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domenica 7 aprile 2013

Giardinieri di uomini


Penso che definire così le associazioni di beneficienza, i vari sportelli o gruppi di ascolto, ovvero coloro che ,secondo me , a parole o con pochi fatti dicono di impegnarsi per far uscire altri esseri umani da situazioni di disagio. Quando leggo che il tal dei tali, multimilionario, ha donato una parte del suo ingente patrimonio in favore di persone che non se la passano bene, ecco che oggi più che mai mi chiedo , con la dovuta sensibilità che impone la privacy, se e dove sono i beneficiari, se davvero sono usciti dalla povertà e hanno, spero, creato opportunità di lavoro a aiutato altri a venire fuori da brutte realtà. O se invece chi ha ricevuto i denari per gestirli opera come un giardiniere, innaffia le piante , le pota, le travasa, ma le lascia mai a se stesse, non fa in modo che possano diventare autonome, libere. Oserei dire che non è prevista questa opzione: la libertà. Ma vado oltre e sostengo che una gran parte del denaro previsto per aiutare le persone in difficoltà, le vittime di usura o coloro che stanno per caderci,non arriva per ragioni burocratiche e di discrezionalità a destinazione e , quel poco che ci arriva, è così polverizzato che non aiuta chi lo riceve ad affrancarsi e a ri-prendere in mano la propria vita. Sono parole

giovedì 15 marzo 2012

Il senso della collettività e dell'azione

Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con il Divino e gli chiese: – “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”. Il Divino condusse il sant’uomo verso due porte. Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno. C’era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”. Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo. Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”.
– “È semplice,” – rispose Dio, – “essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé stessi….ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri! Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi…