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lunedì 5 febbraio 2018

Migranti? Ma come fanno a pagarsi il viaggio? Qualche volta una spiegazione si trova (se si cerca)

Microcredito e migrazioni di massa: la finanziarizzazione della disperazione

È una domanda che tutti, almeno una volta, ci siamo posti: chi finanzia i costosi viaggi della morte che spingono migliaia di disperati su imbarcazioni di fortuna, tra mille peripezie e l’incognita dell’approdo?
Molti giornalisti si sono impegnati nella ricostruzione dei calvari degli emigranti per arrivare al porto di partenza, delle condizioni schiavistiche cui sono sottoposti dalla criminalità locale. Ma rimane irrisolto il tassello iniziale di queste tragiche diaspore, ossia la disponibilità di somme di denaro ragguardevoli, esorbitanti se rapportate al tenore di vita locale, per intraprendere il viaggio. Le inchieste in merito sono limitate e le nostre domande cadono nel vuoto.
Nel cercare di comprendere questo enigmatico fenomeno ci viene in aiuto uno studio condotto dalla sociologa Maryann Bylander in Cambogia tra il 2008 il 2010. Analizzando la frequenza e le modalità di emigrazione della popolazione  si scopre una correlazione diretta tra espansione del microcredito e aumento dei flussi migratori verso l’estero. Stesso nesso si riscontra in un altro Stato del Terzo Mondo, il Bangladesh, paese di origine di circa un decimo dei migranti che ogni anno arrivano in Italia (oltre 10 mila nel solo 2017). E’ qui che, grazie all’appoggio di illustri sostenitori come i Clinton e Bill Gates e con il sostegno della stessa Banca mondiale, venne creata nei primi anni ’80 la Grameen Bank, istituto finanziario che concedeva denaro alle persone più indigenti, impossibilitate ad avere accesso al credito, con il fine “filantropico” di offrirgli un futuro migliore. I prestiti concessi si tramutarono in un incentivo all’emigrazione per la popolazione locale, priva degli strumenti e delle possibilità di investire le somme ricevute in modo proficuo e di poterle restituire con i dovuti interessi. In men che non si dica si è venuto a creare il business dei cosiddetti “migration loans”, un affare d’oro per organizzazioni non governative come BRAC (Bangladesh Rural Advancement Commitee), leader nel settore.
Il sito istituzionale dell’organizzazione  bengalese – attualmente la più grande al mondo e prima nella classifica delle cento migliori ONG secondo il Global Journal – nella specifica sezione “Migration loans” dichiara : “In Bangladesh, le scarse opportunità di lavoro per una popolazione in età lavorativa in crescita comportano che molti giovani, uomini e donne si trasferiscano all’estero per lavorare. Sebbene sia spesso un investimento che vale la pena fare, i costi iniziali per andare all’estero sono considerevoli (…) BRAC offre alle persone in cerca di lavoro all’estero prestiti per emigrare, progettati per soddisfare le esigenze di finanziamento dei lavoratori migranti in modo gestibile e conveniente. Il programma di microfinanza controlla anche la validità dei contratti e dei documenti di viaggio per garantire che i clienti non siano vittime di frodi da parte di agenti non autorizzati. (…) A giugno 2016, BRAC ha contribuito a finanziare 194.000 lavoratori migranti che cercano lavoro all’estero.”
Ma non solo, oltre a fornire i finanziamenti e l’assistenza per emigrare, l’organizzazione non governativa più grande al mondo si occupa anche di come ottenere il rimborso e il pagamento del prestito. Nella stessa sezione del sito, infatti, sotto la dicitura “Prestiti di rimessa” si legge: “BRAC fornisce ulteriore supporto alle famiglie dei migranti sotto forma di prestiti di rimesse. Questi prestiti sono progettati per offrire maggiore flessibilità alle famiglie che fanno affidamento sulle rimesse mensili inviate da un familiare che guadagna all’estero.” Tali prestiti, spiega l’ONG, consentono alle famiglie di accedere a somme di denaro forfettarie per fare investimenti o spese mentre aspettano di ricevere le rimesse inviate dall’estero. Si tratta “di scommesse sicure per la famiglia e per BRAC perché i clienti hanno un flusso di guadagno assicurato con cui pagare costantemente le rate ogni mese.” Tra giugno 2014 e giugno 2016 BRAC ha offerto questo servizio a oltre 40.000 famiglie.
Un business sul business quello di BRAC, che opera non solo in Asia ma anche in America Latina e in molti paesi dell’Africa. Vengono concessi finanziamenti non per lo sviluppo dell’economia locale, bensì per incentivare l’emigrazione, secondo un infondato modello di sviluppo economico che vede nelle rimesse da parte dei migranti una fonte di crescita per il paese d’origine. In realtà è provato che tali rimesse, laddove riescano a ripagare il debito contratto dalla famiglia per il viaggio all’estero, vengono destinate per lo più al fabbisogno e ai consumi primari e non agli investimenti e alla attività produttive locali. Non sono rari i casi drammatici di vite immolate per ripagare il prestito, dall’aumento dei suicidi riscontrato in alcune zone dell’India alla vendita di organi da parte di cittadini bengalesi.
Un affare d’oro quello delle rimesse – a latere del quale prolifera il settore delle agenzie di recupero del credito – che ha visto un incremento in termini globali di oltre il 50% in soli 10 anni, per una cifra complessiva di 445 miliardi di rimesse nel solo 2016, il 13% delle quali è stato inviato in Africa (dati Ifad). E proprio verso questo continente inviare denaro sotto forma di rimesse è particolarmente oneroso, con commissioni che vanno dal 10 fino al 15%.

Un sistema perverso e ben oleato di finanziamenti, tassi di interesse e commissioni che fa della disperazione il proprio fulcro.
È la finanziarizzazione della povertà e delle vite umane, una delle tappe più sciagurate di un modello economico globale antisociale e regressivo.

fonte https://scenarieconomici.it/microcredito-e-migrazioni-di-massa-la-finanziarizzazione-della-disperazione/

lunedì 27 febbraio 2017

Ladri di vita

Quando ti viene tolta la possibilità di vivere in modo dignitoso, comincia un calvario, breve o lungo, che può portarti anche al suicidio.
Direte? Che vai subito al sodo? Sì, oggi vado dritto all'obbiettivo. 
Mi fa un po' rabbia, anzi mi fa incazzare, che la gente sia costretta a pensare che le cose veramente importanti siano le ricostruzioni di strade, gli stadi, edifici da rimettere in sesto, quando queste stesse cose potrebbero essere rimesse egualmente a posto se, invece di accanirsi a non concedere crediti, invece di marchiare a vita chi è stato iscritto nelle centrali rischi (comprese quelle abusive e non ufficialmente riconosciute che, guarda caso, sono quelle che effettuano un dossieraggio e possiedono banche date vecchie di 40 anni e anche di più), invece di offrire la seconda chance , relegano ai margini della società persone e famiglie, mentre si prodigano in raccolte fondi, sottoscrizioni, finanziamenti, reinserimento, di persone che o sono forestiere o sono ex detenuti.
Cioè per le persone cosiddette normali, il famoso uomo della strada, non c'è trippa ,non ci sono opportunità: anche quelle che una volta c'erano oggi non ci sono più.
Mi chiedo dove sono e se ci sono persone in condizioni di studiare e valutare se ci sono o meno delle scappatoie, dei pertugi, dove ci si può inserire per poter ritornare a vivere: campi da coltivare gratis? Solo per i disoccupati locali; un privato cittadino ha invece offerto dei campi da coltivare ma ai migranti.
Corsi professionali gratuiti, per diventare chef, barista, pizzaiolo? Sì, ma ai migranti; se sei cittadino italiano, e vuoi fare un corso, te lo paghi.
E si potrebbe continuare, dai business plan  gratis, ma per i migranti, al credito agevolato con corsie preferenziali, sempre per i migranti, così come le chance per poter avviare e aprire un'attività commerciale o artigianale.
Allora mi sono chiesto se chi mi ha marchiato a vita facendomi fallire nel 2004 è o non è un ladro di vita? E sopratutto perché per me non c'è stata la seconda possibilità?
E sono o non sono ladri di vita, quei funzionari che studiano le leggi e precludono, ai falliti e ai protestati, di accedere ai finanziamenti? Sono o no dei ladri quei legislatori che impongono dei requisiti impossibili da possedere?
Posso continuare entrando in particolari disgustosi per la maggior parte di chi potrebbe leggere queste righe maledette, ma nomino una forma mentis che ha distrutto e continua a distruggere l'economia piccola e spiccia: le centrali acquisti.
In particolare Consip e gli acquisti centralizzati: la famosa siringa che costa X a Cagliari e Y a Modena, ignorando che ci sono servizi, come le manutenzioni ad esempio, che devono essere veloci , così come la qualità minima richiesta è una cosa, mentre la qualità più elevata è un'altra cosa: e lo dico pensando al mio passato di venditore di arredamenti per ufficio, laddove un piano di scaffale con portata di 120 kg è una cosa, mentre è un'altra cosa un ripiano con portata di 30 o 40 kg.
Ora la gente, spinta dai media in cerca di scoop , sparano sugli acquisti dei comuni o delle regioni, ignorando che un servizio di controllo sugli acquisti esisteva in passato, e tutti o quasi gli enti ne avevano uno: che poi questo strumento fosse controllato dai politici locali , mazzettari o ci fosse un palese conflitto di interessi, non sarebbe una novità ma il rimedio esisteva ed esiste.
Basta evitare che chi controlla abbia ,appunto, interessi in merito, e che non ci siano persone che hanno dieci o venti poltrone da occupare ogni mese e per questo ricevano stipendi mega. O no?

mercoledì 25 novembre 2015

Gli affari sono affari ma...

Tempo fa avevo accennato al fatto che alcuni mobilieri della Sicilia,si erano lamentati del fatto che delle aziende da cui loro si approvvigionavano vendessero anche a terzi: nella fattispecie si trattava di vendite al cliente finale effettuate da studi progettazione, anzi studi di architettura. I colpevoli erano i rappresentanti che, per fare affari o per non perderli, si erano adoperati affinché le aziende vendessero anche a questi studi. Le cose, per me che non ho la memoria corta, è vero che sono andate così ma, non è cosa di oggi che le aziende produttrici o che commercializzano mobili e affini, siano delle vere e proprie volpi: infatti sono state loro le prime che durante i numerosi (60 se non erro) saloni del mobile di Milano, vendevano a cani e porci. Il business prima di tutto, ogni lasciata è persa, meglio un uovo oggi: ergo già negli anni 80 ci sono state aziende che nella Roma degli appalti centralizzati, degli acquisti effettuati per tutta la penisola, avevano oltre che una sede staccata,(si direbbe oggi un ufficio lobbista, creato ad hoc per ungere), anche veri e propri show room ,con tanto di addetti. Per non parlare di uffici analoghi nelle regioni, almeno in quelle che potevano "dare" (fatturato). Erano gli anni, gli 80, in cui nascevano le prime aziende di contract e alcune aziende si convertirono a quel mercato eliminando, già da allora, i collaboratori e accorciando la filiera: dal produttore al consumatore.
Ciò che fa specie, nel ragionamento e nell'incazzo dei mobilieri sia siciliani che di altre regioni (la mia compresa), è che se io sono rappresentante o anche un progettista o un arredatore, "tu puoi comprare e vendere ciò che vuoi e a chi ti pare e piace": io invece no. Il punto è anche che se io ,come rappresentante ammesso e non concesso che venga da te ricevuto e tu mi conceda, quindi, il tuo tempo , ti propongo le mie aziende, ecco che se tu mi dici di no io non posso cercare di vendere direttamente i miei prodotti, quelli che rappresento. In poche parole se tu mi dici di no, io dovrei andare a chiedere l'elemosina o aspettare che tu ti degni di prendermi in considerazione: l'esperienza poi, non essendo di primo pelo, insegna che una cameretta o una cucina oppure un divano,seppure esposti, non significa che tu poi continuerai o comincerai a venderli; assai spesso sono acquisti fatti apposta per tappare la bocca e mettere gli agenti con le spalle al muro. E' come se tu mi dicessi: ti ho accontentato...adesso aspetta (e spera, aggiungo io). In tutto questo gioco al massacro, le uniche che guadagnano sono le aziende produttrici, in quanto loro è già da sempre che ,nella stragrande maggioranza dei casi, hanno venduto ai clienti finali, quelli che in gergo si chiamano "privati": che poi fatturi e consegni un mobilieri che "non può dire di no all'azienda" o che lo faccia un prestanome, poco importa. Oggi come oggi il problema non si pone, dato che i negozi aziendali o i falsi outlet (anche questi aziendali) non sono che un modo moderno per vendere, che poi è ciò che interessa davvero i produttori e i venditori di mobili e arredamenti (ufficio o casa non è diverso). A ciò aggiungerei i primi portali ( che inizialmente ospitavano anche noi agenti) nonché i siti veri e propri delle aziende, cui si aggiungono i nuovi portali che sono nati apposta per far fuori i rappresentanti e i vari studi di progettazione.
Ne sono trascorsi di anni dalla nascita dei numeri verdi, dei fax, e dall'uso della posta elettronica e del carrello e negozi virtuali: gli affari erano e sono ancora di più affari, ma anche i figli di puttana e le carogne erano e rimangono tali.Come sempre prima ti corteggiano, ti fanno lavorare e gli fai la piazza, portando il loro nome: poi ti fottono, mandandoti via. Alcuni colleghi, infatti, vendono ormai come i negozianti, senza avere negozio o con spazi espositivi risicati, ma fanno selezione e comprano dove e come gli conviene. Così si fa e al diavolo i portali e le aziende blasonate.

lunedì 24 agosto 2015

Miti da sfatare

O da rivedere. Tra i miti da sfatare c'è quello che vorrebbe che se non ci fossero lavoratori immigrati, le aziende, la nazione, e le attività produttive in genere, si fermerebbero. Non ne sono per niente convinto. Ho visto lavoratori stranieri lavorare in aziende , ma così come ne ho visto pure italiani. Così come non è né esatto né corretto affermare che gli stranieri pagano le tasse: le pagano come le pagano i lavoratori , dipendenti, italiani. Cioè le tasse, i contributi inps, vengono versati dal datore di lavoro, così come avviene per i cittadini italiani: semmai qualora si tratti di lavoratori autonomi, allora occorre vedere se come dove quando questi, al pari dei cittadini italiani, pagano o eludono o evadono. Ed è qui che occorre fare dei distinguo: da anni, da prima delle invasioni di extracomunitari , sostenevo che un conto è chi non paga le tasse perché non può, e un'altra cosa è chi, ad esempio, come pare facciano sopratutto i cinesi, "fa morire la propria azienda dopo tot anni". Ma lo fanno anche gli italiani: sì ma gli italiani vengono inseguiti e ricercati, mentre con i cinesi pare, almeno in gran parte del paese, non si faccia niente. Così come da tempo rimarco come le tasse siano da abbassare, affinché siano sostenibili e non si debba ricorrere a trucchi o a delocalizzazioni. Due cose e poi vado avanti: se ci sono imprenditori che sostengono gli extracomunitari, può essere che questi capitani operino in regime di assenza o ridotta concorrenza, se non in posizione predominante. Ed è per questo che avere in azienda lavoratori che possono essere pagati di meno e fatti lavorare di più, sia conveniente per queste aziende: e non c'è bisogno di andare a ricercare in zone particolari: è sufficiente entrare dentro alcune cucine di ristoranti, e vedere chi lava le verdure o fa il lavapiatti, e poi sapere se ha un contratto e di che tipo, o come e quanto viene retribuito. Non ce l'ho con chi deve far quadrare i conti, semmai mi posso anche incazzare perché da tempo immemorabile indicavo nelle tasse e nel costo del lavoro, un tallone d'Achille per chi fa impresa: ai miei tempi un operaio montatore di mobili costava, preso da una società di servizi, circa 200 mila lire, tutto compreso, e per le solite 8 ore. Se poi fosse un professionista non è il caso di discuterne, se invece fosse conveniente averlo a libro paga o pagarlo in nero, invece era ed è una valutazione da fare ancora oggi. Ecco che chi non risolve le questioni su costo di lavoro e tasse, non aiuta la ripresa del paese. L'altra cosa da dire è sempre sugli stranieri: una badante che compra all'Oviesse o all'Auchan, non aiuta granché il paese che la ospita e le dà lavoro, alla stessa stregua di un senegalese che compra in un Ld o al Conad, o ancora chi tra questi non acquista un paio di scarpe o un capo d'abbigliamento in un negozio tradizionale che non siano Decathlon o Footlocker , o che mai e poi mai consuma una colazione in un bar (che non sia quello dentro una città mercato). Potrei continuare ma penso sia chiaro il succo del discorso: cioè queste persone qui non lasciano che pochi centesimi e come i cinesi, mandano il più possibile soldi all'estero. Si può approfondire finché si vuole, magari facendo riferimento ai falsi ricongiungimenti familiari o alle strade invase da negozi cinesi (potrei ricordare l'ammonimento di un noto poliziotto cagliaritano, ma vorrei ritrovare l'articolo sul giornale e riproporlo così come è stato detto), ma ci porterebbe a scavare un voragine col rischio di essere ingoiati. Quindi sfaterei sia il mito che senza gli stranieri non si va avanti e non si sta in piedi, sia il fatto che ti danno qualcosa, dato che non consumano niente di nostro: poi sul fatto che non si vogliano integrare, penso sia palese e manifesto, dato che stanno per i fatti loro e siamo noi che dobbiamo andare incontro alle loro esigenze e richieste e soddisfarle. Quindi luoghi di culto e di incontro ove poter praticare sport , sono alcune delle cose che vengono richieste dai loro rappresentanti. Una cosa che alcuni cominciano a notare e come ci siano una miriade di volontari disposti ad aiutare questi stranieri e come non ci siano volontari per aiutare chi è fallito, chi non riesce ad andare avanti con il proprio lavoro autonomo: non solo, ma per i primi ci sono i megafoni dei media, tg e servizi in prima seconda e terza pagina nei quotidiani, omelie nelle chiese e dichiarazioni di attestazione di stima nei vari meeting, per gli altri nisba. Non so ma qualcosa non quadra, e mi infastidisce chi forte del proprio lavoro ben protetto e tutelato o del posto fisso intoccabile e ben retribuito, auspica l'accoglienza mentre non si fa nulla perché chi è finito fuori gioco non è aiutato a reinserirsi. Del resto c'è chi ha visto un bel business pulito con l'arrivo degli immigrati: non si deve commettere nessun crimine creando onlus, ong, società o coop varie , per inserirsi per bene. Una mia amica mi faceva notare che se l'Ungheria o altri paesi chiuderanno e renderanno difficile il passaggio di immigrati attraverso i loro confini, questi prenderanno ,forse, la via dell'Adriatico e arriveranno, come fecero anni gli albanesi, proprio da lì.

domenica 17 febbraio 2013

Chi ha paura del messaggio cristiano?

Da un bel po' di tempo il cristianesimo, soprattutto nella versione "cattolica", è oggetto di critiche, legittime, attacchi mirati, ben altra cosa: come ho già scritto mi dispiace che certe attenzioni vengano riservate esclusivamente ai cattolici mentre vengono lasciati fuori ,che so, gli anglicani o i valdesi.Da cosa? Da domande su temi caldi, fecondazione assistita o matrimoni gay. Ma invece, dicono alcuni, le posizioni degli altri sono note: me ne frego, chiedi anche a loro, e durante un tg o su un quotidiano,riportale ,comprese quelle altrui ossia musulmani e buddisti ,tanto per citarne alcuni. Il messaggio cristiano che invece viene ignorato e boicottato, festività natalizia abolita dalla Ue a parte mentre invece ricorda e menziona tutte le festività e ricorrenze altrui, è quello della solidarietà e della fratellanza, del dare agli altri:e già solo questi tre punti sono in antitesi con i messaggi dei media e dei governi nazionali. Lo dimostra il fatto che si sono dati i soldi alle banche e non gli aiuti, in denaro e immediatamente, a chi ne aveva bisogno. Gesù poi andava lui e non mandava email o fax, parlava e si confrontava, non fuggiva e sopratutto amava il prossimo, aveva sempre parole buone e non prese per il culo, false e menzognere come quelle che si sentono,amplificate dai media compiacenti, a ogni ora del giorno e della notte. Ricordatevi del vecchio governo, quello di Prodi e del ce lo chiede l'Europa, dobbiamo essere più flessibili, e le parole di Ciampi quando in Cina disse agli imprenditori italiani, di investire in Cina, di non avere paura. Non che i successori di entrambi, Monti compreso, siano meglio.Ma parafrasando Kennedy senior dico: perdonateli ,ma non dimenticate mai i loro nomi.

lunedì 3 settembre 2012

Soya: il falso cibo

Avendo "perso",non per colpa mia, il "mio vecchio blog", ripropongo questo post che ho dovuto "rubare" al blog igienismo-igiene naturale. Mi pare un tema interessante, da discutere. 
"Soya il falso cibo" di Maurizio Blondet
05/01/2007 Qualche anno fa, in Svezia, una ragazzina ebbe un attacco d’asma dopo aver mangiato un hamburger in un noto fast-food, e ne morì. Le analisi rivelarono che la causa della morte era la piccola percentuale di soya (2,2 %) contenuta nella carne macinata,che aveva scatenato la fatale reazione anafilattica.Le successive indagini ordinate dal ministero della Sanità hanno appurato che cinque giovanissimi svedesi erano morti per shock da soya tra il 1993 e il 1996 e tutti ne avevano mangiata senza disturbi fino al giorno dell’attacco.