“Remember, we’re Saudis”, “Ricordate, siamo Sauditi”,
sembra voler ribadire l’Arabia, dopo il “passo avanti” di aver
finalmente permesso a tre atlete (una delle quali rischiava pure di non
poter gareggiare a causa dell’imposizione del velo, vietato invece dal
CIO per la sua sola specialità, il judo) di partecipare ai Giochi Olimpici di Londra appena conclusi.
Ma non era necessario né questo (dato che tutte le atlete erano rigorosamente velate), né tanto meno la creazione di una città-ghetto per le donne lavoratrici, per dimostrare che il wahabismo è ben lungi da mollare nel Paese.
Eppure la città-ghetto per donne
lavoratrici è proprio quello che “serve” all’Arabia Saudita. Dal
prossimo anno le donne di questo paese potranno infatti lavorare “senza
problemi”, perché è iniziata la progettazione di una città creata a questo scopo: affinché vengano protette “dagli sguardi indiscreti maschili”, come del resto impone la sharia.