Chi è amico e compare di questi "non eletti" che ci stanno affamando e portando a un punto di non ritorno, ha promosso una manifestazione pro Unione Europea. Ebbene, che si fottano, perché oltre a non parteciparvi, diffonderò nei modi che mi è possibile, il mio pensiero: che ovviamente ho diritto di avere e di diffondere. Cercherò di evitare che qualcuno mi fermi con la scusa di non avere autorizzazioni o per aver organizzato, appunto, una manifestazione non autorizzata. Sapete che volantinaggi, banchetti, presidi e cose varie, sono puniti : a meno che... Esatto, non si faccia parte di combriccole che hanno anche i servizi in tv e gli articoli nei giornali. Certo avere e indossare delle magliette con slogan creati "ad hoc", sarebbe una cosa buona. Ma ci vogliono soldi e organizzazione: e oggi a chi fa o vuole fare opposizione, mancano entrambi.
parliamo d'altro
lunedì 10 marzo 2025
giovedì 6 marzo 2025
I veri delinquenti
Se pensiamo a chi ci toglie la libertà, ecco non possiamo non pensare a Cedu che priva i rumeni del diritto di voto: ma anche a noi italiani è stato impedito di votare con diverse scuse e in diversi periodi. Ma con l'informazione complice e asservita ai poteri che , di fatto, decidono le sorti del paese, che cosa possiamo aspettarci? Forse di produrre armi per guerre che non sono nostre, oltre a dover diventare come gli israeliani e i palestinesi, cioè a vivere nell'attesa di qualche attentato e a dover quindi, come vuole l'uomo francese messo in minoranza e non più gradito, ossia Macron, cambiare le nostre abitudini . Mi chiedo se è mai possibile poter solo denunciare questi e altri fattacci, senza proporre mai e poi mai qualche cosa da fare. Ricordando che spesso , molto spesso, i post non vengono letti perché dei sistemi che non conosco impediscono la diffusione, nonostante le famose parole chiave. Possiamo quindi accettare che si trovino soldi e idee per darle a Kiev, e non si sistemino i tetti delle scuole, non si trovino idee e soldi per i trasporti interni, non si riqualifichi la sanità: e queste sono solo le prime cose che mi sono venute in mente, ma di certo ce ne sono molte altre, come la mancanza di lavoro . Per tornare ai delinquenti, come dimenticare e quindi non ricordare l'esercito di persone che ha favorito delocalizzazioni ed esternalizzazioni ? Quelli che costruivano prima qui in Italia e poi invece trasferivano armi e bagagli oltre i confini, quelli sì che erano bravi e intelligenti. E che dire degli stipendi super bassi e nettamente inferiori a quelli degli altri europei? Si può quindi continuare nell'elencare i misfatti e i malfattori, ma credo che occorra proporre e suggerire rimedi e cose da fare.
giovedì 6 febbraio 2025
Ecco che cosa fanno i buffoni europei(sti)
È nata la commissione speciale europea contro le interferenze straniere.
Si chiama European Democracy Shield e si occuperà di garantire il corretto svolgimento delle elezioni.
Sebbene l’obiettivo dichiarato sia quello di “proteggere i processi democratici”, il timore è che la commissione voglia utilizzare le sospette interferenze come scusa per annullare le elezioni.
È già successo in Romania e potrebbe accadere ancora.
A ricordarlo è lo stesso Thierry Breton, l’ex commissario europeo: “lo abbiamo fatto in Romania e, se necessario, lo faremo anche in Germania.”
Cos’è successo in Romania
Le vicende rumene sono il caso esemplare. Non c’era nessuna prova e l’intelligence non aveva segnalato alcun rischio.
Una volta notato il vantaggio per il candidato nazionalista Calin Georgescu, critico verso la NATO e l’Unione Europea, la Corte Costituzionale ha però disfatto tutto.
Sospetti di brogli, interferenze russe e uso illecito di tecnologie digitali. E sono proprio queste le minacce individuate dalla neo commissione europea.
In particolare, l’European Democracy Shield punta il dito sui social e già si sente aria di censura.
Su cosa lavorerà la commissione
Gli obiettivi del comitato speciale sono infatti:
– Valutare l’efficacia dei meccanismi europei esistenti, in particolare l’applicazione del Digital Services Act (DSA) alle piattaforme digitali.
– Aumentare la trasparenza delle organizzazioni non governative che operano nella sfera europea.
– Sviluppare l’alfabetizzazione mediatica tra i cittadini europei, attingendo alle migliori pratiche internazionali.
Le critiche
Interessante notare come la creazione e composizione della stessa commissione “democratica” sia stata fatta in segreto e senza un accordo comune fra tutte le forze del Parlamento europeo.
Euronews scrive che “i partiti indipendenti e di destra sono stati esclusi da qualsiasi posizione di presidente o vicepresidente, congelati da un “cordone sanitario” dei partiti pro-europei che hanno distribuito i ruoli tra loro, mentre gli altri gruppi sono stati incapaci di contestare le decisioni”.
Il processo di votazione è stato definito una farsa, un insulto stesso al processo democratico con cui è stata creata la commissione.
fonte : https://www.byoblu.com/2025/02/06/nasce-la-commissione-speciale-europea-contro-le-interferenze-nelle-elezioni/
ps.: Ci prendono per coglioni!
giovedì 30 gennaio 2025
E intanto in Iran , ops! in Svizzera è successo quanto segue
Un giornalista che si trovava in un Paese straniero è stato prelevato da una squadra di agenti, ammanettato, costretto a salire su un’auto senza contrassegni e portato direttamente in prigione, dove è stato detenuto con la generica accusa di “violazione della legge dello Stato”. Malgrado le evidenti similitudini con il caso di Cecilia Sala, non è successo a Teheran, ma a Zurigo, in Svizzera, dove Ali Abunimah è stato arrestato in quanto palestinese, attivista e co-fondatore di Electronic Intifada, una delle testate che più raccontano quanto succede in Palestina. Abunimah si trovava a Zurigo per partecipare a un evento sulla Palestina e sul coinvolgimento dell’Occidente nei massacri di Gaza in qualità di relatore. «Il mio “crimine”? Essere un giornalista che parla a favore della Palestina e contro il genocidio di Israele», ha scritto dopo essere stato rilasciato. Il giornalista è rimasto in carcere tre giorni e due notti, privato della possibilità di comunicare con il mondo esterno 24 ore su 24, ed è stato espulso dal Paese senza capi d’accusa.
L’arresto di Ali Abunimah è avvenuto sabato 25 gennaio. Abunimah si trovava a Zurigo per parlare a un evento formativo sulla storia della Palestina e sui fatti successivi al 7 ottobre, organizzato da Watermelon University. Sin dal suo arrivo in Svizzera, venerdì 24 gennaio, il giornalista era stato sottoposto a pressioni da parte delle forze dell’ordine, venendo interrogato per circa un’ora in aeroporto. Anche le istituzioni che avevano concesso lo spazio per l’evento hanno subito pressioni dalle autorità, tanto da costringere gli organizzatori a cambiare il luogo dell’incontro un’ora prima dell’inizio. Il giornalista è stato prelevato in strada attorno alle 13:30 da un gruppo di agenti in borghese. Testimoni oculari riferiscono di un «brutale arresto»: gli agenti di polizia, in abiti civili, lo avrebbero spinto contro il muro e ammanettato, per poi condurlo alla polizia cantonale di Zurigo.
Arrivato in prigione, Abunimah è stato interrogato dalla polizia in assenza dell’avvocata; inizialmente gli agenti gli hanno impedito di contattarla, ma lui si è rifiutato di rispondere alle loro domande senza di lei. In presenza dell’avvocata, è stato accusato di “violazione della legge svizzera” senza che venisse specificato quale crimine avesse commesso né che venissero elencate eventuali accuse. «Per quanto ne so, non sono stato accusato di alcun reato e sono stato detenuto in “detenzione amministrativa”», scrive il giornalista nel suo post su X. La polizia svizzera ha confermato il fermo di Abunimah, citando un presunto «divieto di ingresso» e non meglio specificate «ulteriori misure in base alla legge sull’immigrazione». L’avvocata del giornalista, tuttavia, incalza: il divieto d’ingresso gli è stato imposto solo dopo il suo arrivo nel Paese, senza essergli notificato. Non è ancora chiaro il motivo per cui sia stato emesso il divieto, ma la stampa svizzera descrive Abunimah come un giornalista radicale, islamista e antisemita. L’intento dell’arresto, insomma, secondo l’avvocata, era repressivo.
Nei suoi tre giorni di detenzione, le autorità hanno impedito ad Abunimah di parlare con i propri familiari e lo hanno rinchiuso in cella senza la possibilità di uscire. Domenica mattina lo hanno prelevato dalla cella per farlo interrogare dagli agenti dei servizi segreti del Ministero della Difesa svizzero in assenza dell’avvocata, ma Abunimah si è rifiutato nuovamente di parlare senza di lei. Il giornalista è stato trattenuto in prigione fino a ieri, lunedì 27 gennaio, portato all’aeroporto di Zurigo in manette all’interno di un furgone carcerario senza finestrini e accompagnato fino all’aereo dalla polizia. Il telefono gli è stato restituito al gate. «Mentre venivo trascinato in prigione come un pericoloso criminale prima ancora che avessi la possibilità di dire una parola, il presidente israeliano Isaac Herzog, che all’inizio del genocidio dichiarò che a Gaza non ci sono civili né innocenti, camminava su un tappeto rosso a Davos» nota con amara ironia Abunimah. «E proprio oggi [lunedì 27 gennaio] Netanyahu si reca liberamente in Polonia per prendersi gioco della commemorazione di Auschwitz nonostante un mandato di arresto della CPI in sospeso. Questo è il mondo perverso e ingiusto in cui viviamo».
Dopo l’arresto di Abunimah, è sorto un forte moto di solidarietà nei suoi confronti, specialmente perché, vista la continua assenza di accuse, sono tutti concordi che sia stato arrestato per il mero fatto di essere un palestinese che critica l’operato di Israele. Amnesty ha denunciato la «repressione globale nei confronti di coloro che criticano le violazioni israeliane dei diritti umani dei palestinesi», definendola «allarmante». L’avvocato per i diritti umani Craig Mokiber ha accusato la Svizzera di stare «attaccando sempre più i difensori dei diritti umani per conto di un oppressivo regime di apartheid straniero che sta portando avanti un genocidio (Israele)». Francesca Albanese ha affermato che «il clima che circonda la libertà di parola in Europa sta diventando sempre più tossico». Numerosi altri gruppi e individui, anche dal basso, si sono mossi per la liberazione del giornalista palestinese, rimarcando il «preoccupante» stato in cui versano la libertà di parola e di stampa in Europa, di cui il caso di Abunimah risulta solo l’ultimo esempio.
[di Dario Lucisano]
fonte https://www.lindipendente.online/2025/01/29/la-svizzera-come-liran-giornalista-palestinese-arrestato-senza-accuse-ma-nessuno-dice-nulla/
mercoledì 29 gennaio 2025
Peccato di omissione
Il peccato di omissione è forse il più grave tra quelli che vengono citati nei libri che sono sacri ai cristiani. Del resto Nostro Signore fa presente, a chi chiede di entrare nel regno dei cieli, che quando era "carcerato o malato", che non si è fatto vivo, non gli ha portato né visita né conforto: quanto ho appena scritto è , ovviamente, una mia sintesi di alcuni passi del vangelo. Girarsi da un'altra parte, far finta che non ci sia niente da vedere o su cui intervenire, stile magistratura e giornalisti durante il periodo del covid, laddove si sarebbe dovuto investigare e farsi delle domande, denota come il peccato di omissione sia più diffuso di quanto si immagini. Tanto è diffuso quanti sono i danni che esso genera. Fregarsene, come faceva o diceva qualcuno durante il famigerato ventennio , ha conseguenze nefaste non solo per il menefreghista: possiamo pensare a chi ha perso il lavoro, chi costretto a vaccinarsi ha perduto invece la salute , chi sempre in conseguenza della vaccinazione è morto, chi ha visto sgretolare amicizie e frequentazioni. E' comunque sempre, in teoria, rinsavire e cercare di porre rimedio a quanto non si è fatto, tralasciando le ragioni per cui si è rimasti a guardare senza agire. Ora più che mai è importante muoversi. Da tempo , grosso modo dal 2004, invito le persone a fare qualcosa per chi fallisce, sia economicamente che personalmente, nei rapporti umani: chiedevo, già da allora, che si si facesse sapere che i dati personali non vengono distrutti dopo tot anni come prevede la legge (non ricordo quale, ma so che c'è, che esiste); non si possono tenere sine die documenti cartacei che so, su un mancato pagamento di una cambiale e neppure far leva su questo per non concedere un fido o un prestito: ma invece si fa. Ecco cosa chiedevo e chiedo: di intervenire, di fare qualcosa o, in seconda battuta, di chiedere a chine sa di più se e cosa si può fare di immediato e di efficace. Un po' quello che chiedevo all'inizio del covid, quando qualcuno con i dpcm imponeva ai cittadini italiani divieti su divieti: chiesi a chi ne sapeva o doveva sapere più di me, se si potevano adottare provvedimenti simili, se e come si potevano contrastare, e via dicendo. Ebbene ci sono voluti anni perché qualcuno si svegliasse e spiegasse come stavano le cose. Fa specie che , sempre per anni, se ne siano fregati, intendo coloro che , come giornalisti potevano indagare, fare i famosi reportage, ma non li hanno fatti: perché era meglio stare a sentire i vari virologi, seguire gli influencer , stare dietro a guri di terza categoria che quasi tutti i giorni strombazzavano quanto succedeva, ahimè , in Italia. Ovvero il numero di contagi, criticavano l'obbligo delle mascherine e del distanziamento sociale, ma mai e poi mai un invito alla disobbedienza o al "seguirli mentre loro, e ripeto loro, in prima persona depositavano una querela o qualcosa di simile". Meglio invitare a far qualcosa di simile, ma purché venga fatto da altri. Oltre al fatto che anche famosi o famigerati avvocati, di solito non aggiornavano come secondo andrebbe fatto, sull'iter delle denunce : fateci almeno sapere come stanno andando le cose. Del resto sarebbe come aspettarsi spiegazioni su come funziona l'Unione Europea, e ovviamente farcelo spiegare da chi va lì a "parcheggiarsi" per alcuni anni e dietro lauta ricompensa. O aspettarsi che un deputato eletto nella nostra zona , venga periodicamente ad aggiornarci su cosa fa o cosa non fa in parlamento: aspetta e spera. Ci ricorderanno , forse, che mancando i decreti attuativi alcune leggi rimangono lettera morta? E che i tempi quindi per vedere qualcosa di concreto, in meglio o peggio è da dimostrare, diventano biblici? E anche qui ci sono coloro che dovrebbero intervenire e fare qualcosa ma omettono di farlo, di segnalare, di investigare. Queste persone sono false, cattive d'animo, vendicative, e con i paraocchi : e non si fanno né gradiscono domande.
mercoledì 11 dicembre 2024
Una persona che dice e sostiene quanto segue ... che cosa merita?
Il costo dell’acqua pubblica, la tendenza del mercato, il confronto con il costo medio in Europa, i dissalatori e l’emergenza idrica
Questi i temi su cui è intervenuto il commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, Nicola Dell’Acqua, ospite di #GeaTalk.
«Penso che l’acqua debba costare di più anche in Italia. Mentre in alcuni Paesi costa 5-6 euro a metro cubo, da noi costa 2 euro a metro cubo. Quindi o sbagliano gli altri, o sbagliamo noi. Ma il trend sta cambiando: si investe molto di più. Investendo sui tubi e il rimodernamento della rete abbiamo meno costi di gestione. Il costo certamente aumenterà in futuro, ma se aumenta in maniera progressiva e con un controllo di un ente, se aumenta poco, da qui a 5 anni otterremo risultati importanti», ha affermato Dell’Acqua, che poi ha aggiunto: «L’acqua è pubblica, ma non vuol dire che deve essere gratis, perché ha un costo». […]
www.lastampa.it
Quanto sopra j'ho preso e copiato dal sito https://www.imolaoggi.it/2024/12/11/commissario-governativo-acqua-costa-troppo-poco/
giovedì 3 ottobre 2024
ddl1660 ovvero lo stato di polizia voluto dal governo in carica
Dalla criminalizzazione di ogni forma di dissenso che esca dai binari del rassegnato corteo autorizzato dalla Questura (sempre che questo sia concesso, considerato quanto sta accadendo in vista di quelli per la Palestina), a nuove garanzie di impunità per gli agenti di polizia. Il Ddl 1660, impropriamente ribattezzato come al solito “Decreto Sicurezza”, è in realtà in tutto e per tutto un “Decreto Repressione”. Al suo interno, una fattispecie di reato nuova pensata per colpire ogni movimento che preoccupa il governo: operai, ecologisti, movimenti contro le grandi opere, contro la speculazione energetica e per il diritto alla casa. Una norma giudicata pericolosa anche dall’Unione delle Camere Penali, che ha proclamato un inusuale “stato di agitazione” degli avvocati contro la legge che è già stata approvata alla Camera e aspetta di approdare al Senato per il voto definitivo. Per spiegare ai lettori i caratteri preoccupanti di una legge che, se approvata in via definitiva, andrà ad apporre un nuovo chiodo sul diritto alla manifestazione del dissenso, L’Indipendente ha intervistato Eugenio Losco, avvocato da tempo attivo nella difesa di cause relative a proteste e movimenti sociali.
Partiamo dall’inizio, perché il ddl 1660 dovrebbe preoccupare più dei precedenti decreti sicurezza?
È un disegno di legge caratterizzato dalla volontà evidente di reprimere qualsiasi forma di lotta e di conflitto sociale, andando a colpire i vari movimenti e le lotte sociali in maniera specifica e dettagliata. C’è una norma studiata per reprimere gli eco-ambientalisti, una contro i lavoratori della logistica, una contro Ultima Generazione, una contro il movimento per la casa, una contro chi si oppone alle grandi opere, una contro i detenuti che protestano nelle carceri, e una contro gli immigrati nei centri di detenzione. Si tratta di un decreto repressivo concepito in modo organico, che costituisce quindi un salto di qualità rispetto ai precedenti decreti sicurezza.
Il decreto nella sua organicità si spinge oltre: mentre da una parte criminalizza il dissenso, dall’altra aumenta le difese dei corpi di polizia che hanno il compito di reprimere le proteste, è così?
Assolutamente. La pena per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, storicamente contestato in maniera molto vaga, viene aumentata di un terzo se commessa nei confronti di un poliziotto, senza possibilità di applicare le attenuanti generiche. La pena poi subisce un aggravio in caso di manifestazioni che contestano le grandi opere, una fattispecie pensata apposta per reprimere i movimenti che si oppongono alla TAV e al Ponte sullo Stretto. È stato poi introdotto un reato specifico di lesioni nei confronti di appartenenti alle forze dell’ordine, con pene molto gravi. Se normalmente una condanna per lesioni lievi prevede una pena bassa, se le stesse lesioni vengono inflitte a poliziotti la condanna varia da 2 a 5 anni. Se sono lesioni gravi, da 4 a 8 anni, mentre per lesioni gravissime si può arrivare a 16 anni di reclusione. A chiudere il cerchio viene poi concesso agli agenti di polizia il diritto di portare armi anche fuori servizio.
Il ddl si occupa anche di carceri e CPR, luoghi dove quest’anno si sono susseguite proteste, rivolte e suicidi. Un problema che il governo pare voler risolvere reprimendo le proteste anziché ragionando su come affrontare un problema sociale…
È esattamente così. Uno dei nuovi reati che più colpisce è sicuramente quello previsto dagli articoli 26 e 27 di questo disegno di legge, ossia il reato di rivolta in carcere, nei centri di detenzione amministrativa, nei CPR e negli hotspot. Non c’era nessun bisogno di introdurre un reato specifico di rivolta, dato che le azioni di protesta di questo tipo sono già fortemente sanzionate. È una norma bandiera, pensata a fini propagandistici, ma ciò che preoccupa di più è che all’interno di questi articoli è stato introdotto anche il reato di resistenza passiva. Un detenuto che rifiuterà di obbedire a un ordine impartito dalle autorità sarà punito come se avesse messo in atto un’azione violenta nei confronti degli agenti. La protesta passiva diventa reato di resistenza. Questo è piuttosto preoccupante, perché introduce nel nostro ordinamento una figura di reato inedita.
Su questo c’è il rischio che si torni ai regolamenti carcerari dell’epoca fascista, che imponevano un carcere fondato sulla punizione e la totale sottomissione del detenuto?
Sì, l’orientamento di questo governo sembra voler superare l’ordinamento penitenziario attuale che, quando è stato introdotto nel 1975, era all’avanguardia. Questo decreto mi sembra un esempio chiaro di tale volontà.
La forte penalizzazione del blocco stradale, punibile con il carcere anche se attuato in forma pacifica, colpisce in maniera chirurgica una delle pratiche maggiormente utilizzate dagli operai della logistica. Il ministro Piantedosi ha dichiarato espressamente che l’introduzione di questo reato serve a impedire che le proteste dei lavoratori della logistica possano disturbare la distribuzione delle merci. Si tratta quindi di una norma che ha il duplice effetto di reprimere chi protesta e proteggere gli interessi della controparte, rappresentata dagli imprenditori, garantendo che i loro affari non siano disturbati dai blocchi operai. La soluzione del ministro ai quasi 240 scioperi di cui parla non è quella di indagare sul perché questi scioperi vengano fatti in un settore come la logistica, dove esiste un grave problema nell’applicazione dei contratti, ma di reprimere il diritto di sciopero.
Nella stessa cornice si inserisce l’aumento della pena di un terzo previsto per chi si oppone alle grandi opere definite strategiche, che mira a colpire i movimenti in difesa del territorio, come quelli contro la TAV, il Ponte, il MUOS o la speculazione energetica. Viene inoltre aumentata la possibilità di applicare i DASPO agli attivisti, impedendo loro, ad esempio, di avvicinarsi a opere di interesse strategico come ferrovie e trasporti urbani, o di partecipare alle manifestazioni.
In definitiva, queste sono tutte misure studiate in maniera metodica per colpire ogni forma di opposizione organizzata allo stato attuale delle cose. Si cerca anche il controllo totale della piazza e delle forme di protesta.
C’è poi il “terrorismo della parola”, la nuova norma che sanziona i materiali informativi scritti. Cosa implica?
Si tratta dell’introduzione del reato di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo”. È un’altra misura che dimostra il livello di repressione pervasivo nel disegno di legge. Sarà considerato reato il semplice possesso di materiale che illustri la preparazione di congegni, armi o che parli di tecniche di sabotaggio, indipendentemente dal fatto che il soggetto intenda effettivamente mettere in pratica azioni concrete. La reclusione prevista va dai due ai sei anni. Si assiste a una forte anticipazione della punizione, nel senso che si punisce una condotta che, in termini giuridici, si definisce come “pericolo astratto”, mentre finora era richiesta almeno una minima concretezza.
Sembra che la direzione sia quella di concepire la sicurezza esclusivamente in termini di proibizione e punizione, ignorando completamente l’aspetto della sicurezza sociale. In questo modo, si passa da uno stato di diritto teorico a uno stato di polizia sempre più repressivo.
C’è senza dubbio un passaggio deciso verso un maggior autoritarismo, verso una modifica “all’ungherese” del nostro sistema. Poi sul fatto che non si investa per quanto riguarda il sociale, eccetera, non è il primo governo, forse tutti i governi recenti hanno fatto così. È ovvio che la questione di sicurezza non si risolve con la repressione, ma intervenendo nel sociale dove ce n’è bisogno. Ma questo non lo fa nessuno, né a destra né a sinistra.
Possiamo leggere questo nuovo decreto come una continuazione dei precedenti decreti sicurezza, dal decreto Minniti/Orlando al Decreto Salvini e al Decreto Caivano?
Sì, c’è sicuramente una continuità, ma questo decreto ha un impatto maggiore rispetto ai precedenti. Ha molti aspetti che richiamano un’impostazione quasi di stampo fascista. Penso, ad esempio, alle leggi che colpiscono determinate categorie in modo quasi discriminatorio, come le norme contro i Rom, la nuova definizione del reato di accattonaggio con l’aumento delle pene, o la modifica dell’articolo 146, che introduce la possibilità di applicare il carcere anche alle donne incinte o con figli minori di un anno. Oppure la norma che impone l’obbligo del permesso di soggiorno per ottenere una carta SIM e quindi un cellulare, rivolta agli immigrati.
Molti stanno denunciando principi di incostituzionalità nel ddl 1660. Lei cosa ne pensa: contiene norme contrarie alla Costituzione italiana?
Sarà sicuramente una questione da approfondire, ma a mio avviso ci sono punti che sono in aperto contrasto con la Costituzione. Pensiamo, ad esempio, all’articolo 3, che sancisce il principio di uguaglianza formale di tutti i cittadini davanti alla legge: come si concilia questo con il diritto dei poliziotti non in servizio a girare armati o con le norme specifiche rivolte ad alcune categorie sociali o etniche? C’è anche un problema di proporzionalità delle pene in relazione a certi reati, che è un altro principio costituzionale. Sono tutte questioni che potranno essere sollevate, ma purtroppo richiederanno tempi lunghi. Nel nostro ordinamento non esiste la possibilità di ricorrere direttamente alla Corte Costituzionale. Sarà necessario che un giudice sollevi la questione all’interno di un procedimento penale. Ma ci vorranno anni, e nel frattempo tutto questo impianto legislativo entrerà in vigore.
[di Monica Cillerai]
fonte https://www.lindipendente.online/2024/10/02/ddl-1660-una-norma-da-stato-di-polizia-intervista-allavvocato-eugenio-losco/