martedì 5 giugno 2018

La Sardegna : tra pecore e zanzare

Come potete immaginare è tempo ,da qualche settimana almeno, di mare e quindi di vacanze, e come è già accaduto in passato, c'è sempre qualcuno che deve rompere i coglioni, sparando a zero sulla Sardegna, almeno se questo che segue 

“Ecco cosa succede se vai in Sardegna, la mia ragazza massacrata dalle zanzare..”

Proseguono gli insulti ai sardi nella pagina "Sardegna amore mio", che Fb non ha ancora oscurato: "Ecco cosa succede se vai in Sardegna, la mia ragazza è stata massacrata dalle zanzare che avete solo voi in quell'isola di m....Spero per voi che le rimborseranno la vacanza eh!!!". La notizia di questo assurdo gruppo Fb di insulti ai sardi, anticipata da Cagliari Online tre giorni fa, continua a indignare centinaia di persone



pubblicato su 
http://www.castedduonline.it/cosa-succede-vai-sardegna-la-mia-ragazza-massacrata-dalle-zanzare/
verrà confermato. In precedenza c'era stato un post su fb con questa immagine 
oltretutto scritto in un italiano così discutibile che il mio appare da "accademia della crusca".
Lo so che sono punture di spillo, ma parlando di pecore è stata bella la solidarietà degli italiani verso gli allevatori che operavano nelle zone terremotate, come sarebbe utile dare una mano agli agricoltori che di recente sono rimasti vittime delle grandinate. Lì si vede chi, anche con poco aiuta,magari proponendo soluzioni a costo zero o con bassi costi. Dove c'è interesse perché cresca la nazione, il paese. Ma forse è chiedere troppo se un gruppo o anche un solo hacker russo stana gente simile e ci dice chi sono ? Facciamo che magari li trova un hacker sardo, forse è meglio.

Lettera al Ministro Tal Dei Tali?

In effetti avrei potuto scriverla anch'io, e proprio per i protestati e i falliti ad esempio : per i primi , chi ha la memoria lunga, ricorderà il programma Mi Manda Lubrano, dove quest'ultimo cercò di sensibilizzare il pubblico e far conoscere una realtà che allora ti portava, per via dei protesti, a non poter più avere accesso al credito, a finire nei libri neri: oggi il credito non te lo concedono anche per altri motivi. Per i falliti ho ricordato come Vito Monaco, venerdì scorso, ha parlato di ciò che succede quando la casa viene messa all'asta, e ha pure parlato dei fallimenti. Mi dispiace dove però constatare che quest'ultimo tema, non è stato sviluppato come ,secondo me, meritava: avrei mostrato le cose anche da un'altra angolazione. Non si fallisce solo perché lo Stato non ti paga: un negozio di scarpe, di calzature, non fallisce perché non si viene pagati dall'Ente Pubblico, anche perché si potrebbe trattare di vendite riservate solo ai privati, e non di chi fornisce migliaia di calzature per, ad esempio, l'esercito. In quest'ultimo caso si potrebbe ipotizzare un collegamento, come quello di un mobiliere che vende camerette e non arredi per camerate, o scaffalature per deposito attrezzi e minuterie di officine meccaniche dell'esercito: in quest'ultimo caso, sì, perché un mancato pagamento crea casini, molti e non pochi. Ed io volevo che si parlasse di altri motivi che possono causare , generare, quel processo che, per chi c'è passato, potrebbe apparire irreversibile. Quante cose

domenica 3 giugno 2018

Nuovo governo? Speriamo bene

Spero che non suggeriscano menate i vari Davigo e giustizialisti di tutte le ore, cioè gente "fissata" che gli evasori sono quelli che non ti fanno pagare la panna montata ,50 centesimi, che ti sei ricordato volere sul gelato, e perciò sei un evasore: parliamo, (e chiudo davvero qui con questa gente che, posso dirlo? mi sta molto sui coglioni, ) di gentaglia che pensa che l'evasore sia il commerciante e l'artigiano, laddove, dati alla mano e indipendenti si sa che sono banche,assicurazioni, grandi aziende eccetera che evade e per davvero. Ma loro no: ecco che spero non ci si circondi di persone simili che, non avendo mai operato e lavorato in regime di concorrenza, non hanno la benché minima idea di come ci si guadagna da vivere a meno di non essere come loro, che il 27 passano alla cassa.Ci sarebbe poi da parlare di Fontana e della famiglia: per me la famiglia è ancora quella formata da padre e madre. Che poi uno possa essere cresciuto da due maschi o due femmine, è un altro paio di maniche, lo assimilo, per certi versi, da chi viene allevato, tirato su da una nonna o nonno o zia: non è colpa sua, certo, ma la famiglia vera è quella formata da un uomo e una donna, ed è quella che dovrebbe ricevere incentivi, protezione, mentre gli altri tipi di famiglia semmai vanno aiutati e supportati anche in altro modo. Ma il fulcro della società è la famiglia tradizionale. Per Salvini il discorso è diverso: come ministro dell'interno avrà il suo da fare, sopratutto se questo si chiama sbarchi, clandestini, immigrati in ogni angolo di strada, coop, accoglienza diffusa, stabili occupati, case occupate. Dovrà vedere come siamo messi con i trattati per i rimpatri , vedere di inquadrare le ong così che li sbarchino questi cari amici in altri porti. Come è stato già osservato, non dipende da lui la guardia costiera, perciò dovrà ottenere l'appoggio di chi gestisce la Marina Mercantile, e così via: cioè non da solo. Confido nelle sue capacità, anche perché lui ieri ha parlato della Tunisia, pure altri hanno detto che poi sbarcano in Sicilia: sì ma dall'Algeria arrivano,invece , in Sardegna. Solo ieri ne sono arrivati una trentina, e due di questi algerini, sono stati arrestati per furto poche ore dopo il loro arrivo. Stop! Ha ragione Salvini.  

La regola del "ma , anche"

Regola che ovviamente non mi piace né mi trova d'accordo. Ho visto il programma , venerdì sera alla 21, a Canale fa 53 del Digitale: è stato interessante sentire parlare di fallimenti, di gente cui veniva presa la casa, sfrattati e bistrattati. Sarei anche voluto intervenire, ma debbo dire che, pur non essendo finiti i miei guai , non me la sono sentita. Dover ogni volta cercare di raccontare il tutto a partire dal principio, sintetizzando perché non c'è mai tempo, e sopratutto facendo di tutto per farsi capire, non è il massimo. Poi a mio parere ci sono anche delle inesattezze: non tanto nelle vicende personali, che solo chi  le ha vissute può conoscere bene e nei dettagli, laddove io potrei solo fare ciò che viene fatto a me: dare un parere o esprimere un giudizio, come fanno e hanno fatto gli altri con me, non dandomi più né fiducia né offrirmi la seconda chance. Alcuni di loro , anch'essi falliti, alcuni imprenditori, non condannano chi delocalizza , chi espatria per cercare fortuna altrove: a suo tempo ,2004 ad esempio, ricordo, mi sono espresso contro le delocalizzazioni, contro chi scriveva "design made in Italy", e in modo particolare contro chi non ha più voluto quelli come me, e cioè  gli agenti di commercio, chi ha utilizzato le nuove tecnologie per ridurre il personale, senza contare l'assenza di chi avrebbe dovuto e potuto intervenire per evitare i fallimenti stessi e non perdere le famose "competenze"(tecniche, di marketing, portafoglio clienti/entrature). Mi farebbe semmai piacere , non tanto che mi si desse ragione, quanto che si allargasse il discorso al modo che si ha di produrre e distribuire, e del perché è così. Aggiungo che non godo perché altri vivono ciò che ho vissuto io: mi dà un po' di fastidio che quando ho scritto e detto queste cose , nessuno se le è filato, se ne sono tutti sbattuti i coglioni. I migliori auguri all'imprenditore che dovrebbe dare una mano al governo. Del resto mi sembra di essere un fallito di serie C o D: non sono un vero imprenditore, men che meno artigiano, e se mi intendo di seghe e di un altro tipo, di un altro genere di seghe, comprese quelle mentali. Quindi faccio parte degli sfortunati, di quelli che se dovessero emigrare sarei a chiedere l'elemosina prima di venir preso a botte e rispedito a casa: non sono un artigiano, non so niente di elettricità, né so tirare su un muro , guidare un camion, cucinare o saldare o cose del genere. Non servo a un cazzo. Nelle varie trasmissioni tv, invece, tirano l'acqua verso costoro: chi sa pescare o arare i campi, impastare la pasta o il cemento, conosce le lingue, se anche è fallito, lui sì è una vittima. Quando invece è capitato a me, ecco che sono io che me la sono cercata e voluta. Abbiate pazienza, ma non ci sto.

venerdì 1 giugno 2018

Una risposta sola non basta? Eccone un'altra ancora : Più soldi europei all’Isola declassata? No, sarà solo restituito il maltolto

Conti alla mano, saranno solo una ‘restituzione’ i soldi che la Sardegna avrà in più sulla programmazione europea 2021-2026, in seguito al declassamento da regione “in transizione” a “meno sviluppata”. Alla conclusione si arriva confrontando le dotazioni finanziarie dei tre cicli di investimenti sinora aperti da Bruxelles e gestiti dal Governo nazionale, a partire dal 2000 quando prese avvio il primo settennio di fondi Ue e l’Isola venne inserita nel cosiddetto Obiettivo 1. È successo che negli anni i vari Governi di Roma hanno arbitrariamente tolto alla Sardegna risorse europee per darle alle regioni del Nord e del Centro, Lombardia ed Emilia Romagna soprattutto.
Per capire che l’annunciato aumento di risorse – contestualmente al declassamento – sarà solo in valore assoluto e non relativo, bisogna partire proprio dal 2000: allora la Sardegna si vide assegnare uno stanziamento di 4 miliardi e 686 milioni di euro, comprensivo dei fondi strutturali coi quali l’Isola avrebbe dovuto recuperare il ritardo nella crescita. Erano soldi intoccabili, destinati espressamente alla costruzione di opere pubbliche per colmare la distanza con i territori Ue più ricchi ed evitare di conseguenza un’Europa a due velocità, come invece continua a essere, quasi sempre per un mix tra la complessità degli stessi bandi europei e l’incapacità della politica locale di spendere tutte le risorse a disposizione.
Sul settennio 2007-2013, con l’uscita dall’Obiettivo 1 la Sardegna perse circa un miliardo di euro rispetto ai 4,686 del precedente ciclo, perché nel frattempo nell’Ue entrarono altri dieci Paesi, tutti più poveri e diventati i nuovi destinatari dei fondi strutturali. Precisamente: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia, Slovacchia ed Ungheria. I quali avevano abbassato la cosiddetta “soglia del bisogno” per stare nella categoria delle “regioni meno sviluppate” e di conseguenza spinsero il Pil della Sardegna nella categoria superiore, quella di “regione in transizione”, perché il valore del prodotto interno lordo dell’Isola superò il 75 per cento della media europea.
Adesso col nuovo declassamento deciso da Bruxelles per via del Pil sceso al 71 per cento, quindi sotto il tetto del 75, alla Sardegna saranno assegnate più risorse rispetto alla attuale programmazione 2014-2020 che vale 2 miliardi e 800 milioni. E si tratterà ancora soldi intoccabili, perché così funziona l’Ue, per decisione di Bruxelles. Ma l’aumento, quantificato in un 30 per cento, non farà altro che riportare la dotazione finanziaria dell’Isola al livello del 2007-2014, a quota 3,6 miliardi, pareggiando in questo modo quell’identico 30 per cento di maltolto che Roma ha imposto alla Sardegna sull’attuale ciclo da concludersi entro il 2020.
Il 30 per cento di 2,8 miliardi corrisponde infatti a 840 milioni che sono esattamente quanto Roma, sul settennio 2014-2020, ha assegnato in più al Nord e al Centro Italia, soprattutto a Lombardia ed Emilia Romagna. Questo dato lo ha ricostruito la Fondazione Ifel, l’istituto per la finanzia e l’economia locale che in un durissimo report sulla gestione dei fondi Ue da parte dei vari Governi nazionali ha rilevato due ordini di problemi: da un lato il centralismo nel decidere come distribuire i finanziamenti europei, dall’altro l’assenza di equità nella loro attribuzione.
Sembra un gioco di scatole cinesi. Il fatto è che passati diciotto anni dalla prima programmazione europea partita nel 2000, la Sardegna si ritrova nella condizione di partenza, visto che oggi come allora ha il Pil sotto la soglia del 75 per cento.
Alessandra Carta
http://www.sardiniapost.it/politica/piu-soldi-europei-allisola-declassata-no-sara-solo-restituito-maltolto/

Così cominciamo a rispondere a qualcuno: Fondi Ue dati alla Sardegna. Ma Roma li sposta in Lombardia e nel Nord Italia

Il declassamento della Sardegna da regione ‘in transizione’ a ‘meno sviluppata’ ha fatto riaprire il dibattito sulla gestione dei fondi europei. La questione è complessa, ma per semplificarla bisogna andare dritti “alla forte  centralizzazione delle risorse Ue” registrata in Italia nell’ultimo decennio e unita a una “mancata equità nell’assegnazione dei finanziamenti”.
A portare in superficie i due ordini di problemi è la FondazioneIfel, l’istituto per la finanza e l’economia locale che fa capo l’Anci, l’associazione italiana dei Comuni. Si tratta di una lettura che, almeno in parte, può spiegare la diminuzione del Pil sardo dal 76 per cento della media Ue al 71, da cui appunto la retrocessione di un gradino nella classifica economica di Bruxelles perché la soglia di categoria del prodotto interno lordo è fissata al 75 per cento.
Quanto all’assegnazione dei fondi Ue “sempre più a regia nazionale”, dall’Ifel rilevano che “il 32,7 per cento della programmazione 2014-2020 è assegnata per via ministeriale, mentre nei due cicli precedenti (2014-2007 e 2000-2006) la quota ascrivibile al Pon (Programma operativo nazionale) si attestava intorno al 27 per cento”. In cifre, rispetto 43,4 miliardi che l’Italia ha a disposizione sino al 2020, Roma ha sottratto al controllo delle Regioni qualcosa come due miliardi di euro.
Di qui una prima sottolineatura: “Tale spostamento gestionale – si legge ancora nel report Ifel pubblicato su Il Sole24 Ore– appare quantomeno antitetico rispetto al principio di sussidiarietà, facendo emergere un apparente indebolimento del potere decisionale delle Regioni, non giustificabile neanche da un punto di vista di performance finanziaria, dal momento che i dati di spesa certificata al 31 dicembre 2015 indicavano sui Pon un avanzamento del 76 per centocontro l’83 dei Por (Programmi operativi regionali)”.
Sul fronte della ripartizione secca delle risorse e che secondo l’Ifel si traduce in perdita di equità, nel report si legge: “L’incremento della dotazione finanziaria per le Regioni, attraverso i Por, è arrivato nella programmazione 2014-2020 a poco più di 21 miliardi, pari a un +4% rispetto al 2007-2013 e a un +6% sul 2000-2006. Tuttavia risulta concentrato nelle Regioni del Nord e del Centro”. Le quali sono classificate come “più sviluppate”, ovvero occupano un gradino sopra quelle “in transizione” a cui apparteneva la Sardegna prima della retrocessione.
Nel dettaglio delle cifre, rispetto a quel 4 per cento di maggiori risorse assegnate sui Por rispetto al 2007-2013, Nord e Centro Italia possono contare nel corso di questa programmazione su circa “il 30 per cento in più rispetto al 2007-2013”. In particolare, “all’interno di tale gruppo spicca il dato della Lombardia – si legge nel report Ifel – con un aumento del 77 per cento, seguito da Emilia Romagna con una variazione del 50 per cento. Al contrario – è scritto ancora – i Por delle tre regioni ‘in transizione’, cioè Sardegna, Abruzzo e Molise, è diminuito di circa il 30 per cento rispetto alle risorse assegnate con la programmazione 2007-2017″.
E siccome la matematica non è un’opinione, il 30 per cento aggiunto al Nord corrisponde esattamente a quanto risultatolto a Sardegna, Abruzzo e Molise. Scrivono dall’Ifel: “Assodata dunque la perdita di gestione diretta di fondi Ue da parte delle amministrazioni regionali, si assomma una perplessità sulla percezione dell’importanza strategica di intervenire al Sud per colmare i ritardi di sviluppo del Paese. Prima della chiusura dell’accordo di partenariato (lo firma il Governo in carica con la Commissione europea), si era fatto esplicito riferimento a una ‘opzione strategica Sud’, di cui invece si è persa traccia a favore del più comunicativo ‘progettismo’ del masterplan per il Mezzogiorno. Eppure – si legge – i finanziamenti europei destinati ai Por del Sud e delle Isole rispetto al complesso dei programmi regionali pesano per il settennio 2014-202 il 69,5%, pari a sei punti percentuali in meno rispetto al 2007-2013”.
Così la sintesi finale che guarda al complesso dei tre cicli di programmazione, dal 2000 al 2020: “Questi vent’anni di  finanziamenti Ue hanno insegnato poco per quanto riguarda la loro modalità di spesa, ma almeno un principio dovremmo averlo appreso: le risorse del Fondo di coesione (attraverso l’apposito e omonimo fondo) sono addizionali e non sostitutive delle risorse nazionali ordinarie necessarie allo sviluppo. Quando ciò sarà evidente con nettezza, forse avrà anche più senso una diversa governance gestionale delle risorse”.
Alessandra Carta
http://www.sardiniapost.it/politica/lue-declassa-lisola-veri-nemici-roma-milano-perche

Ci risiamo . I pregiudizi sono duri a morire!

Quanto detto ieri dal Signor Juncker , è stato ben accolto da chi non ha mai perso il vizio di mantenere vivo lo stereotipo, anche in questo periodo, del Nord che lavora e del Sud che si gratta le palle! Rimarco "anche in questo periodo" perché, ho ingenuamente pensato che, dati gli attacchi continui che la nazione subisce, sopratutto da parte di altri paesi dell'Ue, si facesse squadra una volta per tutte. E lo dico io che ho sangue nordista ma anche sudista, e non solo sangue sardo ma anche più giù, più a Sud. Invece mi tocca leggere che il Tizio, il Juncker, a conti fatti ha detto delle verità, perché bisogna distinguere tra Nord che lavora e Sud che non lo fa. Ora dire che non spendiamo i soldi che l'Ue mette a disposizione è cosa da verificare: non è colpa mia se si danno dei soldi agli extracomunitari, se come Regione Sarda poi i soldi non vengono concessi. C'è una burocrazia da snellire , qualcuno sarà pure da cacciare via a calci in culo, qualche altro sarà anche da denunciare e processare e da mandare dietro le sbarre: ma non è colpa dei sardi o di altri sudisti se, ad esempio,  per venire in Sardegna occorre contrarre un mutuo perché aereo o nave i costi sono più alti che per raggiungere ogni altra destinazione, anche andare da Roma a New York. Il bello è