Alcuni giorni fa, Corrado Passera, ministro per lo sviluppo
economico, ha presentato la bozza di un decreto il cui fine è quello
di convincere i disoccupati a diventare imprenditori.
L’offerta è a prima vista allettante, per alcuni anni, niente Iva,
niente Irpef e tasse al cinque per cento. Una vera e propria
“pacchia”. Conoscendo, al riguardo del lavoro autonomo, ” l’aria che
tira”, sorprende non poco il silenzio che ha accompagnato la proposta.
Ma cosa sarà successo? Occorreva forse la crisi, per
rendersi conto che la colonna portante della economia italiana, è
stata , lo è tuttora e sarà sempre, il lavoro autonomo? Occorreva
forse il terremoto emiliano per capire che se le aziende chiudono, i
“conti” non tornano? Indipendentemente dalle ragioni, si
tratta di “cambiamento epocale”. Ma dove sono finiti i commentatori
politici ed economici che nei giorni successivi all’annuale denuncia
dei redditi , commentando quelli denunciati dagli artigiani, ripetono
più volte l’aggettivo scandaloso?
Mi sarei aspettato che al seguito di una proposta come questa, che
permette ad alcuni artigiani di pagare solo il 5 per cento di tasse ,
venissero indetti almeno un paio di scioperi generali.