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martedì 21 novembre 2017

Della serie ...non vogliamo farci mancare niente

Cabras, nelle acque della laguna compare il granchio blu

Oggi alle 16:04

Il granchio blu
Inizialmente sembrava un granchio come tanti altri, poi però quando gli esperti lo hanno analizzato si sono accorti che avevano di fronte una specie rara. Il granchio blu americano è sbarcato nelle acque della laguna di Cabras.
Sono stati alcuni pescatori ad aver segnalato la presenza di questo esemplare ai biologi del gruppo di Ecologia Marina e Conservazione (MEC) del CNR di Torregrande.
L'esemplare, dal colore e dalle dimensioni insolite, catturato accidentalmente con i bertovelli e consegnato ai ricercatori è stato successivamente identificato come appartenente alla specie Callinectes sapidus (granchio blu americano).
"Si tratta della prima segnalazione scientificamente confermata riguardo la presenza di questo granchio nelle acque della Sardegna -, commenta il direttore dell'Area marina protetta Giorgio Massaro -. Si tratta di una specie aliena e invasiva che dall'Atlantico è stata introdotta in Mediterraneo probabilmente in maniera accidentale (acque di sentina delle navi) e si è insediata lungo tutte le coste del bacino orientale per poi diffondersi e colonizzare anche quello occidentale, seppur con densità inferiori. La prima segnalazione in Mediterraneo è stata fatta nella laguna di Venezia nel 1949".
La specie raggiunge grandi dimensioni ed è molto aggressiva. "Sarà importante nel futuro monitorare la presenza di questa specie e la diffusione, soprattutto nelle aree protette -, conclude Massaro -, e lo stato di salute delle comunità nelle quali si è insediata".

martedì 14 agosto 2012

Sardegna : allarme rosso

Ecco come lo Stato (tutti i Governi) ha decretato la fine di un paradiso naturalistico, a parte i danni inflitti  con le più estese servitù militari d’Europa e i poligoni bellici a cielo aperto, ad un tiro di schioppo dai centri abitati. 20 milioni di metri cubi di fanghi inquinanti e pericolosi abbandonati in riva al mare di Porto Scuso, precisamente a Sa Foxi, nei pressi di Portovesme. Esattamente di fronte all’isola di San Pietro, dove sono stati affondati alcuni relitti dei veleni. La stima ufficiale per difetto è pari a 100 campi di calcio, infatti riporta il conto degli scarti di lavorazione dal 1975 al 2008. Prima, per quasi 4 anni, l’Eurallumina scaricava direttamente nel Mediterraneo, invece di smaltire legalmente le scorie micidiali. Già, ma chi si ricorda? I Governi tricolore hanno sempre fatto finta di niente, forse per un tornaconto elettorale. Questo macroscopico cancro è tecnicamente un bacino di veleni profondo una trentina di metri, che si è insinuato perfino nelle falde acquifere del Sulcis.