Visualizzazione post con etichetta infrastrutture. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta infrastrutture. Mostra tutti i post
domenica 24 febbraio 2019
domenica 17 giugno 2018
Karachi senza acqua pone il problema di cosa serva lo stato. Uno spunto per parlare di infrastrutture, le nostre!
Giuseppe Sandro Mela.
2018-06-17.
«Karachi, la più popolosa città del Pakistan, vive ormai da tempo il suo dramma: l'acqua potabile scarseggia. Di fatto, solo la metà dell'acqua necessaria – circa 2080 milioni di litri al giorno contro un fabbisogno di 4160 milioni - viene distribuita quotidianamente»
*
La vicenda di Karachi dovrebbe suggerire molti spunti di meditazione e ripensamenti.
Ma, forse, quello principale dovrebbe essere un ripensamento di cosa consista la funzione dello stato e della gestione della cosa pubblica.
La Repubblica prima e l'Impero Romano dopo ci hanno sicuramente tramandato una gloriosa storia militare e civile, ma altrettanto sicuramente sono ricordati per il loro impegno a costruire acquedotti, reti fognarie, argini fluviali, porti e strade. Gli acquedotti romani sono davvero imponenti.
Esattamente come i grandi stati dell'Europa ottocentesca si sono contraddistinti per aver concepito ed attuato grandiosi progetti di infrastrutture, dalla rete ferroviaria alle gallerie transalpine, alla costruzione di centrali elettriche e della rete di distribuzione, di grandi acquedotti e l'erezione di argini ai fiumi. Per non parlare delle bonifiche.
*
Riassumendo.
Ragion d'essere dello stato, al di là della difesa e degli interni, è la messa in opera di infrastrutture quali acquedotti e relative reti di distribuzione dell'ultimo miglio, efficienti reti fognarie, reti stradali, autostradali e linee ferroviarie, ivi comprese le alte velocità, aeroporti efficienti e funzionali, ben collegati ai centri urbani, porti allo stato dell'arte, ed una oculata politica energetica: tutti devono essere collegati alla corrente elettrica. Queste sono le principali opere, che ovviamente non escludono quelle di importanza relativamente minore, meno vitali, quali, per esempio, la tutela del patrimonio artistico della nazione.
La lettura dei bilanci statali europei degli ultimi decenni è invece sconsolante.
Lo stato si è trasformato in un ammortizzatore sociale che elargisce stipendi per lavori non produttivi, garantisce pensioni e cerca di gestire alla meno peggio il welfare.
Nulla di cui stupirsi se alla fine sistemi di tal fatta si inceppano fino quasi a smettere di funzionare.
E questo è il quadro che abbiamo sotto i nostri occhi e che sta segnando il declino del continente.
mercoledì 6 febbraio 2013
Peggio di così si vota
DI GIANNI PETROSILLO
conflittiestrategie.it
Quando un Paese non è in grado di esprimere una seria leadership politica e, pertanto, proiettarsi con le sue idee e visioni peculiari in un mondo in costante evoluzione, quando è incapace di programmare il suo avvenire, prossimo e lontano, diventa facile preda degli istinti rapaci degli avvoltoi della finanza e delle bestie sociali più retrive (industriali, economiche, ideologiche), le quali assorbono tutte le energie dello Stato distruggendo le ultime speranze di ripristinare un corso degli eventi più favorevole alla collettività, mentre ci si trova nel bel mezzo di una tempesta sistemica globale.
Queste colonie di saprofiti che si chiamano partiti, sindacati (operai e padronali), cda di banche arraffatrici e di imprese decotte ed assistite, giornali asserviti, esattori incalliti, burocrati pervertiti, predicatori inviperiti e razzolatori invertiti, si moltiplicano nel tessuto connettivo comunitario divorandolo fino all’osso.
Quando un Paese non è in grado di esprimere una seria leadership politica e, pertanto, proiettarsi con le sue idee e visioni peculiari in un mondo in costante evoluzione, quando è incapace di programmare il suo avvenire, prossimo e lontano, diventa facile preda degli istinti rapaci degli avvoltoi della finanza e delle bestie sociali più retrive (industriali, economiche, ideologiche), le quali assorbono tutte le energie dello Stato distruggendo le ultime speranze di ripristinare un corso degli eventi più favorevole alla collettività, mentre ci si trova nel bel mezzo di una tempesta sistemica globale.
Queste colonie di saprofiti che si chiamano partiti, sindacati (operai e padronali), cda di banche arraffatrici e di imprese decotte ed assistite, giornali asserviti, esattori incalliti, burocrati pervertiti, predicatori inviperiti e razzolatori invertiti, si moltiplicano nel tessuto connettivo comunitario divorandolo fino all’osso.
Etichette:
burocrati,
cda,
conti pubblici,
dismissioni,
energie,
eni,
finmeccanica,
imu,
infrastrutture,
iran,
leadership,
libia,
paese,
partiti,
privatizzazioni,
sindacati,
siria,
speculazioni,
svendite,
welfare
martedì 24 luglio 2012
Invidiabile Spagna
Di ritorno dalle Canarie: se devo valutare da quest’angolo della Spagna
che ho visto, penso che quel Paese sia meglio attrezzato dell’Italia di
fronte alla crisi, e che si solleverà prima di noi. Anche là vige il
disprezzo per i politici e la politica; cresce, persino più che da noi,
la consapevolezza dei privilegi e del parassitismo delle burocrazie
pubbliche, il che è un buon segno di vitalità politica della
popolazione, che mette sotta accusa i salari sicuri degli statali mentre
nel settore privato la disoccupazione è alle stelle. Ma visto come
stiamo messi noi, vorrei fare il cambio. Ecco alcuni motivi:
Infrastrutture
Infrastrutture
D’accordo, durante il boom edilizio (causato dai tassi eccessivamente
bassi che l’euro «germanico» ha chiesto per indebitarsi, e dalla banche
tedesche, rigurgitanti di capitali, che li hanno offerti in eccesso
agli iberici) s’è costruito troppo, ed ora è scoppiata la bolla
edilizia. Ma ciò che colpisce, è la quantità e la qualità delle
infrastrutture progettate ed attuate dalla «politica». Se i politici
spagnoli hanno rubato, non si sono tenuti tutto loro; hanno anche
attrezzato il Paese per la modernità. Strade extra-urbane nuove
fiammanti a Lanzarote, autostrade a quattro corsie (e gratis) a
Tenerife; non una buca nell’asfalto, non un lampione bruciato, e
ovviamente non un cartello perforato da gragnuole di proiettili (tipico
del folklore in Sicilia e Calabria). Nella capitale Santa Cruz, che è
pur sempre una cittadina di nemmeno 230 mila abitanti, grandiosi spazi
culturali firmati da archistar (tipico l’auditorium ideato da Calatrava,
e lo Espacio de Las Artes dello svizzero Herzog) che possono non
piacere, ma testimoniano l’impegno dei pubblici poteri per la
cittadinanza, ospitano mostre, biblioteche, teatri.
Due aeroporti che non sono affatto cattedrali nel deserto, anzi
frequentatissimi da voli internazionali (arrivano 5 milioni di turirsti –
che poi tornano, al contrario di quelli che vengono in Sicilia).
Immensi parcheggi sotterranei publici, che da noi non si sono mai fatti
perchè «il Comune non ha i soldi» o «il comitato di quartiere si oppone»
o non ci si mette d’accordo sulle mazzette. Un sistema-modello di
trasporti pubblici: la piccola capitale canaria ha una metropolitana
leggera nuova fiammante (del 2004, finanziata da Fondi UE) che tocca
tutte le zone che contano, e fa’ capolinea all’Intercambiador:
ossia alla grande stazione dei bus («guaguas», nel gergo locale), su sei
livelli con scale mobili, da cui si può raggiungere qualunque villaggio
dell’isola a prezzi popolari dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio
sottostante, che basta a 1400 veicoli.
Etichette:
calabria,
canarie,
costi,
craxi,
infrastrutture,
juan carlos,
maurizio blondet,
metropolitana,
politici,
putin,
quirinale,
rischiocalcolato,
russia,
santa cruz,
sicilia,
spagna,
tenerife,
turisti
Iscriviti a:
Post (Atom)
