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giovedì 18 settembre 2025

Siamo alle solite Calimero: Cassazione, ecco che cosa rischia chi non mette il nome sul citofono

Può costare carissimo scegliere la privacy, eliminando il proprio nome dal citofono o dalla cassetta postale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 24745/2025) ha stabilito che chi non rende riconoscibile la propria abitazione diventa, di fatto, “irreperibile” per l’amministrazione finanziaria. Con una conseguenza devastante: notifiche fiscali valide anche senza consegna diretta e la porta spalancata a ipoteche e pignoramenti.

Il caso che ha fatto scuola

La decisione nasce dal ricorso di una contribuente che si era vista iscrivere un’ipoteca per cartelle esattoriali mai ricevute. La donna sosteneva di non aver avuto alcuna comunicazione: aveva cambiato abitazione, ma lasciando la residenza anagrafica al vecchio indirizzo. Proprio lì, il messo notificatore si era recato due volte, senza trovare né il nome sul citofono né quello sulla cassetta postale. Risultato: la notifica è stata considerata valida, malgrado l’assenza della destinataria.

La mano dura degli ermellini

Per la Suprema Corte, non conta il certificato di residenza se gli accertamenti del notificatore dimostrano che il contribuente non è concretamente rintracciabile. Le risultanze anagrafiche, infatti, hanno solo un valore presuntivo e possono essere superate dai fatti. Una presa di posizione che rafforza il ruolo del pubblico ufficiale e riduce lo spazio di difesa per i cittadini.

Un monito per tutti

La sentenza rappresenta un campanello d’allarme: non basta essere registrati all’anagrafe, serve rendersi concretamente reperibili. Un dettaglio apparentemente banale come il nome sul citofono può fare la differenza tra ricevere una notifica fiscale e ritrovarsi con ipoteche o pignoramenti senza più possibilità di difesa. In pratica, un piccolo gesto di privacy può trasformarsi in una vera e propria trappola fiscale a orologeria.
https://notizie.tiscali.it

trovato su https://www.imolaoggi.it/2025/09/18/cassazione-ecco-che-cosa-rischia-chi-non-mette-il-nome-sul-citofono/

Che dire? Che siamo alle solite: si può e si deve essere vessati da uno stato che, volutamente, lascia indietro chi è in difficoltà, e che anzi lo affossa: del resto il business dei fallimenti (quando c'è polpa e grasso, ovviamente: andate a frugare anche voi, e poi traetene le conclusioni, andando indietro anche di 40 o 50 anni però), atti ingiuntivi o di precetto che a te o a me arrivano, chiassà perché e percome in giornata, o ufficiali giudiziari che ti dicono (a me lo hanno fatto) che mi possono recapitare consegnare un atto anche se mi trovano in strada o in spiaggia, o anche gente che diventa agente segreto (deviato) e che prende informazioni dai vicini e, di fatto , ti sputtana. Ma a loro importa fornirti, gratuitamente, una pec così da farti piovere atti, multe e ingiunzioni varie. Godono nel fare queste cose. Ho dei conoscenti tra gli strizzacervelli, e mi confermano che, effettivamente queste persone sono proprio così. 

Giusto per la cronaca, ecco cosa avviene in Austria:

In Austria, il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che sui citofoni devono essere riportati solo numeri civici e non i nomi degli inquilini per motivi di privacy, quindi si utilizzano i numeri al posto dei nomi. 
Cosa prevede la normativa: 
  • Niente nomi, solo numeri: 
    Per rispettare la legge sulla privacy, le targhette sui citofoni devono riportare solo i numeri civici degli appartamenti.
  • Protezione dei dati personali: 
    L'obiettivo è tutelare la privacy degli inquilini, impedendo che il loro nome sia visibile pubblicamente.
Cosa non è consentito:
  • È vietato apporre il proprio nome sul citofono. 
  • Non è consentito apporre una targa con il proprio nome sul citofono se non si ha alcun rapporto con le persone che abitano nell'appartamento. 
Sanzioni: 
  • I condomini che non rispettano le indicazioni del garante della privacy possono essere sanzionati.

mercoledì 22 maggio 2019

Austria. Il problema si complica di non poco. Voto di fiducia. (ricorda qualcosa ...)


2019-05-21__Austria_001

Con un tempismo degno di un cronometro svizzero, di quelli di una volta si intende, sono subito comparsi i nuovi sondaggi per l’Austria.

L’ÖVP salirebbe dal 34% al 38%, l’SPÖ salirebbe dal 25% al 26% ed il FPÖ scenderebbe dal23% al 18%.

Si assisterebbe quindi a delle variazioni dell’ordine di circa cinque punti percentuali, ma non tali da consentire ad Herr Kurz di ottenere la maggioranza di governo. Unica alternativa sarebbe una coalizione con la SPÖ, che però professa un credo politico virtualmente opposto a quello dell’ÖVP.

lunedì 26 marzo 2018

IL NUOVO GOVERNO AUSTRIACO TAGLIA LE TASSE E RIDUCE IL DEFICIT DELLO STATO A ZERO! (TAGLIO COSTO ”MIGRANTI” DI 1 MLD)

Come tutti i paesi anche l’Austria deve varare la sua legge finanziaria ma il piano annunciato lo scorso mercoledì, e passato sotto silenzio per ciòc he riguarda “l’informazione” italiana, non e’ affatto una misura lacrime e sangue.
Infatti, l’attuale coalizione di governo frutto della schiacciante vittoria della destra in Austria, sta mantenendo la sua promessa elettorale di abbassare le tasse e ridurre la spesa sugli immigrati e se questo non fosse gia’ abbastanza positivo il governo punta l’anno prossimo a pareggiare il bilancio dello stato.
Ma cosa prevede questa finanziaria.
In una conferenza stampa il ministro delle finanze Hartwig Loeger ha dichiarato che l’obiettivo del governo e’ di avere un deficit di bilancio quest’anno dello 0,4% e l’anno prossimo di un deficit pari a zero e di raggiungere tutto questo tagliando le tasse e la spesa e approfittando delle maggiori entrate dovute alla crescita economica stimata al 3% del PIL e dei maggiori dividendi delle imprese a partecipazione statale.
Un parte importante del taglio alle spese consiste nel ridurre enormemente i sussidi per gli immigrati e i figli dei lavoratori che vivono all’estero.
In tutto il governo austriaco pensa di risparmiare un miliardo di euro di costi amministrativi e di guadagnare 250 milioni di euro in più dai dividendi delle partecipate pubbliche.
In passato dal calcolo del deficit pubblico le spese per i rifugiati venivano escluse ma adesso questo non e’ piu’ possibile e questa e’ una delle ragioni per cui il governo vuole tagliare i sussidi agli immigrati.
Per quanto riguarda il debito pubblico il governo pensa di portarlo dal 78,1% dell’anno scorso al 74,5% quest’anno e al 70,9% nel 2019.
Questa notizia riportata da Reuters e’ stata completamente censurata dalla stampa italiana perche’ si vuole far credere che non esistano alternative alle misure lacrime e sangue imposte dalla UE.
Ovviamente non e’ vero e l’Austria dimostra che e’ possibile tagliare sprechi e tasse per rilanciare la ripresa economica e un buon inizio in Italia sarebbe quello di tagliare i 4 miliardi di euro che spendiamo ogni anno per i finti rifugiati che servono solo per arricchire le coop.
Noi abbiamo deciso di riportare questa notizia perche’ vogliamo che il prossimo governo prenda esempio e faccia lo stesso in Italia.
http://www.stopeuro.news/il-nuovo-governo-austriaco-taglia-le-tasse-e-riduce-il-deficit-dello-stato-a-zero-taglio-costo-migranti-di-1-mld/

mercoledì 1 febbraio 2017

Ci risiamo

Ci risiamo. Ieri sera ho resistito poco o nulla nel guardare e ascoltare le sviolinate di Greco alla Gabanelli, e non so se quest'ultima sia ritornata sul tema della condanna dell'uso dei contanti.
In compenso ha detto una cosa che mi ha fatto incazzare: come sapete sul tema immigrazione penso che , se vieni in Italia e vuoi diventare cittadino italiano è un conto; e devi venire sapendo che dovrai conoscere o imparare e rispettare le nostre tradizioni e non imporre le tue; né dovrai venire qui per poi effettuare ricongiungimenti familiari; né dovrai spedire all'estero cifre esagerate ma dovrai contribuire allo sviluppo economico e sociale della tua nuova patria, socializzando e non creando muri culturali.
Mi fermo per non entrare in dettagli stile Usa, come le pene che ci sono o ci saranno per chi delinque nei primi anni o è recidivo.
Tornando alla Gabanelli, non mi aspettavo certo che parlasse dei suoi rapporti con Paolo Barnard: si è invece espressa ,dopo una clip in cui dei romani si lamentavano della presenza dei migranti, del fatto che si pensasse solo a loro, e che i romani dovessero restare senza casa dato che gli immigrati erano,di fatto, privilegiati nelle assegnazioni delle case popolari.
E si è espressa, la Gabanelli, dopo aver visto la clip, criticando il comitato di cittadini romani, e ricordando che a Milano, c'è stato un incontro con gli abitanti* spiegando che i migranti sarebbero stati alloggiati in una ex caserma (se non ricordo male) e che , teoricamente, ci sarebbero  stati dei posti di lavoro nella coop (o almeno così ho capito): ovviamente i milanesi hanno accettato la cosa.
Sempre la Gabanelli, ripete il solito mantra dell'inserimento, della formazione e via dicendo: non ha detto ,e ci mancherebbe altro, che lo Stato deve, non dovrebbe, ma deve pensare prima agli italiani; che ieri stesso il sindaco o chi per lei, a Roma, sarebbe dovuta andare da chi protestava dicendo che le case ci sono e che verranno assegnate prima agli italiani; e che i posti di lavoro, sono prima per gli italiani e poi per gli altri, anche se fossero cittadini dell'Ue (come vuole fare la sinistra in Austria e come fanno,a memoria mia, anche altre nazioni nel mondo). O no?
Ma certo che gli amici di Rai 3 sanno bene come rigirare la frittata: del resto non hanno 200 o 500 euro di stipendio una tantum. 


* cioè: non hanno parlato con i milanesi senza casa, con le persone cui è stata occupata la casa, le persone sfrattate per morosità: ma con quelle che una casa ce l'hanno e che abitano vicino a dove dovranno andare i migranti.