È uscito in Francia un libro davvero
impressionante, «La répression pour tous?», «La repressione per tutti?»,
dell'imprenditore e attivista politico François Billot de Lochner
(Lethielleux, Parigi 2013). Di passaggio a Parigi, ho potuto raccogliere
qualche ulteriore testimonianza sui fatti di cui si parla, ma il volume
- il cui titolo evoca il «matrimonio per tutti», omosessuali compresi,
introdotto in Francia dalla legge Taubira, e la «manifestazione per
tutti» che vi si è opposta - parla da solo.
La collezione di violenze poliziesche contro chi manifesta per la
famiglia criticando il matrimonio e le adozioni omosessuali in Francia è
impressionante, ma rischia di fare perdere di vista un passaggio
essenziale, che pure il volume spiega. La polizia - opportunamente
istruita dal potere esecutivo - non interviene in nome di presunte
leggi che vietino di manifestare contro il governo o il Parlamento. Non
ci sono leggi simili in Francia. Interviene, bastona e usa i gas
lacrimogeni perché in Francia c'è una legge sull'omofobia. Una legge del
2004 che permette d'intervenire in modo duro contro chi promuove la
discriminazione razziale o fondata sul genere, emendata a due riprese
nel 2008 e nel 2012. Oggi la legge punisce anche chi - così recita
l'articolo 1 - «crea un clima ostile» a un'etnia, una razza o un
«orientamento sessuale». Chi ha manifestato contro la legge Taubira è
stato accusato di «creare un clima ostile» agli omosessuali, crimine
che è punito con la prigione e permette l'arresto del pericoloso
criminale colto in flagrante mentre esprime la sua ostilità.
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lunedì 22 luglio 2013
giovedì 2 maggio 2013
Il fallimento etico delle Femen
Chiudono lo zoo? E si
svestono! Approvano una legge non condivisa? E si svestono! E così via.
Qualcuno definisce questa pratica come una “modalità di contestazione”,
qualche altro la relega a semplice “esibizionismo”, altri ancora parlano
iperbolicamente di attivismo politico.
Il nome tecnico di questa iniziativa fondata in Ucraina, che sta prendendo piede anche in Italia, è Movimento di Kiev; fondato dall’economista Anna Gucol nel
2008 a Kiev. Non come alternativa ai calendari di soubrette sexy o
volgari (come preferite), di cui siamo inondati settimanalmente; ma
come risposta di protesta all’immagine dell’Ucraina riconosciuta all’estero come meta di turismo sessuale. L’obiettivo del movimento è “smuovere le donne in Ucraina, rendendole socialmente attive”; questa la motivazione ufficiale che il movimento diffonde circa la propria nascita; perchè (svestirsi) “è l’unico modo per essere ascoltate”.
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venerdì 25 gennaio 2013
Femen : rivelazioni veramente scandalose
Una giornalista di un canale televisivo ucraino è riuscita ad infiltrarsi nel controverso movimento femminista FEMEN.
La ragazza è entrata a far parte
dell’organizzazione, dichiarandosi convinta sostenitrice delle loro idee
e partecipava personalmente alle azioni di protesta in topless,
registrando il tutto con una telecamera nascosta. Si è scoperto che dietro gli ideali di emancipazione femminile in realtà ci sono finanziatori dell’Europa e degli Stati Uniti.
Per smascherare FEMEN la giovane giornalista si è dovuta “sacrificare” partecipando alle loro azioni in topless. Per
settimane era stata addestrata per come tenere un comportamento
aggressivo e come attrarre l’attenzione dei giornalisti fingendo di
essere una vittima innocente del “sistema sessista”. Cosa più importante
le è stato insegnato come mostrare davanti la telecamera il suo seno.
Il debutto in topless della giornalista è avvenuto a
Parigi dove FEMEN aveva recentemente aperto un nuovo ufficio di
rappresentanza. Alcune
attiviste hanno organizzato una manifestazione nel loro stile mostrando
il seno davanti il centro culturale islamico parigino. La giornalista era terrorizzata, respirava l’odio della gente che sentiva derisa la propria fede:
L’azione dimostrativa si sta svolgendo presso un centro
culturale islamico e riteniamo che la folla sia pronta ad assalirci, ci
salvano solo le telecamere dei giornalisti.
Il viaggio a Parigi è stato pagato direttamente dal movimento FEMEN alla giornalista. I biglietti d’aereo, le camere d’albergo, il taxi e i pasti erano stati quantificati in 1.000 euro al giorno, a parte ma sempre a “costo zero” le spese per gli estetisti e la cosmetica.
Inoltre si è scoperto che le attiviste di FEMEN
sono pagate almeno un migliaio di dollari al mese, quasi tre volte il
salario medio ucraino. Inoltre
il personale a Kiev guadagna circa 2.000 dollari al mese mentre quello
della sede parigina diverse migliaia di euro al mese.
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