Come sono stati rappresentati il terrorismo,
la lotta armata e la violenza politica al cinema? Come i cineasti hanno
trasformato memorie divise in narrazioni visive? Quanti sono i film che
si possono analizzare per rispondere a tali quesiti? A partire da queste
domande nasce il volume a cura di Luca Peretti e Vanessa Roghi Immagini
di piombo. Cinema, storia e terrorismi in Europa, Postmedia books, in
questi giorni in libreria. In apertura del volume abbiamo scelto di
inserire il saggio di Pierre Sorlin che qui presentiamo e che traccia
una breve storia del rapporto tra cinema e terrorismi di vario genere,
includendo anche titoli atipici e che propongono un altro tipo di
sguardo rispetto agli studi classici sull’argomento. Una riflessione sul
metodo, che entra nel merito della possibilità di narrare la lotta
armata attraverso il grande (e piccolo?) schermo.
di Pierre Sorlin
L’immagine in movimento nacque durante l’ultima fase degli attentati
anarchici contro capi di stato e politici che, dopo aver agitato la fine
dell’Ottocento in Europa e in America, si concluse con la morte di
Umberto I. L’Europa entrava in un periodo d’instabilità diplomatica,
segnata dalle Guerre balcaniche, dalla Guerra italo-turca, dalle crisi a
ripetizione che sarebbero approdate al primo conflitto mondiale. In
questo contesto l’opinione pubblica si preoccupava certamente più dello
scacchiere internazionale che del terrorismo. I venti anni che
separarono le due guerre furono fertili di attentati – 120 nella sola
Repubblica di Weimar – ma le difficoltà economiche, insieme alla
politica aggressiva della Germania e del Giappone, eclissarono gli altri
problemi. Durante il secondo conflitto mondiale bombe, deragliamenti,
assassinii di soldati e di collaboratori da parte dei partigiani furono
vissuti come un aspetto della lotta contro il totalitarismo.
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venerdì 10 gennaio 2014
mercoledì 13 marzo 2013
Uno spettacolo per educare i bambini alla cultura gay
di Tommaso Scandroglio13-03-2013
Nei giorni scorsi è arrivata nelle scuole materne ed elementari milanesi una mail di invito a uno spettacolo per bambini dai 3 agli 8 anni dal titolo “Piccolo Uovo”, che si terrà allo storico teatro Litta. La locandina dello spettacolo così recita: “Una bambina è arrabbiata con la sua famiglia. Si chiude in camera sua come dentro al guscio di un piccolo uovo e da lì non vuole uscire. Ma si annoia. Allora gioca con il suo amico immaginario, gioca con le ombre, gioca a viaggiare alla scoperta di tante famiglie diverse, fino a scoprire qual è quella giusta per lei. Ci sono tanti tipi di famiglie… e qual’è la migliore in cui nascere? Quella felice, di qualunque tipo sia”. Ma quali sarebbero queste variegate tipologie di famiglie? “Famiglie come quelle di molti dei piccoli spettatori, famiglie allargate, famiglie con un genitore solo, famiglie con figli adottati, ma anche famiglie con due mamme o due papà. Famiglie diverse, ma diversamente felici. Perché la felicità non è a senso unico”. E dunque per i piccoli “ci vogliono nuove fiabe per le nuove famiglie”.
Nei giorni scorsi è arrivata nelle scuole materne ed elementari milanesi una mail di invito a uno spettacolo per bambini dai 3 agli 8 anni dal titolo “Piccolo Uovo”, che si terrà allo storico teatro Litta. La locandina dello spettacolo così recita: “Una bambina è arrabbiata con la sua famiglia. Si chiude in camera sua come dentro al guscio di un piccolo uovo e da lì non vuole uscire. Ma si annoia. Allora gioca con il suo amico immaginario, gioca con le ombre, gioca a viaggiare alla scoperta di tante famiglie diverse, fino a scoprire qual è quella giusta per lei. Ci sono tanti tipi di famiglie… e qual’è la migliore in cui nascere? Quella felice, di qualunque tipo sia”. Ma quali sarebbero queste variegate tipologie di famiglie? “Famiglie come quelle di molti dei piccoli spettatori, famiglie allargate, famiglie con un genitore solo, famiglie con figli adottati, ma anche famiglie con due mamme o due papà. Famiglie diverse, ma diversamente felici. Perché la felicità non è a senso unico”. E dunque per i piccoli “ci vogliono nuove fiabe per le nuove famiglie”.
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giovedì 23 agosto 2012
Cose difficili da fare
Non mi riferisco a imprese come quelle della buonanima di Patrick De Gayardon, tra l'altro troppo presto dimenticato, ma alla fatica mentale nel vedere un film "datato": almeno rispetto ai parametri odierni. Idem per certi libri di narrativa d'avventura, come Doc Savage ad esempio, e questo nonostante le intuizioni di Kenneth Robenson , o certi racconti o romanzi di fantascienza o libri gialli "classici". Oggi resistere per due ore alla visione di un film, perchè i "veri film" durano almeno due ore o due ore e mezza, non è impresa facile , anche per i cinefili più sfegatati.
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giovedì 15 marzo 2012
Il senso della collettività e dell'azione
Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con il Divino e gli chiese: – “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”. Il Divino condusse il sant’uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno. C’era una
grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un
grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il
sant’uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al
tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro
braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un
po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio
non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant’uomo tremò alla vista
della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.
Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l’aprì. La scena
che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola
rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina. Le persone
intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro
sorridendo. Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”.
– “È semplice,” – rispose Dio, – “essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé stessi….ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri! Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi…
– “È semplice,” – rispose Dio, – “essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé stessi….ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri! Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi…
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