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mercoledì 25 ottobre 2017
Un po' di ignoranza ...mia
In teoria dovrei essere un esperto nel settore dei mobili, almeno per quelli d'ufficio, avendoli venduti per anni, sapendo come sono fatti dato che ne ho pure costruito qualcuno: come pure so montarli e smontarli, e quindi dovrei pure distinguere quelli "buoni" da quelli "meno buoni o dozzinali". Un tempo mi era stata ventilata la richiesta di poter diventare, all'occorrenza, perito e poter stimare il valore, anche in caso di pignoramenti: ovviamente ho messo le mani avanti, dato il mio pensiero, le mie considerazioni, su pignoramenti e aste. Dicevo , all'inizio, in teoria e nel titolo scrivevo ignoranza. Leggevo oggi un post pubblicato su comedonchisciotte.org dal titolo che è ,per me almeno, tutto un programma : Ikea. Sono come sempre sincero, e mi sono detto: speriamo che ne parlino male, dato che mi stanno sui coglioni. Perché? Perché secondo me già solo come marchio è notevolmente sopravvalutato, nel senso che c'è di meglio: basta voler cercare, e si trova. Ma l'articolo, purtroppo, aveva un altro taglio, era più che altro uno spunto per affrontare altri temi. Su un punto, quando si parla di truciolare e melaminico o nobilitato, farei dei distinguo, mentre non entro in merito al fatto che l'autore, per carenza di pecunia, non abbia potuto fare realizzare da un artigiano la libreria in legno. Anzitutto c'è truciolare e truciolare, come pure c'è melaminico e melaminico: se si generalizza, si sbaglia, perché si attribuisce un valore basso ,che può avere un truciolare, a tutti i tipi di truciolare. Ho venduto mobili, che per sventura, per una pompa che non ha funzionato a dovere, sono rimasti non una e neanche due ore immersi in acqua: ma oltre nove ore. E non si sono gonfiati. Il truciolare per esempio, può essere a fibra corta o lunga e non solo ,come scriveva l'autore del post, realizzato con i resti delle lavorazioni del legno e cartone: se per questo c'è chi ci mette pure i chiodi e gli stracci. Ma c'è pure truciolare ignifugo e melaminico antiriflesso e antigraffio: ciò non significa che sia il non plus ultra. Se fosse per me, ad esempio, sceglierei oggi come oggi, una libreria a spalla intera , con i ripiani regolabili con il passo giusto, cioè non i ripiani fissi o comunque con distanza troppo ampie tra un piano e l'altro: libreria ovviamente attrezzabile , con ad esempio un piano scorrevole ad altezza scrivania, così da poter poggiare sia un libro da consultare velocemente, sia poter poggiare e usare eventualmente un tablet; o ancora poter montare un cassetto porta cd o altro che si voglia tenere chiuso. Al contrario farei modificare il retro, lo schienale della libreria, oppure, se fosse previsto, le ante dovrebbero essere forate: per far respirare i libri o le ante sono forate, a rete, o lo dovrebbero essere lo schienale. E' vero che i libri devono essere protetti, ma devono respirare. Dopo tutto questo e senza entrare in ulteriori dettagli, due cose: la prima è che mobili validi e senza spendere cifre elevate, se uno vuole cercarli riesce a trovarli, e anche made in Italy e non China o comunque esteri. In più te li consegnano a casa, li montano e ,se i montatori sono persone serie, e ce ne sono, vedi anche come è fatto il mobile: chi vende i mobili, se è persona seria, sa come sono fatti e non dovrebbe avere paura di spiegare cos'è il truciolare, dirti tutto ciò che sa sul mobile e senza per questo annoiare. Poi ognuno di noi ha la propria corda e ...si impicchi pure. In ogni caso sono ignorante, stando a tutta la gente che va a comprare da Ikea, e data la carenza di mobilieri e di aziende produttrici: peccato, era il mio lavoro e me lo hanno portato via, impedendomi di proseguire e guadagnarmi il pane. Dimenticavo che alcuni considerano i mobili solo per il prezzo: peccato ! La filosofia di chi produce, l'ho vista cliccando su una scarpa, in apparenza bella e pure fatta bene stando alle caratteristiche: purtroppo fanno la vendita diretta, non hanno negozianti e, forse, nemmeno agenti di commercio. Non mi interessa comprare da chi crede che la rete vendita sia un peso morto, sia inutile o peggio ancora dannosa.
lunedì 3 luglio 2017
Il servizio
C'era la mania di esaltare Ikea, e credo ci sia ancora (non so se negli sketch in tv o nei teatri, dove non si sono limitati a nominare la multinazionale ma ho visto delle scritte che ne riportavano il nome e il logo, è riportato nelle locandine o in sovraimpressione "programma con inserti o inserzioni pubblicitarie"), perché compravi e ti portavi e montavi , da solo o con l'aiuto (gratis o a pagamento) di chi vuoi tu i mobili: da qualche anno, in diversi paesi tra cui la Gran Bretagna, la tendenza è cambiata, e c'è un servizio, che di certo c'era anche prima, che è scelto da molti clienti,ovvero sia il servizio di trasporto e montaggio a domicilio. Il punto è che , nell'imposizione del pensiero unico, se tu ti facevi portare e montare gli arredi dalla Ditta , eri considerato un coglione perché non sapevi fare nulla, il servizio è un costo aggiuntivo ritenuto esagerato, e poi ti saresti perso la possibilità di divertirti (con gli amici o i parenti, promossi sul campo come "montatori esperti e facchini"). Oggi invece, c'è chi parla di servizi o ne riparla, perché il sottoscritto ha sempre effettuato i rilievi sul luogo dove i mobili sarebbero dovuti essere, in caso di acquisto, trasportati e montati, al pari dei preventivi scritti: del resto ai miei tempi, ma penso anche ora, nei preventivi per gli enti pubblici, era prevista "una dichiarazione firmata di aver preso visione dei luoghi dove dovrà avvenire, in caso di aggiudicazione, la fornitura". Ciò vuol dire che devi sapere se c'è un ascensore o un montacarichi, se c'è energia elettrica, come sono eventualmente le scale e i gradini, se in zona c'è o meno parcheggio per carico e scarico (dovrai portare via eventuali imballaggi) ecc. Tutto questo veniva considerato un surplus, qualcosa che faceva lievitare il costo dei mobili, come se non sia un costo noleggiare un furgone, comprare voltaren per la schiena, panini e bibite per la squadra di montatori, ricordarsi che le librerie e di certo i pensili vanno fissati con tasselli e che devi avere il trapano e sapere che punte usare (oltre a dovertele comprare senza sbagliare), così come i cacciaviti e, dulcis in fundo potrebbe servirti una scala...a norma. Oggi invece sembra vada di moda il servizio al piano. Peccato che per anni hanno sfottuto chi questo lo ha sempre offerto, e in passato i montatori erano a libro paga, in quanto oltre al lavoro presso i clienti effettuava anche il cambio e la sostituzione dei mobili in esposizione, nonché tutti i lavori di falegnameria e il "su misura" per ,appunto, i clienti. Ma è meglio svilire l'italiano medio, definendolo incapace di usare la sega (semmai di farsela) e di distinguere una punta da muro o un tassello di ferro da uno di gomma o di plastica o che non sa che esistono chiodi da muro e da legno: quindi è giusto che ci siano i redazionali per le catene del fai da te, che si esalti l'azienda svedese. Peccato che un servizio per montaggio dei mobili te lo offra direttamente qualsiasi mobiliere, così come i mobili della ditta svedese li trovi un po' dappertutto e a prezzi simili o anche inferiori. Se poi vogliamo invece parlare di qualità, è un'altra questione, mentre rimane in piedi il concetto di servizio che ,sempre chi fa opinione, tende a voler eliminare dalla nostra vita. Infatti è stato imposto in tutti i campi il distributore automatico di ogni cosa, dal caffè alle bevande e ai cibi, tra poco o forse c'è già anche per la pizza; da tempo c'è il distributore di carburante e il sexy shop, così come il self service per il cibo in diversi locali con menù a prezzo fisso. Se non sposi questo modo di vedere e vivere la vita, sei fuori tempo e rimani fuori dal mondo e anche senza sigarette se non sai far funzionare "la macchinetta". In Francia puoi anche fare il pieno di gas alla tua auto,cosa che anche da noi avverrà se non cambieranno le leggi francesi sul terrorismo, così da creare qualche nuovo business e limitare ancora di più le libertà. Il servizio dovrebbe essere visto come una sicurezza in più per avere e godere di ciò che ci serve o vogliamo: nel caso del mondo del mobile, che in parte conosco, ti allevia la fatica, ti salva la tappezzeria dell'auto, non ti fa scalfire i muri e le porte di casa, ti impedisce di fare dieci buchi sulla parete quando ne bastano due o tre ma fatti bene, sei sicuro che la libreria o l'armadio non ti cadano in testa e,se trovi dei montatori competenti e puliti, stai sicuro che ti chiederanno la scopa per pulire e porteranno via gli imballaggi. Oggi invece per servizio si intende l'acquisto on line, la consegna veloce, ma ciò che non c'è e non so se ci sarà è il rapporto umano, il poter parlare con chi ti può consigliare. E' stato privilegiato altro ma non il dialogo. Non dico che devi essere contrario o impedire i moduli precompilati da scaricare dalla rete, ma che uno voglia capire o essere aiutato a capire...perché no? Quando ti vogliono imporre qualcosa di sbagliato, ecco che ti toccano il portafoglio. I mobili? Vai comprali e portateli a casa...se poi sono montati male...pazienza. Per contro non puoi installare una cucina o altre cose che richiedono la firma di un esperto, iscritto all'albo (iscrizione che a lui costa e che poi, logicamente, tu contribuisci a pagare). Non mi dilungo oltre, ma se scaviamo o cerchiamo altri esempi e magari specifici, scopriamo che tutto va a vantaggio dello Stato e di qualche lobbies.
mercoledì 25 novembre 2015
Gli affari sono affari ma...
Tempo fa avevo accennato al fatto che alcuni mobilieri della Sicilia,si erano lamentati del fatto che delle aziende da cui loro si approvvigionavano vendessero anche a terzi: nella fattispecie si trattava di vendite al cliente finale effettuate da studi progettazione, anzi studi di architettura. I colpevoli erano i rappresentanti che, per fare affari o per non perderli, si erano adoperati affinché le aziende vendessero anche a questi studi. Le cose, per me che non ho la memoria corta, è vero che sono andate così ma, non è cosa di oggi che le aziende produttrici o che commercializzano mobili e affini, siano delle vere e proprie volpi: infatti sono state loro le prime che durante i numerosi (60 se non erro) saloni del mobile di Milano, vendevano a cani e porci. Il business prima di tutto, ogni lasciata è persa, meglio un uovo oggi: ergo già negli anni 80 ci sono state aziende che nella Roma degli appalti centralizzati, degli acquisti effettuati per tutta la penisola, avevano oltre che una sede staccata,(si direbbe oggi un ufficio lobbista, creato ad hoc per ungere), anche veri e propri show room ,con tanto di addetti. Per non parlare di uffici analoghi nelle regioni, almeno in quelle che potevano "dare" (fatturato). Erano gli anni, gli 80, in cui nascevano le prime aziende di contract e alcune aziende si convertirono a quel mercato eliminando, già da allora, i collaboratori e accorciando la filiera: dal produttore al consumatore.
Ciò che fa specie, nel ragionamento e nell'incazzo dei mobilieri sia siciliani che di altre regioni (la mia compresa), è che se io sono rappresentante o anche un progettista o un arredatore, "tu puoi comprare e vendere ciò che vuoi e a chi ti pare e piace": io invece no. Il punto è anche che se io ,come rappresentante ammesso e non concesso che venga da te ricevuto e tu mi conceda, quindi, il tuo tempo , ti propongo le mie aziende, ecco che se tu mi dici di no io non posso cercare di vendere direttamente i miei prodotti, quelli che rappresento. In poche parole se tu mi dici di no, io dovrei andare a chiedere l'elemosina o aspettare che tu ti degni di prendermi in considerazione: l'esperienza poi, non essendo di primo pelo, insegna che una cameretta o una cucina oppure un divano,seppure esposti, non significa che tu poi continuerai o comincerai a venderli; assai spesso sono acquisti fatti apposta per tappare la bocca e mettere gli agenti con le spalle al muro. E' come se tu mi dicessi: ti ho accontentato...adesso aspetta (e spera, aggiungo io). In tutto questo gioco al massacro, le uniche che guadagnano sono le aziende produttrici, in quanto loro è già da sempre che ,nella stragrande maggioranza dei casi, hanno venduto ai clienti finali, quelli che in gergo si chiamano "privati": che poi fatturi e consegni un mobilieri che "non può dire di no all'azienda" o che lo faccia un prestanome, poco importa. Oggi come oggi il problema non si pone, dato che i negozi aziendali o i falsi outlet (anche questi aziendali) non sono che un modo moderno per vendere, che poi è ciò che interessa davvero i produttori e i venditori di mobili e arredamenti (ufficio o casa non è diverso). A ciò aggiungerei i primi portali ( che inizialmente ospitavano anche noi agenti) nonché i siti veri e propri delle aziende, cui si aggiungono i nuovi portali che sono nati apposta per far fuori i rappresentanti e i vari studi di progettazione.
Ne sono trascorsi di anni dalla nascita dei numeri verdi, dei fax, e dall'uso della posta elettronica e del carrello e negozi virtuali: gli affari erano e sono ancora di più affari, ma anche i figli di puttana e le carogne erano e rimangono tali.Come sempre prima ti corteggiano, ti fanno lavorare e gli fai la piazza, portando il loro nome: poi ti fottono, mandandoti via. Alcuni colleghi, infatti, vendono ormai come i negozianti, senza avere negozio o con spazi espositivi risicati, ma fanno selezione e comprano dove e come gli conviene. Così si fa e al diavolo i portali e le aziende blasonate.
Ciò che fa specie, nel ragionamento e nell'incazzo dei mobilieri sia siciliani che di altre regioni (la mia compresa), è che se io sono rappresentante o anche un progettista o un arredatore, "tu puoi comprare e vendere ciò che vuoi e a chi ti pare e piace": io invece no. Il punto è anche che se io ,come rappresentante ammesso e non concesso che venga da te ricevuto e tu mi conceda, quindi, il tuo tempo , ti propongo le mie aziende, ecco che se tu mi dici di no io non posso cercare di vendere direttamente i miei prodotti, quelli che rappresento. In poche parole se tu mi dici di no, io dovrei andare a chiedere l'elemosina o aspettare che tu ti degni di prendermi in considerazione: l'esperienza poi, non essendo di primo pelo, insegna che una cameretta o una cucina oppure un divano,seppure esposti, non significa che tu poi continuerai o comincerai a venderli; assai spesso sono acquisti fatti apposta per tappare la bocca e mettere gli agenti con le spalle al muro. E' come se tu mi dicessi: ti ho accontentato...adesso aspetta (e spera, aggiungo io). In tutto questo gioco al massacro, le uniche che guadagnano sono le aziende produttrici, in quanto loro è già da sempre che ,nella stragrande maggioranza dei casi, hanno venduto ai clienti finali, quelli che in gergo si chiamano "privati": che poi fatturi e consegni un mobilieri che "non può dire di no all'azienda" o che lo faccia un prestanome, poco importa. Oggi come oggi il problema non si pone, dato che i negozi aziendali o i falsi outlet (anche questi aziendali) non sono che un modo moderno per vendere, che poi è ciò che interessa davvero i produttori e i venditori di mobili e arredamenti (ufficio o casa non è diverso). A ciò aggiungerei i primi portali ( che inizialmente ospitavano anche noi agenti) nonché i siti veri e propri delle aziende, cui si aggiungono i nuovi portali che sono nati apposta per far fuori i rappresentanti e i vari studi di progettazione.
Ne sono trascorsi di anni dalla nascita dei numeri verdi, dei fax, e dall'uso della posta elettronica e del carrello e negozi virtuali: gli affari erano e sono ancora di più affari, ma anche i figli di puttana e le carogne erano e rimangono tali.Come sempre prima ti corteggiano, ti fanno lavorare e gli fai la piazza, portando il loro nome: poi ti fottono, mandandoti via. Alcuni colleghi, infatti, vendono ormai come i negozianti, senza avere negozio o con spazi espositivi risicati, ma fanno selezione e comprano dove e come gli conviene. Così si fa e al diavolo i portali e le aziende blasonate.
venerdì 16 ottobre 2015
Come un'azienda diventa marginale e poi sparisce
Nel mio campo di lavoro, anzi ex (almeno per ora), cioè l'arredamento per ufficio e , più recentemente arredo casa, si è verificato da fine anni 70 inizio questo secolo, un bel caos. Nel senso che col trascorrere degli anni, le novità tecnologiche hanno influito in maniera determinante e modificato il modo di concepire lo spazio ufficio, e quindi il lavoro stesso. E se oggi una persona ha nel pc o tablet o smartphone il proprio archivio, ecco che un qualunque bar diventa, per l'occasione, un ufficio: non è più necessario, a seconda della professione, disporre di sala d'attesa, segreteria, archivio , sala riunione e ufficio direzionale. E se avete letto la frase precedente, avete visto quanti arredi in meno sono richieste o possono essere eliminati: perché, magari a casa una persona può ricercare e trovare un proprio spazio, ove leggere e scrivere o navigare con la dovuta calma, ma può farne a meno e incontrare i propri clienti in un luogo neutrale. Ecco che la vendita degli arredi ,così come l'ho conosciuta e vissuta io, è stata modificata: non essendoci più tutta questa richiesta, le aziende produttrici hanno potenziato la vendita diretta. e se prima avevano pubblicizzato, nei giornali, solo il proprio fax e numero verde, adesso hanno sito internet e banner, ma sopratutto si sono tolti dai piedi negozianti scomodi e agenti di commercio: i negozianti sono stati sostituiti da negozi diretti o in franchising, da spazi commerciali all'interno della fabbrica o attigui, mentre degli agenti di commercio si fa a meno e si vende direttamente ai negozianti che fanno richiesta o, al massimo, si inviano newsletter una tantum, così se e quando c'è qualche evento, magari in occasione di qualche fiera tipo salone del mobile, per intenderci.Ma anche altri hanno contribuito alla modifica, per ora irreversibile, del mio mondo: i siti specializzati, e le modalità di acquisto della pubblica amministrazione. I primi hanno iniziato accogliendo e invitando gli operatori del settore: quando hanno fatto questo, all'inizio della creazioni di siti e portali, c'era anche la categoria degli agenti e rappresentanti, poi quella dei commercianti , degli architetti e studi di progettazione eccetera. Col tempo era stata inserita anche la solita ricerca e offerta di lavoro: poi, quasi di punto in bianco, la sezione delle categorie professionali è stata cancellata,è sparita, ed è rimasta solo quella delle aziende produttrici o presunte tali (la maggior parte delle aziende ha terzisti e non produce un chiodo): nelle offerte di lavoro si ricercano venditori, architetti venditori, disegnatori eccetera, ma nessuno che debba fare breccia nei negozi di arredamento. Del resto il ciarpame lo troviamo nella GDO, pieno di fine serie e prodotti,troppo spesso difettosi oltreché scadenti, mentre il lavoro piacevole (non solo dal punto di vista economico, ma parlo di soddisfazione professionale) è riservato ai pochi negozi specializzati. Tralascio di citare i negozi che si sono creati un portale tutto per loro,dato che sono quelli che appaiono, ai miei occhi come committenti di aziende di serie B o che erano di serie A , ma che ora sono boccheggianti e devono (le aziende) svendere i propri mobili a dei mobilieri che sono ,sempre secondo me, incapaci di valorizzare e di far comprendere una cassettiera o un armadio. Trattasi di mobilieri che non vogliono intermediari, vogliono la filiera corta ma,non avendo le capacità finanziarie di un'Ikea, non possono prodursi i mobili da soli: al più possono modificarli come tanti mobilieri che adoperano sega circolare, troncatrice, spara punti e seghetto alternativo,nonché i magici avvitatori e tassellatori, ma non possono fare di più. Possono essersi tolti dai piedi gli agenti di commercio, ma non ancora si sono potuti togliere dai coglioni gli studi di progettazioni, gli architetti e,sopratutto, i nuovi nomi. Chi sono i nuovi nomi? Non sono nuovissimi, anzi , sono i marchi già presenti nel settore moda ,ad esempio, che hanno allargato gli orizzonti e scoperto che arredare un albergo, un villaggio vacanze, un centro benessere o una spa , può essere redditizio o comunque fa immagine: e se prima queste forniture, comprese quelle dell'arredo navale, erano peculiarità dei grossi nomi, ora i grossi nomi devono fare i conti con questi volti nuovi: che poi hanno ,dietro di sé, banche , fondi d'investimento, i soliti arabi, e ovviamente, i terzisti (che purtroppo per loro si devono vendere per un piatto di lenticchie). Il punto è che questi volti nuovi hanno la forza della pubblicità ,fatta di redazionali e reportage, che le medie aziende, che sono quelle dei grandi gruppi di produzione, non hanno più: per cui , per colpa di chi non ha mai fatto informazione , nel settore arredamento ci troviamo con persone convinte che per arredare ci vogliono i mobili di Ikea o quelli che troviamo nei servizi giornalistici o in tv. E di questo dobbiamo ringraziare i mobilieri e i produttori traditori. Nel settore delle forniture di mobili per ufficio un bel colpo , in negativo, lo dà la consip e , nel contempo , le aziende produttrici o quelle che sono sopravvissute: giocando ad asso pigliatutto queste si aggiudicano , in pratica si spartiscono tutto quello che c'è. Il fatto è che ci sono un sacco di requisiti da possedere, e poi, come già in passato ho toccato con mano, è sufficiente che questi siano richiesti: fatturato, forniture analoghe, rispondenza a un ben preciso capitolato, tempi di consegna eccetera. Sono sufficienti alcuni di questi requisiti, magari le famose referenze bancarie, perché un'azienda all'inizio sia impossibilitata, sine die, a poter partecipare, non dico vincere, a una sola gara. Non dimentico le cauzioni, in denaro o anche solo assicurative. negli anni 80 e comunque fino al duemila, alcune amministrazioni pubbliche, bandivano gare d'appalto per forniture e servizi, in totale autonomia e con il criterio che "se avevano i soldi, compravano e logicamente pagavano" e nei tempi indicati. L'iter era il seguente: bando di gara pubblicato nell'albo pretorio; il giorno indicato si aprivano pubblicamente le buste con le offerte; aggiudicazione ; fornitura; collaudo; e il responsabile del procedimento provvedeva ,se tutto in regola, alla consegna della fattura alla ragioneria che, in tempi stretti e per fare anche bella figura, emetteva il mandato; andavi in banca e ti prendevi i soldi.Fine della storia. Dicevo bella figura perché, notoriamente, le pubbliche amministrazioni pagavano a "babbo morto" e riuscire a pagare entro tempi certi, e da loro stessi indicati o addirittura prima, era motivo di orgoglio. In settori diversi accadono cose simili, ovvero, chi prima ti fornisce poi ,dopo che si è servito anche di te, ti fa fuori: se prendiamo le varie iniziative di campagna amica o similari, possiamo vedere che chi dovrebbe fornire ristoranti e negozi di ortofrutta, in realtà si mette in competizione sopratutto con i negozianti, con i rivenditori. Lo fa vendendo a un prezzo più basso e, vendendo in azienda anche con orari che il negozio non può osservare. Da quando poi alcuni operatori agricoli partecipano anche alle sagre, si è passati dalla semplice vendita, alla somministrazione di cibi cotti e bevande: ecco che la concorrenza non è più solo verso il negozio al minuto ma anche verso il ristoratore . Questi ultimi devono subire anche la concorrenza dei bar e dei circoli privati, degli agriturismo e più di recente di chi cucina in casa per terzi. Si potrebbe parlare anche di altri settori ma lascio che sia il tempo a far arrivare, anche da noi,avvocati e studi di progettazione stranieri e che operano a prezzi ,almeno per ora , stracciati . Per adesso questo modo di operare, secondo me sleale, ha riguardato la mia categoria e poche altre, anche se le conseguenze sono state devastanti: quando toccherà ad altri, allora vedremo se questi faranno qualcosa .
domenica 31 maggio 2015
I distruttori menefreghisti
Finché non tocca a loro, logicamente. Penso ai consorzi di acquisto che si vantano, ovviamente, di aver accorciato la filiera, ridotto o eliminato costi e passaggi ritenuti inutili e costosi: il risultato non so se vada a parare,come nel caso dei negozianti di mobili e arredi,e a loro dire, a volersi misurare con la GDO o a voler fornire supporti vari agli studi di progettazione di interni e architettura.
Sarebbe strano visto che la maggior parte dei rivenditori di mobili vede come fumo negli occhi i rappresentanti e agenti di commercio, che reputa inutili dato che c'è internet e i cd e i cataloghi e le fiere, ma sono acerrimi nemici proprio degli arredatori , delle imprese di costruzioni e di ristrutturazione, come pure di ingegneri e architetti: le ragioni sono che costoro, allorché si dedicano alla consulenza di arredamento, non si limitano più a suggerire ma anche a fornire sedie, divani,cucine eccetera e lo fanno rivolgendosi alle aziende o ai rappresentanti o ai grossisti.
Partendo dalla fine: i negozianti non vogliono più avere i rappresentanti come interlocutori, sostenendo che sui mobili si aggiornano se e come lo ritengono più opportuno, magari attraverso il web o ricevendo funzionari di vendita nel loro negozio; idem per gli studi di progettazione di interni che vanno in rotta con i negozi, dato che non vogliono avere a che fare né con questi né con gli agenti; ci sono poi i fornitori, le aziende produttrici che se è vero che si servono ancora di grossisti e di agenti per le vendite all'estero, è anche vero che per le vendite in italia stanno optando per l'immancabile carrello ben in vista nel sito web, e per i negozi a gestione diretta o in franchising, ma monomarca o con scarsa tolleranza di intrusi; se poi qualche negoziante di mobili vuole i loro prodotti, pagamento cash o anticipato (sopratutto se si tratta di fuorimisura).
Ecco un quadro che fa il paio con chi vuole gli acquisti centralizzati, eliminando con la scusa di costi differenti rilevati nelle varie regioni e per articoli uguali: peccato che si applicano i principi di questi economisti e consulenti statali, si permetterà soltanto ai produttori o presunti tali di partecipare alle gare di appalto per forniture allo stato, e si impedirà a diverse aziende di concorrere liberamente come i principi liberisti vorrebbero.
In sostanza già adesso ci sono numerosi vincoli e cavilli che hanno ridotto il numero di partecipanti agli appalti: tra fatturati milionari e l'aver eseguito lavori e forniture analoghe anche per fatturato (basta alzare l'importo della gara perché una nuova azienda non possa parteciparvi), nonché cauzioni e fideiussioni , e il gioco è fatto.
Sarebbe strano visto che la maggior parte dei rivenditori di mobili vede come fumo negli occhi i rappresentanti e agenti di commercio, che reputa inutili dato che c'è internet e i cd e i cataloghi e le fiere, ma sono acerrimi nemici proprio degli arredatori , delle imprese di costruzioni e di ristrutturazione, come pure di ingegneri e architetti: le ragioni sono che costoro, allorché si dedicano alla consulenza di arredamento, non si limitano più a suggerire ma anche a fornire sedie, divani,cucine eccetera e lo fanno rivolgendosi alle aziende o ai rappresentanti o ai grossisti.
Partendo dalla fine: i negozianti non vogliono più avere i rappresentanti come interlocutori, sostenendo che sui mobili si aggiornano se e come lo ritengono più opportuno, magari attraverso il web o ricevendo funzionari di vendita nel loro negozio; idem per gli studi di progettazione di interni che vanno in rotta con i negozi, dato che non vogliono avere a che fare né con questi né con gli agenti; ci sono poi i fornitori, le aziende produttrici che se è vero che si servono ancora di grossisti e di agenti per le vendite all'estero, è anche vero che per le vendite in italia stanno optando per l'immancabile carrello ben in vista nel sito web, e per i negozi a gestione diretta o in franchising, ma monomarca o con scarsa tolleranza di intrusi; se poi qualche negoziante di mobili vuole i loro prodotti, pagamento cash o anticipato (sopratutto se si tratta di fuorimisura).
Ecco un quadro che fa il paio con chi vuole gli acquisti centralizzati, eliminando con la scusa di costi differenti rilevati nelle varie regioni e per articoli uguali: peccato che si applicano i principi di questi economisti e consulenti statali, si permetterà soltanto ai produttori o presunti tali di partecipare alle gare di appalto per forniture allo stato, e si impedirà a diverse aziende di concorrere liberamente come i principi liberisti vorrebbero.
In sostanza già adesso ci sono numerosi vincoli e cavilli che hanno ridotto il numero di partecipanti agli appalti: tra fatturati milionari e l'aver eseguito lavori e forniture analoghe anche per fatturato (basta alzare l'importo della gara perché una nuova azienda non possa parteciparvi), nonché cauzioni e fideiussioni , e il gioco è fatto.
venerdì 6 dicembre 2013
Per qualche euro in più !
Che ci siano persone attaccate al denaro, non è una cosa di oggi , ma che con la scusa di offrire un servizio migliore e un prezzo più vantaggioso per i clienti si operi in modo da eliminare alcuni elementi della "filiera", beh mi lascia un po' perplesso.
Mi riferisco, per andare al sodo, a chi opera vendite on line by passando il negoziante che, a sua volta, by passa l'agente di commercio: succede infatti che alcuni mobilieri italiani, con ragioni tutte discutibili, abbiano deciso di fare a meno di alcune figure storiche e spesso bistrattate, come il rappresentante o l'arredatore degli showroom ad esempio, abbattendo o riducendo dei costi.
Essendosi riuniti in un consorzio hanno logicamente fatto leva sul numero di articoli che possono "ordinare" nell'arco di un mese o di un trimestre.
Mi riferisco, per andare al sodo, a chi opera vendite on line by passando il negoziante che, a sua volta, by passa l'agente di commercio: succede infatti che alcuni mobilieri italiani, con ragioni tutte discutibili, abbiano deciso di fare a meno di alcune figure storiche e spesso bistrattate, come il rappresentante o l'arredatore degli showroom ad esempio, abbattendo o riducendo dei costi.
Essendosi riuniti in un consorzio hanno logicamente fatto leva sul numero di articoli che possono "ordinare" nell'arco di un mese o di un trimestre.
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giovedì 14 novembre 2013
Tutti contro tutti : in risposta ad alcuni rivenditori di mobili della Sicilia
Premetto che mi baso su una segnalazione comparsa sul GDA Giornale dell'arredamento edito dalla Rima Edizioni, del settembre 2013, pubblicato nella rubrica "spazio libero". Cosa è successo? Siccome non so se ci sia o meno il copyright, sintetizzo e scrivo ciò che ho capito, che poi è un classico nel settore arredamento. I rivenditori di mobili siciliani si lamentano che alcuni agenti e rappresentanti di commercio, attraverso studi di progettazione e architettura d'interni, intercettino clienti che normalmente si rivolgerebbero al negozio tradizionale. Per questo motivo hanno scritto ad alcune aziende più rappresentative per segnalare il fatto, che si protrae da tempo,e perché vi pongano rimedio. Il punto è che i negozianti dovrebbero lamentarsi anche di ciò che avviene nel web, dove ci sono alcuni siti aziendali in cui le aziende produttrici vendono direttamente, effettuano preventivi al cliente finale; così come ci sono portali dedicati al mobile e che con la scusa della divulgazione vendono direttamente o attraverso finti outlet o indirizzando i nominativi verso alcuni negozi "privilegiati". O ancora come non dimenticare le volte che gli agenti di commercio segnalano o accompagnano o presentano dei potenziali clienti, fiduciosi che il rivenditore proporrà i mobili che l'agente rappresenta per poi scoprire che il negoziante ha venduto mobili della concorrenza? O come,e per esperienza diretta, non ricordare il negoziante che usa un prodotto per venderne un altro? Ho perso diverse forniture di sedie per la collettività, perché un fanfarone ha usato un mio campione di seduta con tavoletta scrittoio per vendere poi ciò che lui voleva e dove lui forse guadagnava di più? E come non far notare che al 90% o forse diciamo anche all'80% di molti mobilieri ha la brutta abitudine di vendere solo e soltanto i mobili di quelle aziende che fanno pubblicità sui giornali e in tv? Allora siccome anch'io devo vivere , dopo aver leccato piedi e altre parti del corpo inutilmente, dopo aver presentato inutilmente novità e qualità che non ha niente da invidiare a quella delle aziende più blasonate (e che magari offrono viaggi premio o premi in denaro o altra natura), dopo aver ricevuto solo porte in faccia o false promesse, ecco che mi tocca adoperare altri canali di vendita.
In ogni caso posso suggerire a quei mobilieri di non comprare più niente da quelle aziende ma di comprare altrove: magari da quelle aziende che non fanno pubblicità ma offrono sostanza, qualità e pure prezzo. So che non è piacevole rinunciare allo scudo, all'insegna, alla pubblicità in apparenza gratuita, al nome: ma è anche meglio brillare di luce propria piuttosto che di luce riflessa. Motivate la qualità , usate e trovate argomenti convincenti per vendere. Mi dispiace che ciò che è accaduto da voi non sia accaduto da noi, in Sardegna , dove un nome noto si è espresso con aria di sufficienza nei confronti della categoria cui appartengo, ossia quella degli agenti e rappresentanti di commercio: il succo è che nel loro negozio ne ricevono pochi. Certo non li vogliono, desiderano comprare senza intermediari. Allora ben venga la legge del contrappasso e vi punisca. Come? Saltando voi mobilieri come anello: uno in meno.In questo caso il vostro.
In ogni caso posso suggerire a quei mobilieri di non comprare più niente da quelle aziende ma di comprare altrove: magari da quelle aziende che non fanno pubblicità ma offrono sostanza, qualità e pure prezzo. So che non è piacevole rinunciare allo scudo, all'insegna, alla pubblicità in apparenza gratuita, al nome: ma è anche meglio brillare di luce propria piuttosto che di luce riflessa. Motivate la qualità , usate e trovate argomenti convincenti per vendere. Mi dispiace che ciò che è accaduto da voi non sia accaduto da noi, in Sardegna , dove un nome noto si è espresso con aria di sufficienza nei confronti della categoria cui appartengo, ossia quella degli agenti e rappresentanti di commercio: il succo è che nel loro negozio ne ricevono pochi. Certo non li vogliono, desiderano comprare senza intermediari. Allora ben venga la legge del contrappasso e vi punisca. Come? Saltando voi mobilieri come anello: uno in meno.In questo caso il vostro.
giovedì 25 ottobre 2012
Come è cambiato il mondo del commercio:la vendita diretta
Come ho scritto nell'altro post, occhio, perchè nessuno può ritenersi al sicuro e anche le "rendite di posizione", il "farsi scudo con l'insegna del nome importante", sono cose che col tempo possono passare.E passando lasciano spazio ad altri modi di vendere. Anni fa Piero Angela presentò in un suo programma, forse in Quark Economia, un modo diverso di vendere scarpe e abbigliamento, con un buon livello di personalizzazione: senza dover ricorrere al sarto o al ciabattino in seconda battuta, si aveva la possibilità di scegliere il su misura in prima battuta: un negozio dove ,come in una sartoria, si rilevavano tutte le misure del soggetto che, individuato l'articolo, il modello e il colore, vedeva in anteprima il risultato e...poteva dare l'ok.Il prodotto finito poteva essere recapitato a casa del cliente. Oggi ,cose simili sono all'ordine del giorno, anche se con dei distinguo: vediamoli.
mercoledì 24 ottobre 2012
Ecco come è cambiato il mondo del commercio
Se mai ce ne fosse bisogno, ricordo che tutti, nel bene e nel male, siamo legati al commercio: è vero che ci sono attività che ,in apparenza, non sembrano influenzate dal denaro, dallo scambio tra beni e servizi e la moneta, ma non è proprio così. Avevo già postato qualcosa di simile e ogni volta che posso ritorno proprio su un aspetto che, a mio avviso, è troppo spesso ignorato, anzi è volutamente omesso: trattasi dell'emarginazione ed eliminazione dei collaboratori. Se avete presente un supermercato, di quelli con 20 o 30 casse per intenderci, avrete notato che da tempo esistono alcune casse senza cassiere. Vuol dire che la cosa l'hanno fatta digerire come possibilità di servire meglio il cliente, dato che sono casse sempre aperte, ma anche con l'idea di occupare la cassiera o il cassiere in altre mansioni. Occhio però! All'inizio.Per i primi mesi. Poi ci sarà stata, credo , o ci sarà (toccatevi pure dove volete, ma leggete fino alla fine) una riduzione del personale, proprio in virtù di questa,presunta, miglioria. E' per servirvi meglio.
giovedì 24 maggio 2012
Tutti contro tutti - Approfondimento
E' necessario, querele a parte, entrare nel vivo di certe considerazioni. Non posso non far sapere come la maggior parte dei commercianti , pur scaricando le spese o i costi sull'utente finale, sul cliente, non pensi o non abbia mai pensato che quel 5 o 10 per cento di provvigioni potrebbero, in effetti, essermi praticati come ulteriore sconto o anche fare a metà: metà a me e metà all'azienda. In fin dei conti che cosa me ne faccio di
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