Chiudono lo zoo? E si
svestono! Approvano una legge non condivisa? E si svestono! E così via.
Qualcuno definisce questa pratica come una “modalità di contestazione”,
qualche altro la relega a semplice “esibizionismo”, altri ancora parlano
iperbolicamente di attivismo politico.
Il nome tecnico di questa iniziativa fondata in Ucraina, che sta prendendo piede anche in Italia, è Movimento di Kiev; fondato dall’economista Anna Gucol nel
2008 a Kiev. Non come alternativa ai calendari di soubrette sexy o
volgari (come preferite), di cui siamo inondati settimanalmente; ma
come risposta di protesta all’immagine dell’Ucraina riconosciuta all’estero come meta di turismo sessuale. L’obiettivo del movimento è “smuovere le donne in Ucraina, rendendole socialmente attive”; questa la motivazione ufficiale che il movimento diffonde circa la propria nascita; perchè (svestirsi) “è l’unico modo per essere ascoltate”.
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giovedì 2 maggio 2013
Il fallimento etico delle Femen
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venerdì 25 gennaio 2013
Femen : rivelazioni veramente scandalose
Una giornalista di un canale televisivo ucraino è riuscita ad infiltrarsi nel controverso movimento femminista FEMEN.
La ragazza è entrata a far parte
dell’organizzazione, dichiarandosi convinta sostenitrice delle loro idee
e partecipava personalmente alle azioni di protesta in topless,
registrando il tutto con una telecamera nascosta. Si è scoperto che dietro gli ideali di emancipazione femminile in realtà ci sono finanziatori dell’Europa e degli Stati Uniti.
Per smascherare FEMEN la giovane giornalista si è dovuta “sacrificare” partecipando alle loro azioni in topless. Per
settimane era stata addestrata per come tenere un comportamento
aggressivo e come attrarre l’attenzione dei giornalisti fingendo di
essere una vittima innocente del “sistema sessista”. Cosa più importante
le è stato insegnato come mostrare davanti la telecamera il suo seno.
Il debutto in topless della giornalista è avvenuto a
Parigi dove FEMEN aveva recentemente aperto un nuovo ufficio di
rappresentanza. Alcune
attiviste hanno organizzato una manifestazione nel loro stile mostrando
il seno davanti il centro culturale islamico parigino. La giornalista era terrorizzata, respirava l’odio della gente che sentiva derisa la propria fede:
L’azione dimostrativa si sta svolgendo presso un centro
culturale islamico e riteniamo che la folla sia pronta ad assalirci, ci
salvano solo le telecamere dei giornalisti.
Il viaggio a Parigi è stato pagato direttamente dal movimento FEMEN alla giornalista. I biglietti d’aereo, le camere d’albergo, il taxi e i pasti erano stati quantificati in 1.000 euro al giorno, a parte ma sempre a “costo zero” le spese per gli estetisti e la cosmetica.
Inoltre si è scoperto che le attiviste di FEMEN
sono pagate almeno un migliaio di dollari al mese, quasi tre volte il
salario medio ucraino. Inoltre
il personale a Kiev guadagna circa 2.000 dollari al mese mentre quello
della sede parigina diverse migliaia di euro al mese.
lunedì 16 luglio 2012
Forconi - Tirando un bilancio per andare oltre
La sfida più impegnativa
Come chi ci segue sa bene, noi siamo stati dalla parte del Movimento dei Forconi sin da quando, coi blocchi stradali di gennaio, esso diede vita alla più massiccia protesta popolare degli ultimi anni. Tanto più significativa perché la prima che si è scagliata contro il neonato governo Napolitano-Monti.
Abbiamo continuato a sostenerli, nei mesi successivi, denunciando la campagna di diffamazione inscenata dai media di regime. Una campagna aggressiva, che mischiava ad arte i pregiudizi verso i lavoratori rurali, quelli razzisti contro il popolo siciliano, mescolati ai collaudati luoghi comuni sulla sua mafiosità.
Quasi tutta la sinistra si associava a questa campagna, aggiungendo le accuse insidiose che i Forconi erano, oltre che "sfruttatori falliti", nostalgici dei vantaggi e dei favori del tradizionale sistema clientelare. Colpevoli, infine, del crimine massimo: essere stati berlusconiani. Non sono mancate, addirittura, le denuncie di presunte infiltrazioni fasciste.
Come chi ci segue sa bene, noi siamo stati dalla parte del Movimento dei Forconi sin da quando, coi blocchi stradali di gennaio, esso diede vita alla più massiccia protesta popolare degli ultimi anni. Tanto più significativa perché la prima che si è scagliata contro il neonato governo Napolitano-Monti.
Abbiamo continuato a sostenerli, nei mesi successivi, denunciando la campagna di diffamazione inscenata dai media di regime. Una campagna aggressiva, che mischiava ad arte i pregiudizi verso i lavoratori rurali, quelli razzisti contro il popolo siciliano, mescolati ai collaudati luoghi comuni sulla sua mafiosità.
Quasi tutta la sinistra si associava a questa campagna, aggiungendo le accuse insidiose che i Forconi erano, oltre che "sfruttatori falliti", nostalgici dei vantaggi e dei favori del tradizionale sistema clientelare. Colpevoli, infine, del crimine massimo: essere stati berlusconiani. Non sono mancate, addirittura, le denuncie di presunte infiltrazioni fasciste.
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