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martedì 18 dicembre 2018

Juncker. I populisti vincerebbero perché spaccerebbero le ‘fake news’ di Mr Putin.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-17.

Juncker 004

Mr Jean-Claude Juncker, il Presidente della Commissione Europea ha parlato in modo molto chiaro e circostanziato.

I liberal socialisti europei starebbero perdendo elettorato perché i populisti spaccerebbero fake news, quasi sempre di origine russa, che gli Elettori si berrebbero come se fosse oro colato.

I populisti starebbero sovvertendo l’ordine democratico dell’Unione Europea.

Quindi, la Commissione interverrà duramente controllando tutte le notizie ed informazioni.

Sarà un dolce censura che eviterà al Popolo Sovrano di esprimersi in modo incorretto alle elezioni europee prossime venture e consentirà ai liberal socialisti di restare al potere per il bene delle masse ed il progresso culturale, sociale ed economico del continente.

giovedì 31 maggio 2018

I pericoli : i frutti del dubbio

Il problema è che  Salvini andrà ad elezioni dopo quattro mesi di questo martellamento terroristico,  di fake news  non smentite, perché senza contraddittorio.
https://www.rischiocalcolato.it/2018/05/la-bce-abbassato-lo-spread-perche-metteva-nei-guai-mattarella.html
Quanto sopra l'ha scritto, ieri, Maurizio Blondet, grosso modo alle 10 e 10 del mattino di oggi 31 maggio, è stato letto da non so quante persone e ha ricevuto oltre 117 commenti: il sottoscritto è da tempo che metteva e mette in guardia proprio dalla mancanza di contraddittorio che è palese nei talk show, dalle notizie che in tutti i tg e media e pure nei siti e banner ripetono le stesse cose , con parole chiave, che si stampano nella mente , e invitavo a studiare, a preparare delle risposte alle possibili obiezioni, a essere convincenti senza diventare pappagalli e, cosa forse più importante a riportare, magari in un sito o nei blog e nei social delle informazioni chiare e comprensibili a tutti, anche a quelli come me, che sono asini. Sarà fatto? Qualcuno secondo voi ha raccolto l'invito? Col cazzo! Anzi, mi è stato risposto,in un commento mi pare su CDC o Rischiocalcolato o Scenarieconomici che "quelli non sono da seguire", intendendo che siccome dicono cazzate la gente non li ascolta e non li prende seriamente. Il fatto è che la mia vicina over 75 o il mio coetaneo over 55, possono pensare che forse, però, in fin dei conti, qualcosa di vero in quello che dicono a Di Martedì o stasera a Piazza Pulita c'è : sennò perché continuano a ripetere queste cose i Mieli o i Cacciari e come mai anche quei giornalisti di destra come Sallusti o Feltri sono ,anche loro, contro Salvini e la Lega? I frutti del dubbio sono questi: e tutto perché chi, a parte Byoblu/Messora e pochi altri, anche chi ha un certo carisma e ascendente, pensa che siano altri, non dico come me, che sono incompetente , che possono prodigarsi per contrastare i media . Chiudo subito anche perché incazzato: primo, alcuni hanno non dei blog come il mio ma dei siti , sono sui social tipo FB o similari o su youtube, spesso non sono soli ma hanno anche collaboratori; in più hanno molti più lettori di questo blog ( prima ,su leonardo, ne avevo ora molti molti di meno) che possono svolgere un buon passaparola. Penso che non sia sufficiente, anzi forse nocivo, che si denunci soltanto senza avere poi le proposte e le alternative da indicare e da suggerire: in più mi chiedo dove sono i vari luminari che possono replicare alle inesattezze? Si sono venduti anche loro? Perché, e non ci volevo arrivare e non vorrei dirlo, ma è anche possibile che nei siti ci siano dei "falsi", dei "doppiogiochisti" .

sabato 17 febbraio 2018

Quei paradisi fiscali chiamati Germania, Lussemburgo, USA…


Dimenticate Vanuatu, Antigua e Bermuda: sì, sono i paradisi fiscali più chiusi, “riservati” per i loro clienti  e coi prelievi fiscali minimi (o zero). Però,  se alle loro legislazioni di opacità fiscale  concepite per attrarre capitali sporchi   unite anche  la loro importanza nella finanza mondiale – come ha fatto un centro studi chiamato Tax Justice Network (TJN) questi minuscoli paradisi tropicali scendono molto nella classifica. E al primo posto sale la Svizzera. Al secondo, gli Stati Uniti,  per cui passa  il 22,3% dei flussi internazionali di capitale.
(Si noti: l’Olanda, satellite della sfera economica tedesca è 14ma in questa classifica dei paradisi fiscali. L’Italia, al 43mo posto)
E al sesto posto troviamo il Lussemburgo (chi l’avrebbe mai detto?), che ci ha dato generosamente il capo morale e legale commissione eurocratica, seguito immediatamente dalla Germania: sì, Germania. Secondo la valutazione del TJN,  la Germania è più paradiso fiscale del Dubai. Decimo paradiso fiscale, l’isola di Guernsey, che è pur sempre Europa.
Strano che questi paesi non compaiano nella “Lista Nera” che l’Unione Europea, misura di ogni eticità, ha approntato e che aggiorna spesso (per lo più riducendo il numero dei dannati: nella lista UE sono rimasti solo 9 paesi; Panama ha ringraziato).  “Contrariamente ad altre, la nostra lista non è basata su decisioni politiche”, spiega TJN
E’ discutibile aver messo la Svizzera al primo posto, chiunque sa che se un italiano o un francese  apre un conto là, lo stato francese o italiano ne riceve comunicazione obbligatoria.  TJN riconosce che la Svizzera  è aperta coi paesi dell’OCSE; ma, dice, rifiuta di fornire i dati ai paesi del Terzo Mondo. Usa due pesi e due misure.  Però   si riconosce che la Confederazione si sta regolarizzando.
Anche come evasori, niente male.
Molto più interessante il secondo posto assegnato agli Stati Uniti: la fonte stessa della Moralità Occidentale,  l’unica superpotenza necessaria, che giudica  e punisce tutti coloro che trasgrediscono al suo diritto commerciale e fiscale, colpendo stati e individui e aziende con sanzioni e sequestri dei beni.  Qui,addirittura, il TJN afferma che Washington ha aggravato la sua natura di paradiso fiscale negli ultimi anni.   L’America si è rifiutata di unirsi allo scambio automatico dei dati bancari vigente dell’OCSE . Con l’alta motivazione che si è dotata della propria legge, FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), la quale  è più nobile e morale di  tutte le altre. Il punto, spiega il centro studi, è che il FATCA obbliga sotto minacce (eseguite) di sanzioni,  i paesi esteri a inviare a Washington tutti i dati sui cittadini americani che hanno attività e conti all’estero; però non fornisce le stesse informazioni su cittadini stranieri che hanno conti in USA.
Un tipico diritto talmudico, diremmo: fai agli  altri quel che non vuoi gli altri facciano a te.  Un vertice della civiltà giuridica.
Ci sono stati americani, Delaware, Wyoming,Nevada, che lasciano registrare  ditte presta-nome e “trust” completamente anonimi, per attrarre capitali esteri sporchi. Non solo: “hanno montato un marketing molto aggressivo all’estero, sottolineando che il FATCA non implica reciprocità”.  Decisamente, jus talmudicum.
Grazie  a questo “marketing” (il centro studi lo chiama “il Far West”), gli Stati Uniti hanno visto aumentare i flussi di capitali mondiali transitanti nel loro  Far West fiscale dal 19,6 per cento nel 2016, al 22,3 % oggi.
Passiamo alla Germania: perché solo al settimo posto fra i primi dieci paradisi fiscali del mondo? Non è solo che a Bruxelles  opera sottobanco per evitare l’instaurazione di un registro dei beneficiari dei veicoli finanziari, e che ancora non ha firmato gli accordi di scambio-dati coi paesi emergenti. E’ che se  la consideriamo un tutt’uno con il Lussemburgo con cui forma   effettivamente un compatto sistema “europeo”, dovrebbe salire molto più in alto nella lista: congiuntamente, il flusso di capitali mondiali che attraggono  supera il 17% mondiale, quasi al livello USA; molto distante dal  povero 4,5 % svizzero: molti capitali della UE ovviamente  che vengono  ospitati molto volentieri lì, sfuggendo ai regimi fiscali degli altri paesi della (cosiddetta)  Unione Europea,  meno generosi.  Ecco perché Bruxelles fa finta di non vedere il semi-furto delle risorse fiscali degli Stati UE senza voce in capitolo  verso gli stati fiscalmente generosi coi ricchi;e come mai gli europei si vedono imporre austerità senza fine dal padrino del “dumping fiscale” lussemburghese, questo Juncker messo lì dalla Merkel.
Germania Paradiso Fiscale”
Sebbene la Germania non pratichi il segreto bancario al modo della  Svizzera, molte scappatoie nelle leggi fiscali, la loro applicazione di manica larga per i non residenti, un informale ma fortissima riservatezza sulle informazioni fiscali, hanno reso la Germania  molto attraente per i capitali illeciti.
La sua stessa anormale crescita economica attrae sostanziose  quantità di capitali da riciclare: lo stesso ministero Finanze tedesco l’ha calcolati in  100 miliardi nel 2014. Nel 2010  la Germania “ospitava” depositi di non-residenti per 1,8 trilioni  di dollari; nel   solo mese di agosto 2013, l’autore del saggio “Tax Haven Germany”  Markus Meinzer  ha valutato l’ammontare delle attività  fruttifere esenti da imposta  dei non-residenti, tra i 2,5 e i 3 trilioni di euro.  Piove sul bagnato, potremmo dire.
Mi raccomando, Più Europa.
fonte https://www.rischiocalcolato.it/2018/02/quei-paradisi-fiscali-chiamati-germania-lussemburgo-usa.html

sabato 22 marzo 2014

Idee e proposte dimenticate

Anni fa nell'altro blog su leonardo.it, mi ero preso a cuore la situazione che viveva e purtroppo vive ancora il piccolo commercio: dove per piccolo si intende il negozio di superficie non grande, che dà lavoro a diverse persone, che opera principalmente a livello di quartiere e di città. Ma la sua particolarità è nel servizio , diciamo così, personalizzato, nelle proposte uniche che può offrire ai singoli clienti: ma alcune realtà commerciali devono, per forza di cose, offrire anche prodotti che si scontrano con le offerte delle grandi catene di distribuzione, contro gli ipermercati. Penso ai detersivi, alla carta igienica, ma anche ai formaggi e ai salumi: la mia idea era ed è quella di suggerire i negozianti di approvvigionarsi presso realtà locali dato che in quasi tutte le regioni o aree geografiche o province, ci sono industrie chimiche e cartarie e non per forza legate alla gdo o alla loro mercè. Ora se queste industrie ideassero dei prodotti ad hoc per i negozi locali, se creassero una rete commerciale credibile, forse i clienti che oggi si recano nei vari Auchan perché lì trovano i detersivi "in offerta"e, quindi possono trovare tutto ciò che serve, possono comprare sotto casa ciò che davvero è utile, senza cadere nella rete

mercoledì 6 febbraio 2013

Le nuove spie della Cia: forni e televisori

Avviare la lavatrice durante la corsetta al parco, aggiustare le luci del soggiorno dal supermercato e accendere il forno, aspettando di tornare a casa inghiottiti dal traffico. Se da una parte le connessioni e i comandi wireless degli oggetti di uso quotidiano potrebbero rendere più semplice la vita delle persone, dall’altra potrebbero essere attività facilmente rintracciabili, dati memorizzabili per mappare luoghi e abitudini di chiunque. Tanto che servizi di intelligence potrebbero sfruttarli come una nuova tecnica di spionaggio, e sostituire così le care e vecchie cimici nascoste per casa. La Cia prima di tutti.

A suggerirlo è lo stesso direttore dell’agenzia di intelligence, David Petraeus,

lunedì 21 gennaio 2013

Riforma Obama : approvata l'introduzione dei chip rfid

dal sito Why Americans Are Dumb
Traduzione di Anticorpi.info
L'introduzione dei chip corporei per fini sanitari non è più un mito. E' stato infatti convalidata nel 2012 (dalla Corte Suprema USA - n.d.t.) la legge HR 3962 denominata Obamacare, nella quale si prospetta la introduzione di microchip RFID per fini 'sanitari.' A far capo dalla pagina 1501 sono descritte le peculiarità dei dispositivi.

L'impianto della legge è stato lasciato 'aperto', infatti viene statuito che il segretario potrà decidere di aggiungere altre informazioni, non necessariamente sanitarie, allo interno dei chip corporei. Ciò significa che oltre ai parametri medici potranno essere inserite nei chip informazioni in merito al conto bancario del paziente, così da determinare in tempo reale la sua capacità finanziaria. Medici e ospedali saranno quindi autorizzati ad eseguire la scansione dei conti bancari così da poter prelevare immediatamente, in tempo reale, la cifra prevista per il trattamento terapeutico.

lunedì 3 dicembre 2012

Manichini spioni: un nuovo modo per monitorare i clienti davanti alle vetrine

Un'azienda italiana ha creato dei manichini bionici per registrare informazioni sui passanti e migliorare le vendite
Manichini bionici per spiare i clienti. Non siamo in un film di fantascienza ma in una scena che potrebbe diventare realtà molto presto: se qualcuno avesse la sensazione di sentirsi osservato mentre passa davanti a una vetrina, non si tratterebbe di una paranoia ma di una giusta percezione. Sì perché una società italiana, la Almax, ha brevettato dei manichini “robot” che hanno all’interno degli occhi una piccola telecamera e un software in grado di riconoscere i potenziali clienti dal volto.