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venerdì 20 aprile 2018

Se avessi potuto ...

Non ne faccio e non ne farò una malattia, ma se avessi potuto sarei andato volentieri al Salone del Mobile di Milano: e non certo per vedere o essere visto da Salvini, così come non ho visto Berlusconi mi pare fosse nel 2009, dopo il terremoto de L'Aquila. E' dal 1982 che ogni anno mi sono recato al Salone e avrò perso sì e no tre o quattro edizioni, forse cinque: ma non muore nessuno. Me ne faccio una ragione: soldi per venire non ne avevo, il mercato e la rete distributiva, ossia i posti dove vendere e dove devono recarsi i potenziali clienti, sono tutti, a mio parere, da rivedere e questo ancor prima di sapere "che cosa passa il convento". La mentalità levantina, dei commercianti, è come quella di certi politici: ci sono i politicanti, le meteore, che durano come certe farfalle, solo un giorno. Nel mondo dell'arredamento è più o meno la stessa cosa: chi c'è stato, e mi riferisco segnatamente ai giorni dedicati agli operatori del settore, sa bene che è come una sagra paesana, e con tutto il rispetto per le sagre e i paesi, c'è da dire che gli espositori non vedono molto in là nel tempo, non fanno progetti a medio termine. La cosa buona è che di norma c'è esposto il meglio, che deve catturare le attenzioni dei visitatori, che diventano in tanti casi i clienti del momento piuttosto che , ad esempio, i partner per futuri acquisti: in tanti casi ho visto migliaia di euro passare che so dai russi ai mobilieri veneti, per poi brindare con prosecco e degustare formaggi e salumi. Ed è giusto così, però mi sia consentito di sostenere che ci vuole altro, e non solo per ciò che riguarda la realtà italiana, ma anche per quella estera. Capisco che con alcune vendite ti raddrizzi la schiena, risani il bilancio, ti proietti già ai saloni di Mosca o dell'estremo oriente, e che se giochi bene le carte partecipando a diverse esposizioni vivi bene, così come so che non è indolore il costo per partecipare a queste manifestazioni. Ma la mia osservazione vuole mettere in luce che tu, artigiano del mobile o industriale, rappresenti, se vendi solo ai russi o agli stranieri, ben poco: perché tu e la tua azienda siete quattro gatti, perché ti fa schifo vendere i mobili in Italia (che poi è la tua patria) forse perché pensi che la gente non apprezzi le tue fatiche e il tuo ingegno. Allora ti dico che se siamo invasi dal ciarpame di certe aziende, se per gli italiani che devono comprare  i mobili conta solo il prezzo (che chissà perché per altro tipo di acquisto conta molto meno), è perché tu e i tuoi, ve le cantate e suonate da soli, non fate informazione. Sembrate quel tipo di persone, quei pseudo giornalisti, che testano le auto in tv: cazzo, vanno tutte bene. Mai e poi mai che abbiano dei difetti o che siano fatte male. Per i mobili basterà leggere i redazionali di qualche lecchino, gente che non sa neanche come si realizza un divano o una cassettiera, per capire che tutto è bello e tutto è conveniente. Logico che per acquistare o lo trovi da qualche pseudo venditore di mobili on line, di quelli che fanno la raccolta e dovrebbero avere a catalogo tutti i mobili ...ma con un po' di sconto, oppure te li vendono loro. E così che quattro gatti ingrassano a dovere. Ditemi dove sono i posti di lavoro. Ditemi dove sono i punti vendita ... Ma non quelli aziendali. Vorrei vedere negozi veri, non gente che si nasconde dietro le griffe , persone che amano il mobile, che te lo spiegano, che ti dicono i pregi e i difetti. Avevo una regola, e che vale anche per altro tipo di vendita, di commercio, e che mi piace ripetere: 
dimmi un motivo, una ragione, per cui dovrei acquistare questo mobile o questa sedia o quest'auto o quello che vuoi; ma poi dimmi anche i motivi e le ragioni per cui non dovrei comprare. Per certi versi è come la scritta che compare in certi siti, laddove sei invitato a sostenere il sito, ma subito c'è anche la scritta "fallo solo se ci credi". 

martedì 17 aprile 2018

e chi se ne frega!

Quando dieci o quindici anni fa mi sono trovato in condizioni di vera e propria indigenza, non ho trovato nessuno che mi abbia voluto dare una mano. Intendiamoci bene: non è che le cose siano tanto cambiate da allora a oggi, dato che oggi, per esempio, sono qui a scrivere o come direbbe qualcuno a cazzeggiare , mentre dovrei essere al Salone del Mobile di Milano, o comunque cercare di riprendere a lavorare o di trovare un altro lavoro. Purtroppo non è semplice per gli over 55, e ancor di più per chi è stato dichiarato fallito , e moltissimo per chi non ha imboscato soldi. Non solo: la totale mancanza di risorse mi impedisce per esempio di poter pagare l'assicurazione , e infatti l'auto è ferma (non in strada, perché con gli autoscanner sono sicuro che, anche se posteggiata la beccano di certo); oltre ciò, dei soldi per poter mettere carburante e spostarmi nell'isola e svolgere il lavoro; e ce ne vogliono di più per altri progetti collegati,sempre, col settore dell'arredamento. Ora capisco bene se uno mi dice "e chi se ne frega": so bene che ognuno ha le proprie gatte da pelare, e alcune di queste sono molto difficili oltre che , in tanti casi, molto personali e intime tanto che si ha difficoltà solo a parlarne. So che tutti dobbiamo avere una nostra scala di valori, e che è bene sapere cosa va fatto e cosa può aspettare, e se possiamo o no esporci con gli altri e dare una mano o se è meglio non lasciarci coinvolgere. Per questo non ce l'ho con chi mi ha voltato le spalle o che quando mi vede cambia marciapiede: li capisco perché ascoltare ,anche se per pochi minuti chi sta male o è stato travolto da disastri ,siano questi economici o familiari e personali, può essere sconvolgente. C'è il rischio che sentendo , per una volta, le "storie altrui" alla fine si "capisca" che intorno a noi ci sono persone, attività , che forse potrebbero essere supportate, capite, se soltanto si fosse disponibili a sentire, ad ascoltare. L'ultima cosa che serve,in questi casi, è giudicare. Perciò , "chi se ne frega" è il pensiero captato dalla mia mente , pensiero che proveniva dalle teste di chi ,per sbaglio, ha sentito le mie richieste o ha ascoltato un po' la mia storia,sempre per sbaglio o perché "costretto a farlo" in un centro di ascolto(tipo caritas per intenderci). La cosa curiosa è che anche chi è deputato a starti a sentire, come chi lavora ,volontario o meno che sia, in un centro di ascolto, non riesce a capirti ,non sa immedesimarsi nei tuoi problemi: per esempio c'è stato chi voleva che vendessi, quindi mi privassi , del cellulare*(tra l'altro era un modello economico), o chi ,ignorando che allora abitassi a 20 km da Cagliari, voleva facessi altrettanto con l'automobile**, un'altra ancora voleva che vendessi oro o gioielli oppure orologi in mio possesso.***
Sarà che preferisco socializzare, mi piace dialogare con gli altri, anche nel web ho sempre chattato e scambiato mail molto volentieri, e tante persone mi hanno confidato, forse perché protette dallo schermo, le loro pene, di ogni tipo: ricordo casi mobbing, amiche picchiate e/o umiliate dal marito o dal partner, figli ribelli e violenti, figli che sono fuggiti all'estero perché qui non hanno trovato un futuro****: queste persone, questi esseri umani, li ho ascoltati e non li ho giudicati, e in pochi casi mi sono avvalso delle parole di Winnie the Pooh, quando dice nella traduzione italiana almeno, "se io fossi te, ma non lo sono" ... ecco io mi comporterei così. Ricordo sempre che certe realtà si possono solo immaginare, ma se non sono state viste e sopratutto vissute, è molto difficile poter fornire consigli utili: ed è per questo che chi ascolta ,se poi deve intervenire, non può né deve tamponare, e per dirla tutta, confidare sul "pacco alimentare mensile". E' vero, è utile, ma per una persona è umiliante, per chi dava lavoro è avvilente: al pacco dovrebbe seguire l'aiuto affinché , per uno come me ad esempio, ci fosse la possibilità di riprendere il lavoro, cioè mi possa riprendere l'autonomia, mi affranchi dal disagio, dalla povertà.Nel mio caso personale poi quando sono stato sfrattato, la prima volta intendo dire, non mi hanno mica offerto un tetto, anche solo temporaneamente: sono, siamo finiti nelle grinfie di persone poco di buono. Certo chi è ,per sua fortuna, fuori da questo mondo di diseredati e avviliti*****, è quasi impossibile capire ,appunto, quel mondo: e spero che chi ne è fuori ne rimanga lontano, che la fortuna lo assista e non lo faccia precipitare in questo girone infernale, che gli venga risparmiata questa esperienza. Potrei citare le false promesse, che un venditore o commerciante dovrebbe riconoscere a naso, ma che lo stordimento del fallimento e delle relative conseguenze negative, ti impedisce di afferrare al volo: nel commercio quando tu devi ricevere o dare dei soldi, cioè effettuare dei pagamenti, spesso ti senti rimandare da un giorno all'altro, ed è tipico sentirsi dire magari lunedì o martedì una frase del genere " ci sentiamo a fine settimana", e a fine settimana "ci aggiorniamo lunedì o ai primi della settimana prossima". Ecco che ci arriva anche un bambino a capire che o non sanno un tubo o che non hanno fatto niente o che non sono in grado di fare niente o, peggio ancora, hanno inserito, nel mio caso, una richiesta di finanziamento nel circuito delle finanziarie: credevano anche loro alle promesse di Silvio o di B. (come lo chiamano adesso)? Cioè che ai falliti e alle persone in difficoltà fosse concesso un prestito? Mi fermo qui perché mi dispiace ripetermi, ma capisco chi, in un modo o nell'altro ti dice o ti fa capire che "non gliene frega niente" di te.

* il cellulare ieri come oggi serve per essere chiamati e contattati:non è uno status simbol , ma una cosa che è necessaria per lavorare , non è che lo avessi per giocare, era un Saget con sportello.
** l'auto ci ha pensato il curatore a portarmela via, con un trucco che ho avuto modo di spiegare e che ha lasciato ,chi lo ha saputo, polizia compresa, senza parole (avrebbero voluto dire che è stato un pezzo di merda, ma non lo hanno detto): anzi i funzionari mi hanno riaccompagnato a casa, insieme alla mia famiglia, e cercato di fare in modo che l'auto mi venisse restituita; poi volevano cercarmene una loro, volevano regalarmela, ma alle parole non sono seguiti i fatti come spesso succede; io poi non sono tipo che si esalta o che crede alla befana, né si eccita quando sente parolacce o proclami.
*** c'è stata una signora in un centro di ascolto dove hanno mandato mia moglie e il sottoscritto che voleva che ci privassimo delle "orerie": le abbiamo fatto presente che le uniche cose in nostro possesso, allora come oggi, era ciò che avevamo addosso, cioè un orologio ciascuno, e non certo d'oro, mentre il resto ci era stato rubato (con tanto di denuncia sia ai carabinieri che alla compagnia di assicurazione: allora potevo permettermi di essere assicurato; fate le foto e fate periziare il tutto prima, se avete roba di valore): catenine dei bambini e personali, orologio passato da mio nonno a mio padre e a me , degli orecchini di mia moglie e di mie figlie...tutto rubato. E le fedi? Vendute al banco oro. Quindi non c'era niente da vendere, e le fedi, chi ce le regalò, disse che "si usano sottili": poco brodo, mi pare 40 o 70 euro, ma potrei sbagliare, ed eravamo nel 2005 2006. 
**** mi è dispiaciuto di una ragazza che è stata costretta a emigrare, così come un amico meccanico che ora è anche lui all'estero: ma il mio dispiacere è anche nel sapere ,nell'essere proprio conscio che io non avrei potuto fare un tubo, perché la ragazza conosceva l'inglese, e il meccanico conosceva i motori; sono io quello sbagliato, e ho pianto quando potendo andare a fare il direttore commerciale in un'azienda di arredamento, proprio nel 2006, all'ultimo minuto sono stato scartato perché non parlavo inglese; peccato, conoscevo il loro catalogo a memoria, dato che se un prodotto mi piace lo studio da cima a fondo.
***** la cosa più brutta che non sanno quelli come me, è che se anche indossiamo una maschera, ci riconoscono, sanno che siamo dei falliti, che abbiamo problemi economici, che stiamo soffrendo; sarà il portamento, una smorfia, un movimento inconscio, ma si vede, o alcuni almeno lo capiscono; da dire che non sono i vestiti a denunciare questo, non sono le scarpe consumate o i colletti delle camicie lisi a dirlo, ma il nostro corpo, il nostro sguardo. Quando una suora,che mi conosceva da piccolo, me lo disse, ci rimasi male: lei pensava che ,dicendomelo, potessi intervenire, fare qualcosa, e quella era la sua intenzione,non voleva infierire. Spero che dall'aldilà, se esiste, possa intervenire. 

lunedì 7 novembre 2016

Per non dimenticare

Avrei voluto nei giorni scorsi commentare un articolo su "l'occidentale" o su "la verità", non ricordo in quale delle due testate, e che lamentava come un'azienda sia stata chiusa, non ricordo se fallita, per mancanza di commesse.
Colpa ,sopratutto, delle sanzioni verso la Russia, e dell'avere una produzione rivolta o gradita solo a quel tipo di cliente.
La cosa mi toccava particolarmente perché trattasi di un mobiliere, seppure con produzione classica, orientata appunto verso i gusti dei russi, ma è sempre un male se un produttore sparisce.
Tuttavia il mio commento sarebbe stato un richiamo, una lamentela, che si domandava come mai la maggior parte delle aziende italiane, vendono di fatto solo all'estero; del perché se vai al Salone del Mobile di Milano, anche lì , quasi tutti gli espositori non cercano né vogliono rappresentanti per l'Italia e,se proprio devono vendere a un negoziante lo fanno loro, senza intermediari, e rigorosamente con pagamento anticipato.
Ecco, direbbe qualcuno, non vendono in Italia, e giammai al sud, perché gli italiani non pagano, sono cattivi pagatori: potrei smentirli dato che alcuni pacchi dei miei conoscenti ,ormai anche loro ex produttori (ma non falliti:hanno solo chiuso e,per grazia di Dio, potevano farlo in maniera indolore...ma mi dispiace perché ho "perso" un fornitore) hanno perduto diversi migliaia di euro con un cliente a Praga che, dopo aver creato un'esposizione, ha portato via, fatto sparire, i mobili senza pagarli: mobili che loro, i miei conoscenti, avevano fornito gratuitamente confidando in ordini futuri, mai arrivati.
Ora il succo del mio discorso, del mio ragionamento, quale vuol essere?
Che troppo spesso si pensa solo ad esportare, alle aziende che esportano, si ignorano e talvolta disprezzano i clienti o potenziali clienti italiani, non si fa nulla perché gli italiani possano diventare "tuoi clienti" , non si pensa mai a un piano B perché troppo presi dagli ordini ricevuti, dalle grasse commesse.
Ho avuto modo di vedere in azioni, nei diversi saloni del mobile italiani (non solo a Milano, quindi) , i venditori che nei vari stand si prodigavano con successo per conseguire e far firmare e incassare il frutto del loro lavoro:cioè il mobile da vendere.
Dispiace che questi stessi abbiano abbandonato il mercato italiano: ora ,tanti, troppi hanno dovuto chiudere la baracca.
Ecco, non è solo colpa dei russi, delle sanzioni che come dei deficienti abbiano affibbiato alla Russia:ma è anche colpa di chi ha guardato per anni e anni dall'alto in basso i propri connazionali (non dimentichiamoci di quando si vendevano a camionate intere o container i mobili ai tedeschi) dicendo "non vendiamo in Italia, solo estero".  

martedì 5 marzo 2013

Le cose belle esistono o no?

Prendendo spunto dalla cronoca locale, e cioè una sparizione di sedie e arredi in locali del Comune di Cagliari, e leggendo dei commenti non posso non notare come, a fronte di un costo per ogni seduta ,per alcuni elevato, pare di 218 euro, sia seguito il commento che all'Emmezeta per 16 euro ho acquistato una sedia più bella. Ora è vero che la bellezza può essere soggettiva, ma come diceva Enzo Biagi, c'è gente che pure in Corea sarebbe brutta. Le sedie sono della Kartell azienda, tra le atre cose, mia concorrente, ma ritenendo di essere onesto riconosco che è una bella sedia, di qualità, realizzata in materiale sintetico e senza sbavature o imperfezioni. E' chiaro che quelle che vendo io sono migliori...e nel design altrettanto innovative e ricercate ma senza essere pesanti e difficili da accettare. Detto questo ritengo che una parola vada spesa ,è il caso di dirlo, sul rapporto qualità prezzo. Sempre più persone si accorgono, per fortuna, che c'è plastica e plastica, come diceva un altro Enzo, cioè Ferrari, quando faceva presente che c'è plastica Fiat e plastica Mercedes, e lo stesso dicasi per le sedie e altri oggetti di arredamento, come c'è truciolare e truciolare, con fibre lunghe o corte ad esempio, riempito con materiali di scarto oppure no, così come c'è legno e legno. Che poi un mobile

venerdì 8 febbraio 2013

il lupo dei cieli : questo mi fa ancora pensare adesso

Aprile 2010. Come non ricordare l’intensità dell’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull, le cui ceneri hanno paralizzato i cieli europei? E come non pensare , però , che secondo altri esperti, il pericolo è stato sopravvalutato e gli effetti, le conseguenze, i provvedimenti, hanno danneggiato economicamente l'Europa? In primis, visto che ero a Milano, ho toccato con mano un notevole calo di visitatori al Salone del Mobile, ma sono dovuto rientrare in Sardegna, in nave e con un giorno di ritardo e in maniera avventurosa. Mi fa rabbia chi esagera ma sopratutto mi incazzo allorché gli effetti, dell'esagerazione, ricadono sul prossimo: e non si tratta di cautelarsi e quindi, che so, dare a tutti il codice rosso o ,come piace tanto dire in tv "lanciare l'allerta meteo" o comunicare che la giornata è da bollino colorato. Parliamoci chiaro: ci hanno o se preferite mi hanno preso e mi considerano, evidentemente, un coglione, una persona che puoi prendere per il culo e, di fatto, obbligarla ,in modo subdolo talvolta e suadente talaltra, ad agire non in maniera autonoma, ma sempre condizionata.