E al contrario si sono dimostrate inette e con idee uguali a quelle di chi, ora sono al governo . Pensiamo solo al discorso di un tizio del Veneto sul TSO obbligatorio, o su ulteriori misure di restrizione: costui che è il solito che non si informa e che ripete come un pappagallo ciò che gli viene messo davanti agli occhi, non conosce proprio niente del covid 19
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domenica 5 luglio 2020
domenica 3 giugno 2018
La regola del "ma , anche"
Regola che ovviamente non mi piace né mi trova d'accordo. Ho visto il programma , venerdì sera alla 21, a Canale fa 53 del Digitale: è stato interessante sentire parlare di fallimenti, di gente cui veniva presa la casa, sfrattati e bistrattati. Sarei anche voluto intervenire, ma debbo dire che, pur non essendo finiti i miei guai , non me la sono sentita. Dover ogni volta cercare di raccontare il tutto a partire dal principio, sintetizzando perché non c'è mai tempo, e sopratutto facendo di tutto per farsi capire, non è il massimo. Poi a mio parere ci sono anche delle inesattezze: non tanto nelle vicende personali, che solo chi le ha vissute può conoscere bene e nei dettagli, laddove io potrei solo fare ciò che viene fatto a me: dare un parere o esprimere un giudizio, come fanno e hanno fatto gli altri con me, non dandomi più né fiducia né offrirmi la seconda chance. Alcuni di loro , anch'essi falliti, alcuni imprenditori, non condannano chi delocalizza , chi espatria per cercare fortuna altrove: a suo tempo ,2004 ad esempio, ricordo, mi sono espresso contro le delocalizzazioni, contro chi scriveva "design made in Italy", e in modo particolare contro chi non ha più voluto quelli come me, e cioè gli agenti di commercio, chi ha utilizzato le nuove tecnologie per ridurre il personale, senza contare l'assenza di chi avrebbe dovuto e potuto intervenire per evitare i fallimenti stessi e non perdere le famose "competenze"(tecniche, di marketing, portafoglio clienti/entrature). Mi farebbe semmai piacere , non tanto che mi si desse ragione, quanto che si allargasse il discorso al modo che si ha di produrre e distribuire, e del perché è così. Aggiungo che non godo perché altri vivono ciò che ho vissuto io: mi dà un po' di fastidio che quando ho scritto e detto queste cose , nessuno se le è filato, se ne sono tutti sbattuti i coglioni. I migliori auguri all'imprenditore che dovrebbe dare una mano al governo. Del resto mi sembra di essere un fallito di serie C o D: non sono un vero imprenditore, men che meno artigiano, e se mi intendo di seghe e di un altro tipo, di un altro genere di seghe, comprese quelle mentali. Quindi faccio parte degli sfortunati, di quelli che se dovessero emigrare sarei a chiedere l'elemosina prima di venir preso a botte e rispedito a casa: non sono un artigiano, non so niente di elettricità, né so tirare su un muro , guidare un camion, cucinare o saldare o cose del genere. Non servo a un cazzo. Nelle varie trasmissioni tv, invece, tirano l'acqua verso costoro: chi sa pescare o arare i campi, impastare la pasta o il cemento, conosce le lingue, se anche è fallito, lui sì è una vittima. Quando invece è capitato a me, ecco che sono io che me la sono cercata e voluta. Abbiate pazienza, ma non ci sto.
mercoledì 18 maggio 2016
Peccato non aver colto la palla al balzo !
Ieri a "dalla vostra parte" è stato intervistato, ha detto la sua (come si usa dire) un commerciante/artigiano di Scordia, provincia di Catania: pur essendo sardo, ma di origini siciliane per parte di padre, conosco la zona perché ho avuto un collega che abitava proprio lì. Ma non è di questo che voglio parlare, bensì della protesta da parte dell'imprenditore (così viene definito anche chi, al mattino, alza una serranda e si mette a vendere o produrre qualcosa): la sua protesta consiste nel non pagare più le tasse. Il motivo è che non ce la fa. E detto così, non vuol dire niente: del resto se i soldi non li hai e non li puoi fabbricare o ricevere in prestito, non pagheresti egualmente. Tuttavia, al posto di Del Debbio, che è il conduttore, avrei colto la palla al balzo e avrei evidenziato quanto segue: a) che è troppo alta la pressione fiscale, perciò se anche come diceva qualcuno, mi pare si chiami Marino (un onorevole del Pd, se non erro), che il pagamento può essere dilazionato in 120 mensilità, il
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lunedì 9 luglio 2012
Lettera aperta da un artigiano ai "futuri artigiani"
Alcuni giorni fa, Corrado Passera, ministro per lo sviluppo
economico, ha presentato la bozza di un decreto il cui fine è quello
di convincere i disoccupati a diventare imprenditori.
L’offerta è a prima vista allettante, per alcuni anni, niente Iva,
niente Irpef e tasse al cinque per cento. Una vera e propria
“pacchia”. Conoscendo, al riguardo del lavoro autonomo, ” l’aria che
tira”, sorprende non poco il silenzio che ha accompagnato la proposta.
Ma cosa sarà successo? Occorreva forse la crisi, per
rendersi conto che la colonna portante della economia italiana, è
stata , lo è tuttora e sarà sempre, il lavoro autonomo? Occorreva
forse il terremoto emiliano per capire che se le aziende chiudono, i
“conti” non tornano? Indipendentemente dalle ragioni, si
tratta di “cambiamento epocale”. Ma dove sono finiti i commentatori
politici ed economici che nei giorni successivi all’annuale denuncia
dei redditi , commentando quelli denunciati dagli artigiani, ripetono
più volte l’aggettivo scandaloso?
Mi sarei aspettato che al seguito di una proposta come questa, che
permette ad alcuni artigiani di pagare solo il 5 per cento di tasse ,
venissero indetti almeno un paio di scioperi generali.
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