«La giornalista svedese Malin Wahlberg è stata baciata da un tifoso in diretta tv, durante un collegamento dall’esterno dello stadio di Niznij Novgorod, poco prima della partita tra Svezia e Sud Corea. La reporter ha continuato la trasmissione con disinvoltura e professionalità, ma le immagini hanno fatto il giro dei social network.
Non è la prima volta che una cronista sportiva viene infastidita o molestata in diretta durante i Mondiali di Russia 2018: solo pochi giorni fa era successo alla giornalista colombiana Julieth Gonzalez Theran. Appena iniziato il collegamento televisivo, un tifoso si è avvicinato, banciandola. Sul suo profilo Instagram Theran ha scritto: ”Non meritiamo questo trattamento. Stabiliamo un limite tra affetto e molestie”.»
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Oltraggio! Sexual harassment! Comportamenti intollerabilmente maschilisti, da condannarsi con un minimo dell’ergastolo e con un risarcimento milionario.
Questo è il titolo sdegnato dell’immarcescibile Cnn:
«In a time that has seen the #MeToo movement go worldwide, the planet’s biggest football competition has provided a moment of sobriety.
From Burger King offering women a chance to win $47,000 and free Whoppers for life if they got impregnated by a World Cup player, through to the Argentine football federation publishing a section on “How to pick up Russian women” in its pre-tournament guide for staff and journalists, the specter of sexism and misogyny has never been too far away.
On Wednesday, German television channel ZDF took the remarkable step of lodging criminal proceedings against two social-media users who it says targeted Claudia Neumann, one of the channel’s leading commentators, with a barrage of sexist abuse.
Of the 16,000 journalists accredited to cover the World Cup in Russia, just 14% are women, according to FIFA, the tournament organizer.
And for some of those women working in the media at the World Cup, the past couple of weeks have been a challenging experience with reports of sexual assault, harassment and online vitriol being directed at them.»
Stesso identico atto, solo a parti invertite. Femmine che baciano un maschio non consenziente.
Come si confà a tutte le funzioni monotòne, nessuna femminista è insorta, nessun giornale liberal si è scandalizzato.
Il concetto dei due pesi e delle due misure è parte integrante del credo liberal e femminista: la disonestà intellettuale è loro tratto dominante.
«Perché le tifose non vengono criticate come i tifosi che lo hanno fatto?»
I cinesi son gente onesta e saggia.
Eppure questa ultima evenienza ha in sé un qualcosa di ben più grave del supposto sexual harassment. Le giornaliste liberal sono ben poco professionali e sempre distratte. Si son fatte sfuggire un particolre di troppo.
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Si guardi però con attenzione il fermo immagine. Guardate il braccio destro della ragazza. All’altezza in cui la vena cefalica si innesta nella vena cubitale mediana è evidente una larga ecchimosi, apparentemente vecchia di quarantotto ore almeno.
Sembra davvero inverosimile che detta fanciullina abbia fatto una donazione di sangue o di piastrine. Quella è una ecchimosi a marchio di una sua abitudine santificata dai liberal ma riprovata in ogni altra parte del mondo.
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Poi taluni, gli irriducibili, si stupiscono che gli Elettori abbiano voltato le spalle ai liberal ed ai loro corifei: sono semplicemente stanchi della loro ipocrisia.
Poi, un bel giorno, quando avranno perso i governi ed i sottogoverni, le femministe ed i liberal faranno i conti con la realtà.
Nessuno è tenuto, se non per motivi di ufficio, a leggersi le sentenze rese dalla Bundesverfassungsgericht, la Corte Costituzionale tedesca. Per di più, il tedesco giuridico è di non facile comprensione, usando ovviamente molti termini tecnici.
La Corte Costituzionale Federale tedesca ha emesso una sentenza che capovolge tutte le pregresse che aveva emesso in precedenza in materia.
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«La Corte Costituzionale Federale tedesca (Bundesverfassungsgericht - BVerfG) è un'istituzione caratteristica della Repubblica federale tedesca nata nel dopoguerra. Ha sede nella città di Karlsruhe.
La Legge Fondamentale (così è denominata la Costituzione tedesca) le ha attribuito il diritto di annullare i provvedimenti legislativi che, seppur promulgati secondo le norme democratiche, vìolino i principi della Costituzione. È un organo di natura giurisdizionale formato da sedici giudici eletti per metà dai membri del Bundestag e per metà dal Bundesrat.
La Corte costituzionale federale non ha il potere d'intervenire d'ufficio, e i legittimati a presentare istanza alla Corte sono organi federali, il Presidente federale, il Bundestag, il Bundesrat, il Governo federale o organi ad esso appartenenti, i deputati, nonché i governi dei Länder. Essa interviene nei giudizi che hanno ad oggetto la separazione dei poteri garantita nella Legge Fondamentale.
Sono legittimati a presentare "ricorso costituzionale" i singoli cittadini che ritengano lesi i propri diritti fondamentali da parte di pubblici poteri. È organo esclusivo di interpretazione delle leggi costituzionali e per tutta la giurisdizione.
Tutti i giudici hanno l'obbligo di ricorrere alla Corte Costituzionale quando si trovino ad applicare una legge di cui ritengano dubbia la costituzionalità.» [Fonte]
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Nel 1951 la Corte Costituzionale applicò il parteiverbot al partito comunista tedesco, mettendolo fuori legge. Operazione questa che, pur non essendo illegale, avrebbe dovuto essere di competenza del Bundestag.
Die Klägerin ist Kundin der beklagten Sparkasse. Diese verwendet im Geschäftsverkehr Formulare und Vordrucke, die neben Bezeichnungen wie etwa „Kunde“, „Kontoinhaber“, „Einzahler“ oder „Sparer“ keine ausdrücklich weibliche Form enthalten. Im persönlichen Gespräch und in persönlich adressierten Schreiben spricht die Beklagte die Klägerin mit „Frau […]“ an. Die Klägerin verlangt von der Beklagten, im Geschäftsverkehr mit ihr Vordrucke zu verwenden, in denen sie als weibliche Person („Kundin“, „Kontoinhaberin“, „Einzahlerin“, „Sparerin“) erscheint.
Bisheriger Prozessverlauf:
Das Amtsgericht hat die Klage abgewiesen. Die Berufung der Klägerin hat das Landgericht zurückgewiesen. Mit der vom Berufungsgericht zugelassenen Revision verfolgt die Klägerin ihren Antrag weiter.
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In tedesco, come in molte altre lingue europee, la forma maschile di un sostantivo è generalmente usata anche come termine generico specifico per tutti gli altri sessi: quando la banca indica "cliente" tale termine si riferisce sia ai maschi, sia alle femmine, sia a generi indefiniti, sia a quelli indefinibili.
Questo comportamento, avallato da un lessicologia storica di lunga tradizione, è però contraria all'ideologia liberal ed a quella femminista.
Su questo argomento vi è stato un fiorire di cause in tutti i paesi occidentali, spesso arrivati alle Corti Costituzionali.
In sintesi.
La Suprema Corte di Karlsruhe ha stabilito che le donne non devono essere appellate con forme al femminile.
Con la sua sentenza, il tribunale ha respinto la denuncia di una signora anziana che aveva portato la sua banca, la Sparkasse, in tribunale per protestare contro la necessità di compilare moduli che si rivolgono a lei come un uomo, con il termine maschile. La signora si era sentita lesa in un suo diritto fondamentale.
La pensionata si era lamentata del fatto che la sua Sparkasse non fosse peritata di utilizzare un modulo al femminile (Kundin) per indirizzarle la corrispondenza; voleva anche che la parola femminile fosse utilizzata in tutti gli altri appellativi, ossia al posto di „Kontoinhaber“, „Einzahler“ oppure „Sparer“ utilizzasse i termini „Kontoinhaberin“, „Einzahlerin“, „Sparerin“.
Attualmente la banca riporta solo la forma maschile della parola cliente (Kunde) sui suoi moduli. Ora, a seguito della sentenza, i formulari standard non dovranno essere riformulati da banche, istituzioni statali e imprese private.
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La sentenza potrebbe lasciare stupiti per la materia trattata: una Corte Costituzionale dovrebbe avere ben altri oggetti delle proprie attenzioni.
Invece liberal e femministe ne hanno fatto oggetto di aspra contesa, al punto di definire anti-democratici, tirannici, maschilisti, razzisti, etc, quanti si fossero opposti.
Questa sentenza non è solo un ritorno al buon senso comune in Germania, ed anche ad un tedesco decentemente parlato e scritto: è una ferma posizione politica che contrassegna il cambiamento dei tempi.
La pensionata riceva attualmente poco più di 1,300 euro netti mensili di pensione.
L'iter giuridico dalla prima Corte, a quella di Appello, a quella di Cassazione ed infine alla Suprema Corte Costituzionale ben difficilmente sarà costata meno di 300,000 euro, sempre che non si sia servita di principi del foro, gli emolumenti dei quali viaggiano nella stratosfera.
Sembrerebbe lecito domandarsi chi abbia sovvenzionato così generosamente la pensionata, supportandola sia umanamente sia legalmente. Si tenga conto che di cause analoghe ne sono state iscritte nei registri giudiziari federali oltre duecentocinquanta: il conto della spesa è facile.
Germany’s highest court in Karlsruhe on Tuesday ruled that women do not have to be addressed in forms as females.
With its ruling, the court rejected a woman's complaint. The elderly lady had taken her Sparkasse bank to the high court in protest at having to fill out forms that address her as a man.
The pensioner had complained that it is not enough for her local Sparkasse to use the female form for customer (Kundin) to address her in correspondence; she also wanted them to use the female word ending in forms.
Currently the bank only puts the male form of the word customer (Kunde) on its forms. (In German, the male form of a noun is generally also used as the general non-gender specific term, ed.)
Now as a result of the ruling, standard forms will not have to be reformulated by banks, state institutions and private companies.
Il Film su di Noi che Vogliono Censurare di P. Cavallari
Immaginate una giovane regista femminista decisa a fare un film sulla cultura dello stupro. Dove documentarsi? Ma su Avoiceformen ovviamente! Il blog che le femministe considerano la tana del lupo misogino-patriarcale, una sentina di odio e violenza.
Ma Cassie Jaye, la regista in questione, è una donna intelligente e per fare il film ha voluto sentire tutte le voci, sia quelle delle femministe che quelle degli attivisti dei diritti degli uomini, tra cui i fondatori del nostro blog.
E così è nato The Red Pill, il documentario su di noi che le femministe vogliono vietare.
Perché tanta rabbia contro un documentario che viene descritto – da chi lo ha visto – come obiettivo e imparziale? La risposta è semplice. L’inchiesta di Cassie mostra come le ragioni del movimento per i diritti degli uomini siano sensate e fondate su considerazioni di buon senso, e come, viceversa, le contro-ragioni delle femministe siano poco convincenti e superficiali. Alla fine del film Cassie dice di non sentirsi più femminista, dopo aver a lungo riflettuto su queste tematiche in un viaggio che paragona a quello di Alice nella tana del Bianconiglio.
Sembra un happy ending in stile Hollywood, ma non finisce qui. La distribuzione e la semplice proiezione del film hanno segnato l’inizio di una storia che da sola potrebbe fornire materiale per un altro film, non si sa se commedia o thriller.
"Senza neanche averlo visto, le femministe sostengono che il film incita alla violenza contro le donne, avalla una cultura sessista e misogina e “abusa” della libertà di espressione. Grazie a campagne molto aggressive, riescono a bloccare la sua proiezione in diversi cinema e festival, non solo negli USA ma anche in altri paesi. In Australia, ad esempio l’università di Sidney ne ha cancellato la proiezione, così come hanno fatto diversi cinema di Melbourne. Persino Netflix si rifiuta di proiettarlo. In Canada spettatori e sponsor hanno minacciato di smettere di fare affari coi cinema che lo proietteranno. Il film è per fortuna reperibile su molte piattaforme digitali (le trovate elencate qui), dove sta riscontrando un grosso successo, ma la regista dice che la messa in onda su Netflix avrebbe permesso alle persone di vederlo senza doverlo necessariamente acquistare." [fonte: www.enzopennetta.it]
Tra le vicende da commedia demenziale collegate all'uscita del film merita una citazione quella capitata in Australia, dove una trasmissione TV ha intervistato Cassie Jaye. I due giornalisti hanno iniziato ad interrogarla con tono inquisitorio sui contenuti del film ed alla domanda se almeno lo avevano visto hanno risposto sdegnosamente di no. In altri termini stavano stroncando il documentario senza neppure averlo guardato!
“Did you see the film?” questioned Jaye, with a puzzled face, prompting O’Keefe to claim “Well we saw as much as we could because your publicist wouldn’t send us the full thing.” “I sent you the screen early attached to the full film,” Jaye declared. “You could also buy the film on Google Play, Vimeo…” Sunrise co-host Monique Wright then interrupted the discussion, claiming “We tried to do that but we couldn’t.” [Breitbart]
L’intervista è stata messa sulla pagina Facebook della TV ed immediatamente sono cominciati i commenti degli utenti che insultando i giornalisti per la loro mancanza di serietà ne chiedevano il licenziamento. Dopo qualche migliaio di commenti di questo tipo la TV ha tolto il video da Facebook ed ha inviato una diffida per vietarne la pubblicazione. Nel frattempo sono partite varie petizioni per chiedere il licenziamento dei giornalisti e la vicenda alla data di questo post è ancora in corso. Il sito di news Breitbart (che conta milioni di utenti) ha dedicato alla vicenda australiana un articolo molto caustico (Australian TV Hosts Humiliated After Criticizing ‘The Red Pill’ Documentary Despite Admitting They Haven’t Watched the Film) che include la trascrizione integrale delle parti più esilaranti dell’intervista.
Note a margine. Cassie Jaye prima di iniziare le riprese di The Red Pill aveva un curriculum di tutto rispetto come regista impegnata femminista:
“femminista da circa dieci anni. I suoi primi due documentari hanno trattato tematiche molto mainstream. Daddy I Do(2010) parla dell’educazione sessuale delle donne (la tesi del film è che l’educazione sessuale delle donne ridurrebbe le gravidanze indesiderate), mentre The Right to Love (2012) parla del diritto al matrimonio omosessuale.” [www.enzopennetta.it]
Il titolo del film, per chi non lo avesse capito, è una citazione da Matrix, la scena in cui Morpheus chiede a Neo di scegliere tra la pillola rossa, che gli mostrerà la verità, e la pillola azzurra, che gli consentirà di continuare a dormire. Cassie Jay ha scelto la pillola rossa ed ora vive assieme a noi nel mondo reale, avendo riconosciuto le menzogne della propaganda.
Cassie Jaye ha cominciato la sua carriera come attrice, ed in The Red Pill mostra alcune scene che ha interpretato. Si lamenta del fatto che le venivano date parti da vittima designata di pericolosi assassini. Questo dettaglio è quasi un prologo a The Red Pill e contribuisce ad aumentare la sensazione di dissonanza man a mano che il film procede, perché sembra quasi di leggere sul volto di questa giovane donna un certo timore mentre parla con uomini che le sono stati descritti come pericolosi psicopatici, timore che lascia il passo alla perplessità nel corso delle interviste ad alcuni testimonial dell’ideologia femminista. Infatti sono loro in realtà a rappresentare il lato oscuro della tematica trattata.