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venerdì 3 maggio 2013

Santoro e Servizio Pubblico: delusione e amarezza

Incuriosito dal fatto che ci fosse il prof. Paolo  Becchi con le cui parole mi trovo in sintonia, cioè sul fatto che se le cose dovessero continuare come le ha impostate Monti e adesso Letta non ci dovremmo stupire ,dico io, di vedere fucili sparare (eurogendfor permettendo), ho atteso l'inizio della trasmissione sorbendomi Antonio Di Pietro che, senza offesa, è peggio di me e cioè prima di arrivare al sodo ce ne vuole. Che cosa non mi è piaciuto di Santoro? Non tanto che ora scopra che ci vogliono i posti di lavoro: del resto il prof. Gustavo Piga e altre decine di persone, anzi a memoria mia migliaia (non tutti prof) l'anno scorso inviarono a Monti una proposta per creare ,subito, posti di lavoro da mille euro al mese, salvo errore per un anno.Quindi se Santoro e i suoi si fossero informati, avrebbero saputo, e già l'anno passato, che alcune persone avevano idea di come creare e dare subito lavoro, che le firme della proposta e della richiesta di incontro con il prof. Mario Monti erano state inviate, presentate ma, cosa importante è che la cosa non ha avuto seguito. Ma torniamo a ieri sera: mi chiedo come sia possibile che Santoro ignorasse e penso ignori, che la Banca d'Italia o Bankitalia, sia una spa. Se avesso voluto avrebbe potuto anche citare i nomi dei soci, dato che fu nientemeno che il settimanale cattolico dei paolini, Famiglia Cristiana, diversi anni fa a divulgare

martedì 12 febbraio 2013

Tutti contro tutti

Bisogna proprio parlare d'altro, lasciare perdere Ratzinger e Sanremo, i milioni di euro di Fazio (secondo dati di alcuni anni fa, erano 3 e mezzo per che tempo che fa) e affrontare un tema scomodo: come andare avanti nella vita? Perché scomodo? Perché impone di vedere ,ad esempio, come le richieste di aiuto e intervento per le industrie, facciano a cazzotti con la ripresa economica dei consumi interni, in quanto: le industrie non si fidano dei clienti italiani, perchè o non pagano (vedi i piccoli commercianti) o pagano male e dettano le condizioni (vedi la GDO,ovvero i super e ipermercati).Meglio quindi vendere all'estero, dove di solito si paga prima, ma per poter essere competitivi è necessario o un aiuto, abbassando il costo del lavoro o, rendere competitivo l'euro o entrambe le cose, cui agigungere i costi energetici da ridurre e pure le tasse ma...: c'é un ma, ed è che deve valere,anzitutto per le industrie e se c'é qualcosa che avanza, ok, ma in primis noi, ossia chi produce (o assembla o importa metà dall'estero:importante è che ci sia scritto industria). E gli altri? Che cosa me ne importa degli altri?Discorso simile per chi è operaio, impiegato , professore o agente di commercio: ovvero che ci sia qualcosa per me, che aumenti il mio potere di acquisto, che riduca il prezzo di benzina e corrente elettrica, insomma che pensi a restituirmi un briciolo di possibilità: a spese di chi? Non me ne importa niente, purchè io abbia qualche piccola soddisfazione da far diventare una grande soddisfazione come, che so poter riandare in vacanza l'estate prossima e senza dovermi privare di tutto (cioè non andandoci perché non me lo posso più permettere). A questo punto ci potrebbero essere i soliti che richiamano il discorso evasori, ma non è che la cosa cambi dato che quei soldi, seppure e quando recuperati, potranno mai essere messi a disposizione di chi produce (anche sotto varie forme, come riduzione o abolizione di questa o quest'altra imposta,eliminazione di quelle particolari accise):ci vorrebbero anni e nel frattempo ...il paziente muore. E' meglio trovare subito una o più possibilità di intervento immediato e mirato. Come ha scritto qualcuno, Pietro Ancona mi pare, già "dare" un 10% in più di stipendio e qualcosa di analogo come pensione, restituirebbe ottimismo e vigore al commercio e al tessuto sociale. Che poi siamo tutti contro tutti è, a mio avviso, la verità.
ps.:se di certi temi non ne parliamo noi, non intavoliamo noi la questione, gli altri, quelli alla Fazio o Santoro per intenderci,strapagati come sono, non ne parleranno mai se non per "allungare il brodo" parlando di evasori fiscali. 

giovedì 10 gennaio 2013

Per Santoro la colpa della crisi è del "debito pubblico"

Mi hanno fatto pensare due affermazioni Santoro fatte ieri in trasmissione: la prima è quando sostiene che loro sarebbero gli unici che da anni fanno sapere che c'è la crisi. Ha espresso concetti simili a inizio trasmissione. Nella seconda parte, salvo errore verso le 22 e 30, sostiene che la crisi è colpa del debito pubblico. Mentre poco dopo riceve,dalle dichiarazioni di un'imprenditrice la spiegazione del perchè c'è la crisi, ovvero il fatto che non c'è sovranità monetaria. La signora poi illustra tutto il contorno delle difficoltà delle imprese che poi sono anche quelle delle famiglie: l'accesso al credito che viene negato dalle banche.Queste ,insieme alle dichiarazioni iniziali rilasciate sopratutto da imprenditori, sono le cose importanti viste ieri alla 7. Il resto e cioè le sparate di Silvio Berlusconi, con alcune verità ovvero quando spiega come si arriva a emanare una legge, il famoso iter e tutte le lungaggini, o come quando spera che la BCE faccia ciò che avrebbe dovuto fare la Banca d'Italia se fosse ancora pubblica.

lunedì 16 aprile 2012

Perdere lo smalto

Ci sono persone che scendono nell'indice di gradimento: chi non ricorda amicizie liceali o di piazza che andavano e venivano e ,inevitabilmente, poi potevano sparire? Lo stesso succede per i programmi tv e i loro conduttori. Ricordo quando con piacere guardavo Lerner o Report. Oggi invece

sabato 11 febbraio 2012

Se non ora, quando?

C'è chi non si informa esclusivamente attraverso i media tradizionali: può cercare in rete e verificare le notizie o cercare di farlo. Ma anche in questo caso è come sapere le cose ma non ricevere o fornire rimedi e soluzioni. E' il caso della nostra nazione, della sua economia e della sua politica, così come lo