Ieri facendo zapping mi è capitato di vedere il programma quotidiano di approfondimento in onda su rete 4 tra le 8 e le 9 di sera.
La questione riguardava gli immigrati clandestini o, come si dice oggi, migranti: mi pare fossero in collegamento da Magenta e ciò che ho visto e sentito è più o meno quanto segue: una signora si lamentava del fatto che queste persone, immagino più maschi che femmine, girovagassero con infradito ai piedi, a tutte le ore del giorno; ma non solo: un negozio avrebbe subito un furto riprendendo, non nel viso credo, un migrante in azione.
Per controbilanciare il tutto interviene un'altra signora che invece si è recata a incontrare costoro al momento del loro arrivo in città e, cosa sorprendente, ha visto nei loro occhi dolore o tristezza o qualcosa del genere.
A questo punto ho ricambiato canale televisivo. Perché mai direte voi?
Perché sono quasi certo che lo stesso trattamento di comprensione quella persona non lo ha riservato ai falliti, agli operai e alle maestranze delle aziende in crisi, a chi è costretto a chiudere baracca e burattini perché, sono quasi certo che persone come lei vanno dove c'è il 3 x 2, dove c'è l'outlet, e si vantano di fare acquisti sul web.
Non credo che sia andata, lei e quelli come lei( che di certo non operano in regime di concorrenza e non devono essere flessibili né negli orari né nelle prestazioni,) a portare conforto alle famiglie delle persone che si sono suicidate per colpa della crisi o di qualche fido negato.
O se c'è andata avrà ,forse, detto che gli era vicino. Ma come ? Ah, forse gli ha stretto la mano!
Ecco i due pesi e le due misure. Per queste persone che arrivano da fuori, dall'estero, ci si deve dare da fare per trovare vitto e alloggio e un lavoro: per chi è qui ed è in difficoltà, al massimo si fornisce il pacco alimentare della caritas di turno, ma non certo si fa in modo che si possa camminare con le proprie gambe.E' meglio tenere gli italiani sulla corda e in tensione, così li controlliamo meglio.
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mercoledì 20 maggio 2015
mercoledì 13 marzo 2013
Uno spettacolo per educare i bambini alla cultura gay
di Tommaso Scandroglio13-03-2013
Nei giorni scorsi è arrivata nelle scuole materne ed elementari milanesi una mail di invito a uno spettacolo per bambini dai 3 agli 8 anni dal titolo “Piccolo Uovo”, che si terrà allo storico teatro Litta. La locandina dello spettacolo così recita: “Una bambina è arrabbiata con la sua famiglia. Si chiude in camera sua come dentro al guscio di un piccolo uovo e da lì non vuole uscire. Ma si annoia. Allora gioca con il suo amico immaginario, gioca con le ombre, gioca a viaggiare alla scoperta di tante famiglie diverse, fino a scoprire qual è quella giusta per lei. Ci sono tanti tipi di famiglie… e qual’è la migliore in cui nascere? Quella felice, di qualunque tipo sia”. Ma quali sarebbero queste variegate tipologie di famiglie? “Famiglie come quelle di molti dei piccoli spettatori, famiglie allargate, famiglie con un genitore solo, famiglie con figli adottati, ma anche famiglie con due mamme o due papà. Famiglie diverse, ma diversamente felici. Perché la felicità non è a senso unico”. E dunque per i piccoli “ci vogliono nuove fiabe per le nuove famiglie”.
Nei giorni scorsi è arrivata nelle scuole materne ed elementari milanesi una mail di invito a uno spettacolo per bambini dai 3 agli 8 anni dal titolo “Piccolo Uovo”, che si terrà allo storico teatro Litta. La locandina dello spettacolo così recita: “Una bambina è arrabbiata con la sua famiglia. Si chiude in camera sua come dentro al guscio di un piccolo uovo e da lì non vuole uscire. Ma si annoia. Allora gioca con il suo amico immaginario, gioca con le ombre, gioca a viaggiare alla scoperta di tante famiglie diverse, fino a scoprire qual è quella giusta per lei. Ci sono tanti tipi di famiglie… e qual’è la migliore in cui nascere? Quella felice, di qualunque tipo sia”. Ma quali sarebbero queste variegate tipologie di famiglie? “Famiglie come quelle di molti dei piccoli spettatori, famiglie allargate, famiglie con un genitore solo, famiglie con figli adottati, ma anche famiglie con due mamme o due papà. Famiglie diverse, ma diversamente felici. Perché la felicità non è a senso unico”. E dunque per i piccoli “ci vogliono nuove fiabe per le nuove famiglie”.
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