Post brevissimo. Ieri notte ho visto "un pezzo" della trasmissione di Vito Monaco, intitolata "La roulette dei falliti" e, devo dire la verità e per quel poco che ho visto e sentito ci sono rimasto male. Perché? Perché
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sabato 12 ottobre 2019
Essere uccisi due volte
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lunedì 27 agosto 2018
Non ho tempo, mi dispiace!
Quante volte ce lo siamo sentiti ripetere, da amici o conoscenti? Eppure è ciò che il più delle volte succede allorché si dovrebbe cominciare a discutere: ma dovrebbe accadere dopo aver parlato o ascoltato. Si comincia a ragionare, a esporre il proprio pensiero o il ragionamento, si argomenta. Invece un corno, perché appena la tua o mia frase si allunga e va oltre qualche parola, ecco che ,almeno così sembra, chi ascolta non capisce più un tubo, si perde. E' anche vero che a volte ciò accade perché il nostro interlocutore è tutto preso dal proprio smartphone: e cioè legge o invia messaggi e quindi non si dedica a noi. La cosa triste è che la stragrande maggioranza degli individui si comporta in questo modo, mentre ci consola che non è un trattamento speciale che ci viene riservato perché, che so, siamo antipatici o leghisti: vale per tutti. E allora? Allora niente. Nessuno legge più un post che vada oltre le tre o quattro righe; nessuno si azzarda a commentare , a meno che non si vada su siti o luoghi dove c'è da fare a pugni; nessuno commenta a meno che non copi e incolli il commento precedente (citazione) per poi aggiungere le due o tre righe di sfottò o di veri e propri insulti o, peggio che mai, riempia di link e rimandi. In poche parole viene a mancare il ragionamento, il cercare di argomentare un pensiero o un'idea: lo so, spesso mancano l'uno e l'altra.
lunedì 20 novembre 2017
Bivio : dare retta ai consigli?
Non so se mi trovi a un bivio , ma di certo dover scegliere se , ignorando le raccomandazioni del curatore, riprendere in qualche maniera a lavorare: o se, al contrario , lavoricchiare e mantenere un profilo basso. Il che vuol dire scordarsi di avere un c/c , e fin lì poco male. Lavorare in nero, cosa non sempre facile, dato che ciò vuol dire, nel settore arredamento, ricevere denaro contante che, però non sempre arriva nei tempi previsti: di solito ,questo genere di conti si regola al Salone del mobile di Milano o in sede aziendale, il che ti comporta un viaggio, costo del volo e degli spostamenti, e anche il, sempre dimenticato, tempo. Per contro ci potrebbero, o meglio ci sarebbero state altre possibilità di lavoro, ma che comportano aperture di partita iva e camerali, costituzione di società, anticipo di denaro per tutto ciò che occorre per avviare l'impresa: e quando sembrava tutto pronto, ecco che chi doveva scucire i denari, ci ripensa e fa retromarcia. Capisco che il momento non è dei migliori, che ci sono un sacco di difficoltà a reperire il denaro e sopratutto a convincersi che "l'idea è buona e può essere vincente" (almeno nel breve/medio tempo), perché dubbi ne possiamo e ne dobbiamo avere, e servono , una volta fugati, ad acquisire certezze che ci permettono di andare avanti. Ma proprio a me doveva succedere? E ancora una volta, repetita iuvant . Si perché il negozio di arredamento che dovevo avviare e seguire per conto di un appassionato (almeno a parole così mi era apparso) era già andato nel dimenticatoio, una volta che in due anni e dopo aver visto circa 5 locali uno più bello dell'altro, lui ci aveva ripensato: morale della favola, mai fidarsi e cullarsi negli allori, e mai credere che il tuo interlocutore, sia esso amico o amante, ti abbia capito o abbia compreso il tuo pensiero. Ho preparato , in questi mesi, estate compresa, tre progetti legati al mondo della ristorazione e della produzione alimentare, e due all'arredamento (mia vecchia passione). La persona che poi si è ritirata, mi ha detto che , facendo due conti ,così a mente, si è resa conto che ,oltre alle spese di locazione e le cosiddette spese vive, ci sarebbero state quelle legate agli adempimenti fiscali , tasse e balle varie che inciderebbero troppo, anche se la società fosse una srl semplificata. Un dispiacere che si aggiunge agli altri che già mi affliggono. Le parole del curatore suonano, anzi risuonano nelle mie orecchie come una beffa: "si ricordi che lei non deve avere niente". Infatti, più niente di così ...
domenica 19 agosto 2012
Perchè obbediamo?
«Se questo è il prezzo che si deve pagare per un’idea, allora
paghiamolo. Non c’è bisogno di essere preoccupati a questo proposito,
impauriti, o timorosi.
Questo è il tempo per dire coraggiosamente, “Sì, credo allo
spodestamento di questo sistema di ingiustizia a favore di uno più
giusto; credo alla fine della fame, all’oltraggio che rappresenta ed
alla denuncia dei crimini commessi; credo nell’animo umano come supremo
su tutte le leggi che l’uomo ha approvato oppure approverà; credo che
non ci sia pace ora, e non ci sarà mai pace, fintanto che esisterà il
governo di una persona su un’altra persona; credo alla totale
disintegrazione e dissoluzione del principio e della pratica
dell’autorità; sono un’Anarchica, e se per questo mi condannate, sono
pronta a ricevere la vostra condanna”.»
— Voltairine de Cleyre, Exquisite Rebel: The Essays of Voltairine de Cleyre-Anarchist, Feminist, Genius
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di Eric Peters
Se un tizio a caso vi ha ordinato di sottomettervi alla sua volontà –
o a quella di un altro – la maggior parte di noi lo considererebbe come
minimo un’aggressione. Molti di noi cercherebbero di scappare – o
difendersi.
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