Ci sono delle frasi lapidarie che possono anche far sorridere, ma che se contengono delle discutibili verità, la cosa certa è che inducono a riflettere. Una di queste recita più o meno così : i genitori, la famiglia di provenienza, non puoi sceglierla, ma la moglie sì. Lasciando perdere il maschilismo che la frase può , secondo i punti vista, racchiudere, resta il fatto che il marito o la moglie che dovrebbe farci da compagno di viaggio in questa vita terrena, è vero che possiamo sceglierlo. O subirlo. E infatti il paese dove nasciamo e di cui siamo cittadini, almeno fino a una nostra prossima fuga dal paese natio, rimane l'unico posto in cui lavoriamo (se siamo fortunati) e, nel nostro specifico caso, vediamo e subiamo tutte le angherie possibili e immaginabili che un essere umano può pensare. Possiamo ricordarci i vigili urbani fiorentini che misurano l'ingombro delle fioriere e dei vasi di fiori disposti al di fuori dei locali commerciali, soprattutto bar: e le relative multe perché questi vasi erano troppo ingombranti, e per questione di pochi centimetri. Ma per restare nelle mia città, Cagliari, in tempi passati ma comunque recenti, vedevi all'opera giovani armati di metro e macchina fotografica, che dovevano immortalare insegne, tende e perfino vetrofanie, cosicché si stabilisse il reale ingombro esterno nel caso della tenda e la tassa sulla pubblicità nel caso di insegne e vetrofanie (che in precedenza erano state escluse). A queste vessazioni se ne sono aggiunte altre, che vedono all'opera i solerti vigili urbani, che verificano se il numero di tavoli e sedie disposti al di fuori di bar o ristoranti, è quello previsto dalle concessioni oppure no; idem per le famose lavagne che comunicano menù , prezzi e orari. Ecco che se per i vigili non è tutto regolare, scattano le multe, che nel caso nostro sono spropositate e vessatorie. In un recente caso un ristorante cinese si vedrà il locale chiuso per circa una settimana , ma non nei prossimi giorni, bensì dal primo maggio 2025: periodo in cui , per fortuna, i ristoranti dovrebbero riprendere il lavoro, e da noi c'è la festa in onore di Sant'Efisio, considerata la più importante in Sardegna. Ergo "puniamo il ristoratore" e proprio in quel periodo. Ma la stessa sorte capita assai spesso a bar e ristoranti, vuoi per due sedie e un tavolino in più aggiunti perché, per grazia di Dio ci sono clienti in più, ma non la pensano così i solerti e inflessibili agenti della polizia locale, che sono dalla parte della legge. Ai tempi di Salomone chissà cosa avrebbero combinato: avrebbero diviso in due il bambino, ne sono quasi certo. Dura lex, sed lex. Loro la legge la applicano, a prescindere. Non si immedesimano nelle necessità o vicissitudini delle persone, loro devono solo applicarla la legge, seguire le disposizioni e i protocolli, non devono capire : non sono pagati per quello. Anzi ,come capitò alcuni anni fa in un comune limitrofo a Cagliari, ci fu un incremento nelle contravvenzioni: secondo alcuni fu utile per comprare le nuove divise. Ma sono , di certo, solo voci. Non sono voci invece i premi di produzione se, pe esempio, si notificano più cartelle e si riesce a estorcere i pagamento di quanto dovuto allo stato, fosse pure per importi non dovuti o esagerati. Perché in tanti casi, come per multe e sanzioni, ma anche per quanto dovuto come tasse, non sarebbe male verificare se è giusto dover pagare cifre esose di irpef o iva. Ma questo a certa gentaglia che riceve gli oboli ogni mese anche se non fa un tubo , non importa, anzi. Sono parte del numero di parassiti che ,se le cose dovessero mai cambiare, dovrebbero trovarsi un lavoro: sempreché , il loro curriculum glielo permetta. Visti i precedenti non credo proprio, ecco perché il milione e mezzo di persone che, secondo i calcoli è al servizio del potere (vedi forze dell'ordine e amministratori pubblici), difficilmente si farà estromettere o rinsavirà. Ma , come nel caso del covid, non potendo non sapere erano consci dei danni che avrebbero compiuto: green pass, lockdown, multe , spiate, divieto di compiere autopsie e di utilizzare cure alternative, radiazione dall'albo , licenziamenti. Non so se può bastare per avviare e concludere inchieste, giornalistiche e giudiziarie. Ma questo se fossimo nati e cresciuti in un altro paese. Ecco perché ,ribadisco, questo è un posto orribile.
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mercoledì 2 ottobre 2024
martedì 3 luglio 2018
Ma tutte quelle storie sul turismo, beni culturali, messa in sicurezza del territorio ...
Ne parlavamo a cena con dei turisti italiani sabato scorso: si è parlato in verità in primis et ante omnia di trasporti, delle difficoltà a venire da noi in Sardegna sia in tempi accettabili, ma anche a costi se non proprio competitivi, quanto meno non esosi. Poi è stato un ripercorrere da parte loro dell'idea di Sgarbi, il Rinascimento, e da parte mia il ricordare le proposte sia di Gustavo Piga e degli oltre cento docenti universitari, che quelle di Blondet: queste sposate anche dal sottoscritto. Conclusione? Non abbiamo letto o sentito, ma forse siamo distratti dai mondiali e dal calcio mercato (i maschi) e le donne forse stanno ancora faticando a "non voler guardare e sentire" le menate sui reali di mezzo mondo o se puoi o non puoi stringere la mano alla regina o mettere una mano sulla spalla a El Papa. Sinceramente? Preferisco impegnare il cervello nel trovare una soluzione ai problemi economici del mio paese. Il resto? Può andare e restare a quel paese. Ehi tu, Francesco! Ci sono le patate da pelare. E tu, Elisabetta, fatti aiutare da Meghan ad apparecchiare i tavoli. Sarebbero pressapoco queste le mie parole se avessi ancora la gestione del ristorante, o se fossero ospiti a casa mia: se vieni da noi devi essere trattato come uno di noi. Se poi hai anche qualche idea su come risolvere i problemi dei trasporti e del lavoro, di come valorizzare i beni artistici, i siti archeologici e la messa in sicurezza del territorio, ben vengano.
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lunedì 29 gennaio 2018
In ogni caso quelli, i cinesi, mangiano ... e anche bene, di gusto
Tempo fa non ho resistito e, col senno di poi, ho scritto un post che è andato in controtendenza rispetto a quanto, sui cinesi o sul cinese vicino di casa di Paolo Barnard, questi sosteneva. Anche i cinesi, in alcuni casi, non hanno o non fanno fortuna, in Italia: figuriamoci gli italiani. Mi veniva in mente la Cina e i cinesi, per un insieme di fatti e notizie che , in questo week end appena trascorso e pure questa sera, mi sono pervenute: rileggevo la questione Grecia, e leggevo che oltre al porto del Pireo e un altro porto, i cinesi, visto che anche altri porti verranno svenduti, li compreranno loro. E che come Cina hanno investito un mare di soldi (visto che si parla di porti)nell'Est Europa: i calcoli su quanto i cinesi hanno investito e che Blondet ha di recente riportato sono però diversi da quelli del sito senzanubi, e sarebbero nettamente inferiori,anche se si parla sempre di miliardi di euro. Ora se in alcune parti del mondo i cinesi investono realizzando opere pubbliche e ottenendo in cambio la possibilità di estrarre materiali preziosi e importanti nel paese che aiutano a "modernizzare", per contro sono, giustamente dal loro punto di vista scaltri e decisi a non far entrare nessuna nazione o multinazionale. E anche nella loro patria hanno adottato, come ricordava anni addietro proprio Blondet, il sistema di join venture e, in sottordine un bel deposito cauzionale per aprire un negozio a Pechino o Shangai per esempio. Se vuoi lavorare da noi, devi prenderti un socio nato e cresciuto qui, e che siamo certi farà i nostri interessi oltre che quelli dell'azienda. Ora per la Cina vale il vecchio adagio che è stato, per secoli, riferito ai greci: diffidate dei greci che portano doni. I cinesi che aprono negozi di paccottiglie di roba, per giunta che nessuno più vuole, e che però a detta del direttore e del cassiere della banca dove costoro hanno il conto, versa tutti i giorni dagli 800 ai mille euro, beh deve far pensare: e me ne frego se ,invece, il cinese amico di Barnard si vergogna di aver combinato poco o niente, e si vergogna, in stile orientale di aver fallito. Che vuole fare? Harakiri come i giapponesi? Sarà che ci sono eccezioni, e ne ho citato nel mio post dove ,ironizzando un pochino, dicevo che forse dovevo nascere cinese: del resto la bellissima Bmw serie 5 ultimo modello, bianca e tutta pulita sia dentro che fuori, la guidava un cinese, e non credo che fosse lo chauffeur di qualche riccone nostrano. Per altro anche qui ci sono casi di cinesi che non hanno concluso granché, al punto che nel settore ristorazione, sopravvivono quelli del "all can you eat", mentre altri ristoratori tradizionali stanno cercando di vendere le proprie attività e , da quanto ne so, senza riuscirci. Una chicca può essere questa: non siamo solo noi italiani, e a seconda del settore merceologico, più del nord o del sud a fare bidoni, a lasciare stecche, a fuggire dopo aver incassato. Pare che uno di questi abbia steccato un tale che gli aveva, nella scorsa stagione, affidato in gestione uno stabilimento balneare, con tanto di ristorante e tutti gli annessi e connessi: tra le bastonate un conto, di 60mila euro, per quanto riguarda smaltimento di rifiuti e tasse comunali (e ,aggiungo io, forse anche demaniali) non pagato, e la manutenzione non fatta (immagino porte, infissi , sanitari eccetera). Lo dico perché mi hanno offerto questo locale, questo stabilimento, e mi hanno sparato 300 mila euro di spese per rimetterlo a posto, per renderlo presentabile: forse con una cifra del genere, cui va aggiunta la stecca dei 60 mila, e 100 mila di gestione, se davvero avessi tutti quei soldi, credo che se li amministrassi con oculatezza, riuscirei a campare e discretamente. Un amico voleva liberarsi lui del proprio locale, che purtroppo io non posso prendere in gestione , e ho parlato proprio con dei cinesi , già ristoratori, e mi han chiesto loro se riuscivo a vendergli l'attività perché, è finita la cuccagna anche per loro. Se poi si ipotizzano o si fantastica su di loro, ne vengono fuori delle belle, ma è un'altra storia e che merita un altro post.
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venerdì 22 dicembre 2017
Su Cannavacciuolo e la ristorazione in genere
Premetto che non sono un cuoco o uno chef , ma ho lavorato in cucina quando ho svolto il servizio di leva e , dal 2013 ogni tanto mi do da fare offrendo consulenze a chi opera proprio nella ristorazione. Questa mia nuova veste è venuta fuori, per caso, quando ho venduto tavoli e sedie per un ristorante. Venendo al titolo del post, non ho potuto non notare come è stata presentata nei vari giornali on line, la notizia. E non ho potuto resistere nel commentarla su ilgiornale.it , cui un'oretta dopo ho letto un bel po' di commenti, il mio è stato tra i primi, forse il terzo. Il giornale scrive che lo chef è nei guai, ma per fortuna dà voce anche alle sue giustificazioni. Il punto a mio avviso è uno solo: o una persona sa come si lavora e si può lavorare in una cucina di un ristorante, oppure parla perché ha la lingua in bocca. E pure in quest'ultimo caso mi va bene che uno offenda e dica quello che pensa, anche perché poi riceve la giusta dose di spiegazioni e di motivazioni. Ciò che voglio dire è che si rischia di finire, procedendo con una serie di affermazioni e pensieri, per processare e giudicare le persone ancor prima che si venga, se del caso, rinviati a giudizio: così come , nel caso si venisse assolti con formula piena, di venire considerati egualmente colpevoli, solo perché noi la pensiamo così. Come nei casi di omicidio più classici, per cui si è colpevoli anche soltanto perché si viene indagati e poi processati:i casi, proprio in Italia, si sprecano. Ma torniamo in cucina: occorre sapere che purtroppo la GDO ci ha imposto i 4 salti in padella e altre pietanze che, per ragioni di marketing e di comodità e anche di pigrizia o soltanto perché non si sa cucinare , troviamo nei banchi frigo. Tuttavia ci sono, come ho anche scritto commentando, alcuni ingredienti che si vogliono offrire ai clienti o anche agli amici, fuori stagione: da noi, nel caso ad esempio dei pesci, ci sono dei periodi dell'anno in cui c'è il fermo biologico. E allora o fai arrivare il pesce da qualche altra parte del mondo , oppure lo devi acquistare surgelato o questo procedimento lo fai tu, per disporre del pesce o di altri alimenti, quando questi non sono reperibili sul mercato: un servizio di questo genere lo offrono i grossisti, tipo la Metro. Diverso è il discorso di chi sostiene che il pesce surgelato debba costare , per forza, meno: andate a vedere cosa costa, su piazza, e poi ne riparliamo. Ciò che sbaglia il ristoratore è nel non mettere le carte in tavola: io faccio usare tutta roba fresca, il più possibile a km zero, con pochi piatti ma tutti , di solito, di veloce preparazione: chiaro che se c'è una richiesta particolare, si viene incontro, si sa che il cliente arriva all'ora X e vuole mangiare, quindi ci si organizza; diverso è dire che un prodotto è fresco, quando invece è arrivato congelato. In ogni caso i ristoratori inseriscono, magari alla fine del menù, una serie di avvertenze: indicazione degli allergeni e se per preparare una pietanza viene utilizzato un prodotto surgelato. In sottordine viene scritto che, in mancanza del prodotto fresco può essere utilizzato uno surgelato, ed è in questo caso che il cameriere "deve avvertire il cliente" se, appunto il prodotto fresco non c'è, magari spiegandone la ragione. Da noi, e credo anche in altre parti d'Italia, durante la stagione dei ricci, non puoi certo adoperare polpa di ricci in barattolo: eppure , potrebbe pure essere possibile che qualcuno lo faccia. Così come un ristoratore, che si era fatto la fama di preparatore di ottimi risotti, si era poi scoperto che erano del tipo in busta, non fatti al momento e con i famosi ingredienti freschi. Far passare una cosa per un'altra non è bello: ma anche non sapere come si prepara un piatto. Preferisco portare il discorso su un altro punto: quando cioè chi va a mangiare e spende 20 euro, anzi 19,95 e poi si vanta, che ha mangiato i gamberi o gamberoni, ignorando che quelli nel piatto erano argentini e non certo di Mazara del Vallo, e di certo l'orata nel piatto era "un'oratina" , non certo pescata in mare aperto, perché con i 20 euro non te la fanno neanche vedere (oltre al fatto che il pesce è venduto a peso e non a pezzo). Ma fin qui poco male, perché devo tornare sempre lì, cioè la mancanza di conoscenza nella preparazione dei piatti, come non aver mai conosciuto il sapore vero di ciò che si sta mangiando: ormai vengono adoperate sostanze chimiche per truccare il cibo, sopratutto quello che viene venduto in scatola, per non parlare di quando ,e si sa per certo, si sostituisce un'etichetta con un'altra per spostare in avanti la scadenza di un prodotto.In base alle percentuali di sostanze che si mettono per conservare o insaporire un alimento, queste possono non essere dichiarate, e nel caso di un ristorante, non c'è l'obbligo di scriverlo nel menù o di comunicarlo al cliente: cioè se io uso un prodotto in scatola, non devo riportarne l'etichetta nel menù . Anzi alcuni, proprio per non scrivere niente nel menù che non siano i piatti del giorno, riportano all'ingresso del locale un invito affinché sia il cliente stesso ad avvisare il cameriere se è o meno intollerante a qualcosa o se è allergico. Poi un elenco di cose risapute, ma che è bene ripassare. Ci sono ristoranti dove si dimenticano, volutamente, di cambiare l'olio di frittura, e continuano a friggere poi di tutto:ad esempio friggono le verdure dove hanno fritto i pesci , per poi friggerci le patatine. Oppure non usano pentole dedicate per i celiaci. C'è chi pensa di aver assolto tutti i compiti con una disinfestazione periodica ... contento lui e i suoi clienti. Penso che una buona ristorazione preveda un locale accogliente e pulito, dove non devi urlare per parlare con il commensale né devi inseguire il cameriere per ordinare o per pagare il conto: quindi un numero di piatti che sai che puoi fare, e fatti con amore, e con portate non esagerate ma nemmeno risicate. Al bando le decorazioni o le strisciate, un uso delle spezie e delle salse non abusato (non dobbiamo coprire i sapori né dobbiamo far sparire odori di roba "guasta"): amo la cucina dove c'è da mangiare, non solo dove c'è da assaggiare.
ps.: non ho volutamente fatto la distinzione tra surgelato e congelato, così come non ho parlato di abbattitore,che consiglio, quest'ultimo, a chi offre pesce crudo : ma chi fa ristorazione per mestiere conosce tutto meglio di me, seppure, ripeto, preferisco la cucina classica dove c'è da mangiare.
ps.: non ho volutamente fatto la distinzione tra surgelato e congelato, così come non ho parlato di abbattitore,che consiglio, quest'ultimo, a chi offre pesce crudo : ma chi fa ristorazione per mestiere conosce tutto meglio di me, seppure, ripeto, preferisco la cucina classica dove c'è da mangiare.
mercoledì 29 marzo 2017
Avrò capito male...io
Chissà
perché i media e gli opinionisti se la prendono, sempre, con chi “fa
qualcosa”, produce, dà lavoro.
Non ho
voluto vedere la puntata di Report dove si parlava di chef premiati e
stellati e dei loro ristoranti: e non l'ho guardata perché dal
taglio,non tanto della trasmissione, che a mio parere ha sempre
“fatto le parti ai cornuti”, ma da come hanno presentato gli
argomenti della puntata nelle pubblicità.
Da
come si introduce un tema, un argomento, puoi capire dove andranno a
parare: e ,anche dal commento che ho letto oggi sul Corriere della
Sera, non mi ero sbagliato.
Si fa
presente, non dico si accusa perché,appunto, non ho visto la
puntata, che con i loro 40 coperti i ristoranti stellati non possono
coprire le spese, ergo si adattano,gli chef, ad andare in tv, a
diventare critici enogastronomici eccetera.
Mi si
dive dire perché una persona ,che opera in regime di concorrenza,
non debba “diversificare” per coprire,appunto, le spese e ,se del
caso, guadagnare.
Ma
forse i vari Report e chi con loro, auspicano menù a 10 euro e con
vino buono , il tutto ossequiati e riveriti, con tovaglia e
coprimacchia, tavolo con diametro di 120 o 160 centimetri, un bel po'
di stoviglie come Dio comanda, dei bei tovaglioli non certo di carta
monovelo, entree e aperitivo offerto dalla casa: anche se il loro
modo di ragionare li porta più verso lo stile fast food e pieno di
americanate che ,sempre loro, indicano come “la moda da seguire”.
Perché?
Perché sono esterofili fino al midollo, perché gli altri fanno
sempre meglio.
Lo si
è visto ,non da oggi, per il settore della moda, dei motori, degli
arredi: gli altri fanno meglio e fanno pagare meno, almeno in
“proporzione”, perché sulle auto o le moto, occorre “sganciare”
denaro, mentre che so, con Ikea dovresti già sapere che compri
qualcosa che ha poco e vale poco, anche se è presentata bene.
Infatti
il marketing di Ikea e delle grosse multinazionali è ben fatto: non
capiscono un cazzo di ciò che vendono, ma sanno come si fa, e lo
dimostra il gruppo ben nutrito di seguaci che sembrano felici di
essere fottuti.
Del
resto sento sempre più spesso persone che dopo “aver mangiato
tutto quello che volevano per 20 o 25 euro” ,mi fanno anche sapere
che hanno trascorso diverso tempo in bagno tra sciolte , peti e mal
di pancia in genere.
In
ogni caso, contenti loro, e pure chi fa dei servizi senza fornire ,a
mio parere, le informazioni giuste,così da permettere di valutare,
che cosa ci sarebbe da aggiungere ancora?
Una
cosa ci sarebbe: il lavoro nostro, per chi lavora almeno, così come
quello altrui, ha dei costi che è bene,se non conoscere in
dettaglio, almeno saper individuare.
E se
questi tizi che fanno i reportage e le indagini fossero un po'
capaci, lo capirebbero e lo farebbero presente: invece no.
Se hai
40 coperti, fatti un calcolo di quanti piatti e bicchieri ti servono,
a meno che non voglia dare una festa in casa e usare una confezione
di bicchieri, non di carta, ma di plastica, idem per piatti e posate:
quindi ragiona e informati, almeno sommariamente, di costi di una
tovaglia e di un copri macchia o anche di tovaglie all'americana
(quelle dovrebbero piacere agli esterofili).
Poi
chiedi quanta corrente elettrica serve per mantenere in piedi il
tutto, vedi anche quanto si paga di affitto per un locale ,come
quello del ristorante (che deve avere canna fumaria e almeno tre
bagni e antibagno e ,se fa, pure un cortile) in zona, e dulcis in
fundo il costo del personale.
Quanta
gente c'è in cucina e in sala? Quanto costano?
Chi ha
un fast food o quei locali ,mezzo abusivi, dove se devi cagare o
pisciare devi trattenere fino a quando torni a casa (perché ,con il
servizio che offrono, cioè non ai tavoli, non c'è l'obbligo di
avere il bagno per i clienti:bagno che deve avere certe
caratteristiche: informati! Sennò come hai aperto, asl o nas ti
fanno chiudere...e fanno bene, perché gli altri, quelli che si
mettono o sono in regola, non sono tutti dei coglioni!) perché un
sacco di obblighi non li hanno, ecco proprio questi signori qui,
hanno dei costi nettamente inferiori: anche perché la materia prima
è quella che è , cioè non è di prima scelta.
Per
farsi un'idea è sufficiente andare a visionare un qualsiasi centro
ingrosso alimentare, per accorgersi di cosa c'è, di quanto costa.
La
cosa che occorre rimuovere è la simpatia,non tanto per il personale,
spesso sottopagato, che vi opera, ma per i marchi, i grandi marchi,
presenti: se tu sei convinto che quella bevanda, quel sugo,
quell'olio, siano i migliori, allora devi essere riprogrammato, ma
una bella riprogrammazione anche nel palato non guasterebbe.
Tornando
ai costi del ristorante, il personale costa, sopratutto se lo paghi
quanto deve essere pagato: non entro nei dettagli del costo sullo
smaltimento dei rifiuti, sulla disinfestazione, né sulle materie
prime.
Certo
se uno pensa di confrontare un ristorante,anche a conduzione
familiare, che compra non nei cash and carry, ma dai produttori, che
sa ciò che sta comprando, con un ristorante dove la spesa la si fa
magari al discount, allora siamo fuori rotta: se poi c'è gente che
lavora in nero, e magari senza neanche continuità in cucina, si
confrontano grandezze non omogenee.
Se poi
si vuole invece discutere sui piatti degli chef stellati e
pluripremiati, posso condividere le critiche sulle quantità e sulle
scelte di sperimentazione, sopratutto con chi vuole ,così mi sembra,
premiare il mix con spezie e altro proveniente dal culture
,gastronomiche, non nostre o non ancora assimilate o assimilabili:
preferisco la tradizione, anche perché ,per ciò che ho visto e che
credo di conoscere, tante persone non conoscono il vero sapore di ciò
che potrebbero mangiare, anche perché forse non hanno mai assaggiato
il cibo così come doveva essere cucinato.
Diciamo
che c'è troppa gente “vittima” dei piatti pronti, surgelati.
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venerdì 18 novembre 2016
Potrebbe essere una storia interessante
Sintesi di quanto è giunto alle mie orecchie.
Può
capitare che ti vengano raccontati fatti che hanno dell'incredibile.
Ciò
che segue, con tutti i benefici del dubbio, mi è stato raccontato in
un pomeriggio d'agosto.
Alcuni
anni fa, i proprietari di un noto ristorante di una città del sud ,
locale che aveva di sicuro conosciuto giorni migliori, decidono di
affidarne la gestione a una società , una srl: da notare e precisare
che detta società era, ed è, di proprietà di un nipote della
moglie del proprietario e che i proprietari avrebbero comunque,
essendo loro stessi cuochi , continuato a essere presenti nel locale
e ,di fatto, nella gestione.
Una
semplice ,ma legale, copertura.
Nei
fatti però la situazione continua a peggiorare ,e nel giro di poco
più di un anno, il ristorante viene fatto fallire: una serie di atti
ingiuntivi portano poi, nel giro di un anno, alla dichiarazione di
fallimento per bancarotta (la sentenza parlerà di bancarotta
fraudolenta, con un buco di oltre 350 mila euro).
La
cosa curiosa , per me e per chi mi ha raccontato la storia, è che è
stato dichiarato fallito il ristorante, e colpevoli i titolari che
sono stati condannati, ma ci siamo chiesti: come mai non è stata
dichiarata fallita anche la ditta, o soltanto la ditta, che aveva in
gestione il ristorante? (Cioè la ditta del nipote di uno dei
titolari)
E come
mai il tribunale ha venduto, non so a che prezzo, l'attività del
ristorante proprio alla ditta che lo aveva avuto in gestione e lo ha
traghettato fino al fallimento?
Curiosità
per curiosità, il nipote con la stessa ditta con cui aveva gestito
per oltre un anno il ristorante, continua negli stessi locali e con
dipendenti i precedenti titolari, l'attività di ristorazione, e pure
con lo stesso nome.
Infatti
nelle pagine gialle e bianche compare il “vecchio nome” e lo
stesso numero di telefono.
Ma non
solo: il fatto di pagare al proprietario del locale le vecchie
pendenze, non mi pare sia una cosa regolare. Ma , sarà!
Il
locale va e non va, ed è diventato una sorta di bettola al punto che
un tipo strano, una sorta di intermediario (forse lo stesso che era
riuscito, così si dice, insieme al proprietario delle mura a far
dare il locale,il ristorante proprio a chi lo aveva gestito, cioè al
nipote) suggerisce al nipote di disfarsi dell'attività, e di
venderla.
E così
trovano una persona che, con un po' di contanti e cambializzando il
resto, rileva di fatto l'attività :il punto è che costui, il
nipote, che si scoprirà essere pure pregiudicato e sotto
osservazione da parte delle autorità giudiziarie (ci si chiede se e
come mai aveva una srl di cui era amministratore, e come mai poteva
svolgere, dato che trattasi di spaccio di droga, attività di
ristorazione: ma, sarà!) nei fatti non firma la cessione e posticipa
ogni sorta di accordo, ma pretendendo sempre soldi, pare 5 mila o
anche più euro al mese.
L'ingenuità
dell'acquirente, la pressione del nipote e le minacce più o meno
velate, la posizione dubbia del proprietario delle mura (che stava
ricevendo il pagamento degli affitti da parte del nuovo ristoratore
ma aspettava il pagamento delle vecchie pendenze da parte del
nipote), portano questo che è ormai un lestofante, a vendere anche a
un nuovo ristoratore l'attività.
E
così, essendo ancora in possesso delle chiavi del locale, cambia la
serratura e non essendoci ancora un contratto di cessione di ramo di
azienda o di attività, riesce a non far rientrare nel locale chi
,per diversi mesi, aveva di fatto riportato il ristorante a un buon
livello di clientela.
Il
nuovo acquirente , facendo l'indiano, inizia e cerca di proseguire
l'attività e conserva come personale il cuoco che, per la cronaca
era stato dipendente in quel locale prima del fallimento: ma se uno
non ci sa fare non regge, e dopo alcuni mesi cominciano ad affiorare
le grane.
Nei
fatti il nipote e il nuovo acquirente, si beccano una denuncia che li
porta a essere condannati alla restituzione dell'attività al primo
acquirente.
Ma
alcuni disguidi nei meccanismi della giustizia, hanno favorito il
lestofante e il proprietario delle mura: infatti il primo acquirente
non è riuscito a rientrare in possesso dell'attività, anzi, i beni
che c'erano dentro, tavoli e sedie ,cucina e il resto, non ci sono
più, venduti alla chetichella.
Mi
sono domandato che razza di mondo è che permette traffici loschi,
strani e dubbi: come è possibile che dei lestofanti possano ,come ho
saputo, riaprire l'attività di ristorante in un altro punto della
città, e come è possibile che il nipote abbia fatto la stessa cosa.
In
sostanza : è possibile non riuscire ad eseguire, se così si può
dire, la sentenza? E' possibile non rispettare le sentenze?
A
quanto pare sì. Così come ,è evidente, che se tu gestisci
un'attività e questa va male, chi viene dichiarato fallito è chi ti
ha ceduto il ramo d'azienda, mentre a rigor di logica, secondo il mio
parere, dovrebbe essere chi fattura, chi emette gli scontrini, chi
rilascia le ricevute fiscali, chi ha in carico il personale, chi paga
gli affitti la luce l'acqua il gas il telefono le tasse sui rifiuti
solidi urbani i contributi ….a dover essere dichiarato fallito:
invece , dalle nostre parti il tribunale permette , concede,
l'acquisto dell'attività a chi ha portato quell'attività al
fallimento.
Curioso
eh?
Che
dire? Fattene una ragione ,e mi dispiace per chi ha perso i soldi:
chi ci ha guadagnato è stato il padrone di casa, il proprietario
delle mura, che si è ripreso il locale seppure steccato di alcune
mensilità (sei mesi mi pare); i falliti della precedente attività ,
che sono riusciti ad aprire un locale tramite un prestanome, mi pare
un parente; il lestofante che è riuscito a fottere tutti, e opera
tranquillo alla faccia dei truffati.
Così
,pare, con beneficio di inventario, le cose .
venerdì 9 marzo 2012
Prendere spunto
Leggo sul principale quotidiano sardo che a Cagliari apre il Mec Puddu's, un fast food dove ,come scrive il giornale l'impronta è quella del classico fast
food ma con un forte accento locale, particolare attenzione sarà data
alla cultura ogliastrina. Tuttavia c'è chi
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