Giuseppe Sandro Mela.
2018-02-28.
Tutti ricordiamo i Ragazzi di via Panisperna: Enrico Fermi, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Bruno Pontecorvo, Oscar D'Agostino ed Ettore Majorana. Una enclave di due Premi Nobel per la Fisica e di altri geni fisici di raro riscontro.
Pochi o nessuno però si sono mai domandati cosa sia "Panisperna".
Questo termine deriva dall'unione di due parole latine, panis e perna, ossia, pane e prosciutto: accoppiata così felice che i romani le dedicarono una via.
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Gli insaccati, i salami, hanno una lunga storia e tradizione, ed a buon diritto Giuseppe Verdi li indicava come 'segni di civiltà'.
«la presenza di prosciutti e insaccati è riferibile già all’epoca etrusca e romana, benché pratiche di conservazione della carne siano riconducibili a tempi più antichi, risalendo addirittura al Paleolitico. Ma partiamo dal termine. La parola salumen deriva dal latino tardo, ma si diffonde solo a partire dal medioevo e indica un qualsiasi prodotto conservato sotto sale (quindi anche il pesce e la carne non suina).
Tuttavia, col tempo, il termine salumeria sarà sempre più associato al suino, anche grazie all’enorme rilevanza che la carne di maiale e cinghiale riuscirà a conquistare – sotto il profilo alimentare – per la sua facile reperibilità in natura.
Dalla Preistoria, dunque, diverse sono state le fasi che la salumeria ha attraversato prima di arrivare al livello che oggi conosciamo: durante la prima fase, quella preistorica, carni di piccole dimensioni venivano essiccate e conservate grazie all’azione del fuoco o del sole, mentre in quella successiva, che coinvolge Egitto e Grecia, sembra siano stati preparati i primi veri insaccati, tra cui il salame, come testimonia un iscrizione sulla tomba di Ramsete III (1166 a.C.). Nell’Odissea (VII-VIII secolo a.C.) abbiamo la prima descrizione di un insaccato realizzato con grasso e sangue e lo stesso Aristofane (450 a.C. circa – 388 a.C. circa), nelle sue commedie, cita più volte la “lucanica”.
Lo stesso Ippocrate (460 a.C. – 377 a.C.), il padre della medicina, considera la carne di maiale particolarmente preziosa, in virtù della forza e vigore che conferisce al corpo umano per via della sua estrema digeribilità. ....
Ma è Catone il Censore (234 a.C.- 149 a.C.) che nel suo De Agricoltura illustra, per la prima volta, un metodo di conservazione delle cosce suine che consiste in salatura e successiva asciugatura. Ma abbiamo molte altre fonti letterarie illustri: il poeta latino Orazio (65 a.C. – 8 a.C.) racconta, nelle Satire, di ”… uno zampetto di porco affamato …”, e Giovenale (60 d.C.- 140 d.C.) nelle sue Satire, parla di carne di porco come cibo per i giorni di festa.» [Fonte]
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«Questi prodotti suini erano così apprezzati dai romani che Marco Terenzio Varrone (I sec. a.C), nel suo trattato De re rustica, segnala importazioni di prosciutti dalla Gallia Cisalpina per soddisfare la richiesta sempre maggiore di tale prodotto.» [Fonte]
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Se gli insaccati della Gallia erano celebri golosità all'epoca di Varrone, ancor più lo sono ai nostri tempi.
A Parigi vi sono due templi ai saucisson: il Nos Ancêtres Les Gaulois, al 39 di rue Saint Louis en L Ile, ed il mitico Le Bouillon Chartier, 7 Rue du Faubourg Montmartrei. In quest'ultimo locale il Cuvées Chartier è d'obbligo.
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Orbene.
A questo punto il Lettore si starà domandando a qual pro tutto questo discorso?
«Cheese and wine may be quintessentially French to the rest of the world, but the Gallic amour for cured, salty pork sticks or saucisson, is just as strong and timeless »
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«It’s official. The first Saucisson World Cup will be held in the tiny village of Vanosc in Ardèche,southern France this June.»