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lunedì 9 luglio 2012

Lettera aperta da un artigiano ai "futuri artigiani"

Alcuni giorni fa,  Corrado Passera,  ministro per lo sviluppo economico,  ha presentato  la bozza di un decreto il cui fine è quello di  convincere i disoccupati a diventare imprenditori. L’offerta è a prima vista  allettante, per alcuni anni,   niente Iva,  niente Irpef   e tasse al cinque per cento. Una vera e propria “pacchia”. Conoscendo,  al riguardo del lavoro autonomo, ” l’aria che tira”,   sorprende non poco il silenzio che ha accompagnato la proposta.
Ma cosa sarà successo? Occorreva forse la crisi,  per rendersi conto  che la colonna portante della economia  italiana,  è stata , lo è tuttora   e  sarà sempre,  il lavoro autonomo? Occorreva forse il terremoto emiliano per capire che se le  aziende  chiudono,   i “conti” non tornano? Indipendentemente dalle ragioni, si tratta di “cambiamento epocale”. Ma dove sono finiti i commentatori politici ed economici che nei  giorni successivi all’annuale denuncia dei redditi ,  commentando quelli denunciati dagli  artigiani,  ripetono più volte  l’aggettivo scandaloso? Mi sarei aspettato che al seguito di una proposta come questa,   che permette ad  alcuni  artigiani di pagare solo il 5 per cento di tasse , venissero indetti almeno un paio di scioperi generali.