Signor Direttore,
noto che accusa spesso i Tedeschi
d’essere tra i principali, o forse i soli, responsabili della grave
situazione economica in cui versa l’Italia e, devo dire, considero le
Sue argomentazioni inattaccabili. Ma quando torno in Italia e, mentre
sorvolo il suo territorio, non riesco a distinguere un centro urbano
definito, come invece accade quasi ovunque volando nei cieli di
Germania, ma solo un groviglio cementizio e d’asfalto inestricabile;
quando scendo a terra e percorro strade la cui superficie butterata
sembra più da Albania che da Paese sviluppato, lungo i cigli delle quali
sono permanenti lerciume e rifiuti d’ogni genere; quando, cercando
ancora di scorgere i paesaggi che ammaliarono Goethe, li vedo
oltraggiati da un’edilizia cafona, orrenda, da geometri (la patria di
Brunelleschi, Leon Battista Alberti, di Palladio!!) senza la più
elementare pianificazione urbanistica; quando vedo i corsi d’acqua e i
litorali che sono di fatto fogne maleodoranti che tracimano
d’immondizia, la logica mi porta a concludere che un popolo, il quale ha
ridotto così il suolo che abita, che ha infierito senza pietà sul suo
invidiabile patrimonio storico, artistico e naturalistico, che ha
espresso una classe politico-burocratica la cui azione ha creato una
voragine di oltre 2000 miliardi di euro di debiti, quasi tutti dissipati
non solo in interessi che hanno incamerato fondi e banche straniere ma
in sprechi infami e clientelismi mafiosi, per cui le infrastrutture e i
servizi resi sono da Africa, debba almeno condividere, assieme
all’ottusità germanica, la responsabilità per il dramma che sta
attraversando e da cui, temo, difficilmente uscirà: questo perché ho la
sensazione che, nel profondo delle coscienze, all’idea di Italia non ci
abbia mai creduto veramente quasi nessun Italiano e il cedimento
all’interesse spicciolo, narcisistico, particolare, che si manifesta in
ogni frangente, passato e presente, mi pare confermi la mia percezione.
Con stima
martedì 7 maggio 2013
domenica 5 maggio 2013
Eurobalilla
Nella foto: Il presidente della Bce Mario Draghi ha presentato ieri, a Bratislava le nuove banconote da 5 euro, circondato da bambini vestiti con la "divisa" di Eurolandia
..quello che conta è la verità che non viene mai detta: la "Divisa", l'Impero che costruiscono senza dirlo e che è l'unica cosa che perseguono... "
Ida Magli
Fonte: http://www.italianiliberi.it/
5.04.2013
Solidarizzare : obbligo o scelta volontaria?
Non riesco a capire se è solidarizzare sia o meno un obbligo. Se cioè ci sia una legge che costringe a solidarizzare. Per intendersi sul termine, nel web ho trovato che per alcuni dizionari il termine significa Detto di più persone, capirsi, provare reciproca solidarietà: poliziotti e scioperanti hanno solidarizzato oppure Sentirsi solidale con qlcu., manifestando il proprio consenso: la popolazione ha solidarizzato con gli studenti. A questo punto aggiungo che per solidaritetà si intende
Rapporto di comunanza tra i membri di una collettività pronti a collaborare tra loro e ad assistersi a vicenda: s. sociale; condivisione di pareri, idee, ansie, paure, dolori ecc.: esprimere la propria s. ai parenti delle vittime.
Se fin qui ci siamo, ecco che sorge spontanea la domanda o il dubbio: sono obbligato? E se voglio stare per i fatti miei? Allargando leggermente il tema
Rapporto di comunanza tra i membri di una collettività pronti a collaborare tra loro e ad assistersi a vicenda: s. sociale; condivisione di pareri, idee, ansie, paure, dolori ecc.: esprimere la propria s. ai parenti delle vittime.
Se fin qui ci siamo, ecco che sorge spontanea la domanda o il dubbio: sono obbligato? E se voglio stare per i fatti miei? Allargando leggermente il tema
sabato 4 maggio 2013
Fack Checking alle argomentazioni pro-euro: smontiamole una ad una
PREMESSA: LE ARGOMENTAZIONI A FAVORE DELL’USCITA DELL’EURO
Da tempo scrivo sulla questione Euro, ed irrimediabilmente, a valle di articoli argomentati di analisi e numeri, mi ritrovo contestazioni sulla questione. Si badi bene che non ho scoperto l’acqua calda, ma semplicemente ho visto le tesi ed il dibattito internazionale, ed interpretandoli, li ho condivisi coi lettori. Le tesi che la crisi che attanaglia l’Euro-zona e’ una crisi che nasce dal fatto che s’e’ introdotta una Valuta unica (Euro) senza fare prima tutte le cose necessarie a far funzionare il meccanismo (armonizzazione mercati del lavoro e sistemi fiscali, meccanismo trasferimenti interno, unione politica) e che portano inevistabilmente a squilibri legati ad una crisi di bilancia dei pagamenti e’ opinione condivisa da Krugman, Roubini, Manchau, Bagnai, etc.
Da tempo scrivo sulla questione Euro, ed irrimediabilmente, a valle di articoli argomentati di analisi e numeri, mi ritrovo contestazioni sulla questione. Si badi bene che non ho scoperto l’acqua calda, ma semplicemente ho visto le tesi ed il dibattito internazionale, ed interpretandoli, li ho condivisi coi lettori. Le tesi che la crisi che attanaglia l’Euro-zona e’ una crisi che nasce dal fatto che s’e’ introdotta una Valuta unica (Euro) senza fare prima tutte le cose necessarie a far funzionare il meccanismo (armonizzazione mercati del lavoro e sistemi fiscali, meccanismo trasferimenti interno, unione politica) e che portano inevistabilmente a squilibri legati ad una crisi di bilancia dei pagamenti e’ opinione condivisa da Krugman, Roubini, Manchau, Bagnai, etc.
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Da domani non rimando più
Il Corriere della Sera condannato: aveva diffamato la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner
A volte c’è un giudice a Berlino. Il “Corriere
della Sera” è stato condannato per diffamazione nei confronti della
presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner. In un’articolo del
2008 il quotidiano milanese aveva creato ad arte un danno d’immagine
alla presidente attribuendole in maniera strumentale un fantomatico
shopping nel centro di Roma dove si trovava per il vertice FAO sulla
fame. Peccato che Cristina non era ancora arrivata nella capitale
italiana.
La costruzione della nota (che non sembra più disponibile in Rete) era di quelle che questo sito ha contestato centinaia di volte: falsa, tendenziosa, offensiva, irridente, intrisa di pregiudizi antilatinoamericani, diffamatoria verso chi sta cercando di risollevare un continente dal disastro imposto dall’Occidente con il neoliberismo e che viene messo alla berlina proprio perché osa criticare le imposizioni dell’FMI.
L’articolo, si legge nella sentenza, fomentava con malizia l’idea falsa di cinismo della presidente, impegnata nello shopping compulsivo di gioielli e altri prodotti di lusso: “Fame nel mondo e dolce vita” s’intitolava l’articolo dall’evidente fine denigratorio.
L’articolo fu utilizzato anche dalla stampa argentina per attaccare la presidente e in particolare dal giornale di destra La Nación con il quale il Corriere ha un accordo di collaborazione che molte volte ha comportato la diffamazione di dirigenti politici latinoamericani. Il Corriere della Sera, come buona parte del sistema mediatico monopolista italiano, ha molti conti in sospeso contro il governo democratico argentino e si è inoltre espresso apertamente contro i processi per violazioni di diritti umani e la condanna di torturatori, assassini e ladri di bambini del regime civico-militare argentino resi possibili dall’annullamento delle leggi per l’impunità volute dal regime neoliberale e cancellate da Néstor Kirchner.
Subito dopo l’articolo diffamatorio fu chiaro l’abbaglio ma il Corriere, sollecitato, rifiutò di rettificare. Era ampiamente dimostrato che Cristina Fernández non era neanche a Roma il giorno in cui il Corriere della Sera le attribuiva un dettagliato giro in alcuni dei più lussuosi negozi romani terminata in una costosa cena privata. Vi sarebbe giunta, per la prima volta in vita sua, solo 48 ore dopo. Lo scorso 29 novembre Cristina Fernández ha testimoniato davanti ai giudici romani dettagliando il suo soggiorno che non lasciò alcuno spazio ad attività private. Tutto era inventato e tutto tendenzioso per mostrare una presidente intenta in attività frivole e dispendiose al posto di una conferenza sulla fame nel mondo. Ieri la sentenza contro il Corriere della Sera, nella persona della giornalista Fiaschetti e del direttore dell’epoca Paolo Mieli.
Come è accaduto in centinaia di casi nei confronti di dirigenti politici latinoamericani, e come questo sito ha cercato di documentare da anni, la nostra stampa mainstream si sente in diritto di diffamarli impunemente. L’Ambasciata argentina a Roma aveva chiesto una rettifica rispetto all’articolo in questione senza che il quotidiano italiano si degnasse di rispondere. «Mi sarebbe bastato -ha commentato Cristina- che avessero ammesso di essersi sbagliati. Non mi hanno degnato di una parola». Nel caso di Cristina Kirchner alla diffamazione politica si aggiunge la denigrazione maschilista. In quanto donna lo strumento per attaccarla è attribuirle continuamente comportamenti frivoli arrivando addirittura a rimproverarne l’avvenenza.
Per chi scrive e per questo sito sentenze come questa sono importantissime e testimoniano quanto necessario sia il lavoro che da anni conduciamo per un’informazione leale sull’America latina integrazionista. L’intera somma del risarcimento, 41.000 Euro, sarà donata all’ospedale pediatrico della Città de La Plata.
Gennaro Carotenuto
Fonte: www.gennarocarotenuto.it
Link: http://www.gennarocarotenuto.it/23074-corriere-diffamato-cristina-kirchner/
3.05.2013
La costruzione della nota (che non sembra più disponibile in Rete) era di quelle che questo sito ha contestato centinaia di volte: falsa, tendenziosa, offensiva, irridente, intrisa di pregiudizi antilatinoamericani, diffamatoria verso chi sta cercando di risollevare un continente dal disastro imposto dall’Occidente con il neoliberismo e che viene messo alla berlina proprio perché osa criticare le imposizioni dell’FMI.
L’articolo, si legge nella sentenza, fomentava con malizia l’idea falsa di cinismo della presidente, impegnata nello shopping compulsivo di gioielli e altri prodotti di lusso: “Fame nel mondo e dolce vita” s’intitolava l’articolo dall’evidente fine denigratorio.
L’articolo fu utilizzato anche dalla stampa argentina per attaccare la presidente e in particolare dal giornale di destra La Nación con il quale il Corriere ha un accordo di collaborazione che molte volte ha comportato la diffamazione di dirigenti politici latinoamericani. Il Corriere della Sera, come buona parte del sistema mediatico monopolista italiano, ha molti conti in sospeso contro il governo democratico argentino e si è inoltre espresso apertamente contro i processi per violazioni di diritti umani e la condanna di torturatori, assassini e ladri di bambini del regime civico-militare argentino resi possibili dall’annullamento delle leggi per l’impunità volute dal regime neoliberale e cancellate da Néstor Kirchner.
Subito dopo l’articolo diffamatorio fu chiaro l’abbaglio ma il Corriere, sollecitato, rifiutò di rettificare. Era ampiamente dimostrato che Cristina Fernández non era neanche a Roma il giorno in cui il Corriere della Sera le attribuiva un dettagliato giro in alcuni dei più lussuosi negozi romani terminata in una costosa cena privata. Vi sarebbe giunta, per la prima volta in vita sua, solo 48 ore dopo. Lo scorso 29 novembre Cristina Fernández ha testimoniato davanti ai giudici romani dettagliando il suo soggiorno che non lasciò alcuno spazio ad attività private. Tutto era inventato e tutto tendenzioso per mostrare una presidente intenta in attività frivole e dispendiose al posto di una conferenza sulla fame nel mondo. Ieri la sentenza contro il Corriere della Sera, nella persona della giornalista Fiaschetti e del direttore dell’epoca Paolo Mieli.
Come è accaduto in centinaia di casi nei confronti di dirigenti politici latinoamericani, e come questo sito ha cercato di documentare da anni, la nostra stampa mainstream si sente in diritto di diffamarli impunemente. L’Ambasciata argentina a Roma aveva chiesto una rettifica rispetto all’articolo in questione senza che il quotidiano italiano si degnasse di rispondere. «Mi sarebbe bastato -ha commentato Cristina- che avessero ammesso di essersi sbagliati. Non mi hanno degnato di una parola». Nel caso di Cristina Kirchner alla diffamazione politica si aggiunge la denigrazione maschilista. In quanto donna lo strumento per attaccarla è attribuirle continuamente comportamenti frivoli arrivando addirittura a rimproverarne l’avvenenza.
Per chi scrive e per questo sito sentenze come questa sono importantissime e testimoniano quanto necessario sia il lavoro che da anni conduciamo per un’informazione leale sull’America latina integrazionista. L’intera somma del risarcimento, 41.000 Euro, sarà donata all’ospedale pediatrico della Città de La Plata.
Gennaro Carotenuto
Fonte: www.gennarocarotenuto.it
Link: http://www.gennarocarotenuto.it/23074-corriere-diffamato-cristina-kirchner/
3.05.2013
venerdì 3 maggio 2013
I sepolcri imbiancati
Se tornasse davvero Nostro Signore penso che a certi "papini" e "mammine" che si mostrano come famiglia perfettina, tirerebbe dei calci nel sedere. Perché ? Te lo dico io perché: sono i soliti che di fronte ai capi, ai figli, al personale, agli altri insomma cui devono ,appunto, apparire, sono tutti casa famiglia e ,passiamolo, hobby.Ma al bar e con gli amici, dicono "guarda il culo di quella", " ma vedi che bel davanzale", "tu non ce lo metteresti in quelle labbra?".Ecco ,cose del genere.Se da qui passiamo ad altro tema, per esempio politico, idem come sopra: a parole quello è bravo, per poi scoprire che lo si considera "un coglione patentato", fino a giungere al razzismo, condannato in
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