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mercoledì 5 luglio 2017
Quattro gatti e Paragone
Come alcuni sanno la trasmissione "La Gabbia Open" è stata cancellata, o meglio non è stata riconfermata per la prossima stagione. I motivi per cui ciò è avvenuto , non sono stati resi noti né dal conduttore, Gianluigi Paragone, né dal nuovo responsabile del palinsesto. Ovviamente c'è da ricordare che era poco seguita, e questo non ha aiutato di certo il conduttore che, seppure tra mille difficoltà ha cercato di essere diverso rispetto ai concorrenti , ben più quotati, presenti proprio nella stessa rete, La 7. I famosi quattro gatti cui fa riferimento Paolo Barnard, per un periodo proprio ospite fisso,seppure per 5 minuti di orologio, nel programma, insieme a un copione uguale a quello dei programmi concorrenti, non ha fatto aumentare il numero di telespettatori. Ma secondo Barnard sono i temi trattati che erano un minestrone, e il conduttore non ha saputo scegliere temi, diversi ma scomodi, né ha voluto insistere sulla questione euro: per Barnard non puoi liquidare il tutto in 5 minuti per poi ritornare su furbetti di qui o di là e riparlare del governo o di alleanze o, in sintesi , di ciò di cui già parlano, e di continuo, addirittura alla "vita in diretta". Non voglio né devo difendere Paragone, ma ricorderei a Paolo Barnard che non sono poi così tanti coloro che gradiscono approfondire questioni come l'euro o clearstream o cose simili, anche se sarebbe il caso invece di trattare proprio quegli argomenti. E concludo con due considerazioni: alcuni, come me, si aspettavano in ogni puntata qualche novità, qualcosa di avvincente, che rompesse con gli schemi, ma niente; i quattro gatti cui fa riferimento Barnard, potrebbero essere gli stessi che ,come me , seguono sul web argomenti diversi oltre a quelli trattati dai Floris o dalla Gruber , e come saprà di certo il buon Paolo, sono o siamo proprio quattro gatti, pochi molto pochi per poter alzare la voce o ambire ad avere o meglio riuscire a vedere temi e argomenti come appunto l'euro e la moneta in genere e i famosi annessi e connessi , in prima serata e senza urla.
giovedì 22 novembre 2012
Il redditest fatelo alle banche !
di Gianluigi Paragone
Partiamo dalle cifre. Il numero “boa” è un range compreso tra i 120 e i 150 miliardi: tanto secondo l’Istat, è l’imponibile sottratto all’erario. Ora, domando al presidente Monti e al numero uno di Agenzia delle Entrate Befera, è mai possibile pensare sul serio che a questa cifra ci si arrivi per gli scontrini non emessi, per le fatture in nero non rilasciate dall’idraulico o per le ore in nero pagate all’insegnante di ripetizione? La risposta di chi ha un quoziente intellettivo medio è no. No, no e ancora no. A queste cifre ci si arriva perché c’è un numero “ristretto” di soggetti che evade per cifre da capogiro.Mesi fa il generale della Guardia di Finanza Bruno Buratti denunciò che in una indagine fu sequestrata “una fattura falsa che riportava come imponibile un miliardo di euro e Iva per 200 milioni: un danno per lo Stato di oltre 500 milioni di euro”. Lo stesso comandante, per meglio spiegare il danno, aggiunse che era “come se, per due mesi, nessun bar d’Italia rilasciasse lo scontrino fiscale per i 70 milioni di cappuccini o caffè bevuti ogni giorno dagli italiani”. Allora, porca vacca, lo sanno benissimo chi sono i grandi evasori!
Partiamo dalle cifre. Il numero “boa” è un range compreso tra i 120 e i 150 miliardi: tanto secondo l’Istat, è l’imponibile sottratto all’erario. Ora, domando al presidente Monti e al numero uno di Agenzia delle Entrate Befera, è mai possibile pensare sul serio che a questa cifra ci si arrivi per gli scontrini non emessi, per le fatture in nero non rilasciate dall’idraulico o per le ore in nero pagate all’insegnante di ripetizione? La risposta di chi ha un quoziente intellettivo medio è no. No, no e ancora no. A queste cifre ci si arriva perché c’è un numero “ristretto” di soggetti che evade per cifre da capogiro.Mesi fa il generale della Guardia di Finanza Bruno Buratti denunciò che in una indagine fu sequestrata “una fattura falsa che riportava come imponibile un miliardo di euro e Iva per 200 milioni: un danno per lo Stato di oltre 500 milioni di euro”. Lo stesso comandante, per meglio spiegare il danno, aggiunse che era “come se, per due mesi, nessun bar d’Italia rilasciasse lo scontrino fiscale per i 70 milioni di cappuccini o caffè bevuti ogni giorno dagli italiani”. Allora, porca vacca, lo sanno benissimo chi sono i grandi evasori!
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