Nella sua saggezza Antonio De Mello scrisse che "se tu compri un biglietto della lotteria, lo fai sperando che sia tuo il biglietto vincente, e non certo sperando che sia il tuo vicino di caso o un'altra persona". Lo stesso discorso potrebbe farcelo uno psicologo o la nostra stessa spinta ad acquistarlo, e nel caso ad esempio del superenalotto, non è che ci giochiamo per far "aumentare il montepremi", così se il mio vicino di casa vince, vincerà "di più". Questa introduzione per tornare sui cori razzisti durante la partita Cagliari Juventus: primo , sono persone strapagate quelle che giocano quelle partite; secondo, di solito si gioca per vincere, se non sbaglio, dato che il lauto stipendio serve anche per motivare il giocatore, prescindendo dai contratti di lavoro e dal minimo sindacale; terzo, se si gioca tanto per giocare, forse, dico forse, uno non si sentirà preso per il culo, sfotticchiato, anche insultato dall'avversario, ma giusto perché non c'è niente di importante in palio, della serie che "si gioca tanto per giocare o perché non c'è di meglio da fare o anche soltanto perché piace giocare". Quindi non capisco se chi si pente per le azioni altrui, cioè le società di calcio in questo caso, non dicano che "è importante partecipare e non vincere", motto che va bene per chi gioca con gli amici il sabato sera mentre le mogli vanno a fare la spesa (ahimè al supermercato: ci sono negozi "normali" aperti, frutta e verdura e macellerie). E' da ipocriti ,quindi, sostenere che i cori di buu o simili siano razzisti: ma che cavolo me ne frega se chi gioca ha la pelle scura! Semmai posso recriminare sui vivai e sulla scelta di quel giocatore a discapito di uno nostrano, forse, migliore o forse no, cosa che alla fine riguarda gli avversari. Nel mio caso posso ,come è già successo, dire a uno "della mia squadra" che è un venduto, uno smidollato, una pappa molle , e del resto il calcio scommesse c'è sempre stato o è anche quello un Gomblotto? Quindi che la piantino di essere politicamente corretti: è una cosa che va bene per chi ha la pancia piena e anche il portafoglio, e anche per chi non vuol essere criticato e non regge gli scherzi e le battute. L'arbitro non lo puoi criticare perché sennò la tua squadra perde a tavolino; se qualche infiltrato, come è successo altre volte, lancia oggetti in campo (da noi erano famose le arance) idem, più la squalifica del campo, e cioè la prossima volta invece che in casa, in trasferta; idem , con multa a carico della società,se ci sono i cosiddetti cori razzisti e di odio (ma odio di che ? a me fa piacere se la mia squadra vince e basta). In definitiva hanno proprio rotto i coglioni: ecco perché un persona non va allo stadio e ,al massimo e sperando che le partite non siano truccate, si guarda le reti e le azioni migliori. E ovviamente segue altri sport dove c'è "meno politicamente corretto": come odio quelle strette di mano , quelle mani dei giocatori di pallavolo!
Se giocassi, come ho giocato a volley, ora si deve chiamare così, quasi per legge, giocherei per murare e/o per schiacciare e fare punti, e non certo per darti la mano a fine partita e ,magari, sorridendo anche se le ho prese di santa ragione. Ma siamo matti? E' come un venditore che fosse contento anche se non ha venduto niente: certo se sei uno che prende lo stipendio sia che venda sia che non venda, e cioè hai il tuo fisso a fine mese, diciamo che ci può anche stare, seppure io una bella strigliata o lavata di capo, te la darei, magari in camera caritatis e non certo in pubblico, perché ti devo motivare e non certo umiliare, ti devo caricare e non certo deprimere, sennò venderai e renderai ancora meno. Ecco il motivo dei fischi verso gli avversari, e l'incitamento verso i propri paladini: ma questo non lo capiscono, e anche in tv i commentatori sono contenti quando ci sono gli incitamenti verso la "nazionale",ma devono anche capire i fischi e i cori contro gli avversari.
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lunedì 8 gennaio 2018
domenica 7 gennaio 2018
Certe cose non le capisco
"Ho assistito a scene di razzismo durante la partita". Questa l'accusa rivolta da Blaise Matuidi ai tifosi del Cagliari, che l'avrebbero bersagliato di "buuu" e insulti nel corso della sfida di ieri sera alla Sardegna Arena, vinta dai bianconeri 1-0 tra le proteste rossoblù.
Per denunciare l'accaduto, l'ex giocatore del Psg ha postato un messaggio sul suo profilo Facebook, dove si legge: "Le persone deboli cercano di intimidire con l'odio. Io non riesco ad odiare e posso solo essere dispiaciuto per coloro che danno questi cattivi esempi". "Il calcio - aggiunge Matuidi - è un modo per diffondere l'uguaglianza, la passione e l'ispirazione ed è questo per cui sono qui. Pace".
L'anno scorso un altro giocatore di colore aveva lamentato un trattamento discriminatorio nel corso di un match contro il Cagliari: Sulley Muntari, in forza al Pescara, che aveva anche abbandonato il campo di gioco per protesta.
fonte http://www.unionesarda.it/articolo/sport/2018/01/07/cori_razzisti_dai_tifosi_del_cagliari_la_denuncia_di_matuidi-4-684012.html
Ai miei tempi, in campo e fuori, venivi preso a parolacce, insultato e sfotticchiato perché alto, basso, grasso, magro, perché avevi i capelli biondi, le orecchie a sventola,il naso a patata o aquilino, o perché venivi accompagnato da tua sorella o tua madre o la tua ragazza e che erano strafighe, e logicamente venivano definite troie o puttane o pompinare o culone e tettone e tu eri,invece , un frocio o finocchio o cazzo piccolo o quello che vuoi...: poi, finita la partita tutto finiva lì. Certo qualcuno ancora eccitato poteva pure esserci, e qualche sguardo desideroso c'era di sicuro, ma niente che una bella sega poteva di certo placare e soddisfare. Quindi non mi stupisce se un giocatore viene insultato, fischiato o apostrofato come si è sempre fatto con gli arbitri. Il limite, l'unico che ci deve essere è nel rispetto fisico verso i giocatori: non devo metterti le mani addosso, lanciarti oggetti , bucarti o incendiarti l'auto o il pullman. Per il resto, potresti dirmi che sono una checca, che non mi si alza, che mia madre o mia moglie sono troie, tanto ti direi lo stesso anch'io. Ma poi, dopo la partita, tutto come prima: se non ci conoscevamo, ci siamo conosciuti durante la partita, se ci conoscevamo anche prima, problemi non ne dovremo avere. Poi dov'è è finito l'allenatore che incita i propri giocatori e gli dice e ricorda che "siete migliori di loro"? O forse, perché siamo o dovremo essere tutti uguali, gli dovrebbe dire "siete come loro", "siamo tutti uguali"? Un corno! Non è così. Più o meno , i ragazzi di Bud Spencer, nel film "lo chiamavano Bulldozer" , gridavano tutti insieme parole simili : "Ehi ehi ohi , i migliori siamo noi". Non gridavano che i migliori erano anche gli altri! Gli altri, per 90 minuti più recupero, almeno nelle partite di calcio, sono avversari, e pure da battere: non dobbiamo fare la pace, semmai possiamo dopo la partita, mangiare insieme qualcosa e lasciare in pace mamme, nonne, fidanzate e sorelle.
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