte di noi fosse intenta ad analizzare, dedicandosi anima e corpo , alle vicende delle torri gemelle, di Saddam e Al Qaeda , di Bin Laden e Arafat, fino a Gheddafi e Putin: ma , come si diceva una volta, e a quelli di casa non ci pensate mai? A parte il caso di Berlusconi e di Grillo, persone inaffidabili secondo me e che ,se critico ne critico l'operato e le idee, dei problemi nostri, di chi deve girare 20 e più uffici per aprire un'attività, di chi aspetta anni per sapere se ha passato un concorso oppure no, di chi vede riaprirsi graduatorie dove era in testa per scoprire, una volta riaperte che è in coda o a metà, ecco che di ciò non importava a nessuno. Ora sappiamo che non importava niente, perché come si diceva una volta "la cosa non mi tange": in quegli anni stavo non benissimo ma discretamente, poi a partire dal 2011, con l'arrivo di Monti e compagni, ho iniziato a preoccuparmi.

lunedì 3 aprile 2017

Per ora non interessa, ma

Sembra proprio così: fino a quando una situazione non ti tocca direttamente, te ne freghi, intendendo con ciò non un disinteresse motivato da un'aria di superiorità, quanto da mancanza di informazione su eventuali conseguenze di azioni , leggi, disposizioni, ordinanze e regole in senso lato.
Due esempi su tutti (quelli che ho in mente adesso): fra poco inizia la stagione balneare, e qui da noi in Sardegna, come forse anche altrove, in prossimità delle spiagge parcheggiare le auto, sarà a pagamento.
In alcune località quest'obbligo scatterà da giugno a settembre: c'è da dire che puoi sempre non andare in quelle località, in quei posti dove ci sono queste ordinanze, che oltretutto non prevedono la custodia del veicolo, né stai dando dei soldi per usufruire di un bagno o una doccia o del cestino dei rifiuti, solo perché occupi un dato spazio, anzi “uno stallo”.
Dopo di che c'è qualcuno che, senza una cadenza fissa, passa e controlla se nel tagliando esposto l'ora e il giorno corrispondono a quanto dovresti aver pagato: in difetto ti multano.
Da dire ancora che il tagliando potrebbe, secondo le zone, essere rilasciato da un macchinario o essere messo in vendita in qualche negozio ubicato “nella zona”: quindi quei soldi non danno uno stipendio, ma al massimo possono servire per la carta e la manutenzione della macchina erogatrice .
Se invece, e questo è il secondo esempio, dovessimo avere a che fare con il nuovissimo autovelox, quello che ci fotografa se ci stiamo scaccolando o frugando i denti con le unghie, allora le cose cambiano e in peggio: fatto salvo che uno può frugarsi quello che vuole, c'è da precisare che i macchinari in uso da parte delle cosiddette autorità compiono delle autentiche azioni di indagine che, e qui ci vorrebbe l'aiuto di un avvocato o un filosofo o un sociologo, a mio parere violano la privacy dell'individuo.
Oggi ci sono in uso apparecchiature in grado di stabilire , riconoscimento facciale a parte, tutti i dati relativi a un veicolo, nonché quelli relativi al proprietario e alle sue varie posizioni previdenziali oltre a pendenze con la giustizia: è giusto o no essere scannerizzati tutti i santi giorni e per diverse volte al giorno? Del resto possono disporre di dati attraverso le telecamere e i droni, e questi dati potrebbero anche essere rilevati e quindi archiviati, da società estere, ma anche essere carpiti, a nostra insaputa, quando siamo in viaggio in un paese straniero.
Perché, e concludo, in apparenza sembrerebbero cose irrilevanti, del tipo io non ho niente da nascondere, infatti chi dice così ti fa venire voglia di dirgli che “ce l'hai così piccolo che non lo devi neanche nascondere” , ma se a ciò aggiungete il monitoraggio del denaro, il fatto che vogliono sapere perché sei andato a Londra 10 volte negli ultimi sei mesi, come mai percorri sei volte al giorno la statale, perché entri dieci volte ogni giorno nel portone di quello palazzo se non ci abiti...e tutti questi dati , in se innocenti, vengono non solo raccolti, ma classificati, comparati, elaborati, per trarne delle conclusioni, dei giudizi sulle persone.

Non sono d'accordo, perché oggi non ci interessa, ci passiamo sopra, pensiamo che in fondo tra terrorismo, violenze e rapine, pirati della strada, forse è meglio monitorare il territorio: ma quando si va a collegare i dati, si tende a orientare gli individui affinché compiano delle scelte, facendo leva sulla ricattabilità che può venir fuori dalle loro abitudini sessuali o alimentari ad esempio, ecco che le cose cominciano a non quadrare più, come vuole chi auspica di controllare ogni centimetro quadrato del pianeta.
Quello che fanno e possono fare certe società, legalmente autorizzate o no che siano, si chiama dossieraggio, e in alcune nazioni dovrebbe essere vietato, ma appunto non è così dappertutto.

giovedì 23 gennaio 2014

Ripensare la società : c'è chi non vuole

Magari a parole si è d'accordo, ma poi all'atto pratico in un modo o nell'altro ci si defila: penso a chi, come vedevo ieri nella trasmissione "La Gabbia" a La7, prende sui 200mila euro l'anno.
Può costui pensare di perdere tutto quel malloppo, in cambio di una società dove il lavoro così come lo abbiamo conosciuto viene meno in quanto verrebbe, per lo più, automatizzato?
Se, come scrivevo nel post sui "mestieri che scompaiono" o che sono destinati a scomparire, c'è il mio, c'è in previsione anche una riduzione, se non un azzeramento, del numero di lavoratori in numerosi campi specifici.
Se per prima cosa possono venire in mente i bancari, gli assicuratori, e in genere gli intermediari, poi potrebbe essere, perché no, il turno dei giudici: potrebbero ,come ho già scritto in passato, essere sostituiti, almeno nelle cause più semplici, da elaboratori elettronici.
Inserendo alcuni dati essenziali, sui cui si può discutere, si potrebbe perfino arrivare a fare lo stesso con gli avvocati: diciamo che il principio è lo stesso con cui si calcolano le rate, con cui appunto si crea un profilo.

lunedì 17 giugno 2013

Confessione shock: “Immigrazione di massa per destabilizzare la società”


Peter Hitchens ex radicale di sinistra scrive sul Mail on Sunday. La sua è una confessione e una denuncia:

Come io sono in parte responsabile per l’immigrazione di massa Quando ero un rivoluzionario marxista, eravamo tutti a favore di più immigrazione possibile. Non perché ci piacessero gli immigrati, ma perché non ci piaceva come era la società britannica.

Abbiamo visto gli immigrati – da qualsiasi luogo – come alleati contro la società conservatrice che il nostro paese era ancora alla fine degli anni Sessanta. Volevamo usarli come grimaldello.

Inoltre, ci piaceva sentirci ‘superiori’ alle persone comuni – di solito delle zone più povere della Gran Bretagna – che videro i loro quartieri improvvisamente trasformati in presunte “comunità vibranti”. Se avevano il coraggio di esprimere le obiezioni più miti, subito li accusavamo di razzismo.

lunedì 21 gennaio 2013

Si può arrivare a essere violenti?

Ieri il nostro quotidiano "L'Unione Sarda" riportava quanto segue Una pensionata di di Maracalagonis da cinque mesi non può più disporre della pensione perché pignorata da Equitalia per sanare un debito di 3000 euro contratto dalla figlia. E già leggere di come pena una famiglia fa stare male, poi se intuisci i motivi stai pure peggio ma ti incazzi quando leggi commenti come questo è semplice,bisogna pagare le tasse.E non bisogna fare i furbi:se tua figlia ha un debito,è colpa dell'anziana signora che non le ha insegnato di esser una persona onesta.E ORA PAGHI TU!!!!!!Se poi non basta la pensione,che ti pignorino la casa!!DEVI SALDARE IL CONTO!!!!!  
E' allora che sale il sangue alla testa perchè puoi anche ragionare come "cane mangia cane" o "homo homini lupus", ma anche con la solidarietà e come facente parte di una comunità: diversamente puoi anche pensare di rimediare ai torti con torte in faccia, lanci di sassi o boicottando certe attività, evitando di partecipare e di far parte di una società in cui non ti riconosci . Boicottare vuol dire evitare di dare soldi a qualcosa che li riconduca al nemico: chi è questo nemico? E' lo stato, il comune dove abiti?

lunedì 10 settembre 2012

L'occidente è già in agonia (intervista a Ida Magli)

"Impossibile fermare il declino, l’occidente è già in agonia”


Per salvare l’occidente non c’è più nulla da fare. Lo sostiene l’antropologa Ida Magli in Dopo l’occidente, il suo ultimo libro, pubblicato per Rizzoli. Una civiltà finita, sotto i colpi dell’individualismo che ha soffocato la religione e il senso del sacro, confuso i ruoli e ucciso il senso del padre e della madre. Un attacco che condensa tutte le tesi dell’ex femminista, che non trova speranza di salvezza nemmeno nella Chiesa di Ratzinger. Speriamo si sbagli.

mercoledì 22 agosto 2012

Una società a immagine di Satana

“Così il Sistema, nell’impossibilità di poter disporre dei profitti un tempo sottratti indebitamente alla comunità, comincia a sbarazzarsi di tutti quei servi, cortigiani, spie e parassiti (i professionisti) che un tempo aveva assoldato e che foraggiava a fronte delle loro perverse competenze”
La comunità, che fino a ieri fungeva da grande bacino dispensatore di ricchezza e dal quale il Sistema si alimentava per saziare la sua ingordigia, oggi è in secca. Ragione per cui, non è più in grado di soddisfare le sue devianze, manie, depravazioni e dipendenze strutturali, facendolo così precipitare dentro una crisi di astinenza dagli effetti prevedibilmente catastrofici.
Immaginando di dovere stilare una classifica dei soggetti più potenti, integrati

giovedì 9 agosto 2012

Pensieri freudiani e “neofreudiani” sulla guerra

“Sesso guerra morte” è un libretto molto scorrevole e stimolante pubblicato dalla www.pianobedizioni.com (2011).
“Se una metà del mondo continua a guardare l’altra metà mentre muore di fame, questa civiltà è giunta alla fine”. James Wolfenshon (ex presidente della Banca Mondiale).
In questa pubblicazione sono riuniti due saggi di Freud sul sesso e sulla guerra, e anche la famosa corrispondenza con Einstein nata su ispirazione della Società delle Nazioni. Dalla lettera che Einstein inviò a Freud, emerge che il famoso scienziato aveva già intuito i fattori che predispongono ai conflitti umani, anticipando in buona parte le risposte del fondatore della psicologia.

giovedì 7 giugno 2012

Il mondo così com'è non ci permette di vivere

O meglio ci può anche nutrire e vestire,ma è dentro che ci ha già ucciso in tenera età. Nel momento in cui ci hanno insegnato e obbligato a mentire, prima di tutto a noi stessi, ci hanno impedito di far valere i nostri diritti e sopratutto le nostre aspirazioni e inclinazioni. Oggi noi, intendo gli adulti, insegnamo ad altri,ai più piccoli  questo modo di esistere e pensiamo sia giusto così.

mercoledì 6 giugno 2012

Il piacere di lavorare

In controtendenza rispetto a Massimo Fini, di cui condivido in parte il suo ragionamento sul lavoro e la decrescita, posso affermare che ci sono persone contente di andare a lavorare. Oggi purtroppo c'è carenza di assunzioni per cui si verrebbe e si viene sottopagati e ricattati dai datori di lavoro senza scrupoli: il caso Fiat è un esempio, ma anche ricercare l'extracomunitario per pagarlo meno dell'italiano è da disonesti.

martedì 3 aprile 2012

Tutto fermo

Se si va in giro e si presta attenzione a ciò che si sente, non si può non capire che è tutto fermo. E mi riferisco all'economia ma anche a livello di proposte politiche. Di queste ultime alcune sono datate e ancorate a vecchi rancori, come quelle dell'Idv sulla