LA FABBRICA DI MIGRANTI CHE SALVINI NON TOCCHERA’ MAI (complici, killer, Bertrand Russell, Wikileaks).
Il tasso di natalità africano è una macchina di disperazione e di morte di proporzioni infernali.
Non esiste guerra, sfruttamento neo-coloniale, franco CFA, o malapolitica africana che gli possa stare vicino come causa nella monumentale tragedia della loro povertà oggi. Oggi il vero anti-razzista e umanitarista deve guardare in faccia l’africano e l’africana e dirgli di smetterla di figliare come pazzi, e che, se continuano, allora che si prendano ampie responsabilità per disperazione, fuga e morte laggiù. Basta con la mentalità, quella sì razzista, che "ma poveracci non sanno... le donne non possono... vanno educati...". No, non sono dei minorati incivili, sono come noi, hanno responsabilità e possono prendersele. Poi certo, non l’unica responsabilità, e nessun lettore qui usi queste righe per dire "ecco, cazzi loro, se lo meritano il barcone".
Riceviamo e pubblichiamo quest’intervista su uno studio sulle attività dei Servizi Statunitensi nei confronti della Chiesa Cattolica. Lo presentiamo perchè fornisce delle ipotesi interessanti ed inquietanti sull’influenza dei servizi USA sul Vaticano e sul suo operato. Buona lettura.
Premettiamo alcune nostre osservazioni 1) Dai tempi dell’Impero Romano ogni superpotenza della storia occidentale ha tentato di manipolare a suo vantaggio la Chiesa Cattolica, a volte riuscendoci , a volte combinando matrimoni di interesse, a volte fallendo 2)L’articolo è un po’ manchevole (riflette probabilmente almeno in parte il punto di vista del deep state) quando dà un’impostazione unitaria all’ideologia americana perchè essa è stata attraversata ed è attraversata da divisioni profonde nella società e nell’ideologia di fondo di cui l’ultimo scontro Main Street contro Wall Street, ovvero Trump-Clinton è un esempio. 3) A questo proposito è inquietante la convergenza verso tale ideologia dell’attuale pontificato laddove è avvenuta proprio mentre prevalevano in essa le correnti meno “kantiane” e più anticristiane del liberismo radical della società e del potere americano.
COME IL “DOCTRINAL WARFARE PROGRAM” DELLA C.I.A. HA CAMBIATO LA CHIESA CATTOLICA Il “Doctrinal Warfare Program” è il nome dato ad un’operazione del Governo degli Stati Uniti che ebbe inizio nel 1953, con un documento intitolato “D33 PSB” indirizzato agli intellettuali, agli imprenditori ed agli ecclesiastici appartenenti a diverse comunità, con l’obbiettivo di ottenere la loro approvazione ai principi dell’ideologia americana. Papa Francesco ne rappresenta il culmine?
Un’intervista di Jonas E. Alexis a David A. Wemhoff
ALEXIS: Il suo studio di 990 pagine, “John Courtney Murray, Time/Life, and the American Proposition: How the C.I.A.’s Doctrinal Warfare Program Changed the Catholic Church”, è pieno di documenti e di riferimenti d’archivio. Questo dimostra che lei ha fatto a fondo il suo lavoro. Ci illustri la sua tesi a vantaggio di coloro che non hanno mai sentito parlare del suo lavoro e dei suoi contenuti. WEMHOFF: Nel 1953 l’élite socio-economico-culturale della società americana coordinò i suoi sforzi con il Governo degli Stati Uniti, principalmente attraverso i media, dando vita al ‘Doctrinal Warfare Program’ [Programma di Guerra Dottrinale, ovvero ai principi della religione cristiana], per cambiare il pensiero della leadership cattolica e farle accettare, in linea di principio, l’ideologia alla base della società americana ed anche l’”America” come idea di organizzazione sociale, utilizzando quella che potremmo chiamare “guerra psicologica”. Ho documentato questi sforzi che erano parte di un più ampio tentativo volto alla cooptazione dei leaders di tutte le religioni. Il piano della leadership americana consisteva nell’utilizzare la Chiesa Cattolica e le altre religioni per diffondere l’ideologia americana, che è alla base della società che conosciamo con il nome di “America”, apparentemente presentata come risposta al comunismo sovietico. L’accettazione e la messa in atto dell’ideologia americana sono servite per allineare quelle comunità [religiose] con l’”America” e con gli Stati Uniti per marciare contro l’URSS e il comunismo, ma anche per “riordinare” quelle stesse comunità ed aprirle ai potenti interessi privati. Il libro discute di questo piano e delle repliche di alcuni leaders e studiosi cattolici. Si concentra sul periodo che va grosso modo dal 1941 al 1965 e si conclude con il “Concilio Vaticano II”. Il “Doctrinal Warfare Program” è il nome dato ad un’operazione del Governo degli Stati Uniti che ebbe inizio nel 1953, con un documento intitolato “D33 PSB” indirizzato agli intellettuali, agli imprenditori ed agli ecclesiastici appartenenti a diverse comunità, con l’obbiettivo di ottenere la loro approvazione ai principi dell’ideologia americana. La guerra psicologica è meglio definita più in avanti. I due aspetti-chiave dell’ideologia americana che il mio libro propone sono i seguenti: 1) la cosiddetta separazione tra Stato e Chiesa, unita al concetto di libertà religiosa. In altre parole, non c’è una specifica “chiesa di stato” e lo scopo della religione non è quello di formare le basi delle politiche pubbliche; 2) la cosiddetta libertà di stampa, che pone in modo efficace la cultura – e quindi il vero potere sulle menti dei cittadini – nelle mani delle imprese private. Queste due idee sono parte di una generalizzata filosofia politica che fa parte di un qualcosa chiamato “limite all’attività del governo”. L’ideologia americana è parte di quello che chiamiamo “Liberalismo”, largamente protetto dalla Costituzione degli Stati Uniti. Quest’ideologia, assieme ad altri documenti fondamentali, è servita per creare una peculiare politica economica. La sua accettazione e la modellazione della società in conformità ai suoi principi sono servite ad attuare una politica economica che pone tutte le religioni sullo stesso piano. Tutto ciò comporta che le religioni sostengano i principi economici e la politica del regime, che a sua volta fornisce loro dei benefici materiali, minimizzando una possibile fonte di tensioni all’interno della società, anche se la loro influenza si è notevolmente ridotta, dominate come sono da potenti interessi privati – se non dalle stesse autorità civili o dallo stesso Governo. A quanto ho capito, la dottrina cattolica – per come è stata presentata dagli studiosi che ho citato nel mio libro – sostiene che le autorità civili e il governo siano responsabili dell’attuazione di quella che possiamo chiamare la “divina legge positiva di Gesù Cristo”. Le autorità civili, pertanto, hanno l’obbligo di designare la fede cattolica come “Religione di Stato” e la Chiesa Cattolica come “Chiesa di Stato”. Nessuno deve essere costretto a convertirsi. Tuttavia, le politiche pubbliche devono basarsi sulla “divina legge positiva di Gesù Cristo”, ovvero sulla fede cattolica e non sulla “legge naturale” – come sostenuto dai teologi cattolici, promotori dell’ideologia americana. Il concetto di “legge naturale” [a loro parere] è equivoco e portatore di significati o definizioni differenti. Soggetto, quindi, alle manipolazioni di coloro che hanno la volontà ed i mezzi per poterlo fare. Per i cattolici, in particolare, la “legge naturale” viene spesso utilizzata per ignorare l’esistenza di Gesù Cristo, che è un’importante figura storica ed un Dio-Uomo, che ha dato loro alcuni precetti da seguire e sul quale hanno fondato la loro Chiesa Uno dei punti focali del libro si riferisce alla “fluidità” dei teologi cattolici sia sul tema delle relazioni fra Chiesa e Stato che sulla libertà religiosa. In poche parole, se da un lato la difesa della dottrina cattolica fu guidata da Francis Connel, un prete cattolico dell’”Ordine dei Redentoristi”, dall’altro la progressione dell’ideologia americana lo fu da parte di un prete cattolico dell’”Ordine dei Gesuiti”, John Courtney Murray.
ALEXIS: Nel capitolo 11 lei sostiene che, in realtà, era in corso una guerra psicologica. La descriva per i nostri lettori. WEMHOFF: Una guerra psicologica, o guerra politica che dir si voglia, consiste nella manipolazione di parole, immagini, eventi ed idee per dare forma alle opinioni, alle idee, alle percezioni ed alle credenze legate ad un dato obbiettivo. Gli americani l’hanno sviluppata e perfezionata in grande stile in occasione della 2a Guerra Mondiale e della Guerra Fredda, che io ho chiamato 3a Guerra Mondiale, visto che è stata combattuta in tutto il mondo. L’idea di guerra psicologica, come qualsiasi altra idea presente nella società americana, ebbe origine dapprima nel settore privato per poi essere adottata, sviluppata ed ampliata come arma o strumento del Governo degli Stati Uniti, prima contro le potenze dell’Asse, poi contro la Chiesa Cattolica ed infine contro gli “amici degli americani” facenti parte del cosiddetto mondo libero. Charles Douglas Jackson, ad esempio, era un esperto di questa nuova arma o strumento e lavorò sia per Henry R. Luce, un magnate dei media, che per il Governo degli Stati Uniti.
ALEXIS: Lei scrive che: “”In cambio delle sue idee, i Rockefeller gli diedero accesso al denaro offerto dalle Fondazioni elitarie. I rapporti di Murray con i Rockefeller permise alla Georgetown University il finanziamento di un programma intitolato ‘An experimental Program in Executive Education to be Undertaken Cooperatively by Georgetown University and The William A. Jump Memorial Foundation’, che doveva ‘ampliare la capacità degli uomini e delle donne ad accedere alle posizioni dirigenziali del Governo Federale ed esercitarvi un’importante influenza in favore della crescita delle istituzioni democratiche””. Ed inoltre: “”Quando ebbe bisogno di soldi, Murray scrisse una lettera a Dean Rusk, all’epoca Presidente della Fondazione Rockefeller. Essere aiutato dai Rockefeller lo rese molto popolare nel mondo dei cattolici statunitensi, in ragione del denaro che fluiva dalla Fondazione alle istituzioni cattoliche …””. Ci dica, quindi, chi era nella realtà John Courtney Murray e ci spieghi le conseguenze morali ed intellettuali del suo legame con i Rockefeller, che stavano lavorando febbrilmente allo spopolamento di alcuni specifici gruppi in America. WEMHOFF: Come ho già accennato in precedenza Murray, nato e cresciuto a New York City, era un prete cattolico dell’”Ordine dei Gesuiti”. E’ stato un personaggio importante perché fornì la giustificazione teologica dei cattolici all’ideologia americana, poi definita “The American Proposition”. Henry Luce, il magnate dei media che fondò la “Time Inc.” – che pubblicava riviste del calibro di “Time”, “Fortune”, “Life” e “Sports Illustrated” – lavorava a stretto contatto con il Governo degli Stati Uniti e con i Rockefeller per farla progredire. Henry Luce era amico, protettore e, in generale, compagno di viaggio di Murray. Insieme, Luce e Murray, portarono avanti lo sforzo per convincere la leadership cattolica che quella americana era la forma ideale di organizzazione sociale. Murray, tuttavia, non fu l’unico prete cattolico ad essere utilizzato per far avanzare il Liberalismo, egli è solo il più conosciuto. Felix Morlion, ad esempio, il prete Domenicano che aveva fondato la “Pro Deo University”, promuoveva attivamente l’ideologia americana fin da prima che lo stesso Murray fosse coinvolto. Gli sforzi di Morlion erano finanziati dai servizi segreti americani e supportati da Henry Luce e dalla sua gente. La “Pro Deo University” aveva il suo quartier generale a Roma ed insegnava ai suoi studenti che quella americana era la società ideale, nel mentre li preparava ai ruoli di leadership nel mondo sociale e degli affari dei loro paesi d’origine, molti dei quali erano paesi cattolici, come ad esempio quelli dell’America Latina. Un altro prete cattolico fu Gustave Weigel, anch’egli un gesuita. Fu un notevole apologeta del ”The American Proposition” in America Latina per gran parte degli anni ‘30 e ‘40. Una parte dell’”Ordine dei Gesuiti”, in effetti, si era attivamente impegnata nella difesa e nella promozione dell’ideologia americana, in particolare con la rivista “America”. La figura di Weigel è notevole perché fu il primo ad articolare l’idea che un cattolico può credere privatamente in una certa cosa, ma quando occupa un ufficio pubblico può agire anche in modo diverso, spogliando la Chiesa e la fede cattolica del potere d’influenzare le politiche pubbliche. Questo concetto acquistò notorietà nel 1980, quando il Governatore Mario Cuomo si disse personalmente contrario all’aborto, ma sostenne il diritto delle donne a poter scegliere. I più potenti protagonisti della società diventano quindi gli interessi privati, che sono spesso quelli di tipo finanziario. Il mio libro documenta le varie conferenze tenute dalla leadership americana per lanciare i suoi piani e sottolinea l’importanza del convincere le varie società della rilevanza e del valore del ”The American Proposition” o, se si vuole, dell’”American Ideology”. C’era uno stretto coordinamento tra media, servizi segreti ed interessi finanziari da un lato, e Henry Luce con i suoi luogotenenti dall’altro – ma anche con i leader-chiave dei vari settori che avevano ben compreso l’importanza ed il potere del capitale privato.
ALEXIS: Lei sostiene che: ““Nessuno ha voluto scrivere la biografia di Murray e nessuno, fino ad oggi, lo ha fatto””. [2] Lei suggerisce, inoltre, che le persone avevano percepito che Murray facesse parte dell’establishment … “”Murray faceva parte degli sforzi attuati dalle élites americane e dal Governo degli Stati Uniti per conquistare la Chiesa. Una sua biografia metterebbe in forte evidenza questa connessione””. [3] WEMHOFF: Credo che il mio libro esponga chiaramente quel collegamento. Spiega anche perché gli sforzi di Murray siano stati considerati così importanti dai potenti del suo tempo. Erano concepiti, in ultima analisi, per far avanzare il potere finanziario e politico di alcuni segmenti della società americana. Le idee sono l’arma o lo strumento più potente.
ALEXIS: Ci sono alcuni anti-cattolici, là fuori, che gradirebbero dare un’occhiata alla vita di Murray per poi dichiarare: “Eccoci qui. L’ennesimo cattolico stravagante”. Cosa vorrebbe dire a queste persone? WEMHOFF: Bé, credo che là fuori ci sia un gran numero di cattolici un po’ pazzi. Ma prima dovrebbero leggere il libro e poi, se del caso, decidere da soli cosa esso sia. Il mio è solo un libro di storia che descrive il fenomenale successo degli sforzi americani nella scalata alla Chiesa cattolica, conseguito cooptando la sua leadership. Tutto questo è importante perché spiega le ragioni per cui oggi i cattolici sono dei sostenitori così forti dell’”America” – e perché lo sono stati in passato. Il libro comprende ulteriori ed importanti dinamiche che sono state menzionate e spiegate nel corso delle sue pagine, cui tutti – cattolici o anti-cattolici – dovrebbero essere interessati. Una di queste importanti dinamiche consiste nella spiegazione del sistema americano di organizzazione sociale. Un’altra illustra il modo usato dagli americani per estendere la loro influenza. Un’altra ancora è sul come la leadership della Chiesa Cattolica abbia adottato un approccio dualistico nell’affrontare le questioni contingenti – da un lato asseconda il ricco e il potente, dall’altro pacifica la gente seduta sui banchi. Il libro descrive anche come la Chiesa Cattolica sia radicalmente cambiata nel corso degli ultimi cinquant’anni. In linea di principio, accettando l’America come il “bene”, come l’ideale organizzazione sociale, ha cercato di rimodellare se stessa per poterle essere simile. Del tutto consequenziale la visualizzazione dell’”America” come “maestra” della Chiesa … e non il contrario. Non come il Fondatore della Chiesa sembrava volesse indicare, ad esempio nel Vangelo di Matteo 28:18-20. Il libro tocca anche quella che io credo sia stata la creazione, negli anni ’50, della fiction che l’America sia basata sui principi cristiani, il tutto per arruolare le Religioni nella lotta al comunismo sovietico, andando a sostegno dell’ideologia americana. Quella fiction ha portato a guerre culturali che da allora hanno mal diviso questa società e questo paese. Questo è un libro unico perché documenta l’uso e l’importanza delle “idee” per far avanzare l’esperimento americano, che è la cosa che io credo conti davvero – una battaglia di idee o di visioni del mondo. Il libro non parla dei meno importanti sforzi politici di questo o di quell’altro gruppo, sia esso composto da conservatori, liberali, neo-conservatori e politici, o dalle erranti agenzie governative. Parla solo delle idee di base, quelle sull’organizzazione sociale. Le idee impattano e sottolineano l’economia, la cultura, la politica, la religione e la nostra vita quotidiana. Il mio libro propone che molti dei punti di vista del Liberalismo abbiano avuto un impatto più forte sulla società e sugli individui di quanto abbia fatto la dottrina sociale cattolica.
ALEXIS: Un’ultima domanda. Qual è la sua posizione su Papa Francesco? Può rappresentare il culmine del “Doctrinal Warfare Program”?
WEMHOFF: I discorsi di Papa Francesco all’“Independence Hall” di Philadelphia e al Congresso degli Stati Uniti, lo scorso Settembre, suggeriscono che egli assuma, o quanto meno accetti, il fatto che la società ideale sia quella organizzata sulla falsariga dell’ideologia americana e che essa sia del tutto accettabile, in linea di principio, per la dottrina cattolica. Avrebbe fatto meglio a seguire il suo stesso consiglio e a “guardare alla storia” perché, come ha detto a Philadelphia: “traiamo sempre dei benefici a guardare alla storia – e specialmente a quella del secolo scorso”. Dovrebbe quindi leggere il mio libro, perché tratta un aspetto importante della storia del secolo scorso e aiuta a spiegare perché così tanti leaders della Chiesa cattolica hanno quel determinato punto di vista. ———————————————————————————————————————————– [1] David A. Wemhoff, John Courtney Murray, Time/Life, and the American Proposition: How the C.I.A.’s Doctrinal Warfare Program Changed the Catholic Church (South Bend: Fidelity Press, 2015), 509. [2] Ibid., 893. [3] Ibid., 893-894. [4] E. Michael Jones, Is Notre Dame Still Catholic? (South Bend: Fidelity Press, 2009); Libido Dominandi: Sexual Liberation and Political Control (South Bend: St. Augustine’s Press, 2000); The Catholic Church and the Cultural Revolution (South Bend: Fidelity Press, 2016). [5] John D. Sutter, “3 ways the Catholic church should embrace gay rights,” CNN, October 15, 2014. [6] Quoted in Jones, The Catholic Church and the Cultural Revolution, kindle edition. ———————————————————————————————————————————– David Wemhoff è un avvocato dell’Indiana (USA) ed è operativo nel settore da più di vent’anni. Ha ricevuto il Dottorato presso l’Università del Pacifico, ed un A.B. presso l’Università di Notre Dame. Ha anche insegnato in corsi universitari di Diritto, in particolare Diritto costituzionale e Diritto commerciale. Per saperne di più: http://www.wemhofflaw.com/experience/
Il ragazzo di Torino costretto al suicidio dai bulli per il suo handicap era stato reso disabile da un vaccino (i vaccini NON sono innocui) : di chi la vera colpa?
Troppo spesso i media evidenziano solo una parte della realtà o addirittura ne tacciano le parti non di loro interesse: anche Bergoglio stigmatizzò tale deriva come fake news, ignobili atteggiamenti. Peccato che lo stesso Vaticano sia stato recentemente sorpreso – la scorsa settimana – a diffondere lei stessa fake news, nella fattispecie con il caso della lettera di Ratzinger corretta con il photoshop per evitare di dire alla gente la verità sulla missiva di un mese prima – e non inviata per l’anniversario dei 5 anni al Soglio Pontificio di Bergoglio – in cui il Papa Emerito non aveva voluto/potuto leggere gli undici volumetti Bergogliani che avrebbero dovuto garantire sulla profonda conoscenza della dottrina teologica dell’attuale Papa facente funzioni, di fatto confermando solo che Bergoglio aveva svolto studi di teologia ma senza la certezza che abbia assimilato il dovuto. Purtroppo anche questa notizia, lafake news dell’ufficio stampa vaticano, è stata taciuta da gran parte dei media mainstream (mi riferisco – prego verificare – al trio dell’informazione selettiva, Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, versioni online) ormai quasi una congiura contro la verità.
Ma l’argomento è un altro: nel caso il suicidio del giovane diciassettenne di Torino, suicidatosi “per colpa dei bulli”. Anche in tale caso la verità va meglio riportata, in modo completo e super partes. Tale giovane si è suicidato in quanto preso costantemente in giro dai compagni di scuola per il suo non riuscire a stare in piedi, cadeva, aveva convulsioni, insomma era handicappato. E tale handicap era stato causato – udite bene – dagli effetti collaterali di un vaccino. Ossia un vaccino lo aveva reso handiccapato, prima era perfettamente normale. Poi a seguito di tale handicap erano arrivate le derisioni dei vili compagni di scuola, fino all’epilogo.
Ora, agli atti pratici, di problemi – e relativi colpevoli – qui ce ne sono certamente due: il primo, per molti la vera causa del fatal gesto, il vaccino che ha causato l’handicap di Michele Ruffino, il diciassettenne finito poi suicida giù da un ponte di Alpignano. Il secondo, i vili bulli che lo hanno deriso spingendolo all’estremo gesto.
Sul secondo problema si è giustamente aperto un dibattito, i bulli che minano la coscienza delle persone più deboli sono una spina nel fianco della gioventù attuale. Sul primo problema, quello dei vaccini che ti possono rendere handicappato, nemmeno una parola. Vi sembra giusto? A me no, sinceramente…
Nel caso, come approfondimento sulla potenziale pericolosità dei vaccini, mi sono limitato a prendere in considerazione alcune pagine visitate a caso su siti cd. “antivaccinisti” analizzate random; ne ho presa una a caso, più o meno sono tutte uguali. Ve la riporto sotto:
Si dice nel caso che i vaccini sono correlati “all’insorgere di gravi patologie come l’autismo, la sclerosi multipla e altre forme di disabilità”. Analizziamo la realtà delle cose. Sulla sclerosi multipla effettivamente è provato che un vaccino, quello sull’epatite B, sia stato correlato statisticamente con l’insorgenza di tale debilitante malattia in Francia, su base di dati ufficiali della Sanità francese (infatti il vaccino sull’epatite B oggi NON è obbligatorio in Francia a seguito di una presa di posizione ufficiale della magistratura transalpina che ne ha bloccato l’obbligatorietà anni fa, vedasi LINK). Stessa discorso per le “altre forme di disabilità“, non fosse altro prendendo in esame il caso del giovane di Torino che non stava più in piedi per colpa diretta degli effetti collaterali di un vaccino.
Che i vaccini possano avere effetti collaterali anche gravi – con una frequenza tutt’altro che remota – lo si sa da anni, è dimostrato ad esempio dai rapporti OSMED, di cui vi riportiamo come esempio quello del 2015.Non entro del merito della diatriba tra vaccinisti ed antivaccinisti su autismo ecc., mi limito a considerare che i vaccini non sono sicuri al 100% avendo effetti collaterali anche pesanti, anche mortali. Aggiungo per correttezza che mio figlio viene vaccinato solo in modo estremamente limitato (uno o due vaccini al massimo), per mia fortuna abbiamo le spalle sufficientemente larghe per prendere decisioni di questo tipo anche rispettando la legge.
In ultimo voglio rassicurare i lettori su una cosa: questo sito terrà sotto strettissimo controllo, utilizzando tutte le fonti di informazioni disponibili, attingendo anche a collaborazioni con stati esteri e pagando anche per servizi informativi esterni, con il fine di controllare che la ministra Beatrice Lorenzin che ha introdotto l’obbligatorietà di ben 10 vaccini in Italia non abbia interessi personali in antitesi al suo ruolo di garanzia ovvero venga in futuro cooptata – leggasi assunta, messa a libro paga ecc. – da parte dei centri di interesse internazionali legati al vaccini, lei e tutti i suoi sodali. Questa è una promessa. Nel caso evidenziassimo una futura consulenza, assunzione, rapporto economico tra Beatrice Lorenzin – che ricordo legata alla coalizione del PD – con tali interessi dei vaccinisti (produttori, enti sovranazionali ecc.), sarà nostra cura farvelo sapere, nel caso denunciando la cosa alle autorità competenti se ce ne saranno i termini.
Resta il fatto che è un atto dovuto presentare la triste realtà della morte di Michele di Torino nella sua interezza, senza tacerne ad arte una parte.
Il tema dell’immigrazione è sempre di strettissima attualità. Quello dei rifugiati secondo Bergoglio “oggi è un problema di particolare rilevanza” ma riguarda la storia dell’uomo: “L’uomo è un migrante. L’Europa, oggi, è costituita da migranti che per secoli sono arrivati nel continente” ha detto in collegamento con l’università Sophia dei gesuiti a Tokyo.
“Gli europei hanno radici migranti”
“Gli europei non sono una razza nata qui in Europa e sono europei. Hanno radici migranti”.
Gli europei non hanno “una razza”, ma “una cultura”. Una cultura che uno stupido e malvagio non capisce e disprezza; una civiltà che i suoi amici Pannella e Bonino, coi loro numerosi complici e servi volontari, hanno ormai distrutto quasi del tutto. Ma gli europei quella cultura l’hanno difesa per millenni da ondate “migratorie” ostili.
Battaglia delle Termopili e vittoria di Salamina (480 a.C.). Seconda guerra punica contro Annibale (218-202 a.C.)
Battaglia di Poitiers (732 d.C.) .
Secolare resistenza dell’Impero Bizantino contro i Turchi, fino alla caduta di Costantinopoli (1453), quando l’imperatore Costantino XI Paleologo rivestì l’armatura antico-romana con le aquile imperiali d’oro per andare a morire, combattendo su una breccia delle mura con un manipolo di nobili.
Imperatore Costantino Paleologo, cadde difendendo Costantinopoli.
Battaglia di Moàacs, 1526, dove il re Luigi d’Ungheria e di Boemia col suo esercito magiaro si oppose al Solimano, e morì in battaglia. Con lui scomparve nella mischia di voivoda di Transilvania Zapolya. Il conte croato Cristof Frankopan vi partecipò con 5 mila uomini.
Primo assedio di Vienna (1529), dove 17 mila difensori absburgici, con mercenari tedeschi, spagnoli e boemi ebbero la meglio sui 120 mila uomini comandati da Solimano il Magnifico.
Secondo assedio e battaglia di Vienna (1683), quando ormai i turchi avevano invaso l’intera Austria. Il cappuccino Marco d’Aviano, confessore dell’imperatore d’Austria Leopoldo, riuscì a radunare la lega militare di resistenza, vincendo i puntigli dei capi cristiani fra loro rivali. Fu grazie a lui che ai 18000 austriaci (e toscani e mantovani e veneziani) comandati dal Prinz Eugen (Eugenio di Savoia), da Varsavia il re Jan Sobieski unì suoi 30 mila polacchi, fra cui erano 3-5 mila cosacchi ucraini; il tedesco Giorgio Federico di Waldek apportò i suoi 19 mila svevi, bavaresi, franconi; l’elettore Giovanni Giorgio di Sassonia i suoi 9 mila sassoni – sicché l’Europa intera, di tutte le “razze”, (con la vergognosa diserzione del Re Sole che non partecipò, per meschina ripicca anti-absburgica) si precipitò a battersi su quella breccia fatale che erano le mura di Vienna, per non rendere l’Europa turca.
Forse interesserà sapere che fu la Santa Sede a pagare gran parte delle spese di guerra al Sobieski, anzi raddoppiando la somma originaria. E che padre Marco d’Aviano si fece dare l’obbedienza papale per entrare nella città assediata, pronto a morire, e il potere di impartire la solenne benedizione pontificia a tutti i soldati, cui era annessa l’indulgenza plenaria.
Il 12 settembre padre Marco celebrò la Messa sul Kahlenberg. Re Sobieski – un tal tizio, che aveva preteso ed ottenuto di esser dichiarato comandante in capo al posto dell’imperatore Leopoldo (il quale fu convinto a cedere per umiltà dal cappuccino) – servì come un chierichetto. Da una lettera del marchese Spinola, uno dei capi presenti a Vienna, sappiamo che “il padre Marco d’Aviano è venuto al soccorso dell’armata con un crocifisso in mano”.
Effettivamente il cappuccino durante la battaglia, col crocifisso alzato, correva da una parte all’altra del fronte, dove lo scontro era più duro, per benedire e incoraggiare. E la cosa attestata anche dai combattenti ottomani: “I turchi raccontavano che durante la battaglia [il frate] aveva in mano un pezzo di legno che era il suo Cristo e durante il combattimento aveva sollevato il braccio facendo dei movimenti che avevano portato totale confusione e aveva messo loro molta paura. Padre Marco era apparso loro un uomo così grande da sembrare che si sollevasse quasi dalla terra verso il cielo, così che furono costretti a battere in ritirata. Pensavano si trattasse di un’arte magica”.
Il monumento al beato Marco d’Aviano a Vienna.
E adesso arriva lui a dire che gli europei non sono “una razza nata qui”. Evidentemente la “civiltà” cui fa riferimento, quella dell’accoglienza, è quella di George Soros; ed è la stesso Occidente che, come ormai è comprovato, ha armato, finanziato e sostenuto l’ISIS contro il legittimo governo siriano, creando centinaia di migliaia di “Profughi” che sarebbero stati volentieri a casa loro; quell’America, quella Francia e quella NATO che lungi da combattere il terrorismo islamista, l’hanno creato e sostenuto.
E’ la stessa “civiltà” che sostiene come “nostri valori” le nozze sodomitiche, l’aborto, la droga, l’eutanasia – e li sta opponendo come dittatura alla Polonia e Ungheria, mettendo due nazioni sotto accusa a Bruxelles – l’individualismo edonista e consumista. Quella libertà che, come ben dice Dugin, “ha privato l’uomo di ogni forma di identità collettiva. La religione, i valori tradizionali, la gerarchia, a coscienza nazionale: bisogna liberarsene. Tutto diventa opzionale: ognuno può scegliere la propria religione, la propria nazione, e oggi il proprio sesso. E’ ideologia pura: l’uomo inventa questi concetti e la realtà ci si adatta. L’obbiettivo ultimo del liberalismo è di eliminare l’umanità: si dà all’uomo la scelta di continuare a vivere o come cyborg, o come animale”.
E invece di riconoscere in questo l’anti-civiltà, El Papa si unisce ai vandali distruttori della cultura, i Soros, le Bonino, Hillary Clinton. E’a tal punto ignaro di cosa sia una civiltà, che rimastica pure malcotti pregiudizi biologico-razziali. Chi lo sa, magari ci rimprovererà di aver rubato la terra ai Neanderthal. Cretino.
Commento : Non è che voglio prendere le distanze da Maurizio Blondet, anzi mi dà fastidio il pensiero che esprime Bergoglio, e non solo in questa circostanza, dato che non difende i cristiani cattolici né i valori cristiani. Tuttavia tutto questo amore nei confronti dell'Europa che traspare sia nel post di Blondet, sia in diversi commenti che ho , brevemente, letto nel sito, non è che mi giungono nuovi, ma mi chiedo se siano scritti dalle stesse persone che, mesi addietro si lamentavano nel sentire le richieste di aiuto da parte degli abitanti di Ischia, o che non gradivano che la Lega andasse a cercare voti nel Sud Italia, o che sarebbe auspicabile una secessione nel Nord Italia e che questa nuova realtà sia composta dalle regioni Veneto Lombardia Piemonte. Ho escluso Friuli e Valle d'Aosta e Trentino ,perché non mi ricordo se le hanno menzionate, idem per l'Emilia Romagna. Due perle di saggezza popolare : si comportano come i ladri di Pisa, che poi bisticciano per il bottino. Se c'è la nazionale che gioca siamo tutti ,oltre che allenatori, anche allenatori: diversamente la nazione è solo da Bologna in su. Poi c'è un detto sardo, che ben si addice al tutto: custa stima posta in giobia, accabbara in cenabora. Che significa "questo affetto, entusiasmo che si vede giovedì ,sparisce, finisce venerdì" : ovvero , adesso siamo tutti europei o legati alla cultura europea, che pensiamo sia nostra, ma domani ,che guarda caso è venerdì (come nel detto sardo), chissà come ci sentiremo; magari più legati al nostro territorio e ai nostri interessi, e ci daranno fastidio le lamentele dei napoletani o dei sardi, diremo che ci stanno sui coglioni e che si fottano. Forse dopo che avremo espresso, si spera , un voto utile: allora ci sarà da fare i conti.