Incuriosito dal fatto che ci fosse il prof. Paolo Becchi con le cui parole mi trovo in sintonia, cioè sul fatto che se le cose dovessero continuare come le ha impostate Monti e adesso Letta non ci dovremmo stupire ,dico io, di vedere fucili sparare (eurogendfor permettendo), ho atteso l'inizio della trasmissione sorbendomi Antonio Di Pietro che, senza offesa, è peggio di me e cioè prima di arrivare al sodo ce ne vuole. Che cosa non mi è piaciuto di Santoro? Non tanto che ora scopra che ci vogliono i posti di lavoro: del resto il prof. Gustavo Piga e altre decine di persone, anzi a memoria mia migliaia (non tutti prof) l'anno scorso inviarono a Monti una proposta per creare ,subito, posti di lavoro da mille euro al mese, salvo errore per un anno.Quindi se Santoro e i suoi si fossero informati, avrebbero saputo, e già l'anno passato, che alcune persone avevano idea di come creare e dare subito lavoro, che le firme della proposta e della richiesta di incontro con il prof. Mario Monti erano state inviate, presentate ma, cosa importante è che la cosa non ha avuto seguito. Ma torniamo a ieri sera: mi chiedo come sia possibile che Santoro ignorasse e penso ignori, che la Banca d'Italia o Bankitalia, sia una spa. Se avesso voluto avrebbe potuto anche citare i nomi dei soci, dato che fu nientemeno che il settimanale cattolico dei paolini, Famiglia Cristiana, diversi anni fa a divulgare
venerdì 3 maggio 2013
Santoro e Servizio Pubblico: delusione e amarezza
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giovedì 2 maggio 2013
Finisce in cella 21 anni dopo il reato:la storia di un 49enne di Monserrato
Dopo
la condanna definitiva della Cassazione, è rinchiuso nel carcere di
Buoncammino a Cagliari per scontare la pena inflittagli di tre anni.
Sono
trascorsi 21 anni da quando ha commesso il reato di bancarotta. Ora,
dopo la condanna definitiva della Cassazione, è rinchiuso nel carcere di
Buoncammino a Cagliari per scontare la pena inflittagli di tre anni.
"Una situazione paradossale dovuta a una giustizia che procede a passo
di lumaca compromettendo, come in questo caso, la riabilitazione e il
reinserimento sociale. L'uomo non ha infatti più commesso reati", ha
reso noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione
"Socialismo Diritti Riforme".
"L'amara,
emblematica, vicenda di un detenuto di 49 anni, di Monserrato, è
l'ennesimo esempio di un sistema incapace di rivalutare a distanza di
tempo le situazioni. E' evidente, né lo si può negare - ha rilevato
Caligaris - che l'uomo ha commesso un reato ed è stato riconosciuto
responsabile, assieme al fratello, di truffa e bancarotta semplice nel
1992. Per la truffa è stato condannato a un anno di reclusione che ha
scontato nel 2000. Per la bancarotta, invece, ha affrontato tre gradi di
giudizio. L'Appello si è concluso nel 2002 e, infine, la sentenza della
Cassazione è arrivata ora cancellando le sue speranze alimentate da un
lavoro e da una nuova famiglia".
unionesarda.itCome sempre: spero di non fare la stessa fine. Si parla di riabilitazione, ma la bancarotta semplice mi pare che non preveda reinserimenti particolari se non un grado maggiore di attenzione o , meglio ancora un supporto da parte di associazioni e fondi di solidarietà che, invece non ci sono.
Sparatoria in Piazza Colonna: una finzione televisiva
E' la tarda mattinata del 25 aprile 2013: le televisioni nazionali stanno trasmettendo la diretta del giuramento per opera dei ministri del nuovo governo del Presidente. E’ un governo nato secondo il Diktat di organismi sovranazionali che controllano questo paese, ormai da tempo esautorato di qualsivoglia potere da Stato sovrano. Questo 25 aprile rappresenta, per coloro che hanno deciso l'ennesimo golpe, un punto di svolta decisivo che, però, necessita di un'ulteriore legittimazione agli occhi dei cittadini e soprattutto esige un nuovo casus belli, al fine di restringere ulteriormente le libertà dei singoli, con l’introduzione di nuove norme coercitive atte a vietare assembramenti e manifestazioni in luoghi “sensibili”. E' il giorno migliore per un "attentato in diretta televisiva", per cui qualcuno, negli apparati, decide di architettare e mettere in atto una scena da Far West, con tanto di vittime sacrificali in divisa, mentre l'attentatore deve risultare un cittadino esasperato, perché disoccupato e bramoso di eliminare fisicamente qualche politico. Così, mentre i principali networks mostrano le immagini in diretta dell'insediamento del nuovo esecutivo, emuli della cinematografia false flag statunitense, ecco che il collegamento con la Sala di Montecitorio viene interrotto per dare immediatamente spazio ad una... "diretta" della sparatoria in corso proprio dinnanzi al Palazzo.
Il fallimento etico delle Femen
Chiudono lo zoo? E si
svestono! Approvano una legge non condivisa? E si svestono! E così via.
Qualcuno definisce questa pratica come una “modalità di contestazione”,
qualche altro la relega a semplice “esibizionismo”, altri ancora parlano
iperbolicamente di attivismo politico.
Il nome tecnico di questa iniziativa fondata in Ucraina, che sta prendendo piede anche in Italia, è Movimento di Kiev; fondato dall’economista Anna Gucol nel
2008 a Kiev. Non come alternativa ai calendari di soubrette sexy o
volgari (come preferite), di cui siamo inondati settimanalmente; ma
come risposta di protesta all’immagine dell’Ucraina riconosciuta all’estero come meta di turismo sessuale. L’obiettivo del movimento è “smuovere le donne in Ucraina, rendendole socialmente attive”; questa la motivazione ufficiale che il movimento diffonde circa la propria nascita; perchè (svestirsi) “è l’unico modo per essere ascoltate”.
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mercoledì 1 maggio 2013
Passa il divieto di uso di tre pesticidi mortali per le api ancora per due anni: ma l'Italia ha votato contro la nuova moratoria!
Tre pesticidi neonicotinoidi considerati mortali per le api sono stati vietati nell’Unione europea con una moratoria di altri 2 anni, in attesa che si giunga al divieto definitivo. Sono stati interdetti l’ Imidacloprid e Clothianidin prodotti dalla Bayer e il Thiamethoxam di Syngenta, dopo che l’EFSA aveva espresso un parere inquietante sugli effetti dei neonicotinoidi. Come fa notare però Greenpeace che qualche giorno fa ha pubblicato il rapporto Api in declino, l’Italia ha votato contro la moratoria:
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Se la Francia Stampa Euro. (di Maurizio Blondet)
Nota di Rischio Calcolato: questo post è tratto dalla rivista on-line EffediEffe
sito di informazione a cui consigliamo caldamente un abbonamento (50€
spesi benissimo). Come al solito la penna del “Direttore” coglie nel
centro il cuore del problema. Buona lettura.
L’eurocrazia ha concesso alla Francia ( e Spagna e Portogallo) due anni di proroga per il rientro dal deficit entro il 3% del Pil, e ha negato lo stesso sollievo all’Italia. Enrico Letta va da Angela Merkel a Berlino ad implorare il favore (il ministro Schauble aveva detto no ancor pochi giorni fa). Ma Berlino ha fatto a Parigi un favore più grande, alla chetichella: in pratica, ha permesso alla sua Banca Centrale di stampare euro.
Lo ha scritto l’8 aprile scorso addirittura Paul Krugman sul suo blog presso New York Times, con un titolo più che ironico: «La Francia ha di nuovo la sua divisa» (France Has Its Own Currency Again). Scarne le notizie che Krugman dà. Si limita a notare che gli interessi che la Francia paga per indebitarsi sono crollati. Parigi non è più a corto di soldi, i mercati non sono più preoccupati di un suo fallimento… Un giornale economico online
L’eurocrazia ha concesso alla Francia ( e Spagna e Portogallo) due anni di proroga per il rientro dal deficit entro il 3% del Pil, e ha negato lo stesso sollievo all’Italia. Enrico Letta va da Angela Merkel a Berlino ad implorare il favore (il ministro Schauble aveva detto no ancor pochi giorni fa). Ma Berlino ha fatto a Parigi un favore più grande, alla chetichella: in pratica, ha permesso alla sua Banca Centrale di stampare euro.
Lo ha scritto l’8 aprile scorso addirittura Paul Krugman sul suo blog presso New York Times, con un titolo più che ironico: «La Francia ha di nuovo la sua divisa» (France Has Its Own Currency Again). Scarne le notizie che Krugman dà. Si limita a notare che gli interessi che la Francia paga per indebitarsi sono crollati. Parigi non è più a corto di soldi, i mercati non sono più preoccupati di un suo fallimento… Un giornale economico online
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L'anatema di Don Loi sul ministro nero: "E' pericoloso mischiare le razze"
"C'era
proprio bisogno di un ministro di colore?" Commenta così il parroco
ogliastrino su Facebook Cécile Kyenge, ministro dell'integrazione.
Una
vera e propria crociata. Nata da un post e poi diventata virale. Una
polemica esplosa in Rete ma non solo. Don Alessandro Loi, parroco di
Lotzorai, scrive e commenta sul suo profilo Facebook il neo ministro
dell'integrazione Cécile Kyenge. "C'era proprio bisogno di un ministro
di colore? Con tutto il rispetto per la signora". Il post non ci mette
molto a
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