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martedì 2 settembre 2025

Sulla sparizione dei negozi nelle città 2

 Più che una seconda parte, un'approfondimento di alcuni aspetti che possono essermi sfuggiti o anche sconosciuti. Ed è facendo mente locale che , ad esempio, non ho preso in considerazione la nascita e la diffusione dei supermercati e dei discount: intendo per supermercati quelle attività di rivendita in locali di medie dimensioni e , ovviamente, con prodotti delle marche più noti e "che fanno pubblicità". Mentre i supermercati li ho visti affermarsi , almeno da noi in Sardegna, a fine anni 70 e inizio 80, i discount si sono iniziati a far conoscere a fine anni 90. Che cosa c'è da dire in merito: che entrambi hanno preso possesso di locali, presenti nelle città, e dai 300 mq in su : piano piano, poi, i discount sono diventati come i supermercati, nel senso che sono passati dal vendere prodotti sconosciuti, a prodotti di marca. E anche la qualità è di livello superiore a quella riscontrata quando "si dovevano far conoscere e scegliere". In questi ultimi decenni abbiamo visto nascere e sparire i negozi di informatica, le videoteche, e prima ancora le rosticcerie (alcune sono diventate gastronomie) sono sparite le lavanderie ma sono arrivate quelle a gettone, e non dimentichiamo i negozi di sigarette elettroniche. In alcuni locali, di solito di piccole dimensioni, sono apparsi e in alcuni casi sopravvivono i negozi h24 di bibite, snack , preservativi eccetera. Che dire? Che i bei locali , quelli occupati dai discount nobilitatisi col tempo, oggi sarebbe bello vederli occupati nuovamente da mobilieri, concessionari di auto o moto, abbigliamento e così via. Senza scordarci dei negozi di alimentari: possibile che il pane o i pesci e in alcuni casi la carne, non si possa acquistare di sera in un negozio tradizionale? Se mi verrà in mente altro , scriverò ancora. E come cantava Gaber 

Com'è bella la cittàCom'è grande la cittàCom'è viva la cittàCom'è allegra la città
Vieni, vieni in cittàChe stai a fare in campagna?Se tu vuoi farti una vitaDevi venire in città
Com'è bella la cittàCom'è grande la cittàCom'è viva la cittàCom'è allegra la città
Piena di strade e di negoziE di vetrine piene di luceCon tanta gente che lavoraCon tanta gente che produce
Con le réclames sempre più grandiCoi magazzini le scale mobiliCoi grattacieli sempre più altiE tante macchine sempre di più.
Com'è bella la cittàCom'è grande la cittàCom'è viva la cittàCom'è
Vieni, vieni in cittàChe stai a fare in campagnaSe tu vuoi farti una vitaDevi venire in città
Com'è bella la cittàCom'è grande la cittàCom'è viva la cittàCom'è allegra la città
Piena di strade e di negoziE di vetrine piene di luceCon tanta gente che lavoraCon tanta gente che produce
Con le réclames sempre più grandiCoi magazzini le scale mobiliCoi grattacieli sempre più altiE tante macchine sempre di più
Com'è bella la cittàCom'è grande la cittàCom'è viva la cittàCom'è allegra la città
Com'è bella la cittàComvè grande la cittàCom'è viva la cittàCom'è allegra la città
Piena di strade e di negoziE di vetrine piene di luceCon tanta gente che lavoraCon tanta gente che produce.
Con le réclames sempre più grandiCoi magazzini le scale mobiliCoi grattacieli sempre più altiE tante macchine sempre di piùSempre di più, sempre di più, sempre di più!

domenica 31 agosto 2025

Sulla sparizione dei negozi nelle città

 Ultimamente, forse per ragioni evidenti o forse perché non se ne può fare a meno, in tanti da Silver ad altri blogger , hanno menzionato la sparizione dei negozi o negozietti nelle nostre città. Se poi si va in realtà più piccole, paesi o paesini, le cose vanno anche peggio, nel senso che è più visibile. Vivo in Sardegna e certe cose le vedo ma, soprattutto le ho viste: vuoi per età vuoi perché, a partire dal mio fallimento mi sono dedicato, per diversi anni, a scrivere nel mio vecchio blog( che era ospitato sulla piattaforma leonardo.it), delle difficoltà che hanno le aziende e i negozi nello stare in piedi. In un recente post ospitato su Come don Chisciotte, si parla di questo fenomeno, attribuendo molte delle cause della morte dei negozi, a internet e alla GDO. Il sottoscritto condivide ma solo in parte la cosa: le cause, che non si sono manifestate solo negli ultimi anni, vanno ricercate fin dai tempi dell'obbligo del registratore di cassa; e sempre in quegli anni sono nati i primi numeri verdi, e c'è stato l'avvento dei fax. Poi c'è stata la fissa di avere e aprire il capannone poco fuori delle città e gli outlet. Solo poi sono arrivati, i siti internet e i primi acquisti on line, che ora come ora, subito e vintage a parte, sono in mano ad aziende tipo Amazon. E' inutile ricordare che occorre pensare per trovare e suggerire soluzioni e interventi: perché a primo acchito basterebbe imporre, come avviene in altre parti del mondo, il divieto di aprire centri commerciali o supermercati: non entro in merito ai diritti dei lavoratori, e quindi al dovere pagare il giusto e prevedere riposo settimanale e ferie, oltre al divieto di diventare straricchi, tuttavia verificare se chi scarica camion alle 5 del mattino è assunto e in regola e vedere poi quante ore, quel giorno, ha effettivamente lavorato. Mi fa sempre sorridere scoprire che adesso ne parlano, quando scrivevo di questi temi vent'anni fa, non importava quasi a nessuno: anche se le migliaia di lettori che avevo dovrebbe dimostrare il contrario, è semmai prova che non basta che un video sia visto e condiviso o un post abbia migliaia di letture, se a questo non segue qualcosa . E quindi ben vengano, magari come nei tre moschettieri vent'anni dopo, azioni e interventi per invertire la rotta. E sempre se a qualcuno le cose , così come sono, non vadano bene. Perché Amazon e i centri commerciali sono così comodi e utili, che chi ne vuole fare a meno? Io!     

venerdì 29 dicembre 2017

Ci stiamo adeguando alle altre città oppure ...

CRONACA » CAGLIARI

Cagliari, l'annuncio su Internet: casa in affitto ma non a extracomunitari

Ieri alle 19:14

L'annuncio
"No extrac. oppure solo documento italiano": l'annuncio choc è stato pubblicato nel sito specializzato Subito.it e riguarda l'offerta di un appartamento in affitto nella zona del mercato di San Benedetto (anche se nell'annuncio si parla di piazza Garibaldi).
Irrintracciabili i proprietari, a parlare è l'agente immobiliare che ha pubblicato l'annuncio. "Almeno sino a questo momento", afferma Salvatore Meloni di Broker Real Estate, "i proprietari non hanno mai mostrato di essere razzisti".
Perché allora un'indicazione tanto odiosa? "Per problemi legati alla registrazione del contratto di affitto all'Agenzia delle entrate. E perché la precedente esperienza è stata negativa". Che, probabilmente, si è conclusa con uno sfratto tutt'altro che amichevole. Non l'unico caso: anche in un altro annuncio della stessa agenzia è pubblicato lo stesso avvertimento.
L'annuncio completo
L'annuncio completo

martedì 24 novembre 2015

Le tue esigenze? In secondo piano

Occorre ritornare sull'argomento, e mi dispiace doverlo fare.
La cosa che conta in questo momento è che ci sia qualcosa , o meglio qualcuno, su cui focalizzare l'attenzione e impiegare le proprie energie: il terrorismo. Che qui intenderò in senso lato, senza specificare se sia opera di separatisti o di religiosi arrabbiati. Avendo questo come obbiettivo da affrontare, è logico che le questioni sindacali, le aziende da salvare, le aziende da creare, lo stato sociale, il territorio da risistemare, la moria di api e mille altre cose e cosette, passano tutte in secondo piano: anzi, vanno a finire nel dimenticatoio. Eppure le cose e cosette sono ,a mio parere, più importanti del terrorismo: questo ,come si sa o si suppone, può operare in ogni dove, compresi i paesini sperduti e dimenticati da Dio e dagli uomini (non tutti ovviamente). Quindi se già la tua città viene dimenticata da chi dovrebbe, per scelta personale (elettorale), occuparsene , risulta difficile o improbabile che un gruppo di terroristi decida di impiegare le proprie forze per danneggiare proprio la tua città. Ma ,come direbbe che porta sfiga (o che invece ragiona), non si può mai sapere. In ogni caso, il risultato è che mentre ci si riunisce di domenica pomeriggio e si salvano alcuni istituti di credito, non si fa altrettanto per industrie, negozi, aziende agricole, famiglie: sono due pesi e due misure. Ma non basta perché tutto fanno i giornalisti e i media in genere, compresi blog e siti web, tranne che parlare dei problemi delle persone: per loro esistono solo i migranti, i terroristi (meglio se mussulmani), gli assassini (meglio se uomini che uccidono donne). Il resto non esiste e, se mai è esistito, ormai è bello e dimenticato: ci ricordiamo ancora dei suicidi per debiti e perché si è stati abbandonati e dimenticati dalle istituzioni, dalle associazioni , dagli amici? Ecco che quando non c'era altro di cui parlare, anche di un fallito che si suicida si può parlare. Ora che ci sarebbe da chiedere che cosa è stato fatto, che cosa si può e si deve fare, ecco che arrivano loro a rompere le uova nel paniere: i migranti e i terroristi. E tutti via a dare la loro solidarietà ai migranti e alla Francia. E quelli che vorrebbero uscire dalla povertà, dalle difficoltà? Quelli che vorrebbero vivere in maniera dignitosa? Per costoro non c'è niente di niente: sono destinati a restare emarginati, e le loro richieste,come ho scritto nel titolo, devono restare non solo in secondo piano, ma sparire nell'ombra. Non si può disturbare chi pensa ai migranti e ai terroristi. Giammai! Fra poco chi oserà dire qualcosa in merito, qualcosa che porti le persone a chiedersi come mai non si pensa agli italiani e ai loro problemi, ecco che si vedrà trascinato in un commissariato per essere interrogato e intimorito. Che serva da lezione.

domenica 13 settembre 2015

C'era una volta

Se guardate dei documentari che mostrano itinerari turistici , potrete avere delle sorprese: le belle città, i bei paesaggi, mostrano quelle che erano località tranquille, piacevoli da vivere. Ma è sufficiente ,appunto, leggere nei titoli di coda la data, e di sicuro vi scende un fulmine nel scoprire che si parla del 1999 o del 2005. Nonostante tutto, col senno di poi, dobbiamo dire "bei tempi".Mi è capitato in quei canali tipo Marco Polo e similari, di vederne anche di realizzati in anni precedenti, ma se vi può interessare vengono trasmessi anche film o video musicali "datati". Ciò che vi invito a fare non è un viaggio nostalgico nel passato: al contrario, è da intendere come una ricerca per capire, come mai siamo arrivati al punto in cui siamo. Ma non solo: se è un bene o no , se è conveniente o meno, lasciare le cose così come sono o se vale la pena cercare di cambiare e agire di conseguenza. Tra le altre cose, guardare con la dovuta attenzione questi reportage, ci fa vedere cosa abbiamo perso, abbandonato oche ci è stato tolto. Ma c'è anche un'altra cosa che inviterei a vedere o ricercare: si tratta di reportage su "le città di mare" e sulle "megalopoli", che sono stati trasmessi da LaEffe. Scoprire e sapere come si vive in città orientali che hanno milioni di abitanti, data l'ondata di migranti che riceviamo quotidianamente, non è un male. Peccato che non li trasmettano più: uno su Bombay, sarebbe da vedere, sopratutto quando parla dei servizi igienici.

mercoledì 15 agosto 2012

Arabia Saudita. Il paese che ghetizza il lavoro delle donne

“Remember, we’re Saudis”, “Ricordate, siamo Sauditi”, sembra voler ribadire l’Arabia, dopo il “passo avanti” di aver finalmente permesso a tre atlete (una delle quali rischiava pure di non poter gareggiare a causa dell’imposizione del velo, vietato invece dal CIO per la sua sola specialità, il judo) di partecipare ai Giochi Olimpici di Londra appena conclusi.
Ma non era necessario né questo (dato che tutte le atlete erano rigorosamente velate), né tanto meno la creazione di una città-ghetto per le donne lavoratrici, per dimostrare che il wahabismo è ben lungi da mollare nel Paese.
Eppure la città-ghetto per donne lavoratrici è proprio quello che “serve” all’Arabia Saudita. Dal prossimo anno le donne di questo paese potranno infatti lavorare “senza problemi”, perché è iniziata la progettazione di una città creata a questo scopo: affinché vengano protette “dagli sguardi indiscreti maschili”, come del resto impone la sharia.

venerdì 27 luglio 2012

Precisazioni e pettegolezzi su Cagliari "in rinnovamento"


La nostra è una città "strana", che non ha un lungomare ad esempio, che per essere una città di mare è più pulita e ordinata di altre (fonte: visitatori e turisti da me intervistati) ma che per fare un salto di qualità e godere di una maggiore e migliore visibilità (con tutto quello che ne consegue) ha necessità di essere non solo amministrata ma rinnovata e rivista. Il sindaco che c'è ora in carica, ha fatto realizzare delle piste ciclabili ma non so se ha calcolato quanti ciclisti le utilizzeranno, e se il gioco vale la candela, e mi riferisco al numero di parcheggi ridotto, al fatto che sono a pagamento e gli ultimi sono anche più cari (sono da 1€ per la prima ora,salvo rettifiche dell'ultima ora),

martedì 24 luglio 2012

Purtroppo chi dà consigli dimentica tante cose

Viene difficile spiegarsi nei post perchè poi quando inizio a scrivere la mente viaggia, a volte, e insegue particolari, per cui gli effetti poi si leggono.Ma vengo al sodo: due cosette mi hanno incuriosito di recente. La prima è che anche Cagliari, la mia cittò,avrà ahimè la sua giornata senza auto.E quando, di grazia? In autunno, a occhio e croce, o a fine estate di sicuro: in quanto si pensa di dotare la città di altre piste ciclabili, o meglio, di ricavarle restringendo ulteriormente le già strette vie. Logicamente chi conosce la città sa che sorge,anch'essa, su sette colli, e che quindi il piacere di non dover usare l'auto è destinato a chi ne può fare a meno. E ora entro nel vivo della mia piccola,quanto inutile , polemica.