Ma andrò avanti lo stesso, in un modo o in un altro: e lo dice uno che, come migliaia di altri , ha usato l'eskimo e marciato come un deficiente per sostenere idee non sue, e che quando ha provato ad aprire bocca si è sentito dire "abbiamo deciso che ...": ma non doveva decidere questo pomeriggio l'assemblea? C'è gente che si muove per sostenere idee e ragioni altrui, decise da altri, e quando le viene chiesta un'opinione non è quasi mai per sapere che cosa pensa o ne pensa, ma se è d'accordo con quanto dice il leader o quanto sostiene la direzione del partito. C'è poi la cosa curiosa, tutta nostra non so, ma da sempre si sente dire che
" non è in agenda" oppure "non è all'ordine del giorno": della serie attaccati al tram. Ora vedere le magliette rosse, le scarpette rosse, il gay pride, El Papa che prega per la pace, oltre a tutti quelli che , non essendoci ancora un bel delitto estivo, si devono accontentare dei ragazzi intrappolati nelle grotte per poter riempire i minuti di vuoto dei
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lunedì 9 luglio 2018
Contro i mulini a vento
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domenica 1 aprile 2018
Il telefono è in ascolto: sa dove sei, chi incontri e cosa dici
Sono negli Usa. Compro un pacchetto di sigari e pago con carta di credito. Arrivo a casa, apro il pc per iniziare il lavoro quotidiano e mi compare una pubblicità di sigari. Pochi giorni fa vado nel bar di un mio amico che aveva messo in vendita su Internet una cucina da ristorante; mi racconta la sua avventura per vendere queste apparecchiature. Torno a casa, apro il cellulare, e mi compaiono annunci di vendita di cucine da ristorante. Quello che mi ha sorpreso è la rapidità con cui il dato che io avevo fornito col mio acquisto (sigari) è stato elaborato per mandarmi una pubblicità mirata. Il tempo trascorso dall’acquisto all’apertura del pc, infatti, era di circa trenta minuti. Un tempo poco superiore è trascorso nell’intervallo in cui ero a casa del mio amico e il momento in cui mi è comparsa la pubblicità delle cucine. Ora, premetto che pur essendo un complottista convinto, non sono affatto preoccupato che venga tracciato tutto ciò che faccio, vendo, compro, ecc. Quando certi strumenti saranno ancora più invasivi, sarà forse la volta buona che inizieremo a lasciare sempre più spesso a casa i cellulari e solleveremo sempre più lo sguardo dagli schermi dei nostri apparecchi elettronici, per volgerlo all’ambiente attorno a noi o al cielo. Le domande che mi faccio sono due, e di altro tipo.
Innanzitutto a me pare che l’analisi dei dati che vengono immagazzinati per dare pubblicità sia sempre più sofisticata e vada molto al di là di quello che ci raccontano. Ci viene detto, infatti, che Google usa decine di indicatori per mandare pubblicità
mirate, comprese il luogo in cui siamo. E fin qui ok, lo si può intuire anche dal fatto che ormai quasi tutti i siti ti chiedono “la tua posizione”, quando addirittura non la individuano in automatico. Mi accorgo infatti che se apro il pc in Francia, immediatamente mi compaiono pubblicità in francese; in Usa mi compaiono pubblicità in inglese, e così via. Se faccio una ricerca su Amazon compare in automatico “luogo di spedizione”, seguito dalla nazione in cui mi trovo. A me pare invece che emerga un controllomolto più permeante e globale, che comprende l’analisi immediata e incrociata di tutti i dati possibili, compresi gli acquisti fatti con carta di credito e il luogo specifico in cui ci troviamo (casa, supermercato, indirizzo di un amico, ecc.). Non si tratta, cioè, di un banale (si fa per dire) incrocio di dati, per rilevare la propensione al consumo degli utenti, ma di qualcosa di molto più specifico e permeante.
Leggendo gli esempi che pubblichiamo alla fine dell’articolo, si può intuire che questo tipo di controllo comprende anche le cose che vengono dette a voce, e le attività effettuate nel quotidiano che vengono registrate in molti modi. Allora la domanda che mi pongo è: dal momento che esistono da tempo sistemi per monitorare tramite cellulare o pc gli stati d’animo e le emozioni di chi accede alla rete, tali sistemi sono già attivi sui nostri apparecchi elettronici? E in che misura? Il caso Cambridge Analytica ha fatto emergere un fenomeno molto più importante e grave della semplice raccolta di dati per fini politici (cosa di cui nessuno dubitava): è emerso che con i dati in possesso delle società di analisi si può accedere non solo alle caratteristiche, ai gusti, e alle tendenze dei fruitori della Rete, ma anche ai dati che si vorrebbero tenere nascosti (ad esempio si può capire se una persona è sessualmente impotente, se ha la tendenza al tradimento o meno, e ad altri dati che, in teoria, non
sono così evidenti). Detto in altre parole, da Internet si può capire non solo ciò che scriviamo di noi, ma anche ciò che non scriviamo.
Uno dei motivi per cui sulla maggior parte dei cellulari oggi in circolazione non si può togliere la batteria (una cosa assurda, dal punto di vista commerciale, logico, e pratico) è che rimaniamo connessi (quindi rintracciabili e individuabili) anche quando abbiamo il cellulare spento. Se tutto questo è vero, sorge spontanea un’altra domanda: perché non si utilizzano queste informazioni per la prevenzione alle varie forme di criminalità? Perché non le si utilizzano per fare indagini sempre più sofisticate sui crimini commessi? Il sospetto è che, dato il funzionamento della società, essi vengano utilizzati per commetterli, non per prevenirli o difendersi da esso. Mentre la creazione del diritto alla privacy, come abbiamo sottolineato in un altro articolo, è solo l’ennesima presa in giro di un sistema che fa finta di tutelare i cittadini, e poi usa tali strumenti per diminuirne i diritti anziché aumentarli. Di seguito posto quanto raccontato da persone che conosco. Da notare che cose simili erano capitate anche a me, ma le attribuivo alle cosiddette “coincidenze significative” di Jung. Invece era semplice tecnologia.
SG. “Sto cercando una casa in affitto in Appennino e sabato appunto sono andata a fare un giro in una frazione di un paesino che non conoscevo ma che mi avevano detto essere bella. Mi sono fermata nell’unica trattoria della zona e ho chiesto se conoscevano un signore di cui mi avevano dato solo il soprannome dicendomi che affittava una casa molto carina. Quindi mi fermo a parlare con due o tre persone locali e ottengo il num di tel di questo signore. Bene, il giorno dopo, cioè ieri, sulla mia bacheca Fb mi si aprono come al solito le finestrine: persone che potresti conoscere” e tra di loro chi era il primo? Uno di quei tipi con cui ho parlato neanche 5 min in quella trattoria con cui non ci siamo nemmeno presentati e non ci siamo scambiati nessun numero o dato!!! Come mai succede questo?? Hanno rilevato la posizione?? Scusate l’ignoranza ma a me ha fatto un po’ impressione!!!”.
MG: “Mi è capitato solo di scrivere il nome di una marca su Messenger, parlando con un’amica e mi sono ritrovata pubblicità di quella marca su Fb e Google…”.
VN: “Una ragazza leggeva la storia del “piccolo principe” a suo nipote. Non aveva cercato nulla a riguardo online, e nemmeno su Google. Solo con la voce, e leggendo, raccontava il “piccolo principe”. Ebbene, dopo qualche giorno, le appare su Fb un’inserzione pubblicitaria che sponsorizzava gadget e agendine del suddetto racconto. Non si tratta solo di ricerche che noi stessi facciamo online, ma anche dei microfoni e delle fotocamere dei nostri cellulari super tecnologici”.
(Paolo Franceschetti, “La pubblicità e il controllo nell’era di Internet”, dal blog “Petali di Loto” del 26 marzo 2018).
http://www.libreidee.org/2018/03/il-telefono-e-in-ascolto-sa-dove-sei-chi-incontri-e-cosa-dici/
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sabato 10 marzo 2018
Una società che non comprendiamo e che non possiamo affrontare, ecco perché anneghiamo nella violenza
Chi abbiamo di fronte ogni giorno? Sono persone come noi? Oppure fronteggiamo la impostata maniera del politicamente corretto che ci vieta di analizzarli e di saperci difendere? Non è un romanzo giallo, è quello che viviamo.
Gli immigrati e i clandestini che abbiamo importato – e che ci hanno imposto di importare – sono a volte esseri umani privi di freni morali, individui che hanno pochi scrupoli a causa della società e della cultura da cui provengono. Già oltre a possedere autoctoni che hanno riempito le colonne della cronaca nera li abbiamo pure importati. Ma questa non è la sede per incendiare la polveriera xenofoba o razziale, voglio portarvi a ragionare su altri lidi.
In Europa accadono tragedie perché arrivano qua persone che appartengono a gruppi etnici che non hanno la cultura del rispetto della vita. Etnie e culture che hanno usi e costumi crudeli e che sono capaci di efferata ferocia. Parliamo di immigrati e clandestini che provengono da un mondo dove nessuno li ha mai rispettati e dove non hanno mai goduto di diritti che nella cultura occidentale sono considerati SCONTATI. Ecco analizziamo questo fatto: valori che noi diamo per scontati, che ci sono costati guerre e rivoluzioni, ma i nostri eredi li danno per scontati, non li capiscono e sono impreparati davanti a persone che non detengono i nostri scontati valori occidentali. Il danno sul danno.
Ma il politicamente corretto sapeva dove colpire, prende la giovane popolazioni che vive di immense eredità culturali, persone che vivono pacificamente e che non hanno mai combattuto, in questo ambito è stato veramente semplice introdurre il concetto di accoglienza. Accogliamoli: hanno bisogno, http://refugees-welcome.it/, ma non si sono chiesti se erano uguali o affini a noi e nemmeno se si sarebbero integrati. Una generazione che non ha MAI combattuto, che è nata e cresciuta come pacifista: se si incazzano veramente vanno a salvare ghiacciai, alghe e balene. Gente cresciuta a salvare il clima e a ripristinare il meteo, gente che accarezza la natura, ma che non sa cosa esiste davvero fuori dal loro mondo. La società occidentale protegge i pargoli e li cresce in una società non violenta che consente loro di progredire, ma ora vicino a me esistono persone non progredite, molto diverse e a me non affini.
Accettare di convivere con persone che culturalmente commettono riti di sacrificio, cannibalismo, persone che nascono in ambienti dove esistono ancora le guerre tribali, persone abituate a barbarie senza fine, ecco tutto questo adesso per me non ha veramente senso. Gli occidentali non vogliono capire che stanno ospitando migranti che sanno utilizzare il machete, persone che non provano paura o disgusto a macellare corpi vivi o cadaveri. Persone che nelle guerre tribali asportano parti di corpo, vedi la “moda” manica lunga e manica corta raccontatami da un missionario cattolico che conosco (preferisco non spiegarvi cosa vuole dire per non urtarvi), neonati che “con madri dai capezzoli asportati” sono destinati alla morte. Ragazzi volete svegliarvi per favore?
Venite a raccontarmi le solite manfrine, ma rimane sempre un fatto: quella è la loro umanità! Per noi è orrore, ma per loro è la normale umanità, che vi piaccia o meno. Lo vogliamo capire che ci siamo messi in casa disperati che nulla hanno da perdere e cercano – attraverso espedienti – di riuscire a vivere un altro giorno? Un giorno alla volta e non guardano in faccia nessuno. Sono particolarmente incazzoso e inviperito per quello che ho vissuto di recente sulla mia pelle, vi sembra normale che debba girare semi-armato per arrivare incolume alle 18 alla mia macchina in pieno centro città? Lo sapete che i corsi di Krav Maga spopolano e hanno utenze di tutte le età? Non è uno sport, è un sistema di difesa dove non si onorano le regole.
Sempre nell’ultimo periodo dovevamo decidere se pubblicare una intervista condotta presso una comunità brasiliana che vive in Italia, comunità molto ben inserita e con cui ci siamo confrontati in una lunga cena.
Le sorprese sono state tante, pure troppe. Voi credete che il razzismo non esista nella mista e multietnica società brasiliana: ERRORE! Sono terribilmente razzisti per loro stessa ammissione. Molti italo-brasiliani in Italia vivono senza problemi, ma durante gli scambi di studio in Brasile hanno dovuto compilare la carta di ingresso: Sei bianco? Sei nero? Sei Pardo? Davanti a me avevo dolcissimi nonni che erano rammaricati perché i nipoti erano tutti bianchi ma un nipote era pardo, quella stessa persona era triste di doversi definire Pardo. Gli intervistati non hanno fatto solo le superiori, sono persone di una rilevante cultura. SORPRESONA: molti di loro sono ex cattolici ora diventati evangelisti, molti di loro fuggono da un ambiente dove la discriminante razziale impera e sono arrivati qua. In Italia si sono fatti un culo al cubo, lavorano, sono molto religiosi e sono ultra incazzati per la attuale immigrazione selvaggia non controllata. Mi hanno spiegato il razzismo dilagante in Brasile e l’ossessione di avere una pelle chiara. Altri mi raccontano che in Brasile frequentavano compagnie miste, il bianco del gruppo non veniva mai fermato e controllato mentre il resto della sua compagnia passava ore “in compagnia” della polizia. Abbiamo parlato con loro della attuale immigrazione e si sono scatenati come pantere. Del resto non posso dimenticare il giorno della mia seconda laurea dove un ragazzo italo-africano discuteva animatamente perché per la festa di laurea non voleva assolutamente mettere piede in un locale “pieno di africani di un certo tipo (la frase vera era molto più frizzante)”. Ho ascoltato le sue parole, lui non voleva mischiarsi con certe persone solo perché aveva in comune il colore della pelle. Guardai dritto negli occhi A per essere sicuro che avevo sentito bene, la sua risata mi rassicurò.
Tre giorni dopo passo a ritirare il pranzo dal mio amico magrebino che si lamenta per il costante arrivo di persone che non potranno mai vivere nel nostro sistema e che nemmeno mai potranno inserirsi, lui si considera un occidentale con orgoglio.
Questi problemi rimangono e sono persistenti, mi hanno detto che dovevo immedesimarmi in un italiano che nel 1800 e nel 1900 andava in America e che dovevo capire le similitudini. Mi hanno detto che devo essere più aperto: ok una cosa è essere aperto e una cosa è analizzare chi ci mettiamo in casa. Chi ci mettiamo in casa non mi piace, parere personale. Alla fine l’etichetta è sempre la medesima: sei un razzista. Io dico solo che abbiamo in pancia un pandemonio di OSPITI ACCOLTI A SUON DI LEGNATE con cui non potremo mai integrarci, un abisso diverso che non è destinato a mescolarsi. Di certo siamo stati educati finemente e in modo decadente, tanto da estinguerci nel silenzio imperante. Ma qualcuno di loro desidera occhi azzurri, grigi e verdi. Curioso vero? Oltre la pelle… il colore degli occhi…
Paul & Ale
https://www.rischiocalcolato.it/2018/03/una-societa-che-non-comprendiamo-e-che-non-possiamo-affrontare-ecco-perche-anneghiamo-nella-violenza.html
martedì 23 gennaio 2018
The Red Pill : femminismo e verità negate
23 gennaio 2018
The Red Pill: Femminismo e Verità Negate
Il Film su di Noi che Vogliono Censuraredi P. Cavallari
Immaginate una giovane regista femminista decisa a fare un film sulla cultura dello stupro. Dove documentarsi? Ma su Avoiceformen ovviamente! Il blog che le femministe considerano la tana del lupo misogino-patriarcale, una sentina di odio e violenza.
Ma Cassie Jaye, la regista in questione, è una donna intelligente e per fare il film ha voluto sentire tutte le voci, sia quelle delle femministe che quelle degli attivisti dei diritti degli uomini, tra cui i fondatori del nostro blog.
E così è nato The Red Pill, il documentario su di noi che le femministe vogliono vietare.
Perché tanta rabbia contro un documentario che viene descritto – da chi lo ha visto – come obiettivo e imparziale? La risposta è semplice. L’inchiesta di Cassie mostra come le ragioni del movimento per i diritti degli uomini siano sensate e fondate su considerazioni di buon senso, e come, viceversa, le contro-ragioni delle femministe siano poco convincenti e superficiali. Alla fine del film Cassie dice di non sentirsi più femminista, dopo aver a lungo riflettuto su queste tematiche in un viaggio che paragona a quello di Alice nella tana del Bianconiglio.
Sembra un happy ending in stile Hollywood, ma non finisce qui. La distribuzione e la semplice proiezione del film hanno segnato l’inizio di una storia che da sola potrebbe fornire materiale per un altro film, non si sa se commedia o thriller.
"Senza neanche averlo visto, le femministe sostengono che il film incita alla violenza contro le donne, avalla una cultura sessista e misogina e “abusa” della libertà di espressione. Grazie a campagne molto aggressive, riescono a bloccare la sua proiezione in diversi cinema e festival, non solo negli USA ma anche in altri paesi. In Australia, ad esempio l’università di Sidney ne ha cancellato la proiezione, così come hanno fatto diversi cinema di Melbourne. Persino Netflix si rifiuta di proiettarlo. In Canada spettatori e sponsor hanno minacciato di smettere di fare affari coi cinema che lo proietteranno. Il film è per fortuna reperibile su molte piattaforme digitali (le trovate elencate qui), dove sta riscontrando un grosso successo, ma la regista dice che la messa in onda su Netflix avrebbe permesso alle persone di vederlo senza doverlo necessariamente acquistare." [fonte: www.enzopennetta.it](NdAnticorpi: il film è presente sulla piattaforma on demand di Amazon)
Tra le vicende da commedia demenziale collegate all'uscita del film merita una citazione quella capitata in Australia, dove una trasmissione TV ha intervistato Cassie Jaye. I due giornalisti hanno iniziato ad interrogarla con tono inquisitorio sui contenuti del film ed alla domanda se almeno lo avevano visto hanno risposto sdegnosamente di no. In altri termini stavano stroncando il documentario senza neppure averlo guardato!
Canale YT: Cassie Jaye
“Did you see the film?” questioned Jaye, with a puzzled face, prompting O’Keefe to claim “Well we saw as much as we could because your publicist wouldn’t send us the full thing.”L’intervista è stata messa sulla pagina Facebook della TV ed immediatamente sono cominciati i commenti degli utenti che insultando i giornalisti per la loro mancanza di serietà ne chiedevano il licenziamento. Dopo qualche migliaio di commenti di questo tipo la TV ha tolto il video da Facebook ed ha inviato una diffida per vietarne la pubblicazione. Nel frattempo sono partite varie petizioni per chiedere il licenziamento dei giornalisti e la vicenda alla data di questo post è ancora in corso. Il sito di news Breitbart (che conta milioni di utenti) ha dedicato alla vicenda australiana un articolo molto caustico (Australian TV Hosts Humiliated After Criticizing ‘The Red Pill’ Documentary Despite Admitting They Haven’t Watched the Film) che include la trascrizione integrale delle parti più esilaranti dell’intervista.
“I sent you the screen early attached to the full film,” Jaye declared. “You could also buy the film on Google Play, Vimeo…”
Sunrise co-host Monique Wright then interrupted the discussion, claiming “We tried to do that but we couldn’t.”
[Breitbart]
Note a margine.
Cassie Jaye prima di iniziare le riprese di The Red Pill aveva un curriculum di tutto rispetto come regista impegnata femminista:
“femminista da circa dieci anni. I suoi primi due documentari hanno trattato tematiche molto mainstream. Daddy I Do(2010) parla dell’educazione sessuale delle donne (la tesi del film è che l’educazione sessuale delle donne ridurrebbe le gravidanze indesiderate), mentre The Right to Love (2012) parla del diritto al matrimonio omosessuale.”Il titolo del film, per chi non lo avesse capito, è una citazione da Matrix, la scena in cui Morpheus chiede a Neo di scegliere tra la pillola rossa, che gli mostrerà la verità, e la pillola azzurra, che gli consentirà di continuare a dormire. Cassie Jay ha scelto la pillola rossa ed ora vive assieme a noi nel mondo reale, avendo riconosciuto le menzogne della propaganda.
[www.enzopennetta.it]
Cassie Jaye ha cominciato la sua carriera come attrice, ed in The Red Pill mostra alcune scene che ha interpretato. Si lamenta del fatto che le venivano date parti da vittima designata di pericolosi assassini. Questo dettaglio è quasi un prologo a The Red Pill e contribuisce ad aumentare la sensazione di dissonanza man a mano che il film procede, perché sembra quasi di leggere sul volto di questa giovane donna un certo timore mentre parla con uomini che le sono stati descritti come pericolosi psicopatici, timore che lascia il passo alla perplessità nel corso delle interviste ad alcuni testimonial dell’ideologia femminista. Infatti sono loro in realtà a rappresentare il lato oscuro della tematica trattata.
Il film si può acquistare in DVD o vedere in streaming:
http://theredpillmovie.com/screenings/buy-rent-stream/
Articolo pubblicato sul sito A Voice For Men Italia
Link diretto:
http://it.avoiceformen.com/diritti-umani/the-red-pill-il-film-su-di-noi-che-vogliono-censurare/
fonte http://www.anticorpi.info/2018/01/the-red-pill-femminismo-e-verita-negate.html#more
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mercoledì 10 luglio 2013
Una tassa europea per promuovere i gay
di Tommaso Scandroglio
Gli obiettivi del millennio sono otto punti programmatici che tutti i 191 stati membri dell’ONU si sono impegnati a realizzare entro il 2015. Dato che questa data si avvicina e l’Unione Europea si è accorta che tali obiettivi sono ben lungi dall’essere stati raggiunti, ecco che si guarda già al dopo 2015 e si stilano le linee operative future per tutti i paesi europei. Il 5 giugno scorso a tal proposito è stato approvato il “Report sugli obiettivi di sviluppo del millennio – definizione del quadro post-2015” elaborato dalla Commissione sviluppo del Parlamento europeo. Nella genericità e quindi fumosità di questo documento di 38 pagine si possono intravvedere sicuramente aspetti positivi in merito alla lotta alla povertà e alla discriminazione, nonché riguardo alla tutela dei diritti fondamentali per i cittadini europei. Ma se poi si gratta un po’ via la vernice dorata che è stata stesa sopra questi principi si scopre cose intende l’Unione europea per “povertà”, “discriminazione” e “diritti fondamentali”.
lunedì 24 giugno 2013
Fermamente contrario
Quando leggo che si approvano protocolli d'intesa che so, contro la violenza sulle donne, o quando si vogliono a tutti i costi far prevalere i diritti di alcuni su altri, mettiamo che si tratti di omosessuali o extracomunitari ( ho sentito e mi pare che l'ho pure scritto che, proprio un extracomunitario , che si era prodigato per farsi preparare una pratica di finanziamento, facendosi compilare e dare tutte le dritte per non sbagliare, ha poi "ritirato la delega e tolto quindi l'incarico di occuparsene" alla persona che gli stava seguendo il tutto". Motivazione? Tanto a me, siccome sono extraocomunitario, i soldi me li danno), provo un senso di fastidio.
Mi sento come una persona defraudata, privata di determinati diritti, tutelata meno o addirittura poco e ,talvolta, per niente.
Mi sento come una persona defraudata, privata di determinati diritti, tutelata meno o addirittura poco e ,talvolta, per niente.
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mercoledì 26 settembre 2012
Dilma Rousseff alle Nazioni Unite parla di donne, pace, consiglio di sicurezza, Palestina, Cuba, multilateralismo
Riportiamo la trascrizione, il più letterale possibile, del discorso, alto, di Dilma Rousseff, presidente del Brasile, che ha inaugurato il dibattito nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dilma ha parlato tra l’altro dei diritti delle donne, ha criticato le politiche fiscali ortodosse, ha chiesto la riforma urgente del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha chiesto il pieno riconoscimento della Palestina come Stato, la fine dell’embargo contro Cuba e ha fatto un appello contro l’islamofobia occidentale, per la lotta al cambio climatico e per il multilateralismo .
Signor presidente, per molti noi donne siamo l’altra metà del cielo. Noi vogliamo essere anche la metà della terra. L’uguaglianza di diritti e di opportunità, libere da discriminazione e violenza può contribuire alla piena
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lunedì 10 settembre 2012
Chi è dalla tua parte?
Ritengo che l'essere fottuti, oggi più di ieri, dipenda dalla mancanza di conoscenza dei propri diritti e, come postilla, il non sapere come ottenerli. Dire che si ha diritto o meno al lavoro, non è che sia così vero e garantito. Per entrambi sappiamo che basta andare a chiedere presso il proprio comune o in un qualunque assessorato al lavoro per sentire con le proprie orecchie la risposta. Idem per la tutela: andate in una sede di qualsiasi sindacato, e poi mi direte. Ma allora non c'è speranza!
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mercoledì 22 agosto 2012
Non truccatevi con la pelle degli animali
L'amica Laura mi ha segnalato questo "suo post" http://itesoridiamleta.wordpress.com/ che ,con convinzione, vi propongo.
Molti di noi fanno delle lotte contro chi tratta male gli animali,
chi compra pellicce e mangia ogni giorno carne ( mi riferisco solo a
quelli che ne fanno un uso smodato e non salutare). Ma molti non sanno,
specialmente le donne, che molte aziende che producono cosmetici e
prodotti per la persona vari testano tutti i loro prodotti sugli
animali!
lunedì 23 luglio 2012
Perchè l'Italia
D'accordo, gli italiani sono dei menefreghisti. Gli italiani se ne
fottono di quello che succede al loro paese, e guardano soltanto al
vantaggio personale. Gli italiani si sentono tutti uniti quando gioca la
nazionale, ma poi tornano subito al loro passatempo preferito, che è
quello di pisciare nel giardino del vicino.
Gli italiani reagiscono come belve ferite se li tocchi nel portafoglio: prova a ritoccare le tariffe dei tassisti, e avrai di colpo intere città bloccate dalle auto gialle, che protestano per questi ritocchi. Oppure prova a ritoccare le sovvenzioni agli agricoltori, e avrai di colpo le strade di mezza Italia bloccate dalle mucche e dai trattori. Ma non vedrai mai i tassisti che scioperano per difendere i diritti degli agricoltori, nè gli agricoltori che scioperano per difendere quelli dei tassisti. In Italia la solidarietà fra le varie categorie non esiste, esattamente come non esiste la soliderietà fra gli individui.
Ognuno per i cazzi suoi, e che Dio ce la mandi buona.
Ma perchè siamo così diversi dagli altri? Perchè gli spagnoli scioperano uniti contro le misure dell'austerity, perchè gli inglesi protestano uniti quando la benzina è troppo cara, perchè i francesi scendono compatti in piazza contro l'innalzamento dell'età pensionabile, mentre noi restiamo serenamente a casa nostra, a meno che la cosa ci riguardi da vicino?
Gli italiani reagiscono come belve ferite se li tocchi nel portafoglio: prova a ritoccare le tariffe dei tassisti, e avrai di colpo intere città bloccate dalle auto gialle, che protestano per questi ritocchi. Oppure prova a ritoccare le sovvenzioni agli agricoltori, e avrai di colpo le strade di mezza Italia bloccate dalle mucche e dai trattori. Ma non vedrai mai i tassisti che scioperano per difendere i diritti degli agricoltori, nè gli agricoltori che scioperano per difendere quelli dei tassisti. In Italia la solidarietà fra le varie categorie non esiste, esattamente come non esiste la soliderietà fra gli individui.
Ognuno per i cazzi suoi, e che Dio ce la mandi buona.
Ma perchè siamo così diversi dagli altri? Perchè gli spagnoli scioperano uniti contro le misure dell'austerity, perchè gli inglesi protestano uniti quando la benzina è troppo cara, perchè i francesi scendono compatti in piazza contro l'innalzamento dell'età pensionabile, mentre noi restiamo serenamente a casa nostra, a meno che la cosa ci riguardi da vicino?
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