Avrei voluto nei giorni scorsi commentare un articolo su "l'occidentale" o su "la verità", non ricordo in quale delle due testate, e che lamentava come un'azienda sia stata chiusa, non ricordo se fallita, per mancanza di commesse.
Colpa ,sopratutto, delle sanzioni verso la Russia, e dell'avere una produzione rivolta o gradita solo a quel tipo di cliente.
La cosa mi toccava particolarmente perché trattasi di un mobiliere, seppure con produzione classica, orientata appunto verso i gusti dei russi, ma è sempre un male se un produttore sparisce.
Tuttavia il mio commento sarebbe stato un richiamo, una lamentela, che si domandava come mai la maggior parte delle aziende italiane, vendono di fatto solo all'estero; del perché se vai al Salone del Mobile di Milano, anche lì , quasi tutti gli espositori non cercano né vogliono rappresentanti per l'Italia e,se proprio devono vendere a un negoziante lo fanno loro, senza intermediari, e rigorosamente con pagamento anticipato.
Ecco, direbbe qualcuno, non vendono in Italia, e giammai al sud, perché gli italiani non pagano, sono cattivi pagatori: potrei smentirli dato che alcuni pacchi dei miei conoscenti ,ormai anche loro ex produttori (ma non falliti:hanno solo chiuso e,per grazia di Dio, potevano farlo in maniera indolore...ma mi dispiace perché ho "perso" un fornitore) hanno perduto diversi migliaia di euro con un cliente a Praga che, dopo aver creato un'esposizione, ha portato via, fatto sparire, i mobili senza pagarli: mobili che loro, i miei conoscenti, avevano fornito gratuitamente confidando in ordini futuri, mai arrivati.
Ora il succo del mio discorso, del mio ragionamento, quale vuol essere?
Che troppo spesso si pensa solo ad esportare, alle aziende che esportano, si ignorano e talvolta disprezzano i clienti o potenziali clienti italiani, non si fa nulla perché gli italiani possano diventare "tuoi clienti" , non si pensa mai a un piano B perché troppo presi dagli ordini ricevuti, dalle grasse commesse.
Ho avuto modo di vedere in azioni, nei diversi saloni del mobile italiani (non solo a Milano, quindi) , i venditori che nei vari stand si prodigavano con successo per conseguire e far firmare e incassare il frutto del loro lavoro:cioè il mobile da vendere.
Dispiace che questi stessi abbiano abbandonato il mercato italiano: ora ,tanti, troppi hanno dovuto chiudere la baracca.
Ecco, non è solo colpa dei russi, delle sanzioni che come dei deficienti abbiano affibbiato alla Russia:ma è anche colpa di chi ha guardato per anni e anni dall'alto in basso i propri connazionali (non dimentichiamoci di quando si vendevano a camionate intere o container i mobili ai tedeschi) dicendo "non vendiamo in Italia, solo estero".
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lunedì 7 novembre 2016
venerdì 9 ottobre 2015
Cane mangia cane
Ho appena lasciato un commento su Comedonchisciotte.org e mi viene in mente di riprendere, brevemente, un'osservazione che ho proposto in diverse occasioni soprattutto nel vecchio blog che avevo su leonardo.it ma che ha trovato spazio anche qui.In sostanza oggi le aziende produttrici o che più semplicemente commercializzano prodotti altrui , tendono a vendere senza servirsi di intermediari. Malvolentieri sopportano ancora i grossi negozianti che sono presenti , ancora per chissà quando, nelle grandi città: diversamente si avvalgono dell'idea di franchising o di negozi propri, ma ancora di più fanno adoperando il web. Infatti in quasi tutti i loro siti (i social non li frequento e non so come funzionano) è presente il carrello, l'indirizzo mail, talvolta un numero verde: ciò comporta che si può avere un'idea del costo, e comprare on line senza ricercare l'oggetto nei pochi negozi ancora superstiti o nei centri commerciali. Chi produce indica, talvolta e a seconda del prodotto, punti vendita: penso all'arredo bagno e rubinetteria, alle automobili o alle moto. Le griffe hanno negozi diretti, show room , e pagano pagine pubblicitarie e banner. Quanto sopra, unito a chi fa raccolta di produzione altrui e commercializza attraverso portali o grossi centri commerciali, ha decimato un esercito di commesse, di commessi viaggiatori, di venditori porta a porta, di negozi tradizionali, di rappresentanti e agenti di commercio, di grossisti. Tutti fatti sparire dalla faccia della terra. Se poi qualcuno pensa che i milioni di immigrati siano stati o siano dei potenziali clienti, si sbaglia e di grosso pure: infatti non ho mai visto entrare un senegalese o un filippino, una ucraina o una rumena, in un negozio tradizionale per effettuare acquisti: semmai se mi fossi sbagliato, e chiedo venia , posso aver visto costoro, con un frequenza maggiore in una farmacia e di certo nei negozi gestiti dai cinesi. Concludo osservando come questi ultimi, di recente almeno qui da noi a Cagliari , hanno aperto sartorie e negozi dove effettuano riparazioni di smartphone e pc. Hanno altri soldi da investire, evidentemente, o come dicono le malelingue da ripulire.
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